SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
SISSI - ELISABETTA D'ASBURGO

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Gli ultimi dieci anni

Una serie di sventure familiari si abbatte nella vita di Elisabetta, dal 1888 in poi, non dandole respiro e mettendo a dura prova la sua tempra. In questo periodo si trova a Corfù, isola che le è cara, perché è qui che ha curato, trent'anni prima, la sua ipocondria. E' andata ad abitare in una casa, presso il villaggio di Gastouri, che chiamerà l'Achilleon, in onore dell'eroe greco, anch'egli vittima del fato crudele. E d'altra parte chi non si è innamorato di questo personaggio, sfogliando le pagine del poema di Omero? 


Sissi si dedica allo studio del greco antico e di quello moderno, sotto la guida del maestro Costantin Christomanos, che diverrà anche lui un fedele accompagnatore dell'imperatrice. All'improvviso, il 12 novembre, un telegramma le annuncia che il padre è grave ma la corsa contro il tempo, in alcuni casi, è inutile e lei non riesce a vederlo: mentre si appresta a partire per la Baviera, un altro telegramma le dice che il duca Max è morto per apoplessia. Torna in Austria ed anche qui la aspettano momenti difficili, i rapporti tra Francesco Giuseppe e Rodolfo sono diventati sempre più conflittuali, per la diversità di carattere e di vedute. Il giovane è liberale e non approva la linea politica del padre, troppo conservatrice, inoltre conduce una vita dissipata e libertina, collezionando un numero considerevole di amanti. 

La più recente conquista è una ragazza di 17 anni, si chiama Maria Vetséra ed entrerà nella storia come ultima accompagnatrice del principe ereditario, in un luogo di non ritorno, precisamente a Mayerling. Rodolfo e l'amante, il 30 gennaio 1889, vengono trovati, ormai esanimi, da un valletto, Loschek, e da un amico, il conte Hoyos. Il capo dei due amanti è trapassato, da una tempia all'altra, da un colpo di pistola, la posizione dei corpi e lo specchio, posto vicino al cadavere dell'uomo, per meglio prendere la mira, fa avanzare l'ipotesi del suicidio, anche se tuttora le versioni sul tragico episodio sono state tantissime e all'epoca i bollettini di corte annunciarono una morte per crisi cardiaca, omettendo la presenza della fanciulla, per evitare lo scandalo.

(LA TRAGEDIA IN  QUESTE  PAGINE)

In seguito si disse, non potendo nascondere i fatti, che in un attimo di follia, Rodolfo, si era tolto la vita. Tre lettere sono l'ultimo messaggio che lui lascia alla moglie, alla sorella M. Valeria e alla madre; in esse, dai frammenti pervenutici, raccomanda alla sorella, di emigrare con il marito, alla morte dell'imperatore, prevedendo il crollo dell'impero, quando il padre non ci sarà più. Il tono della terza lettera è più accorato e straziante, è quello di un figlio che apre il cuore alla propria madre, manifestandole tutto l'amore e la gratitudine. Chiede inoltre di essere seppellito accanto alla sua donna, nella cappella dei Cistercensi, a Heiligenkreuz, nei pressi di Mayerling. Purtroppo la lettera arriverà troppo tardi e il suo desiderio non potrà essere esaudito. I due innamorati, separati dalla vita, saranno divisi anche dalla morte e Maria Vetséra sarà protagonista di una squallida messinscena: la fanciulla verrà trasportata, come ancora viva, in una carrozza, con un bastone conficcato tra la schiena e il vestito, per tenerla eretta, nel luogo, dove sarà seppellita, dopo la cerimonia funebre. 

Per il padre, Rodolfo non ha lasciato un rigo, perché, come egli stesso dichiara nella lettera ad Elisabetta, non si sente degno di lui. Francesco Giuseppe è assalito dai rimorsi, per non aver capito l'angoscia della sua creatura, mentre Sissi, per non sovraccaricare ulteriormente il peso del marito, cerca di farsi forza e di non dare a vedere il suo strazio, piange in silenzio e di nascosto, al massimo si sfoga con Maria Valeria. Rinuncia ai suoi viaggi per un po', per poter essere vicina al suo sposo, così duramente provato negli affetti, poi, dopo il matrimonio dell'ultima figlia, si sente inutile e riprende a spostarsi. In fin dei conti l'imperatore vive una relazione con un'attrice di nome Katharina Schratt.....

.... ed la stessa Elisabetta che appoggia la tresca, anzi favorisce gli incontri dei due amanti; non c'è ombra di gelosia in lei poiché sa che la giovane donna potrà dare molto di più a Franz di quanto possa dare lei, che ormai si sente vuota e inaridita.

Un anno dopo, il 18 febbraio 1890, muore Andrassy, per un cancro alla vescica e alcune settimane più tardi, a Ratisbona, Nené, la sorella prediletta, morirà anche lei, dopo una straziante agonia. Nel giro di un anno e mezzo, Elisabetta ha perduto il padre, il figlio, il suo migliore amico e la sorella più cara.
Come reagirà di fronte a tanta cattiveria del destino? Continuando la sua vita da nomade per cercare di dimenticare ma la si vede sempre più triste, magra e irrequieta. 
Fissata per le diete, mangia quasi nulla e, per sostenersi, si accontenta di bere solo sangue di bue, tenendo sempre d'occhio la bilancia.

Va a Corfù e nemmeno lì si sente in pace con se stessa, neanche il tempio che ha fatto edificare, in onore del poeta H. Heine, può trattenerla e quindi continua vagare in tutta Europa, vestita di nero, come se volesse portare a spasso il suo dolore: Lisbona, Gibilterra, Algeri, Tunisi, Ajaccio, Napoli, Pompei, Firenze, Atene, Granada, Siviglia, Genova, Milano, Sissi non si preoccupa di avere una buona scorta vicino, nonostante l'imperatore le raccomandi di stare attenta, poiché negli ultimi anni molti personaggi importanti sono state vittime di attentati. 

Quando ritorna a Vienna, Sissi si chiude nel grandissimo parco della Villa Hermès, nei pressi della città, ormai conduce una vita lontana dagli sguardi curiosi della gente. La nascita di un'altra nipotina, figlia di M. Valeria non le dà la gioia che dovrebbe procurarle l'evento, i suoi pensieri non sono rivolti alla vita ma sono pensieri di morte, che spesso si trova ad invocare. L'ultima apparizione in pubblico dell'imperatrice risale al 1896, anno in cui l'Ungheria festeggia il suo millennio di conquista del territorio, e lei non ha il coraggio di dire no proprio agli Ungheresi, giunge a Budapest il 30 aprile ma la città non le sembra più la stessa, troppe cose sono cambiate dentro e fuori di lei. 
Dal giorno dell'incoronazione sono passati ventinove anni e non sono trascorsi invano, le persone a lei care non ci sono più, la sua giovinezza è svanita ed anche la sua bellezza, ora la regina d'Ungheria ha cinquantasette anni ed è bisnonna. 

Poco dopo le cerimonie solenni, l'imperatrice riscrive il proprio testamento, dividendo il suo patrimonio in cinque parti, due di esse andranno a Maria Valeria, due alla figlia maggiore Gisella e la quinta alla piccola Erzsi, la figlia di Rodolfo. Inoltre lascia una rendita annua alle sue dame di compagnia più care, Ida Ferenczy e Maria Festetics.

Il 1897 è un anno di cambiamenti politici, è l'anno della vittoria alle elezioni di Karl 
Lueger, esponente di un partito antisemita, che diventa sindaco di Vienna e in Francia scoppia il caso Dreyfus, è un momento di confusione ideologica, per buona parte dell'Europa, che avrà tragiche conseguenze in seguito, soprattutto in Germania.
L'ultima tappa di Elisabetta è la Svizzera e precisamente a Territet, nei pressi di Montreux, dove il paesaggio alpino sembra darle calma e tranquillità, forse ricorda quando lei e Franz, giovani e innamorati attraversarono le montagne alpine, mano nella mano, ignari del futuro. 
Dopo alcune incertezze, decide di recarsi dalla baronessa Rothschild, che in più riprese l'ha invitata nella sua magnifica residenza di Ginevra; nello spostarsi da Montreux, rifiuta lo yacht, messole a disposizione e si imbarca sul battello del lago Lemano, come una comune mortale, accompagnata dalla contessa Sztaray. Al ritorno da Ginevra Elisabetta e la contessa, prima di rientrare nell'albergo, dove alloggiano, il Beau Rivage...

... si siedono su una panchina e parlano del più e del meno, ad un tratto un corvo sorvola le loro teste, l'imperatrice si incupisce, pensa ad un presagio di sventura. 

L'indomani mattina le due donne escono dall'albergo per fare degli acquisti, poi rientrano per il pranzo. Alle tredici e trenta la contessa ungherese sollecita Elisabetta a sbrigarsi altrimenti perderanno il battello, poi si avviano verso l'imbarcazione.

Gli ultimi istanti

Da lontano c'è un uomo che osserva la donna con l'ombrellino, è quella che gli interessa, anche se prima le sue cruente intenzioni erano rivolte al pretendente al trono di Francia, Enrico d'Orléans. Le si avvicina rapidamente,  si avventa addosso a Sissi, scaraventandola per terra. La soccorrono, sembra solo una spinta di un malintenzionato. Viene rincuorata,  sembra che non sia accaduto nulla. Salgono ugualmente sul  battello che parte, ma fa poche centinaia di metri, Elisabetta si sente male e ha la mano contratta sul petto. Il battello decide di tornare indietro, ma Elisabetta si accascia, il suo volto è livido e quando le viene aperto il corsetto per rianimarla, si scorge una piccola macchiolina di sangue all'altezza del cuore. Il medico accorso non può che constatarne la morte. 

L'attentatore - che verrà poi arrestato- stringendo in mano un affilatissima lima a punteruolo, nello scontro le aveva vibrato un colpo, da Sissi quasi inavvertito
ma fatale; la sottilissima punta  insinuandosi nel costato aveva raggiunto il cuore, penetrato nel ventricolo sinistro per otto centimetri: pochi minuti e l' emorragia interna fu mortale.

E' il 10 settembre del 1898, l'imperatrice avrebbe compiuto sessantun anni di lì a poco. L'attentatore si chiama Luigi Lucheni, è un italiano che trascorrerà i suoi giorni in carcere, fino a quando non deciderà di mettervi fine.

Le brutte notizie arrivano presto e questa non tarderà ad arrivare all'imperatore. Non è difficile immaginare la sua reazione di fronte al bene perduto: si siede affranto su una sedia, pronunciando queste parole: "Nulla mi è stato risparmiato su questa terra"

E' la fine di una storia d'amore, iniziata sotto favorevoli auspici e che si è conclusa dolorosamente. 

Prima i funerali a Ginevra, poi a Vienna, dove i funerali terminano ai Cappuccini


Francesco Giuseppe sopravviverà diciannove anni alla moglie, giusto il tempo per assistere al sopraggiungere della prima guerra mondiale, non ne vedrà l'esito, è troppo vecchio, troppo triste e soprattutto non vedrà fortunatamente la fine dell'impero asburgico, muore nella notte tra il 21 e il 22 novembre del 1916.
Qui anche lui nel suo ultimo viaggio....


...per essere messo accanto alla sua compagna nella cripta dei Cappuccini, dove riposano per il sonno eterno, tutti i discendenti della dinastia Asburgo: 144 Principi, 12 Imperatori, 15 Imperatrici
(vedi QUI LE IMMAGINI)



Non esistono parole più tangibili di quelle che Maria Festetics scrisse, parlando dell'imperatrice d'Austria e vogliamo concludere con esse questo capitolo di storia dedicato a Sissi:


<< Mi ricorda la bimba delle favole. Le fate buone sono venute e ciascuna di esse ha deposto nella culla un magnifico dono: bellezza, grazia, dignità, intelligenza, spirito. Ma la fata cattiva è venuta a sua volta e ha detto:" Vedo che ti è stato dato tutto, ma farò in modo che questi doni ti si rivoltino contro e non ti garantiscano alcuna felicità…Persino la tua bellezza ti porterà solo dolore, e non conoscerai mai la pace". >>

 Testo di Maria Pia Perrotta 

Bibliografia
*Nicole Avril: " Sissi,vita e leggenda di un'imperatrice " Oscar Mondadori 
* G.Santonastaso: *"Il corso dell'umanità" III Vol. 
* Atlas Picotti- Sabatini: *" Nuovi lineamenti di storia " Vol. III La scuola Editrice
*Franz Herre: "Francesco Giuseppe" - Rizzoli
*C.Conti: "Unter zaren und gekronten frauen", 1936 


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