SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ARTHUR RIMBAUD

rimbaud.jpg (16031 byte)Vedi poi lo straordinario sito su Rimbaud,
dell'amico Francesco Guadalupi
http://www.arthurrimbaud.it

Arthur Rimbaud considerato l'incarnazione del poeta maledetto, nacque a Charleville nel 1854 in una tipica famiglia borghese (dove non ebbe né l'affetto del padre, che assai presto lasciò la famiglia, né quello della madre, inflessibile e tiranna). Educato in famiglia ed a scuola secondo gli schemi più tradizionali, si segnalò per la straordinaria precocità intellettuale componendo versi sin dall'età di dieci anni; a 16 anni rifiutò di colpo tutti gli schemi secondo cui era stato educato, fuggì ripetutamente di casa, cominciò il suo vagabondaggio: visse tra esperienze di ogni genere, senza escludere alcol, droga e carcere.

Si rifiutò di tornare a scuola e, nel corso di una nuova fuga, incontrò Paul Verlaine, amicizia che fu decisiva nello stimolare la straordinaria e precocissima vena creativa del poeta adolescente. Tentò di raggiungere Parigi dove, alla caduta dell'Impero di Napoleone III, era sorta la Comune. Proprio nel '70 ebbe inizio l'avventura letteraria di questo "enfant prodige" (che cominciò a comporre imitando Hugo e i parnassiani), un'avventura che durò cinque anni, durante i quali scrisse tutte le sue opere più importanti. Riscosse grande successo tra i poeti simbolisti e nell'ambiente intellettuale parigino, ma questo successo fu effimero, e ben presto Rimbaud si ritrovò a essere ignorato e dileggiato.

Nel 1872 mise fine al suo movimentato soggiorno parigino e ritornò a Charleville, dove però non ottenne stima né comprensione. Continuò tuttavia a frequentare Verlaine, che l'accompagnò a Londra, poi a Bruxelles, dove scrisse una parte delle Illuminazioni e Una stagione all'inferno (1873). Verlaine pose fine al loro legame burrascoso nel 1873, ferendolo con un colpo di pistola.

Rimbaud abbandonò la poesia (dopo aver distrutto quanto poteva dei suoi scritti) e si lanciò in una vita d'avventure, che lo vide insegnante a Londra nel 1874, scaricatore di porto a Marsiglia nel 1875, mercenario nelle Indie olandesi e disertore a Giava nel 1876, al seguito di un circo nel 1877, capomastro a Cipro nel 1878. Infine, nel 1880 si stabilì come commerciante in Abissinia. Verlaine, pensando che Rimbaud fosse morto, ne pubblicò le Illuminazioni nel 1886. Nel 1891, Rimbaud ritornò in Francia per sottoporsi a cure mediche per un tumore a un ginocchio, a causa del quale morì in quello stesso anno.

La prima adolescenza si potrebbe riassumere raccontando le fughe da Charleville, le ribellioni, le lunghe ed esaltanti camminate nella campagna, le letture più disparate: dai libri di scuola a quelli di viaggio fino ai libri di alchimia e della cabala. Le poesie scritte in questo periodo attestano la ricerca di una forma poetica; oscilla tra l’imitazione dei parnassiani e quella di Victor Hugo. I suoi versi esprimono la gioia e l’esaltazione delle solitarie passeggiate, le prime emozioni sentimentali, la propria potenza immaginativa, l’ironia crudele per la vita meschina della borghesia di Charleville.

Rimbaud, il poeta "visionario", volle rinnovare la poesia e, con l’audacia dei giovani, fece tabula rasa di tutta la retorica precedente, rinnegando persino Baudelaire – giudicato a suo avviso trop artist, e poiché non gli restava alcun mezzo che non fosse falsato, non si fidò che della sua sensazione pura. Inventò quindi la poesia della sensazione, traducendo in poesia quello che si potrebbe chiamare lo stato psicologico da cui nascono, senza alcuna interferenza, i nostri atti. Al pensiero puro corrispose un ugual linguaggio ed un ugual ritmo che riassume tutto: profumi, suoni e colori. Rimbaud si trovò così alla punta estrema di ogni audacia letteraria e poetica, dove né i simbolisti né i surrealisti riuscirono a seguirlo. Rimbaud non ebbe discepoli e neppure imitatori, nondimeno fu allora come oggi il punto di partenza di ogni audacia poetica.

LA POESIA di RIMBAUD

La poesia di Rimbaud cancella i tradizionali legami logici, le categorie (di tempo e spazio, di causa ed effetto) che per secoli avevano regolato la poesia. La parola non è più solamente un mezzo di comunicazione ma ha il compito di evocare un mondo tutto fantastico.

Una stagione in inferno
(1873) è una specie di diario autobiografico immerso in un'atmosfera demoniaca nella quale i momenti fondamentali della vita: l'infanzia, l'odio-amore per la madre, la solitudine, il degrado sociale, si trasfigurano nei simbolismi della magia, dell'odio, della veggenza.

Nelle Illuminazioni, scritte nel 1874 e successivamente pubblicate da Verlaine, il poeta tentò di realizzare il "deragliamento dei sensi" mediante brevi componimenti poetici in cui si evidenziano allucinazioni, impressioni fugaci, tentativi di espressione nuova. Ne emerge un nuovo modello di poeta, il poeta-veggente che si oppone al modello di poeta civile, di poeta-vate; il poeta-veggente calpesta le istituzioni, i valori e la morale borghese, si abbandona alla più folle sregolatezza dei sensi.

IL POETA "VEGGENTE"

La parabola di Rimbaud inizia nel 1870 con la raccolta Prime poesie, ma già l'anno seguente egli rinnega questi versi e raccomanda all'amico Paul Demeny di bruciarli. Allo stesso Demeny invia nel '71 una lettera in cui espone la nuova estetica del "poeta veggente": "Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa, ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; cerca se stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni per serbarne la quintessenza. ineffabile tortura in cui ha bisogno di tutta la fede, di tutta la sovrumana forza, e dove diventa il gran malato, fra tutti, il gran criminale, il gran maledetto, e il supremo Sapiente! Infatti giunge all'Ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! Giunge all'Ignoto. Egli ha un incarico dall'Umanità, dagli animali anche: dovrà far sentire, palpare, ascoltare le sue scoperte. Se quel che riporta di laggiù ha una forma, dà una forma: se è informe dà l'informe..."

In questa lettera Rimbaud apre delle nuove prospettive poetiche, in direzione simbolistica e surrealistica: la poesia deve svilupparsi attraverso immagini che non vogliono esprimere concetti, ma sono esse stesse dei concetti, idee queste che aveva già concretizzato nel poemetto Battello ebbro e nel sonetto Vocali, scritti agli inizi del '71. Nel poemetto, attraverso il simbolico viaggio di un battello fantasma, egli rappresenta la sua stessa vita, il suo bisogno di andare alla ricerca dell'ignoto, il bisogno di immergersi nel mistero universale; nel sonetto instaura una fittissima rete di corrispondenze fra i suoni e i colori, giungendo a intuizioni arditissime, che si snodano attraverso un serrato procedimento sinestetico.

Le vertigini del veggente, espresse con immagini allucinate, in una prosa libera da ogni logica e controllo razionale, sono raccolte nelle Illuminazioni che rappresentano l'ultima tappa poetica di Rimbaud; un'opera questa che vide la luce nel 1886, grazie a Verlaine, e a lungo erroneamente ritenuta anteriore a Una stagione all'Inferno. Qui Rimbaud porta alle estreme conseguenze le corrispondenze baudelairiane, in un linguaggio talmente nuovo, magicamente musicale, che riassume e fonde colori, suoni e profumi con suggestive allucinazioni e audaci metafore.

Propongo sotto alcuni testi di Baudelaire, tra i più conosciuti: Voyelles (Vocali) - Larme (Lacrima) - Le bateau ivre (Il battello ebbro) - Fleurs (Fiori) - Sensation (Senzanzione)

 

DOCUMENTI

Rimbaud

«Il  romanticismo non è mai stato giudicato per bene. E  chi  avrebbe saputo farlo? I Critici! I Romantici, che stanno a provare come la canzone sia così di rado l'opera, il pensiero cioè, cantato e capito da chi canta?
Poiché Io è un altro. Se l'ottone si sveglia tromba, non è affatto colpa sua. Per me è evidente: assisto allo schiudersi del mio pensiero:  lo osservo,  lo ascolto: lancio una nota sull'archetto: la sinfonia fa il  suo sommovimento in profondità, oppure d'un balzo è sulla scena.
Se i vecchi imbecilli non avessero trovato, del "me stesso",  soltanto il  significato  falso, non avremmo da spazzar via i milioni di scheletri che, da tempo infinito, hanno accumulato i prodotti della loro orba  intelligenza, e se ne proclamano gli autori!»
«Ho detto che in Grecia versi e lire ritmano l'Azione. Dopo, musica  e rime  sono giuochi, sollazzi. Lo studio di quel passato delizia i  curiosi: molti se la godono a rinnovare queste anticaglie: - a loro sta bene.  L'intelligenza universale ha sempre lanciato le proprie idee, con naturalezza; gli uomini raccoglievano una parte di quei frutti del cervello: si agiva mediante, se ne scrivevano libri: si andava avanti così, poi che l'uomo non lavorava  a se stesso, non sveglio ancora, o non ancora nella pienezza  del grande  sogno. Funzionari, scrittori: autore, creatore, poeta, quest'uomo non è mai esistito!
Il primo studio dell'uomo che si vuole poeta è la propria conoscenza, intera;  cerca la sua anima, la scruta, la saggia, la impara. Quando  l'ha saputa  deve  coltivarla; sembra semplice: in ogni cervello si compie uno sviluppo  naturale; tanti "egoisti" si proclamano autori; ben altri ce  ne sono, che  si attribuiscono il loro progresso intellettuale! – Però si tratta di rendere l'anima mostruosa: alla maniera dei comprachicos, insomma! Immagini un uomo che si pianti e si coltivi le verruche sul viso.
Dico che bisogna essere veggente, farsi veggente.
Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato  sregolarsi di tutti i sensi».
«Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di  follia; cerca egli stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni, per conservarne soltanto  le  quintessenza. Ineffabile tortura nella quale  ha  bisogno  di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il gran malato, il gran criminale, il gran maledetto, - e il sommo Sapiente!  -  Poiché giunge all'ignoto! Avendo coltivato la  propria  anima, già ricca, più di ogni altro! Giunge all'ignoto, e anche se, sbigottito, finisse  col perdere l'intelligenza delle proprie visioni,  le  avrebbe  viste! Crepi pure, in quel balzo tra le cose inaudite e ineffabili: altri lavoratori orribile verranno; cominceranno dagli orizzonti sui quali  l'altro è crollato! (...)
Dunque il poeta è veramente rubatore di fuoco.
A  suo  carico sono l'umanità e perfino gli animali;  egli  dovrà sentire,  palpare,  ascoltare le sue invenzioni; se quello che  riporta  da laggiù ha  forma, darà forma; se è informe, darà  l'informe. Trovare una lingua;  -  Del resto, ogni dire essendo idea, il tempo  di  un  linguaggio universale verrà! Bisogna essere accademico, - più morto d'un  fossile,  - per rifinire un dizionario, di qualsiasi lingua. I deboli che si mettessero a  riflettere  sulla prima lettera  dell'alfabeto,  potrebbero  precipitare presto nella follia! -
Questa  lingua  sarà anima per l'anima, riassumendo  tutto,  profumi, suoni,  colori, pensiero che aggancia il pensiero e tira. Sarebbe  compito del poeta definire la quantità d'ignoto che si ridesta nell'anima universale  del suo tempo: egli darebbe di più - della  formulazione  del  proprio pensiero, della notazione della sua marcia verso il Progresso! Enormità diverrebbe norma, assorbita da tutti, egli sarebbe veramente un moltiplicatore di progresso!
Questo avvenire, lo vede, sarà materialista. - Sempre ricchi di Numero e  di Armonia, questi poemi saranno fatti per restare. - In fondo,  sarebbe di nuovo un po' la Poesia greca.»


J.N.A. Rimbaud, Lettera a Paul Demeny, 1912. In: Opere, a cura di D. Grange Fiori, Milano, 1975, pp. 450-59

POESIE SCELTE DI RIMBAUD

VOYELLES, VOCALI

La poesia presenta grandi difficoltà di comprensione in quanto ogni legame logico è infranto, un linguaggio "alla deriva" eppure estremamente controllato nel quale, molti anni prima di Freud, si dà spazio alle immagini simboliche e agli accostamenti alogici, propri dei meccanismi dell'inconscio.

Vocali (Voyelles) è scritto all'inizio del 1872, probabilmente sotto la suggestione delle Corrispondenze di Baudelaire; il sonetto associa lettere dell'alfabeto e colori, realizzando in immagini le sensazioni che dai colori o dalla forma delle vocali scaturiscono.

A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu; voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes:
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno le vostre origini segrete:
A, nero corsetto villoso delle mosche lucenti
Che ronzano intorno a fetori crudeli,


Golfes d'ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,
Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d'ombelles;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
Dans la colère ou les ivresses pénitentes;

Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,
Lance di fieri ghiacciai, re bianchi, brividi di umbelle;
I, porpore, sangue sputato, riso di belle labbra
Nella collera o nelle ebbrezza penitenti;


U, cycles, vibrements divins des mers virides,
Paix des pâtis semés d'animaux, paix des rides
Que l'alchimie imprime aux grands fronts studieux;

U, cicli, vibrazioni divine di mari verdi,
Pace dei pascoli seminati di animali, pace delle rughe
Che l'alchimia scava nelle ampie fronti studiose.


O, supreme Clairion plein des strideurs étranges,
Silences traversés des Mondes et des Anges;
- O l'Oméga, rayon violet de Ses Yeux!

O, Tuba suprema piena di stridori strani,
Silenzi attraversati dai Mondi e dagli Angeli:
- O l'Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!

LARME,
LACRIMA

Riprodotta con alcune varianti in Una stagione all'inferno, Larme (Lacrima) si articola in una serie di immagini, serene e placide nella prima quartina, tristemente immobili nella seconda, esplose infine nel gioco vorticoso delle analogie nella terza e nella quarta che si conclude con una dichiarazione di sconfitta. I tentativi di attribuire un significato alla poesia o di stabilire comunque dei collegamenti logici tra le immagini, sembrano destinati all'insuccesso. Meglio forse affidarsi a quanto dice lo stesso poeta in un passo di Alchimia del verbo in Una stagione all'inferno immediatamente precedente alla riscrittura della poesia: «All'inizio fu un'indagine. Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile. Fissavo vertigini.» E' comunque interessante rilevare come il tema del liquido, a iniziare dallo stesso titolo, nelle forme diverse dell'acqua dell'Oise, della pioggia, dei ghiaccioli, dell'atto di bere, venga a costituire un'isotopia semantica assai interessante.


Loin des oiseaux, des troupeaux, des villageoises,
Je buvais, accroupi dans quelque bruyère
Entourée de tendres bois de noisetiers,
Par un brouillard d'après-midi tiède et vert.

Lontano dagli uccelli, dai greggi, dalle contadine,
Io bevevo, accoccolato in qualche brughiera,
Circondata di teneri boschetti di noccioli,
Nella foschia di un pomeriggio tiepido e verde.


Que pouvais-je boire dans cette jeune Oise,
Ormeaux sans voix, gazon sans fleurs, ciel couvert.
Que tirais-je à la gourde de colocase?
Quelque liqueur d'or, fade et qui fait suer.

Che potevo mai bere in quella giovane Oise,
Olmi senza voce, prato senza fiori, cielo coperto.
Che cosa succhiavo alla zucca di colocasia?
Qualche liquore d'oro, insipido e che fa sudare.

Tel, j'eusse été mauvaise enseigne d'auberge.
Puis l'orage changea le ciel, jusqu'au soir.
Ce furent des pays noirs, des lacs, des perches,
Des colonnades sous la nuit bleue, des gares.

Così, sarei stato una cattiva insegna di locanda.
Poi il temporale cambiò il cielo, fino a sera.
Furono paesi neri, laghi, pali,
Colonnati sotto la notte blu, stazioni.


L'eau des bois se perdait sur des sables vierges,
Le vent, du ciel, jetait des glacons aux mares...
Or! tel qu'un pêcheur d'or ou de coquillages,
Dire que je n'ai pas eu souci de boire!
(May 1872)

L'acqua dei boschi si perdeva su sabbie vergini,
Il vento, dal cielo, gittava ghiaccioli agli stagni...
E, come un pescatore d'oro e di conchiglie,
dire che non ho pensato di bere!
(Maggio 1872)

LE BATEAU IVRE
IL BATTELLO EBBRO


Comme je descendais des Fleuves impassibles,
Je ne me sentis plus guidé par les haleurs:
Des Peaux-Rouges criards les avaient pris pour cibles,
Les ayant cloués nus aux poteaux de couleurs.

Mentre scendevo per fiumi impassibili,
non mi sentii più guidato dagli alatori:
urlanti Pellirosse li avevan presi per bersagli,
inchiodàtili nudi ai pali multicolori.


J'étais insoucieux de tous les équipages,
Porteur de blés flamands ou de cotons anglais.
Quand avec mes haleurs ont fini ces tapages,
Les Fleuves m'ont laissé descendre où je voulais.

Non mi davo pensiero di nessun equipaggio,
portatore di grani fiamminghi o di cotoni inglesi.
Quando con gli alatori finirono quegli strepiti,
i fiumi mi lasciarono scendere dove volessi.


Dans les clapotements furieux des marées,
Moi, l'autre hiver, plus sourd que les cerveaux d'enfants,
Je courus! Et les Péninsules démarrées
N'ont pas subi tohu-bohus plus triomphants.

Negli sciacquii furiosi delle maree,
l'altro inverno, più sordo che cervelli di bimbi,
io corsi! E le penisole disormeggiate
non subirono mai gazzarre più trionfali.


La tempête a béni mes éveils maritimes.
Plus léger qu'un bouchon j'ai dansé sur les flots
Qu'on appelle rouleurs éternels de victimes,
Dix nuits, sans regretter l'oeil niais des falots!

La tempesta ha benedetto i miei risvegli marittimi.
Più leggero d'un sughero ho danzato sui flutti
- che dicono eterni voltolatori di vittime-
dieci notti, senza rimpiangere l'occhio èbete dei fari.


Plus douce qu'aux enfants la chair des pommes sures,
L'eau verte pénétra ma coque de sapin
Et des taches de vins bleus et des vomissures
Me lava, dispersant gouvernail et grappin.

Più dolce che ai fanciulli la polpa delle mele acerbe,
l'acqua verde penetrò il mio scafo d'abete
e dalle macchie di vini bluastri e dai vomiti
mi lavò, disperdendo timone ed ancorotto.


Et dès lors, je me suis baigné dans le Poème
De la Mer, infusé d'astres, et lactescent,
Dévorant les azurs verts; où, flottaison blême
Et ravie, un noyé pensif parfois descend;

E da allora mi son bagnato nel poema
Del mare infuso d'astri e lattescente,
divorando i verdi azzurri dove, fluttuazione livida
ed estatica, un annegato pensoso talora discende;


Où, teignant tout à coup les bleuités, délires
Et rhythmes lents sous les rutilements du jour,
Plus fortes que l'alcool, plus vastes que nos lyres,
Fermentent les roussers amères de l'amour!

dove, tingendo a un tratto le azzurrrità, deliri
e ritmi lenti sotto il rutilar della luce,
più forti dell'alcool, più vasti delle nostre lire,
fermentano gli amari rossori dell'amore!


Je sais les cieux crevant en élairs, et les trômbes
Et les ressacs et les courants: je sais le soir,
L'Aube exaltée ainsi qu'un peuple de colombes,
Et j'ai vu quelquefois ce que l'homme a cru voir!

Io so i cieli scoppianti in lampi e le trombe
E le risacche e le correnti; so la sera,
l'alba esaltata come un popolo di colombe,
e ho visto talvolta ciò che l'uomo credette di vedere.


J'ai vu le soleil bas, taché d'horreurs mystiques,
Illuminant de longs figements violets,
Pareils à des acteurs de drames très antiques
Les flots roulant au loin leurs frissons de volets!

Ho visto il sole basso, maculato di mistici orrori,
illuminare di lunghe coagulazioni violette,
simili ad attori di drammi antichissimi,
i flutti rotolanti lontano i loro brividi d'imposte
.

J'ai rêvé la nuit verte aux neiges éblouies,
Baiser montant aux yeux des mers avec lenteurs,
La circulation des sèves inouïes,
Et l'éveil jaune et bleu des phosphores chanteurs!

Ho sognato la notte verde dalle nevi abbagliate,
bacio che lentamente saliva agli occhi dei mari,
la circolazione delle linfe inaudite
e il gialloazzurro risveglio dei fòsfori canori.


J'ai suivi, des mois pleins, pareille aux vacheries
Hystériques, la houle à l'assaut des récifs,
Sans songer que les pieds lumineux des Maries
Pussent forcer le mufle aux Océans poussifs!

Per mesi ho seguito, simile a mandre di vacche
Isteriche, il maroso all'assalto degli scogli,
senza pensare che i piedi luminosi delle Marie
potessero forzare il muso agli oceani bolsi.


J'ai heurté, savez-vous, d'incroyables Florides
Mêlant aux fleurs des yeux de panthères à peaux
D'hommes! Des arcs-en-ciel tendus comme des brides
Sous l'horizon des mers, à de glauques troupeaux!

Ho urtato, sapete? Contro incredibili Floride
Che mischiano ai fiori occhi di pantere dalla pelle
Umana! Arcobaleni tesi come briglie,
sotto l'orizzonte dei mari, a glauchi armenti.


J'ai vu fermenter les marais énormes, nasses
Où pourrit dans les joncs tout un Léviathan!
Des écroulements d'eaux au milieu des bonaces,
Et les lointains vers les gouffres cataractant!

Ho visto fermentare le paludi enormi, nasse
Dove imputridisce tra i giunchi tutto un Leviatano!
Crolli d'acque in mezzo alle bonacce
E le lontananze sprofondanti verso gli abissi!


Glaciers, soleils d'argent, flots nacreux, cieux de braises!
échouages hideux au fond des golfes bruns
Où les serpents géants dévorés des punaises
Choient, des arbres tordus, avec de noirs parfums!

Ghiacciai, soli d'argento, onde madreperlàcee, cieli di bragia,
orridi incagli in fondo ai golfi bruni
dove serpenti giganti divorati da cimici
cadon dagli alberi contorti con neri profumi!


J'aurais voulu montrer aux enfants ces dorades
Du flot bleu, ces poissons d'or, ces poissons chantants.
- Des écumes de fleurs ont bercé mes dérades
Et d'ineffables vents m'ont ailé par instants.

Avrei voluto mostrare ai fanciulli quelle orate
Del flutto azzurro, quei pesci d'oro, quei pesci canori.
- Schiume di fiori han benedetto le mie fughe
E venti ineffabili m'han dato, a tratti, le ali.


Parfois, martyr lassé des pôles et des zones,
La mer dont le sanglot faisait mon roulis doux
Montait vers moi ses fleurs d'ombre aux ventouses jaunes
Et je restais, ainsi qu'une femme à genoux...

Talora, martire stanco dei poli e delle zone,
il mare, il cui singhiozzo addolciva il mio rullio,
alzava verso di me i suoi fiori d'ombra dalle ventose gialle
e io restavo come una donna in ginocchio,


Presque ile, ballottant sur mes bords les querelles
Et les fientes d'oiseaux clabaudeurs aux yeux blonds.
Et je voguais, lorsqu'à travers mes liens frêles
Des noyés descendaient dormir, à reculons!

penisola sballottante sui miei bordi i litigi
e gli escrementi d'uccelli chiassosi dagli occhi biondi,
e vogavo, mentre attraverso i miei fragili cavi
annegati scendevano, a ritroso, a dormire...


Or moi, bateau perdu sous les cheveux des anses,
Jeté par l'ouragan dans l'éther sans oiseau,
Moi dont les Monitors et les voiliers des Hanses
N'auraient pas repêché la carcasse ivre d'eau;

ora io, battello perduto sotto i capelli delle anse,
scagliato dall'uragano nell'etere senza uccelli,
io, di cui i Monitori e i velieri delle Anse
non avrebbero ripescata la carcassa ebbra d'acqua;


Libre, fumant, monté de brumes violettes,
Moi qui trouais le ciel rougeoyant comme un mur
Qui porte, confiture exquise aux bons poètes,
Des lichens de soleil et des morves d'azur;

libero, fumante, montato da nebbie violàcee,
io che foravo il cielo rosseggiante come un muro
che porti, confettura squisita per i buoni poeti,
licheni di sole e mocci d'azzurro;


Qui courais, taché de lunules électriques,
Planche folle, escorté des hippocampes noirs
Quand les juillets faisaient crouler à coups de triques
Les cieux ultramarins aux ardents entonnoirs;

io che correvo macchiato di lùnule elettriche,
tavola folle, scortato dai neri ippocampi,
quando i lugli facevano crollare a randellate
i cieli oltremarini nelle pévere ardenti;


Moi qui tremblais, sentant geindre à cinquante lieues
Le rut des Béhémots et les Maelstroms épais,
Fileur éternel des immobilités bleues,
Je regrette l'Europe aux anciens parapets!

io che tremavo, sentendo gemere a cinquanta leghe
la foia dei Béhemot e dei Maelstrom densi,
eterno scorridore delle immobilità azzurre,
io rimpiango l'Europa dai vecchi parapetti.


J'ai vu des archipels sidéraux! et des îles
Dont les cieux délirants sont ouverts au vogueur:
- Est-ce en ces nuits sans fonds que tu dors et t'exiles,
Milion d'oiseaux d'or, ô future Vigueur?

Ho visto arcipelaghi siderali! E isole
I cui deliranti cieli sono aperti al vogatore:
- forse in quelle notti senza fondo tu dormi e t'esilii,
milione d'uccelli d'oro, o futuro Vigore?-


Mais, vrai, j'ai trop pleuré! Les Aubes sont navrantes.
Toute lune est atroce et tout soleil amer:
L'âcre amour m'a gonflé de torpeurs enivrantes.
O que ma quille éclate! O qué j'aille à la mer!

Ma, davvero, ho troppo pianto. Le albe sono strazianti,
ogni luna è atroce ed ogni sole amaro.
L'acre amore m'ha gonfiato di torpori inebrianti.
Oh, esploda la mia chiglia! Oh, ch'io m'inabissi nel mare!


Si je désire une eau d'Europe, c'est la flache
Noire et froide où vers le crépuscule embaumé
Un enfant accroupi plein de tristesses, lâche
Un bateau frêle comme un papillon de mai.

Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
Nera e fredda dove, verso il crepuscolo aulente,
un bimbo accoccolato, pieno di tristezza, vara
una barchetta fragile come una farfalla di maggio.


Je ne puis plus, baigné de vos langueurs, ô lames,
Enlever leur sillage aux porteurs de cotons,
Ni traverser l'orgueil des drapeaux et des flammes,
Ni nager sous les yeux horribles des pontons.

Non posso più, o onde, bagnato dai vostri languori,
rapir la scia ai legni che portano cotoni,
né traversar l'orgoglio delle bandiere e delle fiamme,
né nuotar sotto gli occhi orribili dei pontoni.

FLEURS

D'un gradin d'or, - parmi les cordons de soie, les gazes grises, les velours verts et les disques de cristal qui noircissent come du bronze au soleil, - je vois la digitale s'ouvrir sur un tapis de filigranes d'argent, d'yeux et de chevelures.

Des pièces d'or jaune semées sur l'agate, des piliers d'acajou supportant un dôme d'émeraudes, des bouquets de satin blanc et de fines verges de rubis entournent la rose d'eau.

Tels qu'un dieu aux énormes yeux bleus et aux formes de neige, la mer et le ciel attirent aux terrasses de marbre la foule des jeunes et fortes roses.

FIORI

Da un gradino d'oro,- fra i cordoni di seta, le garze grigie, i velluti verdi e i dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole,- vedo la digitale schiudersi sopra un tappeto di filigrane d'argento, d'occhi e di capigliature.

Monete d'oro giallo sparse sull'agata, pilastri di mogano che sorreggono una cupola di smeraldi, mazzi di raso bianco e sottili verghe di rubino circondano la rosa acquatica.

Simili a un dio dagli enormi occhi azzurri e dalle forme di neve, il mare e il cielo attirano verso le terrazze di marmo la folla delle giovani e forti rose.

SENSATION

Par les soirs bleus d'été, j'irai dans les sentiers,
Picoté par les blés, fouler l'herbe menue:
Rêveur, j'en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
Je laisserai le vent baigner ma tête nue.

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien:
Mais l'amour infini me montera dans l'âme,
Et j'irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, - heureux comme avec une femme.
(Mars 1870)

SENSAZIONE

Nelle azzurre sere d'estate, io andrò per i sentieri,
Punzecchiato dal grano, a pestare l'erba minuta:
Sognatore, io ne sentirò la frescura ai piedi.
Io lascerò che il vento bagni il mio capo nudo.

Io non parlerò, io non penserò a nulla:
Ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
E io andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Nella Natura, - felice come se fossi con una donna.
(Marzo 1870)
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dell'amico Francesco Guadalupi

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