SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
AMEDEO VIII DI SAVOIA


(per i vari fatti storici legati al suo periodo vedi i RIASSUNTI )
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AMEDEO VIII
(Chambery 1383-Ginevra 1451)
Conte di Savoia 1391 -1416 - Duca di Savoia 1416-1440

Un precursore dell'antisemitismo stile "hitleriano".
(con rispettivo "MARCHIO" da mettere sulla spalla agli ebrei)

E nel 1863 un suo discendente s'inventò i "lager" e le "vasche di calce " per sciogliere i cadaveri


Figlio di Amedeo VII, minorenne succedette al padre. Da Conte diventa nel 1416 Duca di Savoia per investitura dell'Imperatore Sigismondo. Giovane ma subito abile politico si adopra sia nel consolidare il potere dei Savoia realizzando l'unione con il Piemonte nel 1418, sia nell'estendere i territori. In breve tempo allarga i suoi domini e oltre la conferma dei privilegi già acquisiti, ottenne pure il vicariato della Lombardia .

I riformisti radicali, dopo aver deposto papa Eugenio IV (era il periodo della "Prammatica Sanzione" di Bourges; cioè l'atteggiamento antipapale di Re Carlo VII, che diede poi origine alla chiesa gallicana) elessero papa proprio lui, Amedeo VIII noto negli ultimi tempi come "il pacifico".
Dal 1439 al 1449 figura come antipapa col nome di FELICE V.
Senza mai salirci, abdicò al soglio (si dice per favorire l'unità della Chiesa) quando fu eletto Niccolò V.
Incline alla vita religiosa e a quella eremitica, fin dal 1434, lasciando luogotenente il figlio Ludovico si era ritirato a Ripaglia presso Ginevra ove fondò l'Ordine di San Maurizio. Morirà nel 1451.

Amedeo aveva sposato Claudia di Borgogna, che gli diede due figli: Maria (che sposerà Maria Filippo Visconti) e LUDOVICO.
Quanto al suo Ducato, Amedeo aveva già abdicato a favore di Ludovico nel 1440 dopo la nomina a papa.
Dopo il breve periodo d'oro, con i successori nel ducato ci fu un periodo di decadenza e di soggezione alla Francia, quando i Sabaudi doppiamente divennero parenti del re Luigi XI; questi sposerà una figlia di Ludovico e il suo erede Amedeo sposerà una sorella di Luigi XI, Jolanda di Valois).


Quand'era all'apice della sua carriera, e non tanto "pacifico", Amedeo VIII, il 17 giugno 1430, pubblicò dal castello di Chambery lo "Statuto Generale", . ("Statuta Sabaudiae").
Una promulgazioni di leggi per i vecchi e nuovi territori acquisiti.


Una curiosità:
sedici capitoli di questo statuto sono dedicati al "problema ebraico"

Qui sopra e sotto riproduciamo in fac-simile due passi degli "Statuti Generali" di Amedeo VIII, Duca Sabaudo, pubblicati il 17 giugno 1430 nel castello di Chambery. Come già detto sopra, sedici capitoli del primo libro di questi Statuti sono dedicati al problema ebraico : in essi si prescrivano i limiti della tolleranza fissati agli ebrei per abitare negli Stati del Duca Sabaudo.
I passi qui riprodotti riguardano :
* l'obbligo agli ebrei di abitare in luogo separato dai Cristiani (immagine in alto);
* l'obbligo agli ebrei di portare un segno distintivo sulla spalla sx (immagine in basso).

Nel primo editto viene stabilito che gli Ebrei devono abitare insieme, in luogo separato dai Cristiani. "in unum Iocum securum et clausura", dal quale non possano uscire dal cadere fino al risorgere del sole, "unde a solis occasu sque ad ortum exire non presumant" salvo casi eccezionalissimi di cui veniva dato l'elenco: " Ne mentes fidelium ex vicinitate ludeorurn corrumpantur, ipsique ludei Christianis quantum vellent nocere non valeant" affinché le menti dei fedeli non siano corrotte dalla vicinanza dei Giudei, e gli stessi Giudei non possano "quanto vogliono" nuocere ai Cristiani. Dove, oltre alla ammessa contaminazione spirituale dei Cristiani per il contatto con gli Ebrei, non viene esclusa l'intenzionalità, da parte di questi di agire perniciosamente contro quelli.

Col secondo editto viene fatto obbligo a tutti gli Ebrei, uomini e donne, a partire da sette anni di portare cucito sul vestito nella spalla sinistra un contrassegno di panno con il simbolo di una ruota bianca e rossa (pare che rappresentasse una moneta) Il motivo: "Ut infideles a fidelibus discernantur"".
Questo dava ai Cristiani la possibilità di scansare gli Ebrei in modo da non entrare in rapporto con essi, mettendoli così in stato di vigile difesa.

(G. Marro: "Il Giuda ímpiccato del Canavesio",
con una tav. « Archivio di Antropologia Criminale, Psichiatrica e Medicina Legale». Torino, 1925-III).

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Questo fu solo l'inizio in Italia dell'antigiudaismo, poi venne l'opera legislativa di papa PAOLO IV del 14 luglio 1555, con la bolla "Cum nimis absurdum" (o Carta degli Ebrei - vedi sotto) che segnò l'orientamento definitivo della Chiesa nella questione ebraica.
Da allora si succedettero Pontefici ai Pontefici, e questi - alcuni indulgenti altri più severi - promulgarono altre 40 bolle in materia, ma tutti si richiamavano alla bolla fondamentale di Paolo IV.
Ancora nel 1793, Pio VI, nel rinnovare l'editto relativo agli ebrei promulgato da Benedetto XIV, dichiarava di farlo "perchè conforme alla bolla di Paolo IV".

 

LE FONTI DELL'ANTIGIUDAISMO ITALIANO
PAOLO IV
"CARTA DEGLI EBREI"
(o del "serraglio", in seguito chiamato "ghetto")

 

Nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, chi volge lo sguardo dalla navata centrale verso la crociera di destra vede apparire davanti a sè, vegliata dai due amorini del Verrocchio, la magnifica Cappella Carafa, dove i grandi affreschi di Filippino Lippi coronano un ricco monumento sepolcrale dai marmi policromi.
In quella tomba, disegnata da Pirro Ligorio, riposano le spoglie di Paolo IV Carafa, l'opera legislativa del quale fu fondamentale per la protezione della civiltà (cattolica cristiana) contro l'insidia ebraica.

La figura dei grande pontefice domina massiccia e solenne dall'alto monumento, come domina nei secoli che vennero dopo di lui: l'inflessibile energia e la sagacia con la quale egli seppe isolare totalmente gli ebrei dalla società italiana, riducendoli in obbedienza ed in silenzio assoluto per ben tre secoli. ispirando tutte le norme promulgate
al riguardo dagli altri Stati della Penisola, conseguì il meraviglioso risultato pratico di limitare lo sviluppo dei giudaismo fra gli italiani dentro termini relativamente esigui e minori che nel resto dell'Europa.
Se i pontefici che l'avevano preceduto si erano pure preoccupati come lui dei problema ebraico emanando provvedimenti rigorosi, nessuno di loro aveva però segnato un orientamento definitivo. Le loro bolle facevano presentire e contenevano in potenza la "Carta degli Ebrei" data da Paolo IV nella sua bolla Cum nimis absurdum, ma da lui solo in poi le norme dettate cessarono di essere eluse dai giudaici, ed a lui attinsero e si riferirono i successori costantemente, fino a ripetere le sue stesse parole nei documenti emanati durante più di tre secoli.
Paolo IV segnò quindi l'orientamento definitivo della Chiesa nella questione ebraica, ed ebbe la tempra per imporlo. Incoronato per sua volontà al rombo del cannone e con tutto il cerimoniale solenne che i suoi predecessori avevano lasciato cadere in disuso, capo dell'Inquisizione, inesorabile contro gli eretici e contro la tolleranza invalsa a favore dei giudei, Paolo IV era un bel vecchio asciutto, imperioso e realizzatore, e quando due mesi appena dopo la sua assunzione al Soglio, il 14 luglio 1555, promulgò la sua celebre bolla, egli era ben determinato ad esigere ed a controllare personalmente la scrupolosa osservanza delle norme in essa contenute.
In quella bolla fondamentale, precisa, completa, tagliente nella forma come nella sostanza, egli ricordò e codificò tutte le leggi promulgate anteriormente contro gli ebrei, innovando pochissimo, ma riassumendo efficacemente ed incisivamente.

I quindici articoli di cui la bolla si compone sono preceduti da un preambolo, dove vengono esposti crudamente i delitti della nazione ebraica « che Dio manterrà in ischiavitù finché essa non abbia riconosciuto i suoi errori ».

Il primo articolo della bolla stessa comincia con lo stabilire tassativamente che gli ebrei dovranno essere rinchiusi in un quartiere speciale ( detto "serraglio", solo in seguito furono chiamati "ghetti") da definirsi subito e da cingere, con la maggior sollecitudine possibile, di un muro convenientemente alto e spesso e munito di due sole porte.
Nel secondo articolo della bolla è fatta poi proibizione agli ebrei di possedere immobili e si prescrive loro di vendere entro due mesi le proprietà che posseggono. Le sinagoghe non potranno esser più d'una
per ogni comunità, e le altre dovranno esser demolite, con proibizione di costruirne di nuove o di restaurare le esistenti.

L'obbligo di portare un segno speciale (ritorna l'idea di Amedeo di Savoia) è poi imposto agli ebrei dallo articolo terzo, con l'avvertimento che nessuna autorità per nessuna ragione potrà accordare dispense. A chiarimento di questa disposizione il Cardinale Vicario precisava che « gli uomini porteranno un berretto giallo e le donne un quadrato di panno giallo largo un palmo e mezzo sulla testa e bene in vista ».

L'interdizione per gli ebrei di avere servitori, balie e bambinaie cristiane, quella di giocare, mangiare, conversare coi cristiani e quella di farsi chiamare signori dai cristiani stessi anche poveri è fissata negli articoli quarto, settimo ed undecimo, mentre gli articoli sesto, ottavo e dodicesimo si riferiscono all'eventuali
tà di contratti onerosi ed ai pegni relativi, contratti che gli ebrei non dovranno fare con i cristiani, pena la nullità.

Il decimo articolo proibisce inoltre agli ebrei l'esercizio della medicina ed il nono articolo limita le industrie e i commerci che gli ebrei potranno praticare: solo la vendita degli stracci e quella di pochi viveri.
Paolo IV aveva agito metodicamente per poter escludere a buon diritto qualunque tolleranza di indugi e di insubordinazioni. Per ordine suo il Cardinale Vicario aveva pubblicato infatti un Bando sopra gli ebrei in commento alla bolla, di modo che nessuno potesse ignorarne le disposizioni ed il modo di osservarle: il muro di cinta del «serraglio», come si chiamava allora il ghetto, alto e spesso e con due sole porte, fu eretto puntualmente nello spazio di appena un mese.

Le chiese di S. Lorenzo dei Cavalluzzi, di S. Leonardo e quella di S. Salvatore de' Baroncini in plateae indaeorum, incluse nel perimetro del ghetto, erano state rapidamente demolite perché non avessero ad essere profanate dalla vicinanza delle case degli ebrei.

Ora, per avere un'idea dei profondo rivolgimento che tali disposizioni comportavano, basterà ricordare che al tempo di Paolo IV gli ebrei erano proprietari di gran parte della città, ed abitavano accanto ai Cristiani anche nei migliori quartieri: i loro medici curavano le famiglie più ragguardevoli, e queste erano frequentate amichevolmente ed in perfetta parità dagli ebrei stessi.
Gli ebrei avevano quindi una posizione eminente nella società del tempo, ed é naturale che con la consueta sicumera essi si affrettassero a considerare la bolla come una delle solite « gride » da eludere facilmente,
Ma dovettero presto disilludersi.
La manovra ebraica papale era infatti appena iniziata, che le sanzioni esemplari cominciarono a fioccare: un ebreo intraprendente, il quale aveva cominciato a diffondere la notizia che i romani disapprovavano il Papa, perché in fondo tutto era stato fatto per una volgare speculazione sui terreni, fu immediatamente arrestato, giudicato, condannato ad una buona bastonatura e messo alla gogna.

Un altro ebreo, David d'Ascoli, che s'era permesso di pubblicare e di diffondere a più riprese un libello dal titolo Apologia Hebraeorum fu dei pari arrestato, processato e condannato a prigione perpetua.
In altro campo, i reclami insistenti delle donne ebree che non volevano portare il distintivo di panno giallo, perché era il colore delle cortigiane, ebbero per tutta risposta che le une come le altre erano del pari fuori della legge comune e sottoposte quindi ad una stessa giurisdizione.

Per quanto si riferiva poi agli uomini, il procedimento fu anche più sbrigativo: tutti gli ebrei trovati per le strade senza berretto giallo furono arrestati e severamente e rapidamente puniti con multe e pene corporali.
Come se non fossero bastate le protesta degli ebrei, vennero fuori anche quelle dei Cristiani. Alcuni dei quali, in forza dei nuovo editto, erano stati sloggiati dalle case dove vivevano e che avevano acquistato da anni nel quartiere ebraico. Il Cardinale Vicario fece notare che nulla si opponeva a che essi affittassero agli ebrei le case dalle quali avevano sloggiato, ma che non poteva ammettere una coabitazione di Cristiani nel «serraglio» ebreo . Allora i buoni borghesi del tempo, rinunziando all'attitudine « pietistici » che avevano assunto, si dettero a praticare ai giudei prezzi d'affitto così esagerati che il Camerlengo dovette intervenire, e questa volta a favore... dei giudei !

I pochi episodi citati dànno un'idea dell'energia e della tenacia che Paolo IV dovette spiegare per condurre in porto la sua grande riforma, ed é facile immaginare l'odio che gli ebrei gli votarono.
Pochi anni dopo, infatti, alla morte del santo vegliardo, una gioia selvaggia e feroce divampò nel ghetto: i cittadini ebraici corsero in massa a rovesciare la statua del Papa e la trascinò nel fango fra gli insulti e gli sputi. La marmaglia ignorante vi partecipò.
Ma quando un ebreo - più audace degli altri - osò imporre per spregio il berretto giallo al monumento del Papa stesso, il popolo insorse davanti all'oltraggio e fece giustizia sommaria del manigoldo.

Poi, i Pontefici succedettero ai Pontefici, ed alcuni furono indulgenti, altri più severi verso i giudei a seconda della loro condotta: tutti però e sempre, nelle quaranta bolle che da allora furono promulgate in materia, tutti si richiamarono alla bolla fondamentale di Paolo IV,
Ed ancora in pieno 1793, Pio VI, rinnovando un editto relativo agli ebrei promulgato da Benedetto XIV, dichiarava di farlo « perché, conforme alla bolla di Paolo IV ».
Quanto a interdizioni nel Ghetto di Roma, sotto il pontificato di Gregorio XVI, nel 1834, abbiamo questa "licenza" di assentarsi, rilasciata al notabile della comunità ebraica romana, Samuele Alatri

Molte di quelle disposizioni furono poi riesumate e adattate
nelle nuove leggi della legislazione fascista e regia del 1938.

MARIO DE' BAGNI

Infine nel 1848, con Pio IX scoppiò il "CASO MORTARA" > >

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Ma non finisce qui l'antigiudaismo in Italia.

Terminato il periodo fascista, e subito dopo la guerra mondiale, abrogate le leggi razziali, gli ebrei nel 1948 vollero costituire il loro Stato nella Terra di Israele, in Palestina.
Tutti questi fatti in forma cronologica (comprese le successive guerre Arabo-Israeliane) li trattiamo in altre pagine ( vedi QUI ).

Ma per riallacciarci all'argomento trattato in queste pagine, nella costituzione dello Stato Ebraico, le autorità cristiane si opposero, e per la prima volta nella storia del cattolicesimo i cristiani si schierarono con gli arabi. Lo Stato d'Israele non fu infatti riconosciuto dal Vaticano.
Il "muro" del Vaticano, crollò soltanto il 30 dicembre 1993, quando:
(
comun. Ansa delle ore 15.20) "....la Santa Sede e lo Stato di Israele hanno sottoscritto un accordo per il riconoscimento reciproco. Ma fuori dal ministero una quarantina di ebrei ortodossi hanno protestato contro l'accordo. Su un cartello era scritto "Croce uguale a svastica" e su altri "Inquisizione", e "Non c'è perdono senza pentimento".

(Ib. comun. ore 16.57) Città del Vaticano - "Un altro muro si sbriciola, mentre la causa della pace segna un importante punto al suo attivo": così il direttore della radio vaticana padre Pasquale Borgomeo commenta oggi l'accordo tra stato ebraico e Santa Sede. "Oggi tra ebrei e cristiani si apre una nuova pagina" osserva, aggiungendo però che "non sarà facile": sono "troppi antichi i pregiudizi reciproci, troppo radicati la diffidenza ed il sospetto, per vederli improvvisamente sciogliersi come neve al sole". In merito al fatto che nell'accordo non si parli di Gerusalemme, padre Borgomeo sottolinea che "quando si vuole veramente un accordo, non si comincia dal punto più arduo ma da quelli più accessibili".

Qui si ferma la storia, ma continua la cronaca, sempre più drammatica dei nostri giorni.

Anzi l'intolleranza -oggi verso i musulmani- sembra rievocare proprio il "Caso Mortara" del 1848 e farci ricordare le "leggi per la difesa della razza" dove fra l'altro all'art.10 si cita (Corriere d. Sera dell'11 non 1938)

(di "razza ebraica" --- così scriveva allora il "Corriere")

il "CASO MORTARA" > >

fine


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