SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
CARLO QUINTO

L'avventura storica, politica e umana del monarca spagnolo che costruì un impero  
"sul quale non tramontava mai il sole"

(vedi anche in "Storie di Civiltà" - "Carlo V, gli Asburgo di Spagna nel sud Italia"


CARLO QUINTO
IL PIGLIATUTTO


di THOMAS MOLTENI

 

L'amore era una faccenda assolutamente irrilevante nei fidanzamenti e nei matrimoni fra i rampolli delle grandi monarchie e delle grandi famiglie nobiliari dei secoli passati. Il matrimonio veniva considerato una specie di joint venture, ossia una alleanza economico-finanziaria (e militare) costituita dall'unione fra la figlia, o il figlio, di sua maestà Caio e di sua maestà Sempronio. Dall'operazione nasceva un "polo" di potenza superiore a quella delle due monarchie prese singolarmente… e dal momento del fatidico anche i due Stati interessati erano vincolati dal giuramento di essere uniti "nella buona e nella cattiva sorte" (leggasi gravi crisi, guerre, contenziosi territoriali di vario tipo portati da un terzo contro uno dei Paesi "sposi". infatti . 

Così accadde nel 1479 quando ci fu l'unione delle due corone di Spagna, avvenuta nel 1479 a seguito del matrimonio intercorso tra Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, unione che apportò nuova forza e linfa all'interno del fervente cattolicesimo spagnolo. Questo rafforzamento arrivò quasi a dare uno slancio "nazionalistico" alla cosiddetta impresa della "Reconquista"; ovvero l'occupazione territori a sud della penisola ancora nelle mani dei "moriscos" (così gli spagnoli erano soliti definire gli arabi). Infatti, con la caduta di Granada (1492), venne ad esaurirsi la presenza araba nella penisola iberica e nello stesso tempo si sancì l'inizio di una ascesa della potenza spagnola in Europa, che culminò con un periodo di egemonia che si protrasse dalla seconda metà del '500 fino alla prima metà del '600. 

Il 1492 come noto fu determinante per la Spagna non solo in quanto si completò la "Reconquista", ma anche perché la scoperta del "Nuovo Mondo", diede il via ad una enorme campagna di sfruttamento delle ricchezze dei territori del "nuovo impero", certamente basilari per comprendere la rapida ascesa dell'iper-potenza iberica dei decenni seguenti. La figlia di Ferdinando e Isabella, Giovanna di Castiglia e Aragona detta la Pazza andò in sposa a Filippo il Bello d'Asburgo, figlio di Massimiliano I d'Asburgo imperatore del Sacro Romano Impero e di Maria Bianca di Borgogna. Questa unione fu una delle operazioni di politica matrimoniale meglio riuscite della storia: infatti, in questo modo il figlio di Giovanna e di Filippo sarebbe divenuto possessore di un territorio di proporzioni incredibili. In verità, nell'acquisizione di una tale eredità il figlio primogenito di Giovanna e Filippo, Carlo, fu anche molto aiutato dal fato e dalla fortuna.

Infatti, l'unico figlio maschio di Ferdinando e Isabella morì nel 1497 senza prole; poco dopo muore di parto la sorella maggiore andata sposa, in seconde nozze, a Emanuele I del Portogallo (1495-1521) e nel 1500, lo stesso anno in cui nasce Carlo, scomparve suo figlio erede della corona di Castiglia, Aragona e Portogallo. Nel 1504 morì Isabella, provocando una crisi tra Castiglia e Aragona, in seguito alla quale la figlia Giovanna, madre di Carlo, venne proclamata "señora natural proprietaria de estos reinos" (signora naturale proprietaria di questi regni); Giovanna poco dopo venne colpita da follia, mentre suo marito erede di Massimiliano d'Asburgo e padre di Carlo, muore nel 1506. 

CARLO nasce il 24 febbraio del 1500 a Gand, città che gli rimase sempre profondamente nel cuore. Infatti, Gand e più in generale le Fiandre rimasero il luogo in cui si sviluppò il giovane Carlo e il luogo che più di ogni altro lo influenzò sia dal punto di vista culturale che sociale. Certamente fiamminga fu l'educazione impartitagli dalla zia Margherita d'Austria, che si preoccupò di circondare il Principe di una grande atmosfera meditativa, con larga presenza di maestri spirituali e dotti umanisti, di cui era ricca la terra di Fiandra. Accanto alla zia un'altra grande figura influì sull'adolescenza di Carlo, Adriano di Utrecht, futuro papa Adriano VI, che infuse una forte religiosità sul giovane. Questo tipo di formazione profondamente meditativa e contemplativa unita al suo carattere già profondamente introverso (Carlo nacque con il sole splendente nei primi gradi del segno dei Pesci, segno considerato dagli astrologi come profondamente riservato e riflessivo) diede vita ad un personaggio di buon spessore culturale, anche se intriso di un fervente cattolicesimo, quasi mistico-bigotto, che lo portò (in casi di particolare difficoltà) anche a lunghi periodi di abbandono eremitico e di preghiera. 
Durante la sua gioventù Carlo si sentì attratto più dagli esercizi fisici e dagli sport che dai libri e dalle lingue,(conosceva solo il francese, solo alla fine del suo regno cominciò a parlare anche un ottimo spagnolo) si dedicava con impeto e successo all'equitazione e alla caccia.

Eppure anche se amante degli esercizi fisici, era spesso malato, ed in gioventù fu persino epilettico. A sei anni Carlo, dopo la morte di Filippo il Bello, avvenuta il 25 settembre 1506, il 16 novembre diviene erede presuntivo dei beni spagnoli e di quelli asburgici. A sedici anni venne proclamato re di Spagna, succedendo al nonno materno Ferdinando il Cattolico. Tre anni dopo muore anche il nonno paterno, l'imperatore Massimiliano, in conseguenza di ciò Carlo pone la sua candidatura al titolo imperiale, che ottenne(nonostante molte opposizioni) grazie al denaro dei banchieri tedeschi Fugger, già finanziatori di Massimiliano, con il quale compera il voto dei principi elettori. 

I domini di Carlo di Gand (che poi divenne imperatore con il nome di Carlo V) erano, quindi un complesso blocco eterogeneo frutto di quattro eredità distinte: dal nonno paterno Massimiliano I d'Asburgo ereditò i domini aviti degli Asburgo nella Germania sud-orientale, una costellazione di principati e città libere, dall'estensione assai ridotta rispetto all'impero medioevale, dalla nonna paterna Maria Bianca ereditò i territori borgognoni compresi nell'area dei Paesi Bassi, un agglomerato di repubbliche mercantili urbane e di signorie feudali, spesso travagliate da lotte intestine; dalla nonna materna, Isabella, Carlo ottenne la Castiglia e le conquiste castigliane, nell'Africa settentrionale, nell'area caraibica e nell'America centrale; dal nonno materno ereditò l'Aragona e i domini aragonesi d'oltremare e cioè Napoli, la Sicilia e la Sardegna. Carlo erediterà prima i territori delle Fiandre, acquisendo il nome di Carlo di Gand, quindi in seguito ad un lungo e travagliato viaggio (la traversata dai Paesi Bassi alla Spagna, fu segnata da burrasche che non davano tregua) si recò per la prima volte in Spagna per prendere possessione dei suoi domini, senza però essere accolto in maniera entusiastica, ecco come Jonh Elliot ci racconta l'incontro di Carlo con i suoi sudditi ispanici: Il nuovo re, che era allora un giovane goffo e sgraziato, con una mascella insolitamente pronunciata, alla sua prima comparsa in Spagna non fece una buona impressione. A parte il fatto di sembrare un semplice di spirito [frutto della gioventù passata in assoluta spensieratezza dovuta alla sua permanenza tra le genti dei Paesi Bassi di indole gioiosa] , egli aveva l'imperdonabile difetto di non saper parlare castigliano. Inoltre era totalmente all'oscuro delle cose spagnole ed era circondato da uno stuolo di fiamminghi rapaci. Come accenna l'Elliott, l'arrivo della corte fiamminga in Spagna al seguito di Carlo, provocò non pochi problemi. I favoritismi che il re accordò ai suoi fedelissimi, sommate alle ruberie e alle sperequazioni dei fiamminghi irritarono profondamente la suscettibile e orgogliosa nobiltà spagnola, che non sopportò di vedersi soppiantata da uno stuolo di stranieri.

Tutto ciò portò in seguito a quello che diverrà il primo grave problema da affrontare per Carlo: la rivolta dei comuneros (gli abitanti dei comuni). Anche per Elliott infatti, "la scintilla per lo scoppio della rivolta fu l'odio furente per gli stranieri e per un governo straniero che prosciugava il Paese della sua ricchezza". Per Guido Gerosa l'odio spagnolo verso il nuovo imperatore venne dato soprattutto dal fatto che il re "non teneva alcun conto della personalità e degli usi degli orgogliosi spagnoli... spagnoli che quindi continuavano a considerare l'imperatore come un oppressore straniero". La rivolta dei comuneros fu una voluta in gran parte dalla nobiltà spagnola che facendo leva sulla presenza di un governo straniero giudicato oppressivo, e accusandolo di tiranneggiare la Spagna, incitò alla ribellione gli strati più poveri della popolazione castigliana. La rivolta scoppiò nel 1520, (in seguito ad una richiesta di denaro fatta da Carlo alle Cortes [corti] castigliane, per potersi recare in Germania) si affermò soprattutto nelle città della Castiglia e non nelle campagne (in particolare Valencia, Toledo e Salamanca) fu certamente cruenta e in alcuni casi, i rivoltosi arrivarono a cacciare i residenti regi di alcune città.

La svolta si ebbe nella primavera del 1521, quando il movimento anti-fiammingo e anti-regio, si trasformò in un movimento anti-aristocratico, andando quindi a perdere il supporto determinante e decisivo della nobiltà, che di contro si andò a schierare tra le file regie ponendo termine ad ogni velleità di successo dei rivoltosi. Anche se questo successo di Carlo, non fu determinante nella conquista della fiducia della nobiltà castigliana, fu certamente fondamentale nel rafforzamento della posizione dell'imperatore in Castiglia. Due anni dopo l'arrivo di Carlo in Spagna, in seguito alla morte del nonno dell'imperatore Massimiliano I, il 28 giugno 1519, fu proclamato imperatore del Sacro Romano Impero (si calcola che per ottenere la carica imperiale Carlo avesse sborsato qualcosa come un milione di fiorini d'oro, tutto denaro fornitogli dai banchieri Fugger, che si ripagarono con il favore imperiale e con vasti possedimenti). Per tutta la durata del suo regno, Carlo considerò fondamentale il tentativo di unificazione politico-religioso del suo impero, sentendosi signore politico e morale dell'intero mondo cristiano. 

Dal punto di vista politico, cercò di dotare il suo impero di una struttura burocratica che, per quanto essenzialmente supernazionale, come affermò Brandi, "condusse i suoi Stati ad una più elevata idea dello Stato", infatti può essere considerato colui che dette il reale avvio alla fondazione dello Stato nazionale spagnolo, portando avanti ciò che Ferdinando e Isabella avevano appena iniziato, ed in fine creando il primo vero impero coloniale moderno. Infatti, mentre nei primi anni dell'impero il suo cancelliere Mercurino Arborio da Gattinara (1465-1530) progettò un'amministrazione unitaria e addirittura un unico sistema monetario, Carlo si rese conto che occorreva lasciare ai singoli Stati i loro ordinamenti, per non lenire la loro autonomia, andando a provocare attriti e risentimenti nelle sue province.

Preferì perciò governare attraverso i consigli territoriali, che facevano capo ai suoi più stretti collaboratori, in particolare ai due segretari di Stato, competenti, l'uno per gli affari spagnoli (comprese Italia e America) e l'altro per gli affari borgognoni (compresa la Germania). Lo stesso Mercurino da Gattinara ebbe secondo Guido Gerosa un'enorme importanza ideologica nella storia dell'imperatore; fu lui che gli inculcò l'ideale di un impero universale cristiano, ideale medioevale che giungeva direttamente da Carlo Magno, Carlo si innamorò subito di questa idea e la visse con un senso vivo e profondo di fede. Durante il suo regno Carlo V, ebbe tre grandi ostacoli da affrontare; ostacoli che uniti insieme potrebbero certamente sembrare insormontabili: - la Francia, il più grande Stato europeo del tempo (sia per risorse umane, economiche che per compattezza politica) era un Paese che poteva aspirare all'egemonia europea e in ogni caso, capace di poter contrastare efficacemente ogni tentativo imperialistico da parte di potenze rivali; - negli stessi anni in cui Carlo veniva investito di tutti i suoi poteri, nei domini della Germania, scoppiò un sommovimento politico e sociale che traeva forza e omogeneità da una nuova confessione religiosa. E proprio quando Carlo stava tentando di restaurare la politica di un impero cristiano, questo movimento andava a ledere l'unità religiosa europea, fondamentale per il nuovo imperatore.

Fu, infatti nel 1517 (nello stesso anno in cui Carlo si stava recando in Spagna per prendere possesso dei propri territori) che a Wittenberg, il teologo e monaco agostiniano Martin Lutero (1483-1546), secondo l'uso accademico dell'epoca, il 31 ottobre affisse alle porte della cattedrale un suo scritto contro la vendita delle indulgenze (95 tesi), invitando chiunque fosse interessato alle questioni in esse contenute a discuterle pubblicamente. All'interno del conflitto portato avanti dall'imperatore contro i protestanti non si deve però dimenticare che all'inizio del suo regno Carlo di Gand aveva manifestato ammirazione e considerazione per il pensiero e la persona di Erasmo da Rotterdam. L'avvicinamento dell'imperatore ad Erasmo, certamente spiega la preminenza intellettuale che questi esercitava sull'Europa del primo Cinquecento, e spiega la facilità con cui le idee erasmiane si diffusero, e tutto ciò facilitò, sia pure indirettamente, la penetrazione delle tendenze riformatrici; - contemporaneamente l'impero Ottomano, che da tempo stava espandendosi nei Balcani e nel Mediterraneo, minacciava e danneggiava i traffici e i commerci cristiani, mettendo inoltre in pericolo alcune zone dominate dallo stesso imperatore (ad esempio l'Italia Meridionale).

Nel 1521, scoppierà il primo dei quattro conflitti che opporranno per più di un ventennio Carlo V al re francese Francesco I. La posta in gioco, durante questi conflitti era un territorio limitatamente piccolo ma con un enorme importanza strategica, in particolare per Carlo: il ducato di Milano. Il ducato sforzesco, infatti fungeva da importante cerniera tra i territori ispanici quelli dell'impero, assicurando inoltre un maggior controllo dei domini di Carlo nel sud Italia, in seguito, sul finire del Cinquecento, con lo scoppio della guerra degli Ottant'anni tra Spagna e Province Unite, Milano divenne basilare anche nell'invio degli uomini e delle attrezzature nelle Fiandre,( tra cui si misero in luce gli armaiuoli milanesi Missaglia e Negroli) venendo per questo denominata dallo studioso spagnolo Ribot Garcia Luis "piazza d'armi dell'esercito spagnolo". 

Francesco I il 13 settembre 1515 a Marignano (oggi Melegnano) aveva sconfitto l'esercito sforzesco (formato da ventimila mercenari Svizzeri) e conquistato l'ambito territorio. Nel 1521, Francesco dichiarò guerra all'impero, invase la Navarra spagnola e quindi inviò le truppe in Lussemburgo Carlo, reagì; conquistò Milano e la riconsegnò nelle mani degli Sforza, conferendo loro l'investitura imperiale. Quindi i francesi passarono al contrattacco, ma vennero pesantemente sconfitti alla Bicocca (1522) e a Pavia (1525) soprattutto a causa della potentissima fanteria spagnola; largamente armata di archibugio, (fatto che conferiva una enorme superiorità alle truppe ispaniche). La battaglia di Pavia, fu un terribile massacro, inconsueto per le battaglie dell'epoca, che solitamente si concludevano con molti duelli e pochi morti. A Pavia invece si creò subito un carnaio.

Francesco si battè come un leone ed ebbe il suo cavallo ucciso sotto di sè, e probabilmente sarebbe stato ucciso lui stesso se non lo avessero riconosciuto per la bardatura e la ricchezza della sua corazza. Il comandante Antonio de Leyva lo fece circondare e lo dichiarò prigioniero "Maestà, vi siete battuto con coraggio ed eroismo. Ora consegnatemi la spada". Sul campo di battaglia quella notte rimasero diecimila i morti. La metà della miglior nobiltà guerriera di Francia era stata uccisa o fatta prigioniera. Francesco venne fatto prigioniero e venne rinchiuso nel piccolo castello di Pizzighettone sull'Adda, prima di essere condotto in Spagna, dove fu costretto ad accettare il trattato di Madrid del 14 gennaio 1526. 

Con questo trattato, Francesco rinunciò ad ogni pretesa sull'Italia e restituì a Carlo la Borgogna e i domini connessi, (rinunciando inoltre ai diritti sulla Fiandra e l'Artois) che lo stesso Francesco aveva occupato nel corso della guerra. Per riacquisire la libertà inoltre Francesco fu costretto a lasciare in ostaggio i suoi figli a Carlo, ed anche per questo oltraggio, Francesco tornato in patria giurò vendetta all'imperatore e cominciò ad organizzare subito una nuova offensiva. Cercò alleati ovunque, raccogliendo tutti coloro che temevano lo strapotere di Carlo in una lega denominata lega di Cognac (1526), di cui fecero parte: l'Inghilterra, Firenze, Venezia oltre a due ex-alleati di Carlo, il duca di Milano e il papa Clemente VII. L'imperatore reagì con durezza distruggendo facilmente l'esercito della lega e saccheggiando Roma barbaramente (1527) episodio che rimarrà indelebile nella memoria collettiva dell'epoca e che susciterà clamore nella cristianità. Ottomila mercenari Bavaresi, Svevi e Tirolesi arrabbiati ed esasperati dalla fame e dal ritardo nel pagamento dei loro stipendi, tutti ottimi combattenti e luterani, che quindi vedevano il Papa come l'anticristo e Roma come la Babilonia corruttrice, videro balenarsi agli occhi, prospettata dal loro comandante Carlo di Borbone, la possibilità delle immense ricchezze che potevano venire dal saccheggio di Roma.

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