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IL BUDDISMO

 

Giovanni De Sio Cesari
( www.giovannidesio.it )

 

INDICE:
Introduzione 
 - Fondatore  - Concetti fondamentali  - I tre Veicoli - Etica 
Il Tibet  - Diffusione  - Occidente e Buddismo

 

INTRODUZIONE 

 

Il Buddismo  è una delle quattro  religioni più diffuse: tuttavia  noi occidentali non dobbiamo pensare a qualcosa di analogo al Cristianesimo o all'Islam.

 Il Buddismo innanzi tutto non pretende di fondarsi su una rivelazione di Dio benchè riconosca un fondatore che è però da considerarsi un "filosofo" e non un inviato di Dio

Soprattutto però il Buddismo  non costituisce un corpo unico di dottrine ben definito ma in esso coesistono scuole, tendenze e sette le più diverse ed elementi e credenze in contrasto fra di loro compreso anche un gran numero di credenze magiche. E' inoltre possibile professare il Buddismo insieme ad altre religioni

come in genere, di fatto, avviene. Anche nel Cristianesimo vi sono Chiese diverse, fra di loro  in contrasto. Tuttavia le chiese cristiane  differiscono solo per qualche elemento dottrinale, più spesso per solo ragioni storiche, le credenze e i testi sacri riconosciuti sono sempre gli stessi.

La  varietà di indirizzi  e la  commistione con altre religioni a nostro avviso derivano da un  concetto fondamentale espresso dal Buddismo: la "non-permanenza" . Chiariamone il concetto.

Una  religione in contrapposto all'ateismo è caratterizzata dalla credenza che esistono due ordini di enti: gli enti "materiali" come alberi, pietre, acqua e enti "spirituali" come una o più divinità, l'anima dell'uomo, gli spiriti (  angeli e demoni). Anche  Buddismo oltre al mondo materiale ammette l'esistenza di divinità, delle anime, la reincarnazione, inferni e  paradisi ( di molte specie) e anche la possibilità di agire su di essi tramite pratiche magiche  ma dichiara che tutte e due i mondi,quello materiale e quello spirituale  sono "non permanenti", sono apparenze e l'unica salvezza  è il "nirvana" , l'annullamento. Conseguentemente si può credere in molti enti  proposti dalle religioni ( divinità, inferno, anima)  ma ritenere che essi siano "non permanenti" Pertanto il Buddismo non necessariamente  esclude religioni preesistenti. Un giapponese può credere ad esempio nello "Shinto" cioe negli dei protettori del Giappone ma contemporaneamente  essere buddista cioè credere alla loro "non-permanenza" proiettata su un tempo pero lunghissimo, praticamente all'infinito. Sono invece incompatibili con il Buddismo le religioni rivelate (cristianesimo e Islam) che hanno come punto fondamentale la identificazione fra l'unico Dio e l' "essere in se" 

Analogamente non esiste una sola strada per il raggiungere il nirvana : ciascuno in effetti vi arriva con una propria  personale  meditazione e quindi le strade sono infinite. Nel corso dei millenni è sorta quindi una letteratura immensa che vuol indicare varie strade di meditazioni. Si tratta in genere di opere molto complesse, di difficile lettura perchè si vuole descrivere  ciò che in effetti è per sua natura è indescrivibile: la esperienza ascetica personale e irripetibile. 

 

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IL FONDATORE. 

 

Viene identificato nel  principe indiano di nome Siddhattha Gautama, nato probabilmente intorno al 560 a. C. a Kapilavatthu nell'Himalaya presso l'attuale confine indo-nepalese. che fu denominato  "Budda" cioè  "illuminato" 

Intorno alla sua vita  sono fiorite un numero immenso di leggende tuttavia non abbiamo alcuna fonte storica  della sua vita e quindi  in realtà nulla o quasi possiamo sapere di lui con certezza anche se in genere non si dubita della sua reale esistenza.

Ci limitiamo a  riportare gli elementi essenziale della sua vita. come la tradizione ci tramanda. I genitori ai quali  era stato profetizzato che il giovane sarebbe diventato una luce del mondo, lo aveva fatto crescere nel suo palazzo in mezzo a un gran lusso, tenendolo lontano da ogni dolore dell'esistenza. Ma nel corso di quattro viaggi apparvero a Siddhattha Gautama un vegliardo,  un malato,  un morto, e un asceta. Quando gli spiegarono il significato di questi fenomeni finora a lui sconosciuti, il principe decise di lasciare di nascosto il palazzo. Dopo aver cavalcato tutta la notte, scambiò i suoi abiti principeschi con quelli di un asceta .  Si inflisse severe penitenze nella speranza di raggiungere la liberazione.  ma Gautama si convinse che le sofferenze volontarie non rispondevano allo scopo, e cominciò a praticare intensi esercizi di meditazione : una notte sotto un fico, ottenne la rivelazione:era diventato il  "Budda". Cominciò allora a  predicare vagando e insegnando la sua dottrina nell'India e guadagnò un gran numero di adepti fino alla sua morte avvenuta all'età di 80 anni.

Storicamente non possiamo avere alcuna certezza della effettivo pensiero di Siddhattha Gautama:. Egli non lasciò niente di scritto e  solo dopo 400 anni , in Ceylon, in lingua Pali,  furono trascritte opere che si sostenevano riportassero esattamente i suoi discorsi ma appare poco credibile che per tutto questo tempo li suo pensiero sia stato  tramandato oralmente e in lingue diverse senza  subire mutamenti sostanziali. Pare più verosimile quindi che il pensiero attribuito  a Budda sia in realtà una secolare elaborazione   di molte generazioni.

Gli stessi buddisti riconoscono che prima del Budda storico sono apparsi anche altri Budda, Nella loro concezione la parola Buddismo non si richiama soltanto al fondatore di questa dottrina,  ma mira nello stesso tempo a indicare il significato metastorico di una religione universale, sempre esistita e annunciata da sempre nuovi Budda

 

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ALCUNI CONCETTI FONDAMENTALI

 

Sarebbe  qui dispersivo enunciare le complesse e contrastanti teorie elaborate nei millenni dai buddisti. Crediamo piu opportuno sintetizzare  alcuni punti comuni più o meno all'intero universo buddista

 DOLORE  Al Budda vengono attribuite quattro "nobili" verita
  1. La vita di tutti gli esseri  è dolore che è l'essenza di ogni cosa. Solo il dolore esiste in modo permanente Tutto il resto compreso anche Dio sono  "non-permanenti" composto da parti che si dissolvono 

  2. L’origine del dolore è  il desiderio , la cui causa è l’ignoranza che la essenza    la realtà è il vuoto, la temporaneità.

  3. la soppressione di ogni desiderio porta all’estinzione del dolore (nirvana).

  4. la via che conduce alla  estinzione del dolore è una vita austera e frugale, tendente a favorire la concentrazione spirituale per pervenire all’illuminazione sulla vera essenza della realtà 

 

 

LA CONCEZIONE DEL MONDO  Nello spazio infinito esistono infiniti mondi, abitati da un'infinita quantità di esseri.
Ogni mondo si divide in tre regioni sovrapposte. Nella regione inferiore si trovano gli inferni,sopra di essi la terra  abitata da divinità minori, uomini, animali, demoni e fantasmi. Nella regione superiore vivono  divinità dotate di corpi di materia eterea, e immerse in millenni in meditazione. Ogni mondo trascorre ciclicamente i periodi della nascita, dell'esistenza, della morte e della non-esistenza 
Tutto il processo universale si svolge secondo leggi cosmiche e morali eterne, mentre l'idea di un creatore e reggitore del mondo viene respinta perchè in contrasto con il dolore  del mondo. Tutto ciò che accade nel mondo è l'effetto della legge di compenso che si applica alle azioni buone e cattive, funziona automaticamente e con perfetta giustizia.

DOPO LA MORTE Il buddhismo sostiene una reincarnazione   nelle diverse specie di esistenza secondo la legge del compenso. La comparsa nel mondo può essere interrotta, se l'uomo è stato particolarmente cattivo, da pene infernali di lunga durata, mentre d'altra parte le buone azioni sono premiate con la dimora in un mondo divino. Tuttavia il piacevole soggiorno nei mondi divini non è per il saggio un fine degno d'essere ottenuto a tutti i costi, perchè anche l'esistenza celeste è destinata ad  aver fine, col ritorno ai dolori della terra. La liberazione finale dalle sofferenze e dalle passioni è garantita solo dal raggiungimento del Nirvana 

 

NIRVANA dal punto di vista dell'uomo posto nel mondo, è il nulla, per cui spesso viene paragonato allo spazio vuoto. In realtà è un nulla relativo, non assoluto, poichè da quelli che lo hanno ottenuto viene sentito come una gioia ineffabile, soprannaturale. Talvolta si afferma pure che in esso il santo, libero dall'ignoranza, dalla passione, dal dolore e dal destino, opera eternamente e in modo costante per il bene di ogni essere vivente.

 

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I TRE VEICOLI 

 

Comunemente  il Buddismo viene diviso in tre correnti chiamati "Veicoli": Piccolo Grande e Adamantino. Ciascuno di esso non è un tutto unico ma si può suddividere  in una serie pressochè infinita di altre tendenze. Diamo qualche informazione generale su ciascuno di essi

PICCOLO VEICOLO (Hinayana ) E' la versione originale del buddismo. Il "Piccolo Veicolo" limita le sue esigenze, nelle cerimonie della comunità alla recitazione dei testi, alla predicazione e alla penitenza. A ciò si aggiunse il culto delle reliquie e degli oggetti usati dai Buddha, e dei monumenti eretti a loro ricordo . Poichè i Budda sono scomparsi nel nirvana e quindi non possono assistere agli atti di devozione dei fedeli, nè beneficiarli, secondo la teoria ortodossa il culto ha soltanto lo scopo di colmare l'animo del credente di pii pensieri, facendolo quindi progredire sulla via della salvezza.

GRANDE VEICOLO (Mahayana) Con il diffondersi del Buddismo si svilupparono progressivamente  nuovi indirizzi  e si giunse al " Grande Veicolo" (Hinayana) anche se è  impossibile determinare  con precisione quando questa dottrina assunse una formulazione sua propria. Mentre il "Piccolo Veicolo" poneva come meta la liberazione personale del "santo" quella del " Grande Veicolo" (Mahayana) invece ha come meta la salvezza collettiva, rivolta a tutti gli uomini perchè tutti   possono raggiungere la "Illuminazione" 

Fu proposta come esempio al singolo, invece della figura del "santo" che rinuncia al mondo, quella del Bodhisattva: si sviluppò la credenza che i Buddha, anche dopo il nirvana, potessero rendere attiva in qualche modo la loro grazia, sia che avessero lasciato in un mondo superiore un riflesso ultraterreno di se medesimi, sia che, fruendo di una vita infinitamente lunga, fermandosi al limitare del Nirvana, agissero continuamente per il bene di tutti gli esseri viventi. Ai Bodhisattva spesso  fu consacrato un culto dal pomposo rituale con  accompagnamento di musica, fumigazioni, ecc. Nel Mahayana il numero dei Buddha, limitato nell'Hinayana, si è infinitamente accresciuto,  I Budda sono cosi numerosi "come i granelli di sabbia nel Gange." In molte scuole alcuni Bodhisattva  hanno sospinto in secondo piano il Budda originario (cioe  Gautama)  e tendono sempre più a trasformarsi, da uomini superiori dotati di soprannaturali facoltà dello spirito, in esseri divini dalla vita lunghissima, che in mondi superiori esaudiscono i credenti. Gli scritti sacri del "Grande Veicolo presentano a volte  il Budda  nell'atto di predicare come un essere soprannaturale, circondato da migliaia di monaci, bodhisattva e Dei e una quantità di miracoli fa da cornice alle sue prediche,

VEICOLO ADAMANTINO (di diamante)
. E' il Terzo Veicolo  o Mantra. (Veicolo delle formule magiche). Si tratta di una ulteriore evoluzione o meglio esasperazione del "Grande Veicolo". Si accentua la predilezione per i riti e le cerimonie. Si occupa soprattutto di pratiche magiche e votive, adattandosi  ai gusti popolari tanto da accogliere il culto di divinità femminili e rituali erotici. I monaci assunsero a poco a poco la figura di sacerdoti (ruolo inesistente nel Buddismo originario) non più legati al voto di castità, col compito principale di eseguire riti sacri e magici.  invocazioni  a forze occulte e miracolose. Il Veicolo Adamantino ottenne di quando in quando una certa diffusione in molte regioni dell'India e all'estero: tuttavia non c'è dubbio che questo sviluppo favori la decadenza della religione che si perse nella superstizione.

 

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ETICA E DOTTRINA DELLA SALVEZZA

 

Nel Buddismo l'etica è una specie di introduzione, il primo passo con il  quale ci si purifica per entrare nella meditazione che è la strada per raggiungere il NIrvana. 

 L'etica si basa sulla legge morale immanente al mondo, La morale  richiede l'osservanza di cinque comandamenti : non uccidere, non rubare, non mentire, non commettere adulterio e non consumare bevande alcoliche

 La via della salvezza è descritta negli articoli del "nobile ottuplice sentiero": 1) retta visione; 2) retto proposito; 3) retta parola; 4) retta azione; 5) retto contegno di vita; 6) retta aspirazione; 7) retta meditazione 8) retta concentrazione. 

L'oggetto proprio del pensiero buddista è  la meditazione. Una immensa letteratura  sui diversi gradi di essa dà descrizioni e indicazioni fin nei più minuti particolari. Da essa nascono anche quelle tecniche di concentrazione interiore che tanto spesso affascinano gli occidentali e che possono essere usate anche al di fuori di ogni contesto religioso per esempio nelle arti marziali come nell'erotismo.
Nel "Piccolo Veicolo" l'ascesa che è riservata in pratica al monaco e si realizza attraverso una serie di gradi: dopo aver abolito l'odio, la cupidigia e la vanità si può raggiungere la condizione dell'individuo santo, superiore alle cose mondane, che alla morte entra nel nirvana.
Nel "Grande Veicolo" l'etica assume una forma più attiva, più rispondente anche alla vita laica. Lo scopo cui il fedele deve tendere non è più quello di diventare un santo, estraneo al mondo, bensì un futuro Buddha, un Bodhisattva, che sacrificandosi e rinunciando a se stesso porta la salvezza a innumerevoli esseri viventi. Col compimento delle dieci perfezioni  : generosità, disciplina, pazienza, energia, meditazione, conoscenza, abilità nel trasmettere la verità,  decisione, facoltà miracolose e sapienza, egli ascende, sulla via della perfezione, i dieci gradini corrispondenti.
Poichè questa via di salvezza impostata sull'autodisciplina era troppo ardua per molti, comparvero due " scorciatoie più facili:' Si insegnò che chi si fosse 'affidato alla grazia del Budda ", nell'ora della morte sarebbe stato da lui condotto in una specie di paradiso collocato all'occidente dell'Universo, dove indisturbato si sarebbe fatto maturo per il nirvana.

Un'altra via ancora "più facile" è indicata dal "Veicolo Adamantino" nella recitazione dei Mantra e nel compimento di determinate cerimonie sacre le quali porterebbero all'illuminazione.

 

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IL LAMAISMO   DEL TIBET 

 

In genere in Occidente quando si pensa al Buddismo la mente va al Tibet,  paese affascinante e  meraviglioso in cui facilmente, fra picchi innevati e valli  remote,  la fantasia occidentale (sollecitata dal cinema soprattutto ) ha posto una alternativa spirituale ed ideale al quotidiano e prosaico  mondo della produzione e dei beni materiali 

Sarebbe però un errore di prospettiva  identificare semplicisticamente il Buddismo con la religione praticata in Tibet. Innanzi tutto va notato che è una forma di Buddismo molto poco diffusa:  i Tibetani sono un piccolo numero (forse 4 milioni): circa un 0,3 % della popolazione della Cina, per fare un paragone. Si tratta  poi di una forma particolare del Buddismo, molto diversa da quelle dell'Asia Orientale e soprattutto non ci pare poi che sia la forma più elevata ma quella che forse più di ogni altra contiene  pratiche superstiziose. 

Diamo alcuni concetti  fondamentali 

 

STORIA  La dottrina fu introdotta nel VII secolo . Tuttavia occorsero ancora molti secoli e il lavoro di molti missionari venuti dall'India, perchè potesse soppiantare la locale  religione. Più tardi però la gerarchia ecclesiastica buddista vi raggiunse una potenza come in nessun altro paese. La dottrina dominante era quella predicata dalla setta dei cosiddetti Berretti Rossi una mescolanza di " Grande Veicolo, " ,Veicolo adamantino " e del culto preesistente dei "demoni". I grandi sacerdoti di questa  antica setta si sposavano ed erano potenti proprietari terrieri. Contro la mondanizzazione del clero insorse Tsong-k'a-pa (1356-1418) che, con la setta da lui fondata dei Berretti Gialli  portò a termine numerose riforme e impose la stretta osservanza del celibato. Da allora nel  Tibet domina la " Chiesa Gialla" (lamaismo) che quindi non è affatto molto antica come spesso si crede. L'isolamento quasi totale di questo paese difficilmente accessibile ha permesso la formazione di un sistema religioso e statale unico al mondo: una teocrazia nella quale  tutti gli incarichi politici e amministrativi vengono affidati a dei  monaci. Nel 1911 con la caduta dell'Impero Cinese il Tibet si proclamò indipendente ma nel 1951 i Cinesi occuparono il paese  effettuarono gravi persecuzioni religiose (come nel resto della Cina d'altronde) e il  Dalai Lama fuggi all'estero 

Fino a che punto questa situazione si è andata trasformata , con l'occupazione cinese  e il continuo ampliarsi dei rapporti col mondo esterno (strade, traffico automobilistico ed aereo), solo il futuro potrà dirlo  

 

LAMA significa "superiore"  e indica appunto i "superiori" dei conventi. Sono considerati  reincarnazioni di santi buddisti,di Bodhisattva e di divinità.  Vi sono due lama principali: Tashi-lama («lama gemma») che  ha potere unicamente spirituale  e il più noto Dalai Lama  (il lama pari all'Oceano( di sapienza)) che ha anche potere politico (o almeno lo aveva prima della invasione cinese degli anni '50).  Alla morte di un lama si cerca la sua reincarnazione in un bambino secondo le indicazioni  degli churchun (indovini):si presentano a lui oggetti che sono appartenuti al lama morto, gli si domanda di riconoscerli e questa  sarebbe la prova che egli si ricorda la sua vita precedente. Nessuna testimonianza di tali fatti prodigiosi esterna all'ambiente è stata mai ammessa.


CONVENTI  I monaci ordinari, che sono in numero eccezionalmente grande, entrati generalmente giovanissimi nelle scuole, passano attraverso i gradi di novizio, monaco giovane monaco ordinato, monaco graduato  e possono giungere  fino alla dignità di abate.
Nei grandi conventi, dove vivono migliaia di monaci, gran parte di essi è impegnata nelle attività economiche della comunità , altri si occupano del culto e dello studio degli scritti sacri (analogamente ai Benedettini medioevali). Quando si tiene presente che una gigantesca letteratura  è stata creata dalla piccola classe colta di un paese con cosi pochi abitanti non si può  fare a meno di ammirare altamente questa straordinaria impresa che non alcun riscontro storico 


RITUALE è  assai ricco e sfarzoso. Di solito cinque volte al giorno si svolgono pratiche di culto per i numerosi Buddha, Bodhisattva, Dei protettori  e demoni; segue poi una serie di solenni cerimonie e il compimento di riti per scopi particolari, come la cacciata dei demoni maligni.  Particolare interesse rivestono  i "Mulini di preghiera":parole sacre scritte su strisce di carta, vengono introdotte nei cosiddetti "mulini " girati a mano o fatti ruotare meccanicamente dall'acqua, in base al concetto che mettere in movimento queste formule rende lo stesso servizio religioso che la loro pronuncia. Le sillabe sacre suonano " Om Mani Padme Hum." e sono di difficile interpretazioni: forse significano :"la gemma ( il Budda o la sua dottrina) è nel Loto  (nel mondo.)" ma forse sono solo parole magiche senza alcun senso. A queste parole è attribuita una potenza benefica; per questo motivo vengono continuamente ripetute e dipinte sulle pareti e sulle bandiere.

 

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DIFFUSIONE DE BUDDISMO 

 

Il Buddismo ha avuto nel passato una grande area di diffusione ma in seguito essa si è molto ristretta. Esso si diffuse, infatti, in epoche diverse,  in tutta l'India, nell'Asia Centrale,in Indonesia  in Cina e da qui in Indocina e Giappone. Attualmente la sua area di diffusione è molto più ristretta e anche in essa la sua rilevanza  è andata molto scemando. Accenniamo brevemente alla storia della sua diffusione.

 

 INDIA. Diffusa da zelanti discepoli la dottrina del Budda  si sparse con grande rapidità per tutta l'India. Un grande fautore fu per il Buddismo l'imperatore Asoka  che regnò dal 272 al 232 a. C. su quasi tutta l'India. Nei secoli successivi alla morte di Asoka, il Buddismo continuò a diffondersi in India, senza poter mai soppiantare il Brahmanesimo il quale  invece ebbe un risveglio e in  seguito  soppiantò del tutto il buddismo.nelle regioni che formano attualmente lo stato dell' "India" (Unione Indiana). Nell' India settentrionale (attuale Pakistan e Bangladesh) fu invece l'Islam che soppiantò il Buddismo. Attualmente esso è praticamente sparito dall'india e si conserva solo nel Ceylon dove è religione di maggioranza

 
 ASIA CENTRALE E INDONESIA   anche in queste regioni il Buddismo è stato quasi completamente soppiantato dall'islam lasciando  insigni monumenti ( fra cui i famosi Budda dell'Afganistan distrutti dai talebani) e,in qualche punto , qualche comunità superstite.

 

CINA Vi si diffuse a cominciare dal II secolo d. C. e  raggiunse il suo apogeo nel IX secolo. Poi entrò in crisi ma continuò ad essere una componente fondamentale  del pensiero cinese combinandosi o venendo in contrasto con Confucianesimo e Taoismo.  Il regime comunista combattè vigorosamente ogni tendenza religiosa e attualmente è difficile dire quale sia la sua reale consistenza in quell'immenso paese. Abbiamo trattato a parte il  caso del Tibet 

 

INDOCINA In Viet-nam, Cambogia e Laos il Buddismo è stata sempre religione di maggioranza anche se durante la dominazione francese  ci furono massicce conversioni  al cattolicesimo. Come in Cina i regimi comunisti hanno combattuto ogni forma di religiosità  e non sappiamo quanto il Buddismo abbia potuto resistere

 

GIAPPONE  Il Buddismo penetrò in Giappone insieme alla civiltà cinese incontrandovi lo Shintoismo (la via degli dei dei) una antica religione nazionale. In genere le due religioni coesistevano e ciascuno giapponese le seguiva entrambe contemporaneamente.  Talvolta pero venivano in contrasto. Alla fine dell'800 lo Shintoismo fu distinto chiaramente dal Buddismoe dichiarato religione dello Stato (l'imperatore era considerato discendente degli dei). Dopo la II Guerra Mondiale si proclamò la piena libertà religiosa e scisso ogni legame con lo Stato . Il Giappone moderno appare investito da una corrente di pensiero ateo ancora più che l'Occidente industrializzato: difficile quindi anche qui  stabilire l'effettiva consistenza del buddismo.


IN CONCLUSIONE: è molto difficile stabilire l'effettivo numero dei seguaci del Buddismo anche perchè esso non ha cerimonie e riti (come il battesimo, la messa) che si prestano a rilevazioni statistiche. Inoltre nei paesi in cui è ancora diffuso non si fanno censimenti religiosi .

Certamente però è indubitabile che esso ha perso non solo molte delle aree di diffusione ma in quelle in cui è rimasto ha perso moltissimo della sua influenza. Delle grandi religioni del mondo è l'unica che ha subito una regressione imponente. 

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OCCIDENTE E BUDDISMO 

 

Le tradizioni civili, religiose e culturali dell'Occidente sono, a nostro parere  inconciliabili con quelle del buddismo. Innanzi tutto, come abbiamo notato  il Cristianesimo e prima di esso anche la filosofia greca ha sempre identificato Dio con l"essere". Il mondo materiale può essere considerato a volte transeunte ma non quello spirituale. 

L'Occidente ha sempre privilegiato l'azione: molta importanza ha rivestito nel medio evo soprattutto il misticismo ma esso non è stato mai  disgiunto dall'azione secondo la massima "ora et labora" proprio del primo e fondamentale ordine  monastico.

 

Negli ultimi secoli poi l'attivismo degli  occidentali si è sempre più accentuato : abbiamo scoperto e spesso conquistato il resto del mondo, abbiamo creato la scienza moderna e una tecnica meravigliosa, sconfitte le carestie e, nell'ambito del possibile, le malattie.

L'idea dell'annullamento e della rinuncia come felicità è stata sempre aliena dalla nostra civiltà : è presente l'idea del "sacrificio" personale ma fatto in vista di un bene maggiore personale o collettivo che sia. . In Occidente il cristiano rinuncia al peccato per avere la salvezza eterna, i  genitori rinunciano a molte cose  per il bene futuro dei figli, il soldato rinuncia alla vita per la patria,  il "borghese" rinuncia a una vita comoda per accumulare danaro o fare carriera ma nessuno crede che la "rinuncia" sia un bene in sè, che sia fine a se stessa, che  dia la felicità

Solo Schopenahuer nell' 800 elaborò una filosofia che prendeva spunto da teorie buddiste. Tuttavia il successo del suo pensiero è strettamene legato alla polemica contro l'eccessivo ottimismo di Hegel e non ha mai avuto effettivamente sviluppo e seguito.

E' poi difficile per la mente logica e scientifica di un occidentale seguire un percorso di pensiero che fa perno su una "illuminazione" interiore non esprimibile in termini razionali

Tuttavia è innegabile che il  Buddismo attualmente eserciti un certo fascino in Occidente.  Si viene in contatto con esso viene attraverso i  mass media (cinema e anche  molto con internet). Esso propone un modello alternativo all'efficientismo della civiltà industriale: di fronte ai ritmi veloci, ossessivi della produttività; propone infatti i ritmi lenti  della meditazione, all'ansia del successo esteriore propria di una società industrializzata  contrappone la ricerca interiore.

Non crediamo pero che effettivamente il Buddismo  possa avere un avvenire in Occidente perchè comporterebbe la negazione della civiltà degli ultimi secoli l'abbandono delle conquiste del benessere economico. Certamente fra di noi è molto comune la polemica contro la "società del benessere"  ma essa si manifesta soprattutto in ambienti che hanno un alto grado di benessere. I ricchi  polemizzano con  piacere contro le conquiste moderne ma difficilmente  ho visto un "povero"  disprezzarle. 

Ampio invece è stato sempre il movimento dal Buddismo al Cristianesimo. All'arrivo degli europei in Estremo Oriente le aree buddiste si avvicinarono al cristianesimo. Ampie le conversioni in Giappone, buone le premesse in Cina. Tuttavia poi l'opera di evangelizzazione cristiana si interruppe ma per motivi di carattere politico . Riprese poi in epoca coloniale soprattutto in viet-nam. Attualmente molti buddisti nel Ceylon hanno abbracciato il cattolicesimo. 

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