SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
UMBERTO TERRACINI


UMBERTO ELIA TERRACINI  - Uomo politico italiano -
Nato a Genova nel 1895 morto a Roma il 6 dicembre 1983.



Terracini pur essendo uno dei fondatori del partito comunista, è stato un personaggio piuttosto anomalo nel mondo comunista. Un comunista fortemente critico, ma indubbiamente più attento di tanti suoi colleghi; prima all'Aventino dopo il "delitto Matteotti", poi quando nel 1939, criticando i troppi entusiasmi dei suoi colleghi sul patto fra Stalin e Hitler, fu addirittura espulso dal partito. Fu riammesso solo dopo alcuni anni di "penitenza".
Ma anche in successive occasioni, non mancò di manifestarsi come un comunista critico, a volte eretico; specie sul "compromesso storico" e sulla politica verso Israele.

Nato a Genova, nel 1919 a Torino, ventiseienne, aderendo ai socialisti (ala dei comunisti puri)  fu il fondatore dell'"Ordine Nuovo insieme al sardo Gramsci (1891-1937) e Togliatti (1893-1964)  genovese come Terracini.

Il 28 settembre del 1920 la direzione del PSI si divide tra quanti, come Terracini, sono favorevoli all'espulsione dell'ala riformista del partito, e quanti, come Baratonoe Serrati, proclamano l'esigenza di mantenere unito il partito pur accettando alcuni punti proposti dall'internazionale comunista.

Il 28 novembre  l'"ala" comunista in un convegno a Imola propone di mutare il nome del PSI in PCI (Partito Comunista d'Italia) affermando l'incompatibilità tra l'adesione all'internazionale comunista e la presenza del partito della frazione riformista "di concentrazione".

Ma la vera svolta avviene a Livorno il 15-21 gennaio del 1921 durante il XVII congresso nazionale del PSI. Dopo le proposte di Imola, la corrente massimalista di Gramsci, Bordiga e Terracini si scinde da quella riformista, guidata da Filippo Turati e da quella massimalisti dei comunisti unitari di Giacinto Menotti Serrati, e continua il congresso in altra sede.

Altre incomprensioni nascono subito dopo la partecipazione  delle due delegazioni PSI e PCd'I al II congresso dell'Internazionale comunista a Mosca. Il relatori al congresso sovietico constatano che i tempi non sono maturi per una rivoluzione mondiale e invita il PSI a espellere la corrente riformista.

La prima importante riunione dei comunisti (anche se si chiama II Congresso) avviene il 1° marzo 1922. Le conclusioni di questa assise, sono note come le "Tesi di Roma", e negano qualsiasi ipotesi di collaborazione in funzione antifascista con altre forze socialiste o di democrazia borghese. Obiettivo principale del PC.d'I. resta la prospettiva di uno sbocco rivoluzionario.
Il 26 di maggio, mentre  si sta estendendo il fascismo con grande adunate a Milano, Bologna, Ferrara, Rovigo, partono per Mosca per una sessione dell'internazionale i leader  comunisti Graziadei, Bordiga e Gramsci. Quest'ultimo resterà a Mosca dentro l'esecutivo dell'Internazionale. (Farà ritorno solo nel maggio del 1924).

1922- Mentre sta già mettendosi in moto la Marcia su Roma  dei fascisti, il 1° ottobre al congresso socialista di Roma scoppiano violenti polemiche tra massimalisti che espellono i riformisti nella cui corrente c'è Turati,Treves, Matteotti che danno vita al PSU. I contrasti sono sulla funzione antifascista di patto tra popolari e socialisti.
Il 22 ottobre Mussolini è al governo, inizia ad agire contro tutti i promotori di turbamenti, il PSI e il PC.d'I riuniti a Mosca decidono di fare una fusione per contrastare più efficacemente il fascismo. Sull'Avanti è pubblicato il Manifesto, ma i firmatari il 29 dicembre sono tutti denunciati. Gli altri iniziano a operare in clandestinità.
Il 3 febbraio è arrestato Bordiga, il 1° marzo Serrati, , il 31 tocca a Grieco, resta alla direzione del PC.d'I, solo più Terracini. I due partiti di sinistra vorrebbero fare blocco la restano le incompresioni a impedirlo.
Il 21 settembre del 1923, il comitato esecutivo del PC.d'I (ricostituitosi) è falcidiato da una massiccia ondata di arresti per complotto contro lo stato, fra cui Togliatti, Vota, Montagnana, Leonetti. Mentre Bombacci sostiene che tra le due rivoluzioni ci siano affinità. Ma viene sconfessato e invitato a dare le dimissioni.
Nel 1924 a maggio rientra in Italia Gramsci,  e a giugno dopo l'esplosione del caso Matteotti, propone uno sciopero nazionale che  la Cgil rifiuta perché rischioso. Intanto a Mosca viene bocciata una fusione dei comunisti con il PSI ritenuto controrivoluzionario. Il 27 giugno c'è l'episodio dell'Aventino, che i comunisti di Terracini abbandonano e riprendono a partecipare ai lavori della Camera.
L'8 novembre 1925 i due organi dei socialisti e comunisti, l'Avanti e l'Unità sono sospesi.
L'8 novembre 1926, Antonio Gramsci è arrestato con l'intero gruppo comunista. Terracini già  in agosto. Al processo che si conclude il 28 maggio 1928 sono condannati il primo a 20 anni e 4 mesi di carcere, il secondo a 22 anni e 9 mesi. Terracini scontatini 11, nel '37 fu confinato a Ponza poi a Ventotene dove fu liberato nel 1943. Gramsci morirà invece in carcere il 27 aprile 1937.

Tornato libero, all'Assemblea costituente del 25 giugno 1946, Umberto Terracini viene eletto vicepresidente. 
13 GENNAIO 1947 L'On. Saragat si dimette da presidente dell'Assemblea. L'8 febbraio con una votazione viene eletto Umberto Terracini. La causa è la scissione del PSIUP con  protagonista Saragat -che accusa la direzione di essere troppo vicini ai comunisti. Si stacca e fonda il nuovo PSLI,
Nenni con quelli che restano  fonda il suo partito riportando alla luce il logo PSI.

Il 22 dicembre 1947 l'approvazione della Costituzione  viene firmata da De Nicola presidente della Repubblica provvisorio, da De Gasperi capo del governo e da Terracini presidente dell'Assemblea.

Dopo l'attentato a Togliatti nel '48, con il Paese in altissima tensione con gli scioperi proclamati dalla Cgil (che Scelba afferma essere pretestuosi, proclamati  per scatenare una violenza antidemocratica e favorire una insurrezione) Terracini presenta una mozione di sfiducia nei confronti del governo, indicato come responsabile politico e morale dell'attentato, ma la sua mozione viene respinta con 173 voti contro 83.

Lui memore della ventennale dittatura fascista (fu Terracini a coniare l' espressione “Complesso del tiranno”) con disappunto vide creare dopo le elezioni del '48, un sistema che preferiva fotografare le forze in campo piuttosto che incoronare dei vincitori. Lui pensava che chi avrebbe avuto l’onere e l’onore di governare sarebbe stato deciso dalla mediazione parlamentare e mai nessuno avrebbe mai comandato del tutto, come nessuno sarebbe mai stato escluso del tutto da una parte del processo decisionale o da quello di controllo. Ne rimase deluso.

Altro intervento indignato alla Camera nel '54, quando nel periodo in cui furono negate le autorizzazioni ai comunisti per fare le "Feste dell'Unità", Terracini sprezzante  rivolse dure parole a "questo Governo che ha permesso le orge a Capocotta e ha vietato la festa dell' Unità".
(Capocotta fu lo scandalo politico della vicenda di "Wilma Montesi"; una donna abbandonata morta sulla spiaggia di Torvaianica dopo un festino a base di stupefacenti in una altolocata residenza frequentata da importanti politici e noti facoltosi dell'epoca, poi (e questo fu lo "scandalo") chiamati  in causa).

Il 2 maggio 1962, alle elezioni del presidente della Repubblica, Terracini è il secondo con 200 preferenze, dopo Mario Segni con 333 voti.
In quelle del 16 maggio del 1964 è ancora secondo con 250 preferenze, rispetto a  Giovanni Leone che ne prende 319.

Umberto Terracini muore a Roma il 6 dicembre 1983 all'età di 88 anni.

Questo il commento in un dispaccio dell'Agenzia Ansa lanciato alle ore 11,46.
"E' morto oggi a Roma il senatore Umberto Terracini. Con Terracini scompare uno dei fondatori del partito comunista italiano, una eminente figura dell'antifascismo, un esponente tra i più prestigiosi del comunismo italiano e internazionale. Durante la sua pluridecennale vita politica, compreso anche i lungo periodo di prigionia nelle carceri (11 anni) e di confino (6 anni), si trovò più di una volta in una posizione di dissenso o di aperta rottura con la linea politica del suo partito; e conservò sempre fino agli ultimi anni un atteggiamento di autonomia intellettuale e politica, pur nel rispetto, sempre, della disciplina di partito". 

L'epitaffio potrebbe essere proprio questo: "Fu un comunista critico"


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