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CASOLE LA CLUNY D'ITALIA DEL X SEC.

Le moderne analisi di una oscura ed ai più sconosciuta produzione editoriale
sconvolgono la tradizionale storia delle origini della letteratura italiana.


All'Abazia
 di San Nicola di Casole, 
il volto greco delle prime Lettere italiane

di Antonio De Pascali

Presso l'abazia di San Nicola di Casole, tra gli scogli più ad est d'Italia, a pochissimi chilometri a sud di Otranto, nascono alcuni tra i primi componimenti in poesia della letteratura nazionale.

Nel cuore del Medioevo, è noto, nel tredicesimo secolo, si avvertono in Italia i primi segni di quello che fu, pochi decenni dopo, l'Umanesimo delle Lettere: in Puglia ecco i versi composti da alcuni religiosi, tra le fredde pareti di un monastero eretto a pochi metri dal mare Adriatico, di fronte alle coste dei Balcani.

Con una particolarità non da poco: che nella Terra d'Otranto, nell'Età oscura, la lingua greca, quella parlata oltremare, nelle terre di Bisanzio, è la lingua con la quale si esprime la maggior parte della popolazione e con la quale si esprime pure la comunità italo-greca dei monaci basiliani che ha dato vita all'abbazia di Casole. E che pertanto in lingua greca è pure la loro produzione letteraria, quella produzione, appunto, che si può con giusto merito, asseriscono oggi gli studiosi, inserire nel contesto degli albori della letteratura italiana.

Monaci basiliani italo-greci, dunque, di rito greco, di cultura greca e di lingua greca, dettero vita nella Puglia meridionale, apprendiamo da pochissimi - purtroppo - reperti cartacei conservati nelle biblioteche di tutt'Europa, a componimenti poetici, in lingua greca, appunto, che per i contenuti ed il respiro sono invece identici ai primi segnali di quella letteratura volgare che divenne, solo pochi decenni più tardi, con Dante Alighieri, nel suo massimo splendore, la letteratura italiana.

La premessa. 
I primi caratteri della cultura nazionale vengono alla luce nei primi decenni del tredicesimo secolo. Una cultura che diventa confluenza, unità di pensiero e di espressione, di più culture e di più lingue di più popoli e che dà mostra di sé nella lingua, nelle lettere, nelle arti, nell'architettura. Unità culturale, però, figlia ancor giovanissima di tante culture di tante civiltà.

In Puglia, ad esempio, si sente ancora l'eco della civiltà orientale l'Impero di Costantinopoli abbandonò la regione, su spinta normanna, solo nel 1071 che ancora ambisce a tornare alla grande sul suolo della Penisola. Qui i dominatori sono Normanni e governano cittadini che parlano volgare, arabo, albanese, slavo, latino, ebreo. Che parlano soprattutto il greco ed assistono a funzioni religiose celebrate soprattutto con il rito greco da sacerdoti e da monaci, i Basiliani.

Di madre normanna e padre tedesco è l'imperatore Federico II che visse tra gli innumerevoli castelli di Puglia e la reggia di Palermo e si circondò di dotti arabi, greci ed ebrei, nel ricordo della classicità latina e nel fascino di un'unità culturale europea e mediterranea. Era il primo caso di regnante colto ed illuminato dopo un millennio di guerre, flagelli e condottieri sanguinari tra Europa e Mediterraneo. Non è dunque un caso se proprio a Palermo, all'ombra del Puer Apuliae, di Federico, sia nata la Scuola poetica siciliana, corrente di poeti;  è noto, che per la prima volta, come attestano le fonti, si dilettò a poetare in volgare, in un contesto culturale, è altrettanto noto, che presentava solo in Toscana l'altra nota felice della stessa corrente letteraria. 

Non è pure, dunque, un caso, se ad Otranto, sempre all'ombra dell'imperatore Federico, sia nata, tra le prime espressioni della cultura nazionale, la corrente dei monaci poeti di Casole. Qui, in Puglia, però, e i tempi lo raccontano, la cultura italiana si esprimeva ancora con la lingua greca.

Analizziamo la produzione. 
Attorno al cenobio di San Nicola di Casole fiorì dunque un gruppo di poeti in lingua greca abbastanza compatto, una specie di circolo poetico che si riconosceva nella guida di un abate, tale Nettario, proprio nello stesso giro di anni in cui si imponeva a Palermo la Scuola poetica siciliana in volgare. Si tratta di quattro poeti salentini che con i loro scritti, sintesi di produzione sacra e profana, vengono unanimemente indicati oggi come portatori dell'Umanesimo italo-bizantino  in Terra d'Otranto, una nuova corrente letteraria che si inserisce nel contesto culturale nazionale.

C'è da dire, sostengono i ricercatori, che modesto fu il potere creativo di questi poeti e la loro metrica è ridotta all'uso del solo verso dodecasillabo bizantino e che, non solo, i loro motivi ispiratori insistono su un numero ristretto di comparti letterari (mitologia, ricordi di amici, preghiere, meditazioni bibliche, citazioni culturali). Ma, è da enunciare a chiare lettere, enorme è la valenza della loro produzione nel contesto storico e culturale in cui operarono. Perché poetarono in greco, è vero, ma erano partecipi di un'attività, abbiamo appena visto, che pur nelle sue diversità linguistiche, il greco ed il volgare, rappresentava un'unità culturale sì appena nata ma che già spiccava il volo verso lidi successivamente notissimi.

L'analisi dei loro testi ha portato i critici alle seguenti conclusioni: erano sostenitori della potenza imperiale nella lotta contro il Papato (Federico II, del resto, li sosteneva e li incoraggiava nella loro attività) e pertanto non trascuravano gli interessi politici d'ogni evento. Curavano l'aspetto pratico e terreno dei problemi rivelando in questo sentimenti di coraggioso allontanamento dalla letteratura esclusivamente religiosa del Medioevo raccontando perciò l'Uomo e le sue avventure sulla Terra. L'Umanesimo cioè. Una sorta, però, di Umanesimo greco-cristiano.

Dei quattro poeti che formano il sodalizio due sono religiosi e due laici. Tra loro non vi furono rapporti sistematici, veri e propri contatti regolari. Solo reciproco rispetto ed intesa amichevole. Anche perché li divide per alcuni una generazione. Conosciamoli:

Il fondatore di questa sorta di circolo poetico è l'abate NETTARIO, 
nato ad Otranto tra il 1155 ed il 1160.

Quindi GIOVANNI GRASSO, protonotario e maestro imperiale tra il 1219 ed il 1236. Sottoscrisse il testamento di Federico II il 10 dicembre 1250 e probabilmente fu lui a scrivere le lettere in greco di Federico II agli imperatori di Bisanzio.

Figlio di Giovanni Grasso è l'altro poeta, NICOLA d'OTRANTO.

Infine GIORGIO di GALLIPOLI. Giorgio è il rappresentante più importante della scuola poetica greca nel Salento bizantino.

Tutti, abbiamo detto, appartenenti all'entourage culturale di Casole.

L'ABAZIA DI CASOLE  viene fondata nel 1098-1099 per volere del figlio di Roberto il Guiscardo, grande condottiero normanno, il crociato Boemondo I, principe di Taranto e di Antiochia.

 Boemondo donò il casale di Casole ad un gruppo di Basiliani guidati da Giuseppe, primo abate del futuro monastero. Il principe normanno sovvenzionò con propri fondi la costruzione.

Otranto era normanna da 34 anni (dal 1064). La Puglia da appena 27 (dal 1071). La famosissima cattedrale della cittadina era appena stata consacrata.

I Normanni volevano così guadagnarsi il favore dei Greci e di tutto il Salento, Greci che avevano sconfitto militarmente cacciando l'esercito bizantino ed instaurando quel sistema di potere che avrebbe dato vita al Regno del Sud di Ruggiero II, cugino di Boemondo.

Dal 1163 al 1165 il basiliano Pantaleone, monaco di Casole, realizza il famosissimo mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto, la più grande e più importante opera musiva medioevale nel Mezzogiorno.

L'abate più importante dell'abbazia è Nettario, lo stesso che fondò la scuola poetica, che di battesimo si chiamava Nicola, e che rivestì il ruolo dal 1219 al 1235. Questi fu protagonista di missioni diplomatiche importantissime: nel 1205 e nel 1214 per conto di Innocenzo III quale interprete ai cardinali che andavano a discutere a Costantinopoli sui rapporti tra Greci e Latini; nel 1223-1224, per conto di Federico II in Oriente, e nel 1232 a Roma, dal papa, per discutere sulla validità del battesimo delle genti battezzate con il rito greco. 
Nettario, gran conoscitore del greco e del latino, creò la biblioteca di Casole con le migliaia di volumi greci e latini che raccolse nei suoi viaggi in Oriente.

Casole, è scritto, era al primo posto nel Mezzogiorno in quanto ad obblighi fiscali. Dunque era un'abbazia ricchissima.
Nel 1480 la biblioteca di Casole viene distrutta con il tristemente famoso assalto dei Turchi alla cittadina. Di essa rimangono oggi poche pietre all'interno di una masseria che porta il suo nome. Fortunatamente almeno una piccolissima parte della sua biblioteca, che contava decine di migliaia di volumi, e della sua produzione editoriale si è salvata. Tal cardinale Bessarione, infatti, metropolita di Nicea, patriarca di Costantinopoli, instancabile viaggiatore, grande amante della letteratura classica, compiva visite continue nei monasteri greco-bizantini e ovunque raccoglieva, o per meglio dire, razziava, manoscritti della civiltà greco-romana. 

Il cardinale passò anche da Casole ed a Casole, prima della distruzione per mano degli Ottomani, pure razziò. Nel 1468 donò alla Biblioteca Marciana 533 volumi greci e 301 volumi latini prelevati dalla biblioteca di Casole. Quella produzione editoriale, proprio perché risultato di un furto, è per ironia del destino l'unica superstite della gloriosa biblioteca casolana. Sè poi dispersa tra le biblioteche del continente ed analizzata nella sua interezza ha portato oggi alle analisi esposte. Dopo la distruzione dell'abbazia finì l'epopea di Casole.

E stato affermato che l'abbazia idruntina, soprattutto nel suo momento magico, il tredicesimo secolo, ha svolto la funzione di officina di istruzione così a lungo da gettare le basi di un discorso nei termini di un vero e proprio Umanesimo greco in Terra d'Otranto, una scuola in cui le lettere greche erano al centro di ogni programma di studio e di insegnamento, in un clima di riconoscimento pieno dei valori universali ed eterni della civiltà greca classica.

Il monastero, dedicato a san Nicola, era un monastero basiliano, retto cioè dai religiosi seguaci della Regola di san Basilio il Grande (Cesarea di Cappadocia 329-379). I monaci offrivano vitto ed alloggio a chiunque volesse conoscere la lingua e la civiltà greca molto prima che venissero fondate le università da parte di principi ed imperatori nel nord-Europa. 
Era un'accademia di lettere greche e latine.

Casole è la prima vera scuola pubblica di Terra d'Otranto, teatro di una nuova formula di convivenza razionale tra discorso teologico e discorso filosofico. Casole, si sostiene, come le contemporanee, famosissime, abbazie di Cluny e York possiede i requisiti di una scuola, cioè d'una cultura omogenea da cui attinse insensibilmente ma non per questo meno proficuamente il pensiero occidentale. 
Qui i monaci si dedicavano alla preghiera ed allo studio, lavoravano ed impartivano lezioni di letteratura greca e latina, di filosofia e logica. Dal Typicon , un rituale, specie di manuale sui compiti del monastero, fortunatamente sopravvissuto, si apprende di pratica ascetica, di vita semplice ed austera, con continui sacrifici e rinunce. Secondo la tradizione del monachesimo bizantino. Qui domina del resto la regola di san Basilio, regola espressa da preghiera, digiuno, povertà, silenzio, solitudine, studio, lavoro, umiltà, esaltazione dell'ascesi contemplativa, frugalità del cibo (si notano così le affinità degli ideali ascetici del monachesimo orientale e quelle del monachesimo occidentale).

Casole possedeva una Biblioteca (che era estroversa, cioè aperta al pubblico), per la diffusione della cultura, ed uno Scriptorium, per la copiatura dei testi classici, strutture tra loro indipendenti. Si può parlare dunque di una Casa Editrice Casolana di manoscritti in greco copiati dai monaci.

Si trattava di: testi liturgici, biblici, patristici, di diritto, classici, sempre ovviamente in greco. Vi era altresì un Didaskaleion, dove si insegnava la cultura greca.

Scrive Gregorovius che Casole era tra le più antiche biblioteche d'Occidente, forse la più antica, precedente addirittura il Cenobio Vivariense di Cassiodoro se, dando credito ad una tradizione piuttosto ricorrente, sembra che l'abbazia sia nata molti secoli prima la venuta dei Normanni, addirittura nel V secolo. Una tradizione che, se corrispondente alla verità, sovvertirebbe la concezione della costruzione della cultura nella Penisola.

Antonio De Pascali

Bibliografia:
C. DAQUINO: Bizantini in Terra d'Otranto
San Nicola di Casole,  Capone Editore, Lecce, 2000


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