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CRONOLOGIA

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GLI AVVENTURIERI DEL MARE - AMMIRAGLI & PIRATI/E
BUCANIERI & CORSARI/E - PRIVATI O DI STATO

(vedi anche STORIA DELLA PIRATERIA)

I MERCENARI DEL MARE

L'attività degli avventurieri del mare, simili a quelli di terra, come origine sono remote. I Fenici la praticavano nel secondo millennio; pirati e avventurieri greci sono ricordati da Omero; nel periodo Romano ci sono le testimonianze di Tucidede; infine molto prima dell'anno Mille per i Vichinghi nei mari del Nord la pirateria era una vera e propria professione, una normale attività commerciale marinaresca di questo popolo.

Nel Mediterraneo tornò ad essere nel Medio Evo, una mercenaria attività florida con gli Arabi e i Normanni, allorchè questa pirateria "singola" o "di gruppo" divenne anche un mestiere di conquista, riuscendo a creare delle entità tatali, cioè a far nascere dei veri e propri Stati (Stati barbareschi).

Quando poi iniziarono i commerci legati alle spedizioni delle Crociate, a infoltire le fila ci furono poi  i singoli mercanti marittimi senza scrupoli; o alcuni capi di navi ammutinati con sopra diseredati vari. Alcuni agivano in forma autonoma, ma comunque tutti pronti a offrire i loro favori al soldo di una potente repubblica marinara o adi papi e sovrani.

Inizia così la storia come per quelli di terra ("I Capitani di Ventura") anche per i 
"Capitani di Ventura del Mare".
 L'epoca più strepitosa sarà poi dopo la scoperta del Nuovo Mondo e il conseguente traffico d'oro dalle Americhe verso la Spagna. Produsse infatti, in questo periodo, le più imponenti flotte piratesche della storia; quella dei bucanieri, dei filibustieri, dei fratelli della Costa e infine le due più famose di tutte: quella della piratesca Grande Armata e quella di Drake che conquistando poi il dominio sul mare con altrettante corsare avventure, procurò ricchezze e permise di aprire i grandi orizzonti coloniali dell'Inghilterra elisabettiana.
  
Iniziando la storia di questi "capitani", che troveremo alcuni ben presto trasformati in "ammiragli", indicativa (e non molto diversa da quelli di terra) è la vita e la singolare carriera di uno fra i tanti le cui storie sono poi diventate vere e proprie leggende.


RUGGERO DA FLOR 1268 - 1305

Da mozzo ad ammiraglio

di Mario Veronesi

Figlio di un piccolo gentiluomo della Turingia, venuto in Italia al seguito di Federico II, come suo falconiere, si era sposato con una nobildonna di Brindisi, nella cui città era nato RUGGERO, che avrebbe poi italianato il cognome tedesco del padre Blum in "da Flor".

Il padre morì nella battaglia di Tagliacozzo, combattendo per Corradino di Svevia; gli angioini vincitori s'impossessarono di tutti i beni degli sconfitti, tanto che Ruggero e la sua famiglia si trovarono in povertà.

Il ragazzo cresce forte e robusto tra i vicoli del porto, sale sulle navi in arrivo, rovista nelle stive, ed inizia a respirare quell'aria d'avventura, e di viaggi che più tardi lo renderanno famoso; aiuta a scaricare le navi, impara i termini marinareschi, e a dieci anni con il consenso materno, ottiene l'imbarco come mozzo su di un cargo provenzale, appartenente all'ordine dei templari.

Ed inizia la sua vita marinaresca, passa diversi anni facendo la spola dai porti levantini a quelli occidentali, Genova e Marsiglia in primis, trasportando merci per conto dei Templari.

A quindici anni è il più valente mozzo della ciurma, a venti il gran maestro dell'ordine lo nomina "fratel servente" e gli impone il mantello della confraternita; pochi mesi dopo la nomina, gli è affidato il comando di una nave acquistata dai genovesi, il "Falcone".

Nel maggio del 1292 con quella nave è all'assedio d'Acri, fugge portando in salvo l'oro dei templari, abbandonando la città dove si compie il massacro dei confratelli.

Ruggero punta su Marsiglia, e appena gli giunge la notizia dell'avvenuta espulsione dall'ordine e la denuncia al pontefice, abbandona il Falcone, prende a nolo una nave più piccola e si porta a 
Genova.

Nella città ligure ha molte conoscenze, gente conosciuta nei porti levantini, e non gli riesce difficile con l'oro dei templari, acquistare alcune navi, arruolare gli equipaggi e mettersi in proprio.

Si mette al servizio di Ticino Doria, sarà la scorta armata alle sue navi da carico, e nei ritagli di tempo si dedica alla pirateria; ma quella vita gli và stretta.

Allo scoppio della guerra del vespro, Ruggero si porta a Napoli, offre i suoi servigi a Carlo d'Angiò (lo zoppo), figlio di colui che ha ridotto in miseria la sua famiglia, essendo il pontefice suo alleato, 
sperava in una concessione di perdono per la fuga d'Acri.

L'angioino rifiuta, e allora Ruggero raggiunge Federico d'Aragona in Sicilia, che lo aggrega alla sua flotta con compiti pirateschi, lo scopo è di creare uno stato d'allerta e impegnare milizie nella difesa delle coste angioine.
Ruggero si mette in luce, compie razzie sulle coste campane e calabresi, impegnando un notevole contingente di milizie napoletane.

Nel 1297 diventa vice ammiraglio, è ammesso al reale consiglio e gli sono donati due castelli a Malta, la pirateria lo rende ricco, ora ha una sua flotta personale.

L'impresa più spavalda che compie, è il rifornimento di viveri alla città di Messina assediata, con dodici galee cariche di grano, riesce a forzare il blocco navale rendendo così vano l'assedio.

I suoi ricordi sono sempre legati all'oriente, e nel 1302 con il permesso di Federico, Ruggero invia alcuni legati a Costantinopoli, con il compito di verificare la possibilità di una (condotta) presso quella corte.

L'imperatore Michele IX Paleologo accetta, e il contratto siglato comportava il pagamento di quattro once d'oro il mese per gli uomini d'arme, e ai capitani di ciurma, due ai cavalleggeri, uno ai nocchieri 
e ai marinai, venti (tarì) ai balestrieri, e paghe anticipate per quattro mesi.

A Ruggero è inoltre assicurato il titolo di "granduca del mare" (generale del mare), e la promessa di matrimonio con Maria nipote dell'imperatore.

Nel 1303, quattromila fanti, e mille uomini d'equipaggio sono pronti sulla sua flotta di trentasei navi, lasciano la Sicilia e porgono le prue verso il levante.

Per conto dell'impero bizantino, Ruggero ottiene vittorie contro i genovesi a Galata, sui Turchi a Cizico e in pochi mesi diviene lo spauracchio delle galee battenti la mezza luna.

Il matrimonio con Maria lo innalza alla vita di corte, ben presto è invidiato da molti, ma a lui quella vita non gli si addice molto, abituato com'è a viverla con i suoi marinai, portato a dividere con loro, sofferenze e combattimenti.

Muore pugnalato alle spalle nel palazzo imperiale di Adrianopoli, si stava recando ad un banchetto levantino con la moglie Maria e l'imperatore Michele.

Correva l'anno di grazia 1305, dei suoi trentasette anni di vita, ne trascorse ventisette in mare percorrendo tutte le tappe della carriera marittima, partendo da mozzo e arrivando in cima ad "ammiraglio"

Con l'impero d'oriente non si arrivò ad una (condotta) vera e propria, ma per la prima volta ad un contratto chiaro e scritto.

Fu certamente un pecursore di quei capitani marinai che vedremo in seguito, proprietari di navi o solo dell'equipaggio, che al servizio di quel signore, o di quella città, combatteranno sul mare quelle battaglie che altri capitani più famosi combatteranno a terra.

di Mario Veronesi
& Francomputer

 (Altri personaggi E l'INTERA STORIA DELLA PIRATERIA
nelle prossime puntate)


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