SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
GIUSEPPE VERDI

 Celebrando Verdi come il musicista del Risorgimento, certi storici convintissimi
possono far suscitare una domanda paradossale…

MA SENZA VERDI

CI SAREBBE STATO
IL RISORGIMENTO?






Si può infatti leggere in giro questo....
"....immaginiamo cosa può accadere quando all'enfasi dei dialoghi si aggiunge la potenza evocativa della musica. Nitido esempio di tale connubio è Va' pensiero, coro del Nabucodonosor che, secondo la tradizione storiografica accolta dai più, scatenò una tempesta di entusiasmi e ardori risorgimentali nei cuori degli abitanti del Lombardo-Veneto, che sulle note della musica di Giuseppe Verdi si affrancarono dal dominio austriaco".

Claudio Casini, nel suo libro dedicato al musicista, ha affermato un parere del tutto in controtendenza "Nella leggenda verdiana, si vuole che le rappresentazioni di Nabucco e dei Lombardi siano state momenti di rilievo nella coscienza risorgimentale in Italia. Ma non è così, perché, nel 1842 e nel 1843, certi fuochi di irredentismo covavano senza fiammeggiare; né Verdi ne aveva esatta consapevolezza, troppo impegnato alla ricerca di se stesso". 

Per converso, le cronache di allora raccontano di accesi entusiasmi del popolo, totalmente identificatosi negli Ebrei esiliati del coro del Nabucco. "Fu un trionfo - racconta Indro Montanelli nell'Italia del Risorgimento, con suo nonno uno dei protagonisti-, come se da un pezzo la gente non aspettasse altro".
Così la leggenda, che vuole i muri di Milano e di Venezia cosparsi delle scritte "Viva V.E.R.D.I", dove il nome del musicista diventa l'acronimo di "Vittorio Emanuele Re D'Italia". Anche nella Toscana di Montanelli?


In quanto ai "tripudi" (w V.E.R.D.I.) a Venezia, Daniele Manin e i suoi Veneziani, con la loro resistenza, non lottarono per Vittorio Emanuele (che ripetiamo il 22 Marzo del 48 a Venezia non sapevano nemmeno chi fosse), ma lottarono per la Repubblica di San Marco, e non per il Re di Sardegna Carlo Alberto. A Milano ci arrivò, ma in ritardo, quando i milanesi si erano già liberati dagli austriaci nelle "5 giornate". Carlo Alberto perse tempo a "contare voti", mentre gli austriaci si erano sì allontanati ma per andare a Peschiera a contare soldati per la controffensiva".
vedi particolari in ANNO 1848-1849

Poi nel '59 il figlio V.E.R.D.I. (Vittorio Emanuele Re D'Italia) fece loro un altro bel "regalo": la cessione del Veneto (dando le dimissioni, Cavour lo definì "un tradimento fatto agli italiani"); e nel '66 V.E.R.D.I. ne fece un altro (quello che i Veneti ancora oggi chiamano "la grande truffa" dell'annessione (cioè sottomissione - la lapide-ricordo a Venezia dice proprio "sotto").
(Alla battaglia di Lissa a battere la Marina Sabauda si impegnarono (quadri e marinai) e vinsero i Veneti, non gli austriaci!) 

(*) E nemmeno lottò il nonno di Indro Montanelli, nè lo applaudì di GIUSEPPE MONTANELLI (" fu un trionfo,
il coro gl'italiani lo fecero subito loro"), perchè suo nonno "Toscano", non era un monarchico, nè tantomeno voleva l'Unità d'Italia Monarchica e neppure quella repubblicana mazziniana. Lui e il PARRA, sostennero sempre la formazione di un regno dell'Italia Centrale toscopontificio. Né con Roma repubblicana, né col Piemonte monarchico, né con la Lombardia.
Inoltre Verdi dedicò l'opera all'arciduchessa Adelaide d'Austria e alla granduchessa Maria Luigia di Parma.

(vedi i corrispondenti  anni o i riassunti)

Qualcosa di vero sull'acronimo V.E.R.D.I. c'è. Ne fa un accenno Luigi Orsini, nel suo Giuseppe Verdi, ed. SEI, Torino, pag. 107. "Nel Ballo in maschera che si rappresentò all'Apollo di Roma il 17 febbraio del 1859 (!), nelle lettere che compongono il nome di Verdi il pubblico lesse le iniziali di parole altrimenti significative: Viva Vittorio Emanuele Re D'Italia. Nome profetico, che rinverdiva le speranze degli italiani". Tutto qui, il resto è leggenda  creata ad arte.
Giuseppe Verdi sollecitato da Cavour -che cercava per il Parlamento uomini di prestigio- rifiutò la carica, poi accettò di fare il deputato a Torino, ma ci rimase solo quattro mesi. Il tempo per essere presente solo alla memorabile seduta nella quale il Parlamento dichiarò la Costituzione del Regno D'Italia.

Ndr. Francomputer


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