2 GIUGNO - L'ITALIA E' REPUBBLICANA
(LO SDEGNO NEL PROCLAMA DI UMBERTO)

2 GIUGNO - "Roma - Notizie pervenute all'Ansa dai più importanti centri italiani confermano che le operazioni di voto si sono svolte ovunque regolarmente e con notevolissima affluenza di votanti" 

Risultati provvisori (in corso alcune contestazioni)  per REGIONI

Reg. Sezioni Repubblica Monarchia
Piemonte 3472 su 3529 1.217.756 919.011
Liguria 1467 su 1470 632.313 284.160
Lombardia 4713 su 5241 1.975.906 1.145.758
Venezia Tridentina 465 su 465 191.450 33.728
Veneto 3511 su 3636 1.346.582 828.008
Emilia 2927 su 2928 1.526.838 454.589
Toscana 2781 su 2781 1.280.624 506.358
marche 1120 su 1126 498.607 213.621
Umbria 631 su 631 301.209 117.755
Lazio 1857 su 2212 619.216 677.201
Abruzzo e Molise 1264 su 1264 347.578 459.478
Campania 2713 su 2.770 430.411 1.398.623
Puglie 1841 su 1950 465.620 954.754
Lucania 394 su 394  107.653 158.210
calabria 1306 su 1337 332.404 505.415
Sicilia 2806 su 2827 705.949 1.292.100
Sardegna 844 su 859 202.709 313.940
Totale 34.112 su 35.320 12.182.855 10.362.709

Semidefinitivi (ma già da alcuni ritenuti definitivi) nei collegi di:

  REP. MON.   REP. MON.
TORINO 800.772 536.594 SIENA 338.165 119.984
CUNEO 412.313 380.770 ANCONA 499.087 213.396
GENOVA 611.849 275.764 PERUGIA 335.835 168.610
MILANO 1.153.027 541.872 ROMA 713.875 745.845
COMO 422.722 241.923 AQUILA 287.322 326.267
BRESCIA 399.986 344.637 BENEVENTO 103.969 241.361
MANTOVA 304.275 148.853 NAPOLI 241.778 902.700
TRENTO 192.204 33.946 SALERNO 152.570 415.641
VERONA 647.464 504.273 BARI 320.867 509.476
VENEZIA 403.329 252.478 LECCE 148.872 449.299
UDINE 339.183 198.388 POTENZA 104.471 153.960
BOLOGNA 879.201 212.373 CATANZARO 333.491 502.605
PARMA 638.288 238.681 CATANIA 329.035 707.520
FIRENZE 487.133 193.566 PALERMO 379.951 595.488
PISA 456.164 194.821 CAGLIARI 206.939 321.305
TRIESTE - - VAL D'AOSTA 28.630 16.506
BOLZANO

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-      
I due collegi sopra, esclusi per le note vicende in atto Totale provv. 12.672.767 10.688.905

DA NOTARE QUESTA ANOMALIA, CHE AL REFERENDUM NON HA PARTECIPATO LA POPOLAZIONE DI BOLZANO, DI TRIESTE E TUTTE QUELLE LOCALITA' ASSEGNATE ALL'ITALIA DOPO IL TRATTATO DI PACE DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE, E CHE POI SONO STATE TOLTE O ASSEGNATE ALL'ITALIA SOLO DOPO IL TRATTATO DI PACE DEL 10 FEBBRAIO 1947.
INSOMMA LA PROVINCIA DI BOLZANO NEL 1946 NON ERA ITALIA !!
NE' LO ERANO I TERRITORI ASSEGNATI NEL 1919.

NESSUNO - NE' ALLORA NE' DOPO - HA MAI TROVATO DA RIDIRE SU QUESTA ANOMALIA.
E LO SCRIVENTE NON LO HA MAI CAPITO, ANCHE PERCHE' NESSUNO LO HA MAI SPIEGATO.

Totale definitivo comunicato il 18 giugno dalla Corte di Cassazione in Parlamento

Dopo i controlli le cifre sopra subiscono queste variazioni:

1) da apportare le seguenti modificazioni
a) sottrarre ai voti attribuiti alla Repubblica 4 voti
b) sottrarre ai voti attribuiti alla Monarchia 30 voti; 
c) aggiungere ai voti attribuiti alla repubblica 18 voti; 
d) aggiungere ai voti attribuiti alla monarchia 25 voti
.
2) Integrare i risultati delle varie sezioni mancanti
a) aggiungere voti alla repubblica 45.142;
b) aggiungere voti alla monarchia 30.384.

TOTALE DEFINITIVO

A FAVORE DELLA REPUBBLICA VOTI 12.717.923
A FAVORE DELLA MONARCHIA  VOTI 10.719.284
SCHEDE VOTI NULLI 1.498.136

( scarto di 1.998.639 )

(il dato esatto con le correzioni successivamente apportate fu l'originario (per la monarchia) 10.688.902 , più 30.384 e meno 30, più 25 - totalizzando un totale a favore della monarchia in 10.719.281 anzichè 10.719.284 voti).

11 GIUGNO - Roma - Il consiglio dei ministri si consulta.  Ha interpretato nel senso più corretto l'art. 2 del decreto del 15 marzo 1946 il quale fa sì che, proclamato l'esito del referendum, "ope legis" i poteri del capo dello stato debbano essere assunti dal presidente del consiglio. Nessun'altra interpretazione è possibile. La Corte di cassazione ha respinto le eccezioni riguardanti il quorum e la mancata votazione a Trieste e Bolzano, che non costituisce motivo per invalidare i risultati del referendum. (Ag. Ansa, 11 giugno, ore 15.30)

11 GIUGNO ORE 14.30 - L'opinione di re Umberto espressa al presidente del consiglio, è che la Corte di cassazione debba emettere in un altra adunanza il necessario giudizio definitivo prima dei passaggi dei poteri. - ORE 21.00. Difficile passaggio dei poteri dopo vari incontri del presidente del consiglio  De Gasperi con il re. I partiti invitano De Gasperi a uscire dalla situazione, prendendo rapidamente una decisione perchè l'incertezza è pericolosa per il Paese. La seduta prosegue nella nottata. (Ag. Ansa. 11-6- ore 14,30)

12 GIUGNO ORE 01.50 - Conflitto di interpretazione tra governo e Corona. - ORE 02.40 Il governo prende atto della proclamazione dei risultati comunicati dalla Corte di Cassazione. (Ag. Ansa. 12-6- ore 02.40)

13 GIUGNO ORE  01.45 - Il governo riafferma la promulgazione dei risultati fatti dalla Corte di cassazione ha portato automaticamente alla instaurazione di un regime transitorio durante il quale, fino a quando l'Assemblea costituente non abbia nominato il capo provvisorio dello stato, l'esercizio della funzione del capo dello stato medesimo spetta "ope legis" al presidente del consiglio in carica. Tale situazione costituzionale, creata dalla volontà sovrana del popolo nelle forme previste dalle leggi luogotenenziali, non può considerarsi modificata dalla comunicazione odierna di Umberto II al presidente del consiglio.(Ag. Ansa. 13-6- ore 01.45)

13 GIUGNO ORE 18.45  - "Roma - Umberto II è partito oggi in aereo dall'aeroporto di Ciampino alle ore 16.07.  farà scalo a Madrid e proseguirà domattina per Lisbona" (Ag. Ansa, ore  18.45 . Seguiranno particolari).

PROCLAMA di UMBERTO  (testo integrale) (Ag. Ansa, ore 22.30)

13 GIUGNO ORE 22.30 - "AG. Ansa - Roma - Ecco il testo del proclama lanciato da Umberto II agli italiani prima di partire: --- "Italiani! Nell'assumere la Luogotenenza generale del Regno prima, e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello stato.
Eguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte di cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum.
Di fronte alla comunicazione di dati provvisori o parziali fatta dalla Corte di cassazione; di fronte alla sua riserva di pronunciare  entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risolta nel modo di calcolare la maggioranza, io ancor ieri ho ripetuto che era mio diritto e dovere di re attendere che la Corte  di cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta.

Improvvisamente, questa notte, in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo con atto unilaterale ed arbitrario poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire violenza.

Confido che la magistratura, le cui tradizioni di indipendenza e di libertà sono uno delle glorie d'Italia, potrà dire la sua libera parola; ma non volendo opporre la forza al sopruso, nè rendermi complice della illegalità che il governo ha commesso, io lascio il suolo del mio paese, nella speranza di scongiurare agli italiani nuovi lutti e nuovi dolori.
Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come italiano e come re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta: protesta nel nome della corona e di tutto il popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto.

A tutti color che ancora conservano la fedeltà alla monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace. Con l'animo sereno colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia Patria.
Si considerano sciolti dal giuramento di fedeltà al re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove.
Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli italiani. Qualunque sorte attenda il nostro paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli. Viva l'Italia!" (Ag. Ansa, ore 22.30)

13 GIUGNO ORE 24 - LA REAZIONE DEL GOVERNO - "Roma - La Presidenza del Consiglio comunica: "La partenza del re, avvenuta alle ore 15,40 da Ciampino, è stata con ogni cura tenuta nascosta al governo. Gli organizzatori della partenza, dovendo chiedere l'aeroplano al ministro dell'Aeronautica, gli telefonarono all'ultimo momento di non avvertire il presidente del consiglio, al quale avrebbero essi stessi fatta comunicazione.
Il presidente invece ne fu avvertito da altra parte.  Poco dopo la partenza si è sparsa la voce che si stesse formulando un proclama. Questa sera infatti l'Ansa trasmetteva alle ore 22.30 il proclama del re al popolo italiano.
"Il proclama è un documento penoso impostato su basi false e su argomentazioni artificiose. Esso afferma il falso quando definisce come semplice comunicazione di dati la proclamazione dei risultati del referendum fatta dalla Cassazione il 10 giugno. Esso mente quando parla di una improvvisa affermazione del Consiglio dei ministri avvenuta nella passata notte, circa gli effetti costituzionali della proclamazione. E' vero al contrario che già nella notte del 10-11 giugno il Consiglio "prese atto della proclamazione dei risultati del referendum che riconosceva la maggioranza alla repubblica, riservandosi di decidere sui provvedimenti concreti che ne derivano.
Dopo ciò e nonostante questa affermazione risolutiva il sovrano continuò a trattare col presidente del consiglio per i due giorni successivi circa la proposta di una delega dei poteri regi al presidente non denunciando in tale presa di posizione del Consiglio alcun "gesto rivoluzionario nè alcun "atto unilaterale e arbitrario".
Ieri mattina il sovrano mandava la nota lettera, la quale ignorava la proclamazione avvenuta dalla Corte di cassazione e costringeva così il governo a ribadire il suo punto di vista circa gli effetti costituzionali della proclamazione.
A proposito di questo secondo ordine del giorno del Consiglio che il proclama del re parla di "gesto rivoluzionario e dell'assunzione unilaterale e arbitraria di "poteri che non gli spettano", mentre nel testo dell'ordine del giorno non si parla affatto di effettiva assunzione di poteri, cioè dell'esercizio di essi, ma si fa solo la questione di principio circa la competenza. Anzi risulta evidente che il governo per far opera di concordia aveva differita la deliberazione dei provvedimenti, già annunziati lunedì scorso.
Nessun pretesto quindi nè di accusare "di spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della magistratura nè di aver posto il sovrano "nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza".
Egli avrebbe potuto tranquillamente continuare le discussioni e le consultazioni, oppure mantenere semplicemente le sue riserve. Gli uomini che stanno al governo e in particolare il presidente del Consiglio gli avevano dato fino all'ultimo la prova che desideravano e ricercavano tenacemente una soluzione pacifica. Bisogna aggiungere che il re personalmente aveva riconosciuto più di una volta la lealtà e la correttezza di tale atteggiamento, cosa che i compilatori del proclama sembrano ignorare. Il re poteva quindi attendere con serenità il giudizio sulle contestazioni e sui ricorsi da parte della Cassazione (la cui libertà il governo intende rispettare pienamente) senza temere soprusi e senza essere costretto a partecipare all'illegalità.
I due ultimi periodi del proclama, quello che scioglie dal giuramento e quello che rivolge un saluto ai caduti ed ai vivi sono due periodi superstiti del proclama che Umberto aveva in precedenza preparato per un pacifico commiato. Ameremmo credere che quanto di fazioso e di mendace vi si è aggiunto in questa definitiva sciagurata edizione sia prodotto dal clima passionale e avvelenato degli ultimi giorni.
La responsabilità tuttavia è gravissima e un periodo che non fu senza dignità si conclude con una pagina indegna. Il governo e il buon senso degli italiani provvederanno a riparare a questo gesto, rinsaldando la loro concordia per l'avvenire democratico della Patria. 
(Ag. Ansa, ore 24)


(Facciamo qui presente che Re Umberto II non ha mai abdicato ed anzi in base alle dichiarazioni fatte successivamente dal medesimo durante il suo lungo solitario ed estenuante esilio forzato (a seguito del discusso referendum istituzionale che lo stesso Massimo Caprara segretario dell'on. Palmiro Togliatti ha rivelato che vi fu un aiutino di oltre tre milioni di schede), ha sempre affermato che si trattò di un golpe del governo che non avrebbe riconosciuto neppure l'esito del referendum in caso di vittoria per la monarchia. Sia il testo di Luciano Regolo, sia le dichiarazioni dello stesso Umberto registrate dalla Rai, sia i testi di Gigi Speroni, Silvio Bertoldi e dello stesso Amedeo Duca d'Aosta, mai smentite da nessuno eccetto da stampa di parte, sono a sostegno di ciò, nonchè numerosi testi di storia costituzionale e di diritto, tra i quali in dotazione in numerosi atenei. Inoltre la Repubblica non è stata mai Proclamata all'indomani da parte della Suprema Corte di Cassazione che aveva competenza giurisdizionale per il risultato dei voti e per la pronuncia dell'esito del referendum.)

18 GIUGNO - Alle ore 18.00 nell'aula di Montecitorio, il Presidente della Corte di cassazione, Giuseppe Pagano, ha dato lettura del verbale relativo al giudizio definitivo e ha comunicato i risultati  dopo le contestazioni, le proteste e i reclami dei monarchici. (le cifre che abbiamo già riportato  sopra).

Rimase sempre il mistero sul numero complessivo degli aventi diritto al voto, conteggiati in 28.005.449 contro (dicono alcuni - vedi "Il Re di Maggio", accurata biografia scritta da Lucio Lami) i 24.000.000 effettivi; e il numero delle schede nulle non conteggiate nella definizione del quorum di maggioranza. (vedi l'anomalia di Bolzano, Trieste ecc. citata sopra)
"La Corte di Cassazione, alla quale competeva de jure legis di verificare la regolarità del voto e di proclamare ufficialmente i risultati  referendari, fu "intimidita e sopraffatta" - come spiega nei dettagli Lami - da Togliatti. E il Governo, con un colpo di mano (che fu in effetti un vero e proprio  colpo di Stato) nella notte tra il  12 e il 13 giugno s'impadronì del potere, nominando Alcide De Gasperi capo provvisorio dello Stato".

Lo riportiamo come dovere di cronaca.


 L'ITALIA DA OGGI - ORE 18 DEL 18 GIUGNO 1946
E' REPUBBLICANA.

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