ROMMEL (5)

14 NOVEMBRE 1942 - (LETTERA di Rommel alla moglie) - "Oggi siamo di nuovo premuti in direzione di occidente. Personalmente sto bene ma tu puoi immaginare come lavora la mia testa. Dobbiamo essere grati per ogni giorno che passa senza che il nemico riesca ad inchiodarci. Io non so quanto questo potrà durare. Tutto dipende dai rifornimenti di benzina che dovrebbero giungerci con mezzi aerei. Come potremo vincere questa guerra se perdiamo qui in Africa? Quale sarà la nostra fine? Se io potessi soltanto liberarmi da questo pauroso pensiero!"

L'aiutante Moser aggiunge al DIARIO lo stesso giorno:  "Siamo in arretramento a gran velocità: Il signor Maresciallo reputa necessario ritirarci in Tunisia. Gli italiani insistono per difendere la Tripolitania, il che ci ridurrebbe ad un ulteriore logoramento delle nostre forze. Il maresciallo Rommel è sereno, malgrado i duri colpi subiti. Tour gli ha fatto leggere ieri sera il proclama del Generale Montgomery all'VIII Armata, prima dell'offensiva di El Alamein in cui è riportato l'ordine del Generale Alexander che dice testualmente "distruggere Rommel e le sue truppe". Il signor Maresciallo ha ribattuto che se avessimo avuto benzina a sufficienza a quest'ora noi saremmo sul Canale di Suez, e non in procinto di essere buttati a mare, ed ha aggiunto: "se date cinque carri armati a me e cinque a lui (Montgomery) mettendoci in una zona isolata del deserto con uguali riserve di benzina, allora vedrete chi di noi due è più bravo!".
"Il Generale Kesserlring continua ad asfissiarci con i suoi cifrati. Da Roma ci sono giunte preoccupanti notizie sulla situazione italiana. Al Comando Supremo italiano l'atmosfera è oscillante, grigia e gravida di elettricità. Le ostilità contro di noi aumentano: a Napoli vi sono stati incidenti fra i soldati di Bech e i marinai. Si teme, negli ambiente  della Corte vi siano correnti che premono sul Re d'Italia perchè prenda in mano la situazione interna italiana e limiti l'autorità del Primo Ministro (Mussolini). Voci darebbero sicuro al nostro servizio informazioni che la Principessa ereditaria, MARIA JOSE', abbia avuto, tramite una sua amica francese, dei contatti con diplomatici americani ed inglesi in Svizzera per una pace separata. Sarebbe mostruoso!
D'altronde anche qui gli italiani sono demoralizzati e ci sono ostili. Le forze del nemico sono preponderanti. I carri armati Grant e Shermann sono più efficienti dei nostri. Ieri vi è stato un nuovo incidente fra il signor Maresciallo e il Generale Barbasetti del Comando italiano. Keudell non dà notizie dalla Tunisia. Il Maresciallo Cavallero capo del Comando Supremo italiano sarebbe stato silurato "per ordine del Re d'Italia" e gli succederebbe secondo von Rintelen, il Generale Geloso".

23 NOVEMBRE 1942 - DIARIO (aiut.) - Il Maresciallo riceve rapporto di S. da Roma, in data 22 novembre 1942, portato in aereo da Kramer:
"La situazione da lei proposta circa il totale ripiegamento in Tunisia di tutte le forze dell'Asse in Africa, è stata accettata in linea di massima dal Comando Supremo italiano, malgrado le resistenze del Comando Italiano dell'Africa e una certa reazione degli ambienti politici, restii a perdere la colonia e soprattutto Tripoli a cui sono legati ricordi sentimentali della storia italiana.... Per il ripiegamento il piano va bene.....Può darsi come avviene qui a Roma che all'ultimo momento forse per intervento del Re sia dato qualche contrordine per ciò che riguarda Tripoli....Lei è autorizzato a non modificare i suoi piani...."
Il signor Mussolini ha scritto un messaggio personale al Fuhrer che von Mackensen ha letto al conte Ciano in copia, in cui insiste perchè venga tenuta la linea Marada-el Agheila, chiedendo inoltre un aumento della Luftwaffe e della Flak. Il Generale Kesselring è scettico, Il rapporto del Generale von Pohl è stato accolto con gravità. 

28 NOVEMBRE 1942 - DIARIO (aiut.) - Ricevuto cifrato da Berlino: "Il signor maresciallo Rommel si reca in aereo in Germania per esporre personalmente al Fuhrer e al Comando Supremo della Wermacht la situazione e far approvare i piani per la ritirata in Tunisia"
Il 30 Novembre Goering si è portato a Roma per recare a Mussolini le decisioni del Fuhrer circa l'Africa.

1° DICEMBRE 1942 - DIARIO (aiut.) - Cifrato da Berlino: "Domani rientrerà in Africa il Maresciallo Rommel. Ripiegamento sulla linea di Buerat".

3 DICEMBRE 1942 - DIARIO (aiut.) - "Tre divisioni corazzate verranno dal Reich: la "Hitler", la "Goering" e la "Deutchaland". Si profila ancora una volta il problema del comando".
Inviato cifrato a Roma in data 17 dicembre 1942: "Non è possibile tenere la linea di Buerat in queste condizioni. La disponibilità di benzina e di munizioni è venti volte al di sotto della necessità. Gravissima la carenza di automezzi. Dalla Tunisia non giunge nulla. Impegnarsi qui significherebbe rimanere annientati dal nemico, che ha una superiorità schiacciante e lascia il varco aperto verso l'ultimo bastione dell'Asse sul continente africano (Tunisi). Urge accettare il piano di Rommel per una ritirata elastica con azioni di ritardo, fino alla linea di Gabe, già proposta".

19 DICEMBRE 1942 -
DIARIO (Rommel)- "Attendiamo ogni giorno un attacco nemico da occidente. Con questo sarà sigillata la nostra fine!"

22 DICEMBRE 1942 -  DIARIO (aiut.)- Ricevuto cifrato da Roma: "Von Arnim dovrebbe sostituire il Maresciallo Rommel la cui salute lascia a desiderare"

7 GENNAIO 1943 - DIARIO (aiut.) - Inviato cifrato a Berlino: "Rommel chiede di essere esonerato dal Comando per ragioni di salute. Il Comando Supremo rifiuta",

19 GENNAIO 1943 - LETTERA di Rommel alla moglie: "Siamo di fronte a tempi duri. Ogni tedesco in piccolo o grande che sia deve lavorare per la guerra senza riguardo per le sue possibilità, la sua situazione sociale, il suo patrimonio o la sua età. Cercati tempestivamente un lavoro che comunque ti confaccia. Devi anche pensare di Manfred (14 anni), che fra breve sarà destinato al lavoro, oppure dovrà servire nell'antiarea. Ne va' della vita della Germania. Te lo dico senza riserve perché voglio che tu sia preparata alle prossime vicende. E' meglio prepararsi tempestivamente all'inevitabile, perché allora il trapasso è meno pesante da sopportare. I nostri nemici specie i russi hanno naturalmente anche loro tempi duri. Da tempo essi hanno, con ogni brutalità mobilitato tutto il popolo fino alle ultime forze e danno tutto quanto possono. Solo così si spiegano i loro successi."

21 GENNAIO 1943 - DIARIO (aiut.) Inviato cifrato di Rommel a Berlino: "Assicuro che farò in modo da salvare fino all'ultimo uomo ed all'ultimo carro armato dell'A. Korps."

23 GENNAIO 1942 - Tripoli è abbandonata da italiani e tedeschi. Gli inglesi alle 5 del mattino entrano a Tripoli. Finisce così il dominio italiano sulla Libia.

25 GENNAIO 1943 - DIARIO (Rommel) - "Siamo condannati ad essere sepolti in Africa. L'A.Korps ha fatto quanto era nelle umane possibilità ed almeno il suo onore è salvo, Giorno e notte sono assillato dal pensiero che noi saremo costretti a subire una completa disfatta in Africa. Sono così depresso che mi è quasi impossibile lavorare".
NOTA dell'aiutante: Ricevuto cifrato da Roma, in pari data: "Il signor Mussolini ha chiesto che il signor Rommel sia sostituito dal Generale Messe del Comando supremo italiano";
Nota: "Incidente dell'altro ieri con il Maresciallo Cavallero".

27 GENNAIO 1943 - DIARIO (Rommel) -
L’ 8a armata britannica è alla frontiera tra la Libia e la Tunisia. Il 12 febbraio dilagherà in Tunisia.

28 GENNAIO 1943 - DIARIO (Rommel) - "Le mie condizioni di salute non mi permettono più di tenere ulteriormente il comando. Altri punti di vista naturalmente giocano il loro ruolo, soprattutto la questione del prestigio. I mie soldati mi fanno pena cordialmente, perché sono legato a loro da profondo affetto".

31 GENNAIO 1942 - DIARIO (aiut.) Ricevuto cifrato da Roma e Berlino: Il generale Ambrosio sostituisce il Maresciallo Cavallero al Comando Supremo italiano. L'Ammiraglio Raeder è stato sostituito da Doenitz".

Il 1° FEBBRAIO 1943 - Arretrati in Tunisia l'A. Korps si schiera in due parti; quella italiana comandata da Messe a sud con 4 divisioni italiane e due tedesche (che sono reduci dalla Libia), e quella tedesca - la 5a armata- a nord comandata dal generale von Arnim con tre divisioni tedesche e due italiane. Dovrebbe comandarle sul campo Rommel, ma sulla carta è l'Alto Comando italiano a Roma che decide la condotta strategica delle operazioni.  Kesserlring vola a Berlino per farsi ascoltare, ci resta una settimana, ma Hitler ha altro per la testa: ha l'assedio di Stalingrado. Ma qualcosa ottiene, quello che gli è stato sempre rifiutato. Sembra solo ora rendersi conto Hitler che se cade l'Africa, agli inglesi non resta che montare sulle navi, risalire l'Adriatico ed averli alle spalle magari dentro la stessa Germania.
Ma quando arrivano questi rifornimenti, anche in Tunisia le truppe dell'Asse sono stretti dentro una morsa come a Stalingrado; in una grande gigantesca tenaglia anglo-americana che  deve solo chiudersi.
Inoltre ora uno dei maggiori protagonista di tutta l'A. Korps, non è più lui, Rommel sta male.

8 FEBBRAIO 1943 - LETTERA dell'aiutante alla signora Rommel: "D'incarico del prof. Forster le comunico che il Maresciallo soffre di depressione per cui diventa completamente pessimista e perde ogni speranza. Io gli assicuro che egli è trattato con ogni riguardo e tutti coloro che lo conoscono gli augurano una pronta guarigione".
Inviato cifrato a Berlino: "I resti della A. Korps sono ormai al sicuro verso la linea del  Mareth, dopo una durissima ritirata da el Alamein". (POI SILENZIO PER 20 GIORNI)

14 FEBBRAIO - ORE 4 - Le forze italo-tedesche del gen. Jùrgen von Arnim sferrano un violento attacco contro le truppe alleate della 1a armata che preme da occidente sulla Tunisia. Il piano di attacco è di Rommel e prevede lo sfondamento dello schieramento alleato in direzione di Kasserine e Tebessa per puntare successivamente, in caso di successo, su Bona e Costantina. Alla testa dell’armata alleata è il gen. Anderson che dispone del V corpo britannico (a nord), del XIX corpo francese (al centro) e del lI corpo americano (a sud). Le forze dell’Asse comprendono una parte della 5a armata di von Arnim e parte dell’Afrikakorps di Rommel (nel settore meridionale).
L’azione di von Arnim ha successo e gli italo-tedeschi conquistano Sidi Bou-Zid e isolano gli americani che tengono Djebel Lessouda e Djebel Ksaìra, rispettivamente a nord e a sud di Sidi Bou-Zid.
Il 15 FEBBRAIO  l’Afrikakorps di Rommel attacca nel settore meridionale dello schieramento e conquista Gafsa. Intanto nel settore di Sidi Bou-Zid un contrattacco americano (1a divisione corazzata) viene respinto.
Il 16 FEBBRAIO 
l’8a armata del gen. Montgomery arriva a Médenine, pochi km a sud di Mareth dove Rommel si è attestato sulla cosiddetta “linea del Mareth”. Costruita dai francesi tra il 1934 e il ‘39 tra Djebel Dahar e il mare presso Mareth appunto, per difendersi da un eventuale attacco italiano dalla Tripolitania, la linea difensiva del Mareth, chiamata enfaticamente la “Maginot del deserto”, è formata in realtà da poche decine di fortini nella zona costiera, e da qualche buona posizione fortificata in quella montana.
IL 17 FEBBRAIO l’Afrikakorps di Rommel avanza e raggiunge Feriana, puntando verso Kasserine.
Il 19 FEBBRAIO Rommel lancia la 21à Panzerdivision a nord, in direzione di Le Kef dove è appostata la 6a divisione corazzata britannica: l’obiettivo finale resta Tebessa.
il 20 FEBBRAIO Le forze dell’Asse vengono ristrutturate: senza che nessuno dica nulla a Rommel, viene destinato il gen. Messe ad assumere il comando della 1a armata italiana.


28 FEBBRAIO 1943 - LETTERA dell'aiutante alla signora Rommel inviata con molto ritardo: "Desidero farle in ordine cronologico le seguenti comunicazioni:
Ai primi di febbraio le condizioni di salute, morali e fisiche di suo marito erano in tale stadio che il prof. Forster ritenne indispensabile una convalescenza di almeno otto settimane, Il 20 febbraio egli avrebbe dovuto secondo gli ordini del Quartier Generale del Fuhrer, "partire in licenza".
La gravissima situazione militare ha avuto una deleteria influenza sulla salute di suo marito.
Il Comando Supremo italiano inviò un successore senza preavviso ufficiale e senza che suo marito fosse stato interpellato. Si aspettava il suo arrivo per annunziare che suo marito era malato. Egli non ha però mai voluto essere ammalato ed è meglio così. Egli appartiene ai suoi soldati. Se egli avesse personalmente fissata la data della sua partenza e qualche giorno più tardi si fossero verificati degli avvenimenti spiacevoli, gli avrebbero rinfacciata la sua partenza intempestiva, e gli avrebbero rimproverato di non aver previsto bene le cose. Durante questo lasso di tempo divennero necessarie alcun operazioni contro gli inglesi che non abbisognavano di rinforzi: dovevano parteciparvi truppe di entrambe le armate. Allorchè egli si accorse dell'invidia che predominava, lasciò agli altri il comando. Il successo non venne sfruttato abbastanza e il Maresciallo fece una proposta molto intelligente, che purtroppo non venne attuata per metà. Egli allora decise di condurre di nuovo le operazione, e potè così riprendere in mano le faccende militari.
Quella sera egli ordinò una bottiglia di Champagne, e si paragonò ad una vecchia rozza di cavalleria che sente suonare la fanfara. In prosieguo di tempo, le sue condizioni migliorarono tanto che tutti speravano che egli avrebbe ritrovato tutta la sua salute.
Il Prof. lo visitò e trovò che egli era in grado di tenere il comando per otto giorni. Egli rinviò la cura a più tardi. Io inviai la relativa comunicazione al Quartier Generale del Fuhrer ed allo Stato Maggiore Generale del teatro d'operazioni del Sud.
Durante il corso delle operazioni ricevemmo la risposta: il gruppo di armate Rommel abbraccia ambedue le Armate. Questa è stata una nuova testimonianza della fiducia che, non solo il Fuhrer ma anche il Duce hanno nella persona del Maresciallo anche dopo il lungo periodo di riposo. Egli stesso aveva sempre temuto il contrario".

Nel frattempo questo era accaduto:

9 FEBBRAIO 1943 - DIARIO (aiut.) - Riunione a Rennouch, presso Gabes, con il Comando Superiore del Sud, Maresciallo Kesselring. Intervengono: il M. Rommel, il Gen. von Arnim, tedeschi e i generali Gandin e Messe, italiani. La V armata opera su Sidi Bu Zid e l'A. Korps su Gafsa. 

18 FEBBRAIO 1943 - DIARIO (aiut.) Offensiva su Kasserine. Contrasti con il Comando supremo italiano per il Generale Messe. Il sig, Maresciallo Rommel è pessimista.

22 FEBBRAIO Rommel rinuncia agli attacchi su Sbiba (21a divisione corazzata) e Thala (10a divisione corazzata), quando cominciano ad affluire i rinforzi della 6a divisione corazzata britannica inviati dal comandante delle armate alleate, il gen. Alexander.
25 FEBBRAIO - Si conclude la battaglia di Kasserine con l’occupazione della città da parte degli Alleati. L’attacco dell’Asse ha causato 10.000 morti tra gli Alleati (più della metà americani) contro i 2000 dell’Asse.


28 FEBBRAIO 1943 - DIARIO (aiut.) - "Il maresciallo è di nuovo in forma. Oggi ha scherzato con me chiamandomi il suo storico. Egli ha detto, presente Gruber, che facevo benissimo a raccogliere documenti a memoria perché avrei dovuto scrivere per i posteri del Deutch Afrika Korps. Egli a suo tempo mi darà una mano "Se sarò vivo cosa di cui dispero"  ha aggiunto testualmente".

29 FEBBRAIO 1943 - DIARIO (aiut.) - "Oggi iniziamo l'operazione "Capri";  l'A. Korps si farà onore ancora una volta. Disturberemo il nemico che tenta di attestarsi tra il Mareth e Medonine".

2 MARZO 1943 - DIARIO (aiut.) - Riunione di nuovo a Gabes, con il Maresciallo Kesserlring. Rommel ha affermato che non intende collaborare con  Kesserlring e ne scriverà al Fuhrer".

6 MARZO - Ore 9: sul fronte orientale l’Afrikakorps di Rommel attacca l’8a armata che si trova a est della linea difensiva del Mareth. Dopo la battaglia di Kasserine, visti inutili i tentativi di alleggerire la pressione a occidente, Rommel ha fatto un rapido dietro-front per prepararsi ad affrontare l’inevitabile offensiva dell’8a armata britannica che si accinge ad assalire la linea del Mareth. Le avanguardie delle truppe alleate sono attestate attorno alla località di Médenine, mentre il grosso è al sicuro dietro campi minati e difese anticarro.
Ore 12: di fronte al fuoco dell’artiglieria anticarro inglese, le forze dell’Asse ripiegano.
9 MARZO - lI feldmaresciallo Rommel, viene richiamato in patria dopo la battaglia di Médenine, fa tappa a Roma e si incontra con Mussolini cui non nasconde la gravità della situazione. Ma Mussolini replica solennemente: “La Tunisia deve essere conservata ad ogni costo... Sono del parere del Fùhrer: bisogna conservare la Tunisia”. Il comando delle forze tedesche in Tunisia è affidato al gen. Jurgen von Arnim, mentre il comando supremo delle truppe dell’Asse è tenuto dal gen. Giovanni Messe.

9 MARZO 1943 - DIARIO (aiut.) - Rommel ha ottenuto dal Q.G. del Fuhrer l'atteso congedo, a sua domanda per gravi motivi di salute; lo sostituisce von Arnim nella V Armata, ma il Generale Messe assume il comando della I Armata e il comando dell'A. Korps in Africa.
Il sig Mar. Rommel parte domani per il Reich. In aereo, ma su questa partenza sarà mantenuto il massimo segreto per volere del Comando Supremo della Wermacht e personalmente del Fuhrer".

Infatti il cambio della guardia rimane segreto per "ragioni psicologiche" e di prestigio. Montgomery sarà sempre convinto di battersi contro Rommel, e saprà solo alla fine della battaglia che al Comando d'Armate c'era Von Armin, e data l'urgenza di nominare in comandante di tutte le forze, Messe gli fu affidato il comando effettivo (il primo e unico caso di divisioni tedesche agli ordini di un generale italiano).

16 MARZO 1943 - DIARIO (aiut.) - "Rommel è a Wiesbaden. Il Fuhrer ha voluto una sua lunga relazione di dettaglio che ha inviato a Roma. Ne ha anche scritto al Duce. La salute di Rommel lascia a desiderare".
(QUI SI INTERROMPE IL DIARIO DI ROMMEL E DEL SUO AIUTANTE)


INTANTO CONTINUANO I COMBATTIMENTI


16 MARZO -Alle ore 20,30 gli anglo-americani attaccano. L'azione principale è condotta da Montgomery con l'VIII armata. Sono le prime fasi della Battaglia di Mareth-ElHamma-El Guettar.

20  MARZO - Verso sera i neozelandesi riescono a bloccare il Passo di Tebaga. Nella notte le divisioni del XXX corpo inglese sferrano un attacco frontale contro la linea del Mareth, premendo sulle posizioni tenute dalle divisioni della 1a armata italiana, cercando di circondarla
L'offensiva inglese si svolse sulla linea del Mareth, ma a Montgomery non fu difficile sopraffare lo schieramento del generale Messe facendolo arretrare di un centinaio di chilometri verso Tunisi. 
Nelle battaglie del Mareth, in alcune fasi Montgomery subì anche delle gravose perdite, inviando a Londra messaggi drammatici "ferma, disperata resistenza". (soprattutto con i tedeschi della V Armata di Arnim che ha ancora mezzi efficienti e non è appiedato come Messe).

22 MARZO - La 164a divisione leggera tedesca abbandona la linea del Mareth per bloccare i neozelandesi al Passo di Tebaga e accorre dal nord anche la 21a divisione corazzata tedesca.
La 50a divisione inglese viene ricacciata indietro dalla testa di ponte e Montgomery è costretto a cambiare la strategia decidendo di sfondare le linee nemiche da sud.
Montgomery un po' titubante, sospese l'azione  chiedendo a Londra due settimane di tregua. Ma Londra insistette per riprendere l'offensiva subito che riprese infatti  il 26 MARZO con le nuove forze corazzate provenienti dall'Egitto. Una manovra aggirante costringe Messe a ritirarsi verso la linea dell'Akarit, iniziando (scrive) una guerra di movimento (senza mezzi di movimento!). Poi si ritira (a piedi) fino ad Enfidaville. Sono manovre inutili, perché gli avversari hanno una superiorità schiacciante.
(Messe infatti scrive "..siamo impotenti, di fronte agli stormi alleati che "oscurano il sole")

28 MARZO - Le truppe della 1à armata italiana ripiegano sulla linea dell’Akarit (a nord-ovest di Gabès, sulla strada di Sfax) dove si sono spostate gran parte delle truppe italo-tedesche: il ripiegamento è lento e ordinato, il contatto con il nemico mai rifiutato. L’operazione, condotta dal gen. Messe, viene completata in maniera soddisfacente entro i primi giorni di aprile. Ma le perdite sono state molto pesanti per ambedue le parti.
Patton con i suoi carri armati non vede l'ora di avanzare, di sfondare e di andarsi a prendere un po' di gloria. Eisenhower che ha fissato il proprio comando ad Algeri assume di persona le operazioni, affermando "la guerra è fatta di mezzi, mezzi e ancora mezzi". E di mezzi Eisenhower ne ha a volontà.

Sulla battaglia del Mareth, giunse una lunga relazione di Messe a Mussolini a Roma, che il duce più tardi così commentò "...in quella relazione distribuiva più elogi agli inglesi che non alle forze italiane; eccessivi tali riconoscimenti ai nemici che si rinfrangevano anche sugli italiani, in quanto dimostravano che i nostri soldati avevano combattuto contro soldati non di seconda classe ma di prima classe. Oggi, alla luce del tradimento particolarmente obbrobrioso di Messe, ci si domanda se tutto ciò non fu calcolato e intenzionale, in vista di una cattività che Messe non poteva escludere dal novero delle possibilità. E' altresì indubbio che Messe, attraverso la sua relazione, godé di una immediata buona stampa in Inghilterra, ed è altresì documentato dalle fotografie che, giunto in volo nei pressi di Londra, il Messe fu accolto da uno stuolo di generali non come un prigioniero e italiano per giunta, ma come un ospite di riguardo" (Articolo di Mussolini, pubblicato sul Corriere della Sera del 1945, poi raccolti insieme ad altri  in "Il tempo del bastone e della carota").
Mussolini infatti, fece pubblicare sui giornali la lettera di Messe, ma eliminò gli "elogi" ai "nemici".

3 APRILE - Opponendo sempre una strenua e ordinata resistenza, le forze italo-tedesche cominciano ad arretrare verso nord sulla cosiddetta linea di Enfidaville.

5 APRILE . Nella notte l’8a armata del gen. Montgomery sferra un poderoso attacco alla linea dell’Akarit. A mezzanotte la 4a divisione indiana raggiunge quota 275 aggirando cosi da sud l’Akarit. Ma la linea non viene sfondata e le truppe dell’Asse possono retrocedere ancora verso nord, verso cioè la nuova linea difensiva di Enfidaville, una serie di rilievi che si estendono fino al Djebel Mansour e che rappresenta l’ultima protezione di Tunisi. Le perdite dell’Asse sono enormi: la divisione italiana Centauro è stata sciolta e quelle che sono rimaste non raggiungono il 50% degli effettivi.

6 APRILE - BATTAGLIA DI AKARIT - Comincia alle ore 23, con il fuoco di 450 cannoni di Montgomery, il quale dispone anche di 500 mezzi corazzati, mentre la 15a divisione tedesca ne ha soltanto 16. La battaglia dura un giorno solo, ed è "la battaglia più violenta e selvaggia dopo El Alamein" (scriverà Montgomery).
Nonostante il dovere superiore al coraggio e le numerose perdite, gli italiani debbono retrocedere ancora di 250 chilometri, fino al caposaldo di  Enfidaville (luogo dell'ultima battaglia, e di qui arretrando comincerà la difesa ad oltranza)

7 APRILE - Hitler crede ancora ai miracoli. Mussolini lo incontra a Salisburgo (il vertice si protrarrà fino all’ 11): i due discutono la situazione militare dopo le cocenti sconfitte degli eserciti dell’Asse su tutti i fronti.
Mussolini vorrebbe che Hitler avviasse trattative per una pace separata con la Russia in modo da rafforzare il fronte sud-europeo. Ma il Fuhrer non sente ragioni; soggioga il Duce con le sue mirabolanti visioni di vittorie future, anche in Africa. (“Duce” dice tra l’altro “io vi garantisco che l’Africa sarà difesa. Verdun resistette all’attacco dei migliori reggimenti tedeschi. Non vedo perché non dovremmo resistere anche noi in Africa. Col vostro aiuto,Duce, le mie truppe faranno di Tunisi la Verdun del Mediterraneo..”): Mussolini si lascia convincere.
Ma nelle stesse ore in Tunisia l'8a armata inglese si ricongiunge con la 1a armata americana non lontano da Graiba, nel golfo di Gabès.
Il giorno dopo alla linea di Enfidaville i reparti italiani rimasti senza ordini e isolati sulla destra dello schieramento, si arrendono dopo aver cercato senza successo di disimpegnarsi.

Il 12-19 APRILE - Solo Enfidaville separa l’8a armata da Tunisi. Si sta avvicinando l’ora dell’offensiva finale.
Per due giorni gli italiani tengono in scacco una intera divisione a Takrouna, facendo fallire il piano di sfondamento di Montgomery.

Il 22 APRILE -Il gen. Montgomery interrompe l’attacco della sua 8a armata contro la linea di Enfidaville. Contemporaneamente la 1a armata inglese (al comando del gen. sir Kenneth Arthur Anderson) lancia una serie di attacchi sulle alture a sud- ovest di Tunisi: il V corpo britannico punta verso Longstop Hill e Peter’s Corner (che dominano la valle del fiume Medjerda) nell’intento di avanzare su Tunisi passando attraverso la località di Massicault; il Il corpo statunitense del gen. Bradley attacca in direzione di Mateur (tenendo in particolare conto la “Quota 609” da cui si domina la cosiddetta “Trappola per topi", una valle attraverso la quale si può arrivare facilmente alla pianura), mentre al sud il IX corpo britannico avanza verso la pianura di Goubellat.

1 MAGGIO - Gli americani conquistano “Quota 609” ma non riescono a procedere per l’accanita difesa tedesca. In particolare la 1a divisione corazzata americana è bloccata dalle retroguardie nemiche nella “Trappola per topi” il grosso dell’esercito tedesco ripiega verso Mateur, dove organizza una nuova linea difensiva.

6 MAGGIO - All’alba si scatena l'azione a fondo su un fronte di tre chilometri; protette da un formidabile fuoco d’artiglieria (e da 2500 sortite di aerei) la 6a e la 7a divisione corazzata, del IX corpo inglese, riescono dal varco di Massicault, a penetrare nella pianura alle spalle di Djebel Bou Aoukaz, creando lo scompiglio nelle comunicazioni e nei collegamenti delle forze dell’Asse. Pur con molta difficoltà, le due divisioni corazzate inglesi riescono a raggiungere Massicault.
A sud continua l’avanzata delle truppe francesi in direzione di Pont-du-Fahs, mentre a nord, la 9a divisione americana punta su Biserta e la 1à corazzata americana, superata Mateur, marcia su Ferryville (a nord) e su Protville (a est).
7 MAGGIO - Gli americani entrano a Biserta, gli inglesi conquistano Tunisi, i francesi raggiungono Pont-du-Fahs. La resistenza delle truppe dell’Asse comunque continua anche se il generale tedesco Shnarrenberg incaricato della difesa di Tunisi si è allontanato senza lasciare disposizioni alle truppe. E pure il generale Von Arnim, recatosi a Roma per conferire, non si è più visto. Così un altro generale, Bayerlein, colpito da reumatismi si è imbarcato proco giorni prima.
Crollato il settore della 5a armata germanica, la 1a armata italiana è rimasta accerchiata, investita a est dalle forze di Montgomery. Unica difesa il petto degli uomini quasi senza munizioni.
Questa difesa a oltranza degli italiani in Tunisia è una pagina poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale, ma vi sono segnate in rosso tutti gli errori, tutte le incompetenze e tutte le irresponsabilità dei comandanti italiani, del fascismo e della monarchia. Sono invece sottolineate la capacità degli italiani di combattere con la dignità,  anche in paurose condizioni di inferiorità come numero e come armamento.

8 MAGGIO - Un convoglio italo-tedesco, formato da 3 piroscafi, riesce a raggiungere le acque di Tunisi, dove però viene attaccato da unità inglesi: le navi dell’Asse colano a picco senza poter scaricare nulla. In mattinata il comando del Gruppo di armate italo-tedesche in Nordafrica segnala che nessuna delle sue unità può muoversi per mancanza di carburante.

11 MAGGIO - Cessa ogni resistenza da parte delle truppe dell’Asse: gli Alleati hanno conquistato tutto il paese. In Africa è proclamato il “cessate il fuoco”.

12 MAGGIO - Le truppe tedesche, alcune attraversano il canale di Sicilia con ogni mezzo di fortuna e si mettono in salvo, altri sono costretti ad arrendersi.
Messe non si arrende, ma si arrocca sulle colline a sud di Tunisi. Fa sapere a Roma che "condividerò la sorte dei miei soldati, anche con la prigionia se necessario". (sic!)
Mussolini pur lontano, da Roma, con un senso di rispetto, lo lascia libero di prendere le sue decisioni. E Messe il giorno dopo si arrende.
Ma vogliamo ricordare un particolare: all'invito radio inglese di arrendersi incondizionamente, viene risposto "solo se ci concederete l'onore delle armi"- "altrimenti?" - "Non ci arrenderemo!". 

13 MAGGIO - Tra tedeschi e italiani hanno deposto le armi nella campagna d'Africa circa 250.000 uomini. Il gen. Alexander invia a Churchill il seguente messaggio: “E' mio dovere informarla che la campagna di Tunisi è terminata. Ogni forma di resistenza nemica è cessata. Noi controlliamo le spiagge del Nordafrica...”.
Per alleviargli il dolore della cattura,  Mussolini  promuove Messe Maresciallo d'Italia per meriti di guerra. Ma lui non segue i prigionieri, vola a Londra come "ospite di riguardo" degli inglesi. 

MONTGOMERY nel suo libro di memorie gli italiani li liquidò con poche righe feroci "... si arrendevano a mandrie, al comando di generali che avevano preparato già le valige".
(righe che in Italia provocarono decine di violenti articoli, un tipo lo sfidò perfino a duello).

Mentre "I suoi soldati" (di Messe) furono scaraventati nel Sud Africa, in Rhodesia;  torneranno dalla prigionia nel 1946!. Umiliati perché avevano perso, offesi perché si erano arresi, disprezzati perché gli onori in quel periodo (1946 e successivi) erano riservati tutti ai partigiani; che in Italia dalle caserme era scappati a casa e poi sui monti.
In Africa invece non si poteva fare altrettanto, non era così semplice!

E fra questi, il padre di chi sta scrivendo queste note che nella grande foto della cattura appare al centro.
E per come si svolsero le cose, lui la sapeva molto lunga. Prima di tutto la verità sulla campagna in Africa (camionista era addetto proprio al trasporto del carburante e dei vari rifornimenti), poi sugli ambigui rapporti (e le liti) dei generali italiani con i tedeschi; infine la verità su questa singolare "resa" (Montgomery docet)
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Arrigo Petacco, in Storia del Fascismo scrive: "Nel dare l'annuncio della caduta della Tunisia, la stampa italiana, una volta tanto, non nasconde la verità. I giornali scrivono, senza mezzi termini, che adesso l'Italia è direttamente minacciata, che un tentativo di sbarco sul territorio nazionale è possibile. (Da Tunisi in Sicilia ci si arriva anche con i pescherecci - Ndr.). Mussolini stesso, in un colloquio con Ambrosio, autorizza ad accelerare al massimo il rimpatrio delle unità che si trovano fuori dalle frontiere, in Iugoslavia, in Grecia, e altrove. Pare rendersi conto della gravità della situazione e, per la prima volta, parla di pace separata, non con la Russia, come vagheggiava in passato, ma con gli inglesi e con gli americani. 
Siamo nel maggio del 1943. Alla caduta del fascismo mancano soltanto due mesi. (vol. 4, pag. 1472)
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Nello stesso periodo della disfatta in Africa, in Russia si stava consumando 
un dramma peggiore, si era in piena tragedia, nel baratro.
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NOTA: Il Generale CAVALLERO, rimosso come Capo di Stato Maggiore, finirà in galera prima dell'8 settembre 1943, accusato da Badoglio di essere antiamericano (!). Si difese con un memoriale affermando che era stato invece sempre anti-tedesco. Ma lasciato libero l'8 settembre (prima della fuga di Badoglio e il Re)  il memoriale finì in mano tedesca (Badoglio lo lasciò sulla sua scrivania). Ovviamente seguì l'arresto immediato di Cavallero; che dopo 24 ore era già morto "suicidato" con un colpo di pistola alla tempia destra; lui che era mancino. (Cavallero aveva sostituito sul fronte greco Badoglio che fu radiato dal comando con tante polemiche sulla stampa. Cioè fu allora stroncata la carriera di Badoglio. Non ebbe più nessun incarico. Si prese la rivalsa il 25 luglio '43).
 
Mentre il Generale MESSE, rimosso dal comando dell'Armir  in Russia (anche lui con forti polemiche), successivamente fu inviato in Africa dopo la partenza di Rommel (Assumendo prima il comando delle truppe italiane poi - con la partenza di Rommel- anche quelle tedesche (!?). 
Dopo la sua "cattura" in Tunisia,  dopo l'8 settembre '43, dall'Inghilterra rientrò in Italia nel novembre del '43;  unitosi al Re e a Badoglio fu nominato Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Italiane fino al 1945.
Una carriera splendida per un nemico degli Alleati e prigioniero di guerra dopo una resa!

Ancora Montgomery: quando gli chiesero un'opinione sull'armistizio formato dall'Italia, rispose semplicemente "Il più grande voltafaccia della storia";  gli spiegarono pazientemente che gli italiani, diventavano un'altra cosa, che non erano più nemici. Lui se ne uscì con una battuta lapidaria "Cobelligeranza? Che roba è?".
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DOVE POI FINI' ROMMEL?

IL 21 LUGLIO Rommel lascia il suo Quartier Generale in Germania, dov'era rientrato, per recarsi a ispezionare le difese dell’Asse in Grecia e nell’Egeo: è in questo settore infatti che i tedeschi temono un nuovo sbarco alleato.

IL 15 AGOSTO (la destituzione di Mussolini è avvenuta il 25 luglio) troviamo Rommel a Bologna dove avviene un incontro italo-tedesco a carattere strettamente militare per discutere le rispettive strategie nella penisola: a guidare le due delegazioni oltre che feldmaresciallo Erwin Rommel c'è il gen. Mario Roatta, capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano. La discussione si svolge in un clima estremamente teso a causa dei sospetti dei tedeschi sui movimenti di truppe italiane dal Sud al Nord dell’Italia e delle reciproche velate accuse di perseguire fini che non sono propriamente quelli di due alleati. Il convegno si conclude senza nuove risoluzioni: lo scontro è solo rimandato (all'8 settembre, quando al mattino viene data a Rhan, la "parola d'onore" di Badoglio, che "l'Italia non tradisce l'alleato tedesco, marceremo con voi fino in fondo" )
Nel frattempo gli italiani  iniziato il laborioso negoziato con gli Alleati con il gen. italiano Giuseppe Castellano, hanno già firmato lìarmistizio. La diffusione per radio prevista per la stessa sera dell'8 settembre)

9 SETTEMBRE - Troviamo Rommel scendere in Italia con una panzerdivision per organizzare e per contrastare con la linea Gustav (da Roma a Pescara - La base di questo comando è a Chieti, a casa di chi sta scrivendo queste note) l'avanzata degli Alleati sul Sangro. Rommel si ritrova nuovamente comandante Kesselring. Fra i due c'è molta incomprensione e tanta ruggine ancora dall'Africa. Rommel compare diverse volte a Palazzo Mezzanotte a Chieti. Lui contrariamente a Kesselring vorrebbe arretrare e consolidare le armate nel "baluardo appenninico"  bolognese. Kesselring insiste sul Sangro ed è lui alla fine il 21 novembre ad assumere in comando di tutto lo schieramento in Italia e a fortificare la linea del Sangro.
Churchill ha colto al volo "l'errore" di Kesselring. Il 29 dicembre scende a Tollo-Orsogna, viene a prendersi Montgomery e lascia il comando a Leese; che farà melina per 10 mesi, mentre  Montgomery va a organizzare lo sbarco in Normandia.
 Rommel viene destinato anche lui  in Normandia prima del grande sbarco del 6 giugno 1944. Ma non ottiene nessun comando, soltanto la nomina di ispettore alle difese sotto la direzione del maresciallo Von Rundstedt (ancora lui! Mandato in pensione in Russia per aver ordinato una resa, richiamato da Hitler in gran fetta. Quello che un giorno aveva definito Rommel "il pagliaccio del circo di Hitler"). In Normandia Hitler come aiutante gli dà proprio Rommel; ed ovviamente tra i due iniziano gli screzi, non si sopportano a vicenda e hanno vedute diverse).
Rommel quel 6 giugno allo sbarco era assente, volato a Berlino per festeggiare il compleanno della moglie.
Ma ricordiamo non era lui a dover guidare le armate, nè tanto meno poteva muoverle dove voleva lui, il suo superiore era Von Rundstedt (che era contrario a Rommel, anche quando aveva ragione. Questo prima di essere mandato a casa anche lui. Tuttavia il...

17 GIUGNO - Per Rommel in Normandia si ripete il dramma di El Alemein (quando voleva arretrare) e quello del Sangro (anche qui arretrare). La 9a divisione del VII corpo USA lanciata una poderosa offensiva sulla costa occidentale della penisola del Cotentin  ha isolato tutta la parte settentrionale (Carteret -Cherbourg).  Rommel propone di evacuare la penisola, ma Hitler non vuol nemmeno sentire parlare di arretramenti e di sgomberi. Non resta che ordinare alle divisioni che si trovano a nord (709a, 243a, 91à 77a) di sacrificarsi per Cherbourg: mentre il resto del corpo tedesco (7a armata del gen. Dollmann) viene schierato inutilmente a difesa della base della penisola del Cotentin (verrà travolta). Hitler convoca bruscamente i marescialli Rundstedt e Rommel a Margival, e si esibisce in una delle sue solite sfuriate. L’armata dell’ovest, dice, “si è lasciata cogliere nel sonno” e accusa le truppe di vigliaccheria. Rommel (pur non responsabile delle operazioni belliche) cerca di controbattere, mette in evidenza la sproporzione tra le forze alleate e quelle tedesche, propone nuovamente lo sgombero della penisola del Cotentin. Hitler però non cede. Come al solito ordina di "resistere fino all'ultimo uomo". Ed esonera nuovamente Von Rundstedt.  Poi richiamato ancora a fine '44, questa volta dagli altri comandanti, Von Rundstedt si scontra ancora con Hitler che lo destituisce e lo manda definitivamente a casa a vita privata (sarà uno dei pochi "grandi" generali a salvarsi dal processo di Norimberga).

A Rommel si rivolgono alcuni ufficiali sfiduciati che chiedono "se il sacrificio dei superstiti è ancora necessario?”. Rommel risponde seccamente: “Conformemente agli ordini del Fùhrer dovete resistere fino all’ultima cartuccia”.
Ma in un rapporto inviato al comando generale dello Heeresgruppe Ovest, il feldmaresciallo Rommel drammaticamente sottolinea che dal 6 giugno, giorno dell’attacco anglo-americano in Normandia, le unità impiegate hanno perso tra morti, feriti e dispersi, quasi 100.000 uomini (di cui 2360 ufficiali) dei quali solo un decimo è stato rimpiazzato; e avverte che il logoramento delle truppe è progressivo e inarrestabile.
Conclude il documento con annotazioni decisamente pessimistiche: “Il nemico è sul punto di frantumare la nostra debole linea del fronte e di penetrare profondamente nell’interno della Francia”. Con gli intimi è stato ancora più caustico "Il ns. Vallo Atlantico? E' il più grande bluff della nostra propaganda".

IL 20 LUGLIO  - Crescono i pessimisti, più nessuna crede alla vittoria, si forma una congiura decisa a rovesciare Hitler assassinandolo.  Ma a Rastenburg, nella Prussia orientale, l’attentato del colonnello Stauffenberg alla vita di Hitler fallisce. 
Svanisce il progettato Putsch per rovesciare il nazismo e per fermare la guerra.

Il 14 OTTOBRE 1944 - LA MORTE DI ROMMEL - 
Sospettato di aver preso parte, anche se indirettamente, al complotto-attentato del 20 luglio contro Hitler, il feldmaresciallo Rommel (secondo una versione abbastanza verosimile) è costretto a togliersi la vita con una fialetta di cianuro per ordine dello stesso Fùhrer. Unica concessione al valoroso ufficiale la possibilità di scegliere tra il processo davanti al tribunale del popolo per aver complottato contro la vita di Hitler e il suicidio col veleno.
In realtà, Rommel aveva dato un’adesione di principio alla congiura del 20 luglio, ma non aveva preso parte attiva al complotto. 
 Rommel avrà imponenti funerali di stato, voluti da Hitler; si dice per evitare lo scandalo, ma soprattutto -essendo Rommel così popolare- per evitare l'effetto demoralizzante sul popolo.

In bene o in male si è sempre parlato tanto di Rommel. E stato il comandante più popolare di tutta la Seconda Guerra Mondiale. Per due anni l'indiscusso protagonista. Uno dei pochi che aveva capito... "
Come potremo vincere questa guerra se perdiamo qui in Africa?".
Un mito che è entrato nella storia. Pur con tanti difetti un uomo fuori dal comune.
Per la sua rapida carriera dagli invidiosi colleghi più titolati, fu accusato di essere amico di Hitler.
Rommel, con le sue qualità, con il suo coraggio, sempre presente di persona in prima linea, grande tattico che rivoluzionava i piani prestabiliti nel pieno delle battaglie, non ne aveva bisogno; semmai era Hitler che aveva bisogno di ascoltarlo come amico. 
Ma Hitler non voleva essere amico di nessuno!

FINE

L'INDIGNATA LETTERA A YOUNG

La lettera inviata da Tell el Eissa (El Alamein) al settimanale "Oggi" (n. 20 -18, maggio 1950), direttamente al direttore Edilio Rusconi, per contestare il libro e le faziosità di Young, con il suo "Rommel". Lettera che ha trovato pienamente d'accordo anche mio padre, Gonzato Giuseppe, (indignato quanto i firmatari della lettera) anche perchè si salvò ad El Alamein, ma finì prigioniero (fino al 1946 in Sud Africa) dopo l'anomala "resa" in Tunisia di Messe. Infatti, Messe, dopo la resa, volerà a Londra a raccogliere onori, e dopo l'8 settembre fu nominato da Badoglio Capo di Stato Maggiore (ovviamente per combattere i tedeschi, e unirsi agli anglo-americani). Quando lo vennero a sapere nei campi di concentramento, furono molti a capire tante cose. E che il suo fono a Mussolini, con la frase "...condividerò la sorte dei miei soldati, anche con la prigionia se necessario" era una gran "balla". A Londra si stava meglio che a Bulawajo !
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questa la lettera degli indignati reduci di El Alamein

Caro Rusconi,
ti mando questa lettera aperta per il Brigadiere Generale Desmond Young, Londra.

"Signor Generale, stamane, poco dopo l'alba, sono stati estratti dal suolo i resti di sette soldati. Abbiamo trovato teschi, ossa, elmetti, due fregi delle truppe australiane, un frammento di piastrino tedesco, il coperchio d'una gavetta italiana e tredici scarpe dei tre eserciti; tutto il resto se l'è divorato il deserto, anche le croci. Ma forse di croci non ce ne furono mai, perché questi soldati morirono nella furia della battaglia, nel "no man's land", e alla sepoltura pensò la sabbia. Già stasera essi riposano nei rispettivi cimiteri, tra decine di migliaia di compagni, sotto un velo di leggeri fiori selvatici. Il caldo ha subito asciugato la vernice delle scritte sulle croci: 12 Ignoti, presunti della 9a divisione australiana, 3 Ignoti, presunti della 164a divisione tedesca, 2 Ignoti, presunti della divisione italiana Trento. Non si è potuto scrivere di più, ma è già qualcosa: non abbiamo dovuto tumularli nello scomparto "Internazionale", dominato dalla dicitura "Sacrificio conjunctis nulluna confiniuin".
Ormai è notte, una di quelle notti senza fondo che lei conosce: e conosce assai bene anche il fanale tipo "Hurricane", gocciolante di petrolio, che ci ha servito, fino a pochi minuti fa, per ultimare la lettura del suo bel libro Rommel. Non le sembra lussuoso, per l'unico guerriero di El Alamein che oggi risiede sul campo di battaglia, il leggere questo volume proprio qui, nella più assoluta solitudine?

Il lettore italiano, scorrendo il suo libro, dà ad ogni facciata una occhiata preliminare che subito rivela, tra le righe, la parola "italiano": e dopo le prime pagine cerca ansioso di che si tratti: come quando, nel brusìo di una folla ostile, si sente pronunciare il proprio nome. Poveri italiani. Per anni interi, a forza di gonfiarci, eravamo divenuti antipatici, ma non lo si diceva troppo perché, nonostante tutto, destavamo una certa inquietudine. Poi fummo messi alla prova; non eravamo peggiori degli altri: buoni operai certamente, e anche buoni soldati. Ma il buon soldato deve essere nutrito, armato e ben comandato: ciò non fu, e la prova risultò sfavorevole, anche se avvenne uno spiegamento di eccezionale, disordinato e misconosciuto eroismo.

Cessata dunque l'inquietudine altrui, il soldato italiano fu e viene coperto di insulti, tra un diluvio di slogans. Ella, signor generale, si è attenuto a questa abitudine: se escludiamo qualche reticente riserva, il suo concetto oscilla tra il disprezzo ed il sarcasmo.

Il suo libro è chiamato al successo: se ne faranno molte edizioni, e ciascuna sarà più completa della precedente. Perché, dopo aver interrogato i testimoni tedeschi, non interroga anche noi che - dopo tutto - siamo stati a fianco di Rommel e ne abbiamo raccolto indiscutibili riconoscimenti? Perché, nella sua narrazione, sono citati solo episodi che non ci fanno onore, spesso - mi perdoni - da accettarsi con riserva, mentre sono sistematicamente taciuti gli altri? La resa della piazzaforte dì Tobruk fu fatta dal generale Klopper alla divisione Trento, la stessa che pochi mesi dopo si sacrificò completamente qui dove scriviamo, lasciando ben pochi prigionieri nelle mani britanniche. La divisione corazzata Ariete fu distrutta cinque volte ed il suo reggimento carristi ebbe da solo mille morti. La divisióne paracadutisti Folgore fu decimata tra Munassib e Himeimat, senza cedere: cadde soltanto il caposaldo del principe Costantino Ruspoli, quando questi fu ucciso con la quasi totalità dei suoi. La vostra radio, fra novembre e dicembre 1942, magnificò cinque volte di seguito questa divisione: perché nessuno di voi ne ha più parlato in seguito? Le divisioni Trieste, Littorio, Bologna, Brescia, Pavia e diverse altre unità subirono più volte ugual sorte: nove generali italiani lasciarono la vita in questo deserto.
Siamo in molti, signor generale, che dalla sconfitta uscimmo a testa alta, disposti oggi a fare - a lei soldato e scrittore - l'omaggio della nostra testimonianza. Esiste un equilibrio che abbiamo il dovere di ristabilire. Vi sono delle inesattezze da rettificare. E poi vogliamo sinceramente contribuire alla gloria di Rommel. Egli talvolta ci sacrificò freddamente, ma fu un soldato principe: soltanto soldato, non volle ammettere inutili massacri e inaudite crudeltà. Perciò fu ucciso da mano tedesca.
Stanotte noi ci sentiamo molto uniti ai sette ragazzi che abbiamo potuto provvedere di una tomba onorata, ricuperati in un fitto campo minato dove morirono recentemente altri due beduini. Avevamo molta paura, stamane, l'onesta paura del buon soldato.

E ora ci sembra scriverle un po' anche a nome dei nostri sette Ignoti, perché essi sono davvero vicini alla verità, ma non possono scrivere.

Essi sanno, e sono certamente tutti d'accordo, morti italiani della Trento, morti tedeschi della 164a. morti australiani della 9a. - Teil el Eissa (EI Alamein) - PAOLO CACCIA DOMINIONI

FINE


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