BOLOGNA STORIA  

 DALL’ETA’ DEL BRONZO
 FINO ALL’ANNESSIONE 
ALLO STATO DELLA CHIESA

di THOMAS  MAI 

Ai piedi delle colline che sovrastano Bologna sono state riscoperte tracce d’insediamenti dell’età del bronzo, ma uno stabilimento bene organizzato comparve nell’età del ferro, all’incirca nel 1000 a.C. Questo insediamento costituito da 4 villaggi, molto importante come crocevia tra nord e sud, era abitato da genti di stirpe italica che appartenevano alla cultura villanoviana, da Villanova, dove sono stati rinvenuti i resti di quest’antica civiltà.

Intorno al VII sec. comparvero gli Etruschi, che lentamente si mischiarono alle genti locali, imponendo la loro cultura. Furono loro a chiamare la città Felsina che probabilmente significava “capoluogo”. L’abitato etrusco si sovrappose lentamente ai 4 villaggi villanoviani con l’aggiunta dell’acropoli. Di questo periodo sono state rinvenute numerose tombe, con ricchi corredi. Il benessere diffuso della società etrusca veniva in parte dagli scambi con il grande porto di Spina.

Nel IV sec. a.C. la città venne assediata, occupata e distrutta dai Galli BOI che le cambiarono nome in Bononia dopo averla ricostruita.

L’inarrestabile espansione di Roma coinvolse anche il territorio di Bologna: infatti, data la sua ottima posizione dal punto di vista commerciale, nel 189 a.C., il Senato inviò Publio Cornelio Scipione Nasica ad occuparla cacciando i Boi. La città etrusca fu cancellata con la costruzione del consueto impianto stradale romano. Da quel momento e per i secoli successivi Bologna seguì le sorti di Roma. Bologna rimase sotto il suo dominio fino al 476 d.C. (data della deposizione di Romolo Augustolo), venendo profondamente influenzata dalla struttura urbana latina. Appena conquistata la città, furono fatte costruire da P. C. Scipione Nasica le strade perpendicolari che caratterizzavano la concezione urbanistica romana (gli scavi hanno permesso l’identificazione di sei cardini e sette decumani). Il grande flusso di scambi commerciali presenti nelle zone limitrofe alla città fu ulteriormente aumentato quando, nel 187 a.C., furono aperte la Via Emilia e la Bologna-Arezzo; questi accorgimenti portarono Bologna a diventare un fiorente municipio sul finire della Repubblica (16 gennaio 27 a.C.). Nel 53 d.C. fu completamente distrutta da un incendio e, successivamente, fatta ricostruire per volere di Claudio; infine godette di grande fama e prosperità fino al III secolo.

Nel corso del V sec. d.C. i barbari riuscirono a dilagare nelle ricche terre dell’impero romano travolgendo anche Bologna. All’epoca delle incursioni germaniche la città aveva ormai perso gran parte del suo antico splendore. Pur resistendo validamente all’assalto dei Visigoti di Alarico nel 410, non poté nulla contro gli Unni di Attila, che la saccheggiarono; inoltre Teodorico, accorso a cacciare il re unno dall’Italia, le preferì la vicina Ravenna come capitale del suo regno. Mentre la penisola veniva invasa da tribù nomadi, Bologna vedeva un sistematico calo dei propri abitanti che la portò a rinchiudersi in una cerchia di mura così piccola che una leggenda narra che le sentinelle delle porte opposte riuscissero a comunicare con la voce.La città fu in parte abbandonata e si ridusse entro limiti più ristretti. In mezzo a tanta rovine, il vescovo divenne l’unico riferimento possibile per una parvenza di vita civile: famosissimo fu il vescovo san Petronio.

Nel VI sec. Giustiniano, imperatore d’Oriente, intraprese da Bisanzio una energica azione militare per riconquistare l’Italia: in quel momento la Romagna tornò sotto l’autorità imperiale bizantina e Ravenna ne divenne la sede, cosicché Bologna conobbe un breve periodo di tregua.

Riconquistata dunque da Bisanzio, dopo essere stata soggetta al regno di Odoacre e poi a quello di Teodorico (493-526), Bologna cadde in mano ai Longobardi, guidati dal loro re Liutprando, nel 727. Lo scontro fra l’imperatore iconoclasta (”distruttore di immagini”) Leone III e la chiesa di Roma scoppiò nel 727. Il papa Gregorio II chiese allora aiuto ai Longobardi (padroni del nord della Pianura Padana) guidati da Liutprando, che intervennero contro l’esarca sottomettendo diverse città bizantine dell’Emilia, tra cui Bologna. I Longobardi fecero di Bologna non più di un centro militare.La loro presenza è testimoniata in particolare dalla cosiddetta "Addizione", un gruppo di edifici fortificati, sorti a ridosso della prima cerchia muraria tra le attuali Strada Maggiore e Via Castiglione. Questi edifici, che comprendevano in pratica anche il primo nucleo del complesso di Santo Stefano, erano orientati verso la costa Adriatica e avevano il compito di difendere la città da eventuali attacchi provenienti da Bisanzio. Il centro dell’insediamento dei Longobardi fu dunque S. Stefano dove molti di loro si fecero seppellire e dove ancora esiste un “catino” che reca nel bordo un’iscrizione risalente al tempo in cui al re Liutprando si era associato nel regno il nipote Ilprando. Un’altra caratteristica è rappresentata dall’andamento di tipo circolare delle strade dovuto all’installazione, da parte dei Longobardi, di apprestamenti difensivi a semicerchio e trasversalmente alle strade che uscivano da Porta Ravegnana. La zona bolognese che fu maggiormente longobardizzata appare quella orientale, mentre quella occidentale cade in stato di abbandono (civitas rupta).E potrebbe essere che la differenza notata da Dante Alighieri (De vulgari eloquentia 1,9,4) fra il dialetto del borgo di S. Felice e quello di Strada Maggiore risalga allo stanziamento longobardo e al diverso ritmo di popolamento che si ebbe fra le due parti orientali e occidentale della città.

Meno di trent'anni dopo la conquista longobarda, nel 755 Pipino il Breve sconfiggendo il re Alfonso si impadroniva della città e la consegnava al Papa Stefano II. Nel 774, Carlo Magno, sconfisse definitivamente i Longobardi vincendo Desiderio, l'ultimo re di quel popolo che aveva inutilmente tentato un'alleanza con i franchi e annesse la "Romània" con Bologna, allo Stato della Chiesa con Papa Adriano. Da questo momento in poi essa godrà di una relativa libertà che nel 1114 la porterà a trasformarsi in comune.

  
LA NASCITA DEL COMUNE DI BOLOGNA

 
Nel 1114, alla notizia della morte di Matilde di Canossa, che non era signora di Bologna, ma in quanto rappresentante dell'Imperatore in Italia aveva esercitato la sua autorità anche su questa città con l'abituale fermezza e rigore, i bolognesi insorsero e distrussero la rocca in cui risiedevano i funzionari imperiali.

L'imperatore Enrico V, venuto l'anno dopo in Italia con poche truppe, aveva dovuto adottare una politica conciliante e remissiva nei confronti delle città padane ed in quest'epoca si inserisce il perdono dei bolognesi per la distruzione della rocca e la concessione di un diploma che dava qualche soddisfazione alle principali esigenze della popolazione.

Il perdono venne impetrato da due personaggi, Alberto il Grasso e Ugo di Ansaldo, che erano due giuristi, e da altri otto personaggi certamente appartenenti al ceto più elevato, ma è concesso al popolo, intendendo con quest'espressione la massa popolare fatta responsabile per ragioni diplomatiche della distruzione per cui si chiedeva il perdono.

Il diploma, universalmente riconosciuto come certificato di nascita del Comune, è invece concesso a tutti i cittadini bolognesi che vengono posti sotto la diretta protezione imperiale insieme con tutti i loro beni, mobili e immobili.

Il diploma fu sottoscritto, quale testimonio, da Irnerio, il grande maestro che dette vita alla scuola giuridica bolognese. Comune e Studio compaiono, si può dire, insieme.

Le origini del distacco della città dal potere centralizzato dell’imperatore o del papa vanno però ricercate molto prima di questa data, infatti essa, dalla donazione di Pipino in poi, accentuò la propria indipendenza, rimanendo in parte estranea anche all’organizzazione feudale: per questo forse adottò il motto “Libertas”, inserito più tardi nel suo stemma.

Bisogna quindi supporre che le istituzioni comunali fossero già esistenti prima di questo diploma.
A Bologna, la prima menzione dei consoli, reggitori dei Comuni italiani delle origini, sembra risalga al 970.
 
LE MURA DI BOLOGNA
 
La prima cerchia muraria di selenite proteggeva una parte dell'antico abitato di epoca romana, quello che corrisponde all'incirca al rettangolo prospiciente le attuali Due Torri. In periodo romano la città aveva una forma quasi quadrata con due strade principali che si incrociavano: l'una passava nei pressi di via Indipendenza, l'altra percorreva le vie Rizzoli e Ugo Bassi, sul tracciato della Via Emilia. In periodo alto-medievale entro questo limitatissimo spazio urbano c'erano la sede vescovile e il palazzo imperiale dove abitava il rappresentante dell'imperatore. Vescovo e Vicario imperiale sono in genere i due grandi e unici poteri della città alto-medioevale, dunque anche di Bologna. Ma entro le mura di selenite hanno le loro abitazioni, costruite disordinatamente e con materiale spesso scadente, anche alcune famiglie aristocratiche, provenienti dai feudi vicini. In periodo comunale una parte delle mura tardo-romane è fatta distruggere da Federico Barbarossa per rendere inoffensiva la città.

In periodo comunale la popolazione è in crescita; oltre la prima cerchia muraria vengono creati nuovi quartieri (come Saragozza e Borgonuovo), la città si allarga, si ripopolano e si ricostruiscono i quartieri di Bologna rupta. Per contenere questi nuovi insediamenti, in espansione soprattutto verso oriente e ponente lugo l’asse della Via Emilia, furono costruite, tra il 1176 e il 1192, nuove porte (verso Milano, Venezia e verso la Toscana), delle quali sarebbero rimasti alcuni resti in centro, e nuove mura (la seconda cerchia muraria), dette erroneamente del Mille, con un perimetro di quattro chilometri e una superficie recintata cinque volte superiore a quella più antica (segno questo del grande sviluppo della città). Un tratto delle vecchie mura merlate è visibile presso il Comunale, mentre delle diciotto porte ne rimangono oggi solo quattro: il Voltone di San Vitale, il Voltone di Castiglione, il Voltone di San Francesco o di Porta Nova e il Voltone dei Piella. Per guadagnare nuovo spazio abitativo, ma anche per ragioni di semplice prestigio o difesa vengono erette, in questo stesso periodo, numerose case-torri, tra le quali la Torre degli Asinelli iniziata nel 1109; e per dare riparo ai commercianti, agli artigiani, agli studenti della nascente e già famosa università, per rendere abitabili i pianterreni, troppo umidi e malsani per il contatto con la fanghiglia e i liquami della strada, per sostenere infine gli sporti delle abitazioni, viene ordinato che nessun edificio deve essere sprovvisto di portico, e il portico deve essere alto almeno quanto un uomo a cavallo. La seconda cerchia muraria ospita quindi una nuova popolazione e un nuovo intenso fervore sociale ed economico, ma anche culturale, perché verso la fine del XI secolo, nel 1088, nasce il celebre studio.

All’inizio del XIII secolo Bologna era cresciuta molto di più delle previsioni e continuava ad allargarsi sotto l’impulso di una vita sempre più fiorente che modificava anche la fisionomia della città, tanto che presto la vecchia cerchia delle mura, quella detta dei Mille, era superata. Al di là della cinta nuovi sobborghi andavano crescendo, soprattutto oltre i Serragli ad est e ad ovest e restavano indifesi. L’edificazione durò vari decenni: si cominciò nel 1206 con lo scavare una fossa, alzando un terrapieno sostenuto da una palizzata in tavole e tronchi, interrotto da dodici varchi sui quali vennero poi erette le Porte in muratura. Queste precedettero certamente il completamento delle mura stesse le quali cominciarono a sostituire il terrapieno all’inizio del 1300. La terza e ultima cerchia, la più vasta (lunga 7600 metri e coincidente con l'odierno anello dei viali di circonvallazione), era protetta all'esterno da un fossato. Si entrava attraverso dodici porte massicce, munite di ponti levatoi. Oggi le mura non ci sono più, abbattute all’inizio del nostro secolo, perché ormai inutili alla difesa urbana, ad eccezione di alcuni tratti: il meglio conservato si trova dietro la Chiesa del Baraccano. Delle dodici porte ne restano nove: Porta San Vitale, Porta Maggiore, Porta Castiglione, Porta Saragozza, Porta San Felice, Porta Lame, Porta Galliera, Porta Mascarella e Porta San Donato.
 
 LA LEGGENDA DI RE ENZO
 
La cattura di re Enzo e i tentativi che Federico II fece per riscattare il figlio, la fermezza dei Bolognesi nel rifiutarsi di rilasciarlo hanno dato origine a leggende raccolte e divulgate da cronisti.

È storicamente provato che i bolognesi trattarono con molta deferenza il loro prigioniero, lasciandoli la compagnia dei cavalieri tedeschi e italiani che erano stati catturati con lui. Mentre di giorno gli veniva riservato un salone nel “palazzo nuovo”, risulta che di notte veniva trasferito in un piccolo ambiente, chiuso con due serrature; ben presto si affermò che veniva messo in una gabbia appesa al soffitto e guardata a vista. Poi si disse che era anche incatenato, ma con catene d’oro. È attestato che il Comune di Bologna si preoccupava di procurare i cibi graditi al suo prigioniero e gli consentiva anche di ricevere visite femminili: nel suo testamento Enzo ricorda tre figlie naturali, ma la leggenda aggiunge un figlio. Il re si sarebbe innamorato di una contadina, Lucia di Viadàgola, alla quale soleva dire: “Anima mia, ben ti voglio”; così al bambino che venne al mondo venne dato il nome di Bentivoglio, e fu il capostipite della casata sei signori di Bologna, casata che in realtà a quel tempo esisteva già e stava facendosi avanti.

Ben trattato, ma prigioniero, Re Enzo, si racconta, tentò la fuga nascosto in una “brenta”, cioè in uno di quei recipienti lunghi e stretti che servivano per trasportare il vino; ma una vecchia che vide sopravanzare dalla “brenta” i lunghi capelli biondi del re, dette l’allarme e il fuggitivo fu ripreso.

Quando morì, non ancora cinquantenne, Re Enzo fu sepolto onorevolmente a S. Domenico, ma anche i suoi funerali, passando da un cronista all’altro diventano sempre più festosi. L’iscrizione funebre è andata perduta, ma la tomba esiste ancora, segnata da un’enfatica epigrafe settecentesca , ornata di un medaglione con l’immagine del re.
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di THOMAS  MAI 

vedi anche  LO STUDIO DI BOLOGNA >


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