L’indipendenza del Kosovo
una spaccatura dell’Europa ?


( NASCE LA STORIA - "DI DOMANI" ?)
Mosca: ''L'Indipendenza del Kosovo: pericolose le conseguenze di un simile passo''.
Bush: ''La storia dimostrerà che è stata la scelta giusta'' .
Invece cosa fa l'Europa ? Zitta. Temporeggia.
E l'Italia? Ha altro da pensare (
le staminali, l'aborto, le elezioni, il sesso degli angeli).

Infine il paradosso: In Italia la richiesta unilaterale ( dei veneti) di secessione viene considerata un reato gravissimo contro l'integrità dello Stato (e si finisce in carcere - vedi i "Serenissimi") poi la stessa Italia invia proprie truppe a garantire la secessione unilaterale del Kosovo dalla Repubblica di Serbia. - Che coerenza !!!!

("Poichè il passato non rischiara più l'avvenire, lo spirito avanza nelle tenebre"-
Tocqueville)

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le Interviste di GIOVANNA CANZANO

 

Giovanna Canzano intervista Stefano Vernole …
“Non è un mistero che una guerra generalizzata nei Balcani sarebbe gradita a Washington, perchè destabilizzerebbe il rivale economico europeo e metterebbe in crisi il progetto alternativo all’oleodotto “Nabucco”, quello russo del “South Stream”. Inoltre, le relazioni UE-Russia stanno scendendo al minimo (boicottaggio osservatori OCSE alle presidenziali russe) e viste le intenzioni indipendentiste di Transnistria, Abkhazia ed Ossezia del Sud, sono destinate a peggiorare”… (Stefano Vernole (*))

 

CANZANO 1- Gli Stati Uniti, secondo una dichiarazione della Rice, riconoscono formalmente l’indipendenza del Kosovo, D’Alema ha dichiarato che riferirà alla camera mercoledì, e che l’Italia è pronta a riconoscere l’indipendenza, invece la Presidenza UE ha dichiarato che ogni stato è libero di decidere autonomamente, quali sono invece le conseguenze di tali decisioni?

VERNOLE - Questa è giustamente la prima domanda, infatti la conseguenza più importante dell’indipendenza del Kosovo è proprio la spaccatura dell’Europa.
Per ora sono soltanto tre, Spagna, Romania e Cipro, gli Stati che hanno escluso di poter riconoscere l’entità kosovara, ma sono numerosi quelli che stanno attendendo gli sviluppi della situazione e tra di essi anche paesi molto importanti come l’Olanda, la Grecia e il Portogallo. Non escludo che se la prossima settimana la situazione dovesse precipitare, pure nazioni come l’Italia potrebbero fare un precipitoso dietro-front; in questo momento i Serbi stanno scendendo in piazza ovunque, dalla borghese Belgrado fino alla Vojvodina, dalla Bosnia alle enclavi del Kosovo. Per ora gli incidenti sono di poco rilievo ma la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro e allora l’Europa potrebbe sprofondare nel dramma di un nuovo conflitto.
Non a caso, sono stati segnalati forti movimenti di mezzi corazzati serbi vicino alla valle di Presevo, da dove potrebbe partire un’ulteriore fiammata dei separatisti albanesi e lo scatenamento del tanto temuto “effetto domino” (Kosovska Mitrovica, Serbia meridionale, Bosnia, Macedonia, Ciamuria, Sangiaccato, Vojvodina).

Il progetto della “Grande Albania”, secondo un recentissimo sondaggio, è condiviso dal 90% del popolo schipetaro e il fatto che durante le feste per la proclamazione dell’indipendenza tutti abbiano manifestato con la tradizionale bandiera albanese e non con quella del neonato Stato del Kosovo, la dice lunga sulle loro intenzioni.
L’altra bandiera maggiormente sventolata dai manifestanti è stata quella degli Stati Uniti e l’area vicino a Presevo si trova proprio di fianco al settore occupato dalle truppe inglesi e americane, principali sponsor dell’ex UCK.

Non è un mistero che una guerra generalizzata nei Balcani sarebbe gradita a Washington, perchè destabilizzerebbe il rivale economico europeo e metterebbe in crisi il progetto alternativo all’oleodotto “Nabucco”, quello russo del “South Stream”. Inoltre, le relazioni UE-Russia stanno scendendo al minimo (boicottaggio osservatori OCSE alle presidenziali russe) e viste le intenzioni indipendentiste di Transnistria, Abkhazia ed Ossezia del Sud, sono destinate a peggiorare.

Il disegno statunitense è volto a favorire una sorta di spartizione delle zone d’influenza, consentendo al Kosovo, alla Moldavia e alla Georgia (e possibilmente anche all’Ucraina previa divisione del Paese) di entrare nella NATO, mentre la Serbia e le regioni separatiste del Caucaso e dell’Europa Orientale (Transnistria) finirebbero nell’orbita militare russa. Il progetto atlantista inasprirebbe ulteriormente i rapporti Mosca-Bruxelles, a tutto vantaggio di Washington e per questo motivo ancora il Cremlino non ha concesso il riconoscimento diplomatico a queste regioni, tuttavia bisogna sottolineare come l’Unione Europea abbia pedissequamente seguito negli ultimi anni la strategia della NATO (dove gli Stati Uniti contano per il 90% e tutti i Paesi europei messi insieme il 10% …), perciò non vedo realisticamente cos’altro potrebbe succedere.

CANZANO 2- Con l’indipendenza del Kosovo non verrà violato il diritto internazione e in particolare la Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite?

VERNOLE - Sicuramente. La Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite garantiva la sovranità serba sul Kosovo e Metohija, al punto che fino ad oggi il governo di Belgrado ha continuato a pagare il debito estero della Provincia. In ogni caso, in questi anni tale Risoluzione era già stata violata, ovviamente sempre a danno della Serbia; ad esempio era stato impedito che un limitato contingente di truppe serbe potesse rientrare in Kosovo per proteggere la propria minoranza, anche dopo le numerose violenze alle quali essa era stata sottoposta. Il diritto internazionale ha subito una violazione irreparabile proprio a partire dall’aggressione militare della NAT0 alla Federazione Jugoslava nel 1999, quando ci si prese gioco sia dell’ONU che dello stesso statuto dell’Alleanza Atlantica.

Oggi la situazione è ancora più compromessa, al punto che l’Unione Europea non ha avuto nemmeno il coraggio di adottare una posizione comune sul riconoscimento del Kosovo e ha lasciato, in maniera ridicola, libertà di scelta ad ogni singolo Stato membro.
Come possa adesso rivendicare una “politica comune” nei Balcani e lanciare una missione delicatissima in Kosovo appare un mistero. Senonchè, anche questa missione denominata “Eulex” e capitanata dall’olandese Pieter Feith, nasce senza l’avallo del diritto internazionale, perchè scavalca concretamente la Risoluzione 1244. Le conseguenze sono un freno del processo di adesione della Serbia all’Unione Europea e un ulteriore indebolimento della legittimità dell’ONU, dove oltre alla Russia, grandi Stati come Cina, Indonesia e Sudafrica sono contrari all’indipendenza del Kosovo.

CANZANO 3- Questa dichiarazione darà veramente l’indipendenza al Kosovo o, dietro c’è un disegno già stabilito da altre nazioni che trasformerà la provincia serba in uno Stato fantoccio?

VERNOLE - Sono estremamente sigificative al proposito le dichiarazioni del capo del governo serbo, Vojislav Kostunica, che ha definito questa “indipendenza” la creazione di uno “Stato fantoccio, amministrato dalla NATO e funzionale agli interessi militari degli Stati Uniti”. Queste parole sono molto importanti, perchè invece di rifarsi alla solita retorica storico-culturale del nazionalismo serbo, Kostunica individua i reali interessi geostrategici che stanno alla base dell’ “indipendenza del Kosovo”. Sicuramente gli studiosi dell’esoterismo e dei movimenti tradizionalisti potrebbero ravvisare in quanto sta succedendo un segno di quell’“inversione dei valori” tanto magistralmente preannunciata da Nietzsche: nella “Terra sacra” dei 1.200 Monasteri cristiano ortodossi, simboli ancori vivi della spiritualità medioevale-europea, viene affidato il potere formale al riconosciuto capo di una banda di narcotrafficanti, sostenuto dalla sinarchia mondialista.

Rimane comunque necessario concentrarsi sugli aspetti geopolitici della crisi: sorveglianza dei percorsi degli oleodotti petroliferi, destabilizzazione dell’Europa, importanza geografica del Kosovo e Metohija quale snodo delle vie di comunicazione strategiche verso il Mediterraneo, il Caucaso e il Mar Nero, centralità della regione per lo smercio dell’eroina proveniente dall’Afghanistan, nuovo paradiso fiscale per il riciclaggio del denaro “sporco”.

CANZANO 4- L’”indipendenza” del Kosovo rischia di ricreare un artificiale “scontro di civiltà“, contrapponendo cristiano-ortodossi serbi e musulmani albanesi?

VERNOLE - Il rischio oggettivamente c’è, perchè aldilà del fatto che il nazionalismo albanese si caratterizzi più per l’aspetto tribale che religioso (vedi espulsione dei Gorani, gli slavi musulmani e dei Rom, ad opera dell’UCK), le spinte esterne in questo senso sono molteplici. I finanziamenti provenienti dall’Arabia Saudita alla costruzione di nuove moschee in Kosovo e Metohija, potrebbero presto congiungersi alle spinte dei gruppi wahabiti provenienti dalla Bosnia e che trovano nel Sangiaccato serbo uno sbocco naturale.

Il fatto che la Turchia abbia riconosciuto l’ indipendenza di Pristina subito dopo gli Stati Uniti e praticamente insieme all’Albania, lascia presupporre che gli strateghi dello “scontro di civiltà” vogliano riproporre questo scenario anche in Kosovo, dividendo ulteriormente le varie fazioni.
Washington, che in passato aveva già fatto balenare il progetto della “dorsale islamica”, potrebbe ora rispolverare questa carta per mascherare il suo ruolo fondamentale. Quella parte della Chiesa Serbo-Ortodossa, che con il mito delle infiltrazioni “qaediste” e “bin-ladeniane” in Kosovo aveva creduto di potersi attirare le simpatie dell’Occidente, deve assumersi una pesante responsabilità e additare i reali colpevoli dello scippo avvenuto. In questo scenario, si spera che sia il Partito del premier Kostunica che quello del Radicale Nikolic, continuino nella loro visione, che si opppone allo scontro religioso.
Tuttavia, è necessario che anche dall’altra parte, i Musulmani in buona fede inizino a prendere atto della manipolazione subita durante le guerre jugoslave e si rivolgano verso il comune nemico dei popoli europei. Tanto per essere chiari, coloro che continuano a sventolare bandiere americane, dovrebbero rendersi conto che nel 1999 i bombardamenti statunitensi sul Kosovo e Metohija furono molto più intensi proprio sulla zona popolata da Albanesi.
Uno dei primi effetti dell’uranio impoverito è infatti la sterilità e obiettivo della NATO era frenare la forte prolificità dell’etnia albanese, allo scopo di controllare meglio il Kosovo … Altro che indipendenza!

CANZANO 5- Quanto sono motivati gli Stati Uniti in questo disegno per poter espandere la NATO ad Est?

VERNOLE - Il protettorato sul Kosovo, il nuovo ruolo della NATO quale strumento di polizia del Nuovo Ordine Mondiale e il dispiegamento dello scudo antimissile in Europa Orientale, sono tutti funzionali al disegno strategico statunitense: impedire il riemergere di un forte rivale nella regione eurasiatica.

Il Kosovo rappresenta un importante retrovia logistico per le azioni nordamericane in Medio Oriente e non a caso vicino ad Urosevac gli Stati Uniti hanno già costruito con Camp Bondstell > la più grande base militare europea.
(una delle basi più grandi al mondo, una sorta di “distretto militare autonomo” che ufficialmente dipende dal comando generale della K-for, ma che obbedisce direttamente al Governo americano).


L’umiliazione della Serbia costituisce naturalmente un avvertimento alla Russia e alla sua politica multipolare di amicizia con Cina ed India. L’allargamento della NATO sempre più verso Est serve sia ad ostacolare la commercializzazione del petrolio russo in Europa che a frapporre un ostacolo insormontabile ai rapporti di buon vicinato tra Mosca e Bruxelles. Non è un caso che gli Stati Uniti si siano sempre dichiarati indisponibili a far entrare Mosca nell’Alleanza Atlantica, un ingresso della Russia manderebbe in frantumi la loro egemonia nella NATO e ne stravolgerebbe i fini. Il progetto dello scudo antimissile è stato concepito senza neanche consultare Mosca in seno al Consiglio congiunto NATO-Russia, le spese militari degli Stati Uniti continuano con stanziamenti di bilancio senza paragone in nessun’ altra nazione. In questo senso, essi sono certamente motivati a continuare la politica di espansione atlantica, a patto di mantenerne il controllo.

CANZANO 6 - Può uno statuto speciale garantire alla provincia serba una forte autonomia e l’integrazionein Europa?

VERNOLE - Sicuramente accogliere le proposte di Belgrado volte a conferire il massimo di autonomia alla provincia del Kosovo e Metohija avrebbe potuto risolvere la questione, che ora al contrario rischia di scoperchiare “il vaso di Pandora”. Ovviamente non si è cercato minimamente di andare in questa direzione, perchè tutti i principali protagonisti di questa vicenda hanno giocato verso il precipitare della crisi.
Con uno statuto speciale, il Kosovo e Metohija sarebbe potuto andare insieme alla Serbia verso l’integrazione europea, mentre adesso entrambi rischiano una caduta verso l’abisso. Se Belgrado giocherà la carta delle sanzioni energetiche, l’economia kosovara andrà incontro ad una recessione terribile, mentre già la disoccupazione sfiora l’80%. Le miniere di Trepca, che si trovano nella zona serba, sono ferme da anni, la sola fonte d’introito è quella derivante dai traffici della criminalità organizzata e dagli aiuti della “Comunità internazionale”, che però dopo 8 anni di amministrazione si è caratterizzata molto di più per i suoi scandali e le sue ruberie che per le sue capacità di rilancio dell’economia.
Le privatizzazioni hanno dato vita ad una gara accanita tra i vari gruppi multinazionali, che si appoggiano sui clan mafiosi locali per il controllo delle risorse.
Al popolo non rimarranno che le briciole e un forte risentimento che cercherà di essere sfruttato dai boss in senso nazionalista. La spartizione effettiva del Kosovo e Metohija, che si sarebbe potuta realizzare in maniera pacifica, porterà invece a nuove tensioni, come successo negli anni Novanta.

Ma quest’Europa, sorda e cieca, non vuole né sentire né vedere e giustamente pagherà cara la propria supponenza.

(*) BIBLIOGRAFIA
Stefano Vernole, giornalista pubblicista, redattore di “Eurasia” Rivista di studi geopolitici, coautore di “La lotta per il Kosovo”, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma, 2007. Laureato in Storia contemporanea con una tesi sulla questione palestinese, sta per conseguire una seconda Laurea in “Analisi dei conflitti, delle ideologie e della politica nel mondo contemporaneo” con una tesi sul Kosovo e Metohija.

19 febbraio 2008

Per gentile concessione
giovanna.canzano@email.it


il KOSOVO su Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Kosovo

interessante qui "Il Kosovo indipendente"
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17189

KOSOVO - l'UCK HA VINTO !!
http://isole.ecn.org/balkan/kosova.html

Gli Stati Uniti nella guerra in Iugoslavia alla fine degli anni '90, reagì con ostilità alla comparsa dell'UCK. "Gli aiuti musulmani agli albanesi sono una minaccia per la pace", titolava il Sydney Morning Herald, citando alti consulenti politici degli Stati Uniti, i quali temevano che ciò avrebbe potuto trasformare l'UCK in "una forza militare maggiormente pericolosa". Sono state addirittura fatte girare notizie secondo cui Osam Bin Laden operava nella regione! Nelle prime fasi dell'offensiva, il portavoce del Dipartimento di Stato USA James Jolly affermava che la sempre maggiore presenza dell'esercito serbo sul confine albanese era "legale e legittima", mentre Richard Holbrooke parlava dei suoi timori di un "sentiero di Ho Chi Minh" per le armi dall'Albania al Kosovo. A Belgrado, l'inviato speciale degli Stati Uniti Robert Gelbard definiva l'UCK un'"organizzazione terroristica".
Washington presentò in quel frangente la Nato come la sola forza capace di portare stabilità nella regione.

L’armamento e il finanziamento dell’UCK nella provincia serba del Kosovo iniziò in quello stesso periodo. Il Kosovo non era una repubblica distinta all’interno della federazione iugoslava ma una provincia della repubblica serba. Storicamente, era stato un centro dell’identità nazionale serba, ma con una crescente infiltrazione e quindi clandestina presenza albanese.
( http://isole.ecn.org/balkan/kosovacosaeuck.html )

I funzionari USA/Nato, lanciarono un ultimatum affinché la Serbia accettasse immediatamente l’occupazione militare e rinunciasse a ogni forma di sovranità: altrimenti avrebbe dovuto fronteggiare i bombardamenti delle sue città e delle sue infrastrutture. Quando, durante una sessione dei negoziati a Rambouillet, in Francia, il parlamento serbo votò per rifiutare le richieste della Nato, il bombardamento iniziò.
Il Kosovo, la regione che Washington voleva presuntamente liberare, conobbe la distruzione più grande. L'esodo della popolazione fu massiccio.
Finalmente, il 3 Giugno del 1999, la Iugoslavia fu costretta a concordare un cessate-il-fuoco e l’occupazione del Kosovo.

Poi (con strategico opportunismo) Washington e Nato, iniziarono ad appoggiare l'UCK. Fino a fargli conquistare (autoproclamandola) l'indipendenza.


Ma il riconoscimento del Kosovo (condannato dalla Serbia, dalla Russia, dalla Cina e dalla Spagna) avviene in violazione diretta della legge – nello specifico la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n°1244 - che i capi della Iugoslavia vennero costretti a firmare alla fine dei 78 giorni dei bombardamenti del loro paese, effettuati dalla Nato nel 1999. Anche questo accordo forzato affermava l’impegno di tutti gli Stati Membri a rispettare l’integrità territoriale e la sovranità della Serbia, già repubblica della Iugoslavia.

Il Kosovo non ha raggiunto l’indipendenza e neppure una forma minima di autogoverno. Verrà governato da rappresentanti designati dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dalla Nato. Un "vicerè" e degli amministratori, secondo il vecchio stile coloniale, ne controlleranno la politica estera e interna.
L’America ha semplicemente consolidato il suo controllo diretto su una colonia totalmente subalterna nel cuore dei Balcani.

Il Kosovo, dopo nove anni di occupazione militare diretta, da parte della Nato, ha uno sbalorditivo tasso di disoccupazione del 60%. Le miniere, le fabbriche, le fonderie, le raffinerie, e le ferrovie, una volta operose, di questa piccola area industriale ricca di risorse sono tutte ferme, quelle attive sono sotto l’occupazione della Nato o forzosamente privatizzate e vendute alle grandi multinazionali occidentali.
Ora l’unica – o quasi – possibilità d’impiego rimasta ai kosovari è quella di lavorare per l’esercito di occupazione americano e della Nato, o per le agenzie delle Nazioni Unite.
Gli altri, di altre nazionalità, i rom, i nullafacenti e i kosovari non graditi, sono stati espulsi, costretti ad andarsene e quindi emigrare in altri Paesi. Con l'Italia al primo posto .

I documenti che mostrano la nuova amministrazione del Kosovo sono consultabili all’indirizzo:
http://www.unosek.org/unosek/en/statusproposal.html


Un riassunto è disponibile sul sito web del Dipartimento di Stato americano:
http://www.state.gov/p/eur/rls/fs/100058.htm .

Un Rappresentante Civile Internazionale (ICR) verrà designato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea per sovrintendere al Kosovo. Questo funzionario designato potrà annullare qualsiasi provvedimento, annullare qualsiasi legge e rimuovere chiunque dal proprio incarico. Il Rappresentante avrà pieno e definitivo controllo dei dipartimenti della dogana, delle tasse, del tesoro e delle attività bancarie.

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CI SARANNO OSTILITA'?- Un pretestuoso (o organizzato) casus belli (pretesto addotto a motivazione di un'azione bellica da lungo tempo premeditata) lo si trova sempre da entrambe le parti, poi si scatena l'indignazione, una presa di posizione, e la imperativa minaccia del ricorso alle armi "per tutelare o per opporsi" all'autoindipendenza di uno Stato nato in questo singolare e anomalo modo.
(gli effetti domino nel resto d'Europa non mancheranno - in Italia c'è già in aspettazione il Veneto e l'Alto Adige!).

L'INDIPENDENZA - si afferma da più parti - è sempre un sacrosanto diritto che vanta un popolo indigeno e non quello "invasore".
Ma non sembra che questo sacrosanto diritto dei locali sia stato rispettato, a suo tempo, negli Stati Uniti, in Canadà, in tutta l'America Latina, in Africa, in Asia.

In democrazia la maggioranza vince. Giusto! In Kosovo ha votato la cittadinanza kosovara e la maggioranza ha scelto l'indipendenza.
Ma se anche il Veneto non si affretta (vedi il fortissimo calo delle nascite, e il massiccio insediamento di stranieri), la maggioranza nel giro di alcuni anni sarà tutta straniera. E forse nascerà la prima Repubblica Comunitaria (fondata tutta da stranieri e con solo qualche indigeno - come un tempo gli Stati Uniti - Che oggi (in clima di recessione) se vuole sopravvivere ha estremo bisogno di espandersi nel resto (più interessante) del mondo: in Europa, in Medio Oriente, e... in Italia.....

QUI UNA "FANTAPOLITICA STORIA" scritta nell'anno 2035 > >

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