PRIMA GUERRA MONDIALE

GLI EVENTI ANNO PER ANNO SUI VARI FRONTI

1915-16  SECONDO ANNO DI GUERRA FRONTE ITALIANO
(1° dell'Italia) FRONTE OCCID - ORIENT.- MERID.
. NELLE COLONIE

FRONTE ITALIANO - L'Italia, che con la sua neutralità aveva dato alla Francia la assoluta libertà di movimento e la sicurezza di vincere la sua prima battaglia della Marna, il 24 MAGGIO entrò a fianco degli alleati, avanzando oltre la frontiera politica, nel momento più critico per le sorti russe, proprio quando le truppe austro-germaniche riacquistavano tutta la loro potenzialità e libertà di movimento sul fronte orientale.
Da premettere che l'8 marzo l'Austria si era dichiarata disponibile a discutere la questione dei compensi all'Italia previsti dall'art. 7 della Triplice Alleanza. Il mutamento di atteggiamento fu dovuto sia alle pressioni della Germania che, preoccupata per la sfavorevole situazione militare, in cambio ha offerto alcuni compensi territoriali nella Slesia prussiana, ma anche dal presidente ungherese che temeva un attacco concentrico ai danni dell'Ungheria da parte dei serbi, degli italiani e dei russi avanzati in Galizia, e dei romeni pronti ad attaccare l'Austria-Ungheria in caso di vittoria  dell'Intesa sui Dardanelli.
L'esercito italiano contava allora 35 divisioni (578 battaglioni), 1500 pezzi da campagna, 146 d'assedio, nessuna bombarda, appena 600 mitragliatrici, 750.000 fucili. Al comando dell'esercito fu chiamato Luigi Cadorna; al comando della Marina, Paolo Thaon di Revel.
Ma nonostante gli sforzi organizzativi e finanziari dei mesi precedenti, armi e munizioni rimasero carenti. riducendo le capacità offensive dei soldati italiani soprattutto nelle quattro battaglie iniziali sull'Isonzo esponendoli a gravissime perdite

Il 2 aprile l'Austria, respingendo altre esose richieste del governo italiano (Trentino, Gorizia, Trieste), comunica all'Italia di essere disposta a cedere soltanto una parte del Trentino, quello meridionale. Offerta che fu respinta dall'Italia.
 Il 26 aprile l'Italia firma il Patto di Londra con le potenze dell'Intesa, schierandosi a fianco della Francia, dell'Inghilterra e della Russia,  fissando i compensi territoriali rivendicati. (Trentino e Tirolo (Alto Adige fino al Brennero), Trieste, Gorizia, l'Istria, parte della Dalmazia, il protettorato sull'Albania con il possesso di Valona; le isole del Dodecanneso, il bacino carbonifero di Adalia in Asia Minore, e alcuni possedimenti coloniali tedeschi in Africa.
(vedi "IL PATTO DI LONDRA").

Manifestazioni in Italia pro e contro la guerra. Il re l'8 maggio dichiara di essere pronto ad abdicare qualora la Camera bocci l'intervento a fianco dell'Intesa. Ma in effetti Vittorio Emanuele III, si è già impegnato personalmente con le tre potenze fin dal 29 aprile.
4 maggio - In Italia è indetta la precettazione individuale
14 maggio- L'Italia è percorsa da una ondata di violenti dimostrazioni interventiste con Gabriele D'Annunzio che incita all'intervento e a vivere le "radiose giornate di maggio".
GIOLITTI non interventista è accusato di essere un traditore della Patria.

Vedi in GIOLITTI: LE MIE MEMORIE
- LA GUERRA EUROPEA - La neutralità e la guerra Italiana

Mussolini con un passato rivoluzionario e di non interventista si schiera improvvisamente per la guerra. (vedi il suo giornale sopra)

20-21 MAGGIO - Il Parlamento concede poteri straordinari al governo in caso di guerra. Alla Camera, 407 voti a favore, 74 contro, 1 astenuto. Al Senato 281 favorevoli su 281 (anche i giolittiani votano a favore).

22-23  MAGGIO - Il consiglio dei Ministri approva vari decreti per l'entrata in guerra dell'Italia. Mobilitazione generale. Rottura delle relazioni diplomatiche con la Germania.

24 maggio - Dopo una serie di decreti relativi all'entrata in guerra, approvati dal consiglio dei ministri, viene affidato il comando delle operazioni al generale Luigi Cadorna.
L'Italia entra in guerra contro l'Austria e l'Ungheria. Le truppe italiane iniziano a varcare il confine orientale in direzione del fiume Isonzo.



La visione di come impiegare le forze italiane era chiara nelle menti degli uomini politici dell'Intesa, ma era del tutto errata nella mente dei loro generali. I primi erano dell'avviso che vi era l'impossibilità di sfondare la posizione difensiva germanica, e che quindi conveniva agire sul nuovo fronte meridionale (quello italiano) non ancora organizzato dal nemico, e meglio ancora, attaccare l'Austria-Ungheria. I secondi invece si opponevano invocando il principio della strategia di non disperdere le forze e la convinzione che la vittoria potesse conseguirsi su quella, ch'essi chiamavamo fronte principale.
L'Italia aspetterà fino al 15 agosto del 1916 per dichiarare guerra alla Germania.

26 MAGGIO - Le truppe italiane occupano il monte Baldo (l'Altissimo), ed Ala al confine meridionale del Trentino, Cortina d'Ampezzo e Grado.

23 giugno - PRIMA offensiva italiana sull'Isonzo. Attacco frontale contro il nemico. La battaglia si conclude il 7 luglio con gravi perdite umane senza raggiungere obiettivi militari significativi. 

18 luglio - SECONDA offensiva frontale italiana sull'Isonzo. Termina il 4 agosto con gli stessi risultati negativi della precedente.

8 AGOSTO - Volo spettacolare di Gabriele D'Annunzio su Trieste.

21 agosto - L'Italia dichiara guerra alla Turchia. Mentre viene rimandata fino all'agosto del 1916 la dichiarazione di guerra alla Germania (quando ci sarà un clima più ottimistico dopo la vittoria su Gorizia).

18 ottobre - Inizia la TERZA battaglia sull'Isonzo. Durerà fino al 4 novembre. Breve sosta di sei giorni (nel frattempo aeroplani austriaci bombardano, Venezia, Padova, Vicenza, Belluno) poi il 10 novembre inizia la QUARTA battaglia dell'Isonzo cercando inutilmente di sfondare la linea difensiva austriaca.

Nelle quattro battaglie dell'Isonzo, nell'esercito italiano si registrano gravissime perdite: 62.000 morti e 170.000 feriti; un quarto di tutte le forze mobilitate.

L'azione lungo tutto l'insidioso fronte italiano, dal Passo dello Stelvio all'Isonzo e al Mare, fu una delle più intense, nonostante le difficoltà naturali; le iniziativa di una avanzata c'erano, perfino il metodo era stato calcolato saggiamente, predisponendo iniziative mirabili, nei grandi massicci alpini, nelle guglie dolomitiche anche a 3000 metri d'altitudine, come sui ghiacciai dell'Ortles, Adamello. Geniali iniziative dei "genieri", che scavarono pazientemente una infinità di gallerie, o spianando delle vette, come quella di Col di Lana, il Castelletto delle Tofane. Perfino sulla cima della Grande di Lavaredo furono piazzati cannoni e i fari per i tiri notturni con imprese alpinistiche leggendarie (da entrambe le parti) al limite delle capacità umane.(Per chi conosce il Rifugio Locatelli, lì era in confine).

1916

In FEBBRAIO - Gli austriaci, trasferendole dal fronte dell'Isonzo e Balcanico, concentrano sul Trentino 14 divisioni. L'intenzione è quella di sfondare il fronte a ovest, tra la Val Lagarina e la Valsugana, scendere al piano prendendo così alle spalle gli italiani concentrati tutti a est, sull'Isonzo.
Cadorna, non prevedendo questa mossa, e considerando marginale le operazioni in trentino, invia alcuni rinforzi ma senza tanta convinzione. Ha invece in mente di fare un'altra offensiva sull'Isonzo.

L'11 MARZO si svolge la QUINTA battaglia dell'Isonzo. 8 giorni di battaglia ma senza alcun risultato.

Mentre il 14-16 maggio gli austriaci dopo una lunga preparazione intrapresero, nel triangolo del Trentino, verso gli altipiani vicentini, la cosiddetta Spedizione Punitiva (Strafexpedition - 20 divisioni austriache al comando del generale Conrad).
Occupano in giugno i monti Zugna, Pasubio, la Val Posina, avanzano a sud della Valsugana, conquistano tutto l'altipiano di Asiago.
Fra i tanti prigionieri catturati i due trentini Cesare Battisti e Fabio Filzi; condannati per alto tradimento furono impiccati il 12 luglio al Castello del Buonconsiglio di Trento.

 Con questa forte offensiva, gli austriaci scendendo da Passo Folgaria-Lavarone, si spinsero fino ad Arsiero (27 maggio), con davanti a loro ormai la pianura Padana spalancata; inoltre partendo da Asiago conquistata il 28 maggio, scendendo a valle si spinsero anche qui fino al piano, toccando Rocchette, sopra Piovene-Schio; ma nonostante le sfavorevolissime condizioni del terreno e del clima, questa offensiva austriaca 
dagli altipiani verso valle quasi coronata da successo, fu contenuta dalle forze italiane (ma sugli altipiani si era messo a nevicare), tanto che disperando di raggiungere l'obiettivo dei Colli Euganei, tra Vicenza e Padova, gli austriaci ai primi di giugno cominciarono la ritirata, concentrandosi e rinforzando il fronte orientale, sul Carso. 
Sarebbe stata una buona occasione per gli italiani per sfondare  in Valsugana (tanto più che tutto il concentramento e lo smistamento dei soldati era a Cittadella) o intraprendere una controffensiva nella valle Lagarina scendendo dal Pasubio verso Ala e Rovereto; ma gli italiani, interrompendo la fase conclusiva della resistenza, riguadagnando a fine giugno solo alcune posizioni perdute ad Asiago e in Val d'Astico, nemmeno presero in considerazione una offensiva, ma rovesciarono gli effettivi, le nuove riserve e tutti i mezzi disponibili sul fronte carsico, per la liberazione di Gorizia. Le divisioni intanto erano salite a 45 dalle 35 schierate a inizio guerra.

In Luglio Cadorna si prepara a una nuova offensiva sulla destra dell'Isonzo, davanti a Gorizia. E il 4 AGOSTO inizia la SESTA battaglia dell'Isonzo. Il 6 conquista il Monte Sabotino e il Monte S. Michele. Il 9 si svolge la battaglia di Gorizia per conquistare la città; un attacco che provocherà fra le truppe italiane 21.630 morti, 52.940 feriti, senza ottenere (a parte la conquista della piccola città) nessun risultato strategico; perchè oltrepassata la sponda destra dell'Isonzo, nella sponda sinistra si trovano davanti a una potente linea di difesa austriaca. Cadorna è costretto a sospendere l'offensiva. La riprende e ne organizza un'altra in
SETTEMBRE - Ancora sull'Isonzo con un attacco sul Carso. La SETTIMA battaglia il 14-16 settembre; la OTTAVA e la NONA battaglia l'1-4 novembre.
Dovevano essere "tre spallate", invece si conclude come le altre: senza alcun risultato strategico, ma costa altri 37.000 morti e 88.000 feriti.

In ALBANIA le cose non andarono meglio. Dopo aver assistito gli sbandati serbi in fuga, gli italiani portatisi tempestivamente a Durazzo, iniziarono a ritirarsi anche loro "non perdendo -come dichiarò alla Camera il ministro Sannino- che 827 uomini, fra morti, feriti e prigionieri". Comunque Valona e l'Albania centrale continuarono a rimanere in possesso delle forse italiane, ma grazie alla marina da guerra che era padrona assoluta sulla costa adriatica.

Intanto in  Serbia l'invasione austriaca cominciata il 13 agosto, finì il 20, arrestata dai serbi al-Jadar. Seguì un tentativo serbo-montenegrino di invadere la Bosnia e l'Erzegovina, cui s'accompagnò, senza successo, una azione dal Lovcen e dal mare contro Cattaro. Alla fine di ottobre gli austriaci attaccarono a loro volta; respinsero serbi e montenegrini, invasero ancora la Serbia, attraverso la Drina e la Sava, presero Belgrado il 2 dicembre, ma improvvisamente furono respinti subendo uno grave disfatta.

FRONTE OCCIDENTALE  - In Francia terminato il 1914 con le truppe in trincea, sull'estremo lembo belga sull'Yser, ad Ypres, inizia una guerra di "posizione", piuttosto statica. Solo nella seconda metà del 1915, per le armi francese, riprendendo il movimento  iniziò un periodo felice con lo sfondamento delle trincee tedesche più avanzate.
Altra felice offensiva dei francesi e inglesi si svolge il 25-27 settembre con la battaglia dell'Artois.
Vittoriosa sempre per i francesi la cruentissima resistenza a Verdum; i tedeschi mossero all'attacco il 21 febbraio 1916 con un bombardamento spaventoso, ma fu un sacrificio inutile per le decine di migliaia di uomini rimasi uccisi.

FRONTE ORIENTALE - Nel settore russo, i germanici dopo la vittoriosa tenaglia attuata da Hindenburg in Polonia, il 6 agosto di quest'anno si impadroniscono di Varsavia, il 18 settembre di Vilna. Ma i tedeschi non andarono oltre, lì si fermarono quando fin dal giugno riordinate le forze potè riprendere l'offensiva sulla Bucovina, invadere ampiamente la Volinia e la Galizia e nuovamente minacciare i passi sui Carpazi.

FRONTE MERIDIONALE - Meno felice la situazione sui Balcani fin dall'autunno-inverno dello scorso anno. La Serbia, che per due volte aveva ricacciato gli austriaci, fu invasa il 9 ottobre di quest'anno da austriaci e tedeschi al comando di Mackensen, appoggiati sul fianco sinistro da Bulgari che si erano nel frattempo alleati ai due imperi.
I serbi resistettero in un primo tempo, favoriti dal terreno, invano sperando in un aiuto di francesi e inglesi, che si erano mossi, ma sbarcati con troppo ritardo a Salonicco. I Serbi si sbandarono, incalzati raggiunsero l'Albania. Qui la flotta italiana li raccolse trasportandoli in Italia, in Sardegna, nel Lazio e una buona parte a Corfù, dove i serbi si riorganizzarono. Congiuntisi poi con le forze di Salonicco riprese l'iniziativa per passare al contrattacco per  liberare la Serbia, aiutati dai partigiani patrioti rifugiatisi sui monti pronti a unirsi e ad intervenire contro gli invasori. Questa resistenza durò fino a Gennaio di quest'anno, quando alla fine ci fu la capitolazione del Montenegro. Re Nicola II e la sua famiglia furono costretti a fuggire esuli in Francia.
Questo successo in comune di austriaci, tedeschi e bulgari aprì le comunicazioni sui Balcani fra Berlino e Costantinopoli, anche se in parte erano minacciate dal fronte italo-francese-britannico sulla linea Valona-Salonicco.
Minacciati anche i turchi  dai russi che dall'Armenia -anche se con lentezza- iniziarono ad avanzare, occupando in febbraio Erzerum, il 19 aprile Trebisonda, per poi insediarsi a Erzigian. Breve successo di un generale tedesco,  in Mesopotamia dove ottenne la resa di una guarnigione britannica a Kut-el-Amara.

COLONIE - Nell'Intesa si aggiunse anche il Portogallo, che divenne molto utile per far perdere ulteriore terreno ai germanici in Africa orientale, nei territori compresi fra possedimenti britannici, belgi e portoghesi.

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