SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ERWIN ROMMEL (1 di 6)



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mentre in queste sottostanti pagine, dal Fronte, il suo Diario e le lettere ricevute e inviate alla moglie.

(per spazzare via tante falsità sul conto degli italiani in Africa; inoltre scopriremo in queste pagine che Rommel con molto anticipo già sapeva cosa si tramava in Italia).
 
PREMESSA - Presumibilmente tale materiale- prima della sua morte avvenuta in circostanze misteriose-  nella mente di Rommel doveva servire come canovaccio per una documentazione sulla sua attività in Africa.  Il Diario che parte dal 1939 e termina il 1943 fu posto in salvo dal sottufficiale aiutante Moser, che aveva avuto l'incarico da Rommel
stesso di conservarlo, ma anche di aggiungere alcune note quando non lo faceva Rommel di persona; Moser riuscì alla disfatta a porlo in salvo. Una copia è finita negli Stati Maggiori degli alleati, ed è conosciuto come il "Diario di Rommel". Questa storia quindi non è una rivisitazione dei fatti, ma è l'originale pubblicato in Italia nel dopoguerra. Molte polemiche dovevano ancora nascere. Con Rommel però assente, perchè  lui era ormai morto in un misterioso incidente.

Rommel è stato uno di quei grandi generali che abbia espresso la seconda guerra mondiale, anche se è passato alla storia solo con il nome  "La Volpe del deserto", fama che alimentarono gli inglesi per sminuire le proprie sconfitte, o alimentò lo stesso Montgomery per aumentare il valore della sua vittoria su Rommel.

LA FAZIOSITA' DI YOUNG
(che riporta nel suo libro "ROMMEL" un diluvio di slogans e insulti
su soldati italiani che il maresciallo avrebbe pronunciato nei loro confronti)

Oltre che i vari articoli su riviste e giornali, fu ricavato un film "Rommel la Volpe del Deserto", tratto dal libro del Generale inglese della riserva DESMOND YOUNG - un libro fazioso, e per quanto riguarda gli italiani, pieno di insulti, che secondo Young, Rommel gratificava l'Italia e il soldato italiano. Questo al solo scopo di scagionare, separandola, la figura di Rommel dal regime politico che lo ha espresso. Un efficace mezzo che si svolge nel quadro di quella azione psicologica in atto nel dopoguerra in Germania da parte degli angloamericani e tendente a separare le responsabilità del militarismo tedesco dalle responsabilità del regime nazionalsocialista di cui la casta militare sarebbe stata solo una vittima. Poiché in Germania un Esercito non si mette insieme senza fare i conti con i militari e poiché com'è noto, subito dopo la disfatta e nel dopoguerra era necessario e urgentissimo l'apporto tedesco all'esercito integrato europeo, non v'è chi non vide la grossolanità della manovra di questo tipo di propaganda.

Abbiamo ricevuta da un lettore una copia consunta del Diario di Rommel. Alcuni passi erano stati pubblicati su Asso di Bastoni il 9 marzo 1952, ed avevano già suscitato tanto scalpore per i contenuti che erano all'opposto di quelli pubblicati dallo Young, che aveva preso alcuni frasi fuori dal contesto, al solo scopo -con un mucchio di falsità- di far passare gli italiani dei codardi, degli scansafatiche; erano dei gratuiti sarcasmi che offendevano non solo chi aveva combattuto in Africa a fianco di Rommel (come il padre di chi qui scrive, che finì poi prigioniero fino al 1946 in Rhodesia) ma anche tutti gli italiani. Soprattutto quelli che morirono da eroi ad Al Alamein.

(A tale proposito, un gruppo di reduci di El Alamein, all'uscita del libro di Young, nel 1950, s'indignarono e scrissero a Edilio Rusconi direttore allora del settimanale "Oggi". Lettera pienamente condivisa da mio padre; e che riportiamo integralmente alla fine di queste pagine, nella "Quinta parte" )
Non solo, ma io stesso, a Viterbo, alla Scuola di Paracadusti, avevo tutti ufficiali che erano reduci di El Alamein; il comandante stesso della Scuola era allora (anno 1957) la medaglia d'Oro Colonnello Mautino. E altri mitici decorati, l'Aiutante di Battaglia Iubini, il Capitano Argento, il Maresciallo Vanna.

Limitatamente abbiamo solo scelto il periodo greco e africano perchè sommamente istruttivo per gli italiani. Essi vi troveranno testimonianze sconcertanti di come il tradimento e il sabotaggio fossero l'elemento determinante della nostra sconfitta con relativo inutile sacrificio di tanti prodi soldati. Soldati italiani del cui eroismo Rommel (quando veramente li avrà a fianco) cavallerescamente testimonia nelle righe di questo suo Diario.
Quindi queste pagine sono dedicate (sic !) ai vari Badoglio, Maugeri, Messe, Calosso e C.
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Un breve cenno biografico di Rommel

La vita e la carriera di Erwin Johannes Rommel si svolgono sotto il segno della volontà. Figlio di un semplice insegnante di scuole medie - era nato a Heindenheim, Wurtemberg, il 15 novembre 1891. Compiuti gli studi, all'età di 19 anni, nel 1910, entra col grado di tenente nel regio esercito del Wurterberg. Nel 1914, all'inizio della prima Guerra Mondiale, comanda un plotone del VI reggimento Wurtmberghese "Re Guglielmo"; diviene in seguito aiutante di battaglione e secondo tenente. Rommel aspira ad entrare nello Stato Maggiore: ma i pregiudizi della casta militare, prussiana e junkler, impediscono al giovane ufficiale di essere accolto nell'aristocrazia dell'Esercito. 
Nel marzo del 1915 è promosso primo tenente e viene decorato della Croce di ferro di prima classe per aver fatto prigioniero, sul fronte occidentale, a Dieusson, una intera compagnia francese, mentre era in pattuglia, in una ricognizione, con due soli plotoni. Nell'impresa, dove già si rivelano le sue doti tattiche, Rommel rimase ferito. Si guadagnò così la decorazione e la promozione.
Successivamente chiede di passare in aviazione, quale osservatore, ma viene invece trasferito in uno dei reggimenti alpini del Wurterberg, con il quale partecipa alla fulminea campagna di Romania del Generale von Machensen. Venticinque anni più tardi, durante la campagna in Africa, Rommel sarà costretto a subire le ostilità del figlio di von Mackensen, ambasciatore del Reich a Roma.

Ristabilitosi dalle ferite, durante l'offensiva Austro-germanica sul fronte italiano, nel 1917 Rommel prende parte in azioni del settore dell'Isonzo contro l'esercito italiano, azioni che culminarono con la disfatta di Caporetto. Molti degli ufficiali italiani, divenuti generali, che si scontrarono sull'Isonzo con gli alpini di Rommel, furono poi suoi camerati nelle battaglie della Libia.
 Per la cattura di grossi contingenti di soldati italiani a Caporetto, varie migliaia, Rommel che comandava un gruppo di compagnie - per quanto solo primo tenente- viene insignito della medaglia al valore "pour le meritè", la più alta ricompensa tedesca, equivalente alla medaglia d'oro italiana. Psicologicamente l'esperienza di guerra sul fronte italiano, nel lontano 1917, dovette influire certamente sull'opinione di Rommel nei riguardi degli italiani in genere, e delle loro virtù militari in particolare, opinione di cui egli risente durante gli anni di guerra a fianco dei camerati dell'Asse in Africa. Comunque Rommel non manca di elogiare talora il valore dei soldati italiani e perfino paragonare le doti di resistenza, di sobrietà, di pazienza e di eroismo degli italiani a quella degli uomini del suo "Africa Korps".
Alla fine della guerra 1914-18, smomilitato e senza mezzi, si iscrive alla scuola Tecnica Superiore di Tubinga.
Rommel è uno dei primi ad aderire al movimento nazional-socialista di Hitler, facendo parte del circolo del già Governatore delle Colonie tedesche dell'Africa e poi Luogotenente del Reich per la Baviera e Capo dell'ufficio Coloniale del Partito, generale Ritter von Epp.

L'aspirazione di Rommel è sempre quella di far parte della Reichswel. Nel 1923 viene iscritto nelle liste effettive del Corpo Ufficiali e poi incaricato di insegnare tattica nella scuola di Fanteria di Dresda col grado di maggiore, ottenuto comandando una compagnia di fanti.

Rommel diviene uno dei migliori insegnanti di tattica: popolarissimo fra gli allievi e i giovani ufficiali, viene apprezzato dallo Stato Maggiore, malgrado la sua origine borghese e le sue simpatie naziste. Le teorie di Rommel sull'impiego dei carri armati e delle unità corazzate, in definitiva, furono poi applicate dai tedeschi nell'ultima guerra e, già in tempo di pace, valsero a Rommel l'interessamento e la protezione di Hitler.
Promosso colonnello, diviene ufficiale di collegamento fra la Reichwenr e la Hitlerjungend (Organizzazione giovanile hitleriana) e assegnato al Quartier Generale del Fuhrer.
Dopo l'occupazione nazista dell'Austria, nel 1938, Rommel viene nominato Comandante la Scuola Militare austriaca di Wiener Neustadt.
Africanista convinto, collaborò ai piani militari dell'asse per il Mediterraneo, elaborati unilateralmente in Germania, sin dal 1937 dal Generale Schmirer e, nello stesso anno, accompagna il generale von Brautschchich nella sua visita in Libia ospite di Balbo.
Rommel ama ricordare, a quattro anni di distanza, questo suo primo viaggio nel continente Nero. Quasi presago di dover un giorno battersi sulle sabbie del deserto, durante il viaggio ufficiale di von Brautschic chiede uno "speciale congedo" per malattia e rimane in Libia. Visita accuratamente la Tripolitania e la Cirenaica, il Fezzan e il Gebel, segue le piste del deserto in automobile, preferendo il mezzo terrestre all'aeroplano che il governatore e Quadrunviro Balbo aveva messo a sua disposizione.

Nel rapporto che Rommel fa allo Stato Maggiore e a Hitler dopo una lunga visita alle opere fortificate italiane del Mezzogiorno e della Sicilia e dopo un misterioso viaggio in Egitto (da turista, egli gira lungo il canale di Suez e fa in macchina delle lunghe gite  nel deserto occidentale egiziano), egli pone in rilievo la "mediocre preparazione militare italiana, sia nella penisola che in Libia. La sistemazione -dice- della frontiera orientale della Libia è del tutto insufficiente e primitiva: può essere utilizzata se mai, in caso di ribellione dei Senussi e sempre che si tratti di episodi insurrezionali; ma è da escludere che la sistemazione esistente possa riuscire efficiente in caso di conflitto con l'Egitto e cioè con la Gran Bretagna".

Rommel rientrato in Germania, si dedica alla preparazione di uno speciale "Corpo del Deserto", destinato ad eventuali impieghi in zone tropicali.  L'allenamento degli uomini di questo reparto (e fra questi c'erano gli specialisti sanitari dell'istituto per le malattie Tropicali di Amburgo) veniva eseguito nel centri della Baviera e dello Scheswig-Holstein, in Pomerania e nella Prussia Orientale, in condizioni particolarmente dure e riproducendo artificialmente l'"habitat" climatico e ambientale delle regioni tropicali.
Allo scoppio dell'ultimo conflitto Rommel, organizza i così detti "Quartier Generali Mobili", sia quello ferroviario che quello aereo, mediante una dozzina di moderni Junkers da trasporto che seguono il Fuhrer nei suoi viaggi al fronte. Dopo la campagna di Polonia Rommel viene nominato Generale al comando di una divisione corazzata di assalto, facente parte di un gruppo di armate del fronte occidentali, agli ordini  di von Rundstedt. La VII Divisione corazzata di Rommel si distingue poi nell'assalto alla linea Maginot, e che per la sua fulminea mobilità è denominata la "Divisione Fantasma".
Fra le tante epiche imprese, la VII divisione di Rommel cattura a S. Aint Valery en Cauz, 8 generali e 25.000 soldati francesi.
Rommel viene decorato della Croce di Cavalleria nell'ordine della Croce di Ferro su proposta di quello stesso von Rundstedt che, durante la campagna di Polonia, alludendo al fatto che Rommel si occupava del Quartier Generale mobile del Fuhrer, lo aveva definito, con l'albagia dello junker, "quel pagliaccio che comanda il circo di Adolf Hitler".
Un'antipatia che scomparve nel padre ma rimase nel figlio.

All'inizio del conflitto con la Polonia, Rommel registra le sue impressioni, 
negli appunti e nelle lettere che egli invia alla moglie:
(qui inizia il Diario)

"POLSIN, 31 AGOSTO 1939 - L'attesa rende nervosi, ma è inevitabile. Il Fuhrer sa perfettamente ogni volta, quale sia la giusta via. Finora egli è stato sempre in grado di risolvere i problemi più difficili e lo sarà certamente anche questa volta.
L'offensiva tedesca contro i polacchi viene sferrata all'alba del 1° settembre. Lo Stato Maggiore predispone un'azione a tenaglia con due gruppi di armate, uno al comando del Generale von Bock (Gruppo Nord: II e IV Armata) e l'altro agli ordini di von Rundstedt (Gruppo Sud: VIII, X, XIV Armata) Già nelle prime 24 ore lo sfondamento del fronte polacco è un fatto compiuto."

"POLZIN, 2 SETTEMBRE 1939 - Già da un giorno conduciamo la guerra contro la Polonia. I successi hanno superato di gran lunga le nostre aspettative e le nostre truppe nella loro miglior forma. Sono curioso di vedere se Inghilterra e Francia vorranno accorrere in aiuto di questa nave che affonda. Se lo fanno, sono affari loro. Il Fuher non è ancora venuto qui: egli naturalmente sarà molto indaffarato a Berlino."

Dopo un lungo silenzio -campagna di Francia e la sua nomina a Generale incaricato del comando di un Corpo d'Armata- Rommel è a Berlino per conferire con Hitler. Dopo il colloquio, è costretto a letto per un attacco di reumatismi. Ristabilitosi riprende la corrispondenza il 6 febbraio 1941, precisando i termini del colloquio con Hitler, quello avuto successivamente con von Ribbentrop e Canaris prima di partire per l'Africa.
Ricordiamo che il 28 ottobre Mussolini ha dichiarato guerra alla Grecia. L'8 novembre l'offensiva verrà bloccata, a metà mese, c'è l'ordine della ritirata, ma ormai l'esercito è impantanato. Il 12 novembre viene attaccata dagli inglesi la base di Taranto. Il 4 dicembre Badoglio viene esonerato dal comando delle operazioni in Grecia.
L'8 dicembre si scatena l'offensiva inglese  a Tobruk in Africa, gli italiani sono costretti a ritirarsi: il 10 dicembre perdono Sidi Barrani; il 15 si ritirano su Bardia;  attaccata poi il 1° gennaio 1941 cade  il 5 con 120.000 soldati italiani fatti prigionieri. A pochi giorni prima dell'arrivo di Rommel in Africa, il 2 febbraio 1941, si svolge la più sanguinosa battaglia in Africa, quella di Keren.  Fra morti e feriti -dopo un lungo assedio- le due parti lasceranno sul campo 50.000 uomini. Rommel viene chiamato da Hitler a comandare un corpo di spedizione in Africa per togliere Mussolini dai pasticci. Inoltre c'è anche il problema Balcani-Grecia. (Ndr.)


BERLINO, 6 FEBBRAIO 1941 DIARIO (Rommel) - Puoi immaginare come mi giri la testa dopo tutti questi avvenimenti. Cosa verrà fuori da tutto questo? Passeranno mesi prima di poter vedere gli effettivi sviluppi della situazione.
Il colloquio con Hitler; ai primi di febbraio, è durato circa due ore. Il Fuhrer è sereno e fiducioso, però mi è parso stanco. Ha parlato quasi sempre lui. Anzitutto ha fatto un giro d'orizzonte dei fronti di guerra italiani, nei Balcani ed in Africa. La situazione in Albania è divenuta sempre più grave: lo smacco italiano incrina il prestigio dell'Asse e soprattutto il suo onore militare. L'Italia fascista rischia di essere sconfitta in Albania e gettata in mare da un pugno di levantini. Hitler insiste nell'affermare che l'attacco alla Grecia fu da lui sconsigliato personalmente al Duce e che von Rintelen non mancò di esprimere a Badoglio, a Ciano ed a Mussolini le riserve sue (di Hitler) circa i mezzi approntati ed i piani predisposti dallo S.M. Italiano. Il meno che si possa pensare è che gli italiani si siano ingolfati nell'avventura senza alcuna preparazione e soprattutto senza conoscere neppure il terreno su cui avrebbero dovuto combattere. E' semplicemente sciocco pensare che con 4 o 5 divisioni di fanteria, senza alpini né forze corazzate e senza una adeguata preparazione aerea, gli italiani potessero scavalcare le dure montagne dell'Epiro. Hitler mi fa vedere il rapporto del Maggiore S, degli Alpenjager, mandato con una missione in Albania. S. ha visitato tutto il fronte greco-albanese e precisa che le condizioni del terreno sono addirittura spaventose: fango, rocce, pietraie.

Gli italiani sono oltremodo disorganizzati. Le divisioni vengono mandate al fronte senza artiglierie, con vestiti di tela, senza riserve nè viveri. Le munizioni scarseggiano, i servici logistici non funzionano, l'opinione sui generali è pessima, il morale dell truppe italiane è scosso. Non c'è la più vaga idea di un piano strategico. S. ha riferito un giudizio di un colonnello Italiano a C. a Tirana: "Questa guerra non è una guerra, ma il pettegolezzo delle quote. Infatti gli italiani si aggrappano ad una quota e tutti i Comandi, compreso il Comando superiore di Tirana, si polarizzano attorno a quel pezzetto di fronte, perdendo uomini e prestigio. Il colpo contro la Grecia è stato un grave errore: un colpo di testa di Ciano e di quelli del Ministero degli Esteri Italiano, per ripicca contro le nostre vittorie, Mussolini non riesce a tenere in pugno i suoi uomini: è sempre in buona fede ed i suoi lo tradiscono. Mi risulta dice Hitler che le cifre che i vari Sottosegretari ministeriali gli presentano, specie in materia militare, sono sempre false. Von Rintelen ni ha detto che è riuscito ad avere ben 7 cifre diverse, da altrettanti uffici pubblici italiani, sull'argomento ferro e carbone. All'impreparazione e alla imperizia, gli italiani uniscono uno scetticismo da levantini ed una abitudine alla menzogna che da noi sarebbe punita con la morte, se avvenisse in tempo di guerra.
E' poi provato che molti generali del gruppo Badoglio sono antifascisti e antitedeschi: essi avevano troppe simpatie per i francesi e sono tutti massoni: ho un interessante rapporto con Roma in merito, dell'epoca in cui l'Italia iniziò le sue sfortunate operazioni in extremis contro la Francia, che noi avevamo già piegata. Del resto, in Savoia senza il nostro intervento, i francesi avrebbero rigettati gli italiani fino al Po. Poi in Italia la guerra non è popolare: Canaris (Capo dei Servizi Segreti del Reich. Ndr) mi dice che troppi italiani sono simpatizzanti dell'Inghilterra, specialmente a Genova. E gli agenti nemici in Italia trovano un terreno fertile, sia perchè gli italiani sono chiacchieroni, sia perchè molti sono pagati dal nemico. Vi sono molte radio cleandestine e Canaris insiste perchè io intervenga presso il Duce. Sarà bene - mi dice Hitler- che lei veda Canaris prima di partire. E vada anche da Ribbentrop.

Hitler ha poi parlato della Russia, e in termini sospettosi. Ha detto che non bisogna fidarsi di Stalin e dei bolscebichi. Esiste inoltre nello Stato Maggiore russo, una corrente che fa capo a Zukov, nettamente favorevole alla guerra e che riuscirà a silurare il generale Morizkov. Bisogna prepararsi sul fronte orientale e respingere in Asia il barbarismo sovietico.

Tornando a parlare della situazione sul fronte  greco, Hitler ha elencato tutte le deficienza italiane ed ha sottolineato che non ha fiducia come Mussolini, in Cavallero, di cui all'Ambasciata tedesca a Roma sottolineando la vacuità, la scorrettezza, l'incompetenza, salvo quella di darla intendere. Cavallero non gode di alcun prestigio nell'esercito, perché si é dedicato e si dedica agli affari; non è un uomo serio né un soldato.
La situazione sul fronte greco è grave. l'offensiva di Tepelenì minaccia di travolgere gli italiani e questo bisogna assolutamente evitare. E' incomprensibile come gli italiani non riescano a portare rifornimenti attraverso quel Lago che è l'Adriatico. La Marina Italiana pretende di battersi in Atlantico insieme ai nostri sommergibili ed è incapace di assicurare il traffico fra Bari e Durazzo. Hitler mi legge parte di un rapporto del Maggiore d'Aviazione W. da Foggia, ove si trova con le 5 dozzine di Junkers da trasporto messi a disposizione degli italiani per i rifornimenti. Egli si lamenta dell'assoluta indifferenza del Paese (l'Italia) nei riguardi della guerra e degli sforzi di guerra.  Gli italiani dice Hitler sono emotivi, ma non umani. W. denuncia il sabotaggio verso ogni sforzo a favore del fronte albanese e la mancanza di entusiasmo. Egli ha protestato presso il Comando Superiore di Tirana perchè i trasporti di truppe di rinforzo avvengono disordinatamente senza criterio: reparti isolati, senza armi, senza munizioni. I reparti come arrivano all'aeroporto di Tirana vengono avviati al fronte, al macello. Spesso si tratta di reclute vestite il giorno prima e che non hanno mai vista una mitragliatrice. W. ha parlato con ufficiali superiori, richiamati, che non hanno più fatto una esercitazione dalla guerra del '14.
Le condizioni stradali in Albania sono pietose. Anche le condizioni sanitarie dei soldati sono terribili. W. ha visitato il campo ospedale di Krionero, presso Valona, dove, al posto di 500 feriti, ve ne sono 3000, senza assistenza, senza medicine, con due solo medici, in messo alla sporcizia e agli insetti; molte vittime della cancrena gassosa, cosa che non si verifica più negli eserciti, dall'epoca della Beresina napoleonica. W. ha proposto al Comando Superiore di Tirana di trasportare in Italia questi feriti, visto che le navi non ci riescono: con gli Junkers che tornano a vuoto a Foggia dall'Albania, in pochi giorni i feriti sarebbero in patria. Ha trovato enormi incomprensibili difficoltà. Ne ha parlato a von Mackensen a Roma, il quale ha fatto un passo in questo senso. Ma gli italiani sembrano seccati del nostro intervento ed hanno chiarito che è preferibile evitare l'affluenza di troppi feriti in Italia, per non demoralizzare la popolazione. E' incredibile. Lo stesso è avvenuto quando W. ha proposto di trasportare in Italia, da Tirana la posta militare: si tratta di migliaia di sacchi di posta diretta alle famiglie dei soldati italiani, famiglie che sono prive di notizie da mesi. Anche in questo caso, W. è stato mandato da Ponzio a Pilato e non è riuscito a portare in Italia uno solo delle migliaia di sacchi di posta che marciscono a Durazzo.

Hitler continua col dire che la situazione greca è grave e quindi ha deciso comunque un intervento. Ne ha scritto a Mussolini. Sarà necessario rinforzare le truppe in Bulgaria per alleggerire il fronte albanese. Intanto bisogna seguire con calma la situazione della Jugoslavia che rappresenta un fattore importante nei Balcani, anzi la chiave di volta della situazione. L'intervento nostro in Grecia, ad ogni modo, taglierà la testa al toro. Egli ha studiato da tempo, insieme al nostro Comando Generale, tutto il piano dell'azione in Grecia e ne ha discusso a lungo con Mussolini il mese scorso (il 19 gennaio), nel suo incontro in Austria. Hitler mi dice di essere guardingo, in Italia, con generali e persone della Corte. Egli stesso ha messo in guardia Mussolini contro gli intrighi della Casa Reale italiana e del Vaticano; l'ambiente che circonda il Re d'Italia è nettamente antitedesco. Sono stati apparentemente amici nostri quando credevano che in pochi mesi avremmo fatto fuori Francia e Inghilterra ed il piccolo Re sperava di aggiungere qualche altro straccio alla sua corona, come l'Impero d'Etiopia e la corona d'Albania. Canaris non mi nasconde che ha molti timori da quella parte (Casa Reale) e ritiene che, attraverso il canale vaticano, la Corte mantenga relazioni delittuose con Londra. Ne ho parlato apertamente con  Mussolini, il quale conviene che il RE da un certo tempo a questa parte è pessimista; egli ritiene d'altra parte che alla prima vittoria il suo umore cambierà.

Bisogna andare cauti con gli italiani, i quali sono di poco valore e permalossissimi, come gli spagnoli. I soldati, mi dice S., in Libia si battono benissimo, per quanto mal comandati e senza mezzi. La ritirata in Libia è dovuta alla carenza di rifornimenti.  Badate bene voi (è Hitler che parla) a mettere le cose a posto; l'Africa Korps dovrà farsi onore; è del resto il vostro campo. La ritirata da Sidi el Barrani e la caduta di Tobruk sono dovute ad impreparazione, e, se l'aviazione dell'Asse fosse stata dominante, gli inglesi non avrebbero fatto un passo avanti. Bisogna curare al massimo la preparazione dell'offensiva. Abbiamo esaminata la situazione sulle carte; io ho assicurato il Fuhrer che farò come sempre il mio dovere fino all'ultimo e spero di raggiungere la terra dei Faraoni, se  Dio mi aiuta"

Rommel prima di partire per l'Italia, dopo l'incontro con Hitler,  ha un colloquio con von Ribbentrop e con Canaris
e nella stessa lettera li accenna entrambi. (Ndr.)

DIARIO (Rommel) "Von Ribbentrop è meno fatuo del solito. E' comunque una bella mente politica. Abbiamo fatto un lungo giro ed un esame della situazione in Italia ed in Africa. Ribbentropp mi mette in guardia contro l'uomore italiano. Il morale del popolo italiano è basso, molto basso ed ostile alla guerra, da quando le probabilità di una nostra rapida vittoria sono almeno rinviate. Mi consiglia di diffidare dagli ambienti romani, soprattutto del clero, dell'aristocrazia della Corte e della diplomazia. I diplomatici italiani, mi dice Joachim, erano malati del mal francese fino a che la Francia non è stata piegata. Allora pretendevano di fare la parte del leone, ora sono malati di anglofilia. Lo stesso Ciano è persona da non fidarsene; non ama i tedeschi, e questo gli viene dal padre che ha combattuto contro gli austriaci, e soprattutto teme che, con una vittoria nostra, il suo ruolo venga a cessare. Von Ribbentrop deve conoscere molto bene Ciano ed il suo ambiente perché ne parla con dettaglio. Dice che Ciano fa da freno a Mussolini, quando si tratta dell'Asse e poi vuol fare di testa sua, come nel caso della Grecia. Mi ripete pressa a poco le stesse frasi di Hitler circa quanto dice Canaris. Deplora che l'avventura in Grecia abbia costretto a rivedere tutta la situazione balcanica. Per l'Africa settentrionale teme che, se non interveniamo subito, gli inglesi arrivino a Tripoli e non si sa cosa farebbero in tal caso, i francesi del Nord Africa. Ho insisitito con lui perchè venga trovata una soluzione per Tunisi che è indispensabile avere in saldo possesso insieme a Biserta, a meno  di non voler rischiare di perdere il controllo del Nord Africa a favore degli inglesi.
Ribbentrop dice che per Tunisi è prematura ogni azione onde evitare di crearci delle difficoltà con i francesi, poi non vuol fare il giuoco di Roma, che vorrebbe porre un'ipoteca sulla Tunisia e forse su tutto il Nord Africa. I francesi, dice Ribbentrop, non ci amano, ma ci temono e ci apprezzano; invece odiano e disprezzano gli italiani per cui portare gli italiani a Tunisi significa alienarci tutti i francesi di buona volontà e pregiudicare la nostra politica in Occidente. Io ho insistito e gli ho fatto vedere sulla carta quale guadagno faranno i rifornimenti se il Canale di Sicilia sarà in mano dell'Asse, con la base di Biserta. Ho anche insistito perchè si affretti la preparazione dell'attacco a Malta, il cui possesso è indispensabile per le buone operazioni in Libia.
(Ci è stato sempre raccontato che era Rommel a non essere interessato a Malta. A quanto pare prima ancora di partire  lo riteneva più che indispensabile. Ndr.) Mi ha detto che la faccenda di Malta non la ritiene importante: al Comando Supremo gli hanno detto che basta neutralizzare l'isola con l'aviazione. Comunque Ribbentrop non si interessa a Malta: egli è troppo diplomatico e poco militare per approfondire queste cose. Mi ha detto che il Vaticano si occupa di Malta ed anche l'Ordine dei Cavalieri di Roma (voleva dire di Malta. Ndr). Mi augura buon viaggio e torna a parlarmi di Ciano ed Attolico entrambi antitedeschi; egli critica la leggerezza di Ciano ed i pettegolezzi che egli ha fatto in Germania con signore anche poco conosciute. Mi racconta che ha criticato Farinacci e Buffarini Guidi in pubblico fra tedeschi, e che ha scherzato con compiacimento sulla morte di Balbo. Questi diplomatici vivono di pettegolezzi e pretendono di fare politica nonchè di obbligare poi i militare a risolvere i loro pasticci"

Qui accenna all'incontro avuto con Canaris, breve sosta a Roma poi volerà verso l'Africa raggiungendo il comando del corpo di spedizione tedesco; l'"Afrikakorps". (Ndr.)

DIARIO (Rommel) - "Canaris. Molto preoccupato della situazione interna italiana. Diffidare della Corte, dello Stato Maggiore, del Vaticano. Curare i servizi d'informazione. Wessel mi darà i dettagli per la Libia e l'Egitto. Curare i cifrari. Massima riservatezza con gli italiani. I soldati e gli ufficiali in Libia sono i migliori. Preferibilmente, di tutti i contatti con gli ufficiali ed i Comandi italiani, fare verbale. Il SIM ha un buon servizio ed una discreta organizzazione; solo manca di continuità nelle direttive e nei Capi. Diffidare dell'ambiente Badoglio. I servizi della marina, specie lo Stato Maggiore ed il Servizio Informazioni sono ottimi. Gli Ammiragli italiani valgono molto di più dei Generali ed in genere la Marina italiana ha delle belle doti, tali da porla in grado di subire il confronto con le migliori marine. Peccato che manchi alla marina la decisione del Comando Supremo italiano, che è in mano all'esercito. L'Aviazione italiana è disorganizzata: la produzione scadente e deficitaria. Ottimi e coraggiosi i piloti.
Non prestare mai fede alle cifre in Italia. Gli italiani sono capaci di darla a bere anche a Mussolini. Diffidare dell'Ambasciata tedesca a Roma, dove sono pochi i nazisti: comunque Canaris è certo che von Mackensen sia un buon tedesco: La diffidenza fra i tedeschi e gli italiani è, secondo lui, che i primi dimenticano tutti i loro litigi e le diffidenze di vedute quando la sorte della patria è in giuoco, mentre i secondi approfittano della guerra per le loro risse interne.
Gli antifascisti italiani si augurano il crollo dell'Asse per vedere in rovina il Duce e il fascismo, anche a costo della rovina della Patria. Questo è inconcepibile per ogni uomo d'onore tedesco, inglese o giapponese. A riprova di ciò, mi cita i casi numerosissimi delle radio clandestine in Italia che comunicano con Malta ed Alessandria, tutte azionate da Italiani sovversivi, specialmente genovesi e milanesi. Mi augura buon viaggio e mi conferma che mi manderà in Libia Ratzkellerr".

(Fine della lettera alla moglie)
Il 15 febbraio, Rommel atterra in Libia. E così  inizia il suo diario in Africa.

16 FEBBRAIO 1941 -
DIARIO (Rommel) - Ieri dominava il ghibli e mi è stato  impossibile servirmi dell'aereo per fare subito una perlustrazione. Ho così in questa occasione visitato una Divisione italiana che mi ha fatto un'ottima impressione.

17 FEBBRAIO -
DIARIO (Rommel) - Abbiamo, i Comandanti italiani ed io, una magnifica reciproca comprensione. Non potevo augurarmi una migliore collaborazione. I miei carri armati sono ora in prima linea, sul fronte che è già stato spinto in avanti di 500 km verso oriente. Gli altri non possono far altro che filare.

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