SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
PAOLO EMILIO TAVIANI


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        il

"PARTIGIANO BIANCO"

 

di LUCA MOLINARI


Il nome di Paolo Emilio Taviani è immediatamente collegato alla lotta di Liberazione. 
Infatti questo austero e colto professore ligure è stato uno dei più importanti comandanti militari della Resistenza nella sua terra di nascita, la Liguria.

Nella guerra di Liberazione dall’oppressione nazifascista ebbe un ruolo pari a quello dei più autorevoli partigiani comunisti, socialisti ed azionisti, ma ciò che lo differenziava dai Longo, Valiani e Pertini era il colore politico: era democristiano. 

Fu uno dei pochi dirigenti del partito dello Scudocrociato (insieme al ravennate Benigno Zaccagnini) ad avere avuto un ruolo di prim’ordine nei combattimenti partigiani del 1943-’45.

La biografia del “partigiano bianco” Paolo Emilio Taviani è di prim’ordine: nessun altro comandante resistente, infatti, può vantare il privilegio di avere visto un’intera divisione tedesca arrendersi nella sue mani. 
Infatti, dopo la disfatta nazifascista della primavera 1945, le truppe di occupazione tedesche in Liguria si arresero agli uomini del CLN ligure comandati proprio da Taviani. Fu questo uno dei pochi casi in cui ufficiali e uomini di un esercito regolare si arresero nelle mani di un comandante civile.

Taviani nasce a Genova nel 1912 e compie studi approfonditi e di alto valore che lo porteranno a conseguire ben quattro lauree (economia, giurisprudenza, storia e scienza politiche). Un vero e proprio record.
 
Parallelamente all’attività politica sviluppa la passione per l’insegnamento universitario ed entra a far parte del mondo accademico ricoprendo un’importante cattedra alla Facoltà di Economia dell’Università di Genova.
È in questi anni che prende corpo e si consolida la più grande passione della sua vita: studiare e analizzare la vita e le opere di Cristoforo Colombo. 
Dell’illustre navigatore genovese, Taviani è stato un grande conoscitore e le numerose pubblicazioni al riguardo ne hanno fatto, senza ombra di dubbio, uno dei più insigni esperti a livello mondiale, forse il più importante e preparato.
Terminata la lotta partigiana ed affermatasi la democrazia e la repubblica, Taviani diventa subito uno dei principali esponenti della seconda generazioni della Democrazia Cristiana, partito di cui fu brevemente Segretario politico generale nel 1949.

All’interno del poliedrico partito di Piazza del Gesù si pone sulle posizioni di centrosinistra cercando di costruire una linea di dialogo tra l’ala moderata del leader Alcide De Gasperi e i gruppi di sinistra riformista ex dossettiani. 
La sua lunga carriera parlamentare risale al 1948. Infatti nell’anno del trionfo degasperiano e democristiano sul Fronte Democratico Popolare della coppia Togliatti-Nenni, viene eletto alla Camera dei Deputati. Verrà riconfermato a Montecitorio in tutte le successive consultazioni elettorali fino al 1976. In quell’anno, passa al Senato dove viene rieletto ininterrottamente fino al 1987. 
Nel 1991 l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo nomina Senatore a vita.

Nel 1951 inizia la sua lunga carriera ministeriale con la nomina a Sottosegretario agli Esteri nel VII Governo De Gasperi. Nel 1953 (VIII De Gasperi) avviene la promozione al rango di Ministro con la nomina a responsabile del dicastero del Commercio Estero.
Nel successivo governo Pella (1953) passa al delicato Ministero della Difesa, carica che manterrà fino al governo Zoli (1957) indipendentemente dai repentini cambi di governo e di maggioranza (I Fanfani 1954, Scelba 1954, I Segni 1955). È in questa anni che comincia a strutturare la struttura Gladio di cui, almeno secondo alcuni commentatori e storici, Taviani sarebbe stato (legittimamente con il ruolo di Ministro della Difesa ricoperto) uno dei padri. Forse non è un caso che il Presidente Cossiga, uno dei più fieri difensori dei “gladiatori”, abbia nominato Taviani Senatore a vita nel 1991, proprio nel bel mezzo delle polemiche roventi sulla legittimità o meno della suddetta struttura Gladio.

Nel 1959 Taviani ritorna al governo come Ministro del Tesoro del II Governo Segni. Nel 1960 è Ministro del Tesoro con Tambroni e nel III Governo Fanfani.

Nel 1962 Amintore Fanfani forma il suo primo governo di centro-sinistra. Il Psi è ancora fuori dalla compagine governativa, ma i parlamentari del partito di Nenni votano la fiducia all’esecutivo con cui hanno contrattato il programma degli interventi di governo. Taviani è Ministro degli Interni, carica che manterrà nei successivi tre governi di centro-sinistra organico (ossia con l’inserimento di Ministri del Psi nel gabinetto) presieduti da Aldo Moro (1964-1968).
Dopo le elezioni del 1968, Moro lascia la guida del governo a Rumor e Taviani è Ministro per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno nel primo governo presieduto dal leader doroteo vicentino.

Nel 1967 era entrato prepotentemente nella vita interna del partito dando vita alla corrente dei “Pontieri”, ossia un gruppo di democristiani che da posizioni di minoranza volevano controllare la segreteria del partito costituendo un ponte (da qui la definizione di pontieri) tra la maggioranza centrista della Dc e le sue correnti di sinistra.

Nel 1969 Rumor forma il suo II Governo di cui Taviani è Vicepresidente. Nel successivo III Governo Rumor (1970) abbandona la Vicepresidenza e torna ad occuparsi degli Interventi straordinari nel Mezzogiorno, carica che ricoprirà anche nel successivo Governo Colombo (1970). Nei due governi Andreotti di centro-destra (1972) è Ministro del Bilancio (nel II Andreotti assume anche l’interim del Mezzogiorno).

Nel 1973 si ritorna alla formula di centro-sinistra ed alla collaborazione tra Dc, Psi e partiti laici (Psdi e Pri) e Taviani ritorna ad occupare la carica di Ministro degli Interni che manterrà nei due consecutivi governi Rumor (Rumor IV 1973, Rumor V 1974). Sono questi gli ultimi due incarichi di governo ricoperti dal leader democristiano ligure.
Gli anni ’70 sono caratterizzati dal dramma della violenza terroristica nera e rossa e Taviani, dopo aver polemizzato con il giornalista Indro Montanelli che per primo aveva denunciato la pericolosità delle Brigate Rosse, sposerà la teoria degli opposti estremismi: la democrazia italiana era a rischio a causa del concentrico attacco di terroristi fascisti da un lato e di massimalisti rossi dall’altro.

In risposta a ciò le maggiori forze politiche nazionali daranno vita alla stagione della Solidarietà nazionale con la collaborazione (benché limitata e contraddittoria) tra la Dc di Moro, Zaccagnini ed il Pci di Berlinguer. Si formeranno i governi Andreotti (1976-‘79) che si basano sulla decisiva astensione e non belligeranza dei comunisti con il duplice fine di rispondere adeguatamente alla minaccia terroristica e brigatista e di affrontare la grave crisi economica. Questa stagione politica e la successiva fase del pentapartito democristiano-craxiano sono le due uniche fasi del primo cinquantennio repubblicano che non lo hanno visto protagonista.

Nella primavera del 1978, durante il rapimento dell’on. Aldo Moro, Taviani si schiererà senza incertezze a favore della linea della fermezza: nessuna trattativa con gli assassini delle Brigate Rosse. Temendo di venire rapito dagli uomini della Stella a cinque punte, farà depositare presso un notaio dei documenti con i quali invita, in caso di suo rapimento, a non trattare ed a considerare false ed estorte eventuali sue dichiarazioni divulgate dai suoi carcerieri.
È Vicepresidente del Senato durante al Presidenza di Giovanni Spadolini (Pri, fino al 1994). Dopo la nomina a Senatore a vita 

Taviani (1991) aderisce al gruppo della Democrazia Cristiana. Al momento dello scioglimento della Dc (1994) aderisce al neonato Partito Popolare Italiano ed al gruppo Misto del Senato. Si astiene al momento della fiducia al I Governo Berlusconi e appoggia i successivi esecutivi tecnici (Dini 1995) e di centrosinistra (Prodi 1996, D’Alema I 1998, D’Alema II 1999, Amato II 2000).

È morto nel maggio del 2001 pochi giorni dopo l’apertura delle nuove Camere repubblicane. In tale occasione, in qualità di membro anziano del Senato della Repubblica, ha pronunciato un accorato discorso in cui ricordava l’origine democratica e antifascista della nostra Repubblica e delle sue istituzioni. 
È questa questo il suo ultimo discorso pubblico. 

Un vero e proprio testamento politico e culturale lasciato in eredità alle nuove generazioni.


 Luca Molinari
& Francomputer


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