SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
WERNHER VON BRAUN

GERMANIA KAPUTT e  VON BRAUN  PASSA AL SERVIZIO DEGLI USA

"ORA VI PORTERO’ SULLA LUNA" 

              

di PIETRO BREVI

<<  la prima parte   

La sera del 3 ottobre 1942 (teniamo a mente questa data) si fa festa, a Peenemunde. Il generale Dornberger, a capotavola, brinda con champagne insieme a VON BRAUN e ad OBERTH, che finalmente aveva potuto raggiungere il gruppo. Lo scienziato romeno è raggiante: il suo ragazzo prodigio ha appena dichiarato che l' A4 è figlio diretto delle astronavi descritte nei suoi libri. 
Dornberger alza il calice e dice: "Sapete cos'è successo oggi? 
" E' nata la nave spaziale!" 

Applausi e nuovi brindisi. Ma il generale fa cenno con la mano che vuole ancora parlare: "Non crediate che con questo siano finiti i nostri mali di testa. Anzi, iniziano davvero adesso...". Il generale sa quello che dice. Ora che il razzo è diventato una realtà, paradossalmente il successo potrebbe trasformarsi in un boomerang. Infatti fino a quel momento si è potuto andare avanti negli studi e nelle prove grazie alla protezione di Von Brauchitsch. Ma ora non sarà più possibile mantenere la cortina di silenzio che ricopriva l'attività di Peenemunde. Dornberger, militare e scienziato, sa bene come sono fatti i militari: ora che il razzo ha volato, basta produrne qualche migliaio e iniziare ad usarlo come arma. Ma lui, come scienziato, è cosciente che quel volo non è che l'inizio di una nuova fase di studi sperimentali per perfezionare una macchina che è completa nelle sue linee essenziali, ma è ben lungi dall'essere perfetta. 

GOERING  e HITLER

Serviranno quindi molti e molti voli di prova per poter costruire un razzo veramente completo e affidabile, perchè solo con i lanci di prova si paleseranno tutti i difetti che, di sicuro, una macchina completamente nuova non può non avere. Ma nel contempo bisogna fare i conti con l'Aviazione, che ha la sua base "in concorrenza" a Peenemunde Ovest, e che sta pure lavorando sulle bombe volanti: il maresciallo GOERING, presuntuoso e arrogante, è disposto a qualsiasi colpo basso per non vedere sminuito il suo potere, tanto più ora che deve rifarsi una faccia dopo la miserevole conclusione della Battaglia d'Inghilterra. Infine c'è anche un problema, incredibile, pazzesco, che rischierà di paralizzare l'attività di tutti gli studiosi di Peenemunde, sia di quelli dipendenti dall'esercito, che di quelli dipendenti dall'aviazione. La Germania è guidata da un uomo che è folle; quando avrà perso di sicuro la guerra, lo diranno tutti, tedeschi compresi. Ma ora è lui che comanda. E HITLER, da sempre, attribuisce una grande importanza ai... sogni! Di recente ha sognato che nessuna bomba volante raggiungerà mai Londra. E' quindi propenso, così corre voce nel suo entourage, a far cessare l'attività di Peenemunde. Tutte queste cose pensava Dornberger, con la sola magra soddisfazione di poter constatare che anche Goering non aveva troppo da star tranquillo: le stravaganze del piccolo dittatore rischiavano di colpire tutti quelli che erano impegnati nello studio di nuove armi volanti.

E proprio GOERING, per dimostrare che l'aviazione faceva qualcosa, aveva messo in cantiere pochi mesi prima, nell'estate del 42, la "sua" bomba volante, dopo che gli iniziali insuccessi dell' A4 l'avevano convinto (ci si convince facilmente di ciò che si desidera) che questo razzo era un fallimento, e che era giunto il momento buono per mostrare la superiorità tecnica dell'aviazione. Ma, a differenza di Dornberger, Goering non aveva nulla dello scienziato, ma tutto del militare e dell'uomo di potere. Ed era convinto che bastasse dare un ordine al subordinato giusto per veder realizzati i propri progetti. Il subordinato in questo caso era l'ingegner GERHARDT FIESELER , un uomo di eccezionale valore (fu una sua creatura, ad esempio, la "Cicogna", l'aereo più maneggevole dell'epoca, capace di atterrare e decollare in spazi brevissimi), al quale venne dato un ordine assurdo: entro la fine dell'anno l'aviazione doveva avere la sua bomba volante. E così, accantonando studi ben più importanti e avanzati sull'aereo a reazione (il Messerschmitt 262), gli scienziati e i tecnici di aviazione di Peenemunde Ovest fecero quello che era possibile fare, in un tempo così breve, per compiacere il loro vice-dittatore.

IL "GIOCATTOLO" DI GOERING 

E nacque, mentre l' A4 faceva il suo primo trionfale volo, quella strana cosa che era l'aereo senza pilota "Fi 103": una fusoliera con ali e timoni e un pulsoreattore sulla testa. Il pulsoreattore era una variante economica dei motori a reazione i cui studi erano a già in fase avanzata. Una variante economica e lenta: il Fi 103 non avrebbe mai superato la velocità di 650 chilometri all'ora e ciò lo avrebbe reso vulnerabile (come dimostreranno poi le esperienze operative) alla contraerea e alla caccia nemiche. La gran fretta imposta ai progettisti aveva creato una macchina lenta e imprecisa: ma nei tempi ristretti imposti da Goering si era fatto quanto era umanamente possibile. Il Fi 103 quando diventerà operativo riceverà il nome, ufficialmente imposto dalla Propaganda, di Vergeltungswaffe (arma di rappresaglia) numero 1, abbreviato in V1.

Tornando alle preoccupazioni di Dornberger (e, come abbiamo visto, anche di Goering), la soluzione verrà dal nemico. Infatti sul finire del 1942 le sorti della guerra iniziano a mutare in peggio: la Germania deve passare alla difensiva in Africa, mentre a Stalingrado il disastro delle armate di Von Paulus inizia a palesarsi in tutta la sua tragicità. Hitler ha bisogno di nuove speranze a cui aggrapparsi; e, lasciando perdere i sogni premonitori, accetta finalmente l'invito del ministro degli Armamenti, Albert Speer, che già da qualche tempo, sollecitato da Dornberger, invitava il dittatore a conoscere meglio il lavoro del gruppo di studio sui razzi. Dornberger e Von Braun vanno alla "tana del lupo", il quartier generale di Hitler nella Prussia Orientale, portandosi dietro il film del lancio del 3 ottobre, che viene subito proiettato, con un commento estemporaneo di Von Braun. Il dittatore è come ipnotizzato. Appena torna la luce nella sala si proiezione, si alza di scatto e si profonde in complimenti per Von Braun e per Dornberger. Ci sono onori e decorazioni per tutti, e la decisione di passare alla produzione di serie dell' A4, con la conseguente gara dei cortigiani di Hitler per mostrarsi uno più zelante dell'altro nell'eseguire gli ordini.

TROPPI MILITARI FRA I PIEDI DI VON BRAUN 

Questo provoca ovviamente un gran via vai di ficcanaso ufficiali a Peenemunde: ognuno deve dire la sua, dare consigli. Il lavoro scientifico ne ricava solo disturbo, ma c'è il vantaggio che vengono realizzate a tempo di record officine per la costruzione di parti essenziali del razzo a Peenemunde, nonchè a Vienna e nei dintorni di Berlino, mentre il generale Dornberger può iniziare ufficialmente l'addestramento del personale militare che sarà addetto all'utilizzo dei razzi.

GOERING però non è un personaggio da mollare con tanta facilità; lui per andare da Hitler non ha bisogno di intermediari, e riesce ad insinuargli il dubbio che la sua bomba volante Fi 103 sia più sicura e meno costosa della complicatissima A4. E così il 26 maggio 1943 arriva a Peenemunde una "Commissione per il bombardamento lontano", composta, guarda caso, solo da ufficiali della Luftwaffe. Ha il compito di decidere, con prove comparative, su quale delle due armi volanti concentrare gli sforzi, date le carenze di mezzi e di tecnici che la Germania inizia a lamentare, e quindi la necessità di sfruttare al meglio le poche risorse disponibili. Gli ufficiali d'aviazione sanno già quale sarà il loro compito: cancellare con un tratto di penna il successo di quello scienziato poco più che trentenne, che forse non si rende ben conto di essersi messo a dar fastidio a uno degli uomini più potenti della Germania: il loro comandante in capo, il maresciallo Goering. Ma, pur con tutta la buona volontà, neanche i sottoposti di Goering possono chiudere gli occhi davanti alla realtà: l'A4 ("V2") è un vero razzo, si alza per diecine di chilometri, copre traiettorie di centinaia. Il Fi 103 ("V1") è instabile, non tiene la rotta, precipita dopo pochi chilometri.

Il loro rapporto finale è così un capolavoro di ipocrisia, per salvare capra e cavoli: gli elementi raccolti non consentono una scelta precisa tra le due armi, meglio quindi continuare a costruirle entrambe, in vista di un eventuale impiego congiunto, in modo che le qualità dell'una possano compensare i difetti dell'altra, e viceversa. Von Braun può, una volta ancora, tranquillizzarsi e continuare il suo lavoro.

Ma Dornberger è preoccupato: si rende conto benissimo che la situazione militare della Germania è precaria: basteranno qualche centinaia di razzi a capovolgere le sorti della guerra? E' curiosa e interessante la vicenda di questo militare-scienziato, sempre più vicino ai comportamenti di un giovanotto, che potrebbe essere suo figlio, e coinvolto nella sua stessa fondamentale ambiguità: a Von Braun interessano i voli spaziali, e l'A4 non è che una tappa, probabilmente la più importante, ma comunque solo una tappa. A Dornberger dovrebbero interessare anche le sorti militari del suo paese, ma anch'egli ormai è coinvolto nel sogno dello spazio, e sa bene che Von Braun non è che uno scienziato che utilizza le strutture dell'esercito. E' giusto aver illuso, di fatto, la direzione della guerra per poter continuare in pace le ricerche? La soluzione di compromesso, per la coscienza del generale, consiste nell'accelerare il più possibile la produzione dei razzi A4. Gli alleati, i tedeschi ne sono ormai certi, preparano lo sbarco sul continente: se si potrà scaraventare contro di loro un'arma nuova e, per ora, inarrestabile, questo potrà forse rallentare la loro avanzata e dare alla Germania un largo periodo di respiro. Per la mano d'opera, non ci sono problemi: nella Germania nazista i prigionieri abbondavano, e alle officine vengono addetti alcune centinaia di prigionieri-schiavi polacchi e russi.

Nel frattempo però qualcosa era trapelato all'esterno, nonostante la cortina di segretezza che circondava tutto ciò che accadeva a Peenemunde. Aerei spia inglesi avevano fotografato quella base dove c'erano impianti strani, mai visti. Poi c'erano le voci raccolte tra alcuni pescatori del Baltico, che avevano parlato di oggetti volanti che si lasciavano dietro una strana striscia infuocata. E qualcosa era arrivato anche dai canali di collegamento con la Resistenza polacca. Alcuni dei loro uomini, fatti prigionieri e spediti come forzati alle costruzioni di officine e impianti per i razzi, erano riusciti a far trapelare qualche notizia. Le informazioni si accumulavano sul tavolo del maggiore DUNCAN SANDYS, incaricato dal governo inglese di un'inchiesta a fondo su quello che era ormai il "mistero" di Peenemunde. Un mistero su cui veniva gettata un po' di luce da quello che resta uno degli enigmi più interessanti della storia "spionistica" della seconda guerra mondiale: le Lettere di Oslo.

GLI OO7 INGLESI NON DORMONO 

Si tratta di lettere inviate nel novembre del 1939 all'addetto navale inglese nella capitale della Norvegia, in cui si parla dei progetti militari tedeschi, con un accenno anche ad esperimenti con razzi compiuti da una piccola isola del Baltico. Il governo inglese mantenne sempre il più assoluto riserbo sul mittente: di sicuro non si trattava di persona che parlava "per sentito dire", ma di un competente, molto competente. Dopo la guerra corse anche la voce che l'autore delle lettere fosse stato lo stesso Von Braun che, tutt'altro che sicuro della vittoria delle armi germaniche, si era prudentemente creato un'uscita di sicurezza per coprirsi le spalle e poter mostrare, ai futuri vincitori, un suo preveggente collaborazionismo. Può darsi: di sicuro il giovane scienziato non agiva per spinte ideali o patriottiche. Ma nulla però ci autorizza a prendere per buona questa ipotesi: il nome del compilatore delle Lettere di Oslo resta tuttora sepolto nel segreto. Sandys mette insieme tanti frammenti, ai quali si aggiunge il timore che la Germania sia in grado di fare uso di armi atomiche. Gli studi sull'utilizzo dell'energia atomica sono già avanzatissimi in America, ma è risaputo che anche i tedeschi avevano dei cervelli al lavoro in questo campo.

Nel febbraio di quell'anno (siamo nel 1943) un gruppo di sabotatori era riuscito a distruggere l'officina per la produzione dell'acqua pesante, installata dai tedeschi in Norvegia. Ma era l'unica? E quanta acqua pesante poteva essere accumulata in depositi segreti? 

(NOTA - In effetti, a SINIGO (vicino a Merano - a 800 metri dalla casa dell'autore che scrive) la principale fabbrica di ossigeno italiana iniziò a produrre grandi quantità di acqua pesante, che serve normalmente per esperimenti di laboratorio ed è l'elemento indispensabile per la disintegrazione atomica.
La fonte principale dei tedeschi era quella dislocata in Norvegia; questi stabilimenti (i servizi segreti americani  funzionarono - divenne questo sabotaggio perfino  una "missione" leggendaria) furono gravemente danneggiati all'inizio del 1944. Ed allora i tedeschi si rivolsero all'unica grande fabbrica di ossigeno ancora esistente, appunto quella di Sinigo.
In Italia pochi capirono che cosa stava accadendo a Merano, quando dalla Germania imposero allo stabilimento italiano di produrre grandi quantità di questa sostanza, che dentro in numerosi vagoni cisterna e tramite la ferrovia del Brennero dovevano essere destinati in Germania.
Se Hitler e i suoi scienziati non riuscirono a portare a termine in tempo questa prima applicazione della fisica teorica atomica che avrebbe (come poi avvenne in America) portato diritto alla costruzione della bomba atomica; se non riuscirono  lo dobbiamo all'intuizione di un bravissimo tecnico responsabile di produzione di quella fabbrica di Sinigo: un ingegnere di Milano, un certo C.O. 
Chiamato in Germania per concordare i piani di produzione, trovò molto strano che importanti scienziati di fisica dessero molta importanza a questa sostanza, ma non riuscì a farsi dire per che  cosa dovesse venire impiegata. 

Comunque trasalì, anche perchè lui era un appassionato di fisica.  Rientrato in Italia le sue intuizioni e la notizia fu subito trasmessa prima al Comando  Generale  del CVL e questi pur non capendoci nulla, la trasmisero agli alleati.
L'informazione seguì fortunatamente la via giusta fin quando giunse a Los Alamos e gli scienziati addetti al progetto Manhattan capirono benissimo di cosa si trattava e risposero immediatamente .
L'ingegnere per prima cosa ebbe l'incarico di boicottare con  mille motivi tecnici la produzione, e qualora non ci fosse riuscito, tutto era pronto per un bombardamento a tappeto dello stabilimento.(Programmato insieme a quello di Peenemunde). Ma non fu necessario. La consegna del liquido continuò ad essere ritardata, gli sforzi  degli scienziati e tecnici  tedeschi  furono frustrati e la guerra  in Europa  giunse alla sua fine  avanti che questa prima applicazione  potesse venire impiegata  per la costruzione e distruzione dell'Europa) (Ndr.)
(MA RIGUARDO  PROGRESSI TEDESCHI RESTA IL MISTERO DI BORMANN)
(NELLE DUE ATOMICHE SGANCIATE IN GIAPPONE C'ERA L'URANIO TEDESCO?) 

Insomma, se due più due fa quattro, esiste il concreto pericolo che i tedeschi siano riusciti a costruire un vero razzo e che questo possa servire a portare delle bombe atomiche. In tal caso, sarebbe la catastrofe, perchè non si può certo sperare che Hitler, tanto più ora che è svanito definitivamente il sogno di conquistare l'Europa con la "guerra lampo", non sia disponibile ad utilizzare ogni mezzo, anche il più devastante, per combattere la sua ultima battaglia. I tedeschi erano forse ben lontani dalla costruzione della bomba atomica, nè l'utilizzo di questa, lo abbiamo visto, rientrava in alcun modo nel programma di lavoro dei razzi. Ma questo timore, peraltro non fantasioso, fu determinante per spingere Churchill a dare l'ordine che ormai il maggiore Sandys sollecitava: l'attacco a Peenemunde.

GLI ALLEATI BOMBARDANO LE V2 

Martedì 17 agosto 1943: luna piena, condizioni del tempo ottime. Quello che l'aviazione inglese aspettava. Una flotta di 45 bombardieri leggeri Mosquito è in volo, direzione di Berlino: sono i pifferai di Hamelin, che si trascinano dietro i caccia notturni della Luftwaffe, in un'inutile passeggiata notturna nel cielo. A mezzanotte, mentre i guardiani del cielo sono caduti nel tranello, su Peenemunde piombano 598 bombardieri inglesi Halifax e Lancaster: hanno volato a quota bassissima, per evitare di essere scoperti dai radar tedeschi e la sorpresa è riuscita perfettamente: per cinquanta minuti possono scatenare l'apocalisse, fino al ritorno dei caccia notturni tedeschi, reduci dall'inutile puntata verso Berlino. Von Braun e il generale Dornberger erano andati da poco a dormire; si scaraventano fuori dagli alloggi e il loro pensiero è uno solo: salvare il salvabile all'ufficio costruzioni. Lì ci sono le carte con tredici anni di studi, e Von Braun, incurante del martellamento dei bombardieri, si trascina dietro il primo gruppo di uomini che è riuscito a mettere insieme, per salvare i disegni, i documenti, i libri, tutto ciò che è indispensabile al proseguimento del lavoro. In fondo, lui è il direttore tecnico, e sta facendo il suo dovere.

Ma non può non lasciare ancora una volta stupiti il fondamentale cinismo dell'uomo che, tracciando all'alba un primo bilancio dell'incursione aerea, può tirare un sospiro di sollievo: i danni materiali sono limitatissimi, la maggior parte delle installazioni tecniche ha subito colpi leggeri, facilmente rimediabili. I bombardieri inglesi hanno sbagliato di qualche centinaio di metri, e la maggior parte delle bombe sono cadute sugli alloggi e sui dormitori dei forzati. In fondo, dei 753 morti nell'incursione (oltre la metà sono prigionieri), solo uno è realmente importante: il tecnico Walther Thiel, progettista di motori-razzo. Con lui sono morti carbonizzati anche la moglie e i quattro figli; un dettaglio, visto che nessuno di questi ultimi sapeva progettare motori-razzo. Il rapporto del direttore tecnico dottor Von Braun sul bombardamento della notte del 17 agosto 1943 a Peenemunde si conclude con la previsione di sei settimane per riprendere a pieno ritmo l'attività.

... E HITLER CORRE AI RIPARI

Ma a questo punto è Hitler stesso a prendere l'iniziativa: appena avuta notizia del bombardamento su Peenemunde decide che l'attività sia decentrata. Se gli inglesi hanno scatenato un bombardamento di tale violenza lo hanno fatto sulla base di informazioni precise, e di sicuro, una volta constatato il danno sostanziale limitato, ci riproveranno. Non si può rischiare che tutto il programma dei razzi venga interrotto: il dittatore è convinto che le Vergeltungswaffe siano il suo asso nella manica. Bisogna salvarle ad ogni costo, impiantare officine segrete, sotterranee, sparpagliarsi sul territorio in modo che eventuali attacchi futuri non possano mai essere risolutivi. E' quindi ora che il programma dei razzi passi sotto il controllo di un corpo serio, affidabile, di sicuro più leale ed efficiente dell'esercito: le SS. E il General SS HANS KAMMLER, un pupillo di HIMMLER, viene incaricato di trasferire la produzione dei razzi A4 da Peenemunde a un'officina sotterranea. Kammler, che è anche architetto, in pochi mesi trasforma un vecchio deposito sotterraneo di petrolio, vicino a Nordhausen, nelle montagne dell'Harz, nella più grande fabbrica sotterranea della Germania; provvede anche al trasferimento nelle Alpi bavaresi della galleria del vento, mentre per i tiri sperimentali si sceglie una zona della Polonia.

KAMMLER è veloce, efficiente e non ha problemi a reperire la mano d'opera: è anche direttore di alcuni campi di concentramento, da cui può trarre i lavoratori necessari, che a pieno ritmo saranno ben ventimila. E' lo stesso Von Braun a fare queste considerazioni, accogliendo inizialmente con favore l'arrivo del Generale SS, se questo vuol dire poter proseguire nel lavoro nel modo migliore. Dornberger invece si rende conto di tutti i pericoli insiti in un controllo diretto delle SS: Himmler, capo delle SS, è l'uomo più potente della Germania, secondo solo a Hitler. E' ministro dell'Interno e direttore di tutti gli organi di polizia del Reich: è, soprattutto, un uomo senza scrupoli, che non si accontenterà certo di svolgere un ruolo di secondo piano nel programma dei razzi. E infatti, mentre Kammler aumenta sempre più la sua ingerenza in tutti i settori, Himmler (siamo ormai nel febbraio del 1944), convoca Von Braun nel suo ufficio a Hochwald, nella Prussia Orientale.

Il capo delle SS manifesta tutto il suo disappunto per i ritardi nel programma di lavoro degli A4: ora che si è passati alla produzione in grande serie, la percentuale dei voli di prova che si risolvono in un fallimento è salita: siamo addirittura all'80 per cento. Von Braun non ne era affatto stupito: i prototipi vengono costruiti uno per uno, la produzione in serie impone invece delle modifiche, degli adattamenti, e questi, in una macchina che vola a velocità eccezionali, che è sottoposta a sollecitazioni enormi, possono causare nuovi problemi da risolvere via via.

"GENTILI" MINACCE DAL CAPO DELLE SS.... 

Ma Himmler, fin troppo gentile e cordiale, espone invece il suo punto di vista: secondo lui il programma va a rilento per colpa degli intralci burocratici imposti da quei pasticcioni dei generali dell'esercito. Se il dottor Von Braun vorrà passare alle dirette dipendenze delle SS, avrà tutto l'appoggio possibile e un "filo diretto" col Fuhrer. Von Braun si limita a ribadire le sue considerazioni tecniche: l' A4 non è ancora perfetto, il problema non è burocratico, anzi, il generale Dornberger è il superiore ideale con cui lavorare, si tratta di problemi tecnici che vanno risolti con pazienza, studio e sperimentazione.

Himmler non aggiunge altro: si limita a congedare Von Braun con grande cortesia. Ma la lotta tra esercito e SS è ormai ai ferri corti: nel crepuscolo del Reich forse sono in molti ad illudersi che l' A4 possa davvero essere l'arma "risolutiva" e quindi se ne vogliono accaparrare a tutti i costi il controllo. O forse, in molti sono ormai fuori della realtà e si smarriscono in lotte di potere, senza capire che ormai tutto è perduto, è solo questione di tempo. Comunque i risultati dell'incontro Von Braun-Himmler non tardano a farsi sentire: Kammler impone a Dornberger l'allontanamento del suo vice, colonnello Zanssen, da sempre avversario delle SS e del partito nazista.

Poi, il 13 marzo, Von Braun viene svegliato, alle due del mattino, da tre signori che lo pregano di vestirsi immediatamente e di seguirlo al comando di polizia a Stettino: sono tre agenti della Gestapo. L'accusa: sabotaggio. Più che sufficiente per una condanna a morte, da emettere sbrigativamente in un processo che non prevede nè avvocato difensore, nè appello. Qualche tempo prima Von Braun si era lasciato andare ingenuamente a discorsi sul futuro dei viaggi spaziali, il suo vero interesse, e sul futuro della guerra, tutt'altro che roseo.

IL GENIALE WERNHER FINISCE IN CELLA

Per molto di meno nella Germania di Hitler e di Himmler si poteva essere consegnati al boia. Von Braun passa due settimane in cella e viene salvato il giorno stesso del "processo" da Dornberger, che ha fatto il diavolo a quattro con Keitel, con Kaltenbrunner, con i principali gerarchi e ufficiali delle SS, mentre Himmler si rifiutava di riceverlo. Ma ora bisogna a tutti i costi essere operativi al più presto. Dornberger è riuscito a ottenere una liberazione "condizionale" di Von Braun: se non è un sabotatore lo dimostri mettendo le A4 in condizioni di diventare delle vere bombe volanti. Ma sappia che ormai è un sorvegliato speciale: le SS non hanno in fondo faticato a capire che al giovane scienziato non interessa nulla della vittoria militare, ormai si gioca a carte scoperte. Ci si rimette anche l'aviazione a dare dispiaceri a Dornberger e a Von Braun: il 12 giugno del 1944 i primi Fi103, ora ribattezzati ufficialmente V1, cadono in territorio britannico, lanciati da rampe mobili in Francia settentrionale.

Fanno scarsissimi danni: sei morti e nove feriti. Gli inglesi tirano un sospiro di sollievo, ma dopo tre giorni di silenzio, in una sola giornata cadono su Londra 77 V1 ed altre 140 sul resto dell'isola. Questa volta fanno uno sconquasso e i morti sono migliaia. Ma è un fuoco di paglia che si spegnerà rapidamente: gli inglesi imparano presto ad intercettare le V1, non è difficile fermare sia con la contraerea che con i caccia Spitfire la bomba volante che viaggia ad una velocità di circa 600 chilometri orari. Tra l'altro gli inglesi non sanno che almeno duecento V1 sono andate perse perchè l'arma di serie non era per nulla a punto e spesso andava fuori rotta, o precipitava dopo pochi chilometri di volo. Ed arriviamo all'agosto del 1944. La guerra è perduta per la Germania, che non riesce a riprendere iniziativa su nessun fronte. Hitler non accetta nessun invito alla ragionevolezza, tanto più dopo il fallito attentato del 20 luglio. Il complotto era stato represso con una ferocia inusuale anche per i nazisti e Himmler aveva visto ancora allargati i suoi poteri. Hitler si era convinto che bisognava suscitare le "nuove forze morali" della Germania, ora che i traditori erano stati eliminati a migliaia; con queste "nuove forze" e con la nuova arma segreta, la V2, la Germania si sarebbe risollevata.

SU LONDRA NUGOLI DI BOMBE VOLANTI 

Kammler era stato nominato commissario speciale per il programma V2 e questo aveva significato la definitiva esautorazione di Dornberger. Kammler urla, incita, sprona, usa fino all'esaurimento i lavoratori-schiavi di cui dispone a migliaia. Il 16 agosto sono entrati in linea i caccia a razzo Messerschmitt 163 e i bimotori a reazione Messerschmitt 262, attaccando con successo una formazione di fortezze volanti americane nel cielo di Lipsia. Ma sono pochi, non sono a punto bene.

E' ora che entri in scena la V2, l'arma inarrestabile. Le proteste di Von Braun e di Dornberger, che vorrebbero completare la messa a punto del razzo, non valgono più nulla. E il 7 settembre 1944 la prima V2 parte da una piattaforma mobile vicino all'Aja, diretta su Londra. E' la prima di un totale di 1359 V2 che saranno lanciate sul territorio britannico (518 sulla capitale). Ma con l'avanzare del tempo e coi progressi degli alleati, le V2 cambiano bersagli: ne verranno lanciate su Anversa, Liegi, Bruxelles, Lussemburgo e alcune anche su Parigi. Ma sono i colpi di coda del drago che ormai è morente: non cambieranno nulla delle sorti della guerra.

Da un punto di vista puramente tecnico Von Braun ha invece di che essere soddisfatto: l' 80 per cento dei razzi lanciati ha raggiunto il bersaglio. Ma lo scienziato sta già sviluppando altri progetti che costituiscono un avanzamento tecnico rispetto all' A4 (come lui continua a chiamare il suo razzo), sempre sotto la maschera di una maggiore efficienza bellica, condizione indispensabile per poter continuare a lavorare, tanto più che Dornberger è stato definitivamente trasferito a Berlino e quindi si deve rispondere direttamente al General SS Kammler. E Von Braun inizia a studiare la possibilità del razzo a più stadi (il progetto avrà il nome ufficiale di A10) e riesce a tener buono Kammler facendogli balenare l'ipotesi di un nuovo razzo in grado di attraversare l'oceano e colpire il territorio degli Stati Uniti: sarebbe un regalo di Natale eccezionale per Hitler e per Himmler! Kammler non è in grado di capire che un progetto del genere richiederebbe anni e anni. Lascia in pace Von Braun per alcuni mesi, e questo è ciò che lo scienziato desidera.

GERMANIA, DISASTRO IN CRESCENDO

Ma intanto il disastro militare della Germania prosegue: quando Von Braun esce dal suo ufficio, dai suoi progetti, dai suoi sogni sempre ben ancorati alla realizzabilità, vede il personale di Peenemunde che fa esercitazioni militari sotto la guida delle SS. Sarebbe uno spettacolo ridicolo, se non avesse avuto un tragico prologo: poche settimane prima alcuni tecnici che avevano espresso l'opinione che fosse meglio abbandonare Peenemunde per non cadere in mano ai sovietici, che avanzavano in Pomerania, erano stati impiccati agli alberi dalle SS, che avevano appuntato su ognuna delle vittime un cartello: "Ero troppo vigliacco per difendere la patria". In questa atmosfera Von Braun e i suoi più fedeli collaboratori si pongono la domanda fondamentale: che senso ha combattere, con la certezza di essere uccisi? Perchè gettare anni di studio? La scelta vera da operare è una sola: a chi consegnarsi.

Nessuno ha il desiderio di "combattere fino all'ultimo uomo"; nessuno d'altra parte desidera aspettare supinamente di essere fatto prigioniero da inglesi, o americani, o sovietici, o francesi. Anche perchè corre la voce, tutt'altro che infondata, che le SS abbiano comunque l'ordine di sopprimere tutto il personale tecnico, appunto per non rischiare che possa cadere in mano nemica. La maggioranza del gruppo desidera consegnarsi agli americani: anche Von Braun è di questo avviso: solo gli americani hanno i mezzi e la mentalità per permettere loro di continuare gli studi sui razzi. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo la pesante tutela delle SS, c'è il chiaro ammonimento costituito dagli sventurati impiccati poche settimane prima. Ma il 31 gennaio succede qualcosa che dimostra quanto sia ormai in disfacimento tutto l'apparato militare tedesco: arriva a Peenemunde l'ordine di Kammler di trasferire tutto il personale tecnico alle officine sotterranee di Nordhausen. Due ore dopo, arriva un contrordine, da parte del comando del gruppo di armate della Pomerania: il personale di Peenemunde dovrà restare al suo posto, inquadrato nella Volkssturm (l'esercito del popolo), per contrastare l'avanzata sovietica.

CINQUECENTO TECNICI IN FUGA

Ovviamente von Braun ha buon gioco a recepire solo l'ordine di Kammler, generale delle SS, e in soli quindici giorni riesce ad organizzare l'evacuazione di Peenemunde: ci sono da trasferire cinquecento tecnici e relative famiglie, e qualcosa come 65.000 disegni esecutivi delle V2. Due treni e un centinaio di autocarri vengono impiegati nell'operazione e von Braun riesce a raggiungere la zona di Nordhausen solo grazie all'estrema confusione che ormai regna ovunque. Ma i timbri delle SS sulle casse di materiale hanno ancora la facoltà di far passare i posti di blocco dell'esercito: se a qualcuno venisse in mente di controllare l'ordine impartito dal comando militare al personale di Peenemunde, la situazione sarebbe drammatica. Ma nel disfacimento generale non c'è nessuno che voglia indagare più di tanto, e l'accenno a operazioni segrete ordinate da Himmler in persona è il tocco finale.

Ci vuole oltre un mese per sistemare tutto il personale nei dintorni di Nordhausen; ma non è che l'inizio di nuove peregrinazioni e macchinazioni. Tutto sta crollando e il generale SS Kammler si rende conto che gli alleati potrebbero considerarlo un criminale di guerra, non solo per il suo lavoro di direttore di campi di concentramento, ma anche per il trattamento disumano a cui sono stati sottoposti i lavoratori forzati delle officine sotterranee. La sua prospettiva è la forca, ma il suo asso nella manica, da barattare con gli alleati, potrebbe proprio essere il gruppo di cervelli che sono sotto la sua "tutela": aver salva la vita e in cambio offrire qualche centinaio tra i migliori tecnici e scienziati tedeschi. Questa è la ragione principale dell'ordine impartito da Kammler il 2 aprile: 500 uomini, von Braun è il primo della lista, si dovranno trasferire "immediatamente" con lui in una località nella Baviera meridionale, nel luogo dove Goebbles farneticava di costituire il "ridotto alpino" da cui sarebbe partita la riscossa della Germania. Kammler era troppo intelligente per credere agli ultimi deliri del regime, e von Braun aveva capito la vera ragione dello spostamento improvviso e apparentemente illogico. E aveva agito in conseguenza: era riuscito a far trasferire, con due autocarri, i disegni fondamentali della V2 in una miniera di ferro abbandonata nelle montagne dell'Harz.

E’ L’ORA. SI SALVI CHI PUO’

Ora restava il problema di liberarsi dalla tutela di Kammler, che alternava momenti di cordialità ad altri in cui appariva ormai chiaro che si sentiva come un animale in trappola, che cercava momenti di conforto con fenomenali sbornie. Finchè la soluzione non la offrì Kammler stesso, nel più semplice dei modi: scomparendo. E lasciando il comando a un ufficiale irresoluto, ormai in preda anch'egli alla sindrome del "si salvi chi può", il maggiore SS Kummer, che non ci mette molto a farsi convincere da von Braun che, per meglio proteggere il trust di cervelli di cui egli ha la responsabilità, è opportuno sparpagliare i cinquecento tecnici in vari villaggi, in modo che un eventuale bombardamento degli alleati non possa distruggere l'intero gruppo. Il maggiore Kummer tentenna appena un poco, ha anche chiaramente soggezione di quel giovane scienziato,e infine dà la sua autorizzazione. E', di fatto, il segnale di fuga per tutti. Von Braun, con il fratello Magnus e un gruppetto di ingegneri di Peenemunde riesce così a riunirsi con il suo vecchio amico, il generale Dornberger nel paesino di Oberjoch, una stazione di sport invernali ai confini col Tirolo.

E una mattina del 2 maggio 1945 una compagnia anticarro della settima armata americana, 324° reggimento, 44a divisione, mentre sale con estrema cautela una strada di montagna stretta e tortuosa vede avvicinarsi un ragazzo in bicicletta. Armi in pugno e dito sul grilletto: c'è da aspettarsi di tutto da questi nazisti fanatici, decisi a morire combattendo. Potrebbe essere una trappola. Ma il ragazzo è proprio solo, a un certo punto ha l'intelligenza di scendere dalla bicicletta, di alzare bene le mani aprendo anche il soprabito: ci tiene a mostrare che è disarmato. I soldati gli fanno cenno di avvicinarsi: ora ha una trentina di mitra puntati contro, alla prima mossa falsa finirebbe a pezzi. Il comandante della compagnia è convinto che il giovanotto sia lì solo per chiedere un po' di viveri, o delle sigarette e quindi non presta molta attenzione a quello che l'interprete gli sta traducendo. Se lo fa ripetere, e resta allibito: "Sono Magnus von Braun, mio fratello è il dottor Wernher von Braun, il progettista delle V2. Siamo in un albergo a un paio di chilometri da qui, con un gruppo di tecnici. Desideriamo arrenderci a voi."

VON BRAUN, IL VOLTAGABBANA

 Inizia una corsa. Perchè Nordhausen è stata da poco occupata dalle truppe americane, che non avevano ancora individuato il deposito delle V2, ma secondo gli accordi di Yalta si trova nella zona di influenza sovietica. Quindi i soldati americani dovranno, di lì a poco, cedere il posto ai colleghi sovietici. E poi, secondo gli accordi, parte del materiale bellico andava consegnato anche agli inglesi... Ma la preda è troppo ambita: a tempo di record le navi Liberty in partenza da Anversa per gli Stati Uniti vengono imbottite di V2 già complete e di casse con centinaia di pezzi da assemblare. E ora l'esercito americano ha in mano anche von Braun, che consegna i documenti che con sana prudenza aveva fatto nascondere nella miniera di ferro. 
In quelle tonnellate di carte è segnata la strada per arrivare nello spazio.

Ci vorranno ancora quasi due mesi per arrivare in America. Gli americani sottopongono a lunghi interrogatori i tecnici di Peenemunde; hanno già un loro piano di massima, che prevede di portare sul territorio degli Stati Uniti un centinaio di tecnici, che diverranno poi 115 su richiesta di Von Braun: il minimo indispensabile, dice lo scienziato, per poter ricominciare a lavorare seriamente. Ma bisogna operare delle cernite, e poi non è certo sopito il sospetto su questi personaggi che fino a qualche settimana prima lavoravano agli ordini diretti di un generale delle SS. Von Braun sa che deve essere accomodante il più possibile. Ha fatto la sua scelta, l'America, e ora i suoi comportamenti sono in conseguenza, come è suo costume dopo una scelta. A ritardare le cose ci si mettono anche gli inglesi: chiedono di poter avere dei "colloqui" coi più importanti scienziati del gruppo di Peenemunde. Gli americani "imprestano" von Braun, Dornberger e quattro direttori in subordine, che si recano a Londra per un giro di colloqui con gli esperti inglesi.

CINICO E TRADITORE. PER LA SCIENZA

E ancora una volta von Braun ha occasione di mettere in mostra la sua determinazione o, per meglio dire, il suo cinismo. Gli inglesi gli propongono di lavorare per loro, ma von Braun rifiuta: ha già scelto per l'America. E allora gli inglesi giocano pesante: arrestano Dornberger come "criminale di guerra", con l'intenzione di farlo processare a Norimberga. Pensano che von Braun non se la senta di abbandonare il suo vecchio protettore ed amico. Ma von Braun non è uomo da tirarsi indietro di fronte a queste cose. Riparte da Londra, lasciando il generale in mano agli inglesi. Dornberger non sarà mai processato: gli inglesi lo rimetteranno in libertà solo nel luglio del 1947, dopo il suo reiterato rifiuto a collaborare con loro e l'ex responsabile di Peenemunde tornerà in Germania e da lì passerà negli Stati Uniti, senza però unirsi al gruppo di von Braun.

Il 29 settembre del 1945 von Braun, con altri sei del gruppo di Peenemunde, sbarca a Fort Banks, un porto vicino a Boston; è praticamente un clandestino, senza documenti, sotto la responsabilità dell'esercito. Ma lui è sereno. La costa americana è raggiunta, ha solo 33 anni e da lì potrà continuare la sua strada: la strada verso la Luna. Il suo "tutore" in terra americana è il maggiore Hamill, l'uomo che ad Anversa è riuscito ad imbarcare un centinaio di V2 "scippandole" agli alleati. Il tempo passa.

Solo col febbraio dell'anno successivo il gruppo richiesto da von Braun viene completato; nel frattempo si è lavoricchiato a riordinare l'imponente massa di documenti e disegni, a rimontare le V2. Ma intanto l'aviazione ha sviluppato il suo "cavallo di battaglia", il bombardiere intercontinentale Convair B36, esamotore, l'aeroplano che, trasportando bombe atomiche, può consentire agli americani di vincere le guerre senza spostare un soldato dal loro territorio. Gli americani hanno l'aviazione più forte del mondo, hanno la bomba atomica. A cosa possono servire i razzi da due-trecento chilometri di gittata? Nuovamente von Braun dovrà far comprendere che i razzi non sono solo un'arma. Come per un oscuro destino, si trova ancora sotto la tutela dell'esercito, e ancora si deve rendere conto che i militari sono interessati a ciò che serve per la guerra. Le cose sembrano complicarsi quando diviene di pubblico dominio il fatto che oltre un centinaio di tecnici e scienziati tedeschi sono alloggiati e stipendiati dall'esercito americano, che aveva mantenuto, fin che aveva potuto, il segreto sul gruppo di Peenemunde, ora gruppo di Fort Bliss.

LOVE STORY DEL "CUORE DI PIETRA"

Un'ondata di indignazione scuote il paese, non solo da parte degli ex-combattenti, ma anche da parte della forte comunità ebraica americana. L'equazione tedesco uguale a nazista è presto fatta, e tanto più difficile da contestare per uomini che erano tutti regolarmente iscritti al partito e che lavoravano, almeno nel loro ultimo anno di attività in Germania, alle dirette dipendenze delle SS. Poi anche l'indignazione si stempera pian piano, ma la vita del gruppo di von Braun sembra comunque precaria, salvo che l'esercito riesca a dimostrare al più presto l'utilità di questa "preda umana" che, per ora, sta solo costando al contribuente americano, senza dargli alcun frutto. 
A marzo del 1947 c'è una novità: von Braun si sposa. Inutile dire che la curiosità è grande: nessun sapeva che lo scienziato avesse una love-story, e chi sarà la prescelta? Quale donna americana avrà saputo spezzare quel cuore che pare blindato? Delusione generale: von Braun sposa una cugina tedesca, tuttora residente in Germania, Maria Luise von Quistorp, di anni diciotto. Lui le ha chiesto per lettera di sposarlo, lei per lettera ha acconsentito. Ed è , a ben guardare, l'unico tipo di storia d'amore che possa adattarsi al personaggio, capace dei più lirici slanci solo quando si parla di razzi e di volo nello spazio. Per il resto, la chiusura è ermetica. A una certa età, e Wernher ha già 35 anni, è più che normale sposarsi. e von Braun vola in Germania, sposa Maria Luise, torna in America con la sposa, di cui il maggiore Hamill dirà: "Sembra una bambola di Dresda". E questo è tutto sulla signora Von Braun. Torniamo ai razzi. A Fort Bliss si susseguono i lanci di V2, ma la cosa sembra senza prospettive dal punto di vista militare. Tuttavia le voci sui questi razzi, che nel frattempo hanno raggiunto altezze superiori ai cento chilometri, inducono diversi scienziati a rivolgersi all'esercito, per poter utilizzare i razzi stessi come mezzi di esplorazione degli strati alti dell'atmosfera.

IL COSMO A PORTATA DI MANO 

E' di questi tempi l'incontro di von Braun con un giovane studioso, James Van Allen, dell'Università dello Iowa, che si è specializzato nella costruzione di apparecchiature ultraminiaturizzate per lo studio dei raggi cosmici. Quale veicolo può, meglio dei razzi, ospitare le apparecchiature di Van Allen? E von Braun subito intuisce che se i grandi razzi sono stati cacciati, nell’esercito, dalla porta, possono rientrare dalla finestra su richiesta degli scienziati, che ora sollecitano macchine ancora più potenti, che possano permettere di raggiungere quote sempre più elevate. Si torna quindi al progetto che von Braun aveva già abbozzato nell'ultimo periodo in Germania, il razzo a più stadi, quello che lui aveva chiamato A10. Il 19 febbraio del 1949 viene lanciato il primo razzo a due stadi, in pratica una V2 sormontata da un piccolo razzo Wac-Corporal: il principio funziona, la quota raggiunta è di 400 chilometri: ora la strada su cui lavorare è indiscutibile. Il razzo a più stadi permette di sfruttare la spinta che il primo stadio imprime ai successivi, spinta che tra l'altro aumenta in virtù della diminuzione degli attriti negli strati più alti dell'atmosfera. Quello stesso anno, finalmente, von Braun e gli altri componenti del gruppo divengono a tutti gli effetti cittadini americani.

E lo scienziato può mettersi "allo scoperto" iniziando anche un'intensa attività di propaganda delle sue idee, con conferenze, dibattiti televisivi, interviste ai giornali. Nel settembre del 1951 von Braun presenterà al congresso di astronautica di Londra una relazione particolareggiata di un viaggio su Marte della durata di 869 giorni. Non è fantascienza. La strada è tracciata, ora non c'è che da seguirla con coerenza e costanza. Ma ancora per diversi anni Von Braun si troverà a dover costruire macchine militari: la contesa fra Marina (che ha ora il suo razzo Vanguard, figlio anch'esso della V2), Aviazione (che sostiene ovviamente l'inutilità dei razzi, date le capacità planetarie delle superfortezze volanti) ed Esercito (che ora ha il Redstone, razzo con testata nucleare, nato sotto lo choc della guerra di Corea) vede sempre von Braun coinvolto nella progettazione o nella consulenza. Ma è un lavoro che in parte gli permette di continuare a sviluppare i suoi progetti, ma in parte è anche dispersivo.

I SOVIETICI VINCONO AI PUNTI

L'America non si decide a darsi un programma spaziale, eppure ormai i mezzi e le conoscenze sono tali da permettere di mettere in orbita un satellite artificiale: il 20 settembre del 1956 un razzo Jupiter-C del gruppo von Braun ha percorso una distanza di 5300 chilometri: i motori con la spinta sufficiente per mandare in orbita un satellite ci sono già. Ci pensano i sovietici a dare una mano a von Braun:

Il 4 ottobre del 1957 il mondo resta scosso dalla notizia che il primo satellite artificiale, denominato Sputnik, sta girando in orbita. Ora sono in gioco il prestigio mondiale e anche la supremazia militare: bisogna mostrare a tutti che anche gli americani dispongono, come i sovietici, di missili balistici intercontinentali, ossia di quei razzi che hanno la potenza per mettere in orbita un satellite e quindi anche la possibilità di spedire una testata nucleare da un continente all'altro. E il 31 gennaio del 1958 von Braun può, col suo razzo Jupiter-C, ristabilire gli equilibri, mettendo in orbita il satellite Explorer I.

Von Braun sta lavorando ancora per l'esercito. Solo nel 1960 il presidente Eisenhower deciderà la costituzione della NASA, un ente civile aerospaziale, di cui von Braun sarà il primo direttore. E sarà come direttore della NASA che von Braun svilupperà via via per gradi, secondo il proprio metodo, il suo progetto, iniziato tanti anni prima, come ventenne impiegato civile dell'esercito tedesco. E il progetto si chiamerà missile Saturno, il "mostro" che svilupperà una spinta complessiva di oltre quattro milioni di chili. Tutto lo sviluppo del Saturno è intercalato da esperienze sui razzi Redstone e Atlas, che porteranno prima in volo suborbitale e poi in orbita gli astronauti americani con le capsule Mercury e Gemini, in una gara più di propaganda che di scienza con i sovietici.

Sono gli anni 60, il maggiore sovietico Yuri Gagarin è andato nello spazio, quindi bisogna ribattere, colpo su colpo. Ma per von Braun sono tutte esperienze in più per migliorare il Saturno. E' il Saturno che dovrà portare la capsula Apollo. E il viaggio sulla Luna è già iniziato l' 8 giugno del 1960, quando nella prova a terra il grappolo di otto motori del primo dei tre stadi del Saturno ha funzionato per 110 secondi, fornendo una spinta complessiva di 680 tonnellate. Da quel giorno al 21 luglio 1969 verrà percorsa metodicamente una strada che prevede un passo per volta, mai un azzardo, un fine ben determinato.

VON BRAUN TOCCA LA LUNA CON UN DITO

E la nostra storia vorremmo concluderla a quella data: 21 luglio 1969, quando tutto il mondo si fermò per assistere in diretta allo sbarco degli uomini sulla Luna. Perchè la storia di Von Braun, in fondo, termina quel giorno. Ci saranno poi diversi altri voli sulla Luna, seguiranno le restrizioni al programma spaziale, i cui costi erano ormai immensi, seguirà anche la fine dell'avventura terrena del barone Wernher von Braun, dottore in fisica, tedesco, americano, genio. Chi era realmente? Potremmo chiudere, un po' pilatescamente, con un manzoniano "ai posteri l'ardua sentenza". Ma i posteri siamo noi. La generazione dei nostri padri (chi scrive ha 48 anni) ha visto l'orrore della seconda guerra mondiale, lo sgretolamento delle coscienze, che in fondo non è mai terminato. E la domanda non è retorica: lo scienziato può rifugiarsi in una specie di "extraterritorialità" morale?

Noi continuiamo a credere che la vita dell'ultimo lavoratore forzato alle catene di montaggio delle V2, dell'ultimo vagabondo di Londra fatto a pezzi da uno di quei razzi, così come dell'ultimo sconosciuto giapponese incenerito dalla bomba atomica, valgano infinitamente più del "progresso" e del bagaglio di conoscenze derivate dagli studi sui razzi, sulla bomba atomica o su chissà che altro il futuro ci riserverà.

FINE

di PIETRO BREVI
Ringrazio per la concessione
gratuita della pagina
il direttore di 

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