in breve I MOVIMENTI CULTURALI dell'Età Moderna
 che hanno interessato e influenzato la letteratura, la filosofia, l'arte, la musica, le varie forme di spettacolo


BAROCCO - ARCADIA - NEOCLASSICISMO - EMPIRISMO - NATURALISMO - ILLUMINISMO 


in breve i termini di questo periodo
in breve i personaggi   "         "

BAROCCO (1600-1750)

Il termine "barocco" sembra derivare dallo spagnolo barrueco e dal portoghese barroco, che indicano la perla irregolare e bizzarra o anche da baroco che indicava un sillogismo artificioso della filosofia scolastica medievale, ossia un ragionamento confuso e impuro. All’inizio il termine "barocco" esprimeva un giudizio negativo, che si è venuto attenuando soltanto con la fine dell’Ottocento e il Novecento. Il "barocco" indica l’arte artificiosa, spettacolare, scenografica, magnificente, in tutte le sue manifestazioni, del periodo corrispondente approssimativamente al XVII secolo. La prima chiara utilizzazione del termine barocco, non in senso negativo, fu quella per definire uno stile artistico.

Questo movimento che inizia al termine del periodo rinascimentale, interessa anch'esso un vasto campo di fenomeni artistici, letterari e culturali come il precedente, e sono tutti accomunati dalla tendenza a trascurare o sovvertire le regole definite "classiche", affermatesi nel rinascimento.
Storicamente il suo sviluppo viene attribuito all'azione della controriforma; la Chiesa per combattere l'eresia protestante, chiese agli artisti di esaltare il sentimento religioso e di prediligere gli effetti spettacolari. Gusto del sorprendente, enfasi, immaginosità, amore per la scenografia per delineare i connotati storici di un certa società europea legata al potere del papato; per sostenere i fasti delle monarchie cattoliche di area occidentale (Spagna e Francia) quella tedesca (Baviera e Austria); per  imporre il predominio sociale delle aristocrazie fondiarie in una società rigidamente gerarchizzata.
Si vuole ridimensionare i principii che erano alla base delle certezze rinascimentali. E nasce proprio dalle inquietudini che erano derivate da quei principii. Cioè l' "èlite" si stava preoccupando, e non solo in Italia, ma con i fermenti iniziati a metà cinquecento, nei vari paesi del centro e nord Europa.

Le nuove forme sociali ed economiche presentano le stesse tendenze anti-individualista, derivata dall'assolutismo. Si vuole che l'arte, la cultura, abbia un carattere unitario come lo Stato, esse devono apparire perfette, devono essere chiare e corrette come un decreto e sottostare a regole assolute, come la vita di ogni suddito dello stato.
Segna anche il passaggio ad una nuova fase che non ha più il suo centro in Italia, ma in Francia, dove maturano le direttive della "grande arte e cultura" di cerimonia, che conferisce alla realtà un aspetto ideale, splendido, solenne, magniloquente che diventa esemplare per tutta Europa.
Quest'opera "mediatica" che magnificenza significa potenza, ottiene il suo risultato anche nel popolare, perchè perfino il plebeo ne va orgoglioso.

Le Accademie ad esempio che sorgono a Parigi a partire dal 1655, cominciano a trasformarsi per divenire istituti statali con ordinamenti burocratici e direzioni severamente autoritarie. Cultura, arte, letteratura (e perfino il linguaggio), scienza e filosofia, sono strumenti dello Stato con la funzione particolare di accrescere il prestigio del monarca. D'ora in poi -fino alla Rivoluzione- gli artisti, sono creature dello stato, non possono più sfuggire all'influsso dell'accademismo che caratterizzò questo periodo del Re Sole e poi il successivo quasi per inerzia.

Nella LETTERATURA pur essendoci notevoli differenze stilistiche negli autori delle opere, l'inventiva e la ricerca della meraviglia, producono ingegnose innovazioni verbali e sintattiche singolari (alcuni dicono straordinarie, altri insopportabili e altri ancora chiassose); domina la retorica del tempo, il preziosismo (in Francia),  l'eufuismo (in Inghilterra), il culto della metafora, la ricerca dell'acutezza, il marinismo (detto anche secentismo - in Italia); il conceptismo, il gongorismo o culteranismo (in Spagna); la poesia metafisica, la poesia per colti, e gli esercizi intellettualistici creati solo per stupire.
In Italia troviamo: GIOVAMBATTISTA MARINO (1569-1625); GABRIELO CHIABRERA (1552-1638); FULVIO TESTI (1593-1646); GIOVAMBATTISTA BASILE (1575-1632); ALESSANDRO TASSONI (1565-1635); DANIELLO BARTOLI (1608-1685); CIRO DI PERS (1589-1663); CARLO MARIA MAGGI (1630-1699); In Spagna: FRANCISCO QUEVEDO (1580-1645); LUIS DE GONGORA (1561-1627); MATEO ALEMAN (1547-1615); In Germania: HANS JACOB GRIMMELSHAUSEN (1622-1676).

Nell'ARTE, nella pittura come nella scultura, le forme espressive tendono a rivalutare il sentimento ma tramite l'apparenza. Si abbandona il razionale, si cercano i rapporti emotivi. Nella scultura prevalgono le linee mosse, le forme in movimento, l'espressione nei sentimenti; il più rappresentativo è GIAN LORENZO BERNINI. Nella Pittura anche qui si cercano gli effetti, tesi a tradurre la spiritualità in drammaticità, creando forti contrasti fra luci e ombre, come IACOPO ROBUSTI (TINTORETTO - 1518-1594); gli artifici illusionistici violenti con il chiaroscuro, come nel
CARAVAGGIO (1571-1610); ANNIBALE CARRACCI (1560-1609); PIETRO DA CORTONA (1596-1669); O le forme esuberanti della scuola Fiamminga, dove domina PAUL RUBENS (1577-1640).
Nell'ARCHITETTURA si cerca la prospettiva scenografica, mettendosi sempre dalla parte dello spettatore; si esaltano le strutture, le navate delle chiese, impreziosite da marmi multicolori, con abbondanza di stucchi e legno dorato in ogni angolo.
(radicali interventi perfino in edifici antichi, preromanici e romanici; che molti, oggi - per fortuna- sono stati riportati alla sobria, essenziale e severa loro originale architettura).
Fra questi artisti: GIAN LORENZO BERNINI (1598-1680); BALDASSARRE LONGHENA (1598-1682); GUARINO GUARINI (1624-1683); FILIPPO JUVARA (1678-1736); FRANCESCO BORROMINI (1599-1667). In Spagna: PEDRO DE RIBERA (1683-1742); In Austria e Germania: JOHANN LUCAS VON HILDEBRANDT (1668-1745); BALTHASAR JOHANN NEUMANN (1687-1753); JOHANN BERNHARD FISCHER ( 1656-1723).

Ma anche nel TEATRO si assiste alla ricerca del fasto, agli effetti mirabolanti. Nei testi sono presenti le passioni sfrenate, gli orgogli politici, gli effetti violenti. In Italia con  FEDERICO DELLA VALLE (1560-1628); CARLO DE' DOTTORI (1618-1685); EMANUELE TESAURO (1592-1675); In Spagna dominano LOPE DE VEGA (1562-1635); PEDRO CALDERON DE LA BARCA (1600-1681); In Francia: ALEXANDRE HARDY (1570-1632).

Nella MUSICA, anche qui e senza alcuna indicazione o scuola, la poetica della musica abbandona certi equilibri rinascimentali e si lancia nel dinamismo espressivo, con gli strabilianti organi delle chiese, o con il concerto grosso strumentale; il "chiaro-scuro" della pittura si trasforma nella musica organistica in una immensa (toccante ed emotiva) "cascate di note", o in un concerto solistico. Il fenomeno è europeo; In Italia: CLAUDIO MONTEVERDI (1567-1643); ALESSANDRO SCARLATTI (1660-1725); ALESSANDRO STRADELLA (1644-1682); ARCANGELO CORELLI (1653-1713), ANTONIO VIVALDI (1678-1741).
In Germania; FRIEDRICH HANDEL (1685-1759); JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750): HEINRICH SCHUTZ (1585-1672); In Francia; JEAN BAPTISTE LULLY (1632-1687); FRACOIS COUPERIN (1668-1733); In Inghilterra; HENRY PURCELL (1659-1695).

(sulla musica vedi anche MUSICA NEL RINASCIMENTO)


ARCADIA (ca. 1690 -1760 - Italia)

*** L'Arcadia è un movimento letterario formatosi dentro l'omonima Accademia che prese il nome dalla nota regione greca del Peloponneso. Ispirata da Cristina di Svezia, nasce a Roma. Ne sono i fondatori quattordici letterati , tra cui GIOVAN MARIA CRESCIMBENI (1663-1728) e GINA VINCENZO GRAVINA (1664-1718); fra gli autori, spicca FRANCESCO DI LEMENE (1634-1704); PIETRO METASTASIO (1698-1782); GIAMBATTISTA ZAPPI (1667-1719); PAOLO ROLLI (1687-1765); GIUSEPPE PARINI (1729-1799); LUDOVICO ANTONIO MURATORI (1672-1750); 
 Il movimento coincide con la storia dell'Accademia.
Caratteri distintivi sono: il riferimento ai modelli classici (greci e latini) e al petrarchismo. Prevalentemente gli argomenti - per reagire al secentismo, sono di carattere bucolico; ricorso a forme di componimenti classici in nome della semplicità, come l'epigramma, il madrigale, la canzone, l'ode. Crearono in poesia una campagna di maniera, i cui "pastori" erano gli stessi poeti che assumevano soprannomi ellenizzanti di pastori.


NEOCLASSICISMO - (1750-1820)

Una dichiarata avversione agli eccessi del Barocco, era già stata espressa in Italia dal movimento letterario Arcadia. Infatti anche il Neoclassicismo, in reazione allo stile Barocco, lo rifiuta di netto; vuole ritornare all'armonia e alla razionalità, vuole riproporre -perchè ritenuti perfetti- la validità dei modelli classici. A questi modelli di "bellezza ideale", contribuiscono moltissimo le scoperte e gli scavi archeologici; una generazione di abili e scrupolosi, incisori diffondono rapidamente i "vecchi" canoni estetici, "nuovi" per l'Europa. 
Tutta la scultura, la pittura, l'architettura del neoclassicismo ritorna alla severità e alla purezza delle linee, nelle forme e nei colori. L'imitazione all'arte classica la si avverte anche nei piccoli oggetti, nell'arredamento, nei soprammobili, nelle pareti dei saloni e perfino nelle stanze da letto. Diventa una moda che si diffonde in tutta Europa..
Tornano alla ribalta i temi storici, i grandi esempi di eroismi, specialmente nell'ultimo periodo che coincide con gli anni della Rivoluzione e le campagne napoleoniche. Ma già Luigi XV aveva messo in soffitta tutti i mobili di Luigi XIV e aveva cambiato aspetto alla reggia di Versailles.

Era poi divenuta la corrente artistica prediletta dal regime rivoluzionario, assumendo precisi connotati politico-morali e ancora più espliciti quelli pedagogici, evocando le "virtù" repubblicane, quindi arte funzionale all'instaurazione di un etica democratica, popolare, tendenzialmente egualitaria.
Nel periodo napoleonico perse quest'alito ideologico giacobino e si trasforma nel gusto dominante della nuova borghesia in ascesa. 

I grandi teorici: JOHANN JOACHIM WINKELMANN (1717-1768); FRANCESCO MILIZIA (1725-1798); MATTEO BORSA (1751-1798); ANTON MENGS (1728-1779).
I grandi architetti: GIUSEPPE PIERMARINI (1734-1808); GIUSEPPE VALADIER (1762-1839); In Inghilterra: ROBERT ADAM (1728-1792); JOHN SOANE (1753-1837); JOHN NASH (1752-1835).
In Francia: CLAUDE NICOLAS LEDOUX (1736-1806); JEAN JACQUES LEQUEU (1757-1825); JACQUES LUIS DAVID (1748-1825); ( In Germania: LEO VON KLENZE (1784-1864); KARL FRIEDRICH SCHINKEL (1781-1841).
I grandi scultori in Italia: ANTONIO CANOVA (1757-1822); i pittori: ANDREA APPIANI (1754-1817); VINCENZO CAMUCCINI (1771-1844); POMPEO BATONI (1708-1787).
Quanto alla LETTERATURA, suscitando la reazione del nascente romanticismo, il massimo protagonista del trionfo "napoleonico", del ritorno all'antico, fu VINCENZO MONTI (1754-1828); più pregevole la originale fusione di perfezione classica e sensibilità romantica sono le opere di
UGO FOSCOLO (1778-1827).


ILLUMINISMO 1688-1789

E' la grande manifestazione culturale europea, che abbraccia il periodo dalla fine del sec. 17° alla fine del sec. 18°; il così detto Secolo dei Lumi. Un periodo caratterizzato dall'aspirazione a dissipare le  tenebre medievali, vale a dire la fede cieca nell'autorità religiosa, politica e scientifica, in nome della  ragione  e dell' esperienza;  a sostituire alle istituzioni formatesi per secolare tradizione storica,  nuove istituzioni fondate su la  natura,  secondo leggi necessarie ed immutabili; a condurre progressivamente l'uomo verso la  felicità.
 Nel campo filosofico, l'Illuminismo è dominato dal razionalismo  e dall' empirismo (1),
 
e, conclusivamente dal  criticismo  kantiano; nel campo politico e sociale dà un vivo fervore di  riforme che caratterizzano l'attività dei maggiori sovrani dell'epoca (Assolutismo illuminato - come M.Teresa, Federico II, Leopoldo di Toscana, ecc.); promuove le tendenze rivoluzionarie, democratiche e liberali, ispirate dai cosiddetti  immortali principii di  libertà, eguaglianza, giustizia,ecc.; mentre nel campo religioso stimola quell'atteggiamento di indipendenza da ogni forma di religione storica, ed anche dall'ateismo.
La crisi dell'Illuminismo è determinata dalla Rivoluzione francese,  che ne è sotto certi aspetti il prodotto, sotto certi altri la storica negazione.

Il termine Illuminismo, (capacità illuminatrice della ragione) è riferibile al vasto movimento culturale, che storicamente ha origine dalla rivoluzione del 1688 in Inghilterra, ma il luogo dove poi esso trova la massima diffusione è la Francia. Un termine che designa una fase della civiltà storica, definita e sostanzialmente diversa dalle precedenti, un'epoca (nel bene e nel male) dello sviluppo educativo dell'umanità.
Dalle "tenebre", il nuovo movimento culturale (che ha tuttavia raccolto l'eredità del Rinascimento) vuole reagire, per portare a compimento la sua "illuminazione".
Tutto il mondo medievale, dominato da una ideologia teologico-religiosa, viene completamente (ma anche troppo repentinamente) svalutato,  le forme dell'assolutismo politico profondamente minate.
Dominante nell'Illuminismo è la fede assoluta nella ragione umana, che è in possesso dell'uomo, immutata e immutabile, unica guida alla ricerca della verità.
Proprio come nel Rinascimento, l'Illuminismo esalta la ragione umana per ricondurre l'uomo a se' stesso, al proprio potere di conoscere e di analizzare la realtà che lo circonda. In sostanza l'Illuminismo rifiuta  tutto quanto si spinge al di là dei confini della ragione, e cioè la teologia e la metafisica che si presentano  come una serie di regole astratte collocate sopra l'uomo. "L'uomo non deve rimanere schiacciato da oscure superstizioni e da un mondo "superiore", ma deve rivendicare i propri diritti e il proprio mondo, che è quello della natura".

Abbiamo accennato l'origine in Inghilterra indicando una data ben precisa 1688, che è quella della rivoluzione inglese, ma per essere ancora più precisi, dobbiamo spostare in avanti di un anno questa data: nel 1689, quando Locke dall'esilio fa ritorno in patria, e pubblica nell'arco di 15 mesi: Lettera sulla tolleranza, e Saggio sull'intelletto umano; diventa il padre dell'empirismo, cioè della filosofia dell'esperienza. 
( vedi DA HOBBES A LOCKE )

In polemica con Cartesio, Locke nega che esistono idee innate e che "l'intelletto prima del processo cognitivo è completamente privo di ogni nozione, è tabula rasa, una pagina bianca su cui non è scritto nulla". 

Locke senza avere la PET (la Tomografia ad Emissione Protoni), che nella corteccia cerebrale, soprattutto nella neocorteccia individua i neuroni che hanno o non hanno una informazione bioelettricamente depositati negli stessi, o la formazione o non formazioni di dendriti e sinapsi che le stesse informazioni ricevute creano fra un neurone e l'altro per fare associazioni, dare una risposta a una domanda, o autoassociandole fare una domanda, porsi un dubbio o esercitare la propria creatività mettendo tanti associazioni di informazioni insieme in un modo diverso da come le abbiamo immagazzinate) anticipa la Neuroscienza  di duecento anni.
 
 "Ogni nostra conoscenza -afferma Locke- ha origine dall'esperienza esterna (dai sensi); dall'esperienza derivano le idee semplici che l'intelletto poi elabora e sintetizza costruendo con esse le idee complesse. La riflessione non è un'attività spirituale: non è altro che senso interno"
Locke non puo certo immaginare che tutti i nostri sensi in effetti non sono altro che impulsi biolettrici scaturiti dalla polarizzazione (- 30 mV) e depolarizzazione + 70 Mv)  di una sinapsi, - che converte gli ioni in quanti, e li trasmette tramite gli assoni alle singole aeree del cervello, che decodificano l'impulso, da biochimico a elettrico, da analogico a digitale, e depositano nel neurone la sequenza di impulsi che prende il nome di engramma (che assomiglia molto alle etichette codice barre di una scatola di pelati comprata al supermercato). 

Quindi Cartesio poteva sì dire "penso e dunque sono" ma si dimentica che lui può pensare  perché ha interagito con un suo simile, cioè ha ricevuto tramite un linguaggio, delle informazioni, che gli permettono di pensare. Senza informazioni non potrebbe nè pensare, e tanto meno pensare di essere. Cartesio è insomma -nelle sue esperienze- anche lui debitore di qualcuno. E' da bambini che inizia questa trasformazione da creature che appena sanno, a creature che sanno di sapere, il che è l'essenza dell'autocoscienza.
"Perfino il libero arbitrio è un fatto di esperienza. E' qualcosa che ciascuno di noi prova. Nessuno avrebbe immaginato che il libero arbitrio esistesse se non ne avesse fatto esperienza, con il che io intendo la capacità di effettuare delle azioni che sono state programmate nel pensiero, o almeno il tentare di effettuarle" (John Eccles, Nobel 1963,  La conoscenza del cervello, Piccin editore, Padova).
Non dimentichiamo che un cieco e sordo dalla nascita (i due principali sensi-veicoli dell'informazione verso il cervello tramite i meccanismi centrali della trasmissione sinaptica), nulla sa,  nè del pensiero, nè sa che esiste, perchè nulla a lui possiamo comunicare e nessuna informazione lui riceve dal mondo circostante. Non sa cos'è la luce, i suoni, il linguaggio, l' infinito o il definito. Nulla! E senza percepire nulla, nulla può pensare e nulla può elaborare.
(ma questo avviene anche quando si verifica un trauma cranico in un'area del cervello; lesionate alcune connessioni di una certa zona incaricata a fare certe elaborazioni, può accedere che non riusciamo più a richiamare alla memoria i nomi delle persone che conosciamo, mentre invece ricordiamo tutti i numeri telefonici delle stesse, ma che non possiamo associare perchè manca la connessione fra le due aree incaricate a conservare gli uni e gli altri).

Quindi innanzitutto tutti i sensi potenzialmente a posto, poi l'ambiente, l'istruzione e una grande assimilazione di informazioni  mettono in luce e utilizzano in modo corretto (alcuni molto bene) quello che abbiamo immagazzinato; chi disordinatamente, chi pur nel suo disordine tuttavia capace di fare ordine, e chi nell'associarle in un certo modo (le informazioni ricevute) crea qualcosa di completamente diverso da un suo simile che ha ricevuto le stesse informazioni. Il sapiente dà una risposta a una domanda quasi meccanica (nozionistica); l'intelligente a una domanda dà una risposta con molti altre idee collaterali associate; mentre il creativo, il genio, dà invece una risposta senza che nessuno abbia fatto una domanda, esprime quello che lui ha creato all'interno con le varie associazioni.
Tutti magari studiamo meccanica, ma pochi inventano e costruiscono un nuovo marchingegno; molti conoscono le sette note ma solo alcuni, un Mozart o un Beethoven e pochi altri, sono diventati geni, e questo perché solo loro hanno disposto in un certo modo le sette note. (e sono solo sette note! figuriamoci i mille modi di fare un vestito, una nuova auto, o un nuovo romanzo).

Prima dell'Illuminismo, prima di Newton, prima di Locke, il sapere era un regalo dal cielo fatto a pochi privilegiati, le idee erano innate, le capacità intellettuali -dicevano- si ereditavano come il biondo dei capelli, da padre in figlio.

Marmocchi ancora nel 1830, nella sua monumentale Geografia Universale di Popoli e Paesi, affermava - e citava gli studi dei migliori scienziati- che un negro non avrebbe mai imparato a leggere "è inutile che insistono certi missionari con questa gente che non è gente, loro sono nati con il cervello vuoto, sono solo adatti a fare gli schiavi e stare alla catena". Così il plebeo: non sarebbe mai stato capace di svolgere una attività imprenditoriale, e dargli una maggior salario era sprecato, perfino dannoso, perché gli si permetteva di spenderli in una bettola a ubriacarsi; "non hanno il senso del risparmio, nè del resto saprebbero gestirlo". 
L'Illuminismo cosa fa? dopo aver affermato un nuovo tipo di religione che parte non dal cielo, ma dalla terra, dall'uomo stesso, intendendo una religione naturale (2), si spinge oltre, e afferma il diritto naturale, cioè l'autonomia dell'uomo da ogni vincolo autoritario e la sua libertà di affermare i propri diritti fondamentali, inalienabili come è inalienabile la ragione.
Strumento primo dell’Illuminismo è la ragione, di cui gli illuministi fanno uno specifico uso: ritengono infatti che gli uomini siano sempre stati in possesso dell’intelletto, ma che fino a questo momento non ne abbiano fatto il giusto utilizzo, trovandosi sempre in una posizione di inferiorità. Da qui il bisogno di indagare liberamente e pubblicamente ogni campo dello scibile, lottando duramente contro tutte quelle forze in grado di ostacolare la conoscenza umana: l’autorità, la religione, la tradizione.
In quest’ottica il filosofo illuminista non è più il semplice pensatore che elabora teorie astratte, ma diviene l’intellettuale che si adopera per un miglioramento della vita dell’uomo che, risorgendo dalle tenebre dell’ignoranza, può raggiungere le conoscenze, quindi crearsi la propria felicità.
Il sapere acquisisce quindi un compito civile e per questa sua specifica funzionalità gli illuministi sono portati ad una più ampia divulgazione delle opere illuministiche e alla ricerca di un diverso rapporto tra scrittori e pubblico in modo da ricevere una larga cerchia di lettori.

(1)
EMPIRISMO Con il termine Empirismo, dal greco empeirìa, si designano in senso lato le posizioni filosofiche che, nell’ambito della teoria della conoscenza, fanno costante riferimento all’esperienza, considerando le impressioni dei sensi come il fondamento e la fonte prima, essenziale del sapere.
Anche se convenzionalmente si comincia a parlare di vera e propria concezione empiristica della conoscenza dal XVII secolo in avanti con l’elaborazione del modello filosofico di J. Locke, possiamo individuare alcune filosofie dell’antichità che si avvicinano, almeno per particolari istanze, all’empirismo; in particolare ci riferiamo alla Scuola Epicurea, che pone come punto di partenza dell’esplorazione filosofica l’esperienza sensibile, a quella Stoica e, soprattutto alla corrente Scettica che ha in comune con l’Empirismo il rifiuto di ogni dogmatismo, l’utilizzo critico del dubbio e la negazione dell’esistenza di verità assolute.
Procedendo nello sviluppo del pensiero filosofico giungiamo al XIV secolo, allorché Guglielmo di Ockham, decretando con la definizione di una nuova teoria conoscitiva, la fine della Scolastica, propone un modello filosofico che trova il suo fondamento in un Empirismo radicale. Ockham infatti, è convinto che tutto ciò che oltrepassa i limiti dell’esperienza non può essere conosciuto né dimostrato dall’uomo; egli inoltre assume nei confronti della disputa sugli universali una posizione radicalmente nominalista interpretandoli come segni in luogo delle cose o di classi di quelle stesse.
In Ockham però, l’appello all’esperienza non assume il significato metodologico di procedimento di prova, che l’Empirismo deriva invece direttamente dalla Rivoluzione Scientifica, e in particolare da pensatori quali Francesco Bacone che riconosce la stretta connessione tra la scienza e la potenza umana e tenta l’elaborazione di un metodo sperimentale, ed Hobbes, vicino all’Empirismo in quanto considera scienza e ragione efficaci solo se rivolte ad oggetti generabili, appartenenti cioè alla realtà materiale e corporea.
L’Empirismo considerato come indirizzo opposto al Realismo, raggiunge un punto di incontro persino con la filosofia Cartesiana dalla quale desume concetti e terminologia.
Un così articolato processo storico porta allo sviluppo del cosiddetto Empirismo Inglese che trova il suo fondatore in Locke e vede la sua fioritura a cavallo fra Seicento e Settecento inscrivendosi come una delle componenti di fondo nella formazione della cultura Illuministica.
In concreto le tesi principali dell’Empirismo possono essere così sintetizzate:

  1. Non esistono certezze ultime e verità assolute; il sapere umano non ha mai carattere definitivo ma è per sua natura perfettibile; la validità di un assunto è data dal fatto che é stato verificato mediante il riferimento alla sfera sensibile.
  2. Non è possibile conoscere la realtà ultima o sostanza delle cose e del mondo, perché la conoscenza umana è limitata agli aspetti fenomenici degli eventi. Il richiamo costante all’esperienza dunque, fa sì che l’Empirismo tenda ad assumere un atteggiamento limitativo o critico nei confronti delle capacità conoscitive dell’uomo e a seguire un indirizzo anti-metafisico escludendo qualsiasi problema riguardante realtà non accessibili agli strumenti mentali di cui l’uomo dispone.
  3. Esistono solo entità individuali; ai concetti universali o generali non corrispondono oggetti reali; oltre alle sostanze singole non esistono che puri nomi (Nominalismo).
  4. Da un punto di vista politico l’Empirismo valorizza l’individuo e la libertà personale; l’anti-innatismo e l’attitudine sperimentale e critica verso le cose e i fatti umani inducono a sostenere posizioni favorevoli alla libertà di pensiero e alla tolleranza. Esiste quindi un’affinità indiscutibile tra Empirismo e Illuminismo.

Questi punti fondamentali si pongono alla base dello sviluppo del pensiero moderno subendo revisioni ed interpretazioni da parte di pensatori come Berkeley e Hume)


(2) NATURALISMO: "Indaga la natura prescindendo da ogni principio trascendente, ovvero ritenendo la natura una sorta di entità capace di autorganizzarsi, senza dedurre il proprio ordine dall’esterno. Il Naturalismo, che ha costituito gran parte della tradizione filosofica greca, conobbe, durante il Rinascimento, per la riscoperta dei tempi antichi, una forte ripresa. Si può dire che tale ripresa fosse una delle forme della crisi del sapere dovuta alla rottura dell’enciclopedismo medievale. Anche se la Rivoluzione scientifica impose nuove idee, abbandonando le concezioni naturalistiche, spesso del tutto inconsapevoli della funzione svolta dalla matematica nell’indagine fisica, il Naturalismo consegnò al Settecento una ricca eredità, destinata a svilupparsi in molteplici direzioni." Da Dizionario di filosofia a cura di Paolo Rossi, 1996)

Simili concetti non erano per nulla nuovi; nell'anno 28 d.C., il cinese Wang Ch'ung, il più grande pensatore e studioso della scuola del Testo Antico cinese sviluppa con il suo straordinario spirito di osservazione,  una rivisitazione sul Taoismo, sul non meno mondano Buddhismo e sul Confucianesimo; quest'ultimo lo riteneva legato alla troppa idolatria del suo creatore che si era a sua volta un po' troppo legato ai potenti. Sviluppa così, ripartendo dai testi antichi di 2000 anni prima di Confucio e riporta in superficie quelle leggi  che gli uomini avevano "personalmente" studiato con l'esperienza, e dato ad esse dei valori morali etici esistenziali; Wang invocava un ritorno a quella natura quando ancora non era sopravvenuta la corruzione dei costumi sociali e non erano ancora calate le tenebre delle fedi e delle superstizioni imposte 
Affermava che, con l'avvento delle società organizzate, basata sui regni e sul potere di questo o quel re o imperatore tiranno, gli ordinamenti, le leggi, le istituzioni, gli insegnamenti e le regole di comportamento da loro imposte (spesso per un uso proprio) stravolsero l'ordine naturale delle cose e tolsero i naturali diritti a tutta la società umana che se li era già creati quei diritti in una forma orizzontale e non verticale. Un ordine antico quello naturale dove esistevano i segni di una manifestazione biologica universale alle quali si doveva guardare con una spontanea commozione naturalistica e una prospe
ttiva antropocentrica".
Un anticipatore di Locke e dei grandi illuministi.

L'influenza esercitata da Locke  in Inghilterra e sull'intera Europa, fu enorme. Ma le figure centrali furono poi i francesi. Scopo dichiarato quello di portare i lumi della ragione in ogni campo dell'attività umana, per rinnovare non soltanto il metodo scientifico (quello indicato da Newton in particolare) ma la vita sociale, la cultura e le istituzioni. Si combattono insomma i pregiudizi, che impediscono il cammino della civiltà e si oppongono al progresso. 

Il movimento illuminista dopo il ritorno di Voltaire dall'Inghilterra si allargava; le idee si diffondevano in una società ricca di fermenti e anelante a scrollarsi di dosso il passato e tutte le costrizioni; la monarchia francese era come quella degli Stuart che era finita qualche anno prima sul patibolo inglese: feudale, bigotta, assolutista e sorda ad ogni concertazione.
Ma non fu facile in Francia scrollarsi di dosso il passato; ci vollero esattamente ancora cento anni da quel 1688 inglese ("Gloriosa rivoluzione") e nonostante tanta sedimentazione di idee, quando si trattò di applicarle nell'agire, passarono sì all'azione, ma i protagonisti agirono male. Buttarono giù gli steccati per camminare sulla strada del progresso civile, ma erano ancora confusi quale direzione prendere; seppero distruggere ma senza avere delle buone idee come riedificare.

Gli illuministi costituirono sì un forte elemento disgregatore dell'ordine sociale, ma non è che loro volevano risolvere la situazione con una rivoluzione; gli illuministi come la popolazione erano fortemente monarchici, tuttavia fornirono la spinta ideale alla nuova borghesia (meno colta) per fare la "loro" rivoluzione, ma senza sapere qual'era la via da prendere.
VOLTAIRE aveva solo attaccato la cultura, le superstizioni e la religione ufficiale; MONTESQUIEU (Lo spirito delle Leggi) aveva solo parlato di leggi, indicando tre sistemi di governo e un vago modello di società retta sui diritti dei cittadini e sulla divisione dei poteri; ROUSSEAU accennava ai "Patti sociali"; Diderot anche lui parlò solo di scienza e sull'Enciclopedia invece di vedere il problema sociale fenomenico con la rivoluzione industriale, si lanciò in una apologia della "alienante" "catena di montaggio" anticipando Taylor e Ford di centocinquant'anni (si veda la voce, ARTE, sull'Enciclopedia, una pagina scritta proprio da
DIDEROT. - la riportiamo nell'anno 1782)

Ma anche Spencer più tardi non è che andò tanto per il sottile, sosteneva  che era assurda l'istruzione al popolo, perchè "era contro natura" (come se la natura procurasse i libri ai potenti e ai deboli no!)
""E' solo la natura ad assicurare i necessari ricambi. Se lo stato interviene con i suoi soldi a favore dei bisognosi e degli ignoranti con ospedali e scuole fa solo sopravvivere -a danno dello Stato che li deve poi mantenere- i soggetti più vulnerabili della razza umana "" Sembra incredibile ma sono parole di Spencer nel suo "Social Statics" pagina 413.
(Spencer con questa logica, metterebbe nei forni crematori tutti i malati, gli handicappati, e di questo passo anche tutti gli ignoranti, che magari sono tali solo perché sono nati in un ambiente carente di sollecitazioni, di educatori e di risorse).

Ma non basta, dice ancora Spencer: ""Si puo' essere più assurdi di quando si ha in mente di migliorare la vita sociale, violandone le leggi naturali fondamentali, di una legge divina? Se vogliamo attenuare la miseria finiremmo di arrestare il progresso ""Pag.260 di "Principles of Ethics" 1897 sempre di Spencer (!!!).

"Non deve intervenire lo Stato sui deboli (quelli a cui si impediva di andare a scuola o che erano malati - d'inedia però. Ndr), perchè avrebbe l'effetto di far sopravvivere i soggetti più incapaci. E' la natura e la provvidenza, da sola, che assicura il buon sviluppo e seleziona la parte migliore della razza umana". (ib. Pag. 261).
Spencer dimentica di dirci chiaro e tondo, che se si fornivano meno alimenti e meno istruzione al popolo, questa selezione diventava molto più ristretta, i competitori sarebbero stati insomma meno, più vulnerabili o resi del tutto inabili nelle loro potenzialità. E questo era un favore fatto ai nuovi "feudali" capitalisti; non era un messaggio inviato all'umanità tutta, ma solo a una piccola parte che voleva tenere in mano l'"assolutismo economico" tramandandolo da padre in figlio, escludendo tutti gli altri che a parità di istruzione e alimentazione potevano essere potenzialmente e intellettualmente superiori proprio a quel figlio, che nonostante figlio di un "eletto" poteva benissimo nascere pazzo o incapace (e di questi la storia ne è piena)
Infatti Spencer dimentica di dirci che quando un figlio di un ricco nasce malato, quindi incapace, corre dal medico per farlo guarire, non si arrende alla natura. 

Nel 1866, in America Rockfeller giustificava ancora così le sue ricchezze che venivano dallo sfruttamento dell'uomo nelle sue miniere e nelle sue ferriere: "é manifestazione di una legge naturale, divina, se noi siamo ricchi e gli altri poveri; io e i miei figli lo siamo perchè non siamo altro che la sopravvivenza dei più capaci; ed é la natura divina che vuole così". Amen!
Questo lo poteva dire fino a quando anche fra gli "squali eletti" non si scatenò la competizione per la sopravvivenza o per salvaguardare i reciprochi monopoli. Molti dei suoi colleghi anche loro capaci, Rockfeller li fece fallire. Ed erano gli stessi che al ricevimento dato in onore di Spencer (al Wandorf Astoria nel 1882) si vantavano anche loro di essere degli "eletti". Riservandogli a Spencer un'accoglienza degna di un messia, al ricevimento si offrirono agli ospiti sigarette che si accendevano con un legittimo senso di opulenza (vero schiaffo alla miseria) con i biglietti da cento dollari. Il magnate Rockefeller pontificò "E' Dio che mi ha dato la facoltà di essere io il padrone, e loro gli operai,  questi cosa vogliono, anche una paga? Non è la mia un'idea perversa, non è altro che la manifestazione di una legge naturale e di una legge divina" (Galbraith- La Civilta' Opulenta 1958 -Boringhieri 1972 pag. 87).
Più tardi i suoi colleghi scoprirono a proprie spese che la Legge Evolutiva (naturale o divina), quindi o la natura  o Dio, la applicava anche a loro; e fu quando si scatenò la grande concorrenza, dove si sbranarono loro stessi come iene. Altro che predestinazione! Alcuni agirono eccome! Pregare e poi  aspettare la "provvidenza" dentro i consigli di amministrazione non serve; lo sanno anche i consigli delle amministrazioni clericali. Bisogna vendere o comperare azioni, quando appaiono i numerini sui monitor. E solo chi ha maggiori informazioni non è soccombente.

( DOTTRINA DELLA PREDESTINAZIONE - Il termine indica, nella teologia cattolica, il decreto col quale Dio ha previsto e voluto gli avvenimenti che hanno luogo nel tempo. Al problema della predestinazione si sono dedicati alcuni importanti filosofi del medioevo quali S.Agostino, S.Anselmo d'Aosta, Lutero, Calvino e altri. Agostino nega il principio secondo cui l'uomo è libero e si emancipa da Dio mediante il libero arbitrio ed afferma che l'umanità avrebbe potuto essere lasciata tutta nel castigo eterno, conseguenza del peccato liberamente commesso, senza che si potesse accusare Dio di ingiustizia per questo, ma la sua bontà misericordiosa, mentre concede a tutti la possibilità di salvarsi, collaborando liberamente alla redenzione, vuole salvare alcuni ai quali, perciò, dona i mezzi per cui saranno sicuramente liberati. Perché alcuni e non altri è un mistero, ma -dicono- dobbiamo avere la massima certezza che in Dio non c'è ingiustizia.
Il problema della predestinazione fu risolto da Lutero mediante una dottrina fondata sulla negazione del libero arbitrio, ma che venne condannata da Papa Leone X.
Secondo Calvino, che porta ai suoi sviluppi logici estremi la dottrina di Lutero e afferma pessimisticamente l'incapacità assoluta dell'uomo a sollevarsi dal peccato, così da contrapporre l'idea di Dio misericordioso a quella dell'uomo corrotto e malvagio, Dio agisce secondo una volontà insondabile, ma esclusiva, onnipotente, incontrastabile: egli predestina l'uomo alla salvezza o alla dannazione, così che per l'uomo la libertà è inesistente e incompatibile. La dottrina cattolica della predestinazione venne definitivamente fissata nel Concilio di Trento con il Decretum de Justificatione (Gennaio 1547)

I MAGGIORI RAPPRESENTANTI DELL'ILLUMINISMO

* Francia: SECONDAT MONTESQUIEU (1689-1755)
VOLTAIRE (1694-1778)
JEAN BAPTISTE D'ALAMBERT (1717-1783)
NICOLA RESTIF DE LA BRETONNE (1734-1806)
IEAN JACQUES ROUSSEAU (1712-1788)
DENIS DIDEROT (1713-1784)
L'OPERA COLLETTIVA ENCYCLOPEDIE (1758)
* Inghilterra: JOHNATHAN SWIFT (1667-1745)
HNRY FIELDING (1707-1754)
LAURENCE STERNE (1713-1768)
JOSEPH ADDISON (1672-1719)
SAMUEL JOHNSON (1709-1784)
* Germania: FRIEDRICH GOTTLIEB KLOPSTOCK
CHRISTOPH  MARTIN WIELAND (1733-1813)
* Italia: CESARE BECCARIA (1738-1794)
FRANCESCO ALGHEROTTI (1712-1764)
ALESSANDRO (1741-1816) E PIETRO VERRI (1728-1797)
PIETRO GIANNONE (1676-1748)
ANTONIO GENOVESI (1713-1749)
FERDINANDO GALIANI (1728-1787)
GAETANO FILANGERI (1752-1788)


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