SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
SISSI - ELISABETTA D'ASBURGO

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Ma il figlio di Napoleone era forse il padre di Francesco Giuseppe?
Giudicate voi !! > > >

 

di Maria Pia Perrotta 

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La storia di Sissi, ossia Elisabetta, imperatrice d'Austria...
 ...inizia come una favola. La bella principessa sposa il suo principe azzurro, ma la favola è triste ed ha un finale tragico.

La vita di questa donna fu come un fiume in piena, che tutto travolge ma che è inghiottito dai suoi stessi flutti. Il suo cammino è tortuoso, contaminato da tristi presagi, da dispiaceri e dolori: l'ostilità della suocera, le incomprensioni e i dissapori
con il marito, che pur l'amò profondamente, la perdita di due figli, Sofia e Rodolfo, la morte della sorella, del caro cugino Luigi di Baviera, la scomparsa del cognato Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe. 

Infine, il sipario si chiude, oscurando il palcoscenico: Sissi muore, per mano di un fanatico italiano, un certo Luigi Lucheni.
E' una morte assurda, resa ancora più incomprensibile, se pensiamo che lei fu l'imperatrice più amata della storia e ancora oggi il suo ricordo resta indelebile, per niente scalfito dal tempo.
Dotata di un fascino particolare, dovuto non solo alla sua bellezza ma anche alla sua spontaneità, alla fragilità e nello stesso tempo alla sua forza interiore, incantava chiunque la incontrasse e chi la conosceva nel profondo, rimaneva suo schiavo per sempre, in una sorta di resa incondizionata. La sua figura sottile era sovrastata da una massa di lunghissimi capelli castani, di cui andava fiera, i suoi occhi espressivi erano sinceri e curiosi di conoscere il mondo. Testarda ma tenera, amazzone intrepida e poetessa, indocile all'etichetta severa della corte austriaca, amò intensamente la purezza d'animo del popolo ungherese, nel quale riconosceva la sua indole e che la ripagò con lo stesso amore.


La giovane duchessina


(2  rarissime immagini fotografiche a 13 e a 15 anni)



Elisabetta, Aurelia, Eugenia, duchessa in Baviera, nasce a Monaco il 24 dicembre del 1837, di domenica, dal duca Max e da Ludovica di Wittelsbach, cresce nel castello di Possenhofen, in riva al lago di Starnburg. Fin da piccola dimostra un'anima appassionata, viva, irruente. E' allegra, gioviale, ama la compagnia dei fratelli ma ogni tanto sente il bisogno di isolarsi, perché vuole ritrovare se stessa e rigenerare lo spirito. Ed allora se ne va per i sentieri poco battuti, ad assaporare la linfa vitale della natura, ad osservare qualche animale selvaggio come lei, oppure sul suo cavallo si dà a corse lunghe e sfrenate.
La madre è premurosa e non mantiene con gli otto figli il tipico distacco delle famiglie nobili (a Possenhofen non esisteva etichetta ). Il padre è troppo assente ma al suo ritorno i ragazzi gli corrono incontro felici. Ad essi ha insegnato l'amore, per i boschi, per la caccia e i cavalli. Ama la poesia di Heinrich Heine, poeta tedesco, passione che trasmetterà alla figlia prediletta.

Parallelamente alla vita di Sissi si svolge, alla corte di Vienna, quella di suo cugino Francesco Giuseppe, figlio dell'arciduchessa Sofia, sorella di Ludovica. E' bello, alto, biondo, ed è ancora più accattivante, quando indossa l'uniforme bianca e rossa.
(vedi GALLERIA IMMAGINI) 

Per lui, la madre ha rinunciato presto al trono e, mettendogli in mano lo scettro, gli ha affidato un vasto impero, ritenendolo forte abbastanza per governare con polso fermo
un popolo misto, che accoglie varie razze, con usanze e costumi diversi. Per lui ha in mente anche la compagna da mettergli al fianco, la scelta è caduta infatti sulla maggiore delle sorelle di casa Wittelsbach, Elena, chiamata affettuosamente Néné. Ha confabulato con la sorella Ludovica, ha tramato in silenzio ma spesso il destino si intromette nella vita dei mortali e sconvolge i loro disegni. 

Quando Ludovica, Néné e Sissi, quest'ultima ignara del progetto, arrivano a Bad Ischl, F. Giuseppe rimane colpito dalla più piccola delle sorelle...


(la principessina a 16 anni all'epoca dell'incontro con Francesco G.)

... è amore a prima vista per quella ragazzina un po' goffa e poco regale ma con degli occhi stupendi e un viso luminoso, che hanno stregato il giovane monarca. Le circostanze hanno giocato a favore di quest'ultima, la sua inconsapevolezza l'ha resa agli occhi di lui ancora più innocente e spontanea, mentre Néné se ne sta tutta rigida e troppo composta, cosciente del suo ruolo di prescelta.
F. Giuseppe comunica la decisione alla madre, vuole Sissi e il suo tono, nel pronunciare le parole, è fermo e senza ritorno. Sofia è interdetta ma intuisce, da donna intelligente, che il gioco è fatto e nulla potrà cambiare le cose, non le resta che acconsentire.
E' necessario, però, "educare" quella selvaggia, darle una forma di futura imperatrice, ci penserà lei. Quello scoiattolo irrequieto e indomabile dovrà imparare a muoversi con passo altero e con atteggiamento conforme al suo ruolo, dovrà imparare le lingue, dovrà essere diversa da quello che è. 
Sissi non perdonerà mai alla suocera questa forzatura.
Così il momento più bello della sua vita, quello di sposare l'uomo che ama, coincide con quello più penoso: assurgere al rango di prima donna austriaca; è questo un compito che non le piace e le piacerà sempre meno, col passare del tempo.


Il matrimonio

La futura imperatrice d'Austria ritorna in Baviera, dove ha inizio un lungo lavoro di  "trasformazione", Sissi sbuffa, recalcitra, è insofferente, ma tra i tanti precettori che le stanno intorno, ce n'è uno simpatico, è un uomo di settant'anni, è un conte ungherese, si chiama Janos Majlath e le parla dell'Ungheria. C'è un perfetta sintonia tra l'allieva e il maestro, lei è curiosa, lui soddisfa la sua curiosità, gli piace quel volto ingenuo dallo sguardo acuto e bramoso di conoscere. E' forse in quei momenti che sboccia nel cuore della giovinetta l'amore per quel paese sofferto. Un anno dopo Majlath finirà i suoi giorni suicida, per non soccombere orgogliosamente alla povertà e ai debiti. Sissi sarà già imperatrice.

Il matrimonio viene celebrato il 24 aprile del 1854, lei ha sedici anni, lo sposo quasi ventiquattro e governa un impero che conta 52 milioni di persone. E' un momento difficile e di crisi, preannunciato dalle rivoluzioni del '48. Elisabetta entra in un mondo nuovo, austero, che si scontra con il suo carattere forte e ribelle; la vita di corte è dura, il protocollo da seguire è troppo rigido, le dame di compagnia sono molte, la soffocano, le impediscono di vivere, le tolgono l'intimità. La giovane imperatrice si sente come una capinera, prigioniera di una gabbia d'oro, inoltre il suo Franz è occupato a svolgere il suo ufficio e spesso la lascia sola. Lei si annoia e preferisce interloquire con un diario, a cui affida i suoi pensieri, le sue delusioni.
Quando rimane incinta, si sente ancora più sola, l'imperatore è impegnato a seguire, se pur da lontano, gli svolgimenti della guerra di Crimea, un massacro di vite umane, tra cui anche quelle italiane, inviate da Cavour, ministro del Regno di Sardegna, con un preciso intento politico, quello di porre l'Italia all'attenzione delle grandi potenze. A Sebastopoli si contano 118 mila morti.
Il 5 maggio del 1855 nasce un bambina, Sofia. E' chiaro che l'Impero avrebbe desiderato un maschietto e prima fra tutti l'arciduchessa Sofia, ma è ugualmente festa. F. Giuseppe, dal canto suo, è felice, ama la moglie e solo questo importa. Come è uso nella corte, la bimba viene tolta alle braccia della madre, per essere affidata alle cure della nonna e delle bambinaie e la sua culla viene portata in una stanza lontana da quella dei genitori. Come può trovare pace Elisabetta? Si sfoga con lunghe e impetuose cavalcate, naturalmente accompagnata dalla disapprovazione della suocera. Il dolore e il risentimento non offuscano la bellezza della giovane sovrana, anzi la notizia del suo fascino supera i confini dell'impero, Sissi è cresciuta, è diventata più sottile, il suo peso rasenta i cinquanta chili e lei si adopera alacremente perché rimanga tale, sottoponendosi a estenuanti diete per tutto il corso della sua vita.
Quel velo di tristezza, che le adombra il viso, la rende ancora più affascinante e misteriosa, aumentando il suo splendore giovanile.

Dopo il congresso di Parigi del 1856, che mette fine alla guerra di Crimea, l'Austria rimane ancora più isolata nel contesto degli altri paesi europei e i Russi non le perdonano la neutralità mantenuta nei loro confronti. In quell'anno nasce la secondogenita degli Asburgo, si chiama Gisella, anche questa figlia, com'è di rito verrà allontanata dalla madre, ma questa volta Elisabetta è ben decisa a non farsi calpestare e chiede al marito con fermezza di intercedere per lei, presso l'arciduchessa. Sissi ha vinto la sua prima battaglia con la suocera, le bambine vengono sistemate in una appartamento soleggiato, vicino a quello dei loro genitori.


I viaggi diplomatici

Iniziano nel settembre del 1857 i viaggi dell'imperatore nei territori di Stiria e Carinzia, accompagnato dalla moglie e questo fa ben sperare, nei cuori degli oppressi, che lei possa essere una giusta mediatrice, affinché la politica autocratica dell'Austria diventi più mite. Ed essi fanno bene ad avere fiducia, Elisabetta non delude le loro aspettative, saranno opera sua alcune riforme militari e amministrative, che allenteranno la presa sui sudditi.
 I luoghi sono belli, incontaminati e i due giovani ritrovano la loro intimità, il popolo adora Elisabetta, tutto è perfetto, ma, nella vita, pare che ogni gioia si paghi a caro prezzo.
Il viaggio in Italia, attraverso il Lombardo - Veneto, è meno fortunato, comincia male a Trieste e continua sotto cattivi auspici a Venezia e a Milano. Non esistono due città più antiaustriache di queste due, in tutto l'impero. Ormai il seme della libertà, piantato nel 48', sta crescendo, l'accoglienza è fredda a tratti ostile, a nulla valgono la compostezza diplomatica dell'imperatore e il fascino della consorte. Per riparare al male fatto a tanta gente e per acquistare credibilità agli occhi dell'opinione pubblica, Francesco Giuseppe concede alcune amnistie e l'abrogazione della confisca dei beni di alcuni esiliati. Viene inoltre destituito il gran maresciallo Radetzky, sostituito dall'arciduca Massimiliano, più liberale; la storia però segue il suo corso inesorabile, gli anni futuri decreteranno la liberazione della penisola italiana e nulla potrà fermare gli eventi, nemmeno gli Asburgo.

Nel maggio del 1857 i due regnanti compiono un viaggio in Ungheria, paese fiero e geloso delle proprie tradizioni, ma soprattutto anch'esso ostile alla corona austriaca; Elisabetta sa bene ciò ma è ansiosa di conoscerlo, sente in cuor suo che lo conquisterà. L'accoglienza degli Ungheresi infatti è calorosa e l'imperatrice ricambia a piene mani questo affetto, viene concessa l'amnistia per i ribelli, compiendo così un primo passo per la riconciliazione.
Tutto sembra andare per il meglio, quando una delle due figlie, che Sissi ha voluto con sé in questo viaggio, si ammala. Una febbre crudele strappa Sofia, la maggiore delle sorelle, all'affetto dei suoi cari. Cosa c'è di più straziante, per una madre, di perdere il proprio figlio? Quando Franz ritornerà in Ungheria, la moglie non avrà la forza di seguirlo. E' affranta, smagrita e in più attanagliata dal senso di colpa, forse se non avesse voluto, con tutte le forze, che le figlie la seguissero, oggi Sofia sarebbe ancora viva.

Nel dicembre del 1857 Elisabetta è di nuovo mamma, questa volta di un bimbo, l'atteso e desiderato erede cioè Rodolfo.


Un periodo travagliato 

Nel 1859 scoppia la seconda guerra d'indipendenza ed è un anno difficile per l'Austria, l'Italia ha affilato le sue armi in silenzio. Ora, dopo anni di sofferenze e di morti per la libertà, affronta il suo nemico, con l'appoggio di un grande vicino, la Francia. Poiché i patti hanno stabilito che Napoleone III interverrà soltanto se l'Italia sarà attaccata, gli Italiani provocano il nemico in tutti i modi e F. Giuseppe, non prevedendo il tranello, invia un ultimatum a Vittorio Emanuele II, re del Piemonte, che naturalmente lo respinge.

E' fatta, è quello che si vuole. E' una guerra cruenta, come purtroppo lo sono tutte le guerre ma le migliaia di morti sul campo non offuscano la gioia delle vittorie italiane.
F. Giuseppe, nonostante il momento drammatico, non tralascia di scrivere alla sua adorata Sissi, che si prodiga generosamente per i feriti in patria. L'Austria perde la Lombardia ma conserva il Veneto, l'armistizio di Villafranca ha fermato un conflitto che prometteva bene per l'Italia ed ha interrotto il sogno degli insorti.

Per Elisabetta inizia un periodo infelice, molte prove ha dovuto affrontare ultimamente, inoltre è sempre più delusa della sua condizione. Quante donne la invidiano ma, se leggessero nel suo animo, la compatirebbero. E' inquieta, mangia male e poco, si sottopone ad una ginnastica estenuante, scrive molto ed ha imparato a fumare. Suo marito è un uomo avvilito e preoccupato per le sorti dell'Impero: la sconfitta subita dall'Italia ha ripercussioni anche in Ungheria, che mostra chiari segni di ribellione. Si aggiunge a tutto ciò la spedizione dei Mille (1860), condotta da Garibaldi, per cacciare dal trono Francesco II, re di Napoli e delle due Sicilie, che è sposato con Maria di Wittelsbach, sorella di Elisabetta. Lei non regge alle vicissitudini, nonostante la tempra forte, e si ammala, dimagrisce e una tosse sottile la tormenta, è la tubercolosi. E' necessario farle cambiare aria e lei sceglie Madera, poi Corfù. Ritorna a Trieste, dove l'attende Franz, sembra guarita, è più serena, col volto abbronzato ed è felice di ritrovarlo.

 La tregua è breve, perché, non appena torna a Vienna, ricomincia il suo male, questa volta riparte per Corfù, in condizioni che sembrano più gravi delle prime, alla cattiva salute fisica, si è aggiunto un male oscuro, la depressione. Occorre che lei abbia un persona cara vicino, che le faccia coraggio, è sua sorella Nenè, ora felicemente sposata, che la raggiunge nell'isola, per espresso desiderio di Francesco Giuseppe, che è sempre più angosciato, per la salute della moglie. A poco a poco... 

(qui in un quadro di un pittore già neo-impressionista che la immortala sulla solare isola)


 ...Sissi rifiorisce, con l'aiuto delle amorevoli attenzioni della sorella e si stabilisce a Venezia, luogo dove il marito potrà facilmente raggiungerla. 

Ad Agosto del 1862, dopo due anni di assenza, Elisabetta torna a Vienna, ma la coppia decide di stabilirsi a Schonbrunn, dove lei si sentirà più libera. Ora ha ripreso a cavalcare, a passeggiare, sente il marito più premuroso e vicino. 


Luigi di Baviera

Il 10 marzo 1864 muore il re Massimiliano di Baviera e sale al trono suo figlio Luigi, all'età di diciannove anni.
F. Giuseppe, preoccupato della politica sempre più nazionalista della Prussia, ad opera del Bismarck, ha bisogno dell'appoggio della vicina Baviera, ma teme l'inesperienza del giovane principe. Per suggerimento del marito, Elisabetta cerca di stabilire dei contatti con questo lontano cugino, di cui si ricorda appena e che era piccolo, quando lei ha lasciato Monaco. Gli incontri avvengono a Bad Kissingen, dove tutti i principi europei vanno curare i loro malesseri d'estate. Luigi II è affascinante, raffinato, è alto un metro e novanta ed ha un corpo che sembra scolpito. Farebbe la felicità di molte donne ma egli preferisce gli uomini e la sua omosessualità va via via manifestandosi, prima con pudore poi in maniera più aperta, senza complessi. Il rapporto tra i due cugini si intensifica, sono ambedue sulla stessa lunghezza d'onda, narcisisti, distaccati dalla massa delle persone banali, delicati nell'animo, amano la poesia e la musica. Lui, oltre alla musica si invaghisce di un musicista, Wagner, di cui diventa il mecenate; lo vizia, lo finanzia, gli mette a disposizione una villa sontuosa. Wagner dal canto suo preferisce Cosima Liszt, figlia del celebre compositore. Questo strano ménage crea scandalo e pettegolezzi tra i perbenisti di Monaco. Invano Elisabetta cerca di mettere in guardia Luigi, perché lui è estroso, bizzarro, noncurante della sua diversità e i suoi atteggiamenti sono il preludio della sua futura pazzia, una tara di famiglia.
In fondo questo ragazzo le fa tenerezza, lei ama le persone fragili e tutti quelli che hanno una sofferenza interiore fuori del comune.
Intanto il cognato Massimiliano e la moglie Carlotta sono partiti per il Messico, dove li spinge l'ambizione di possedere un impero e alla cui decisione l'arciduca è giunto dopo varie titubanze. Anche F. Giuseppe e sua madre sono scettici su questo progetto, ideato da Napoleone III, mosso in fondo solo dai suoi interessi in quel paese straniero. Questo folle passo costerà ai due giovani coniugi un prezzo altissimo. Se il desiderio di gloria li spinse varcare la soglia del vecchio continente, per giungere nel nuovo, sicuramente la fama li ripagò, facendoli passare alla storia come le vittime innocenti e inconsapevoli di una maledizione che pesò a lungo sulla famiglia d'Asburgo.


1866, l'Austria affronta la tigre prussiana

Mentre i rapporti con l'Ungheria si avviano verso una crescente distensione, la minaccia della Prussia si fa sempre più concreta, Bismarck vuole cacciare l'Austria dalla Confederazione tedesca. Vinte le reticenze del sovrano Guglielmo I, assicuratasi la neutralità della Francia e della Russia, sondata l'impossibilità dell'Inghilterra ad intervenire in un probabile conflitto, il "cancelliere di ferro" si garantisce l'alleanza di Vittorio Emanuele II, che preme per il Veneto.
Francesco Giuseppe non vuole un'altra guerra, troppo gli è costata la precedente e cerca di non rispondere alle provocazioni della Prussia, che moltiplica gli incidenti di frontiera. E' disposto a rinunciare al Veneto, ma la situazione è talmente satura che la dichiarazione di guerra è pronunciata comunque: è il 15 giugno del 1866.

Alleati dell'Austria sono la Baviera, la Sassonia, il Wurttemberg e l'Hannover. Questa volta l'imperatore non intende partecipare all'impresa bellica e affida il comando a due ufficiali, il generale Benedek, per il fronte settentrionale e l'arciduca Alberto per il fronte meridionale. Elisabetta si trova nel frattempo a Bad Ischl, vicino alla Bavaria, vorrebbe parlare al cugino, incitarlo ad essere un alleato garante, ma lui è reticente, sfugge a qualsiasi contatto, è preoccupato solo della lontananza di Wagner, le battaglie non gli interessano. L'esercito austriaco tuttavia riesce vittorioso a Custoza, luogo nefasto per l'Italia, più volte, e nella battaglia navale di Lissa. 

Purtroppo non accade la stessa cosa sul fronte settentrionale, gli stati alleati indietreggiano di fronte all'avanzata nemica e la disfatta avviene nella battaglia di Sadowa, è uno scontro immane, una partecipazione massiccia di 450 mila uomini, che decreta il trionfo della Prussia. La stessa Vienna è minacciata, molti fuggono in cerca di salvezza. Sono perduti i territori del nord della Confederazione e alcuni ducati tedeschi, Bismarck si mostra signore oltre misura, non esigendo alcun bottino dal vinto, gli basta averlo estromesso dalla Germania. Come sono lontani i tempi in cui l'Austria, col Metternich, dettava legge al Congresso di Vienna!
Anche Elisabetta, dopo essersi prodigata per i feriti, deve lasciare la capitale e rifugiarsi in Ungheria, con i figli, in una villa sulla collina di Buda. Quando saluta alla stazione il marito, vede in lui un uomo affranto e vulnerabile, distrutto dagli eventi; gli bacia le mani ripetutamente, quasi a volergli trasmettere epidermicamente la tenerezza e l'affetto che la lega a lui.
In Ungheria l'imperatrice diventa attivissima, agisce, medita, scrive, riceve gli uomini politici. Le sue lettere al marito e i suoi continui spostamenti hanno un solo scopo, quello di appianare le divergenze tra i due paesi . E' lei la principale fautrice delle trattative tra l'imperatore e G.Andrassy, trattative che saranno lunghe e sofferte, ma che avranno una conclusione. Il 18 febbraio 1867Andrassy è nominato primo ministro di Ungheria, è il primo passo per il Dualismo.
Intanto si fa sempre più preoccupante la situazione in Messico, dove Massimiliano è circondato dall'esercito di Benito Juarez, ex presidente della Nazione, sostenuto tra l'altro dagli Stati Uniti.

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 Testo di Maria Pia Perrotta 


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