SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
RONDOLFO D'ASBURGO

< Il principe ereditario Rodolfo d'Asburgo accanto
a Mary Vétzera, la donna con cui trovò la morte

Vienna 1889: l'erede al trono d'Austria suicida per un amore contrastato (secondo la versione ufficiale) assieme all'amante Mary Vétzera. (o Mary Vetsera)
O s'è mossa la "giustizia" del padre, l'Imperatore?

RODOLFO 
D'ASBURGO

 CONGIURO' CONTRO FRANCESCO GIUSEPPE?

 

di GIOVANNI PIZZORNO

Di Mayerling, dopo cent'anni, si continua a parlare ogni tanto. O per i film che tramandano la versione dell'amore folle che finisce nell'omicidio-suicidio, o per i dubbi degli storici sulla versione ufficiale (che non si è mai stati in grado di smentire, nonostante le sue molte crepe); e perché perfino la più che novantenne Zita d'Asburgo, vedova dell'ultimo imperatore Carlo I, poco prima di morire aveva promesso la pubblicazione di documenti che avrebbero fatto conoscere la verità sulla morte del principe ereditario Rodolfo e della baronessina Mary Vétzera. Ma quelle carte rimasero segrete: l'ex imperatrice non ebbe il coraggio o non ritenne opportuno di mantenere l'impegno preso davanti alla storia e portò il mistero con sé quando concluse la sua lunga vita (anche suo figlio Otto aveva annunciato poi l'intenzione di dare la soluzione del giallo ma neppure lui osò aprire la porta dell'armadio dietro la quale stava nascosto questo chiacchieratissimo scheletro degli Asburgo). Anche se non sorretti da documenti ufficiali, vorremmo provare a ricostruire il giallo di Mayerling. Ci inducono al tentativo certe connotazioni della tragedia che portano segni storico-politici oltre quelli tipici di una passione incendiaria autodistruttiva. E, come in ogni inchiesta poliziesca, procediamo all'esame della personalità dei protagonisti, all'esposizione dei fatti certi, all'interrogatorio dei testimoni e all'analisi degli argomenti a favore del doppio suicidio per amore o del doppio omicidio politico.

I PROTAGONISTI

 

RODOLFO d'ASBURGO. Erede al trono dell'imperatore d'Austria e re d'Ungheria, nato nel 1858 da Francesco Giuseppe e da Elisabetta Wittelsbach, parente del re di Baviera. A ventitré anni sposa Stefania, figlia di Leopoldo, re del Belgio; due anni dopo ne ha la figlia Elisabetta (Ersie), destinata a restare unica, perché la moglie non può avere più figli. Intelligente, colto, amico di scienziati, giornalisti, intellettuali, esordisce a vent'anni con due scritti, uno sulla caccia (che per lui è anche occasione di studi di scienze naturali) e uno, anonimo, contro la nobiltà austriaca. Il futuro imperatore vi si rivela sostenitore del parlamentarismo e nemico dei gesuiti, fino al punto di affermare che la pubblica opinione e non la grazia di Dio è fonte del potere.

Successivamente, in molte occasioni, si rivela liberale e anche libero pensatore (era opinione comune che fosse massone), ispirato dall'esempio dell'avo Giuseppe II, "l'imperatore giacobino" o, per meglio dire, riformatore illuminista; era filo-ungherese, amando lo spirito libertario e ribelle dell'altra parte dell'impero; ammirava la Francia e l'Inghilterra, odiava il dispotismo zarista e la Prussia. Era tuttavia militarista e sognava la rivincita delle molte sconfitte austriache, e specialmente quella di Sadowa: il futuro dell'Austria era, per lui, in una monarchia costituzionale, capace di superare gli antagonismi nazionali (come, non lo disse mai), di umiliare la Germania e la Russia, di estendersi fino a Salonicco e a Costantinopoli. A venticinque anni, nel 1883, inaugura l'Esposizione viennese di elettricità e, invece di fare il solito discorsetto d'occasione, scioglie un inno, positivista e patriottico, alla luce dei tempi nuovi (fra il Carducci dell'"Inno a Satana" e il "Ballo Excelsior", tanto per usare due punti di riferimento della divulgazione positivista italiana). 

Il fiammifero era stato inventato a Vienna da Preschel nel 1833, disse fra l'altro il principe; a Vienna nel 1837 era stata inventata la candela stearica; le strade di Vienna furono illuminate a gas prima di Londra: e con la luce elettrica "possa Vienna mantenere il suo posto d'onore; un mare di luce s'irraggi da questa città, e un nuovo progresso ne muova" Come se ciò. non bastasse, pubblica sul
Neues Wiener Tagblatt un articolo, anonimo come gli altri della sua collaborazione, dal titolo I mille e un giorno. E in esso esalta l'esposizione come un segno del progresso e delle conquiste del secolo della scienza, che avrebbe portato mille e più giorni di luce sulle ceneri del vinto oscurantismo. Le sue idee, e le sue amicizie, particolarmente quella con Moriz Szeps, fondatore e direttore del Neues Wiener Tagblatt, erano agli antipodi con le idee, i sentimenti e la politica del padre e del gruppo dominante: reazionari, costretti a subire il parlamentarismo dalla nequizia dei tempi, clericali, certi che il futuro dell'impero poteva essere assicurato soltanto dall'immobilità, alleati della Germania, e in cerca di buoni rapporti con gli zar, per attenuare i motivi di frizione sui confini orientali.

Se fosse possibile un'analisi psicologica, probabilmente si scoprirebbe che questa opposizione di idee era la rivalsa di un bambino trascurato dai genitori e trattato freddamente dal padre. Imperatore burocratico e ottuso, Francesco Giuseppe aveva affidato il quattrenne Rodolfo al generale Gondrecourt, cui tre anni dopo successe il colonnello Latour von Thurmberg, uno più militaresco e severo dell'altro. Contemporaneamente, proprio mentre Rodolfo aveva quattro anni, la madre Elisabetta lasciò Vienna e viaggiò ininterrottamente dal 1862 al 1866. Questo principe, antitetico al modello asburgico, amava andare col suo cocchiere Bratfisch nelle osterie popolari, a parlare con la gente. Aveva amici borghesi ed ebrei, cosa della quale fu aspramente rimproverato, due mesi prima della morte, dal giornale tedesco Kreuz Zeitung, che non poteva certo permettersi un simile attacco se qualcuno non l'avesse autorizzato o spinto. Nelle sue simpatie per gli ebrei assomigliava alla madre, il cui poeta preferito era Heine; e di Heine Rodolfo, un mese prima di morire, nel Natale 1888 le regalò alcune poesie manoscritte.

C'è di più. Il neurologo boemo Benedikt, che fu suo medico, raccontò che Rodolfo - primo e unico degli Asburgo a mettere piede nel ghetto di Praga - s'innamorò di una ragazza ebrea, che i parenti spedirono subito in campagna e fidanzarono a un correligionario. Questa capacità d'amore senza scherni e pregiudizi è confermata dalla sua sensibilità verso le sfortunate storie d'amore delle ragazze povere, vittime di aristocratici: come dimostra la sua lettera all'amico Szeps, commosso per il suicidio di Maria Dalmont e durissimo contro il seduttore Enrico Coudenhove e suo padre: all'alta nobiltà sembra che tanto il cavallo sfiancato quanto la ragazza borghese rovinata fino a morirne appartengano ad un'unica e sola categoria, che è quella dello sport. Le sue storie d'amore più convenzionali, con un'attrice di Praga e con una di Vienna, non sembrano contraddire l'immagine di un uomo sensibile, rispettoso della donna, e assetato d'amore.


MARY VETZERA (o Vetsera)


Era nata nel 1871, figlia di un barone ungherese e di Elena Baltazzi, a sua volta figlia di un ricchissimo banchiere greco, amico del Sultano. Mary segui con la famiglia il padre, diplomatico, in varie capitali fra le quali Londra (gli intimi la chiamavano Mary dear) e il Cairo, dove il padre morì poco prima della tragedia, nel 1887. Viene descritta molto bella, nervosa, sognatrice, grande lettrice e buona cantante. Aveva ricevuto l'educazione tradizionale delle signorine dell'aristocrazia, ma in più aveva avuto il privilegio dai viaggi e dei soggiorni all'estero. Al Cairo sembrò si fosse innamorata di un ufficiale inglese. A Vienna, al tempo della tragedia, era innamorato di lei Michele di Braganza, vedovo di una figlia dell'imperatrice Elisabetta e futuro zio dell'imperatrice Zita. Nel 1881 Maria, decenne, viveva a Dresda: e sembra che lì incontrasse Rodolfo per la prima volta. Aveva tredici anni (e Rodolfo 26) quando lo incontrò nuovamente a Costantinopoli: sembra che un'infatuazione della prima adolescenza si sia radicata fino a trasformarsi in amore, quando - all'inizio del 1888 - la vedova baronessa Vétzera e i figli tornarono a Vienna. 

L'amore di Mary per il principe ereditario era noto in famiglia, ma considerato una bambinata. Mary andava al Prater per incontrare Rodolfo, e le bastava guardarlo; nell'estate dovette andare in Inghilterra e sperò a lungo di ammalarsi pur di non partire. Agnese, la sua cameriera, più tardi raccontò alla madre questi fatterelli e le confidenze di Mary. Prima di partire per l'Inghilterra, Mary le aveva detto che mai avrebbe potuto amare un altro uomo; e dopo il viaggio diceva di amarlo più profondamente di prima. La sorella Hanna trovava scemo e ridicolo che lei fosse pazzamente innamorata del principe ereditario; e Mary rispondeva: E' un piacere adorare qualcuno che è totalmente diverso dagli altri uomini". Nel settembre 1888, saputo che la contessa Maria Larisch, cugina di Rodolfo, lo avrebbe incontrato in Baviera, la pregò di fargli avere questo messaggio verbale: "Una che gli vuol bene gli manda un saluto affezionato".

I FATTI CERTI

Sulla testimonianza della cameriera Agnese e dell'amica e confidente Erminia (il cognome è rimasto ignoto), sappiamo che Mary, in ottobre, scrisse al principe, per mezzo della contessa Larisch; e che Rodolfo rispose per raccomandata, proponendole un incontro. Mary non poteva uscire da sola e chiese ancora l'aiuto della contessa; pressata anche dal principe, Maria Larisch - con la scusa di uscire per compere - dopo aver portato Mary da un fotografo, la condusse al palazzo imperiale: era il 5 novembre. In quel mese ci furono altri incontri, sempre con lo complicità di Maria Larisch. In dicembre, assente la contessa da Vienna, Mary poté raggiungere il principe alla Hofburg qualche volta, fra le sette e le nove di sera, mentre la madre e la sorella andavano all' Opera per le rappresentazioni wagneriane.
Ma soltanto due mesi dopo il primo incontro i due giovani superarono timidezze e ritrosie: il 13 gennaio Mary disse alla cameriera: Sarebbe stato meglio che non fossi uscita questa volta. Ora non appartengo più a me stessa, ma a lui solamente. Due giorni dopo, comperò un portasigarette d'oro sul quale fece incidere la frase: 13 gennaio - grazie al destino e lo regalò al principe. Da questi ebbe in dono un portasigarette d'acciaio con il fermaglio di zaffiro, un braccialetto, un medaglione e un anello con le iniziali delle parole In Liebe vereint bis in den Tod (uniti nell'amore fino alla morte). Il 18 gennaio, Mary (che avrebbe compiuto diciott'anni dopo due mesi) fece testamento.

La sera del 19 riuscì ad evitare un ballo, al quale andarono invece la madre e la sorella, e stette due ore col principe. Poi Rodolfo andò via da Vienna per diverse partite di caccia, per quattro giorni; il 24 s'incontrarono brevemente al Prater. Un altro incontro, non si sa in che giorno, avvenne a Schonbrunn.
Il 25 e 26 gennaio ci furono grandi scenate tra Mary e la madre, che aveva scoperto l'acquisto del portasigarette d'oro. Il 27, domenica, Mary fu presentata in società al ballo dell'Ambasciata germanica. Entrò la principessa Stefania, moglie di Rodolfo: la giovane Vètzera la guardò dritta in faccia, senza inchinarsi; la madre, furibonda, la portò immediatamente via e la picchiò nella carrozza, come Mary disse il giorno dopo alla Larisch. Ma in quei giorni, anche Rodolfo aveva avuto le sue scenate, e ben peggiori. Secondo diverse testimonianze, compresi i racconti che l'imperatrice Elisabetta fece al generale inglese Middleton e all'ex imperatrice di Francia, Eugenia, la sera del 26 gennaio ci fu un incontro tempestoso tra Francesco Giuseppe e il figlio: o perché, come assicurano alcuni, Rodolfo aveva chiesto al papa Leone XIII di annullare il suo matrimonio, a causa della sterilità di Stefania, o perché il principe aveva fatto quella richiesta allo stesso imperatore. 

La scena fu indescrivibile: Rodolfo avrebbe minacciato di uccidersi, ma l'imperatore rimase irremovibile. Il giorno dopo, Rodolfo va dalla cugina Maria Larisch (questa troppo enigmatica dea ex machina dell'intera vicenda), e chiede il suo solito aiuto per rivedere Mary e le consegna una cassetta di documenti, sigillata. La mattino del lunedì 28 il principe va a Mayerling, dove aveva una residenza di caccia. Mary e la contessa Larisch escono insieme come al solito, ma la contessa questa volta torna sola, dicendo di essere stata abbandonata da Mary. Che infatti, salita sulla carrozza guidata da Bratfisch, si fa portare a Mayerling.

La ragazza fa avere alla madre un biglietto terribile: "Non posso vivere . Oggi ho l'iniziativa. Prima che tu m'abbia raggiunta, sarò in fondo al Danubio. Mary". Ma qui sorgono i primi interrogativi. Perché erano andati a Mayerling? Per uccidersi, come fa credere il biglietto citato nelle memorie della madre, ma non in quelle della Larisch, che avrebbe dovuto riceverlo in carrozza. Ma allora perché Rodolfo aveva invitato ad una partita di caccia per il 30 gennaio il conte Giuseppe Emanuele Hoyos, aiutante di campo, e il cognato Filippo principe di Coburgo? E perché la sera del 29 telegrafò al conte ungherese Pista Kàrolyi, invitandolo ad un incontro a Vienna per il giorno 31? All'alba del 30 gennaio, mentre Hoyos, Coburgo e i guardiacaccia si preparano per la battuta a Krottenbach, il cameriere Loschek va a svegliare il principe, che gli ordina di ritornare fra un'ora. Probabilmente - se è vera la versione ufficiale - in quel momento Rodolfo aveva già ucciso Mary con un colpo di pistola alla tempia. Scrive alla madre (che lo riferì all'imperatrice Eugenia ) che, dopo avere ucciso Mary, non aveva più diritto di vivere.
Si disse che furono trovate lettere d'addio: al padre e alla moglie, ovviamente mai pubblicate; all'amico Szoegyényi e a Michele di Braganza. Mary aveva scritto tre lettere, datate 29 gennaio, alla sorella, a uno dei fratelli, e alla madre.
Il cardinale Rampolla si oppose ai funerali religiosi del principe omicida e suicida; probabilmente, quattordici anni dopo, dovette al vendicativo imperatore il veto austriaco alla sua elezione a pontefice. Leone XIII invece concesse i funerali religiosi: come tutti gli Asburgo, anche Rodolfo fu seppellito nella cripta dei Cappuccini.

La povera Mary subì un macabro trasporto in carrozza a Heiligenkreuz, dove fu sepolta clandestinamente a mezzanotte - con un referto medico di suicidio - mentre la madre era stata costretta a lasciare immediatamente Vienna, dopo che le era stato detto che la figlia aveva avvelenato Rodolfo. Dal referto di suicidio per Mary e dalla frettolosa denigrazione di lei come assassina, cominciano i tentativi dell'autorità di coprire ciò che è realmente accaduto a Mayerling; e, insieme, comincia, com'è ovvio, la ridda delle supposizioni, delle dicerie, delle invenzioni; ma anche dei sospetti più fondati, degli interrogativi che periodicamente le stesse dichiarazioni di Otto d'Asburgo e dell'imperatrice Zita continuarono ad alimentare. Perché gli stessi membri della casa imperiale continuarono a dire che un giorno si saprà la verità su Mayerling? Non è già abbastanza terribile la verità di un principe ereditario omicida e suicida? Che cosa ci può essere di "più vero", e di peggio, se per cent'anni si è lasciato credere alla morte per amore?

I TESTIMONI

Agnese, la cameriera di Mary Vétzera. Non ha lasciato dichiarazioni, all'infuori di quelle riportate nel memoriale della madre di Mary: e quindi non sappiamo neppure se sono autentiche.

Il personale domestico di Mayerling: il cameriere Loschek, il guardiacaccia Wodiczek, due cuoche, due garzoni. La mattino del 30 gennaio 1889, scoperta la morte dei due amanti, il principe Filippo di Coburgo esige dai servi il giuramento del silenzio, che sarà rispettato.

Il cocchiere Bratfisch. Molto vicino al principe Rodolfo, portò molte volte Mary alla Hofburg e nell'ultimo viaggio a Mayerling. Ha raccontato che la sera precedente alla tragedia il principe e Mary gli avevano fatto cantare la "Canzone del cocchiere" e alcuni canti stiriani; il principe aveva dato l'ordine di riportare Mary a Vienna quella sera stessa, ma poi cambiò idea. Sul resto, anche Bratfisch mantenne il giuramento del silenzio. Qualche anno dopo, emigrò dall'Austria.

Giuseppe Cernousek, poliziotto al seguito di Rodolfo. Era a Mayerling il giorno della tragedia. Morì nel 1925, lasciando un pacchetto sigillato da aprirsi dieci anni dopo: non se ne è saputo più nulla.

Giuseppe Emanuele Hoyos, aiutante del principe, presente a Mayerling: fu lui che si recò a Vienna la mattina del 30 per dare la terribile notizia all'imperatore. Morì nel 1917 senza avere rilasciato dichiarazioni; un suo nipote asseriva: "Mio zio s'è portato nella tomba il segreto, ma una cosa ripeteva sempre: la versione ufficiale è una sciocchezza, la realtà fu tutta diversa".

Filippo di Coburgo, cognato di Rodolfo, presente a Mayerling: "Non domandate come sia accaduto; è già triste abbastanza che sia accaduto. Un velo è steso sul mistero".

L'imperatrice Elisabetta, madre di Rodolfo. E' la fonte più autorevole sul tentativo del principe di ottenere l'annullamento del matrimonio con Stefania del Belgio e sulla scenata fra lui e il padre, Francesco Giuseppe.

Maria Larisch. Figlia del duca Luigi di Baviera, fratello dell'imperatrice, era di due anni più giovane del cugino Rodolfo. A diciassette anni sposò il conte Larisch, vent'anni dopo divorziò per sposare il cantante Bruck; nel 1924 sposò un ricco americano, Meyers, e probabilmente finì in Australia. Nipote e grande amica dell'imperatrice, ne fu poi odiata come manutengola della relazione fra i due giovani e causa indiretta della loro morte. Dopo Mayerling emigrò in Baviera, poi a Londra, dove pubblicò un libro (My past, "Il mio passato"), interessantissimo ma non si sa quanto attendibile: la sua principale preoccupazione era di difendersi dalle accuse delle madri di Rodolfo e Mary. Fra l'altro, racconta che - nell'ultimo incontro da lei avuto con Rodolfo, prima che il principe partisse per Mayerling, - ne aveva ricevuto una cassetta che non doveva essere assolutamente trovata fra le sue carte, nel caso che l'imperatore avesse ordinato il sequestro delle proprietà del principe ereditario.

Avendo Maria Larisch tentato di consigliargli di avere fiducia nell'imperatore, il cugino rispose che ciò sarebbe equivalso a firmare la mia condanna a morte. La cassetta avrebbe dovuto essere restituita a lui o a chi si fosse presentato pronunciando le lettere R.I.U.O. Dopo la morte di Rodolfo, alla contessa Larisch giunse un messaggio relativo alla cassetta: la portò di notte al luogo indicatole e si trovò davanti all'arciduca Giovanni Salvatore, il più grande amico di Rodolfo. Questi, ritirando la cassetta, disse alla contessa che il Kronprinz (principe della corona o principe ereditario) si era ucciso, per il timore che fosse stata scoperta la congiura che doveva metterlo sul trono d'Ungheria.

Elena Vétzera, madre di Mary. Sottoposta ad accuse e calunnie, anche terribili, dopo il 1918 sono uscite dagli archivi due sue lettere dignitose a Francesco Giuseppe e una risposta di questi. Ma già subito dopo Mayerling aveva pubblicato un memoriale, in linea con la tesi del doppio suicidio; ma ciò nonostante, la polizia sequestrò e distrusse le copie (soltanto alcune poterono essere trafugate fuori dall'Austria). Tra le voci che circolavano a Vienna dopo la tragedia, era insistente la diceria che la baronessa Vétzera si fosse impegnata al silenzio per un compenso di 800 mila fiorini, che le servirono per acquistare una tenuta. Il suo memoriale fu poi ripubblicato a puntate, nel 1921, dalla Reicheberger Zeitung.

Carolina Kaiser. Sosteneva di essere figlia dell'imperatrice Elisabetta ed era molto informata sui pettegolezzi di corte. Moglie di un diplomatico austriaco, rimasta sola a Vancouver, vi fece la cuoca e la negoziante; poi sposò il conte Zanardi-Landi. Nel 1912 intentò un'azione legale contro Francesco Giuseppe per esserne riconosciuta figlia e arciduchessa. Sembra che le venisse offerto un milione di corone perché si ritirasse nell'ombra; ma la contessa rifiutò e cercò di pubblicare all'estero un libro, Il segreto di un'imperatrice: non vi riuscì in Italia, allora alleata dell'Austria, e lo pubblicò in Francia, dove però l'edizione fu acquistato in blocco da sconosciuti.

Lo ripubblicò in Inghilterra nel luglio 1914, ma lo scoppio della guerra lo fece passare inosservato. Difficile dire quanto valgano le tesi della contessa Zanardi-Landi, che fu la principale sostenitrice della congiura reazionaria-gesuitica per uccidere Rodolfo e la sua amante, Secondo lei, Rodolfo fu ucciso da una congiura ordita dall'arciduca Francesco Ferdinando per la conquista del trono. Poiché Rodolfo non poteva più avere figli maschi dalla moglie, l'arciduca Francesco Ferdinando aveva buona probabilità di diventare principe ereditario (come poi avvenne realmente; e fu ucciso a Sarajevo nel 1914). Clericale e slavofilo, avrebbe voluto eliminare Rodolfo. 
Questi aveva confidato la sua intenzione di chiedere l'annullamento del matrimonio al cognato Filippo di Coburgo che, credendo di essere utile al cognato, ne parlò all'arciduca Francesco Ferdinando per ottenerne l'aiuto, dati i suoi ottimi rapporti con la Chiesa. Francesco Ferdinando avrebbe colto la straordinaria occasione, mandando al principe ereditario un gesuita, Gottfried Marshall, che lo avrebbe convinto a scrivere direttamente al papa, e questi a sua volta avrebbe informato l'imperatore: scacco matto al principe, che da una parte aveva tradito i compagni di fede liberale e massonica, dall' altra si era messo nella condizione di dover abdicare o sottomettersi al padre-imperatore. Inoltre, sempre secondo la Zanardi-Landi, Mary si sarebbe recata a Mayerling contro la volontà di Rodolfo: segno che qualcuno l'avrebbe indotta al passo fatale. Per essersi rifiutato di sottomettersi, Rodolfo sarebbe stato ucciso da alcuni poliziotti, guidati dal barone Bolfrass; e Mary ne avrebbe seguito la sorte, come unica testimone. E' inutile dire che questo racconto della Zanardi-Landi, benché in altri passi delle sue memorie dimostri di essere bene informata sui segreti della famiglia imperiale austriaca (asseriva di avere ricevuto le confidenze dell'imperatrice Elisabetta, sua supposta madre), non è suffragata da nessun'altra testimonianza.

Conte Eduard Taaffe, primo ministro dal 1879 al 1893: reazionario, clericale, slavofilo, fedele interprete della politica immobilista dell' imperatore, quindi avversato da Rodolfo e da Giovanni Salvatore. Dopo la tragedia, Francesco Giuseppe affidò tutti i documenti su Mayerling al suo primo ministro, che nel 1895 - per testamento - ne vietò la pubblicazione agli eredi. Quindi, il professor Arthur Skedl, che nel 1922 pubblicò le memorie di Taaffe con molti documenti, non ebbe nulla che riguardasse Mayerling. Quattro anni dopo (marzo 1926) un incendio distrusse la proprietà dei conti Taaffe a Ellischau, in Boemia, e fra l'altro andarono distrutti anche i protocolli imperiali su Mayerling.

Arciduca Giovanni Salvatore. Figlio dell'ultimo Granduca di Toscana, era nato a Firenze nel 1852. Liberale, forse massone, imperialista, compositore di musica e autore di studi di storia militare, critico dell'establishment asburgico, l'arciduca era il grande amico e confidente di Rodolfo, del quale si diceva che condividesse i progetti per un'Austria diversa. Avrebbe potuto essere il testimone di una congiura "ungherese" e liberale di Rodolfo; ma, se congiura ci fu, Giovanni Salvatore vi sarebbe stato implicato fino al collo, e tacque. Secondo lo contessa Larisch, a lei avrebbe detto che il Kronprinz si era ucciso; sta di fatto che il giorno di Mayerling, in casa della fidanzata Mary Stubel, piangendo, disse che il principe era stato assassinato. Pochi mesi dopo, Giovanni Salvatore rinunciò ai titoli e, con il nome di Giovanni Orth, sposò la sua amante piccolo-borghese, abbandonò la corte e l'Austria e si mise a vivere sul veliero Santa Margherita. Nel 1891, in Cile, un naufragio fece scomparire il veliero con l'ex arciduca e il suo segreto.

Francesco Giuseppe, padre di Rodolfo: Tutto è meglio della verità, sembra che abbia detto al consuocero Leopoldo del Belgio.

Leopoldo II, re del Belgio (lettera al fratello, conte delle Fiandre): E' assolutamente fondamentale confermare e mantenere la versione del suicidio. Agli occhi del nostro popolo cattolico potrà sembrare arduo vedere rafforzata la versione del suicidio da una casa con idee come quelle asburgiche. Ma il suicidio e la confusione mentale erano i soli mezzi per evitare uno scandalo inaudito, i cui dettagli in questa lettera non posso neanche menzionare.

LE SUPPOSIZIONI

A favore del doppio suicidio stanno apparentemente molti elementi: innanzi tutto, i continui riferimenti al suicidio nelle lettere di Mary all'amica Erminia, nel caso che la madre o la sorelle avessero scoperto il suo amore con Rodolfo. Ma non sappiamo neppure il cognome dell'amica; e, del resto, nella cultura e nella moda romantica della fine Ottocento il tema del suicidio è presente in tutta la letteratura e la diaristica amorose. Ma ci sono altri elementi: il testamento che Mary redasse a diciott'anni non ancora compiuti, dodici giorni prima di Mayerling; il biglietto alla madre prima di partire per l'ultimo incontro con il principe: Non posso vivere. Oggi ho l'iniziativa. Prima che tu m'abbia raggiunta, sarò in fondo al Danubio; le tre lettere di addio redatte a Mayerling il 29 gennaio, vigilia della morte (alla madre, alla sorella, a un fratello). In una dice: poiché non ho potuto resistere all'amore vado con lui. Ma chi parla del testamento e delle lettere? Maria Larisch e la madre Elena Vétzera: ambedue sono poco attendibili perché avevano molto da farsi perdonare. La Larisch cercava di farsi perdonare dagli zii imperiali; la Vétzera chiedeva a Francesco Giuseppe protezione per sé e per i figli, e non poteva certo contraddire la versione ufficiale. Poi ci sono le ultime lettere di Rodolfo: alla madre scrisse che, avendo ucciso Mary, non aveva più diritto di vivere; all'amico Szoegyenyi scrisse fra l'altro: Io devo lasciare la vita. A Michele di Braganza: Io devo lasciare la vita. Non potevo agire altrimenti. In un'altra lettera, considerata storica da Giuseppe Antonio Borghese (autore di un'insuperata ricostruzione dei fatti, secondo le conoscenze di sessant'anni fa), in realtà sembra che Rodolfo parli come uno che stia per abdicare e non come uno che stia per uccidersi; e dice di Mary la sua letizia mi sopraffà. Delle altre lettere, quelle al padre e alla moglie non sono mai state rese note, quella alla madre è stata riferita solo verbalmente. Si è mai appurato se le altre sono autentiche?

Contro la tesi del doppio suicidio. Il gennaio 1889 era stato in Ungheria un mese di disordini, culminati negli ultimi giorni in minacce d'insurrezione anti-austriaca, ad opera degli studenti, della sinistra e di alcuni nobili, fra i quali un amico di Rodolfo, il conte Karolyi. Il 29 gennaio era il giorno di una votazione parlamentare, decisiva per il governo, e fu anche il giorno di una tentata sommossa e della repressione militare. La sera del 29, poche ore prima del supposto suicidio, Rodolfo telegrafa a Karolyi per invitarlo a Vienna il giorno 31. Un altro mistero: scomparsa Mary da casa, il primo ministro conte Taaffe promise alla madre che avrebbe mandato a Mayerling un dirigente della polizia.

Chi vi andò, e che cosa vi fece? Appena avvenuta la tragedia, la corte di Vienna perse la testa e mise in giro diverse versioni, prima di arrivare a quella dell'omicidio-suicidio ad opera di Rodolfo. Prima fu annunciato che il principe era morto per un incidente di caccia; poi per paralisi cardiaca. Contemporaneamente, alla madre di Mary fu detto che la figlia aveva avvelenato il principe e poi si era uccisa. Il cadavere di Mary fu portato a Heiligenreuz in carrozza, con una messinscena macabra (un pezzo di legno dietro la schiena per fingere che fosse una persona in vita); e ai frati dell'abbazia fu mostrato un certificato medico che attribuiva la morte della ragazza a suicidio. Inutile dire che non fu mai fatta l'autopsia dei due cadaveri. E infine, nella piccola stanza dove avvenne la tragedia, i proiettili della rivoltella di Rodolfo, con la quale avrebbe ucciso e si sarebbe ucciso, non furono mai ritrovati.


Il rifugio dove si incontravano Rodolfo
d'Asburgo e l'amante. Qui trovarono la morte

di GIOVANNI PIZZORNO

Ringrazio per l'articolo
ceduto gratuitamente 
solo a Cronologia 
il direttore di
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