SCHEDA
  BIOGRAFICA 

MARGARET THATCHER 


.

LA DAMA DI FERRO

Un solo credo:
“Mettere in discussione l’indiscutibile”

di Giacomo Franciosi

 

Margaret Thatcher è per molti un mito, per tanti un esempio, per altri un odiosa esperienza, per tutti è la Lady di Ferro, è la prima donna Primo Ministro in Inghilterra (e non solo), è il Primo Ministro che ha vinto ben tre elezioni consecutive (1979, 1983,1987), (Blair ha da poco eguagliato questo illustre primato) è stata il primo vero grande scossone liberale nella vecchia e cara Europa, la storia volle lei a Downing Street e contemporaneamente Ronald Reagan alla Casa Bianca, in un formidabile asse liberale.

Margaret Hilda Roberts (cosi’ da nubile) nasce il 13 ottobre del 1925 a Grantham (Lincolnshire) figlia di un droghiere e di una sarta, consegue la laurea in chimica ad Oxford, ed esercita nel campo della ricerca dal 1947 al 1951, nel 1953 implementa i suoi studi divenendo avvocato fiscalista.

La sua trafila nella destra britannica, nel partito conservatore gli storici Tory, nel 1959 la vede eletta alla camera dei comuni di Westminster per Finchley distretto a nord di Londra, protagonista tesa a scalare le gerarchie del partito negli anni dell’opposizione dal 1964 al 1970 (governo Laburista con Wilson Premier), nel 1970 sale agli onori della opinione pubblica divenendo ministro per l’istruzione nel governo conservatore di Healt, ruolo che gli vale l’appellativo non certo lusinghiero di ladra di latte (Milk snatcher) in virtù dei tagli alle razioni di latte per le scuole materne.

Dal 1974 al 1979 in Gran Bretagna sono nuovamente i laburisti con Wilson prima e Callaghan poi a risiedere al n.10 di Downing Street, sono anni di recessione economica, di sindacalismo feroce, di malessere sociale, inflazione stabilmente a doppia cifra, disoccupazione alle stelle, nel 1976 il paese vive una sorta di bancarotta virtuale, un collasso nel valore della sterlina conduce il governo a richiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale a fronte di pesanti garanzie.

Nel contempo nel 1975 Margaret sale alla segreteria del partito conservatore, divenendo leader dell’opposizione alla camera dei comuni, e conseguentemente candidato Primo Ministro alle politiche del maggio 1979.

Inverno 78-79, cumuli di immondizia straripano per strada, elettricità razionata tre giorni a settimana, settimana lavorativa ridotta a tre giorni, Inghilterra debitrice dell’International Monetary Fund, gli inglesi sembrano rassegnati a restare "l’uomo malato d’Europa“.

Giugno 1979, Margaret Thatcher, vince le elezioni con uno scarto di 43 seggi e dichiara ecumenica: "Dove regna discordia, mi si lasci portare armonia, dove regna disperazione, mi si lasci portare speranza.“
I primi 3 anni sono disastrosi il prodotto interno lordo inglese crolla dell’11%, il paese è ancora annichilito, socialmente in conflitto, ma nell’aprile del 1982 accade l’impensabile, quando un distaccamento militare argentino atterra sulle isole Falkland, sgominando facilmente la simbolica presenza dei 16 Royal Marines, incaricati di difendere uno dei relitti dell’impero coloniale del regno.

Questa guerra mai-dichiarata durò 72 giorni e causò circa 1000 morti (236 inglesi e 655 argentini), molti dei quali innocenti coscritti gettati in mezzo alla battaglia dalla junta argentina. La guerra ha avuto un costo di almeno 2 miliardi di dollari. Da un punto di vista politico, questa stessa guerra andò a sostegno della rielezione di Margaret Thatcher e affossò quella di Leopoldo Galtieri, che fu successivamente costretto a dimettersi , un primo passo sulla strada del ripristino della democrazia in Argentina.
Margareth Thatcher, ricorda nelle proprie memorie: "Chi si trova in guerra, non si può far distrarre da complicazioni diplomatiche, deve superarle con ferrea volontà.“ Attribuendosi così il successo sulle pastoie burocratiche che il foreign office, molto più cauto di lei, continuamente le procurava.

Alle politiche del 1983 sull’onda del successo Falkland che fomentò l’orgoglio nazionale britannico, vinse per la seconda volta trionfalmente le elezioni. Il 12 ottobre 1984 L'IRA fa esplodere una bomba nel Grand Hotel di Brighton, in Inghilterra, in cui è in corso il congresso del Partito Conservatore. L'attentato, che costa la vita a cinque persone, manca il suo obbiettivo: Margaret Thatcher, la quale a poche ore dal drammatico evento non rinuncia dimostrando tutta la sua grinta, il suo nerbo (non a casa il soprannome Lady di ferro) a prendere la parola allo stesso congresso.

Il suo secondo mandato spinge sull’accelleratore per le riforme,dando vita a una delle più importanti svolte nella storia economica dell'Occidente: quella della vittoria del privato sul pubblico, dell'individualismo sul pansindacalismo, della meritocrazia sull'egualitarismo. Quando iniziò la sua opera, era sola contro tutti.
Avviò un processo di privatizzazioni, poi imitato in tutto il mondo, e per ciò venne indicata al generale ludibrio dalla dominante cultura di sinistra.
Combattè la sua storica battaglia contro il sindacato dei minatori per ridimensionare lo strapotere delle Trade Unions, e per ciò venne vilipesa come la nemica numero uno delle classi lavoratrici.
Quando decise di vendere tutte le case di proprietà pubblica ai rispettivi inquilini, fu denunciata perché dilapidava il patrimonio nazionale.

In un periodo storico dove vigeva uno statalismo dilagante, il suo assunto che le funzioni dello Stato in una moderna società democratica e liberale devono essere drasticamente ridotte, viene oggi ripetuto quasi pappagallescamente da pressochè tutti i governi.
Il suo successo è indicato del resto anche dalla diffusione del termine “thatcherismo” per indicare la strada del liberismo .
Risvegliò nei suoi concittadini il loro senso alla responsabilità individuale, mettendo fine alle stravaganze di uno stato assistenziale che, quando nacque, aveva preso l'impegno di assistere tutti “dalla culla alla tomba”.

Il suo primo grande scontro fu con i sindacati, allora legati a doppio filo al partito laburista, custodi implacabili quanto ottusi di anacronistici privilegi e principali responsabili del declino industriale della Gran Bretagna. Scioperare era la regola, più o meno come lo era in quell'epoca in Italia: si scioperava per la paga, per l'orario, per solidarietà con altre categorie, per risolvere contrasti tra una Union e l'altra: negli anni Sessanta, per esempio, tutti i cantieri navali rimasero fermi per settimane a causa di uno scontro tra fabbri e falegnami su chi doveva fare i buchi per le viti che univano le parti metalliche delle navi a quelle di legno.

Margaret Thatcher mise fine a tutto questo con una legge che dichiarava lo sciopero illegale se non veniva previamente approvato a voto segreto dalla maggioranza dei lavoratori e rendeva i capi sindacali civilmente responsabili dei danni provocati da agitazioni non conformi alle regole.
Ma, soprattutto, mostrò la sua determinazione nella vertenza per la chiusura delle miniere di carbone che ormai da moltissimo tempo operavano in perdita e, da grande risorsa quale erano state fino al 1950, si erano trasformate in una palla al piede dell'economia.
Il leader del sindacato dei minatori Arthur Scargill, demagogo marxista vecchio stile, saltò sulle barricate e proclamò che mai e poi mai avrebbe tollerato un simile sopruso in nome del mercato. La lotta fu senza esclusione di colpi, con il governo che impose per oltre un anno severe restrizioni al consumo di carbone a tutta la nazione e il sindacato che non esitò (anche se la cosa si seppe molto dopo) a farsi finanziare dalla Libia per poter continuare a pagare un sussidio agli scioperanti.

Perfino nel partito conservatore ci fu chi espresse una certa simpatia per i minatori. Ma Maggie sapeva che su quello sciopero si giocava tutto, e fu inflessibile: alla fine gli scioperanti, regione dopo regione, cedettero, e la regola che lo Stato non era più disponibile a sussidiare aziende non suscettibili di risanamento fu affermata una volta per sempre. Da allora, non solo il potere delle Trade Unions nelle imprese è stato tagliato, ma le nuove generazioni di lavoratori hanno cominciato a rendersi conto che con il sindacato si perdeva, e nella loro stragrande maggioranza hanno cessato di iscriversi, celebri quanto drammatiche gli scontri tra la polizia a cavallo e i minatori.

Una volta riformate le relazioni industriali, con un notevole rafforzamento del management nei confronti della base, la Thatcher avviò, con la vendita di British Telecom nel 1994, il primo grande programma europeo di privatizzazioni. Alla British Telecom seguirono in rapida successione British Gas, British Airways, la Jaguar, la Rover e buona parte delle aziende di pubblico servizio, comprese alcune ferrovie (ma non le poste, che nel Regno Unito funzionano benissimo e fanno perfino un consistente utile). Il risultati che ne seguirono furono: una consistente riduzione del debito pubblico, restituire efficienza e competitività a imprese che rappresentavano più del dieci per cento del PIL, davano lavoro a un milione e mezzo di persone e dominavano i settori vitali dei trasporti, dell'energia, delle comunicazioni, dell'acciaio e della cantieristica navale.
Prima che arrivasse il ciclone Maggie, in queste imprese si annidavano i germi del parassitismo pubblico, con la sua mancanza di incentivi a lavorare sodo, ad applicare gli ultimi ritrovati tecnologici, insomma ad aumentare la produttività. Oggi British Telecom e British Airways, liberate dalla zavorra di centinaia di dirigenti privi di iniziativa e di decine di migliaia di dipendenti in esubero, sono tra le aziende più efficienti del mondo nei rispettivi settori, diventando addirittura un punto di riferimento per i concorrenti.

Le privatizzazioni non sono state, naturalmente, indolori, e hanno portato con sé problemi legali, di personale e di funzionalità in abbondanza. Si creò una piccola classe di azionisti, il governo spinse verso il mercato mobiliare anche in virtù dei prezzi estremamente competivi da esso fissati. Si capì e in quel senso l’inghilterra si mosse che si era passati ad una economia di servizi, ad un terziario avanzato, il cosiddetto Big Bang della City, cioè la totale liberalizzazione dei mercati finanziari che ha dato a Londra un vantaggio pressoché incolmabile sulle altre piazze. Una consistente riduzione fiscale, fardello insostenibile per famiglie ed imprese, disincentivo agli investimenti, al consumo, al risparmio, da qui un consistente taglio sul modello dell’amico Reagan negli USA.

Certo, la cura Thatcher ha anche il suo rovescio, che i suoi innumerevoli avversari si sono sempre affannati a mettere in luce.
Su alcune sue privatizzazioni non mancò chi tra i suoi stessi compagni di partito definì il tutto come vendita dell’argenteria di famiglia, l’accusa mossa al thatcherismo fu quella di essere indifferente alle disuguaglianze, o addirittura approvarle.

Nel 1987, la Lady di Ferro si impone nuovamente alle elezioni politiche, e segna un record, il terzo mandato per un primo ministro nel XX secolo.

Sono anni dove si parla sempre più intensamente di un Europa unita, forte, la Germania è pronta a riunificarsi, cosa che la Thatcher ha sempre osteggiato, si getta a livello europeo le basi per il trattato di Maastricht che delineerà l’ attuale UE. Il forte euroscetticismo della lady di ferro, gli valse non poche antipatie all’interno del suo stesso partito, il quale negli immediati anni antecedenti l’Europa in teoria sempre più coesa, temeva di cascare in un isolazionismo improduttivo. Ma la situazione nel corso del 1990 si rese insostenibile a causa dell’introduzione di una tassa (la Poll Tax, tributo che un individuo doveva versare indipendentemente dal suo reddito, dai beni posseduti, e dalle tasse pagate) ritenuta iniqua e regressiva che accese focolai di rivolta nelle strade e nelle piazze di tutta la city e non solo, ( a 15 anni di distanza è bene dire che la poll tax riprende il cosiddetto sistema di tassazione della Flat tax in vigore nei paesi ex-comunisti, che li vede protagonisti di una costante e consistente crescita economica.)

Il 22 novembre 1990 accade quello che forse era nell’aria già da un po’, Margaret Thatcher presenziando ad un vertice europeo a Versailles visse le ore più drammatiche della sua carriera politica, il suo destino in seno ai Tory dipendeva da uno scrutinio all’interno del partito stesso, dopo l’insanabile frattura dovuta alle dimissioni del ministro degli esteri Geoffrey Howe come risposta all’intransigenza thatcheriana causa di un completo isolamento del paese nei preliminari della conferenza che sancirà da lì ad un anno il trattato di Maastricht. Fu questa anche l´unica volta nella storia britannica in cui un primo ministro fu costretto a dimettersi a causa d´un semplice insuccesso diplomatico in relazione alla politica europea. E ciò prova quanto grande sia il peso dei rapporti con la Comunità Europea nello Stato celebre per il suo euroscetticismo.

Le immagini della lady di ferro visibilmente commossa e del marito sull’uscio del n.10 di Downing Street, le sue parole di saluto rotte dal pianto, testimoniano la fine di un’era, ben 11 anni che da grande malato qual’era, hanno reso la Gran Bretagna un paese imitato, precursore dei tempi, agile e dinamico, ed hanno consegnato Margaret Thatcher alla storia come uno tra i più grandi statisti del XX secolo.
E come mi capitò di leggere in un bimestrale dedicato interamente alla figura di Ronald Reagan dopo la sua scomparsa, riporto qui di seguito la conclusione di un articolo quanto mai veritiero sulla situazione politica odierna:
"Un Europa sazia e disperata, fiera di un modello sociale insostenibile, rassegnata al declino, renitente e vile, che in maggioranza, nella vicenda irachena ha preferito “battere in ritirata”. Le cancellerie del vecchio continente sono piene di politici accomodanti e rinunciatari.
Ronald Reagan è morto, e Margaret Thatcher “non abita più qui”.

Di Giacomo Franciosi


 

"THANK YOU, MRS THATCHER"

di LUCA MOLINARI

FASI DELL’ALTERNANZA DI GOVERNO NEL PERIODO
1945-1994:

– 1945-1951: i laburisti di Clement Attlee vincono le elezioni battendo, a sorpresa, il vincitore della Seconda Guerra Mondiale, Wiston Churchill, ed attuano una politica di rigore per favorire la ricostruzione post-bellica e la realizzazione di un forte stato sociale;

– 1951-1964: i conservatori tornano al potere (Churchill, Eden, Macmillan e Douglas-Home) ed attuano politiche liberiste, pur non smantellando lo stato sociale voluto dai laburisti. In questi anni, durante il gabinetto Eden, si avrà l’ultimo sussulto colonialista e nazionalista dell’Union Jack, la spedizione anglo-francese a Suez contro Nasser il cui fallimento porrà fine alla carriera politica dell’ex Ministro degli Esteri;

– 1964-1979: tranne che nel quadriennio 1970-1974 (gabinetto Heath) i laburisti sono al governo, prima con Harold Wilson, poi con Callaghan ed attuano una politica di rigore che, coniugata con la politica dei redditi, permise un rilancio, un miglioramento ed un rafforzamento dello stato sociale;
– 1979-1990: con Margaret Thatcher  i conservatori attuano una politica di liberismo selvaggio che non solo ha quasi completamente smantellato lo stato sociale, ma con le privatizzazioni selvagge, soprattutto nel settore minerario, ha duramente lesionato il tessuto sociale ed economico del Paese;

(1) 4 MAGGIO 1979  - Svolta in Inghilterra. Uno spostamento dell'opinione pubblica europea verso posizioni liberalconservatrici. Con il 44% dei voti i conservatori ottengono la maggioranza assoluta con la loro leader MARGARET THATCHER (dal 1975 era a capo del partito che ebbe tra i suoi capi Churchill). E' la prima donna a insediarsi al famoso n.10 di Downing Street. Cinquantaquattrenne, laureata in legge, consulente fiscale alla City, sposata madre di tre figli.

DOPO 11 ANNI

(2) 22 NOVEMBRE 1990 - Oggi, la  premier inglese Margaret Thatcher si è dimessa. 
Con il soprannome di "dama di ferro", convincendo gli inglesi che avrebbe risanato l'economia  disastrata, ha vinto tre elezioni. Ha governato per 11 anni con fermezza. Privatizzato le industrie pubbliche, chiuso le miniere passive, incentivato la libera iniziativa, ridimensionata l'assistenza pubblica, varato riforme fiscali con un liberalismo esasperato,  con tanto decisionismo e una forte opposizione al Welfare State. Famosa anche la sua risolutezza con l'Argentina nella guerra delle Falkland.
Subito diventata un personaggio di prestigio internazionale, alla fine degli anni Ottanta con l'aumento dell'inflazione, della disoccupazione e l'introduzione del balzello (iniquo e regressivo) della poll tax, che ha  provocato dimostrazioni e scontri nel 1990, gli stessi compagni di partito, hanno poi messo in discussione la sua leadership soprattutto a causa della politica di chiusura verso l'Europa. 
Fiutato il  complotto, non ha aspettato il verdetto e ha colto tutti in contropiede, dando le dimissioni con una frase ad effetto "Mi arrendo, ma non mi pento".
Il "Thatcherismo" ha influenzato molto l'Europa (Reagan la lodava e molti europei hanno finito per scimmiottare le sue riforme). Se ha segnato l'inizio o la fine di un'epoca, sarà la storia a giudicare". (dai comunicati stampa)

"THANK YOU, MRS THATCHER"

"Grazie Signora Thatcher". "Grazie per aver ricordato agli uomini la disuguaglianza di classe nel moderno occidente democratico e sviluppato avendo smantellato pezzo per pezzo, bullone per bullone il quasi secolare welfare state di Sua Maestà, lo stato sociale e del benessere in salsa britannica". 
È questo ciò che dicevano gli operai e, soprattutto i minatori, britannici che hanno pagato in prima persona sulla propria pelle i costi del liberismo selvaggio e delle ristrutturazioni del decennio thatcheriano. Operai e minatori che sono stati ben rappresentati dai protagonisti di "Grazie Signora Thatcher", pregevole pellicola di critica al liberismo thatcheriano diretta da Ken Loach datata 1998.
Minatori costretti a difendere (e a perdere) i propri diritti uno dopo l'altro, ma che non perdono la propria dignità. Dignità ribadita a guisa di canto del cigno sulle note dell'Overtoure del Guglielmo Tell nell'ultima uscita pubblica dell'orchestra di una miniera chiusa dalle "ristrutturazioni" del leader conservatore e diretta da un anziano minatore straziato da una malattia professionale, la tisi, che lo costringe ad aiutarsi con l'ossigeno per respirare.

Margaret Thatcher conquista la guida della Gran Bretagna nel 1979 diventando Primo Ministro sconfiggendo i laburisti di John Callaghan nelle elezioni politiche generali di quell'anno che segnano la fine di anni di alternanza tra conservatori e laburisti e l'inizio di una lunga egemonia conservatrice nell'isola.
Non si trattò soltanto di una svolta politica, ma anche sociale ed economica senza precedenti nel secondo dopoguerra europeo. 
La Lady di Ferro, questo era infatti il soprannome del nuovo leader tory, fu l'avanguardia di una rivoluzione (o sarebbe meglio dire controrivoluzione) conservatrice e liberista che investì l'occidente democratico ed industrializzato per tutti gli anni '80 e che solo nella seconda metà del decennio successivo segnerà un'inversione di tendenza.
Le basi dell'azione tatcheriana si basarono essenzialmente su un progressivo ed inarrestabile smantellamento dello stato sociale, proprio di quel welfare state che aveva caratterizzato lo sviluppo sociale ed economico dell'occidente a partire dai primi decenni del XX secolo.

Le ragioni delle imprese e delle dinamiche produttive presero il sopravvento rispetto ai diritti sociali: in nome dell'autodeterminazione dei singoli e della propria autorealizzazione si diede il via ad una spirale di provvedimenti liberisti che portarono alla diminuzione delle soglie di sicurezza sociale. 
Ci sembra lecito poter affermare che a circa quattro decenni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e della nascita delle organizzazioni di pubblica assistenza e previdenza sociale (sanità e pensioni pubbliche) la giustizia sociale non fosse più il tema all'ordine del giorno dell'agenda del dibattito politico inglese.

Partendo dalle teorie politologiche di Olson che accusava lo stato sociale e le assicurazioni sociali (cassa integrazione, sussidi di disoccupazione, altre forme di sussidi, ecc. …) di essere essi stessi fonte di disoccupazione in quanto non stimolavano la gente a sufficienza a impegnarsi nell'autorealizzazione professionale, la Lady di Ferro inizio un rapido e incisivo processo di massicce privatizzazioni e un cruento disboscamento delle reti di assistenza sociale del tradizionale welfare state britannico.

La società fordista fino ad allora esistente prevedeva che l'operaio diventasse esso stesso acquirente dei beni che produceva. 
Si era avuta così una società dei consumi (spesso degenerata in una società consumistica) in cui era necessario assicurare lavoro, sicurezza sociale (sanità, certezza della pensione, possibilità di aiutare la crescita dei figli con servizi e sgravi fiscali) alla maggior parte della classe lavoratrice. 
Operai ed impiegati sicuri della propria posizione sociale e lavorativa e che disponessero di un accettabile portafoglio e disposti, quindi, a spendere, erano la condizione base perché potesse continuare a crescere una società basata sui consumi di massa da parte della massa stessa.

Una società come quella sopra descritta aveva dato origine a una miriade di forme di associazione e di coesione sociale da parte delle classe sociali salariate. 
I lavoratori dipendenti non erano altro che i figli o i nipoti di quei proletari diseredati di Liverpool e di Manchester che tanto avevano impressionato Karl Marx nel XIX secolo. Figli o nipoti che, migliorata la condizione lavorativa ed economica rispetto ai propri padri o nonni si apprestava a godere di tutti i benefici del welfare state.
Si trattava di una società ricca di sindacati, circoli aziendali o di dopolavoro che permettevano di ridimensionare di incanalare tutte le possibili tensioni sociali.
 
La Gran Bretagna del XX secolo era fino ad allora stata una nazione in cui la ridistribuzione della ricchezza aveva permesso al crescita di una casse operai e di lavoratori dipendenti sufficientemente compatta e coordinata che, senza arrivare alle forme di neoconsociativismo e cooperazione scandinave analizzate e descritte da Schumpetter nei suoi studi, aveva permesso di armonizzare e risolvere i conflitti e le tensioni all'interno della classe lavoratrice dipendente.
Le numerose forme di associazionismo possono essere identificate con il termine di "agenzie di socializzazione", elementi molto importanti in grado di coordinare ed ordinare la società in modo da ridurre al minimo le tensioni intestine.
Ogni miniera in Inghilterra aveva la propria banda musicale, ogni fabbrica il proprio circolo sindacale, sportivo e di dopolavoro.
Anche i gruppi di tifosi più o meno organizzati erano fonte di coesione sociale. 
I tifosi del Liverpool, ad esempio, erano in massima parte membri della classe operaia e soprannominati reds non solo per il colore sociale delle maglie dei giocatori, ma anche per una palese affiliazione politica con il Labour Party.

Il thatcherismo trionfante dei primi anni '80 si fa portatore di tutta una serie di politiche pubbliche, volendo ridurre al minimo le voci di spesa del bilancio pubblico e, allo stesso tempo, attuare un deciso cut tax (la Thatcher aveva fatto, infatti, della riduzione del carico fiscale il proprio cavallo di battaglia) finì per ridurre il grado di protezione sociale esistente in Gran Bretagna.

Forte di un'ampia maggioranza alla Camera dei Comuni, che i conservatori controllavano pur non avendo una reale maggioranza nel paese grazie alla legge elettorale maggioritaria uninominale, la signora Primo Ministro procede ad una serie di privatizzazioni che un commentatore come lo storico Hobsbawm definì "selvagge" e alla chiusura i tutta una serie di miniere e industrie ritenute non più sufficientemente produttive.
La prima conseguenza di questi provvedimenti fu un aumento esponenziale della disoccupazione, soprattutto fra i più giovani e i meno abbienti.
L'uscita dai posti tradizionali di lavoro, che per usare un eufemismo potremmo definire forzata, ma che in realtà fu una vera e propria cacciata, escluse tutti i disoccupati dalle tradizionali sedi di ritrovo (sindacati, leghe operaie, circoli del dopolavoro, ecc. …). 

Sicuramente queste dinamiche furono assai gradite alla nuova dirigenza conservatrice che vedeva così drasticamente minata la forza delle Trade Unions e del Labour Party, organizzazioni forti al limite dell'egemonia nelle suddette organizzazioni.
Ma l'elemento che più ci interessa di questi fenomeni è che entrarono in crisi, così, tutte le principali agenzie di organizzazioni britanniche. Prima conseguenza di ciò fu una crisi di coscienza degli esclusi che finirono così per essere facilmente adescabili e inseribili in dinamiche di emarginizzazione.

Le periferie londinesi, città operaie come Manchester e Liverpool, le campagne del Galles erano state caratterizzate per quasi un secolo dalle sedi di associazioni politiche, culturali e sportive che avevano unito e fatto crescere aderenti e popolazione. Ogni città e ogni borgo aveva il proprio circolo operaio, ogni miniera la propria banda musicale, orgoglio dei minatori e della città intera. 
Erano state queste agenzie di socializzazione che avevano permesso una crescita sufficientemente armoniosa (o per lo meno il più armoniosa possibile) e garantito un controllo democratico e capillare del territorio in grado, anche di contenere fenomeni di microcriminalità. 
La loro crisi, oltre che cambiare lo stesso aspetto geografico delle periferie e di località come le già citate Liverpool e Manchester che vissero in condizioni di degrado, consegnava migliaia e migliaia di persone alla disperazione ed all'incertezza. 
Persone allo sbando su cui cominciarono a far presa idee anche pericolosamente razziste e xenofobe.

Come ha ben osservato il filosofo Norberto Bobbio, una società tendenzialmente atomizzata ed individualista è più preda di fobie collettive isteriche e non sempre veritiere.
Un aumento della criminalità e del degrado fu favorito dalla crisi di forme associativa territoriali e tradizionali.
La mancanza della sicurezza del posto di lavoro tipico della società di precari ed interinali che si stava profilando all'orizzonte, non solo corse il rischio di dare il via ad uno scontro tra generazioni falsamente mascherato da competizione, ma fece sì che la crescente popolazione immigrata extracomunitaria venisse vista come pericolosa concorrenza da parte dei disoccupati autoctoni che si vedevano pericolosamente insidiati dagli stranieri pronti a lavorare per stipendi di minore entità, al limite dello sfruttamento.

Il partito di estrema destra razzista inglese (British Party) e altri gruppi xenofobi (naziskin, ecc. …) trovarono fertile terreno di crescita e di reclutamento proprio tra gli esclusi.
Gli studi u questi fenomeni condotti dal Professor Piero Ignazi dimostrano come i maggiori consensi per i partiti fascisti e razzisti in Gran Bretagna (ma anche in altre realtà europee continentali interessate da fenomeni e dinamiche simili) non venivano raccolti nei quartieri e nelle realtà già urbanizzate ed abitate da decenni da stranieri, ma in quelle dove si temeva l'arrivo di questi nuovi cittadini visti come pericolosi competitor.

Il razzismo dell'ultra destra conservatrice (interna ed esterna al Conservative Party) degli anni '60 e '70 che aveva avuto in Powell il proprio campione e che si può ben esemplificare in questa sede con la maschera dell'anziano razzista descritto nel film East is east, si basava sulla difesa acritica e moralistica della superiorità delle tradizioni inglesi con accenni che potremmo ricondurre al "fardello dell'uomo bianco" di Kipling.

I fenomeni razzistici e neonazisti degli anni '80 più gravi e più pericolosi (e quindi più condannabili) dei precedenti furono invece inquadrabili in una disperata lotta fra poveri, tra nuovi e vecchi disoccupati, tutti figli del liberismo selvaggio e delle privatizzazioni altrettanto selvagge realizzate dai governi conservatori di Margaret Theatcher.

Se la Francia rivoluzionaria, dalla Rivoluzione del 1789 alla Presidenza Mitterand passando per il fronte Popolare del 1929, aveva, per usare un'espressione di J. P. Sartre, "condannato gli uomini ad essere liberi"  a noi sembra lecito poter dire che l'Inghilterra di Margaret Thatcher ha dannato gli uomini alla precarietà facendo della diseguaglianza sociale la propria bandiera,
 la propria unica ragione d'essere. 

Una pietra miliare moderna
e quindi a futura memoria....diciamo come gli operai inglesi .....
"THANK YOU, MRS THATCHER"

LUCA MOLINARI


27 NOVEMBRE 1990 - Il nuovo leader dei conservatori (che hanno esautorato loro stessi la "dama di ferro") è stato nominato oggi primo ministro del Regno Unito. E' JOHN MAJOR di 47 anni (il più giovane del secolo) ex ministro delle Finanze .

21 LUGLIO  1994 - Un'altra svolta in Inghilterra; "anti-thcheriana ma non troppo". L'inquilino del n.10 di  Downing Street  è Tony Blair, il nuovo leader del Partito laburista.


     ALLA PAGINA PRECEDENTE

TORNA A CRONOLOGIA