SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
OSCAR LUIGI SCALFARO

 

 

L’UOMO 
DELLA DIFFICILE TRANSIZIONE 
A DIFESA DELLA COSTITUZIONE


di LUCA MOLINARI

Oscar Luigi Scalfaro nasce a Novara il 9 settembre 1918 da una famiglia d’origini meridionali. Durante gli anni del fascismo studia giurisprudenza ed entra in magistratura alla fine della II Guerra Mondiale. Da sempre è iscritto all’Azione Cattolica, fatto che, durante il Ventennio, era segno d’opposizione al Duce.

La permanenza in magistratura è breve perché già nel 1946 inizia la carriera politica nella Democrazia Cristiana per cui viene eletto alla Costituente. È vicino alle posizioni del centro-destra del partito rappresentato dalla corrente “Centrismo popolare” del potente Ministro degli Interni Mario Scelba.
Dal 1948 al 1992 viene sempre rieletto a Montecitorio sempre nelle liste dello scudocrociato e sempre nella circoscrizione di Torino-Novara.
Inizia anche la carriera ministeriale: nel 1954 è sottosegretario al lavoro nel I governo Fanfani che, non avendo avuto la fiducia della Camera, resta in carica poco più di una settimana. 
La guida del governo passa a Scelba che forma un tricolore Dc-Psdi-Pli con Saragat (Psdi) alla Vicepresidenza del Consiglio (è il “Governo S.S.” per usare una provocatoria definizione ideata dal socialista Pietro Nenni) in cui Scalfaro ricopre un incarico di prim’ordine: è Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. 

Nel I Governo Segni (1955) è Sottosegretario alla Giustizia, carica che mantiene anche nel successivo esecutivo presieduto da Adone Zoli (1957).
Nel 1959 torna alla guida del gabinetto Antonio Segni che, nel suo secondo governo, promuove Scalfaro al sottosegretariato all’Interno. Viene riconfermato in tale incarico nei successivi governi Tambroni (1960) e III Fanfani (1960).
Scalfaro, come il suo maestro Scelba, è un avversario del nascente centro-sinistra e ciò gli costa l’esclusione da cariche ministeriali per sei anni. Torna al governo nel 1966, nel III Governo Moro (sempre di centro-sinistra, ma più moderato dei precedenti) in cui è promosso al rango di Ministro. 
È responsabile del dicastero dei trasporti, carica che mantiene anche nel successivo II Governo Leone (1968).

Nel 1972 Giulio Andreotti forma il suo primo governo e indica in Oscar Luigi Scalfaro il proprio Ministro della Difesa, ma, dicono i maligni, le correnti democristiane lo considerano un “apolide” e ne chiedono con successo la retrocessione al Minstero dei trasporti.
Nel II Governo Andreotti è Ministro della Pubblica Istruzione nel 1972. Dopo la crisi di tale esecutivo diviene Vicepresidente della Camera con Pertini, Ingrao e Iotti. È un oppositore del “Compromesso Storico” e non vota Sandro Pertini alla Presidenza della Repubblica nel 1978. 
Ma è proprio Pertini a favorirne il ritorno al Governo e, questa volta, in un Ministero d’alto prestigio, gli Interni. 

Nel 1983 la Democrazia Cristiana perde numerosi consensi alle elezioni politiche. Il Pri, guidato dal Senatore Giovanni Spadolini, aumenta il proprio risultato elettorale e, per la prima volta dal 1948 sarebbe possibile un governo senza la Dc o, semplicemente, non egemonizzato da tal partito (la distanza tra la Dc e il Pci non sono mai stati così ristretti). Il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, propone un esecutivo composto da Pci, Psi, Psdi, Pri e Sinistra Indipendente oppure un governo dei tecnici e dei competenti senza “delegazioni di partito” sorretto da tutti i partiti democratici (quindi anche la Dc e il Pli). La Dc rifiuta tale governo d’alto profilo (probabilmente da far presiedere dai repubblicani Spadolini o Visentini) e Craxi utilizza tutto il proprio potere di ricatto elettorale (se il Psi avesse optato per un cambio di maggioranza o per la fine del pentapartito ciò sarebbe avvenuto: il partito di Craxi e di Martelli era l’arbitro, l’ago della bilancia della situazione politica) verso la segreteria democristiana guidata da Ciriaco De Mita. 

Si ricostituisce il pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli) e Craxi ne è alla guida (si tratta del più duraturo gabinetto della nostra storia repubblicana). Molti ministeri sono ricoperti da politici di peso dal passato (e dal futuro) sempre ai vertici del potere: gli ex Presidenti del Consiglio (e più volte ministri) Arnaldo Forlani, Giulio Andreotti (Dc) e Giovanni Spadolini (Pri) sono rispettivamente Vicepresidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e Ministro della Difesa. I futuri Presidenti del Consiglio Giovanni Goria (Dc) e Giuliano Amato (Psi) sono l’uno Ministro del Tesoro e l’altro Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Un altro importante “ex” democristiano vorrebbe entrare nel governo, si tratta del Presidente del Consiglio uscente Amintore Fanfani che rivendica la nomina al Ministero degli Interni. Durante l’ultima e decisiva consultazione al Quirinale Pertini suggerisce a Craxi sostituire Fanfani con “quel galantuomo” di Oscar Luigi Scalfaro: Fanfani resta fuori dal governo e al Viminale è nominato Scalfaro.

Resterà Ministro dell’Interno nei due governi Craxi (1983, 1986) e nel governo elettorale di Amintore Fanfani (1987). Dopo le elezioni del 1987 esce dal governo e torna alla Vicepresidenza della Camera dei Deputati. È dai banchi di Montecitorio che si oppone alle cosiddette “picconate” del nuovo inquilino del Quirinale, il compagno di partito Francesco Cossiga. 
Si fa promotore di una legge contraria alla crisi di governo extraparlamentari (famosa è la sua polemica con il suo stesso partito durante il passaggio dal VI al VII Governo Andreotti nel 1991 che avvenne al di fuori dal Parlamento) che, approvata con il consenso determinante della sinistra di opposizione, applicò scrupolosamente durante il suo settenato.

Il 24 aprile 1992, dopo le elezioni-terremoto dell’aprile di quell’anno, succede a Nilde Jotti alla Presidenza della Camera dei Deputati, ma vi rimane solo un mese. 
Il 24 maggio 1992 è eletto alla Presidenza della Repubblica. 

Ha dovuto affrontare gli anni più difficili della nostra storia repubblicana: la crisi morale e di fiducia dovuta alla (finalmente!) scoperta dei più gravi intrecci tra politica e affari (soprattutto nei partiti tradizionalmente governativi) che misero a rischio lo stesso vivere civile facendo venire meno in molti casi il legame tra cittadini e istituzioni. 

Scalfaro difese l’idea di democrazia e di unità nazionale nel momento in cui forze politiche nuove e in forte crescita proponevano come soluzione di tutti i mali del Paese la separazione tra il Nord e il Sud della penisola, tra ricchi e poveri, proprio come stava avvenendo in maniera tragica nella vicina ormai ex Jugoslavia.

Ha dovuto sciogliere per ben due volte consecutive (1994, 1996) le Camere in forte anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura repubblicana (5 anni). Si è trattato delle più brevi legislature della nostra storia (solo 2 anni l’una).

Ha nominato con successo ben sei diversi Presidenti del Consiglio e tutti di orientamento politico differente: Giuliano Amato (1992, Psi a capo di un tradizionale quadripartito Dc-Psi-Psdi-Pli che, nella seconda parte del mandato fu un esecutivo di carattere tecnico-presidenziale in attesa del referendum del 18 aprile 1992 sul nuovo sistema elettorale), Carlo Azeglio Ciampi (Governatore della Banca d’Italia in carica e suo successore al Quirinale, che guidò un esecutivo di carattere tecnico-politico che godeva di prestigio nazionale e internazionale e che godeva dell’astensione di Pds, Verdi, Pri e della Lega Nord), Silvio Berlusconi (Fi-Polo, uno dei più brevi governi della storia italiana 
repubblicana, solo 226 giorni), Lamberto Dini (anche lui ex Bankitalia già Ministro del Tesoro di Berlusconi e alla guida di un governo tecnico-burocratico), Romano Prodi (cattolico, leader e fondatore della coalizione di centrosinistra l’Ulivo che, con la sinistra per la prima volta tutta unita al governo, è secondo solo al I Craxi per durata e ha avuto il merito di risanare le pubbliche finanze portando l’Italia nella moneta unica europea Euro nel 1998) e Massimo D’Alema (Ds-l’Ulivo, primo postcomunista a presiedere il governo italiano).
 
È ancora presto per una ricostruzione del settenato di Oscar Luigi Scalfaro per cui ci limiteremo ad un breve commento assolutamente personale. 

In un clima da impero in sfacelo, con la crisi della maggioranza basato sull’accordo tra la Democrazia Cristiana di Arnaldo Forlani ed il Partito Socialista di Bettino Craxi, il 25 maggio 1992 il Parlamento italiano eleggeva, dopo quindici scrutini andati a vuoto, il Presidente della Camera dei Deputati in carica Oscar Luigi Scalfaro quale nono Presidente della Repubblica. L’assassinio mafioso del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie e di tre agenti della scorta, imponeva ai “grandi elettori” che, come aveva sostenuto Norberto Bobbio, si erano dimostrati “molto piccoli” bocciando una folta schiera di candidati, alcuni dei quali frutto dell’accordo del C.A.F. (Craxi, Andreotti e Forlani), ed altri autorevoli e prestigiosi (Spadolini, Iotti, Bobbio, Conso, De Martino e Valiani), di fare in fretta per eleggere il successore di Francesco Cossiga.

I rappresentanti di otto partiti (DC, PDS, PSI, PSDI, PLI, Lista Pannella, Rete e Verdi) accettavano l’originaria idea dei Marco Pannella di riversare i propri voti sull’anziano esponente democristiano novarese, definito dallo stesso leader radicale il Pertini cattolico, che si era sempre fatto difensore della nostra Repubblica democratica e della nostra Costituzione repubblicana, che ha sempre saputo rispettare ed interpretare “nella Lettera e nello Spirito”. 

Vogliamo ricordare e sottolineare come Scalfaro abbia saputo essere un punto fermo di sicurezza durante la lunga ed infinita transizione italiana. In questi anni terribili in cui sono praticamente scomparsi tutti i tradizionali attori politici ed in cui sono comparsi movimenti ed uomini politici che hanno una concezione personalista e cesarista della politica, il Presidente Scalfaro è stato un sicuro baluardo ed uno strenuo difensore delle istituzioni democratiche e repubblicane figlie della Resistenza e contro ogni stravolgimento, sia frutto di ignoranza, sia frutto di eccessiva partigianeria faziosa, delle medesime.

La difesa della Costituzione, anche se essa va inquadrata in un’ottica di sua riforma per quanto riguarda la seconda parte, è stato l’asse portante del settenato scalfariano: l’essersi rifiutato di sciogliere le Camere dopo le crisi dei governi presieduti da Silvio Berlusconi (1994) e da Romano Prodi (1998) e l’aver permesso la nascita dei gabinetti guidati da Lamberto Dini (1995) e da Massimo D’Alema (1998) sono stati tutti atti pienamente conformi al dettato costituzionale e non certamente un atto eversivo e truffaldino come, invece, sostenuto da alcune forze politiche.

Qualora non avesse permesso la nascita di un esecutivo sorretto dalla maggioranza dei Deputati e dei Senatori il Presidente della Repubblica si sarebbe reso responsabile di un atto di violenza e di violazione, anzi di un vero e proprio stravolgimento, nei confronti della nostra Costituzione. 
Tale interpretazione è sorretta da un paragone storico di rilievo con un illustre predecessore di Scalfaro, il presidente Saragat. All’inizio degli anni ’70 era noto che il Saragat, all’epoca Capo dello Stato avrebbe voluto ricorrere alle elezioni anticipate per chiarire una situazione politica complicata, ma poiché la maggioranza dei parlamentari (con a capo il democristiani Moro, Rumor e Forlani) erano contrari e assicuravano la fiducia ai governi presieduti da Mariano Rumor, il Presidente Saragat dovette desistere dall’intenzione di scioglimento anticipato delle Camere per ottemperare alla “lettera e allo spirito” della Carta costituzionale.

L’intervento diretto e personale del Presidente Scalfaro ha permesso ai governi Amato (1992-‘93), Ciampi (1993-’94) e Dini (1995-’96) di operare nell’interesse supremo del Paese in momenti di forte sfaldamento delle istituzioni e di assenza di chiare e certe maggioranze politico – parlamentari omogenee e coerenti. Come ha sostenuto il politolo Gianfranco Pasquino ci si è trovati di fronte ad un “Presidente governante”.

Nel 1999 Carlo Azeglio Ciampi è stato eletto nuovo Presidente della Repubblica e Oscar Luigi Scalfaro è divenuto senatore a vita di diritto in quanto ex Capo dello Stato ed ha aderito al gruppo misto di Palazzo Madama. 
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Sintesi della lunga carriera di Oscar Luigi Scalfaro

Il 9 settembre 1918 nasce a Novara.
1941 si laurea in Giurisprudenza.
1942 Vince il concorso ed entra in magistratura.
1945 Viene eletto all'Assemblea Costituente e partecipa ai lavori.
1948, 1953, 1958, 1963, 1968, 1972, 1976, 1979, 1983, 1987, 1992 Eletto Deputato al Parlamento. 
1954 Sottosegretario al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale (I Governo Fanfani).
1954 Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed allo spettacolo (Governo Scelba).
1955 Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia  (I Governo Segni); nel  (Governo Zoli).
1957 Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia (Governo Zoli).
1959 Sottosegretario di Stato al Ministero dell' Interno nel 1959 (II Governo Segni) 1960 (Governo Tambroni); 1960 (3° Governo Fanfani)
1965-1966 Vice Segretario Politico della Democrazia Cristiana.
1966 Ministro dei Trasporti e dell'Aviazione Civile  (III Governo Moro); nel 1968 (II Governo Leone); nel 1972 (1° Governo Andreotti).
1972 Ministro della Pubblica Istruzione  (II Governo Andreotti).
1975, 1976, 1979  Vice Presidente della Camera dei Deputati nel .
1983 Ministro dell'Interno  (I Governo Craxi); nel 1986 (II Governo Craxi); nel 1987 (VI Governo Fanfani).
1987 - 10 aprile - Dopo le dimissioni del Presidente Craxi, il Presidente della Repubblica Cossiga gli ha conferito l'incarico di formare il Governo: constatata l'impossibilità di costituire un Gabinetto di coalizione, ha rinunciato all'incarico il 14 aprile successivo.
Ha presieduto la Commissione parlamentare di inchiesta sugli interventi per la ricostruzione dei territori della Basilicata e Campania colpiti dai terremoti del 1980-81.
1992 - 24 aprile - Presidente della Camera dei Deputati
1992 25 maggio - Presidente della Repubblica (al 16° scrutinio con 672 voti su 1.002). 
1999 15 maggio - Termine del settennato  
E' divenuto Senatore a vita quale ex Presidente della Repubblica.
* Scalfaro è vedovo di Maria Inzitari dalla quale ha avuto una figlia, Marianna, che molti di noi durante la sua presidenza della Repubblica hanno visto sempre al suo fianco.

Luca Molinari


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