SCHED

GERMANIA - IL DOPO 1989 


I COSTI SOCIALI
 DELLA RIUNIFICAZIONE TEDESCA


La fine delle contrapposizioni tra le due grandi potenze (Usa e Urss) e la crisi dei regimi comunisti che dal 1945 avevano governato i paesi dell'Europa centro orientale, segnano la fine della "Guerra fredda".

Nel 1989 la caduta dei già citati regimi comunisti in tutti i Paesi dell'est Europa produce anche il crollo di quello della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr, la cosiddetta Germania Est) e l'abbattimento del Muro di Berlino, simbolo e vergogna di quella Guerra fredda che aveva, per oltre cinquant'anni, diviso gli Stati e i popoli d'Europa. 

Nel 1990 le due Germanie si sono finalmente riunificate sotto la guida del cancelliere occidentale, il democristiano Helmut Kohl, ponendo fine al quadro geopolitico dell'Europa che era stato disegnato a Yalta alla fine della II Guerra Mondiale dai "tre grandi" vincitori del conflitto appena terminato (W. Churchill per la Gran Bretagna, F. D. Roosevelt per gli Usa e G. Stalin per l'Urss).
La riunificazione della Germania fu vissuta con apprensione e timore in tutte le Cancellerie europee. Era infatti lucido il ricordo, che non tardò a trasformarsi in timore, di come la politica estera tedesca, aggressiva e basata su una nietzchiana "volontà di potenza", aveva contribuito in maniera determinate a destabilizzare l'assetto geopolitico dell'Eruopa dal 1870 (anno di unificazione della Germania) fino alla tragedia nazista della II Guerra Mondiale (1939-1945).

I mutati assetti interni della società tedesca (scomparsa della classe dominate degli Junker, sostanziale democratizzazione dei gruppi dirigenti anche a seguito delle proteste dei movimenti del '68 ed all'opera dei governi a guida socialdemocratica di Willy Brandt) spingevano a ritenere impossibile il ripetersi di tali fenomeni.

Inoltre la Germania occidentale (Rft) dal 1945 in poi era stata una delle nazioni protagoniste del processo di integrazione europea. La linea di politica estera europeista fu sposata e mantenuta in pieno dalla nuova Germania riunificata per cui i timori per un nuovo nazionalismo politico del governo di Bonn-Berlino si rivelò quasi del tutto infondato.

Ben diverso era, invece, il clima interno al riunificato stato tedesco. Dopo una iniziale euforia per la ritrovata unità territoriale e politica che poneva fine a cinque decenni di divisione, si assistette ad una fase di disillusione, soprattutto nei territori dell'ex Germania democratica (Ddr).
Uno delle principali cause della sempre maggiore opposizione dei tedeschi orientali nei confronti del regime comunista era, oltre la richiesta di una reale libertà personale, era rappresentata dalla volontà di godere a pieno del benessere di una società dei consumi. Una società del benessere in cui maggiori, almeno così si credeva, fossero maggiori le possibilità di autorealizzazione personale.

Ma come avviene per i sogni che al sorgere del sole svaniscono, così avvenne per molti abitanti dei territori che erano appartenuti alla Germania democratica.
Il sistema produttivo statalizzato sul modello collettivista sovietico, aveva sicuramente assicurato la piena occupazione, ma si trattava di una piena occupazione "drogata", che non teneva conto di molte variabili economiche e delle strategie industriali d'impresa tipiche delle società e delle economie capitaliste occidentali.

Nel regime economico collettivista le esigenze delle imprese erano modellate sulle finalità descritte e previste dai piani quinquennali di sviluppo il cui primo obiettivo era assicurare una soglia (a volte anche minima) di totale piena occupazione e di sicurezza sociale (le cui prestazioni spesso erano qualitativamente molto scarse).

Un modello economico capitalista, seppur temperato dal welfare state, invece base le proprie principali linee strategiche sulle dinamiche produttive delle imprese, prime fra tutte quelle di realizzare il maggior numero di prodotti nel minor tempo possibile ed al minor prezzo di produzione possibile.
Adattare il modello produttivo tedesco orientale a quello occidentale fu la vera difficoltà che i due stati incontrarono nel momento della riunificazione.
Si può spiegare questa difficoltà con un piccolo esempio che circolava come battuta sia tra i sindacalisti socialdemocratici della HM, sia tra i dirigenti delle associazioni industriali.
L'esempio, pur non essendo del tutto veritiero per quanto riguarda i dati espressi è abbastanza verosimile per le dinamiche per esprime. 

Il problema della riunificazione economica consiste nell'armonizzare un sistema come quello tedesco orientale in cui ogni giorno quattro operai costruiscono una sola automobile con un sistema come quello occidentale in cui ogni giorno un solo operaio costruisce ben quattro automobili!
Il problema di armonizzazione posto dall'esempio venne definito come "conversione" del sistema produttivo dell'est sul modello di quello dell'ovest. 
Ogni ipotesi di "riunificazione lenta e graduale" con l'introduzione di dazi e imposte doganali protezioniste, fu scartata all'origine e l'idea del leader sovietico M. S. Gorbaciov di una riunificazione per tappe non trovò credito nella cancelleria di Bonn.
L'unificazione fu fatta in breve tempo e le imprese dell'est riadattate e ristrutturate in base agli standard dell'occidente.
I parziale ed insufficienti meccanismi di protezione sociale (sussidi, assistenza, ecc. ..) non furono in grado di fronteggiare i numero licenziamenti obbligati di molti operi e quadri impiegati nelle fabbriche ristrutturate.

Se il modello filosovietico non era mai stato quel "paradiso dei lavoratori" tanto esaltato dalla propaganda comunista, in questi anni divenne un vero inferno per chi si trovava improvvisamente disoccupato. Disoccupati che, in virtù della bassa specializzazione (un sistema non competitivo non necessita di specializzazione, anzi…!), erano condannati a restare ai margini del sistema produttivo tedesco e in condizione di assoluta precarietà esclusi dal mercato del lavoro.
Questi lavoratori, che in breve tempo passarono da una condizione di sicurezza economica benché bassa, ma sicuramente stabile, ad una condizione di indigenza, dovettero rapportarsi con la concorrenza della manodopera straniera non molto qualificata ma che accettava stipendi più bassi (non avendo, in molti casi, famiglie da mantenere).
La Germania occidentale era da sempre stata terra d'immigrazione dalle aree più povere dell'Europa e del mondo. 
Dalla fine degli anni '40, milioni di italiani, soprattutto provenienti dalle regioni del sud della penisola, avevano abbandonato le loro povere città per andare a lavorare nelle miniere della Saar, nelle fabbriche di Francoforte, Manhaim e nei porti sul Mare del Nord. Così avevano fatto anche greci e polacchi. Dagli anni '60-'70 in poi era stata la volta di africani, turchi, curdi fino ai più recenti arrivi di uomini dall'oriente (pakistani, afgani, ecc. …).

L'integrazione si era sempre dimostrata difficile, ma, in modo o nell'altro, possibile.
Dopo la riunificazione, con i danni per molti ex occupati della parte est del Paese, in questi territori si è sviluppata una pericolosa competizione tra immigrati e disoccupati originari.
Il fenomeno è stato, ed è, molto difficile da affrontare, ma non salta immediatamente all'occhio, perché inserito in un contesto generale di grande benessere diffuso sia per i tedeschi, sia per i lavoratori stranieri. 

Siamo quindi di fronte ad un problema di marginalizzazione sociale di un fenomeno che, proprio, perché marginale, ha dato vita ad un tessuto facilmente permeabile a forme di razzismo e di intolleranza verso quegli immigrati visti come pericolosi competitori dai disoccupati dell'est.
Il tutto si somma con rinati (o forse mai morti!) gruppi dichiaratamente neonazisti che negano l'evidenza della storia e propongono la via razzista e violenza come soluzione di tutti i mali. 
La crisi del comunismo e il fallimento dei modelli socioeconomici da esso realizzati, ha dato libero sfogo a quanti, ignorando la storia (e anche la propria storia) hanno riproposto vecchie teorie (ma sarebbe meglio dire follie criminali) aiutate dal fatto che il nazismo, apparentemente, cadde per una guerra persa (e quindi per un agente esterno) mentre il comunismo sovietizzato (Marxism soviet per usare il titolo di un famoso libro di Adorno) è caduto su se stesso, per l'implosione quasi arteriosclerotica delle proprie lentezze interne e per l'incapacità di assicurare (anzi la negava) la libertà e la soddisfazione del piccolo benessere quotidiano ai propri cittadini divenuti sudditi.

Dal 1991-'92 la storia politica tedesca è costellata di gruppi neonazisti rinvigoriti (e ben finanziati!) che hanno proposto ai disillusi dell'unificazione e dell'est come via di salvezza la riproposizione di vecchi schemi. 
Proprio il 1992 è stato caratterizzato da una serie di gravi attentati ed attacchi alla comunità ebraica tedesca con incendi di sinagoghe e altri luoghi di ritrovo che hanno fatto grande scalpore a livello mondiale. L'antico spettro dell'antisemitismo e dell'Olocausto cominciò ad aleggiare sulla Bundesrepubblik, tanto che il cancelliere Kohl dovette prendere misure di sicurezza straordinaria per arginare il problema.

Nonostante questi provvedimenti ed anche lo scioglimento del principale partito neonazista, la Ndp, voluto dal socialdemocratico Schroeder, successore di Kohl alla guida del governo, la comunità ebraica non si sente sicura e a molti suoi esponenti, anche a seguito di nuovi atti di barbarie di chiara marca neonazista, è sorto il dubbio se sia impossibile per i figli di Abramo (e della Shoà) vivere pacificamente in Germania. 

Un sistema politico ed istituzionale forte come quello tedesco ha impedito a livello nazionale la rappresentanza e l'influenza di questi gruppi, ma in alcuni Lander i neonazisti (Repubblikaner, Npd, ecc. …) hanno a volte ottenuto eletti, anche se sempre sono stati esclusi dai governi locali.
Gruppi dichiaratamente neonazisti infettano gli stadi e molte altre manifestazioni di massa della vita pubblica della Germania.

Questi fenomeni sono uno degli aspetti principali dei fenomeni violenti che si stanno verificando nella Germania. 
Oltre i tradizionali bacini di raccolta della manovalanza neonazista e violenta (non sempre i due aggettivi vanno in coppia), si è aggiunto quello dei delusi e dei maggiormente colpiti della riunificazione che costituiscono, soprattutto i più giovani, il brodo di cultura ideale in cui reclutare violenti organizzati.

In tutto questo il ruolo dei mass media è abbastanza singolare. I fenomeni di violenza neonazista dentro e fuori gli stadi e anche gli atti vandalici avvenuti nel mondo calcistico di altra origine, sono stati affrontati senza fornire un quadro completo e omogeneo in cui inquadrare il tutto.
Si è cercato il più possibile di evitare di collegare la nascita e lo sviluppo dei gruppi e dei fenomeni violenti ai guasti della riunificazione.
Per la stampa è molto più facile isolare i fenomeni al solo livello sportivo e calcistico evitando un'analisi sociologica troppo approfondita che rischierebbe di entrare in collisione con interessi politici ed economici troppo rilevanti.

A tal proposito è da notare come i principali organi di informazione tedeschi, la Frankfuter Algemaier Zeiutung e la Suddeutsche Zeiutung, siano di proprietà dei due partiti di governo, ripettivamente i liberali della Fdp e i democristiani della Cdu, che hanno gestito la riunificazione.
Anche il principale network televisivo privato, la Zdf di Mainz, è di proprietà del magnate dell'informazione Leo Kirk, grande amico e grande elettore dell'ex Cancelliere Kohl, l'uomo che guidò in prima persona la riunificazione tedesca.
Sappiamo benissimo che è troppo semplice cercare di interpretare le scelte editoriali dei giornali in base al colore politico o agli interessi economici dei rappresentati dai loro editori, ma abbiamo voluto sottolineare questi legami (legittimi) tra i maggiori organi di informazione tedeschi e chi gestì la riunificazione per indicare quanto sia stata possibile una certa superficialità nell'andare realmente a fondo delle origini socio culturali in cui sono cresciuti e si sono formati i "militanti" dei gruppi ultrà violenti che infestano le curve degli stadi tedeschi.



vedi per altri fatti politici  STORIA DELLA GERMANIA


  ALLA PAGINA PRECEDENTE

CRONOLOGIA GENERALE  *  TAB. PERIODI STORICI E TEMATICI