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SAVOIA - VIVAIO DI PULZELLE

CASA SAVOIA

VIVAIO DI PULZELLE


 PER LA NOBILTA' EUROPEA

(vedi QUI l'intera biografie di queste fortunate e sfortunate principesse > >

di MICHELE DUCAS PUGLIA
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 I Savoia risalgono all'anno 980 circa, (tralasciando periodi precedenti non storicamente documentati). Venuti dal di là delle Alpi in Piemonte, si stabilirono in Savoia, che divenne loro feudo con Umberto I. A questo feudo, al quale si aggiungeranno col tempo altri territori, era inizialmente collegato il titolo comitale. Questo titolo veniva trasmesso per quattrocento anni, cioè fino a quando nel 1416 Amedeo VIII veniva investito dall'imperatore Sigismondo del titolo di duca. Sarà lui a unificare il Piemonte e Stati sabaudi. Torino, dopo alterne vicende, risalenti alla prima conquista nel 1260, da parte di Pietro II, fu acquisita definitivamente e divenne sede della Corte e del governo.

Con Carlo Emanuele I (1580-1630) la famiglia si divide in due rami. Da una parte, con il figlio Vittorio Amedeo I (1587-1637), prosegue il ramo dei duchi di Savoia. Questo ramo si estinguerà con i figli di Vittorio Emanuele I, re di Sardegna (1759-1824), il quale abdicherà in favore di Carlo Felice.
Dall'altra ha inizio il ramo dei principi di Carignano (gli appartenenti a questo ramo sono Savoia-Carignano), con il figlio Tommaso Francesco, il cui ramo principale proseguirà con il più noto Carlo Alberto (1798-1849) che diventerà re di Sardegna in seguito all'abdicazione di Carlo Felice. Tra Carlo Felice e Carlo Alberto però ogni grado di parentela si poteva ritenere esaurito in quanto, risalendo all'avo comune (Carlo Emanuele I), essi erano divisi da sette generazioni per Carlo Alberto, e sei per Carlo Felice.

Carlo Alberto abdicherà al titolo di re di Sardegna, in favore del figlio Vittorio Emanuele II (1820-1878), il quale è stato secondo, come re di Sardegna, ma PRIMO (con tale nome) re d'Italia (1861). La numerazione per Vittorio Emanuele III è da ritenere ugualmente errata, in quanto egli era
(col nome V.E.) il secondo re d'Italia
Evidentemente, a causa della emozione per la sospirata unificazione e per quella di avere un re, sul qui pro quo, in Italia, dove si è sempre lasciato correre, non si era stati tanto a sottilizzare. Era stata riconosciuta per pubblica una numerazione strettamente familiare, o comunque limitata al regno di Sardegna, che non poteva essere trasferita al regno d'Italia.
Non sono questi però gli aspetti che qui interessano, ma quello dei matrimoni ai quali, nei vari secoli, erano state destinate le giovani pulzelle della famiglia. E' per loro merito che i Savoia si erano imparentati sia con famiglie europee di più alto rango, sia anche con l'impero bizantino, dove una di loro era finita sposando un imperatore.

E, proprio la prima delle Savoia, Berta (1066), aveva esordito con un matrimonio imperiale. Essa era stata data in moglie a Enrico IV, appena divenuto maggiorenne (l'imperatore che si era recato dal papa Gregorio VII, a Canossa, per chiedere perdono e ottenere la revoca della scomunica), che diventerà imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Il matrimonio però non fu felice, tanto che tre anni dopo Enrico pensava di divorziare. Dovette rinunciare in quanto il papa gli aveva fatto sapere che non lo avrebbe incoronato imperatore. E non era finita con Berta. La sorella Adelaide, aveva sposato Rodolfo di Svevia, concorrente del cognato, perché anch'egli aspirante al S. R. I. G. . Dopo una generazione, altre due sorelle Agnese e Adelaide (Alice), figlie di Umberto II (detto il Rinforzato), andarono in moglie, Agnese, ad Aimone II di Borbone e Adelaide (Alice) a Luigi IV il Grosso, re di Francia (penultimo dei Capetingi).
Saltata una generazione, nel 1146 troviamo la prima Mafalda (Matilde), che sposa Alfonso I, re del Portogallo.
Due generazioni dopo, il ramo di Savoia si dividerà in tre rami, vale a dire: nel ramo d'Acaia, con Tommaso III, primogenito di Tommaso II; di Savoia, con il secondogenito, Amedeo V; e di Vaud, con il terzogenito Ludovico I.

Nel ramo d'Acaia troviamo Margherita la Beata (1390-1464), figlia di Amedeo il quale aveva due fratelli legittimi. Essi sono gli ultimi esponenti di questo ramo. Costoro avevano anche un fratello illegittimo che darà luogo al ramo di Busca. Margherita, era stata data in sposa all'età di tredici anni, al marchese del Monferrato, Teodoro II Paleologo. Dopo la morte del marito e il raggiungimento della maggiore età dell'unico figlio, Giovanni, si era ritirata ad Asti, riducendo il suo palazzo in monastero e abbracciando la regola di s. Domenico. Fu beatificata nel 1676. 
Nel ramo di Vaud, nella terza generazione, troviamo Caterina, la penultima di questo ramo, anch'esso estinto, che sposerà (1333) Azzo Visconti.
Nel ramo di Savoia, la figlia di Amedeo V, conte di Savoia, detto il Conte Grande, Giovanna, va in sposa all'imperatore di Bisanzio, Andronico III Paleologo (1326). Ella al momento del matrimonio cambiò il nome in Anna. Il marito morirà nel 1341 e Anna assunse la reggenza per il figlio Giovanni V. Anna fu coinvolta nella ribellione di Giovanni Cantacuzeno, il quale si era proclamato imperatore col nome di Giovanni VI.

Nel momento i cui questo si insediò a Costantinopoli, Anna, che pur provenendo dalle montagne della Savoia si era adeguata all'ambiente cospiratore della corte bizantina (v. il saggio Intrighi ecc., alla Corte di Bisanzio), seppe manovrare per far sposare il figlio con la figlia dell'usurpatore, in modo da far regnare ambedue gli imperatori. Non si fermò qui. Riuscì a indebolire la potenza dei Cantacuzeno, costringendo Giovanni VI ad abdicare e chiudersi in convento (1354).

Tornando al ramo di Savoia (come detto, secondario rispetto al principale d'Acaia estinto), Giovanna, nipote di Amedeo V, figlia cioè del primogenito Edoardo il Liberale, sposa nel 1329, Giovanni III di Bretagna. Essa è anche l'ultima di questa primogenitura.

Discendendo dal secondogenito, Aimone il Pacifico, passando per il Conte Rosso e il Conte Verde, ci ritroviamo con un altro Pacifico, Amedeo VIII. Costui, per quanto fosse stato pacifico, pur non essendo dotato di fisico eccezionale, è stato l'esponente di spicco della famiglia. Egli aveva corroborato la potenza del casato, facendogli spiccare un bel salto di qualità. Con lui la famiglia comitale era diventata ducale. Aveva ingrandito il dominio feudale con le terre piemontesi, assorbendo il principato di Acaia, nel frattempo estinto. Aveva partecipato alla coalizione contro i Visconti, acquisendo alla casa, senza combattere e con un accordo con Filippo Maria Visconti (di cui aveva sposato una figlia e al quale aveva dato in moglie la propria figlia), Vercelli e accorpando ai territori posseduti altri territori piemontesi.
Alla fine, dopo aver nominato luogotenente il figlio Ludovico, si ritirò a vita monastica fondando l'Ordine di s. Maurizio. Per questa pacifica scelta, fu ulteriormente gratificato con la nomina, da parte del Concilio di Basilea (che aveva rotto con il papa Eugenio IV), della sua elezione a papa, col nome di Felice V (era però antipapa). Amedeo aveva coperto questa carica per ben dieci anni (1439 al 1449).
Amedeo VIII, oltre a un prolifico primogenito, Ludovico (sei figli), aveva avuto due figlie. La prima, Maria, diciassettenne, abbiamo visto, nel 1428 era andata in moglie a Filippo Maria Visconti. La seconda, Margherita (1420-1479), nella sua non lunga esistenza di cinquantanove anni aveva affrontato ben tre matrimoni di alto livello.
In prime nozze, a dodici anni sposa (meglio, è fatta sposare!) a Luigi III d'Angiò (1432). E' chiaro che i matrimoni impuberi erano dovuti a intrecci della politica, ma, sotto l'aspetto fisico, al fatto che all'epoca superati i venticinque anni le donne erano bell'e invecchiate). In seconde nozze, a ventiquattro anni (1444), sposa Ludovico IV di Wittelsbach, e in terze nozze, a trent'anni (1450), diventa moglie di Ulrico di Wurttemberg.

Il prolifico Ludovico, di sei figli, aveva avute tre femmine. Bona, diciannovenne, nel 1468 sposa Galeazzo Maria Sforza. La sorella di questa, Margherita, in prime nozze sposa Giovanni IV di Monferrato e in seconde nozze Pietro di Lussemburgo, conte di Saint Pol. Infine, la terza sorella Carlotta, batte ogni record: alla giovanissima età…di dieci anni (nata nel 1441 si sposa nel 1451), diventa moglie del Delfino di Francia, che diventerà Luigi XI.
Una nipote di queste tre sorelle (figlia quindi del loro fratello Amedeo IX il Beato), Anna, va in sposa a Federico d'Aragona, mentre un'altra nipote, figlia del fratello Filippo II Senzaterra, va in sposa (1488) a Carlo d'Angoulème, e sarà madre di Francesco I di Francia.
Saltando tre generazioni, alla quarta, troviamo le due figlie di Carlo Emanuele I (1580-1630): Margherita, va in sposa (1608) a Francesco Gonzaga di Mantova e Isabella sposa nello stesso anno il duca di Modena, Francesco d'Este.

In questo stesso ramo, l'albero si divide ulteriormente. Da una parte con Vittorio Amedeo I, prosegue il ramo di Savoia e con Tommaso Francesco, principe di Carignano, ha inizio appunto il ramo di Carignano, che arriva ai nostri giorni.

E' però il ramo principale dei Savoia, che continua a fornire giovinette per i matrimoni. Infatti, con un ulteriore salto di quattro generazioni (da Carlo Emanuele I), troviamo due figlie di Vittorio Amedeo II, Maria Adelaide (n. 1685) che, dodicenne, sposa (1697) Luigi di Borgogna e Maria Luisa Gabriella (n.1688) che, un po' più vecchia della precedente (tredicenne), va in sposa (1701) a Filippo V di Spagna.
E, ancora, le due nipoti di queste, figlie di Vittorio Amedeo III, Giuseppina (n.1753), ventenne, va in moglie (1771) a Luigi di Provenza che diventerà Luigi XVIII e Maria Teresa (n.1756), diciassettenne, diventa moglie (1773) di Carlo d'Artois, poi Carlo X di Francia. Questi due matrimoni furono incrociati (abbiamo visto che ve ne furono altri), con uno maschile. Il fratello di queste, Carlo Emanuele IV sposa Maria Clotilde di Borbone, sorella di Carlo X (e di Luigi XVI e XVII).

Infine, ben quattro nipoti di queste, figlie di Vittorio Emanuele I, (primo re di Sardegna) chiudono, con un exploi finale, degnamente e definitivamente, il ramo di Savoia che si estingue: Beatrice (n.1792) va in sposa, ventenne (1812), a Francesco IV di Modena (Casa d'Este); Maria Teresa (n. 1756), diciassettenne (1820), sposa Carlo Ludovico di Lucca; Marianna (n.1813) sposa l'imperatore d'Austria Francesco I d'Absburgo, e Maria Cristina (n.1812), ventenne, sposa il ventiduenne Ferdinando II di Borbone, re delle due Sicilie (1832). Costei era stata educata in un ambiente familiare fervidamente religioso e voleva continuare per questa strada, tanto che, quando incominciarono a parlarle del monarca delle due Sicilie, rispondeva che non era nata per le gioie del mondo e che avrebbe meglio apprezzato il ritiro in un chiosco.

Ma in famiglia e da parte del suo confessore, ebbe tali pressioni che, per obbedienza cristiana, si convinse a sposare il re, andando all'altare con un pallore mortale. Ma già dopo qualche giorno si notò dal suo viso radioso che il matrimonio le aveva dato una scrollata benefica.
Arrivata alla Corte di Napoli, Maria Cristina aveva trovato un'atmosfera molto più vivace del plumbeo ambiente da cui proveniva. Nella famiglia borbonica, tra i giovani principi fratelli del re, (regina madre compresa che, per gli uomini, pare avesse occhi un po' troppo rapaci), serpeggiavano comportamenti libertini. Maria Cristina, non solo riuscì a riportare in tutta la famiglia una maggior moderazione, ma anche a influire particolarmente sul re, il quale si diede a opere di carità e beneficenza. Con la conseguenza che i napoletani dovettero subire anche una ventata di puritanesimo.

Purtroppo la regina non ebbe vita lunga, morì dopo aver generato il futuro Francesco II, di febbre puerpuerale, come si diceva a quei tempi, a ventiquattro anni. In una terra dove i miracoli, anche di sopravvivenza, avvengono tutti i giorni, non mancarono di attribuirgliene già da quando era in vita.

Estinto il ramo di Savoia, rimaneva quello di Carignano. Dal primo esponente di questo ramo, Tommaso Francesco si ebbero due ramificazioni. La secondogenita, dei conti di Soissons, estinta, rimanendo solo quella dei Carignano che per cinque generazioni, fino a Carlo Emanuele padre di Carlo Alberto, non era stata molto prolifica, e comunque non procreò pulzelle.
Carlo Alberto avrà due figli, Vittorio Emanuele II e Ferdinando duca di Genova che dopo due generazioni si estinguerà. Vittorio Emanuele II avrà quattro figli di cui due femmine, Maria Clotilde (n.1843), sedicenne (1859), sposerà Giuseppe Girolamo Bonaparte, e Maria Pia, quindicenne, sposerà (1862) Luigi I, re del Portogallo.

Dai due maschi, da Umberto I (che sposerà la cugina quindicenne Margherita, figlia dello zio Ferdinando duca di Genova), proseguirà il ramo di Carignano (detto di Savoia), da Amedeo I, quello di Aosta. L'articolo, dovrebbe fermarsi a questo punto per non entrare nella storia contemporanea, che, dopo gli sconvolgimenti dei primi del secolo appena trascorso, ha visto spazzare via la maggior parte di imperi e reami, con la conseguenza che non si potrà più parlare di matrimoni politici.

Ora, con la fine delle monarchie e la democratizzazione delle poche regnanti, i matrimoni avvengono per amore (con la conseguenza che quando cessa l'amore sorgono i problemi pubblicizzati dalla stampa!), normalmente tra esponenti di famiglie reali e di famiglie borghesi (ne sono esempi l'attuale Vittorio Emanuele che ha sposato per amore una borghese, o la Casa reale inglese, dove i matrimoni con borghesi sono diventati quasi una norma, o la Casa di Spagna nei più recenti matrimoni). Oppure, si possono avere matrimoni di prestigio, che avvengono tra esponenti dello stesso rango, evidentemente per mantenere il prestigio che i rappresentanti di quelle famiglie portano con sé da secoli.
Si ritiene quindi di concludere con le quattro figlie di Vittorio Emanuele III, note per le vicissitudini collegate all'ultima guerra. Iolanda (n. 1901), ventiduenne, aveva sposato il conte Giorgio Calvi di Bergolo (1923), Mafalda (n.1902) andava in moglie a Filippo d'Assia, Giovanna (n.1907) a trent'anni (1939) sposava Boris III di Bulgaria e Maria (n.1914), venticinquenne, sposava Luigi di Borbone-Parma.


MICHELE DUCAS PUGLIA
CURATORE DELLA  "RIVISTA STORICA VIRTUALE"
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vedi anche la dinastia dei Savoia e i singoli personaggi


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