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UN CASO ESEMPLARE NELLA LOTTA 
PER L'EMANCIPAZIONE FEMMINILE:


LA RIVISTA "LA DONNA" E GUALBERTA ALAIDE BECCARI


La rivista femminile "La Donna" apparve per la prima volta nel 1868 e fu pubblicata fino al 1890. Gli anni di maggior splendore furono, però, quella a cavallo dei decenni 1870-80.
La rivista aveva visto la luce grazie alla signora Gualberta Alaide Beccari, nata a Padova nel 1842 in una famiglia di mazziniani repubblicani convinti e per questo costretti all'esilio.

Ebbe, quindi, un'infanzia difficile e drammatica, si pensi solo che era l'unica sopravvissuta di dodici fratelli. Divenuta adulta volle dedicarsi alla lotta per l'emancipazione delle donne e per ottenere un ruolo più avanzato e meglio considerato nella società di fine '800 per il sesso femminile.

Fu da questi presupposti che nel 1868 nacque la rivista "La Donna" che fu subito l'unico organo di lotta democratica per le donne e le prime protofemministe del giovane Regno d'Italia.

L'insegnamento repubblicano imparato in famiglia dal padre era soprattutto basato su di un aspetto fondamentale: l'istruzione e l'educazione.
Fu proprio con finalità pedagogiche e di formazione delle giovani che venne ideata e realizzata la rivista sopracitata. Molte furono le collaboratrici donne, le antesignane delle moderne giornaliste che, però, dovevano saper dimostrare non solo capacità professionali, ma anche un grande spirito di abnegazione e la volontà di condurre una lotta all'avanguardia visti i tempi.

La formula preferita per affrontare le tematiche esaminate, che andavano dai diritti della donne ad argomenti più peculiari (come determinati lavori o l'arte), era quella della corrispondenza epistolare: non è un caso che le prime pubblicazioni fossero quasi completamente realizzate da lettere singole e da epistole collettive a cui la Beccari rispondeva analizzando il problema posto dai mittenti in ogni aspetto cercando di darne una visione complessiva e d'insieme all'insegna di valori come l'uguaglianza universale e la umana redenzione. Sovente si proponevano forme concrete di lotta e di soluzione dei problemi e delle questioni poste.

L'ispirazione mazziniana era percettibile in tutte le pagine de "La Donna". Parole come umana redenzione e diritti dell'Uomo avevano caratterizzato fin dai primi numeri e dalle pubblicazioni iniziali le pagine redatte dalla Beccari e dalle sue collaboratrici.
L'insegnamento mazziniano ha caratterizzato ogni aspetto dell'insegnamento proposto da "La Donna" e, soprattutto, il principio per cui nulla si ottiene senza il lavoro e il sacrificio: esistono certamente dei diritti, ma anche dei doveri. Gli uni devono accompagnare gli altri e con essi coniugarsi.

Molte pagine scritte dalla Beccari furono piene di riferimenti al Mazzini ed alla sua visione mistica e religiosa della vita. Una religiosità non clericale, ma basata su una laicità della fede basata su uno spirito di servizio e di azione non indifferente.
L'aspetto dell'azione e della produzione attiva di fatti concreti e non solo di buone intenzioni fu uno degli aspetti principali dell'opera de "La Donna."
Petizioni, raccolte di fondi e di contributi per la lotta, furono fatti sempre presenti nella vita di questo giornale.

Furono pubblicati anche numerose opere poetiche e pagine di letteratura prodotte da autrici famose o sconosciute: ciò, oltre che permettere alle lettrici di aumentare le proprie conoscenze, permise alle autrici di tali scritti di iniziare ad affermarsi nel campo delle lettere e della cultura, un campo fino ad allora quasi completamente ad appannaggio della sola componente maschile della società.
Scorrendo le pagine de "La Donna" il lettore incontrerà intere sezioni dedicate all'annuncio dei successi (diplomi, lauree, vittoria in concorsi o premi di varia natura e categoria) di donne dell'epoca.

Era questo il modo, oltre che di rendere omaggio alle illustre signore, di dimostrare come le donne, contrariamente a quanto sostenuto da molti all'epoca, non fossero affatto inferiori agli uomini, ma anzi potessero ampiamente competere e collaborare con essi. In quei decenni nacquero in Italia e in Europa altre riviste femminili che svolsero compiti analoghi a quelli de "La Donna."

La Beccari, cresciuta respirando l'aria della politica pre-unitaria, non rinunciò a scrivere articoli inerenti all'epoca in cui viveva. L'occuparsi dei principali fatti politici a lei contemporanei rappresentò una grande sfida agli uomini perché era una delle prime volte che una donna osava entrare da protagonista (seppur nelle sole vesti della commentatrice) in un campo prettamente maschile come quello della politica nazionale.

Argomento principale degli articoli politici pubblicati sulle pagine de ""La Donna", furono ampie condanne della politica imperiale e imperialista di Francesco Crispi. È da notare come l'ex mazziniano (poi convertitosi al nazionalismo e alla monarchia) Crispi venisse duramente contestato (e le sue azioni politiche ferocemente stigmatizzate) dalle colonne di un giornale diretto da una mazziniana non pentita come Gaulberta Alaide Beccari.

Gli avversari e i critici de "La Donna" furono molti e si annidarono, soprattutto, nei giornali e negli ambienti liberal-conservatori reazionari e in quelli cattolico-clericali.
Soprattutto i secondi accusavano i precursori del movimento femminile di voler traviare e corrompere dal proprio ruolo naturale le donne. Le donne, sostenevano i conservatori cattolici, erano naturalmente da considerarsi dedite alla famiglia, alla casa ed alle attività caritatevoli e non sicuramente alla lotta politica o sociale.

L'azione educatrice e pedagogica era rivolta anche all'interno del movimento femminile e del mondo delle donne, infatti a fianco dei pregiudizi degli uomini si doveva anche combattere con tutte quelle posizioni esposte da donne di orientamento moderato sostenevano che l'emancipazione dovesse avvenire solo nell'ambito della famiglia, della casa, dell'educazione e della crescita dei figli (qualcosa in equilibrio tra l'ideologia delle sfere separate e il femminismo domestico).

Ciò che sempre fu rifiutato dalla Beccari fu di essere vista come una donna con caratteristiche maschili. No, lei si considerava e voleva essere considerata ciò che in realtà era: una donna che, come tutte le donne, può svolgere anche funzioni ritenute fino ad allora unicamente maschili. Non voleva essere vista come l'eccezione che conferma la regola, ma sapeva di essere lei stessa la regola: il simbolo vivente del fatto che, previa una buona preparazione culturale e un grande spirito di volontà, anche le donne possono agire bene e con ottimi risultati in tutti i campi del sapere come gli uomini.

Alla fine del secolo, nel 1890, la rivista "La Donna" cessò (all'epoca si disse solo temporaneamente) le pubblicazioni anche a seguito del declino psico-fisico della Beccari che presto morì tra il cordoglio generale anche della Casa regnante Savoia e di altre parti delle elites di governo.

Idealmente le lotte di G. A. Beccari e della sua invenzione, la rivista "La Donna", furono continuate dal neonato movimento socialista per il quale, benché con molti limiti e molti ritardi, la lotta per l'emancipazione delle donne fu sempre una delle tappe fondamentali da raggiungere. 


FINE

  Luca Molinari


BIBLIOGRAFIA


* Annarita Buttafuoco, Cronache femminili. Temi e momenti della stampa emancipazionista in Italia dall'Unità al fascismo, Siena, Università degli studi di Siena, 1996
* Beatrice Pisa, Venticinque anni di emancipazione femminile in Italia. Gualberta Alaide Beccari e la rivista "La Donna", Quaderni Fiap, n. 42
* "Nuova DWF", 21, 1982
* Eric J. Hobsbawm, Il secolo breve. 1914/1991. L'epoca più violenta della storia dell'umanità, BUR, Milano 2000 
* Mack Smith D., Storia d'Italia dal 1861 al 1997, Editori Laterza, Roma-Bari, 1997
* Sabbatucci G. e Vidotto V. (a cura di), Storia d'Italia, 6 vol., Roma-Bari, Laterza, 1995
* Carocci G., Storia d'Italia dall'unità ad oggi, Milano, Feltrinelli, 1998
* Abbiamo inoltre consultato le copie della rivista "La Donna" a partire dal 1870.

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