SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
MARIANO RUMOR


IL PIO DOROTEO
detto anche il "Pio Mariano" 
per i suoi "veneti miracoli"


Mariano Rumor non è certo uno dei più noti esponenti democristiani del primo cinquantennio repubblicano, ma fu sicuramente uno dei più importanti notabili del partito dello scudocrociato dalla seconda metà degli anni '50 alla prima degli anni '70.

Rumor nasce il 16 giugno 1915 a Vicenza ed entra nella politica attiva fin dal 1946 quando viene eletto all'Assemblea Costituente nelle liste della Democrazia Cristiana.
Vicenza è una provincia tradizionalmente cattolica e, come tutto il profondo Veneto, riserva grandi risultati alla Dc che detiene nella regione la maggioranza assoluta dei voti.

Questo successo è frutto del forte appoggio che le organizzazioni cattoliche e il clero hanno dato al partito di maggioranza relativa. In particolare in provincia di Vicenza e nel capoluogo vivono un gran numero di sacerdoti, di frati e di suore. I risultati della Dc nella città pedemontana sono talmente lusinghieri da far conquistare al capoluogo veneto l'appellativo di "sagrestia d'Italia".

(Nota: Suo padre (a Vicenza proprietario di una grande tipografia con commesse pontificie) nel Veneto fu uno dei fondatori dell'Opera dei Congressi. Al primo Convegno cattolico degli intransigenti, tenutosi proprio a Vicenza il 1 settembre 1891 (subito dopo la Rerum novarum di Leone XIII - Programma di "riconquista della influenza cattolica" nelle questioni economiche e sociali, in opposizione ai principi del socialismo e agli eccessi del capitalismo),  NICOLO' REZZARA illustrò al Congresso  una struttura di iniziative che elencava in zona già 284 società cattoliche di mutuo soccorso, con casse rurali di risparmio (la famosa Banca Cattolica del Veneto)  patronati, cooperative agricole a ad altre numerose iniziative. Ndr.)

Rumor beneficia assai di questa situazione e diviene il punto di riferimento di tutto questo variegato mondo cattolico militante che rappresenterà sempre la sua base elettorale più affezionata. Non a caso uno dei più noti soprannomi del leader democristiano fu quello di "pio Mariano". L''aspetto curiale un po' ce l'aveva, la voce non l'alzava mai, parlarci era un piacere e, cosa strana per un politico, non solo parlava con tutti ma s'interessava sempre a quello che l'interlocutore gli diceva, anche se era un contadino; e altra caratteristica singolare era quella che se prometteva qualcosa, la promessa poi la manteneva.

La carriera di questo astro nascente della Dc Veneta è in costante ascesa: nel 1948 beneficia delle proprie abilità e del successo degasperiano venendo eletto alla Camera dei Deputati. Verrà riconfermato fino alle elezioni del 1976 e poi, dal 1979 al 1987 verrà eletto al Senato sempre in quota al partito dello scudocrociato.

Essere il rappresentante di una delle Dc più forti d'Italia gli spiana la strada alla conquista di posti di potere governativi di alto livello.
Dal 1951 al 1954 è sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura e Foreste nei governi De Gasperi VII e VIII e nel governo Pella. 
Nel 1954 Fanfani è alla sua prima (abortita dopo solo una decina di giorni) esperienza di governo e indica in Mariano Rumor il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Dopo cinque anni di "astinenza" da incarichi governativi per Rumor arriva la promozione a Ministro: viene, infatti, nominato responsabile del dicastero dell'Agricoltura e Foreste (di cui era stato sottosegretario nelle precedenti esperienze governative) nel II governo presieduto da Antonio Segni (1959), in quello guidato da Fernando Tambroni (1960) e nei Fanfani III e IV (1960, 1962).

Il Ministero dell'Agricoltura è uno dei dicasteri di maggiore impatto e influenza sociale tanto che la Democrazia Cristiana non ne ha mai lasciato la guida ad esponenti degli altri partiti alleati (proprio come avvenuto per i Ministeri degli Interni e della Pubblica Istruzione), ma lo ha sempre riservato ai propri esponenti più potenti in grado, attraverso le politiche pubbliche esercitate, di consolidare e rinfocolare lo stretto legame tra gli agricoltori, le loro organizzazioni e il partito democristiano che hanno sempre avuto in contadini e allevatori una delle categorie di elettori più numerose e fedeli.
Dopo le elezioni del 1963, che per la Dc sono state un mezzo disastro a seguito dell'erosione a destra da parte del Partito Liberale di Giovanni Malagodi, Giovanni Leone forma il suo primo governo "balneare" che serva a permettere un adeguato periodo di transizione. Rumor è Ministro degli Interni nell'esecutivo presieduto dall'ex Presidente della Camera.
In tutti questi anni di carriera governativa Rumor non ha mai trascurato la vita interna (e le lotte intestine) al suo partito. Anzi ha rivolto molte attenzioni all'evoluzione interna allo scudocrociato.
Fin dalla congiura antifanfaniana di metà anni '50 è stato uno dei protagonisti della corrente egemone interna alla Dc che, prese il nome dal convento di Santa Dorotea dove fu fondata proprio da lui, dal "pio Mariano"; denominata poi "dorotea". È, infatti, il doroteismo il tratto caratterizzante della politica di Rumor, ne è l'essenza stessa. 

Amintore Fanfani agiva, pardon irrompeva, nella scena politica con irruenza e decisione ispirata da grandi progetti di rinnovamento e con uno stile decisionista con venature golliste, Aldo Moro faceva del ragionamento e della tessitura diplomatica per una riforma interna del sistema democratico come frutto dell'accordo tra tutte le maggiori forze politiche del Paese, Carlo Donatt Cattin era un misto di riformismo sindacale nel campo sociale e di fiero anticomunismo in quello politico e Giulio Andreotti preparava la sua potente carriera all'ombra di grandi accordi con le forze più diverse ed anche contraddittorie (dal Vaticano agli Stati Uniti d'America, da settori della destra al Pci, senza tralasciare il mondo filo-arabo). 
Contrariamente agli esempi sopra descritti il modello di governo e lo stile d'azione dei dorotei (che furono il "centro" e la corrente egemone della Dc dagli anni '60 a quelli '90) non era basato su grandi scelte internazionali o nazionali, ma sull'azione "amministrativa" di governo (nazionale e locale) dei singoli suoi esponenti, da un muoversi felpato nella cristalleria della politica basata su un rapporto preferenziale e al limite del paternalismo con le categorie di riferimento.

Nel 1964 Aldo Moro forma il primo governo di "centro-sinistra organico", ossia con la presenza di Ministri provenienti dal Partito Socialista Italiano. Moro lascia la segreteria democristiana per assumere la Presidenza del Consiglio e alla guida del partito di maggioranza relativa viene eletto Mariano Rumor che è, così, consacrato leader assoluto (per quanto possa esserci un leader assoluto nella corrente centrista della Dc!) dei dorotei. Rimarrà al "piano nobile" di Piazza del Gesù per quattro anni, fino al 1968.
 
Dopo le contestazioni del 1968, l'insuccesso dell'unificazione socialista, l'ennesima sconfitta della Dc nell'elezione presidenziale del 1964 (nel "litigio" tra Fanfani e Leone, la spunta il socialdemocratico Saragat con i voti, determinati e richiesti dallo Presidente in pectore, del Pci di Longo) e l'appannamento del centro-sinistra, Moro è costretto a lasciare la guida dell'esecutivo a cui, sempre alla guida di governi di centro-sinistra, viene chiamato Rumor che, dal 1968 al 1970 presiede tre successivi governi che dovranno, tra l'altro, affrontare le difficoltà derivanti dal fallimento della riunificazione socialista a cui seguirà una nuova divisione in seno ai socialisti nostrani tra Psi e Psu (ex socialdemocratici che riassumeranno presto il nome di Psdi). 

Nel 1970 lascia la guida dell'esecutivo all'altro grande leader doroteo, Emilio Colombo. Il ritorno al governo avviene nel 1973 come Ministro dell'Interno nei primi due governi guidati da Giulio Andreotti. Il II governo Andreotti è di centro-destra, ossia sono esclusi dalla formula governativa i socialisti di Nenni e di De Martino (Psi) a vantaggio dei liberali di Malagodi (Pli). Sono anni difficili, caratterizzati dalla crisi economica, dalla strategia della tensione e dalla nascente disaffezione di una parte importante della popolazione dalla politica e dalle istituzioni repubblicane, ciò anche a seguito dei primi scandali che vedevano coinvolti esponenti dei partiti governativi.
Il 17 maggio 1973 il Ministro degli Interni, on. Mariano Rumor, è a Milano presso la sede cittadina della Questura e sta presenziando ad una manifestazione commemorativa a memoria del commissario Calabresi. Il sedicente anarchico Gianfranco Bertoli (che poi si scoprirà essere stato legato al gruppo di destra e anticomunista Pace e libertà di Sogno e Cavallo e di aver lavorato per il Sifar) lancia una bomba contro la Questura meneghina provocando la morte di quattro persone e il ferimento di altre dodici. Ma il vero obiettivo della bomba, si saprà in seguito, era proprio Rumor.
 
Nel 1973 Rumor torna a Palazzo Chigi e vi resta fino al 1974 alla guida di due governi di centro-sinistra. Il 1974 è l'anno del ritorno alla guida dell'esecutivo di Aldo Moro che guiderà gli ultimi due suoi governi fino alle elezioni politiche generali dell'estate 1976. In questi due governi Mariano Rumor è Ministro degli Esteri. La guida della nostra diplomazia sarà l'ultima esperienza governativa del leader doroteo che fu coinvolto nel 1976 nell'affare Lockheed e poi prosciolto. La sua carriera politica e governativa ne risultò (o fu) compromessa in maniera irrimediabile (*)  anche a seguito del "tradimento" del suo delfino e fido pupillo, Antonio Bisaglia che "messosi in proprio" nella lotta interna alla Dc veneta detronizzò ben presto l'antico mentore divenendo il leader dei dorotei e dei democristiani della regione più bianca d'Italia.
(Nota: il 26 luglio del 1975, al consiglio nazionale della DC si verificò una grossa frattura nella corrente dei dorotei; il leader (e fondatore!) Rumor, fu posto in minoranza proprio dal suo ex luogotenente Antonio Bisaglia assieme al trentino Flaminio Piccoli. Cioè si rompe il famoso trio sodalizio PI-RU-BI (Piccoli TN, Rumor VI, Bisaglia PD) della "Balena Bianca" del Veneto. - Sta per nascere il C.A.F. -  Ndr.)

Ormai fuori dei giochi della politica e relegato in una pensione dorata su uno scranno senatoriale a Palazzo Madama, Mariano Rumor si spegneva all'età di 75 anni ad Asiago, il 21 gennaio 1990.


Luca Molinari


(*) "Sapremo qualcosa di più solo quando usciranno le memorie di RUMOR. L'uomo degli "omissis" a Catanzaro"; "l'uomo dei riferimenti criptici di Moro";  "l'uomo che  dopo la strage di Piazza Fontana si spaventò troppo e non decretò lo stato d'emergenza"; "l'uomo che per non averlo fatto si cercò anche di eliminarlo" e non solo a Milano (alla commemorazione di Calabresi - passata alla storia come "La strage alla questura") , ma anche a Vicenza a casa sua ("comprarono" in flagrante chi doveva assassinarlo).  Infine "l'uomo del "trabocchetto" scandalo Loockeed" (il fantomatico Kobbler) ; cioè la sua fine politica decretata non dagli avversari, ma dai suoi amici" (...) . "Alti papaveri della Dc  gli regalano una sofferta emarginazione e, in particolare, nei mesi in cui era ossessionato dalla convinzione che le BR (o qualcosa di simile) lo avrebbero sequestrato o fatto fuori. Non per nulla mi disse di aver spartito le carte del suo archivio personale in tre sedi diverse"...(...) Rumor tranquillo a Roma si trovò esautorato a livello berico (la sua provincia "la balena bianca" della Dc) dalla sera alla mattina. E pensare - mi disse Mariano - che a quello lì (!??!)  avevo procurato pochi giorni prima un finanziamento grossissimo per salvare lui e la sua famiglia". (...) "Ormai non contava più nulla, era stato scaricato, defenestrato, ignorato, evitato come un lebbroso; Mi confidò  "Gli amici della Dc, mi telefonavano tutti, ma per dirmi - lo sappiamo che sei innocente, ma dobbiamo votarti contro per disciplina di partito- ".(Confidenze fatte ad Adriano Toniolo, suo amico a Vicenza. Apparse sul Giornale di Vicenza il 21 gennaio del 2000). (Ndr.)

vedi anche LA MISTERIOSA MORTE DI BISAGLIA

Inoltre Rumor è presente nei vari anni della sua politica
nella "cronologia dei singoli anni"


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