BREVE STORIA DEI TERRITORI TEDESCHI
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1. Dai Germani all'unificazione

2. Dall'unificazione alla I Guerra Mondiale 

3. Dalla Repubblica di Weimar alla divisione

4. Dalla divisione alla riunificazione

di Luca Molinari

1. Dai Germani all'unificazione

La storia dei territori tedeschi risale a molti secoli prima della nascita di Cristo ed è caratterizzata dai comportamenti e dallo sviluppo dei popoli di lingua indogermanica (Germani) che, insediatisi inizialmente lungo il corso inferiore del Reno, a partire dal II secolo a. C. cercarono di espandersi verso sud e sud-ovest dove furono fermati dalle legioni romane. Le truppe di Roma furono a loro volta sconfitte nel 9 d. C. dal capo barbaro Arminio (una cui statua sorge nel centro di Detmol) presso la foresta di Teutoburgo: il Reno comincia a caratterizzarsi come uno dei principali "luoghi" della geopolitica continentale per il cui possesso e controllo si sono generati e tragicamente avuti i conflitti che hanno segnato la plurisecolare e travagliata storia del Vecchio Continente. 

Il termine "Germania" viene usata per la prima volta dallo storico latino Tacito nel suo trattato etnografico intitolato, per l'appunto, De origine et situ Germanorum ( Tacito, De origine et situ Germanorum, 27, 10) e dedicato alle tribù stanziate presso il Reno. 

La caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d. C.) fu determinata anche dalle migrazioni e dalle invasioni verso sud dei Germani avvenute a partire dal V secolo d. C. che diedero origine ai cosiddetti Regni romano-barbarici caratterizzati dalla convivenza e successiva integrazione delle autoctone popolazioni romane e romanizzate con i nuovi occupanti barbari. 
Il più importante fra questi regni fu quello dei Franchi che si erano stanziati nella Gallia transalpina e che, sotto la guida di Carlo Magno (VIII secolo d. C.), fu l'embrione iniziale del vasto Sacro Romano Impero che comprendeva le attuali Francia, Italia settentrionale, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svizzera, Austria e Germania. 

Negli stessi anni la lingua parlata dagli abitanti della parte orientale del Sacro Romano Impero fu indicata con il vocabolo "deutsch". Con la morte di Carlo Magno l'Impero fu diviso tra i suoi eredi: si formarono, così, due regni (uno occidentale e l'altro orientale) il cui confine geografico coincideva con quello linguistico, ossia con la demarcazione tra le aree di lingua francese (a occidente) e quelle di lingua tedesca (a oriente). Il termine "deutsch" viene esteso dalla lingua a coloro che la parlavano ed infine al territorio da essi abitato: per la prima volta si parla di "Deutschland". 

A Roma nel 962 Papa Leone incoronò imperatore Ottone I di Sassonia: nasce l'Impero germanico, realtà geopolitica di durata plurisecolare (durerà fino al 1806) che costituirà "l'Impero" per eccellenza e per antonomasia della storia dell'Europa medioevale e moderna. Tutta l'età medioevale fu segnata dallo scontro tra l'Impero e il Papato (lotta per le investiture) per stabilire che fra questi due poteri avesse la preminenza e la supremazia. 

Con Federico Barbarossa (Re di Germania e dei Romani  1152 - Imperatore dei Romani 1155-1190), dopo una iniziale fase di forte sviluppo, inizia la fase di decadenza dell'Impero che si manifesta nella frammentazione geografica e politica del territorio tedesco e con il progressivo indebolimento della figura dell'Imperatore a vantaggio dei singoli principi. Tale processo fu parzialmente frenato della Bolla d'Oro emessa nel 1356 da Carlo IV con cui si cercava di dare maggiore prestigio all'Imperatore determinando in maniera chiara chi e quanti fossero i "Grandi elettori" che procedevano alla sua nomina. 

Nel XVI secolo nei territori tedeschi renani nasceva e si diffondeva la Riforma religiosa sotto l'input iniziale del monaco agostiniano Martin Lutero: le nuove idee religiose hanno influenzato notevolmente la morale e l'etica successivamente sviluppatesi nella popolazione tedesca. Per tutti i secoli XVI-XVII l'area tedesca fu caratterizzata dalle sanguinarie guerre di religione tra riformanti e cattolici che ebbero fine solamente nel 1648 al termina della Guerra dei Trent'anni (1618-1648) con la Pace di Westfalia. Sia durante, sia dopo questi avvenimenti, l'Impero non fu in grado di garantire la propria unità territoriale, ma era caratterizzato da una forte frammentazione in piccole realtà statuali i cui principi erano sostanzialmente autonomi dalla corona imperiale, caratterizzandosi come sovrani assoluti sul modello francese. Nel XVII secolo uno dei maggiori fra questi stati, la Prussia di Federico II il Grande, assunse il ruolo di potenza di livello europeo entrando in competizione con l'Austria per l'egemonia del controllo sui territori tedeschi.

Le baionette degli eserciti napoleonici eredi della Rivoluzione francese del 1789 (il famoso "cavallo bianco" di cui scriveva F. Hegel) abbatterono definitivamente il già debole Impero germanico dando origine ad un processo di aggregazione territoriale che, avvantaggiando gli stati di dimensione medio-grande, determinava la scomparsa dei regni di minore importanza ed estensione territoriale: nel 1806 viene costituita la Confederazione tedesca" sotto il protettorato napoleonico. Dopo l'uscita dalla scena politica e militare di Napoleone le potenze europee si riunirono a congresso a Vienna durante il biennio 1814-1815 e procedettero a ridisegnare la carta geografica politica del continente: gli stati tedeschi rimangono divisi in un insieme sconnesso di regni i cui sovrani furono riuniti in una Dieta federale con sede a Francoforte sul Meno e dotata di poteri molto limitati. Durante la rivoluzione borghese del 1848 cominciò a riaffiorare come avviene per i fiumi carsici un sentimento patriottico tedesco tendente a riunire in un unico stato tutte le popolazioni di lingua tedesca. Se era chiaro l'obiettivo, non altrettanto delineati erano i percorsi e le modalità per giungere a ciò: sussistevano, infatti, almeno tre diverse linee di condotta che si determinarono molto chiaramente nell'Assemblea di Francoforte riunitasi nel maggio del 1848 dopo le elezioni chieste ed ottenute dai liberali tedeschi. 

I 586 deputati si divisero in tre correnti: i piccolo tedeschi filoprussiani che auspicavo una Germania sotto la corona prussiana senza l'Austria, i grandi-tedeschi, filoaustriaci e fautori di una Germania unita comprendente "tutti i popoli di lingua tedesca dell'Europa centrale, compresi quindi gli Austriaci " (con identità tra realtà politica e "lingua") e i sostenitori della Grande Austria, che "auspicavano il sorgere nell'Europa centrale di una federazione guidata dall'Austria e comprendente sia i popoli tedeschi che quelli non tedeschi (boemi, ungheresi, ecc. …)" (G. Carrocci, Corso di storia Vol. III, Zanichelli, Bologna 1990, p. 794). 

Il 28 marzo 1849 il Parlamento, nel cui seno si era affermata la corrente piccolo-tedesca, offriva la corona di un neonato impero costituzionale tedesco al sovrano prussiano Federico Guglielmo IV che, da buon monarca assoluto, la rifiutò ritenendo un insulto una corona costituzionale offertagli dalla volontà di un popolo che riteneva, nell'ottica dell'ancien regime, semplicemente suddito. Nel maggio 1849 il Parlamento di Francoforte si sciolse e fu abbandonato ogni proposito di unificazione: "Si concluse così con un fallimento la speranza di giungere alla unificazione nazionale tedesca con un regime pienamente liberale (ib.)

2. Dall'unificazione alla I Guerra Mondiale
 
Come è stato appena detto le linee politiche sopra descritte risultarono tutte non applicate e il processo di riunificazione tedesca fu realizzato sotto la guida militare e politica della Prussia di Guglielmo I Hohenzollern grazie, soprattutto, all'intensa attività del suo Cancelliere Otto von Bismarck che, ottenute tre importanti vittorie, rispettivamente nel 1864 (con la Danimarca), nel 1866 (con l'Austria) e nel 1870 (con la Francia), fu il vero artefice della nascita del nuovo Impero tedesco. Il 18 gennaio 1871 Guglielmo I veniva proclamato a Versailles imperatore dei tedeschi: nasceva il Reich tedesco composto da 25 stati federati di cui l'Imperatore aveva la Presidenza ereditaria guidandone la politica estera e di difesa e nominandone e rimuovendone il Cancelliere che era, contemporaneamente Cancelliere prussiano e Primo Ministro federale (quindi detentore del potere legislativo e di controllo). Altro organo di notevole importanza era il Parlamento. 
Esso era composto di due camere, la Camera alta nobiliare ed ereditaria era composta dagli Junker, la seconda veniva eletta a suffragio universale e procedeva all'approvazione o alla bocciatura dei progetti di legge e del bilancio annuale dello stato. Il nuovo imperatore Guglielmo II licenziò il Bismarck (1890) per dissapori sulla politica estera, si fece promotore di una nuova politica estera che, inserendosi nel clima europeo dominante caratterizzato da forti tendenze imperialiste, mirava a fare della Germania un "impero mondiale. (G. Mann, Storia della Germania moderna 1789-1958, Garzanti, 1978, p. 333) " pena "il deperimento della nazione in un popolo inferiore dipendente costretto a cercar lavoro presso lo straniero" (ibidem). 
A conferma di ciò è molto utile la lettura dell'intero capitolo ottavo della citata opera di Golo Mann in cui, a p. 331, si può leggere quanto segue: "Avvenimenti e sentimenti internazionali possono servire a spiegare perché la piccola parola <Welt> (che in parole composte significa <mondiale>, N. d. A.) fu posta allora in Germania con piacere, davanti a tanti sostantivi: la città mondiale di Berlino, il commercio mondiale tedesco, la politica mondiale, la potenza mondiale.")."
Ma per realizzare questo assurdo progetto non erano sufficienti le colonie conquistate dal Bismark, ma occorreva che il Reich tedesco controllasse e dominasse l'Europa. La nuova leadership guglielmina si inoltrò proprio lungo questa strada che fu una delle concause che portarono alla I Guerra Mondiale (1914-1918) le cui dinamiche sono ben note e da cui la Germania uscì duramente sconfitta e penalizzata, sia dal punto di vista politico-militare, sia da quello culturale e psicologico.

3. Dalla Repubblica di Weimar alla divisione

La situazione tedesca dopo la I Guerra Mondiale era molto complessa sia per quanto riguardava la politica interna, sia per ciò che riguardava quella estera. La sconfitta non era stata metabolizzata dalla società che aveva riconosciuto come unica colpa del governo di Guglielmo II non l'aver scatenato il conflitto, ma l'averlo perduto. Era, quindi, ritenuto inaccettabile la definizione di "nazione indegna" che era stato dato alla Germania ai tempi delle trattative di Pace svoltesi a Parigi. 
Inglesi e statunitensi avrebbero voluto evitare misure troppo restrittive contro la Germania temendone una esclusione dal consesso delle grandi nazioni europee con tutti i rischi a ciò connesse (cosa che, purtroppo, poi avverrà). Invece i francesi sostennero e riuscirono a far applicare una linea estremamente punitiva nei confronti del popolo tedesco, ritenuto il vero responsabile della guerra. 
Il trattato di pace ("Trattato di Versailles") prevedeva norme estremamente umilianti per la Germania che, proprio secondo le direttive del governo di Parigi, "fu messa in ginocchio".
La situazione politica e istituzionale fu stabilizzata grazie ad una Assemblea costituente riunitasi a Weimar che diede vita alla nuova repubblica tedesca basata su tre importanti pilastri:

- elezione diretta del Presidente della Repubblica per contenere l'influenza della burocrazia (tesi di Max Weber) e dei partiti politici;
- governo parlamentare ed elezione del Parlamento tramite un sistema elettorale proporzionale che provocò frammentazione politica;
- riconferma della tradizionale forma di stato federale e decentrata che venne, in tutta la storia tedesca unitaria, sospesa solo durante la dittatura nazista di Adolf Hitler.

Ma la Repubblica di Weimar era molto debole e fu presto sottoposta a minacce estremiste sia da destra, sia da sinistra. Per reprimere i tentativi insurrezionali filosovietici degli aderenti alla Lega di Spartaco il governo federale si affidò a "corpi franchi" composti da ex militari di destra. Questo evento, sommato alla litigiosità e alla frammentazione del quadro politico, permisero al Partito Nazionalsocialista (nazista) di Adolf Hitler di vincere le elezioni del 1933 e di costituire (con determinante appoggio di un altro partito di destra) il governo federale. Hitler aveva indicato in Mussolini e nell'esperienza fascista italiana il proprio modello.

Nel 1934 moriva il Capo dello Stato, il maresciallo von Hindemburg ed Hitler, violando la Costituzione, assumeva anche la carica di Capo dello Stato: era nato il regime totalitario del III Reich che distrusse ogni tipo di opposizione interna e diede origine alla sistematica eliminazione dei cittadini di religione ebraica (oltre 6 milioni di ebrei vennero massacrati nei campi di sterminio rimasti tristemente famosi). Ultimo atto della dittatura fu la II Guerra Mondiale, scoppiata il 1 settembre 1939 per volontà dello stesso Hitler e che condurrà alla più grande carneficina della storia contemporanea. 

4. Dalla divisione alla riunificazione

Al termine della II Guerra Mondiale uno dei principali problemi che gli stati Alleati vincitori si trovarono ad affrontare fu come ridisegnare la struttura geopolitica ed istituzionale della Germania ritenuta ormai come la responsabile dell'instabilità in Europa e come la causa prima sia della Grande Guerra del 1914, sia della II Guerra Mondiale del 1939. 
La decisione di dividere la Germania in distinte zone di occupazione da parte delle truppe di occupazione dei paesi vincitori fu presa a Yalta già prima della fine formale del conflitto nella conferenza tenutasi tra Stalin, Roosevelt e Churchill svoltasi nella località sovietica tra il 4 e l'11 febbraio del 1945. Nel maggio dello stesso anno la Germania guidata da Doenitz (Hitler si era nel frattempo suicidato nel bunker insieme con la sua sposa Eva Brown) si arrende sia agli angloamericani (7 maggio), sia ai sovietici (8 maggio) che a durante la conferenza di Postdam stabiliscono i termini dell'occupazione la Germani divisa in quattro zone rispettando i vecchi confini del 31 dicembre 1937. Ogni zona sarebbe stata assegnata ad un differente stato alleato.
 
Nel 1946 comincia a caratterizzarsi marcatamente la divisione tra le due aree di influenza, quella occidentale da cui nascerà, nel 1949, la Repubblica Federale Tedesca e quella orientale da cui avrà origine, sempre nel 1949, la Repubblica Democratica Tedesca sotto l'influenza dell'Urss.
Nella conferenza di Mosca (marzo-aprile 1947) " venne stabilito sia pure in senza fissare una scadenza, che si dovesse andare verso elezioni politiche che preludessero ad una costituente nazionale e ad un governo nazionale" (P. Pombeni, Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea, il Mulino, Bologna 1994, p. 441) A partire da questa data gli alleati occidentali rinunciarono ad ogni idea di riunificazione dei territori tedeschi, mentre i sovietici cullarono fino al 1953 il sogno di una Germania unificata e neutrale (ovviamente) sotto l'ombrello protettivo (e la conseguente influenza) di Mosca.

La rinascita dei partiti politici fu lenta anche se le prime elezioni a livello amministrativo si ebbero nella zona occidentale nel gennaio 1946 in cui si affermarono come maggiori forze politiche i democristiani, i socialdemocratici ed i liberali: saranno questi gli indiscussi (e unici) protagonisti della scena politica tedesca per quasi il successivo mezzo secolo. I sovietici fina dal 10 giugno 1945 avevano di atto permesso e anzi favorito al rinascita di partiti politici nella zona da loro influenzata "perché speravano di cavalcare la tigre della riunificazione nazionale in una Germania neutralizzata e a loro favorevole. I sovietici pensavano che la responsabilità del nazismo fosse da far risalire ai <capitalisti>: soppressi questi […] i vecchi partiti potevano risorgere nel quadro di una <alleanza antifascista del fronte popolare> (ib)." Nell'aprile 1946 i sovietici impongono nella zona da loro controllata la fusione tra socialdemocratici e comunisti che da i natali al Partito socialista unitario (Sed). Nel bimestre settembre-ottobre 1946 si tengono tornate elettorali amministrative.

Come il resto della Germania anche Berlino era stata suddivisa in quattro differenti zone sotto il controllo degli Alleati (una francese, una inglese, una americana e l'altra sovietica).( Una curiosità fu che la Berlino <quadripartita> divenne ben presto un souvenir ed una specialità dolciaria: un orso (di cioccolata nel caso della specialità gastronomica), simbolo della città, veniva "guarnito" con le quattro bandiere degli stati occupanti ognuna delle quali infilata in una delle zampe dell'animale )

Nel 1948 scoppia la prima crisi di Berlino sintomo della sempre maggiore drammaticità e tensione derivante dall'ormai inevitabile Guerra fredda: i sovietici isolano la vecchia capitale tedesca volendo impedire la circolazione del marco occidentale nei territori di loro competenza. Le truppe di Mosca avevano realizzato una reale "cintura sanitaria" a quella parte di Berlino controllata dagli occidentali rendendole difficile il rifornimento alimentare e sanitario. Si era sull'orlo di un nuovo conflitto che, anche per la minaccia degli Stati Uniti d'America di fare ricorso all'arma atomica, quando le potenze occidentali (tra cui gli stessi Usa) realizzarono un "ponte aereo" che permise la sopravvivenza di Berlino fino al maggio 1949 quando i sovietici posero fine alla loro azione repressiva. 

Il 23 maggio 1949 si promulga la Legge fondamentale della Repubblica federale (Grundgesetz), non si tratta di una vera e propria costituzione che i tedeschi decidono di redigere solo quando saranno di novo uniti (cosa che non faranno dopo la riunificazione avvenuto nel 1990). Il 14 agosto del 1949 si svolgono le prime elezioni nella Rft che vedono la vittoria dei democristiani di K. Adenauer che, il 15 settembre dello stesso anno, forma i suo primo gabinetto di centrodestra (con i liberali e altri partiti conservatori come quello degli immigrati) relegando i socialdemocratici di K. Schumacher all'opposizione: la Rft comincia ad essere inserita nel blocco economico e militare occidentale proprio grazie all'azione del cancelliere democristiano Nella Ddr si forma un governo guidato dal comunista Grotewohl con la partecipazione in forma di partner di minoranza (e di rappresentanza simbolica) di democristiani, liberali e contadini: la Ddr viene inserita nel blocco orientale. La separazione della Germania è sancita ufficialmente dai fatti e la storia interna dei due paesi sarà differenziata fino al 1990, anno della riunificazione. 

Uno dei principali problemi della nuova Germania post-bellica fu rappresentato dalla denazificazione (Collotti, Le due Germanie 1945-1968, Einaudi, Torino 1968, p. 293) (anche se con ritardi e limiti) ottenuta anche attraverso una diffusione di un senso di colpa collettiva; questo è un aspetto peculiare della vicenda post bellica tedesca che differisce con quanto avvenuto in altri paesi (si veda la rimozione della colpa come è avvenuto per molti casi in Austria (P. Ignazi, L'Estrema destra europea, il Mulino, Bologna 1994, p. 131) o facili revisionismi come in Italia).( P. Ignazi, L'Estrema destra europea, op. cit., p. 170-171)

Nella Rft si assiste ad un forte rilancio dell'economia grazie all'azione del ministro democristiana L. Erhard che conia lo slogan "economia sociale di mercato". (F. Bertini - A Missiroli, La Germania divisa (1945-1990), Giunti casterman, Firenze 1994, p. 57 )" Adenauer e Erhard agiscono all'insegna del classico interclassismo dei partiti cristiano-democratici basata sul rilancio dei consumi e caratterizzato da una rilevante attenzione agli aspetti solidaristici e sociali. Seppero sfruttare la favorevole tendenza internazionale seguita alla guerra di Corea che permise di risolvere problemi quali la disoccupazione (nel 1957 la Rft aveva raggiunto la piena occupazione) e di rendere la piazza tedesca di nuovo appetibile per investitori e finanzieri internazionali.

La politica estera della Rft, invece, fu segnata per tutti gli anni cinquanta e sessanta dalla cosiddetta "dottrina Hallstein" che, teorizzata dall'omonimo sottosegretario agli Esteri Walter Hallstein, prevedeva che la Repubblica Federale fosse l'unico stato autorizzato a rappresentare "il popolo tedesco nella sua pienezza " (F. Bertini - A. Misiroli, La Germania divisa (1945-1990), op. cit., p. 70) , da ciò derivava "il non riconoscimento della Ddr e la rottura con i Paesi che invece avessero riconosciuto la Germania Est ." (ib.) Tale sarebbe rimasta la politica estera tedesco-federale fino all'ascesa della leadership socialdemocratica di W. Brandt. 
Nel 1961, anche a seguito delle rivolte avvenute nel 1953 nella Ddr e la "Seconda crisi di Berlino" (1957) causata da contrasti tra occidentali e sovietici sulla dislocazione delle truppe occidentali nell'ex capitale della Germania, la parte sovietica di Berlino viene isolata con la costruzione del famoso e famigerato "Muro" che, fino al suo abbattimento (1989), ha rappresentato al divisione dell'Europa a causa della "cortina di ferro."

La rottura tra liberali e democristiani avvenuta nel 1966 non è che la naturale conseguenza delle tensioni già esistenti da anni tra i due partiti di governo. Nel 1963 il vecchio Adenauer era stato sostituito da Erhard innanzi tutto per ragioni legate all'elevata età dell'anziano statista renano, la cui permanenza alla cancelleria, nonostante le naturali patologie dovute all'età, era giudicata negativamente sia da una parte del gruppo dirigente democristiano, sia, soprattutto, dai liberali della Fdp che temevano ripercussioni negative per l'immagine del loro partito a causa della figura ormai troppo anziana del cancelliere. 

Il successore di Erhard è K Kiesinger, sempre esponente della Cdu (ma con un passato di collusione con il Partito Nazionalsocialista, di cui aveva preso la tessera, cosa che gli fu spesso rinfacciata), ma non più a capo della classica coalizione di centro-destra liberal-democristiana, ma di una "Grande coalizione" (Grosse Koalition) tra democristiani e socialdemocratici che, dopo oltre un decennio, riportava al governo la Spd guidata da Brandt che diviene Vicecancelliere e Ministro degli Esteri. La tradizionale dottrina Hallstein viene abbandonata e si comincia ad aprire la via al dialogo con la Germania Ovest e con il mondo comunista. Da borgomastro di Berlino ovest nel 1963, dopo le elezioni amministrative, Willy Brandt aveva rotto la tradizionale "coalizione berlinese." (D. Sassoon, Cento anni di socialismo, op. cit., p. 380). I democristiani, portando la Spd all'accordo con i liberali della Fdp. Allo stesso modo dopo le elezioni generali del 1969, in cui la Spd aveva ottenuto il 42,7 % dei voti, la Cdu-Csu era calata al 46,1 % (perdendo la maggioranza assoluta dei seggi) e la Fdp era al suo minimo storico con il 5,8 % dei suffragi, Brandt procede all'accordo tra il suo partito ed i liberali che, sotto la guida di W. Schollwer e W. Scheel (che sarà vice di Brandt e Ministro degli Esteri), avevano portato i liberali su posizioni riformatrice e, soprattutto in politica estera, molto affini a quelle dei socialdemocratici della Spd. 

Era la politica estera il terreno in cui tra i nuovi alleati di governo "avevano molto in comune, sebbene fossero in disaccordo sulle questioni di politica interna " (D. Sassoon, Cento anni di socialismo, op. cit., p. 381) Inf fatti, per continuare ad usare le parole di Donal Sassoon, la politica estera "forniva alla Fdp un solido motivo per cambiare partner e tornare al governo " i cui i liberali erano stati estromessi durante la Grosse Koalition nel periodo 1966-1969. 
Come ha sottolineato in modo efficace e puntuale Giuseppe Galasso "Sul piano interno tedesco essa (la Ostpolitik, N. d. A.) segnò un distacco definitivo da qualsiasi residuo di politica o di tentazioni nazionaliste" (G. Galasso, Storia d'Europa, Vol. III, Editori Laterza, Roma-Bari 1996, p. 478 ) e dal 1969 al 1972 la politica diplomatica estera di Brandt e di Scheel ottiene i suoi migliori risultati: nel 1970 (19 marzo) vi fu il primo incontro tra il cancelliere tedesco-federale e il primo ministro tedesco-orientale avvenuto a Erfurt, il 12 agosto la firma di un protocollo Brandt-Kossigin (capo del governo sovietico, N. d. A.) per la rinuncia dell'uso della forza, il 7 dicembre la firma del trattato tra Bonn e Varsavia per il riconoscimento sull'inviolabilità della (fino ad allora discussa e contestata) frontiera dell'Oder-Neisse e il riconoscimento dell'inviolabilità della Germania orientale. 
Il 21 dicembre a Berlino si firma il Trattato fondamentale sulle relazioni tra le due Germanie che, nel settembre del 1972 entrano simultaneamente nell'Onu. La Ostpolitick ha dato i suoi frutti anche grazie all'azione del nuovo Ministro degli Esteri, il leader liberale H. Genscher che è succeduto nel 1974 a Scheel eletto alla Presidenza della Repubblica Federale Tedesca. 
Probabilmente il gesto più significativo della sua cancelleria lo compì nel 1970 recandosi a Varsavia, in visita al ghetto.
Ci piace ricordare questo storico evento con le parole di un grande maestro del giornalismo come Enzo Biagi "È il 7 dicembre. Brandt va nella piazza in cui, tra le grigie case popolari, sorge il monumento agli eroi del ghetto ebreo, e si inginocchia chinando il capo. È in, in quel momento, il cancelliere che assume su di sé la colpa d'un passato di cui non è colpevole." (E. Biagi, Cento Anni, Rizzoli, Milano 1993, XXVII fascicolo, p. 16). Anche questo gesto contribuirà a fargli meritare il Premio Nobel per la Pace nel 1971. 

Ma nel 1974 l'architetto della nuova politica tedesca, il cancelliere W. Brandt, è costretto a dimettersi dopo la scandalo Guillaume, dal nome del collaboratore del cancelliere arrestato per spionaggio a favore della Ddr. Gli subentra il H. Schmidt, già Ministro delle Finanze nel governo Brandt ed esponente della componente moderata della Spd, che nel settembre può assistere fiducioso al reciproco riconoscimento tra Ddr e Usa con lo stabilirsi di normali relazioni diplomatiche tra i due paesi. 

Nel 1982 i liberali di Genscher cambiano partner di governo e ritornano alla vecchia alleanza moderata con i democristiani che viene confermata dalle elezioni anticipate del 1 ottobre 1982. I socialdemocratici vengono, così, sostituiti nella guida del paese dai democristiani guidati da Helmunt Kohl che, attuando politiche liberiste, ma improntate ad una visione "sociale" del mercato, è stato uno dei massimi artefici della politica di integrazione europea. Caduto, nel 1989, il "Muro di Berlino" ed entrati in crisi i regimi dell'Europa orientale Kohl poté guidare, tra difficoltà e problemi ancora irrisolti, la riunificazione tra le due Germanie (1990) creando un nuovo colosso economico e politico nel cuore dell'Europa le cui secolari ambizioni possono essere temperate solo da una forte e completa integrazione europea.

Nell'autunno del 1998, dopo sedici anni di governo ininterrotto, ha avuto fine "l'era Kohl": la Spd di G. Schroeder ed i Verdi di J. Fischer hanno vinto le elezioni legislative dando vita ad un nuovo governo di coalizione rosso - verde di centro - sinistra guidato dal leader socialdemocratico.
Dopo sedici anni il leader democristiano è uscito dalle stanze del potere della cancelleria: è stato al potere quasi quanto il Principe Ottone von Bismark ed il suo cancellierato è durato più a lungo di tutta la Repubblica di Weimar: è entrato nella Storia dalla porta principale (pur essendo stato considerato "un uomo di stato meno capace del suo predecessore Helmut Schimdt ") per aver realizzato l'unificazione politica, economica e territoriale della Germania e per essere stato uno dei massimi fautori ed interpreti della progressiva unione economica e politica dell'Unione Europea. Inoltre la Fdp non è al governo: non accadeva dai tempi della Grande Coalizione tra democristiani e socialdemocratici 
(fine anni '60)
 
vedi anche la storia di un anno della POLITICA TEDESCA vista dai giornali italiani
in GERMANIA - (geopolitica)


di Luca Molinari


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