Finita la Grande Guerra tutto cambia, la vita anticipa i tempi, il vento del nuovo passa
ovunque, dai dancing ai laboratori scientifici.
E il TANGO, ballo erotico, cambia il comune senso del pudore


GLI INDIMENTICABILI
ANNI VENTI:
A RITMO DI JAZZ 
IL MONDO
ENTRA NELL'ERA MODERNA

di PAOLA MOCCHI

La prima guerra mondiale è finita. Si contano circa 8.500.000 morti tra tutti gli eserciti, 
oltre a più di 20.000.000 di feriti gravi, mutilati ed invalidi. 

Un'intera generazione, quella dei nati nell'ultimo ventennio del XIX secolo, è stata decimata. Ma le conseguenze del primo conflitto mondiale non si limitano alla disastrosa ecatombe. Più di 65 milioni di uomini sono stati strappati alle loro attività e obbligati a vivere un'esperienza devastante. Ridotti a poco più di un numero all'interno di eserciti indistinti, hanno dovuto imbracciare le armi e obbedire ad ordini che neanche comprendevano, o comandare e dirigere altri uomini, divenendo spesso responsabili della loro vita. 

La morte violenta, dopo mesi e mesi passati in trincea, non rappresentava più un dramma. Tornati alla vita civile, devono prendere atto di un mondo completamente cambiato. Il loro lavoro nei campi, nelle fabbriche, negli uffici è stato portato avanti perlopiù dalle donne che, investite di una nuova maggiore responsabilità, hanno maturato la consapevolezza della loro utilità e del loro valore, ritagliandosi un margine sempre più ampio di indipendenza da mariti, padri e fratelli. L'assenza prolungata dal nucleo familiare dei capifamiglia ha creato uno sfaldamento della struttura patriarcale e ne ha messo in crisi l'importanza e i valori. E così pure il brusco distacco e allontanamento di molti giovani dalle proprie famiglie di provenienza, ha sviluppato una mentalità di indipendenza dei figli rispetto ai padri. C'è minor rispetto delle tradizioni e per le gerarchie consolidate. I giovani cercano nuove occasioni per divertirsi e i lavoratori chiedono maggior disponibilità di tempo libero. 

L'entusiasmo per la fine della guerra è incontenibile. Se oggi, ottant'anni dopo, gli anni venti vengono considerati un breve periodo di transizione in cui i sistemi totalitari muovevano i primi passi e preparavano la rovina dell'Europa, per la gente di quel tempo la fine della guerra ha rappresentato la fine di un incubo e insieme un punto di svolta epocale, l'affrancamento da antichi schemi per la liberazione dell'individuo. Negli anni che vanno dal 1919 al 1929 i risultati della rivoluzione della scienza applicata, cominciata negli ultimi decenni dell'800, fanno sentire i propri effetti sulla vita quotidiana, sulla salute e sullo sviluppo dei mezzi bellici.

Uno degli eventi più importanti è il boom dei mezzi di comunicazione di massa, cioè l'affermazione del cinema, di cui parleremo in seguito, e della radio. La radio diventa uno strumento per diffondere i programmi destinati ad un pubblico fornito di apparecchi riceventi. I primi programmi vengono trasmessi dagli Stati Uniti e sono organizzati da compagnie private. Di riflesso la radio si diffonde immediatamente nei maggiori paesi europei ad opera di enti che lavorano sotto il controllo statale e impongono all'utente un canone di abbonamento, come, in Inghilterra, la BBC (British Broadcasting Corporation). Le vendite di apparecchi radiofonici si impennano incredibilmente; infatti le radio hanno prezzi relativamente bassi così da diventare un mezzo di divertimento anche per le classi popolari che non possono accedere a forme di svago più costose. 

Le prime radio, ingombranti e solitamente incastrate in un mobile, diventano il fulcro della vita domestica, irradiano notiziari radiofonici ad ogni ora del giorno, oltre a sceneggiati a puntate e spettacoli con ospiti celebri, senza richiedere un particolare sforzo di attenzione o spese supplementari. L'aeronautica fa passi da gigante: l'aereo si fa più sicuro e i voli, più confortevoli, lasciano spazio anche al lusso.
Nel 1927 Charles Lindbergh, su un piccolo aereo, compie la prima traversata dell'Atlantico senza scali, da New York a Parigi, in 33 ore e 30 minuti: al momento dell'atterraggio in Francia, una folla numerosa, stupita ed entusiasta, lo accoglie acclamandolo. Sempre nel '27 lo statunitense O'Neill brevetta un nastro di carta sul quale ha fatto essiccare un liquido contenente particelle magnetiche: nasce il nastro magnetico per la registrazione. Einstein e Bhor ricevono il premio Nobel per i loro studi sull'atomo e Alexander Fleming, nel 1929, studiando l'azione di una muffa su una colonia di staffilococchi, scopre la penicillina.

Il tenore di vita in Europa cresce leggermente anche se in modo instabile e non omogeneo e lasciando intere fasce di popolazione nell'indigenza, ma è sufficiente per esaltare gli animi: molti degli appartamenti privati dei più ricchi si popolano di tutta una serie di oggetti come l'aspirapolvere, il tritarifiuti, la macchina da scrivere portatile, il frigorifero e il telefono comincia a soppiantare la corrispondenza scritta. 

Chi traina in questa corsa frenetica verso tutto ciò che è moderno, sono gli Stati Uniti che, dopo un biennio di crisi economica sul finire della guerra, entrano in un periodo di grande prosperità. La loro produttività sale alle stelle, la capacità di investire ed esportare lancia l'America alla conquista di tutti i mercati mondiali. Alla fine degli anni '20 un americano su cinque possiede un'automobile. L'opulenza americana si manifesta in ogni campo ed ogni suo prodotto viene comprato all'estero: la musica, i balli, il cinema, i grattacieli, il chewing-gum, il "Saturday Evening Post". L'Europa guarda all'America e s'abbaglia, ma non si abbandona alla propria miseria, che pure è tanta. Insegue il sogno americano e ne riproduce più che può i suoi modelli, valori e disvalori. Mosca, Berlino, Parigi, si trasformano in capitali del lusso, del divertimento sfrenato, della bella vita e della cultura. I dancing si riempiono di giovanotti e signorine che fino a notte inoltrata si scatenano in balli di ogni tipo, meglio se provocatori e scandalosi, come il tango che consente un gratificante contatto e sfregamento di corpi, o il charleston che ostenta insistentemente le gambe nude delle ballerine.

Anche il fox-trot è in voga, insieme al leggendario jazz ereditato dagli Stati Uniti che esporta in tutto il mondo il mito di Duke Ellington, che si esibisce nel celebre Kentucky Club di Broadway, a New York, e la indimenticabile voce di Bessie Smith. I night sono affollati di donne sole che, fumando, adagiate sui banconi del bar, ostentano, maliarde, il loro abbigliamento maschile, i capelli corti, con la nuca rasata e le calze nuove. Girando per la città di notte, soprattutto a Berlino, e seguendo le indicazioni delle insegne luminose, è possibile scegliere svariati tipi di divertimento. Si può, ad esempio, assistere ad uno spettacolo erotico dal vivo dove non è difficile incontrare qualche artista di fama che approfitta della serata per tappezzare le pareti del locale con le proprie creazioni, tra scrittori e prostitute, viveur e giornalisti. 

Altra forma di intrattenimento che conosce un notevole sviluppo in questo periodo, è il cabaret che si diffonde in particolar modo nei paesi di lingua tedesca dove si innesta sulla preesistente abitudine di tenere riunioni conviviali di letterati e artisti. Lo spettacolo di cabaret si tiene in modesti locali in cui vi è un piccolo palco attorniato da un esiguo numero di affezionati spettatori con cui gli attori riescono ad instaurare un diretto e personale rapporto; è la sede congeniale ad un repertorio di canzoni, sketch, monologhi che rifiutano, per il loro contenuto anticonformista e la quasi totale assenza di censura, il grande pubblico. Frequentare i locali alla moda non è solo un'attività notturna. Anche di giorno, all'interno dei caffè, si sviluppa un'intensa vita intellettuale e artistica: le Dôme, La Rotonde, La Coupole, sono alcuni tra i più famosi locali a Montparnasse, sulla riva sinistra della Senna, a Parigi, dove si ritrova la bohème. Si discute appassionatamente, per ore e ore ai tavolini, di filosofia di politica, di arte e letteratura, si lanciano invettive, accuse, si propongono nuovi argomenti e provocazioni.

Molti tra gli artisti e intellettuali di questo periodo hanno maturato la maggior parte delle loro produzioni proprio qui; le riviste, i giornali i teatri e i cabaret fanno poi circolare le idee e le opere, stimolando la discussione e suscitando nuovi, animati, confronti. Pablo Picasso, Salvator Dalì, Vasilij Kandinskij, Marc Chagall, André Masson, sono alcuni tra gli assidui frequentatori di caffè parigini: qualcuno, ancora sconosciuto e povero, vive nei dintorni di Montparnasse, come Ernest Hemingway, arrivato dall'America in cerca di maggior libertà intellettuale; altri già famosi e ricchi, occupano le abitazioni più lussuose sulla riva destra della Senna: è il caso di Scott Fitzgerald, che ha appena pubblicato l'applauditissimo Il grande Gatsby e che approda in Europa per sfuggire all'ondata di puritanesimo che ha investito gli Stati Uniti: morirà alcolizzato e dimenticato da tutti. 

Non mancano le donne. Sylvia Beach ha aperto la libreria-biblioteca in rue de l'Odeon e fa pubblicare a sue spese l'Ulisse di James Joyce; Gertrude Stein, americana, apre il salotto di casa sua a giovani pittori e intellettuali e colleziona opere di Picasso e dei cubisti. Sempre a Parigi, in un caffè nei pressi dell'Opera e della place Blanche, si ritrovano alcuni artisti molto particolari. Si tratta di Andrè Breton, Louis Aragon, Paul Eluard, Soupault ed altri, che passeranno alla storia come i maggiori esponenti del surrealismo.

"Niente più pittori, né letterati, né musicisti, né scultori, né religioni, né repubblicani, né realisti, né imperialisti, né anarchici, né socialisti, né bolscevichi, né politici, né proletari, né democratici, né borghesi, né aristocratici, né eserciti, né polizia, né patrie, insomma basta con tutte queste imbecillaggini, più niente, più niente, più NIENTE NIENTE NIENTE NIENTE!", gridano arrabbiati i surrealisti. Si scagliano aggressivamente contro la morale e i suoi valori, contro le regole stabilite, contro lo Stato e le sue istituzioni; rifiutano di inserirsi in una determinata tradizione storica e disturbano con ogni mezzo ogni manifestazione di conformismo. Marcel Duchamp disegna la Gioconda di Leonardo con baffi e pizzetto, dopo che, qualche anno prima, aveva esposto a New York un orinatoio battezzato Fountain, e Francis Picabia afferma serio: "Se leggerete André Gide ad alta voce per dieci minuti, vi puzzerà il fiato". Breton si reca tutte le domeniche al mercato delle pulci di Saint-Ouen, per scoprire oggetti strani, bizzarri, fonte di ispirazione 'non contaminata', come l'arte preistorica o quella dei popoli primitivi. 

L'arte di quest'epoca non vuole apparire bella, ma al contrario rinuncia all'armonia, all'estetismo, per diventare ricerca, angoscia, emozione o costruzione razionale: Salvator Dalì dipinge suggestivi "orologi molli" in mezzo al deserto e Renè Magritte ritrae il suo Castello nei Pirenei sospeso sul livello del mare. L'insieme unitario è rotto, sono spezzati i rapporti spazio-temporali, nei testi sono sconvolte le regole sintattiche e abbandonate le vecchie tecniche. "Fatevi portare di che scrivere, dopo esservi sistemati in un luogo il più favorevole possibile alla concentrazione del vostro spirito su se stesso. Mettetevi nello stato più passivo o recettivo possibile. Fate astrazione dal vostro genio, dai vostri talenti e da quelli degli altri. Ditevi che la letteratura è la via più triste che porta a tutto. Scrivete in fretta per non ricordare e non essere tentati di rileggervi. La prima frase verrà da sola ... E' abbastanza difficile pronunciarsi sulla frase seguente ... D'altronde ve ne deve importare ben poco. Continuate quanto vi piacerà. Fidatevi del carattere inesauribile del mormorio. Se il silenzio minaccia di stabilirsi per poco che abbiate commesso un errore ... dopo la parola la cui origine vi sembra sospetta, ponete una lettera qualunque, la lettera I per esempio, sempre la lettera I e riportate l'arbitrario imponendo questa lettera come iniziale della parola che seguirà" (da: A. Breton, Manifesto del surrealismo, 1924). 

Tutto è arte, anche una banale sedia da cucina. In Germania sorge una scuola d'arte e disegno, la Bauhaus, che si caratterizza per l'impegno nella progettazione di oggetti d'uso per la produzione industriale, secondo il principio che l'artigianato non è disgiunto dall'arte e quindi anche l'utile deve dare voce ai moti profondi e alle radici più segrete dell'essere: la sedia fatta di tubo metallico cromato e strisce di stoffa, in uso ancora oggi, è frutto degli studi, nel 1926, di Marcel Breuer, uno dei maggiori designer della Bauhaus.

Origine e fine dell'ispirazione per i surrealisti e per ogni forma d'arte di questo periodo, è dunque tutto ciò che è istintivo, primordiale e che proviene dall'inconscio. Il concetto di inconscio, a noi oggi così familiare, viene scoperto e analizzato per la prima volta a Vienna da Sigmund Freud. Freud è un medico che visita al numero 19 della Bergasse Strasse. Il suo è uno studio molto particolare: le porte e le pareti sono imbottite, scuri e pesanti tendaggi impediscono alla luce del giorno di penetrare completamente dalle finestre ed esposti in ogni angolo della stanza vi sono inquietanti statuette di antiche divinità egizie e indù. Il paziente è disteso su un comodo divanetto e parla in modo sconclusionato, alternando sproloqui a lunghi silenzi; il medico, che siede su un'ampia e rassicurante poltrona vicino al divanetto, con carta e penna in mano, prende distrattamente qualche appunto, ma non si lascia sfuggire nemmeno una parola del paziente. 
Il dottor Freud in questo modo tenta di curare le malattie psichiche da cui sono afflitti i suoi pazienti: alcuni sono gravi, sono nevrotici, schizofrenici, ossessionati; altri presentano solo qualche fissazione inspiegabile, qualche complesso apparentemente ingiustificato. In tutti questi casi, spiega il dottor Freud, l'unico modo per curare la turba psichica è quello di andare alla ricerca della causa che l'ha originata. Quasi sempre però questa causa è stata "rimossa", cioè cancellata, dalla coscienza morale presente in ognuno di noi, e relegata nell'inconscio perché considerata scandalosa. Per far riemergere il contenuto del nostro inconscio o subconscio, vi sono fondamentalmente due strade: il metodo della libera associazione, che consiste nel far parlare il paziente liberamente, senza preoccuparsi che il discorso abbia alcun senso logico, e l'interpretazione dei sogni. Questi ultimi sono tutt'altro che una congerie di immagini e parole senza significato; essi rappresentano invece tutti quei tratti della vita istintiva e primordiale dell'uomo che emergono sotto mentite spoglie.

Così facendo Freud scopre l'enorme quantità di pulsioni, emozioni contenuti nell'animo umano a sua insaputa, ma che continuano, incessantemente, ad agire ed a condizionare il comportamento del soggetto. "Quanto più ci si occupa della soluzione dei sogni, tanto più si deve essere pronti a riconoscere che la maggior parte dei sogni di adulti tratta materiale sessuale e porta a espressione desideri erotici. ... Diciamo subito che questo fatto non ci reca alcuna sorpresa, ma coincide perfettamente con i nostri principi esplicativi del sogno. Nessun'altra pulsione è stata tanto repressa sin dall'infanzia quanto quella sessuale nelle sue numerose componenti...". "Esistono sogni di paesaggi o località nei quali, mentre ancora si sta sognando, si rileva con sicurezza: qui sono già stato una volta. Questo "già veduto" (déjà vu) ha però nel sogno un significato particolare. Qui la località è sempre l'organo genitale della madre; infatti di nessun altro posto si può affermare con tale certezza di 'esserci già stato' " (S. Freud L'interpretazione dei sogni). Lo scandalo suscitato da queste affermazioni, come si può ben immaginare, è grande: "la preghiamo di avvertire quando starà per dire cose sconvenienti, così che le donne presenti possano avere il tempo di lasciare l'aula", gli viene detto durante un congresso. Proprio la sua città, Vienna, tenta in ogni modo di ostacolare il suo lavoro.

Ma nel resto dell'Europa e in America l'entusiasmo per la psicanalisi attrae medici e intellettuali desiderosi di approfondire i propri studi in questa direzione sotto l'egida del maestro. Nel frattempo in Europa, la situazione politica non è delle più felici. Il contesto sociale e politico è profondamente mutato, caratterizzato da grande instabilità, aggravata, subito dopo la fine della guerra, dal manifestarsi di una crisi economica, con l'inflazione galoppante, la disoccupazione, l'insicurezza generale. I nuovi assetti politici, caratterizzati da una forte disgregazione e mancanza d'unità interna, vengono presi di mira e attaccati violentemente da letterati, artisti e filosofi di tutti gli schieramenti, anche se spesso accade che le loro opere non rechino alcuna traccia visibile delle vicende sociali contemporanee,
ma appaiano più frequentemente come distaccate e ripiegate sulla sperimentazione di nuovi modelli e sull'introspezione psicologica. 

All'interno dei singoli Stati l'esempio della rivoluzione bolscevica rafforza i movimenti socialisti rivoluzionari che danno vita ai partiti comunisti separandoli nettamente dai socialisti e riformisti. In Germania in particolare, si sviluppa una scuola di pensiero di stampo marxista che definisce alcune tre le linee filosofiche più originali di quest'epoca. Si tratta della Scuola di Francoforte, fondata nel 1924 da Karl Grünberg e formata da sociologi, storici, psicologi, critici del cinema, economisti, come Max Horkheimer, Theodor Adorno, Herbert Marcuse ed Eric Fromm, secondo i quali è necessario perseguire la ricerca sociale, cioè "promuovere la teoria della società attuale come un tutto", facendo ricorso a discipline diverse come la psicoanalisi, l'antropologia, la sociologia. 

Gli anni venti ci hanno dato alcuni tra i maggiori capolavori di letteratura. Nel 1924 Thomas Mann pubblica La montagna incantata e nel '28 Erich Maria Remarque dà voce alla rabbia e alla disperazione di tutta una generazione devastata dalla guerra, con Niente di nuovo sul fronte occidentale; in Italia, Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale, con le loro poesie, mettono in luce tutta la sofferenza e la solitudine dell'uomo moderno. Jean Cocteau, poeta, pittore, uomo di teatro, regista e scrittore, è il tipico intellettuale degli anni venti. Ancora adolescente frequenta i circoli culturali e mondani di Parigi dove conosce Rostand, Peguy, Proust e Mauriac. La sua produzione artistica è caratterizzata dal bisogno di essere ad ogni costo un irregolare ma sulla cresta dell'onda. Nei suoi libri affronta alcuni tra i più scandalosi tabù, come l'incesto ne I ragazzi terribili (1929); contribuisce al successo di molti locali sugli Champs Elysées, dove si balla, si ascolta il jazz e si declamano poesie; compone testi di teatro utilizzando musiche di Stravinskij e scene di Picasso, due tra i suoi migliori compagni di lavoro e di vita mondana. Un altro autore caratteristico è André Gide; nel 1924 con la pubblicazione di Corydon svela senza pudore le proprie preferenze maschili, aprendo così la strada a tutta una serie di uomini famosi e sconosciuti che seguono il suo esempio e dà il via all'apertura di locali specializzati in clientela omosessuale.

Sempre Gide, dopo un viaggio in Congo, denuncia l'eccesso di colonizzazione in Africa. In questo periodo infatti, fare viaggi esotici è molto di moda. Chi non può di persona, si affida a scrittori e giornalisti come Ernest Hemingway, Theodore Dreiser e Sinclair Lewis, che si recano nei posti più impensati, redigendo cronache dettagliate, per poi far volare con la fantasia i lettori; sono gli anni in cui viene coniato il termine reportage (registrato per la prima volta nei dizionari francesi nel 1929) e la macchina fotografica si perfeziona; l'Orient-Express coi suoi vagoni letto di lusso rompe le frontiere tra l'Europa e la Russia e le auto Bugatti fanno perdere la testa. 

Un'altra serie di romanzi richiama l'interesse per l'indagine introspettiva come l'Ulisse di Joyce e Alla ricerca del tempo perduto di Proust e in Italia, Italo Svevo scrive La coscienza di Zeno (1923) e Pirandello produce alcune tra le sue opere più belle: Enrico IV (1922), Sei personaggi in cerca d'autore (1921). Nel 1929 un appena ventenne Alberto Moravia pubblica Gli indifferenti. In Russia, nonostante la disastrosa situazione economica, la vita culturale fiorisce più che mai e gli intellettuali vengono usati dal nuovo regime comunista per istruire la popolazione. Sorgono associazioni e circoli culturali per ogni dove e artisti e letterati come Chagall, Malevic, Majakovskij e Vertov esprimono il meglio del proprio talento, tenendo contatti con Parigi e Berlino e aderendo alle principali correnti artistiche e letterarie del momento, intanto che le frontiere sono ancora aperte e la censura alla libertà di pensiero non è stata ancora del tutto perpetrata. Ed è arrivato il momento di parlare dell'evento che più di altri, ha segnato, per non dire rivoluzionato, un'intera epoca: il cinema. Letterati, scrittori e artisti di ogni genere trovano improvvisamente nel cinema un potente mezzo espressivo per la loro arte. Solo analizzando i film prodotti in questi anni potremmo ricavare, una per una, le correnti artistiche del tempo oltre ai pensieri, le paure e i desideri dell'uomo del dopoguerra.

Fritz Lang, dopo aver studiato pittura e architettura, diventa sceneggiatore, regista e uno degli indiscussi maestri dell'espressionismo tedesco. Con Dottor Marbuse (1922), Le tre luci (1921) e Metropolis (1926), mette in scena temi angoscianti, sentimenti ambigui in un'atmosfera torbida e opprimente, con personaggi che simboleggiano la vita e la morte. Il cinema realista è invece rappresentato da Murnau, che fa di L'ultima risata un testimonianza della decadenza della borghesia: un portiere di un albergo di lusso viene declassato a guardiano della toilette cosicché è costretto a rinunciare, oltre che ad una parte della sua paga e alla sua elegante uniforme, anche al prestigio della posizione. In questa banale trama è espressa tutta l'angoscia della classe media di fronte alla crescente disoccupazione, alla riorganizzazione del lavoro, al cambiamento dei valori. Ma il capolavoro assoluto di questo periodo è la Corazzata Potemkin di Sergej Eisenstein, del 1925, con l'indimenticabile scena madre della scalinata di Odessa: una madre va incontro alle guardie con il figlio morto in braccio, per implorare pietà, ma viene uccisa, una carrozzina precipita sui gradini, la folla presa dal panico fugge all'impazzata, i soldati prendono la mira con i fucili e sparano sui manifestanti indifesi, mentre la Potemkin issa la bandiera rossa.

L'emozione suscitata è enorme in tutto il mondo per quest'insieme di passione rivoluzionaria e di rigore critico. Il successo e l'entusiasmo del pubblico sono alle stelle. Come avviene per qualsiasi prodotto, anche per il cinema, gli Stati Uniti si guadagnano il primo posto sul mercato. Interi capitali vengono investiti da banchieri e finanzieri, sale cinematografiche in serie sorgono ovunque e il lavoro per la produzione dei film viene suddiviso in momenti diversi, affidati ognuno a competenti del settore. La produttività in questo modo si impenna, la possibilità di creare film colossali, che richiedono un impiego incalcolabile di forze e di denaro, non è più un problema: esce nel 1924 I dieci Comandamenti. Ad Hollywood si concentra il grosso dell'industria cinematografica e gli scandali e i colpi di scena che scandiscono la vita delle star tengono col fiato sospeso mezzo mondo. Orge, morti violente, divorzi e l'uso di droga, non sono infrequenti, ma la vita da sogno che incarnano gli attori più famosi, spinge ugualmente giovani uomini e donne a correre incontro al mondo dorato del cinema con la speranza di raggiungere la celebrità. 

Esplode in questi anni il mito di Rodolfo Valentino, al secolo, Rodolfo Guglielmi. In pochissimi anni di carriera (muore a trentun anni di appendicite), diventa il primo sex symbol maschile della storia del cinema. Con i suoi lineamenti leggermente effemminati e una carica sensuale che buca lo schermo, Valentino diventa il sogno proibito di qualsiasi donna, l'amante ideale, il seduttore dolce ma dominatore nello stesso tempo; non c'è nessuna donna che non si identifichi con le attrici che di volta in volta egli stringe fra le sue braccia. Ne I quattro cavalieri dell'Apocalisse, del 1920, interpreta un tango audace e scabroso, ma è Lo sceicco, che, un anno dopo, consacrerà il suo mito e intorno ad ogni suo film si crea ogni volta un'impressionante ondata di fanatismo e isteria collettiva. La vita privata di Rodolfo Valentino non si allontana di molto dal ruolo che interpreta nei film: è infatti ricchissimo e possiede ogni sorta di lusso, dalle automobili costruite appositamente per lui, ai cavalli da corsa e cani di razza, anche se due matrimoni annullati perché non consumati non contribuiscono a rafforzare la sua fama.

Ad Hollywood le sregolatezze che scandiscono la vita di tutti giorni spingono i garanti della moralità pubblica a coniare il codice Hays, per un'opportuna regolamentazione dei film: è vietato rappresentare l'atto sessuale, le scene di nudo integrale, scene di parto, perversioni sessuali, attentati alla santità del matrimonio ed è imposto di rispettare le istituzioni e la bandiera. Nel 1927 l'America mette in scena il primo film col sonoro Il cantante di Jazz di Alan Crosland e segna la morte definitiva del film muto e di molti degli attori che si vedono costretti a ritirarsi o a prendere altre strade, come Charlie Chaplin, che si mette in proprio e fonda una sua casa di produzione. 

Nel 1929 a Wall Street cade vorticosamente la borsa: nella sola giornata di giovedì 24 ottobre, passato alla storia come il "giovedì nero", undici fra agenti di borsa e speculatori si suicidano; tutti gli squilibri accumulatisi dopo la fine della guerra nell'economia mondiale e nella società, vengono improvvisamente in superficie e l'intera popolazione occidentale viene risvegliata dopo un lungo bellissimo sogno.


di PAOLA MOCCHI

Bibliografia:
- Giardina, Sabatucci, Vidotto, Manuale di Storia. L'età contemporanea, ed. Laterza
- A. Goldmann, Gli anni ruggenti (1919-1929), ed. Giunti
- S. Freud, L'interpretazione dei sogni, ed. Boringhieri
- G. C. Argan, L'arte moderna, ed. Sansoni
- A. Breton, Manifesto del surrealismo, 1924
- E. J. Hobsbawm, Il secolo breve, Rizzoli

Ringrazio per l'articolo
concessomi gratuitamente
dal direttore di


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