SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
RONALD WILSON REAGAN


Il grande comunicatore, dalle poche idee ma estremamente chiare


RONALD WILSON REAGAN (1911 – 2004)

Di Giacomo Franciosi


L’avventura umana e politica di Ronald Wilson Reagan incarna come non mai il sogno americano.
Un bravo attore cinematografico, duro cowboy da western alla John Wayne che da la scalata alla presidenza della superpotenza americana, lasciando nella storia la sua impronta incancellabile.

Ronald Reagan nacque il 6 febbraio del 1911 a Tapico nello stato dell’Illinois, famiglia di basso rango la sua, il padre è venditore ambulante di scarpe.
Il giovane Ronald affianca all’attività di studioso, quella di guardaspiagge, in pochi anni salva da annegamento ben 77 persone, nel 1932 conclude gli studi laureandosi in scienze sociali all’Eureka college, università conservatrice protestante.
La sua prima attività lavorativa, lo vede come annunciatore e commentatore sportivo alla radio, la sua prestanza fisica gli permise di essere un discreto giocatore di football nel rango universitario.

Dalla radio al salto nel grande schermo, Hollywood ed il cinema, sino allo scoppio del secondo conflitto mondiale Reagan prese parte a circa 50 film.
Allo scoppio del conflitto partecipa allo stesso, ricoprendo il ruolo di capitano dell’Air force.
Rientrato in patria a conflitto concluso, nel 1947 viene investito della carica di presidente del sindacato attori, incarico ricoperto sino al 1952, Reagan prese parte all’epurazione Maccartista della cosiddetta “Caccia alle streghe” che condusse all’allontanamento dagli studios di comunisti, anarchici o perlomeno ritenuti tali.

Nel 1949 divorzia dalla prima moglie Jane Wyman, attrice dalla quale ha avuto la primogenita Maureen (deceduta nel 2001) e con cui aveva adottato Michael.
Il suo avvicinamento alla politica lo vede dapprima vicino alla posizione dei democratici la sua svolta verso il conservatorismo arriva negli Anni '50, quando si iscrive al Partito repubblicano. Il passaggio avviene perché Reagan si sente deluso dalla burocrazia governativa e preoccupato da quella che lui chiamava "l'influenza comunista nel mondo del cinema". Nel 1952 convoglia nuovamente a nozze con la giovane attrice conservatrice Nancy Davis, fedele compagna per ben 52 anni.

Reagan inizia a masticare politica nel 1954 senza ancora esserne coinvolto a tempo pieno, sino al 1964 quando fa il passo definitivo scegliendo la politica quale mestiere. Partecipa quindi alla campagna presidenziale a sostegno della candidatura del repubblicano Barry Goldwater; nel 1966 viene candidato a Governatore della California vincendo in maniera schiacciante., nel 1970 viene ampiamente confermato.

Nel 1968 e nel 1976 tenta la scalata alla presidenza, senza risultato, sino alle elezioni del 1980 quando i repubblicani puntano sul suo nome per sconfiggere il presidente uscente il democratico Jimmy Carter, la vittoria che Reagan riportò fu ampia, le elezioni si svolsero durante il periodo di cattura degli ostaggi all'ambasciata USA a Teheran Cinquantadue ostaggi liberati dopo 444 giorni, il 16 gennaio 1981, pochi giorni prima del giuramento del nuovo presidente (in un fallito blitz il 25 aprile 1980 morirono otto marines: fu il disastro per la Casa bianca di Jimmy Carter) il 20 gennaio 1981, nel suo discorso d’insediamento pronunciando questa frase “Lo stato non è la soluzione dei problemi, lo stato è il problema” l’ex attore lancia la sua azione politica innovativa e decennale.

Durante la campagna elettorale Reagan non perse quel guizzo sarcastico e incisivo che caratterizzò la sua figura, ebbe a dire : “E’ recessione quando il tuo vicino perde il lavoro. E’ depressione quando tu perdi il tuo lavoro. E’ ripresa quando Jimmy Carter perde il suo”.

Ronald Reagan è il più anziano dei presidenti americani insediatisi, con i suoi 70 anni a chi gli faceva notare l’età, rispose: “Thomas Jefferson diceva che un Presidente va giudicato per i suoi risultati, non per la sua età. Me lo disse, mi pare, nel 1802…”.

Il 30 marzo 1981 il neo presidente rimase vittima di un attentato un malvivente tale John Hinckley, psicopatico, tenta di assassinarlo perché convinto di attirare così l'attenzione della sua amata, l'attrice Oscar Jodie Foster, il colpo di pistola inferto al presidente da distanza ravvicinata non colpì il cuore, ma provocò un’emorragia pericolosissima al polmone, ma lo spirito di Regan il suo indomito e fiero ottimismo, quel sarcasmo unico si manifestò anche ai dottori che stavano per operarlo d’urgenza dopo l’attentato,ai quali susurrò: “vi prego, ditemi che siete repubblicani”.

Ad affiancare Reagan alla vicepresidenza siede Gorge Bush, colui che lo sostituirà alla scadenza del secondo mandato alla sala ovale.
L’azione politica che attua a capo della superpotenza americana è un attività di svolta liberale assoluta, liberale come lo stesso Reagan era, un uomo fautore accesissimo del libertà del singolo, come bene prezioso, non barattabile, ineludibile, un uomo improntato alla riduzione di quella macchina di sprechi, ed oppressioni chiamata stato, le linee guida della politica economica che vaglia nel febbraio del 1981 si concentrano su programma basato su quattro principali direttrici: detassazione dei redditi personali e delle imprese; tagli al bilancio federale e riduzione del deficit pubblico; eliminazione della regolamentazione delle attività economiche (deregulation); una politica monetaria di freno alla crescita dell'offerta di denaro per abbattere l'inflazione.

Obiettivo fondamentale era lo spostamento dell'equilibrio dei poteri dal governo federale alla società, invertendo una tendenza all'interventismo economico e sociale affermatasi nella politica americana dagli anni sessanta.
Furono sedici milioni i posti di lavoro creati sotto la sua presidenza, tra la grave crisi dell’81-82 e il crollo della Borsa dell’87. Non sono pochi quelli che affermano che gli effetti delle sue riforme liberali dell’economia continuarono a manifestarsi anche più tardi, sotto la presidenza del democratico Clinton. Reagan, andando contro i dettami della dottrina liberale, non ridusse a sufficienza la spesa pubblica, che anzi aumentò soprattutto per i forti investimenti militari.
Reagan ha perseguito sempre l’impegno a rilanciare l’immagine di un’America forte e intransigente, baluardo a difesa del mondo dall’’impero del male, così il presidente definì L’Unione Sovietica.

Sua sponda ideale nel vecchio continente fu Margareth Thatcher che a guida della Gran Bretagna perseguì la stessa politica liberista dell’amico Ronnie.
Nel 1983 intervenne in America Latina, con la spedizione contro il regime marxisteggiante di Grenada, appoggiò le forze in lotta contro il regime comunista in Nicaragua (i Contras), nel aprile del 1986 bombardò installazioni militari in Libia, inviò navi nel golfo nel 1987 nel corso della guerra tra Iran e Iraq, concesse aiuti ai mujaheddin in Afghanistan per contrastare l’invasione sovietica, tenne un linea fortemente filoisraeliana in Medio Oriente, fu durissimo nei confronti del terrorismo mediorientale.

Nel 1983 Reagan lanciò il progetto SID (Strategic Initiative defense) comunemente detto delle “guerre stellari” diretto in maniera fantascientifica a dare agli Stati Uniti una sorta di invulnerabilità, una mossa molto contestata la sua, che però pose le due superpotenze e il mondo di fronte all’alternativa: o un’ulteriore fase di riarmo, oppure la ripresa del processo democratico.
Prevalse la seconda posizione, Reagan capì che la strategia di giocare al rialzo avrebbe costretto il colosso sovietico a scendere a compromessi, data l’impossibilità di tener dietro a un così grosso sforzo economico.
La nuova stagione di distensione si aprì nel novembre del 1985 quando Reagan incontrò il nuovo leader sovietico Michail Gorbaciov .
Reagan e Gorbaciov, tra il 1985 e il 1988 si incontrarono a Reykjavik, Ginevra, Washington e Mosca: il risultato fu una forte riduzione dei missili nucleari specialmente in Europa.
Non soltanto la volontà di pace spinse i due presidenti a iniziare un parziale disarmo, ma anche interessi economici e politici concreti. L'opinione pubblica europea protestava con molta decisione contro i nuovi missili americani installati in Belgio, Olanda, Inghilterra e Germania Occidentale e Reagan non voleva creare difficoltà agli alleati europei. Gorbaciov da parte sua, mediante il disarmo, tendeva a due risultati importanti: dare sollievo alla dissestata economia sovietica e ottenere l'appoggio dei paesi occidentali alle sue riforme. Più di 2500 missili nucleari furono eliminati dall'Europa. All’accordo sui missili europei seguirono altre proposte per la distruzione delle armi chimiche e dei missili intercontinentali.

In un incontro del giugno 1987 in Berlino, Ronald Reagan in un discorso dinnanzi la porta di brandeburgo pronunciò la sua frase simbolo a più di vent’anni da quando un altro presidente americano John Fitzgerald Kennedy con la memorabile frase "Ich bin ein Berliner" (Anch'io sono un berlinese) si consegnava alla storia, Ronald Reagan riferendosi a Gorbaciov disse "Mr. Gorbachev, open this gate! Mr. Gorbachev, tear down this wall!"
(Signor Gorbaciov apra questa porta! Signor Gorbaciov, butti giù questo muro!”) parole che hanno segnato un’epoca.
Verso il termine del secondo mandato, la politica di Reagan comincio' a subire i primi contraccolpi: si iniziarono a valutare i guasti della deregulation e del pesante deficit di bilancio, accompagnati dal crollo di Borsa del 1987. Tra il 1986 e il 1987 vennero alla luce documenti su vendite di armi Usa all'Iran per finanziare i Contras. Lo scandalo investi' la Casa Bianca ma Reagan ne usci' indenne. Il presidente concluse il mandato con una popolarita' altissima.
Si ritiro' in California, da dove nel 1994 con una lettera aperta agli Stati Uniti ed al mondo annunciò di essere affetto da alzheimer, malattia che per ben dieci anni, ha progressivamente distrutto le sue facoltà fisiche e mentali.

Il 6 giugno 2004 Ronald Wilson Reagan 40°presidente degli Stati Uniti d’America, spira all’età di 93 anni assistito al capezzale dalla fedele compagna di una vita Nancy e dai due figli avuti da lei.
Il cordoglio internazionale è grande, i funerali officiatisi a Washington in forma solenne, alla presenze di capi di stato, primi ministri in carica, ex primi ministri, delegazioni politiche da un’enormità di paesi, ma soprattutto il calore di tanta gente comune, un america in campagna elettorale che supera le divisioni politiche per rendere omaggio a quello che per tutti è stato il presidente.
Come ricordava la grande amica Margaret Thatcher, Ronald Reagan vinse la guerra fredda senza sparare un solo colpo.

Come nella migliore delle tradizioni di commiato americane,

God bless Ronald Reagan - ( Dio benedica Ronald Reagan )

 

Di Giacomo Franciosi


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