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POLITICA E PARTITI TEDESCHI 


dalla divisione 
alla riunificazione


Al termine della II Guerra Mondiale uno dei principali problemi che gli stati Alleati vincitori si trovarono ad affrontare fu come ridisegnare la struttura geopolitica ed istituzionale della Germania ritenuta ormai come la responsabile dell'instabilità in Europa e come la causa prima sia della Grande Guerra del 1914, sia della II Guerra Mondiale del 1939.
 
La decisione di dividere la Germania in distinte zone di occupazione da parte delle truppe di occupazione dei paesi vincitori fu presa a Yalta già prima della fine formale del conflitto nella conferenza tenutasi tra Stalin, Roosevelt e Churchill svoltasi nella località sovietica tra il 4 e l'11 febbraio del 1945.
 
Nel maggio dello stesso anno la Germania guidata da Doenitz (Hitler si era nel frattempo suicidato nel bunker insieme con la sua sposa Eva Brown) si arrende sia agli angloamericani (7 maggio), sia ai sovietici (8 maggio) che a durante la conferenza di Postdam stabiliscono i termini dell'occupazione la Germani divisa in quattro zone rispettando i vecchi confini del 31 dicembre 1937. Ogni zona sarebbe stata assegnata ad un differente stato alleato.
 
Nel 1946 comincia a caratterizzarsi marcatamente la divisione tra le due aree di influenza, quella occidentale da cui nascerà, nel 1949, la Repubblica Federale Tedesca e quella orientale da cui avrà origine, sempre nel 1949, la Repubblica Democratica Tedesca sotto l'influenza dell'Urss.
Nella conferenza di Mosca (marzo-aprile 1947) "venne stabilito sia pure in senza fissare una scadenza, che si dovesse andare verso elezioni politiche che preludessero ad una costituente nazionale e ad un governo nazionale" .
 
A partire da questa data gli alleati occidentali rinunciarono ad ogni idea di riunificazione dei territori tedeschi, mentre i sovietici cullarono fino al 1953 il sogno di una Germania unificata e neutrale (ovviamente) sotto l'ombrello protettivo (e la conseguente influenza) di Mosca.
La rinascita dei partiti politici fu lenta anche se le prime elezioni a livello amministrativo si ebbero nella zona occidentale nel gennaio 1946 in cui si affermarono come maggiori forze politiche i democristiani, i socialdemocratici ed i liberali: saranno questi gli indiscussi (e unici) protagonisti della scena politica tedesca per quasi il successivo mezzo secolo. 

I sovietici fina dal 10 giugno 1945 avevano di atto permesso e anzi favorito al rinascita di partiti politici nella zona da loro influenzata "perché speravano di cavalcare la tigre della riunificazione nazionale in una Germania neutralizzata e a loro favorevole. I sovietici pensavano che la responsabilità del nazismo fosse da far risalire ai <capitalisti>: soppressi questi […] i vecchi partiti potevano risorgere nel quadro di una <alleanza antifascista del fronte popolare>" .
 
Nell'aprile 1946 i sovietici impongono nella zona da loro controllata la fusione tra socialdemocratici e comunisti che da i natali al Partito socialista unitario (Sed). Nel bimestre settembre-ottobre 1946 si tengono tornate elettorali amministrative.
Come il resto della Germania anche Berlino era stata suddivisa in quattro differenti zone sotto il controllo degli Alleati (una francese, una inglese, una americana e l'altra sovietica).

Nel 1948 scoppia la prima crisi di Berlino sintomo della sempre maggiore drammaticità e tensione derivante dall'ormai inevitabile Guerra fredda: i sovietici isolano la vecchia capitale tedesca volendo impedire la circolazione del marco occidentale nei territori di loro competenza. Le truppe di Mosca avevano realizzato una reale "cintura sanitaria" a quella parte di Berlino controllata dagli occidentali rendendole difficile il rifornimento alimentare e sanitario.
Si era sull'orlo di un nuovo conflitto che, anche per la minaccia degli Stati Uniti d'America di fare ricorso all'arma atomica, quando le potenze occidentali (tra cui gli stessi Usa) realizzarono un "ponte aereo" che permise la sopravvivenza di Berlino fino al maggio 1949 quando i sovietici posero fine alla loro azione repressiva. Il 23 maggio 1949 si promulga la Legge fondamentale della Repubblica federale (Grundgesetz), non si tratta di una vera e propria costituzione che i tedeschi decidono di redigere solo quando saranno di novo uniti (cosa che non faranno dopo la riunificazione avvenuto nel 1990).
 
Il 14 agosto del 1949 si svolgono le prime elezioni nella Rft che vedono la vittoria dei democristiani di K. Adenauer che, il 15 settembre dello stesso anno, forma i suo primo gabinetto di centrodestra (con i liberali e altri partiti conservatori come quello degli immigrati) relegando i socialdemocratici di K. Schumacher all'opposizione: la Rft comincia ad essere inserita nel blocco economico e militare occidentale proprio grazie all'azione del cancelliere democristiano. 
Nella Ddr si forma un governo guidato dal comunista Grotewohl con la partecipazione in forma di partner di minoranza (e di rappresentanza simbolica) di esponenti democristiani, liberali e del partito dei contadini: la Ddr viene inserita nel blocco orientale. 
La separazione della Germania è sancita ufficialmente dai fatti e la storia interna dei due paesi sarà differenziata fino al 1990, anno della riunificazione.
 
Uno dei principali problemi della nuova Germania post-bellica fu rappresentato dalla denazificazione (anche se con ritardi e limiti) ottenuta anche attraverso una diffusione di un senso di colpa collettiva; questo è un aspetto peculiare della vicenda post bellica tedesca che differisce con quanto avvenuto in altri paesi (si veda la rimozione della colpa come è avvenuto per molti casi in Austria o facili revisionismi come in Italia ).

Nella Rft si assiste ad un forte rilancio dell'economia grazie all'azione del ministro democristiana L. Erhard che conia lo slogan "economia sociale di mercato" . Adenauer e Erhard agiscono all'insegna del classico interclassismo dei partiti cristiano-democratici basata sul rilancio dei consumi e caratterizzato da una rilevante attenzione agli aspetti solidaristici e sociali. Seppero sfruttare la favorevole tendenza internazionale seguita alla guerra di Corea che permise di risolvere problemi quali la disoccupazione (nel 1957 la Rft aveva raggiunto la piena occupazione) e di rendere la piazza tedesca di nuovo appetibile per investitori e finanzieri internazionali.

La politica estera della Rft, invece, fu segnata per tutti gli anni cinquanta e sessanta dalla cosiddetta "dottrina Hallstein" che, teorizzata dall'omonimo sottosegretario agli Esteri Walter Hallstein, prevedeva che la Repubblica Federale fosse l'unico stato autorizzato a rappresentare "il popolo tedesco nella sua pienezza" , da ciò derivava "il non riconoscimento della Ddr e la rottura con i Paesi che invece avessero riconosciuto la Germania Est" . 
La politica estera tedesco-federale sarebbe rimasta tale fino all'ascesa della leadership socialdemocratica di W. Brandt.
 
Nel 1961, anche a seguito delle rivolte avvenute nel 1953 nella Ddr e la "Seconda crisi di Berlino" (1957) causata da contrasti tra occidentali e sovietici sulla dislocazione delle truppe occidentali nell'ex capitale della Germania, la parte sovietica di Berlino viene isolata con la costruzione del famoso e famigerato "Muro" che, fino al suo abbattimento (1989), ha rappresentato al divisione dell'Europa a causa della "cortina di ferro."

La rottura tra liberali e democristiani avvenuta nel 1966 non è che la naturale conseguenza delle tensioni già esistenti da anni tra i due partiti di governo. Nel 1963 il vecchio Adenauer era stato sostituito da Erhard innanzi tutto per ragioni legate all'elevata età dell'anziano statista renano, la cui permanenza alla cancelleria, nonostante le naturali patologie dovute all'età, era giudicata negativamente sia da una parte del gruppo dirigente democristiano, sia, soprattutto, dai liberali della Fdp che temevano ripercussioni negative per l'immagine del loro partito a causa della figura ormai troppo anziana del cancelliere.

Il successore di Erhard è K Kiesinger, sempre esponente della Cdu (ma con un passato di collusione con il Partito Nazionalsocialista, di cui aveva preso la tessera, cosa che gli fu spesso rinfacciata), ma non più a capo della classica coalizione di centro-destra liberal-democristiana, ma di una "Grande coalizione" (Grosse Koalition) tra democristiani e socialdemocratici che, dopo oltre un decennio, riportava al governo la Spd guidata da Brandt che diviene Vicecancelliere e Ministro degli Esteri. La tradizionale dottrina Hallstein viene abbandonata e si comincia ad aprire la via al dialogo con la Germania Ovest e con il mondo comunista.
 
Da borgomastro di Berlino ovest nel 1963, dopo le elezioni amministrative, Willy Brandt aveva rotto la tradizionale "coalizione berlinese" con i democristiani, portando la Spd all'accordo con i liberali della Fdp. 

Allo stesso modo dopo le elezioni generali del 1969, in cui la Spd aveva ottenuto il 42,7 % dei voti, la Cdu-Csu era calata al 46,1 % (perdendo la maggioranza assoluta dei seggi) e la Fdp era al suo minimo storico con il 5,8 % dei suffragi, Brandt procede all'accordo tra il suo partito ed i liberali che, sotto la guida di W. Schollwer e W. Scheel (che sarà vice di Brandt e Ministro degli Esteri), avevano portato i liberali su posizioni riformatrice e, soprattutto in politica estera, molto affini a quelle dei socialdemocratici della Spd. Era la politica estera il terreno in cui tra i nuovi alleati di governo "avevano molto in comune, sebbene fossero in disaccordo sulle questioni di politica interna" , infatti, per continuare ad usare le parole di Donal Sassoon, la politica estera "forniva alla Fdp un solido motivo per cambiare partner e tornare al governo" da cui i liberali erano stati estromessi durante la Grosse Koalition nel periodo 1966-1969. 
Come ha sottolineato in modo efficace e puntuale Giuseppe Galasso "Sul piano interno tedesco essa (la Ostpolitik, N. d. A.) segnò un distacco definitivo da qualsiasi residuo di politica o di tentazioni nazionaliste" . 

Dal 1969 al 1972 la politica diplomatica estera di Brandt e di Scheel ottiene i suoi migliori risultati: nel 1970 (19 marzo) vi fu il primo incontro tra il cancelliere tedesco-federale e il primo ministro tedesco-orientale avvenuto a Erfurt, il 12 agosto la firma di un protocollo Brandt-Kossigin (capo del governo sovietico, N. d. A.) per la rinuncia dell'uso della forza, il 7 dicembre la firma del trattato tra Bonn e Varsavia per il riconoscimento sull'inviolabilità della (fino ad allora discussa e contestata) frontiera dell'Oder-Neisse e il riconoscimento dell'inviolabilità della Germania orientale.
 
Il 21 dicembre a Berlino si firma il Trattato fondamentale sulle relazioni tra le due Germanie che, nel settembre del 1972 entrano simultaneamente nell'Onu. La Ostpolitick ha dato i suoi frutti anche grazie all'azione del nuovo Ministro degli Esteri, il leader liberale H. Genscher che è succeduto nel 1974 a Scheel eletto alla Presidenza della Repubblica Federale Tedesca. 
Probabilmente il gesto più significativo della sua cancelleria lo compì nel 1970 recandosi a Varsavia, in visita al ghetto.

Ci piace ricordare questo storico evento con le parole di un grande maestro del giornalismo come Enzo Biagi "È il 7 dicembre. Brandt va nella piazza in cui tra le in cui, tra le grigie case popolari, sorge il monumento agli eroi del ghetto ebreo, e si inginocchia chinando il capo. È in, in quel momento, il cancelliere che assume su di sé la colpa d'un passato di cui non è colpevole" . 
Anche questo gesto contribuirà a fargli meritare il Premio Nobel per la Pace nel 1971.
 
Ma nel 1974 l'architetto della nuova politica tedesca, il cancelliere W. Brandt, è costretto a dimettersi dopo la scandalo Guillaume, dal nome del collaboratore del cancelliere arrestato per spionaggio a favore della Ddr. 
Gli subentra H. Schmidt, già Ministro delle Finanze nel governo Brandt ed esponente della componente moderata della Spd, che nel settembre può assistere fiducioso al reciproco riconoscimento tra Ddr e Usa con lo stabilirsi di normali relazioni diplomatiche tra i due paesi. 
Nel 1982 i liberali di Genscher cambiano partner di governo e ritornano alla vecchia alleanza moderata con i democristiani che viene confermata dalle elezioni anticipate del 1 ottobre 1982. 
I socialdemocratici vengono, così, sostituiti nella guida del paese dai democristiani guidati da Helmunt Kohl che, attuando politiche liberiste, ma improntate ad una visione "sociale" del mercato, è stato uno dei massimi artefici della politica di integrazione europea.
 
Caduto, nel 1989, il "Muro di Berlino" ed entrati in crisi i regimi dell'Europa orientale Kohl poté guidare, tra difficoltà e problemi ancora irrisolti, la riunificazione tra le due Germanie (1990) creando un nuovo colosso economico e politico nel cuore dell'Europa le cui secolari ambizioni possono essere temperate solo da una forte e completa integrazione europea. 

(estratto) dalla TESI DI LAUREA 
     "Storia comparata 
dei sistemi politici europei"

Univ. Bologna. (anno 2000)
Candidato: Luca Molinari
Relatatore: Chiar.mo Prof Paolo Pombeni
 

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