SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
WERNHER VON BRAUN

Il geniale inventore della V2, e la micidiale bomba volante che avrebbe dovuto sconfiggere l'Inghilterra  (PRIMA PARTE)

il 18 enne
VON BRAUN

da Hitler a direttore della NASA

SEMINO' LA MORTE PUR DI CONQUISTARE LO SPAZIO COSMICO

Lo scienziato aveva progettato un razzo per l'esplorazione del sistema extraterrestre. 
Invece si piegò agli ordini di Hitler

di PIETRO BREVI

7 settembre 1944: il mondo è occupato a massacrarsi, e i giorni dell'odio sono tutti uguali, segnati dalla monotonia della morte. Ma quel giorno l'orrore scrive un nuovo capitolo per gli abitanti di Londra, la capitale inglese già martellata da tanti bombardamenti. La morte non arriva più dagli aeroplani nemici, che si possono avvistare, contrastare, e dentro i quali vi sono pur sempre degli uomini, in tutto uguali a quegli altri uomini contro cui combattono. La morte arriva dal cielo con una macchina nuova, assolutamente incontrastabile perché piomba sul bersaglio ad oltre duemila chilometri l'ora. E a quella velocità arriva prima del rumore stesso che produce, perché viaggia a velocità "supersonica". Niente può fermare la tonnellata di esplosivo racchiuso nella sua ogiva, ai cui danni si sommano quelli provocati dalle quattro tonnellate della macchina stessa, quando si schianta al suolo.

Questa meraviglia della tecnica si chiama Vergeltungswaffe2 (ossia arma di rappresaglia 2), più nota come V2. E' un razzo lungo 14 metri, ha una velocità massima di cinquemila chilometri l'ora, che le permette di raggiungere quasi cento chilometri di quota, su nei cieli, quasi volesse toccare Dio. Tuttavia non è il Cielo che la chiama, ma solo la tristezza degli uomini, che le impone di tornare verso terra a compiere la missione per cui è stata costruita: uccidere. Questo razzo è un condensato delle principali scoperte di fisica, matematica e chimica. La scienza ha realizzato qualcosa di assolutamente nuovo, ponendolo a disposizione di qualcosa di assolutamente vecchio: la passione dell'uomo per massacrare l'uomo.

21 luglio 1969: è passata solo una generazione, e il mondo è incollato davanti ai televisori, per assistere allo sbarco sulla superficie della Luna degli astronauti americani Neil Alden Armstrong e Edwin Eugene Aldrin. Sono arrivati fin sul nostro satellite spinti dal razzo Saturno, alto sessanta metri, hanno viaggiato ad una velocità di 40.000 chilometri all'ora. Ora sono lassù, lontanissimi eppure così vicini al cuore di tutti gli uomini che hanno ancora bisogno di sognare. La totale eroica inutilità della loro impresa li rende protagonisti di un messaggio di speranza: l'uomo è grande, non si ferma, Icaro è testardo, perché il richiamo del Cielo è troppo forte. La scienza e la tecnica hanno donato all'uomo un'incomparabile pagina di poesia, gli hanno assegnato un pezzetto di azzurro per poter sognare di compiere, un giorno, un altro balzo, e un altro ancora, ad esplorare quelle stelle che nelle notti limpide ci riempiono gli occhi e il cuore.

L'orrore del 1944 e la poesia del 1969 hanno lo stesso padre: è il barone tedesco WERNHER VON BRAUN, dottore in fisica, ragazzo prodigio, padre della missilistica, cittadino americano divenuto tale in modo un po' avventuroso, direttore della NASA, l'ente spaziale americano. Il razzo Saturno non è che il discendente naturale della Vergeltungswaffe2; enormemente più potente di quest'ultima, suddiviso in più stadi, costituisce comunque il punto di arrivo di un lungo cammino che il geniale fisico tedesco aveva iniziato molti anni prima. E nel 1977 von Braun, concludendo una vita intensissima, tutta protesa alla realizzazione dei suoi obiettivi, contrassegnata, come spesso accade per i geni, dalla solitudine e da un'estraneità alle vicende quotidiane, lasciò in eredità non solo un eccezionale bagaglio di conoscenze scientifiche e tecniche, ma anche una serie di interrogativi morali irrisolti.

COMINCIO' CON LE LOCOMOTIVE - L'avventura di Wernher von Braun inizia presto, nel 1930, ad un'età in cui in genere la maggior parte dei giovanotti hanno come occupazione principale quella di correre dietro alle ragazze. A diciotto anni von Braun, studente all'istituto di tecnologia di Charlottenburg, un quartiere di Berlino e apprendista in una fabbrica di locomotive nella parte opposta della città, chiede ed ottiene di diventare assistente del professor Hermann Oberth, direttore della Verein für Raumschiffahrt, "Società per la Navigazione Spaziale", che ha sede alla periferia di Berlino, in un luogo denominato Raketenflugplatz, "campo di volo per razzi". E qui fermiamoci un attimo. Non vorremmo che al lettore venissero in mente le immagini a cui ci ha abituato la televisione: razzi giganteschi che svettano verso il cielo, centri di controllo con interminabili pannelli pieni di comandi, teleschermi e chissà cos'altro di preciso, dove siedono, attenti e silenziosi, decine e decine di tecnici in camice bianco; qua e là, la presenza discreta di militari di guardia... Niente di tutto questo. Il "campo di volo per razzi" si trova in un terreno di proprietà municipale, alla periferia nord di Berlino. Questo terreno è occupato in buona parte da vecchi magazzini in calcestruzzo, che durante la Grande Guerra era stati adibiti a depositi di munizioni, di proprietà del ministero della Guerra. Il terreno è inutilizzato da anni e la "Società per la Navigazione Spaziale" lo ottiene in uso gratuito dal municipio, con l'impegno però a utilizzare solo due di quei fabbricati e a non installare alcuna macchina o apparecchiatura che non sia smontabile e amovibile nell'arco di ventiquattr'ore. Così, tra rottami e baracche sconquassate, inizia l'avventura della conquista dello spazio.

... MA IL SUO SOGNO ERANO I RAZZI - Il giovane von Braun aveva sentito parlare del gruppo di studiosi i quali si erano dati quel nome altisonante che rifletteva, senza dubbio, le loro aspirazioni, ma assai meno la loro reale condizione. Hermann OBERTH, romeno, aveva iniziato a studiare dal 1922, quando era ancora studente di matematica ad Heidelberg, le possibilità di attraversare l'atmosfera terrestre per mezzo di un razzo. A questo proposito si era anche messo in contatto epistolare con uno studioso americano, il professor Robert GODDARD, che lavorava sui razzi dal 1912 e che aveva già dimostrato sperimentalmente che un razzo si muove anche in ambiente privo di atmosfera. Goddard (che nel 1926 avrebbe anche lanciato il primo razzo a carburante liquido - ossigeno liquido e benzina), già schivo di sua natura, aveva mal sopportato i primi inevitabili insuccessi, e le facili ironie su razzi che avrebbero dovuto arrivare sulla Luna e invece superavano a stento la quota di mezzo chilometro; la sfortuna volle anche che lo scienziato americano si trovasse tra i milioni di "vittime" della grande depressione economica che aggredì l'America nel 1929, e che rese impossibile per diversi anni trovare finanziatori per gli esperimenti.

OBERTH, invece, spirito dinamico e geniale, pubblicava già nel 1923 un libretto intitolato Die Rakete zu den Planetenraumen (Il razzo verso gli spazi interplanetari) che, steso in forma divulgativa anziché nelle austere forme scientifiche più care a Goddard, conobbe un successo notevolissimo. Il 1923 in Germania è un anno travagliassimo: l'inflazione ha raggiunto livelli fuori da ogni logica (per acquistare un dollaro bisogna ormai sborsare 4 miliardi di marchi); il 9 novembre di quell'anno la polizia arresta un esagitato, leader di un partito di minoranza, che il giorno prima ha tentato un putsch a Monaco, sequestrando diversi capi militari. Il suo nome è ADOLF HITLER. Tutto sembra scricchiolare nella Repubblica di Weimar; e forse anche per questa atmosfera da naufragio, nasce un entusiasmo inatteso per questo studioso non ancora trentenne che dice che si può andare sulla Luna, e poi su altri mondi, e che ha costituito il gruppo dal nome quantomeno carico di ottimismo di "Società per la Navigazione Spaziale".

I PROGETTISTI CON LA TESTA SULLA LUNA - Col passare degli anni, e con l'acuirsi delle difficoltà in Germania (dopo un'effimera ripresa, subito bloccata dalle ripercussioni mondiali del crollo di Wall Street), continua a crescere l'interesse per i razzi e il volo spaziale. Oberth pubblica un altro volume, mentre i libri dei suoi collaboratori Valier e Ley, pubblicati nel 1926, gli esperimenti dell'industriale Fritz von Opel, di chiara marca pubblicitaria, con auto a razzo e il film di Fritz Lang "Una donna sulla Luna" creano un'atmosfera per cui sembra che ormai il volo spaziale sia cosa fatta: in fondo, basta costruire un razzo e partire... Ma Oberth, che è uno scienziato, si rende conto che in tanti anni non si è andati al di là dell'elaborazione di teorie, che non vanno molto oltre la discussione matematica dei problemi. I primi rudimentali esperimenti con carburanti liquidi, condotti su motori a terra, sono serviti soprattutto per riuscire a trovare ancora finanziamenti. Ma la strada da fare è ancora lunga. Di che utilità potrà essere quel giovane compito, che non dimostra neanche i suoi diciotto anni, che offre i suoi servigi alla "Società per la Navigazione Spaziale"?

Di sicuro col passare dei mesi Oberth resta colpito dalla tenacia dell'aspirante ingegnere von Braun, dalla sua voglia di imparare, sempre disponibile anche alle mansioni più umili, e da un certo metodo innato di affrontare i problemi uno per uno, con fredda calma. E alla diffidenza iniziale si sostituisce una certa tolleranza e poi un'aperta stima.

Von Braun nasce a Wirsitz, in Slesia, il 23 marzo del 1912, secondo figlio del barone Magnus von Braun, appartenente ad un casato aristocratico di cui si trovano le tracce sino al 1245, quando uno di loro combatté i mongoli nella battaglia di Liegnitz. I von Braun da generazioni ricoprono cariche importanti nella politica e nell'amministrazione pubblica. La madre, Emmy von Quistorp, è una donna di grande cultura e si occupa di astronomia da dilettante seria ed impegnata. E' lei che col regalo di un primo telescopio incomincia ad avvicinare le osservazioni e i sogni del giovane allo spazio. E' uno strumento elementare, non certo da osservatorio, ma permette comunque di vedere bene la Luna. E a poco più di dieci anni il ragazzino tedesco che aveva da poco ricevuto i primi calzoni lunghi guarda per la prima volta quelle pianure aride su cui, quarantasette anni dopo, spedirà due uomini.

ALUNNO SCADENTE IN MATEMATICA - A scuola Wernher von Braun non è né svogliato né particolarmente impegnato. Uno studente come tanti altri, che ha solo qualche problema con la matematica; ma la lettura del libretto di Oberth di cui dicevamo sopra, "Il razzo verso gli spazi interplanetari", che fornisce in forma di linguaggio matematico le risposte a tanti perché che gli occupano la mente, lo spinge a diventare uno studente modello di matematica. Von Braun è solo un adolescente ma già dimostra così la sua determinazione e la sua tenacia. In sé stesso sa già che vuole arrivare nello spazio. Se un primo passo da fare è studiare bene la matematica, ebbene, non c'è altro da fare che studiare bene la matematica. Quando approda al gruppo di Oberth, von Braun non è che un giovane neodiplomato il quale chiede con molto garbo di potersi rendere utile per imparare qualcosa. Il gruppo era già impegnato nella sperimentazione del Minimumrakete (razzo minimo), abbreviato in Mirak, il cui scopo principale era quello di giungere, in via sperimentale, alla composizione ottimale del carburante liquido. Le difficoltà maggiori si incontravano nell'utilizzo dell'ossigeno liquido e nelle relative pressioni (e quindi bassissime temperature) a cui deve essere portato questo gas per mantenersi allo stato liquido, peraltro malfido e pericoloso.

Il 17 maggio di quell'anno (siamo nel 1930) uno degli studiosi della "Società per la Navigazione Spaziale", Max Valier, era morto proprio in seguito all'esplosione di un motore ad ossigeno liquido. Quando Oberth riparte per la Romania, dove aveva un incarico di insegnamento, la guida del gruppo viene assunta dal professor Rudolf NEBEL, ed iniziano anche a manifestarsi le prime divisioni tra gli studiosi associati. Nebel è un ottimista, ha doti di praticità immediata. Anche troppa, secondo un altro autorevole membro, Willy LEY. Questo è un rigoroso sperimentatore, quello ha una gran fretta di dimostrare che i razzi si possono fare, che non sono una dispendiosa follia, che possono davvero divenire i veicoli per il volo nello spazio. Fedele "spalla" di Nebel è un giovane ingegnere, Klaus RIEDEL. Insieme i due si accingono al primo lancio del "Mirak", in una fattoria dei nonni di Riedel: siamo ai primi di settembre del 30.

PRIMI ESPERIMENTI, PRIMI FLOP - Alle prime prove a terra il motore genera una spinta tanto debole da non muovere neppure la lancetta del dinamometro. Poi finalmente la spinta cresce, diviene superiore al peso del razzo, e quindi utile per il lancio: è il momento di lasciare libero il razzo. Che esplode. Riedel e Nebel tornano a Berlino per nulla depressi e si rimettono al lavoro con von Braun per cercare di capire le ragioni dell'insuccesso. A Nebel non difetta certo l'entusiasmo, tant'è che riesce ad ottenere, anche con metodi poco ortodossi, materiali, finanziamenti, nonché uno sgravio fiscale sulla benzina da usare per gli esperimenti. Iniziano gli studi sul terzo Mirak: forse la soluzione consiste nel distanziare convenientemente i serbatoi dalla camera di combustione. Si sperimentano anche raffreddamenti ad acqua. Intanto si inaspriscono i rapporti tra Nebel e gli altri membri del gruppo. E il fedelissimo Riedel approfitta di una lunga vacanza del "capo" (che si era deciso a prendere un po' di riposo proprio perché gli pareva che il terzo Mirak fosse ormai a punto) per mettere in cantiere con l'"avversario" Ley un nuovo tipo di razzo con il motore in testa e con i serbatoi non più scaldati dal motore stesso.

Altro non era che la ripresa di un'idea originaria di Oberth: e funziona. Da un primo balzo casuale di una ventina di metri, i loro razzi arrivano a sessanta, poi a cinquecento metri, finché (siamo ormai nell'agosto del 1932) l'altezza di un chilometro e mezzo è diventata abituale. Ma anche i "repulsori" (così Riedel e Ley avevano battezzato i loro razzi, per distinguerli dal Mirak di Nebel) a un certo punto mostrano la corda: non si riesce ad andare al di là dei cinquanta chili di spinta: il principio è giusto ma va sviluppato. E quindi si ritorna all'eterno problema di trovare ulteriori mezzi per continuare gli studi e le prove. Cosa c'è di meglio della pubblicità? Viene allestito un lancio sperimentale di un "repulsore" in occasione della visita al "campo di volo per razzi" degli operatori del cinegiornale, ai quali non si può certo ammannire solo qualche prova a terra del motore. Il razzo parte, ma sembra voglia fare i dispetti: mostra subito una certa instabilità, poi si gira, punta verso terra e va a schiantarsi su un capannone di proprietà della polizia, incendiandolo. Non ci sono fortunatamente vittime, e inoltre il capannone non conteneva nulla.

L'ASCESA DEL GIOVANE WERNHER - Ma la polizia è la polizia: irruzione, fermo delle attività, e ripresa delle stesse solo dopo una severa regolamentazione. Il tutto si risolve in un'ulteriore pubblicità: ma non nella direzione sperata dai membri del gruppo. Perché dopo questo episodio la "Società per la Navigazione Spaziale" cesserà di fatto di esistere, mentre inizierà la sua inarrestabile ascesa il giovanottone biondo, servizievole e silenzioso. Nei due anni presso la Società von Braun aveva sempre mantenuto l'atteggiamento che si conviene ad un giovane che deve imparare: aveva assistito in silenzio alle discussioni che si facevano sempre più aspre tra i membri del gruppo, in particolare dopo che Nebel si era sentito umiliato dal fatto che il "repulsore" era stato costruito senza le sue direttive, praticamente alle sue spalle. Era disponibile a qualsiasi mansione, perché sapeva che era l'unico modo per poter avere una visione di insieme. E aveva maturato (come lui stesso racconterà molti anni dopo) alcune convinzioni:
 
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la strada per lo spazio era aperta: bisognava avere il veicolo per percorrerla, e questo non poteva essere che il razzo.

-- i calcoli fondamentali di Oberth erano esatti; ma la teoria matematica andava verificata di continuo con gli esperimenti, perché solo in via sperimentale si scoprivano inconvenienti di varia natura e mezzi per correggerli: le difficoltà incontrate per evitare le esplosioni dei motori ad ossigeno liquido erano la miglior dimostrazione della bontà di questo assunto.

-- la ricerca spaziale si mostrava quindi lunga e costosissima, perché erano da mettere comunque in preventivo fallimenti che, visti in chiave pragmatica, non erano tali, ma erano anzi occasioni per apprendere cose nuove.

-- nessun privato, o industria, era quindi in grado di finanziare un serio lavoro di ricerca e sperimentazione per i viaggi nello spazio. Chi esborsa enormi quantità di soldi senza alcuna certezza di un ritorno in tempi ragionevoli?

FINANZIAMENTI IN VISTA. A UNA CONDIZIONE...-  Inoltre von Braun aveva maturato anche un'altra convinzione, che esprimerà sempre molti anni dopo, con garbati giri di parole: Oberth era stato il maestro, il grande teorico che aveva dimostrato, con l'inoppugnabile linguaggio dei numeri, che è possibile costruire un veicolo che abbia una spinta tale da liberarsi dall'attrazione terrestre. Gli altri erano dei buoni tecnici, ma nulla di più. Wernher Von Braun ormai sentiva di poter imboccare la propria strada; non aspettava che l'occasione. E l'occasione gliela diedero una serie curiosa di fatti e avvenimenti: dall'incendio del capannone della polizia, al caratteraccio di Nebel, al trattato di Versailles, sì, proprio quello che nel 1919 era stato stilato con lo scopo di sotterrare qualsiasi velleità di riarmo tedesco.

Cerchiamo di procedere con ordine, e partiamo dal fondo. Il trattato di Versailles. Le potenze vincitrici della Grande Guerra avevano imposto alla Germania, oltre a un debito di guerra di proporzioni mostruose, delle pesanti clausole di disarmo. Praticamente i tedeschi non potevano avere più di centomila uomini sotto le armi, ma si trattava di uomini che non potevano avere né aviazione, né carri armati, né navi da guerra di alto tonnellaggio. Erano chiuse le scuole ufficiali e le scuole cadetti. Nelle intenzioni dei vincitori, se i tedeschi avessero voluto fare ancora la guerra, l'avrebbero dovuta fare con le doppiette da caccia. Ma ovviamente il trattato non poteva prevedere ciò che ancora non esisteva: i razzi. Il trattato non ne faceva menzione perché i razzi a polvere usati nella Grande Guerra per segnalazioni, o per abbattere palloni, erano poco più che fuochi artificiali; non avevano certo le caratteristiche di armi offensive di grande potenza. Ma l'esercito tedesco (i cui ufficiali venivano nel frattempo addestrati alle scuole dell'Unione Sovietica) teneva d'occhio con discrezione il lavoro della "Società per la Navigazione Spaziale": non poteva un razzo sostituire un proiettile di artiglieria o essere addirittura più efficace di questo?

SUL PROGETTO LE MANI DEI MILITARI - L'incendio del capannone della polizia aumentò questo interesse: ai militari piace tutto ciò che è distruttivo e quello, in fondo, era stato un esperimento, seppur involontario, di "bomba volante". Nebel, sempre preso dal problema pratico di mandare avanti il lavoro, e quindi di trovare i quattrini, andò a rispolverare uno dei tanti calcoli teorici fatti da Oberth, per chiedere fondi all'esercito, facendo balenare la possibilità di costruire un razzo capace di colpire un bersaglio del diametro di duecento metri alla distanza di duemila chilometri. E l'esercito promise una visita, senza alcun impegno. Un giorno arrivano in visita al "campo di volo per razzi" tre distinti signori, in abiti borghesi. Sono tre ufficiali del Commissariato Approvvigionamenti dell'Esercito: il colonnello BECKER, il maggior Von Horstig e il capitano Dornberger. Osservano al dinamometro alcune prove statiche dei motori, poi propongono un "contrattino" che Nebel si affretta ad accettare: mille marchi per una prova di lancio da farsi al poligono di tiro dell'esercito, a Kummersdorf, una località a un centinaio di chilometri a sud di Berlino.

Nebel e von Braun partono, non hanno detto nulla agli altri membri del gruppo, contrari a legarsi ai militari, perché ne temono i relativi vincoli, controlli, regolamenti. Nebel però non porta con sé un "repulsore", ossia la creatura di quelli che ormai considerava i suoi rivali. Porta un Mirak, il "suo" razzo, lo monta alla bell'e meglio con von Braun: e il risultato è quello che ci si poteva aspettare, visti i precedenti: il razzo vola per sessanta metri, poi si incurva e si schianta a terra. Gelo dei presenti. Nebel propone subito un'altra prova, ma il colonnello Becker si limita a guardarlo in freddo silenzio: sembra addirittura disgustato, lascia a un subordinato il compito di spiegare a quei signori che "siamo troppo lontani da quello che serve all'esercito". Al ritorno a Berlino Nebel e Von Braun dovranno affrontare anche le ire degli altri membri del gruppo, che non vogliono saperne di dipendenza dall'esercito. Von Braun, come è suo costume, tace. Ormai ha scelto per Nebel anche perchè quest'ultimo è capace di mancare del tutto di realismo, e in questa situazione è proprio quello che ci vuole. Von Braun ha capito che solo le forze armate potranno finanziare la continuazione del lavoro; certo, bisognerebbe presentare loro qualcosa di più valido. Invece Nebel insiste con il Commissariato Approvvigionamenti usando la delicatezza dell'ariete, fino ad autoconvincersi che il colonnello Becker nutra un odio personale contro di lui.

L'ASSO NELLA MANICA DELLO SCIENZIATO - Quello che invece vuole l'alto ufficiale sono tavole analitiche precise, complete di dati sulle traiettorie dei razzi, sui consumi, sulle velocità, sui sistemi di guida. Ma Nebel è ormai accecato dal fatto personale e quindi chiede a von Braun di fare un ultimo tentativo. E von Braun va nella "tana del leone" ad affrontarlo, e a scoprire che il colonnello è in verità un uomo dalla mentalità aperta, di profondo spirito scientifico. Di sicuro von Braun impressiona Becker con la sua personalità di ventenne ben più garbato dell'irruente Nebel e fornito di basi teoriche e di capacità analitiche assolutamente insolite in un giovane di quell'età. Ma è difficile non pensare che il colonnello assuma un atteggiamento più conciliante anche per un altro motivo: il padre di von Braun è, dal primo giugno di quell'anno, ministro nel governo von Papen. E' un governo traballante, questo è vero, d'altra parte nella Germania del 1932 tutta la politica è un traballamento; di lì a pochi mesi l'omino coi baffi, che nove anni prima era stato in carcere, andrà al potere. Ma intanto, un ministro è sempre un ministro e forse anche Becker, simpatizzante del ministro della Guerra, generale von Schleicher, fa parte di quelli che si illudono che proprio il governo von Papen possa servirsi dei nazisti per eliminare i socialdemocratici, dare una decisa svolta autoritaria al paese e, a questo punto, eliminare anche le milizie di straccioni di Hitler.

Ma a von Braun la politica non interessa. Chiunque venga al potere, avrà sempre bisogno di un esercito, e ora il suo scopo è convincere l'esercito, nella persona del colonnello Becker, a finanziare le attività del volo spaziale. Il giovane è convincente, è preparatissimo, è figlio di un ministro. Becker lo fissa a lungo e poi gli propone: "Potremmo assicurarvi un aiuto finanziario a patto che vi impegniate a lavorare per noi in segreto, in una zona militare. Niente razzi da guerra al vostro "campo di volo per razzi". Sarete tenuti alla disciplina e all'obbedienza...". Von Braun ringrazia, si alza e comunica con un inchino che riferirà subito la proposta ai suoi colleghi. Dopo, se il signor colonnello lo consente, tornerà con la risposta. Ma ha già scelto. Uscendo dagli uffici militari, già gli turbinano nella mente una quantità di problemi da risolvere. Un grosso razzo avrà bisogno di giroscopi, di deviatori di getto direzionali, di valvole elettromagnetiche, di controlli della combustione.

VON BRAUN FIRMA E LAVORA PER HITLER

Un programma di ricerche di questa ampiezza, come lo si può realizzare con i mezzi eternamente traballanti del "campo di volo per razzi"? Il denaro e le installazioni dell'esercito offrono la soluzione. La contrarietà dei suoi colleghi alla proposta del colonnello Becker non lo stupisce; salvo Nebel, che peraltro ora che la proposta dell'esercito è concreta fa marcia indietro, tutti gli altri avevano già manifestato la loro opinione: "Quegli ignoranti vogliono impedire il libero sviluppo del nostro lavoro intellettuale!". Bella frase. Forse ha anche un fondo di verità; ma dimostra mancanza di concretezza. E il 1° novembre 1932 Wernher von Braun diventa impiegato civile dell'esercito, lasciando i suoi colleghi del gruppo con vaghe promesse di favorire, ove possibile, l'attività della "Società per la Navigazione Spaziale" grazie alla sua nuova posizione.

Ora von Braun lavora ufficialmente per l'Esercito, seppur senza vestire l'uniforme. Anni dopo dirà che era convinto di riuscire a tenere in pugno la situazione, nè pensava che i razzi potessero divenire mezzi di distruzione. D'altra parte, aggiungerà, era pronto anche a non indietreggiare, se i militari l'avessero costretto a fare razzi che fossero prima di tutto armi. Ma francamente appare difficilmente credibile che questo giovane ventenne, di intelligenza assolutamente superiore, potesse credere più di tanto ad un esercito che lo finanziava per puro amore della scienza. Figlio di un ministro (che già aveva dichiarato "se Hitler prende il potere, sarà la distruzione del Paese"), von Braun era ben conscio della situazione in cui si trovava la Germania. Il governo von Papen era in agonia, l'ascesa di Hitler era sempre più veloce, anche perchè l'esagitato capo nazionalsocialista aveva saputo soffiare sul fuoco dei sentimenti di rivalsa di un popolo che le potenze vincitrici avevano voluto umiliare, dimostrando una notevole miopia politica. Inoltre Hitler parlava apertamente di riarmo, e questo non poteva non suscitare le simpatie di almeno una parte degli ufficiali, che il trattato di Versailles avrebbe voluto ridurre a poco più di caporali istruttori. E la casta militare restava comunque fortissima.

GENIALE. MA SENZA SCRUPOLI - Insomma, pensare di poter separare l'esercito dalle armi, costruendo solo razzi "civili", e pensare che l'esercito potesse mantenersi del tutto estraneo alle vicende politiche che stavano portando Hitler al potere, era assolutamente irrealistico. Von Braun, molto semplicemente, fece le sue scelte. Come una bella donna, dotata di grande fascino ma dal cuore di ghiaccio, sposa l'uomo che non ama, ma che le può procurare gli agi che lei desidera, così il giovane scienziato si accasa con l'esercito. Troppo intelligente per non capire la strada su cui si metteva. Troppo freddo per avvertire qualche scrupolo. Quella luna che aveva osservato al telescopio dieci anni prima, si faceva sempre più vicina. Questo era l'importante. Il resto lo lasciava indifferente, non gli interessava. A Kummersdorf offrono ottime condizioni, migliori di quanto von Braun potesse sperare; e non solo in virtù del padre ministro. In particolare era stato il capitano Dornberger a restare colpito "dall'energia e dalla sagacia con cui questo ragazzo sapeva lavorare, e dalle sue stupefacenti conoscenze teoriche". Il giovanotto viene anche messo nella condizione di completare i suoi studi, iscrivendosi alla facoltà di fisica di Berlino, diretta dal professor Erich Schumann, che coordina anche la sezione ricerche dell'artiglieria, sempre con sede a Kummersdorf.

Von Braun si mette subito al lavoro e già nel gennaio del 1933 è pronto un piccolo motore con raffreddamento ad acqua che fornisce una spinta di ben 140 chili per sessanta secondi. Lo scetticismo di Dornberger e dei suoi superiori sui carburanti liquidi incomincia così ad attenuarsi e si inizia la progettazione del motore da 300 chili di spinta, destinato a quello che sarà il primo razzo della generazione che porterà alle V2: l'Aggregat 1, in breve A1. Nell'A1 viene approntata anche una testata rotante, per assicurarne la stabilità lineare: è lo stesso principio dei proiettili di arma da fuoco, che ruotano sul loro asse per andar dritti. Tutto sembra a posto. Ma alla prova il razzo esplode: un ritardo di una frazione di secondo dell'accensione ha permesso la formazione di un accumulo eccessivo di ossigeno e alcool nella camera di combustione, quanto basta perché tutto vada in mille pezzi. si ricomincia. Al posto della testata rotante viene messo, in corrispondenza del centro di gravità del razzo, un giroscopio; i difetti dell'accensione sono corretti.

IL "MOSTRO" COMINCIA A NASCERE

E' pronto anche un motore da ben 1.000 chili di spinta, ma von Braun segue le norme della prudenza. Ha imparato dagli insuccessi di Nebel a non fare passi più lunghi della gamba. E il nuovo razzo, A2, monterà ancora il motore da 300 chili. Ne vengono costruiti due esemplari, battezzati Max e Moritz, personaggi in voga di una serie di cartoni animati. Von Braun, con Dornberger e gli aiutanti, si trasferiscono sull'isola di Borkum, sul mare del Nord e vi impiantano una base di fortuna: i nuovi razzi sono ormai "mostri" da 150 chili di peso e si pensa che possano raggiungere altezze e velocità tali da portarli fuori dal poligono di Kummersdorf. E' dicembre del 1934, e in mezzo al mare del Nord, battuto dai venti gelidi, nessuno si accorge che in Germania esiste Hitler, non si pensa a cosa possa voler dire guerra, distruzione, bombe volanti. C'è solo un gruppo di scienziati e tecnici, guidati da un ufficiale che è molto più scienziato che soldato, i quali sperimentano dei razzi. E Max e Moritz non tradiscono le aspettative: si innalzano fino a 2400 metri. Von Braun non è propriamente entusiasta, ma un altro passo è compiuto e quei lanci vengono considerati dai militari come un successo. Tanto basta per poter proseguire gli studi.

Nel frattempo von Braun trova anche il tempo per laurearsi; a 22 anni è dottore in fisica e direttore del progetto dei razzi a propellenti liquidi dell'esercito. E' il turno dell' A3, un razzo di 750 chili, che monta il nuovo motore da 1000 chili di spinta: un difetto al sistema giroscopico di stabilizzazione, e il razzo, dopo cinque secondi di salita, precipita. Si ricomincia; si studia di nuovo il sistema di stabilizzazione e si mette in cantiere l' A5: la sigla A4 è infatti riservata ad un progetto particolare, che von Braun e i suoi collaboratori hanno in mente da qualche tempo. E' l'estate del 1937. I primi quattro anni e mezzo di lavoro alle dipendenze dell'esercito erano trascorsi esattamente secondo i desideri di Von Braun: aveva potuto lavorare con metodo, passo dopo passo, circondandosi di collaboratori da lui stesso scelti e incaricati dello studio dei vari settori che componevano quella macchina sempre più complessa che era il razzo a propellente liquido.

E IL FÜHRER GLI MANDA A DIRE....

Tutto procedeva per il meglio, finché un giorno Dornberger, divenuto nel frattempo colonnello, mandò a chiamare von Braun. Doveva fargli una comunicazione molto precisa: "Non possiamo sperare di continuare il nostro lavoro se lanciamo solo razzi sperimentali. Il commissariato degli approvvigionamenti vuole un razzo bellico che superi la portata delle artiglierie a lunga gittata. Se no, soldi non ne arrivano più...".  La Germania era in pieno riarmo. Hitler già da due anni aveva abolito unilateralmente le clausole di Versailles; era giunto il momento in cui anche il gruppo di studiosi dei razzi doveva pagare il proprio tributo. "Una gittata di circa 300 chilometri, un carico bellico di una tonnellata di esplosivo, possono bastare ai generali?". Dornberger dice di sì, e von Braun promette che l' A4 avrà quelle caratteristiche. Ma per costruire qualcosa di simile, bisogna trovare una base di lavoro ben più ampia di Kummersdorf, che non imponga continui spostamenti per effettuare i lanci di prova. E la nuova base viene individuata a Peenemunde, sulla punta di una penisola sulla Baia di Pomerania, sul Baltico, dove si stabilirà una sorta di "vicinato" con la Luftwaffe, l'aviazione militare, che a sua volta vuole sperimentare razzi per suo conto e che ha tentato invano di "appropriarsi" del gruppo di von Braun.

Nella nuova base, con uno stanziamento eccezionale di sei milioni di marchi deliberato dall'esercito per battere la concorrenza dell'aviazione, von Braun si getta nuovamente a capofitto nel lavoro. Ma nel 1939 accade un fatto spiacevole: scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Le autorità militari incominciano a disinteressarsi del lavoro di Peenemunde: nella convinzione della "guerra-lampo" le armi che si progettano in quel centro dove lavorano stravaganti scienziati non faranno in tempo ad essere utilizzate. Ed allora è meglio che diano il loro contributo immediato allo sforzo bellico: arrivano le prime cartoline-precetto, sia per scienziati, che per tecnici, che per il semplice personale ausiliario.

UN MOMENTO DI PANICO - Per la prima volta von Braun sente mancargli il terreno sotto i piedi ma Dornberger, nel frattempo divenuto generale, tira fuori il suo asso dalla manica: il maresciallo von Brauchitsch, comandante in capo dell'esercito, e suo amico personale. Non solo il maresciallo fa revocare la chiamata alle armi del personale di Peenemunde, ma assegna anche alla base 3500 uomini, fra soldati ed ufficiali dell'esercito. Von Braun respira, può anche organizzare lui una "chiamata di leva". Ma si tratta di una leva di studiosi, non di soldati. I migliori professori universitari delle più diverse discipline vengono interpellati per dare le loro risposte sui più diversi problemi di ingegneria, di chimica, di fisica. Ad ognuno viene assegnato un "sottoproblema" da risolvere, ed ognuno di loro è ben contento, non solo per motivi professionali, ma perché la collaborazione col gruppo di Peenemunde gli garantisce l'esenzione dal servizio militare.

Von Braun costituisce così uno staff di trentasei "cervelli" con i quali si mantiene in continuo contatto, anche andando a trovarli nelle loro sedi: non ha problemi a muoversi, può disporre come vuole di un agile aereo da turismo dell'esercito, che pilota personalmente. Tutto deve girare come un meccanismo perfettamente oliato per dar vita all' A4, che è ormai la sua ragione di vita.

Nella primavera del 1940 la guerra va a gonfie vele per la Germania: Danimarca, Norvegia, Belgio, Olanda e infine Francia: tutte queste nazioni sono schiacciate dall'avanzata tedesca, che sembra inarrestabile.

NON E' FACILE SCHIACCIARE L'INGHILTERRA......

Nella primavera del 1940 la guerra va a gonfie vele per la Germania: Danimarca, Norvegia, Belgio, Olanda e infine Francia: tutte queste nazioni sono schiacciate dall'avanzata tedesca, che sembra inarrestabile. Di lì a poco, questa è la certezza diffusa, anche gli inglesi dovranno cedere le armi. A questo punto l'Europa sarà conquistata, non ci sarà neanche bisogno delle armi che si stanno studiando a Peenemunde. Ma allora, non c'è di nuovo il rischio di veder vanificati tanti anni di lavoro?

NON E' FACILE SCHIACCIARE L'INGHILTERRA

Tuttavia l'Inghilterra non è affatto facile da schiacciare. Le perdite della Luftwaffe si fanno troppo consistenti, e sempre più appare chiara la mancanza di un piano coerente dell'arma aerea tedesca, che di fronte alle prime sconfitte cambia più e più volte gli obiettivi. Gli inglesi dispongono del radar (che per i tedeschi è ancora in fase sperimentale) e questo aumenta enormemente la loro superiorità tecnica. Tutti gli aerei perduti non sono serviti a nulla: l'Inghilterra non è piegata. A ottobre del 1940 l'offensiva aerea si spegne con una sconfitta bruciante per i tedeschi. Sarebbe esagerato dire che Von Braun brindò alla sconfitta della Luftwaffe. Ma è sicuro che dall'ottobre del 1940 si procede con maggior decisione, con la sicurezza di essere lasciati in pace, a portare avanti il programma dell' A4. Due certezze erano acquisite: la Luftwaffe non era in grado di avere il dominio dei cieli, e la guerra sarebbe durata ancora a lungo.

Esattamente ciò che serviva a von Braun. E l' A4 vedrà la luce l'anno successivo. E' un razzo lungo 14 metri, con un diametro massimo di un metro e settanta, esclusi i timoni stabilizzatori di coda. In assetto di partenza pesa quasi tredici tonnellate, otto e mezzo delle quali sono costituite dai propellenti: ossigeno liquido e alcool. I gas prodotti nella camera del motore raggiungono una temperatura di 2700 gradi, scaricandosi dall'ugello posteriore a una velocità di 7200 chilometri orari. Ne risulta una spinta da 25 a 30.000 chili, che consente al razzo di toccare una velocità di 5000 chilometri orari. Il 3 ottobre del 1942, dopo un paio di insuccessi, il razzo A4 percorre una distanza di 190 chilometri, toccando una quota di 85 chilometri.

E' nato il grande razzo moderno, di fatto è nato il primo veicolo spaziale.

La sua testata, per ora, porta una zavorra, per ragioni di stabilizzazione. Ma è destinata a portare una tonnellata di amatolo, una miscela di tritolo e nitrato di ammonio, che non esplode alle forti temperature cui sarà sottoposto il razzo nella fase di discesa, che avviene in caduta libera a circa duemila chilometri l'ora. E qui facciamo un attimo di sosta, necessaria per una riflessione inevitabile. Abbiamo seguito finora l'avventura di un uomo geniale: in poco più di un decennio von Braun ha saputo trarre dalle prime rudimentali esperienze dei Mirak, con i loro voletti di meno di cento metri, una macchina meravigliosa, frutto della sua genialità e della sua capacità di far operare altre persone, ad ognuna assegnando un problema ben individuato.

LA MORALE SOTTO LE FORCHE CAUDINE

Per raggiungere questo scopo è passato sopra ad ogni altra considerazione. Se la sua macchina meravigliosa porterà nella testata una tonnellata di esplosivo, von Braun ci dirà solo che era una forca caudina necessaria da passare per poter proseguire gli studi del veicolo spaziale. Né lo spinsero considerazioni di seppur distorto patriottismo perché, come vedremo nella seconda parte di questa rievocazione, non ebbe problemi nell'abbandonare precipitosamente la sua patria. Ma probabilmente la sua patria, il luogo dei suoi sentimenti, dei suoi affetti, erano i razzi. 

di PIETRO BREVI

di PIETRO BREVI
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