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( QUI TUTTI I RIASSUNTI ) RIASSUNTO ANNI 1935-36

(Oggi diremmo che sono di parte; ma questo leggevano gli italiani; non dimentichiamolo)
(Noi qui cerchiamo solo di capire)


* LA SITUAZIONE POLITICA IN INGHILTERRA (Apr. 1935)
* NAZIONE-GOVERNO - POLITICA COLONIALE FINO ALLA CONQUISTA DI ADUA (GIUGNO 1935)
* NAZIONE-GOVERNO - POLITICA COLONIALE FINO ALLA CONQUISTA DI ADUA (AGOSTO 1935)
IL RAPPORTO DEI "13" DEL 6 OTTOBRE 1935 della S. d. N. L'ITALIA "HA AGGREDITO!" - PUNIZIONE !

(gli articoli sopra in neretto seguono nelle successive pagine)
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* LA (critica) SITUAZIONE POLITICA IN INGHILTERRA (Ap. 1935)
( che sta quasi scivolando a sinistra )
(Vista da un Inglese: Karl Walter - Uno dei più noti scrittori politici inglesi)
segue:
Il "Libro Bianco" - La Conferenza di Stresa)

(NOTA: lo scritto piuttosto profetico è dell'aprile 1935 - Il 7 giugno viene sconfitto MacDonald e il conservatore Baldwin diventa capo del governo. Eden trasloca come delegato alla Società delle Nazioni e pochi giorni dopo (il 24) incontra Mussolini che fa il duro e minaccia il ritiro dalle assise intermazionali . Ndr.).

Recenti avvenimenti a Westminster hanno conturbato una situazione politica che per qualche tempo é stata stabile ; una ricostruzione del Gabinetto é probabile, seguita facilmente in ottobre dalle elezioni generali. Questi sono fatti normali, e non é accaduto nulla che potrebbe essere fatale per un Governo. Ma la situazione non é così semplice come sembra. Sia che il presente Governo rimanga al potere, sia che venga sostituito da un'amministrazione Laburista, sembrano essere imminenti profondi cambiamenti nel carattere della tradizione politica britannica. È necessario, dunque, esaminare gli avvenimenti presenti nel loro sfondo per poterne comprendere il significato.

Antiche e stabili tradizioni politiche presuppongono due grandi partiti nello Stato Britannico, e ciò é dimostrato dall'architettura delle due Camere, nelle quali i sostenitori del Governo di Sua Maestà siedono di fronte a quelli dell'opposizione di S. M. Si presuppone anche che la pubblica opinione, in armonia con questa struttura architettonica, si conformi più o meno al ritmo del pendolo, dando ai due partiti alternativamente la sua fiducia elettorale. Così lo speciale interesse della presente situazione sta nel fatto che la continuazione di questo semplice, conveniente meccanismo é attualmente messa in dubbio. Molte volte sembrava essere minacciata: da Disraeli cento anni fa, dagli Unionisti Liberali di Chamberlain alla fine del secolo scorso, dalla intrusione del Partito Laburista nel ristabilito equilibrio di Conservatori e Liberali dopo l'esodo degli Irlandesi. Ma il meccanismo ha sopravvissuto a questi attacchi e a
tutte le confuse coalizioni di guerra e di dopo guerra, giacché il Partito Laburista si é ben qualificato per prendere il posto dei decadenti Liberali ; perciò non bisogna affrettarsi a vedere la sua nemesi nelle circostanze peculiari che stiamo descrivendo.

C'é comunque un altro importante presupposto della teoria dei due Partiti : cioé, che il Partito in opposizione che si alternerà con quello al potere, sia tanto rispettabile, tanto sicuro per il credito della Nazione, quanto lo é il Partito al potere. Perché é soltanto per scherzo che l'inglese, vantandosi delle sue istituzioni politiche, dichiara che la costituzione serve ad una pacifica rivoluzione in ogni elezione generale ; effettivamente egli si é tenacemente attaccato agli orli della tavola dei due partiti e al mezzo di essa, propendendo prima da una parte e poi dall'altra, e si adirerebbe come un ragazzo se qualcuno tentasse di togliergli la sua altalena. Ma oggi egli non é tanto certo del gioco. Sembra che se ne stanchi. Ovunque si sentono dubbi espressi intorno al sistema dei due Partiti. Quale ne é la causa ? Indica forse questo una tendenza verso una concezione politica unitaria, verso un sistema di un unico partito, verso un piedistallo invece di un'altalena ? O é soltanto una pausa per riaggiustare il meccanismo ?

Noi possiamo non tener conto di ogni possibile degenerazione del sistema francese di gruppi (col quale il presente Governo « Nazionale » é stato del tutto erroneamente comparato), essendo certi che tali gruppi a Westminster sono soltanto gradini per uno schieramento in due partiti. II presente Governo é soltanto nominalmente l'espressione di vari gruppi ad hoc aggiunti a una maggioranza conservatrice. Esso succede a un Governo Laburista del 1931 come risultato di un complesso di circostanze. Anzitutto il Laburismo al Governo era un partito di minoranza, governante solo colla tolleranza dei Conservatori e Liberali, che tra loro avevano una maggioranza di seggi nel Parlamento, ma non potevano accordarsi per agire insieme. Allora, in quell'anno, principalmente per il temperamento particolare di MacDonald, si sviluppò una straordinaria mancanza di coesione fra i membri del suo Gabinetto, e in particolare un vasto abisso tra il primo Ministro stesso e il suo Cancelliere dello Scacchiere, Snowden, da una parte, e il resto del Gabinetto dall'altra.

Quando, nel 1932, si ebbe una crisi a causa della indennità ai disoccupati, e gli interessi finanziari fecero pressione sul Governo dei Laburisti per reprimere la distribuzione liberale di sussidi, Mac Donald e Snowden entrarono in trattative con i capi conservatori e liberali, con i quali, a quell'epoca, erano quasi in più stretto accordo che con i loro propri partigiani. Gli altri membri del Gabinetto, infatti, rifiutarono di accettare gli accordi risultanti dalle suddette trattative che essi lamentavano fatte a loro insaputa. Essi veramente erano anche più al buio di quanto pensassero, perché quando essi erano d'accordo nella dimissione come Gabinetto, il loro capo, invece di andarsene con loro, continuava come capo di un agglomeramento di conservatori e di pochi capi reclutati dagli altri partiti politici. La susseguente elezione generale si svolse in un'atmosfera di panico artificiale. Mac Donald senza alcuno scrupolo disse agli elettori che l'Inghilterra sarebbe stata forzata ad abbandonare la parità aurea se il nuovo Governo non fosse ritornato al Potere e che questo avrebbe causato un terribile disastro, pur sapendo che la parità aurea sarebbe stata sospesa e che ciò avrebbe recato dei benefici al paese.

Ancora più efficaci erano le insinuazioni dei suoi fautori, che il partito Laburista, se rimandato al Potere, leverebbe i risparmi del popolo dalle casse di risparmio postali, per distribuirli ai disoccupati. I capi dei Laburisti che rimasero fedeli al loro partito furono descritti come disertori dal loro ex-capo, ed egli stesso fu prontamente espulso dal partito Laburista, insieme a Snowden e uno o due altri che aiutarono a mantenere il mito della partecipazione Laburista nel Governo « Nazionale ».
Questi espedienti elettorali furono tanto pieni di successo quanto lo era stato lo spauracchio della falsa « lettera rossa » per eliminare la prima amministrazione Laburista. Il Governo fu confermato al potere con una maggioranza schiacciante di conservatori. Baldwin, capo dei partito, divenne il vero potere del Gabinetto, con MacDonald come uomo di paglia che andava giornalmente scemando d'importanza. Oggi, infatti, é da considerarsi come una figura di patetica verbosità. Altri notevoli conservatori sono Neville Chamberlain, Cancelliere dello Scacchiere, secondo in importanza solo a Baldwin negli affari del partito, e Walter Elliot, Ministro dell'Agricoltura, che, dando al suo Ministero un'importanza tanto grande come non aveva fin ora mai avuta, coll'innovazione corporativistica e coll'ardimento delle sue leggi, ha conquistato la posizione di leader delle giovani generazioni del suo partito. CHURCHILL, impaziente di servire di un qualsiasi Gabinetto, non vi fu incluso.

Un'omissione importante, come vedremo quando verremo ai recenti avvenimenti. Lloyd George e la sua famiglia formarono un gruppo in opposizione a sé ; un secondo gruppo liberale si formò quando Herbert Samuel e altri, staccatisi dal Governo, lasciarono Simon al Ministero degli Esteri, e Runciman al Ministero del Commercio a mantenere la finzione della partecipazione liberale ; nessuno di essi fu accettato a braccia aperte, benché ambedue avessero fortificato la loro posizione, il primo attraverso il miglioramento della situazione europea, e l'ultimo per la sua prammatica conversione alla politica protezionista del Governo, contro cui protestò Snowden dando le sue dimissioni.
Il Governo conquistava il potere attraverso inganni ed agiva sotto un nome fittizio ; ma la sua effettiva maggioranza nel Parlamento gli dava un lungo periodo di tranquillità. Qualsiasi decisione del Gabinetto fu votata obbedientemente da un Parlamento in cui non valeva la pena contare i voti. Pubblicamente, comunque, tutte le forme di democrazia parlamentare erano osservate meticolosamente ; ma i membri conservatori ed i sostenitori del Governo subivano di buon grado la sospensione della politica di partiti, meno apertamente sul principio, ma in un secondo tempo con più sicurezza. I funzionari dello Stato, i veri amministratori della Nazione, avevano la soddisfazione di sentire che i problemi potevano essere fronteggiati e le soluzioni considerate nella loro essenza e non riguardo ai timori di questo e quel candidato.

Si potevano ignorare, e per qualche tempo furono ignorate, le elezioni supplementari. L'Inghilterra per un po' di tempo, in effetto, godette qualcuno dei benefici superficiali del sistema di un partito solo. L'opposizione Laburista fu tanto poco conturbante come se si fosse ritirata al di là del fiume. Condotta da Lansbury, un vecchio e serio socialista cristiano, fu impotente e qualche volta ridicola ; condotta, nell'assenza di Lansbury, da Cripps, figlio di un pari laburista, con poca conoscenza del partito, ondeggiò fra sinistra e destra, cercando di formulare un programma avvenire conciliante le necessità della Dittatura con le amenità della Democrazia, trovandolo più difficile a farlo in teoria di quello che il Governo Nazionale l'aveva fatto in pratica.

Ma perché, può essere domandato, deve sollevarsi una qualsiasi questione di dittatura in un partito che reclama l'altare della democrazia politica come sua esclusiva piattaforma ? Ciò fu dovuto all'inesperienza di Cripps. Il realismo non ha funzione in una opposizione che non vuole fronteggiare la rivoluzione, ed egli non seppe che il partito Laburista essenzialmente non é rivoluzionario. I suoi oppositori politici, della sua propria classe sociale, lo avevano assicurato che era così ed egli lo credette. Il suo Partito aveva approvato degli ordini del giorno impegnandosi a nazionalizzare tutte le banche ; ciò non potrebbe essere fatto, gli fu detto, senza una rivoluzione ; così egli assunse e disse pubblicamente che il Partito prenderebbe « poteri di emergenza» per portare a termine il suo programma finanziario. Gli ordini del giorno, assai cattivi in se stessi, dal punto di vista elettorale erano ancora peggiori. Sarebbe stato meglio per il Partito attenersi agli umili doveri di una dimenticata opposizione, che ricordare al paese la sua esistenza in questo modo ; fu poco rispettabile, poco sicuro per il credito nazionale, quasi sufficiente per squalificarlo come «Opposizione di S. M.», mentre infatti aspettava modestamente l'oscillazione del pendolo. Perché l'imprudenza di Cripps, molto sfruttata dai suoi oppositori, non sarà dimenticata.
Un membro del Gabinetto (Runciman) disse che ove vedesse alcuna probabilità per i Laburisti di salire al potere, egli andrebbe alla Banca a ritirare tutto il suo denaro. Cripps ribatté che tale disfattismo renderebbe inevitabile una dittatura socialista. MacDonald al Parlamento allora accusò Cripps di dire che il partito Laburista intendeva creare un panico per giustificare l'avvento di una dittatura socialista !

Osserviamo gli avvenimenti, dunque, che sono più seri degli abituali complimenti che i partiti democratici scambiano nei loro sforzi per discreditarsi l'un l'altro. Essi riguardano due questioni che occupano il maggior tempo della presente sessione parlamentare, una nuova crisi di disoccupazione, e l'India, e devono essere esaminati separatamente per comprenderne l'importanza nel quadro politico.

Dopo sette anni di discussioni con i capi indiani, il Governo Britannico ha introdotto in questa sessione una proposta di legge per dare una nuova costituzione all'India, che, parlando all'ingrosso, emancipa quasi tutto ciò che rimane del vecchio governo di quell'Impero dal Parlamento Britannico e dall'Indian Office, e dà all'India uno stato che si avvicina a quello dei Domini della Comunità delle Nazioni Britanniche. E' infatti una misura talmente radicale che appena fu conosciuto il suo carattere generale, sembrava dovesse provocare una seria e forse durevole scissione nel partito conservatore. Churchill, nell'esilio politico, vide giungere il suo momento opportuno, ed alzò la bandiera di rivolta nel partito, ma fu sconfitto da Baldwin, e l'unità formale del partito fu mantenuta. Nella Camera pertanto Churchill riuscì a radunare 80 membri conservatori da unirsi alle forze dei Laburisti nel votare contro la seconda lettura della legge.

Più sorprendenti furono le sue manovre fuori della Camera. Si doveva fare una elezione supplementare in una roccaforte conservatrice di Liverpool ; suo figlio Randolph fu inviato là ad opporsi ufficialmente al candidato conservatore; fece ciò con tale buon effetto che il candidato laburista ottenne il seggio. La perdita numerica non fu importante, con una maggioranza di quasi 400 nel Parlamento ; ma fu abbastanza minacciosa per il Governo Nazionale che vide turbata la calma politica.
Questo accadde in mezzo ad una profonda depressione causata dal risorgere della questione della disoccupazione che, come vedemmo, fu un fattore importante della vittoria elettorale del Governo Nazionale.
Entrando in funzione il nuovo Governo aveva proceduto a trattare gli aspetti nazionali di questo problema più energicamente di come il partito Laburista era stato capace di fare, lasciando, però, alle autorità locali le maggiori responsabilità circa la graduatoria dei sussidi per coloro che non avevano più diritto a sussidi derivante dalle assicurazioni sociali. Questi pagamenti ai disoccupati divennero le questioni scottanti in tutte le elezioni locali nei distretti industriali. Qui e là i candidati erano terrorizzati dai disoccupati ; in vari distretti avvennero virtualmente dei ricatti politici, in altri vennero commesse delle illegalità ; si verificarono molte ineguaglianze ed ingiustizie. Speciali provvedimenti legali furono presi per tentare di dirimere qualcuna delle più palesi anomalie. Vi furono agitazioni, e marce su Londra, condotte dai comunisti, che non suscitarono però considerevoli sentimenti nel pubblico.

Una nuova autorità nazionale fu creata, la Commissione per l'Assistenza dei Disoccupati, nominata dal Ministero del Lavoro, ma agente autonomamente, per assumere tutta la responsabilità : per tutti i disoccupati di cui i diritti ai sussidi erano scaduti e per tutti i disoccupati non assicurati. Le autorità statali affidarono alla Commissione i regolamenti comprensivi, atti ad un trattamento eque di tutti i settori del paese, entro i limiti finanziari determinati dal Tesoro, prendendo in considerazione molti fattori economici variabili, come locali differenze nel costo della vita, ma senza riguardo a sentimenti di partito. Si credette, finalmente, che la questione della disoccupazione era stata « tolta dalla politica » e poteva essere trattata oggettivamente. La Commissione fece conoscere anticipatamente che le nuove tariffe di sussidi, per fare giustizia nazionalmente, avrebbero compreso alcune riduzioni, specialmente in quei distretti ove erano stati fatti favoritismi e illegalità, mentre essi altrove sarebbero accresciuti, poiché il totale dei pagamenti era aumentato.

I Comunisti ed i Socialisti, però, si prepararono metodicamente per proteste locali, attendendo che le nuove tariffe venissero in vigore. Avvenne che (c'erano infatti migliaia di casi di reali sofferenze) quando l'uragano scoppiò non furono solo i membri Laburisti che sorsero nel Parlamento a condannare il nuovo sistema, furiosi come essi erano che fosse stato cercato di togliere « dalla politica » un simile fertile soggetto di agitazione, ma anche membri Conservatori, timorosi della sicurezza dei loro seggi. La risposta del Primo Ministro mostrò una lamentevole ignoranza dei fatti, e il Ministro dei Lavori, Stanley, impreparato anch'egli a fronteggiare l'uragano, non fece nessuno sforzo per difendere il galante tentativo della Commissione per fare giustizia, ma cedette subito ed accettò di ritirare i regolamenti, ed immediatamente introdusse leggi a questo scopo, rimandando anche indefinitivamente la data nella quale la Commissione avrebbe dovuto iniziare il pagamento dei sussidi ai disoccupati non assicurati. Solo un membro del partito Conservatore (Lady Astor) ebbe il coraggio di denunciare la slealtà del Ministro alla Commissione da lui stesso creata.
L'Associazione dei Funzionari Statali stigmatizzò in una protesta questo inopportuno e confusionario modo d'agire. Senonché Stanley rimase al potere, abbastanza discreditato. Il Governo, in quel momento, era troppo scosso per permettergli di dimettersi.

L'effetto di questa grave confusione e debolezza, combinato coll'impressione suscitata dall'ultima elezione sussidiaria, fu profondo : sorsero rumori a destra e a sinistra ; si credette che la Legge
dell'India sarebbe ritirata, che il Governo si dimettesse, che le elezioni generali fossero imminenti, che i socialisti conquisterebbero potere.

«E' scoppiato il panico» disse il Times del 13 febbraio. Titoli statali caddero rapidamente dalla loro esaltata altezza. Il fallimento dei mercanti che avevano tentato una speculazione sul mercato del pepe fu gonfiato in una crisi commerciale. Oltre a ciò furono pubblicate statistiche mostranti un aumento serio dei disoccupati. Fui il peggiore momento politico che il Paese abbia conosciuto, dai drammatici eventi del 1931 in poi.
Una superficiale calma fu presto restaurata. I Ministri più volte negarono ogni idea di elezioni generali ; la «City », satura di capitali disoccupati, li lasciò rifluire nei titoli statali. La pubblica attenzione fu distratta dai preparativi per la celebrazione del 25° anniversario di Re Giorgio, una buona ragione, questa, per rimandare una elezione generale nella quale il primo appello dell'Amministrazione sarà il patriottismo. Astraendo dal fatto che il Partito Laburista continuava e completava i suoi preparativi e le liste dei candidati per una elezione, il temporale domestico era passato e la mente politica del paese poteva volgere la sua attenzione alle speranzose conseguenze dell'accordo anglo-francese, e al miglioramento delle relazioni colla Germania, ora, dopo qualche tempo di riserve, non solo permesse, ma richieste dalla situazione europea.

E se questo breve riferimento agli affari esteri sembra casuale, esso, tuttavia, rappresenta chiaramente e accuratamente il cresciuto interesse preso dagli elettori ; ma non é necessario che sia discussa qui la politica estera del Governo, poiché il suo sviluppo é riportato con completa comprensibilità nella stampa italiana.
Nelle presenti circostanze la politica estera non sarebbe un argomento controverso delle elezioni. Il desiderio di pace assicurata comune a tutti i partiti e persino il metodo di realizzarla sveglia solo secondarie differenze d'opinione. I sentimenti del Partito Laburista sono più amichevoli verso la Russia e la Francia, che sono considerate come paesi democratici, che verso l'Italia e la Germania, mentre il gruppo scandinavo occupa il primo posto nelle sue affezioni l'indirizzo europeo della politica di Mussolini ha incominciato
ad impressionare favorevolmente persino la mente insulare dei Socialisti. Comunque, i Laburisti professano la teoria dell' "equilibrio di potenza". Cosicché, anche nell'evento di una poco probabile
vittoria Laburista, la politica estera britannica continuerebbe a promuovere il buon lavoro iniziato a Roma e continuato a Londra. Quando tutto va bene, nessuno obietta di togliere gli affari esteri dall'agone della politica ; solo in momenti di indecisione o confusione la politica estera diventa oggetto di interessamento democratico. La stessa cosa succede nei riguardi degli affari dell'Impero Britannico ; gli elettori accettano senza molto indagare gli attuali indirizzi imperialistici : di reciprocità economica e di una unità politica slegata, basata su un egoismo illuminato, con una ricca riserva di attaccamento sentimentale alla Corona.

Noi possiamo adesso vedere certe chiare indicazioni negli eventi che sono stati descritti, e concludere considerando quello che potrà essere il loro significato per il futuro svolgimento della politica britannica. Riguardo lo stato dei partiti é divenuto evidente :
1) che non ci saranno serie scissioni nel partito conservatore in un prossimo futuro, e che questo partito in ogni caso dominerà tutte le forze che saranno allineate contro il Socialismo ;
2) che il Partito Laburista é debole e mancante di capi, ma é stato favorito nei distretti industriali dal fallimento della politica governativa nei rispetti della disoccupazione, ed é deciso a combattere, sotto la sua bandiera socialista, per ogni posto alle elezioni ;
3) che i liberali sono, come partito trascurabili. L'eclissi di MacDonald é quasi totale, e la sua scomparsa deve essere anticipata. Questo in se stesso non porterebbe alla necessità dell'abbandono di un Governo «Nazionale » che può sempre essere costituito dall'inclusione di poche persone estranee in un Gabinetto effettivamente Conservatore, guidato da Baldwin, oppure da qualcuno al di fuori, la cui sufficiente eminenza potesse essere utile. Il Capo conservatore, comunque, non desidera di riassumere la presidenza del Consiglio, né desidera di abbandonare la piattaforma « Nazionale ». Egli ha persino dichiarato pubblicamente che il partito Conservatore solo non potrebbe, « nelle presenti circostanze », guadagnare una maggioranza : una dichiarazione che si presta a varie interpretazioni. Per esempio, egli potrebbe voler intendere che le circostanze potrebbero o dovrebbero migliorare prima delle elezioni ci saranno le celebrazioni reali a creare un'atmosfera patriottica ; egli può contare su un miglioramento del sentimento prodotto dai regolamenti più generosi ai disoccupati, ora adottati ; ed uno scopo
di queste dichiarazioni é certamente quello di raccogliere i fautori sparpagliati nel « nazionalismo » agitando lo spauracchio della vittoria dei Laburisti.
Il passaggio della legge sull'India, inoltre, che deve essere completato prima che possa farsi un'elezione (una faccenda di parecchi mesi), potrà grandemente migliorare le interne circostanze del Partito Conservatore, anche se esso non placherà i dissensi riguardo al «nazionalismo ». Ci sarà sempre un certo numero di conservatori avidi che prenderanno tutte le responsabilità del Governo. Alcuni dei loro migliori uomini dovranno rimanere senza portafogli - Lord Eustace Percy, per esempio, un altro abilissimo e coraggioso capo delle più giovani generazioni - quando questi sono dati a persone estranee al partito, la cui introduzione porta molti rischi di conflitto di personalità. Lloyd George, per esempio, sta adesso promuovendo un suo proprio programma « Nazionalista » con così buon risultato che potrebbe essere necessario includerlo in ogni Governo « Nazionalista » ed anche lasciargli prendere il posto di MacDonald; ma Newille Chamberlain ha fatto capire che non collaborerebbe in un Gabinetto con Lloyd George.

Qualunque siano le circostanze, il Partito Laburista opporrà tutti, siano le elezioni una battaglia campale tra il partito conservatore ed il laburista, o, in ogni caso, tra due tendenze o approssimazioni di tendenze, le quali sono fin troppo definite come Conservatorismo e Socialismo. Questo sembrerebbe condurre ad una restaurazione del sistema dei due partiti ora effettivamente in mira. Ma la questione finale può essere così fatta : può quel sistema sopravvivere sotto la minaccia e il panico di una dittatura ? Scartiamo subito una Dittatura aperta, la quale é così lontana e al di fuori delle amorfe se pur direttive menti del Partito Laburista, come il suo esercizio sarebbe al di là delle sue capacità. Né vorrà il Partito Conservatore ricorrere alla Dittatura aperta finché può godere i suoi benefici sotto sanzione « democratica ». Ma se l'eventualità di una elezione in regime di panico è tanto reale quanto recenti conturbamenti hanno indicato, allora Baldwin avrà il sopravvento, e l'Inghilterra farà ancora un altro passo verso la sistematica dominazione della politica fatta per mezzo di un singolo partito « nazionale », che coll'andar del tempo sarà guidato da una personalità come Walter Elliot, che saprà come dare un proprio carattere britannico alla molto, troppo continentale formula di Mosley.
(NOTA: Nel maggio del '37, Baldwin si ritira e diviene primo ministro proprio Chamberlain che adotta una politica di aperture e concessioni alla Germania ed all'Italia nella speranza di poter in tal modo salvaguardare la pace. Ndr.)

KARL WALTER

(su Civiltà Fascista n. 6, giugno 1935)
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LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO BIANCO BRITANNICO
Il 4 marzo é stato presentato al Parlamento britannico un "Libro bianco" sulla questione degli armamenti. Scopo di questo Libro bianco era di giustificare, di fronte ai Comuni, la richiesta di nuove cospicue assegnazioni per le forze armate inglesi. Per spiegare la necessità di nuove spese il Governo inglese si riferiva alle scarse prospettive che ormai si avevano di una convenzione generale di limitazione degli armamenti ed alla urgenza di provvedere alla difesa dell'Impero di fronte ai nuovi armamenti, specialmente aerei, della Germania. Si ripeteva in sostanza, anzi in una forma meno recisa, quanto Baldwin e Simon avevano detto, quattro mesi addietro, ai Comuni.
Ciononostante, il documento britannico, pubblicato alla vigilia della progettata visita di Simon a Berlino, ha sollevato un coro di proteste da parte della stampa germanica, indignata per il fatto che nel libro bianco non si facesse specifica menzione degli armamenti di altri paesi ed in specie dell'URSS. Notiamo di passaggio che questa storia degli armamenti dell'URSS come minaccia per la sicurezza dell'Europa e come ragione dell'aumento degli armamenti tedeschi, sembra, da qualche tempo a questa parte, essere uno degli argomenti preferiti della stampa del Reich.

Venuta subito dopo la pubblicazione del Libro bianco e la vivace reazione di stampa, la notizia, in sé più che attendibile, che per ragioni di salute il Cancelliere del Reich non sarebbe stato in condizione di ricevere Sir John Simon alla data fissata, è stata generalmente interpretata come una malattia diplomatica : tanto più che, si è detto, la sera stessa, il Fuehrer ha passata la serata in una birreria di Berlino.
Diplomatica o no la malattia, il rinvio della visita di Simon a Berlino é stato sfruttato dall'opposizione sia liberale che laburista, come un'arma contro il Governo conservatore accusato di non promuovere con sufficiente energia ed indipendenza la politica di collaborazione europea : in altre parole Sir John Simon é stato accusato di essere troppo legato al punto di vista francese e di non seguire sufficientemente, nei riguardi della Germania, "le tradizioni di imparzialità e di indipendenza della politica britannica".

Simon ed i suoi colleghi si sono difesi abbastanza bene dagli attacchi della opposizione, ma, preoccupato com'è l'attuale Governo dalle prossime elezioni, l'atteggiamento assunto dalla opposizione non poteva non influenzare, come infatti avvenne, tutta l'impostazione della sua politica di fronte alla Germania : le discussioni avvenute al Parlamento inglese hanno probabilmente, del resto, contribuito ad affermare nei tedeschi la convinzione che il momento fosse opportuno per osare. Ed i fatti non si sono lasciati attendere molto.
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LA CREAZIONE DELL'AREONAUTICA TEDESCA
Il 9 marzo, infatti, il Generale Goering comunicava alla stampa che il 25 febbraio il Consiglio dei Ministri germanico aveva deliberata l'istituzione dell'Aeronautica militare del Reich. Nelle sue comunicazioni Goering aggiungeva che tale misura aveva fra l'altro lo scopo di permettere alla Germania di far fronte agli impegni che essa eventualmente avrebbe potuti assumere con il Patto di mutua assistenza aereo a cui aveva dichiarato di essere disposta ad aderire.
La decisione del Governo germanico costituiva appunto un caso di violazione unilaterale dei Trattati contro cui si erano pronunciati i Governi italiano, francese e inglese, sia negli accordi di Roma che nelle conversazioni di Londra. I tre Governi si sono quindi messi in contatto per accordarsi su di una formula comune di protesta contro la Germania. Ma il Governo germanico, memore forse della famosa frase « dum Romae consulitur », si è affrettato a mettere i tre Governi di fronte ad un fatto compiuto di natura ben altrimenti grave.
Il 16 marzo il Fuehrer convocava gli Ambasciatori di Francia, Gran Bretagna ed Italia e dava loro comunicazione di un decreto, della stessa data, con cui veniva ristabilita nel territorio del Reich la coscrizione obbligatoria e veniva stabilito che l'esercito germanico, sul piede di pace, sarebbe stato costituito da 12 corpi d'armata su 36 divisioni : ossia, all'incirca, 500.000 uomini a cui bisogna aggiungere da 100 a 200 mila appartenenti al corpo di polizia, che, in Germania, ha un allenamento speciale, in modo da renderlo, ai fini pratici, un esercito.
La prima domanda che si è presentata allo spirito di tutti, dopo la comunicazione del 16 marzo, è stata quella di sapere se Simon sarebbe andato lo stesso a Berlino. In pratica tutti sapevano che la Germania stava
armando, quindi il decreto non cambiava gran che lo stato di cose esistente. Ma oltre l'intenzione evidente di non voler tener conto delle ripetute dichiarazioni relative alla necessità che ogni revisione dei trattati dovesse avvenire per mutuo consenso delle parti interessate, stava il fatto e, colla decisione presa unilateralmente dal Governo tedesco, venivano ad essere cambiate le basi dei possibili negoziati. La impostazione data nel comunicato di Londra del 3 febbraio al futuro accordo generale prevedeva, infatti, da una parte la concessione alla Germania della parità di diritto effettiva, dall'altra l'accessione della Germania a determinati accordi o patti diretti ad organizzare la sicurezza.
La Germania prendendosi da sè quello che gli altri erano disposti a concederle, in misura certo minore come contropartita a determinate concessioni germaniche nel campo della sicurezza, poteva e doveva essere interpretato come un segno della decisione tedesca a non mettersi sulla via delle concessioni in altri campi. La Germania continuava a gridare ai quattro venti il suo desiderio di pace, a nasceva legittimamente il sospetto che per pace essa intendesse la pax germanica, ossia la sottomissione degli altri ai desideri se non agli ordini della Germania.

La sorpresa quindi è stata grande quando si è saputo che l'Inghilterra aveva protestato sì, ma che Simon sarebbe andato lo stesso ad incontrarsi con Hitler. Alla nota inglese hanno fatto seguito a pochi giorni di distanza le proteste dei Governi francese ed italiano.
Occorre ripeterlo. Quali che potessero essere le sue opinioni personali, per ragioni di politica interna, Simon non poteva probabilmente non andare a Berlino. Il pubblico inglese si era messo in testa che bisognava ad ogni costo salvare il principio della organizzazione collettiva della pace - quello stesso principio a cui l'Inghilterra si era risolutamente opposta qualche anno prima - e che per questo era necessario trattare con i tedeschi. Ciò non significava però che andando a Berlino Simon accettasse il principio del fatto compiuto, né che l'Inghilterra mostrasse con ciò di star evolvendo in senso filogermanico: esso era stato definito, in principio, un viaggio di « esplorazione », di informazioni diremmo noi, e quale che fosse l'attitudine che le tre potenze occidentali fossero per adottare, in seguito, nei riguardi dei tedeschi, era certo necessario essere prima ben sicuri di quelle che erano le intenzioni del Reich. Che queste informazioni venissero cercate per l'ordinaria via diplomatica o attraverso un messo straordinario, poteva essere, fino ad un certo punto almeno, indifferente.

Vi era però un pericolo. L'invito fatto, a suo tempo, al solo Governo britannico, a conversazioni dirette, era statu interpretato come una manovra volta a distaccare l'Inghilterra dalla Francia e dall'Italia : manovra, si dice, ispirata da Ribbentropp. La reazione francese al decreto del 16 marzo era stata forte : il fatto che nonostante ciò Simon si recasse a Berlino poteva far credere in Germania che la manovra fosse riuscita : e questo poteva servire di incoraggiamento ad osare ancora di più.
Era quindi necessario ristabilire la sensazione della solidarietà dei tre Governi : il pubblico della strada, in tutta questa ridda di comunicati finisce per non raccapezzarsi più, non sa più distinguere il contingente dal reale, e guarda soltanto ai fatti: ora, in questo caso, i fatti potevano essere differentemente interpretati.

Il tempo stringendo, é stata organizzata rapidamente una riunione a Parigi fra Laval, Eden e Suvich, il 23 marzo, alla vigilia cioé proprio dei viaggio di Simon. La visita è stata forzatamente breve : essa ha permesso però uno scambio di vedute abbastanza ampio e soprattutto ha permesso di riaffermare la solidarietà sostanziale dei tre Governi e definire, nei limiti appunto di questa solidarietà, i fini e la portata della visita di Simon a Berlino. Vi é stato poi annunciato che l' 11 aprile i Ministri degli Esteri dei tre paesi si riuniranno a Stresa per discutere delle informazioni raccolte da Simon a Berlino e da Eden a Mosca, Varsavia e Praga, e per decidere sull'ulteriore da farsi.

LA VISITA DI SIMON A BERLINO
Accompagnato dagli « auguri» dei Governi di Roma e di Parigi, Simon é arrivato a Berlino il 24 marzo sera e ne è ripartito il 27. Il comunicato diramato alla fine dei colloqui è molto sibillino - o molto chiaro- in sostanza esso non contiene che delle formule di cortesia. Non molto più esplicite sono state le dichiarazioni che ha fatte il 29 Simon ai Comuni, dove ha detto di avere constatato a Berlino delle sostanziali divergenze fra i punti di vista germanico e degli altri Governi. Solo dopo Stresa si potrà probabilmente sapere qualche cosa di più.
là molto difficile comprendere quanto ci sia di vero nelle supposizioni che la stampa ha fatto in proposito. Si é parlato di una flotta di 400.000 tonnellate, dell'Anschluss, del corridoio e dei tedeschi di Boemia, si dice se tutto ciò ha qualche fondamento, l'impressione che deve aver fatto sugli inglesi, nonostante il loro ottimismo, deve essere stata qualche cosa di più che quella delle « sostanziali divergenze di vedute ». Ma tutto ciò é molto vago : il tono della stampa inglese è certo improntato a pessimismo e disillusione che fa strano contrasto coll'ottimismo di qualche giorno addietro, e soprattutto col tono altezzoso con cui il Times, qualche giorno prima, sembrava addirittura voler gettare la colpa dello stato di disagio esistente, non sul gesto tedesco, ma sulle reazioni italiane e francesi.

Ma anche se i tedeschi avessero parlato a Simon nel senso più estremista prospettato, sarebbe illudersi l'attendersi una evoluzione radicale dell'atteggiamento inglese nei riguardi della Germania. Sostanzialmente gli inglesi, per molte ragioni, sono assai più vicini alla Francia di quanto generalmente sembri, ma ciononostante essi continueranno, fino all'ultimo momento, a trattare e a non impegnarsi. Sono fatti così e bisogna prenderli come sono : le loro evoluzioni sono lente e difficili, specie quando ci sono di mezzo le elezioni e la posta é quella dell'andata o meno dei laburisti al potere, questa volta, forse, con una maggioranza tutta loro.
LA PROTESTA POLACCA

Di fronte al decreto del 16 marzo anche la Polonia ha fatto qualche cosa : che cosa esattamente non si é ancora riuscito a capirlo bene. Non sembra che essa abbia protestato nel vero senso letterale : chi dice che ha fatto delle riserve, chi dice invece che si é limitata ad attirare l'attenzione del Governo germanico sulle possibili conseguenze della sua azione.
Come che sia, l'importante é che essa abbia fatto qualche cosa. Che nei rapporti polacco-germanici ci fosse qualche sintomo di raffreddamento lo si era sentito da un pezzo : questo che accade oggi é un primo gesto apparente. Non é il caso di sopravvalutarlo : esso è un piccolo avvertimento dato ad un tempo alla Germania ed agli altri. Alla Germania ha detto: guardate a quello che fate, potremmo guastarci. Agli altri ha detto vedete, io non sono legata alla Germania come voi volete credere, sta a voi di profittarne. Un invito, insomma, ai due partiti che potrebbero domani disputarsi la Polonia a far valere la loro nobilitate nel senso naturalmente di mostrare che essi sanno meglio comprendere gli interessi polacchi.

IL NUOVO MINISTRO D'ITALIA A BELGRADO
Sempre il 16 marzo il Conte Viola, nuovo Ministro d'Italia, ha presentate le sue credenziali a Belgrado. Nel discorso pronunciato in tale occasione egli ha dichiarato formalmente il rispetto da parte dell'Italia dell'indipendenza e della integrità della Jugoslavia.
Queste precise dichiarazioni dovrebbero mettere la parola fine a tutta una serie di speculazioni. I rapporti fra Italia e Jugoslavia non sono stati dei migliori per tante ragioni che non sarebbe il caso di rievocare qui. Negli ultimi tempi si sono mostrati molti sintomi di miglioramento: nulla di specifico, ma quel qualche cosa che si sente nell'aria quando le situazioni stanno per cambiare. Ma si era detto, in molte parti, a dire il vero fuori di Jugoslavia più che nel paese, che un accordo fra Italia e Jugoslavia era impossibile perchè l'Italia non l'aveva contro la politica jugoslava, ma contro l'esistenza stessa del vicino dell'Adriatico. Mussolini aveva già pronunciate delle parole amichevoli nel suo discorso agli operai di Milano. La tragedia di Marsiglia impedì che ad esse venisse data una risposta. Ora, con le precise dichiarazioni del Conte Viola, il terreno è sgombrato da ogni equivoco che non sia di natura di politica estera. Resta ora a vedere se, sul terreno della politica estera e della politica economica, ci sono delle possibilità di intesa, come l'Italia, da parte sua, ha sempre sperato e augurato.

LA CONFERENZA DI STRESA -11-14 marzo

Per giudicare come si deve la Conferenza di Stresa bisogna dimenticare il significato che, alla parola conferenza, si é presa l'abitudine di dare, dal dopo guerra in poi : una riunione cioè di brave persone le quali, un po' per difendere i loro interessi, un po' per farsi della propaganda nel mondo, si mettono ad elaborare un bel piano il quale per un certo periodo di tempo e destinato a salvare il mondo. La Conferenza di Stresa è stata, invece, una conferenza diplomatica del tipo classico di anteguerra, quando gli uomini di Stato si riunivano, senza discorsi e senza troppi giornalisti, per discutere di affari seri : e non producevano dei piani, ma un accordo sulla politica che i paesi intervenuti avrebbero seguito relativamente a certe questioni e per un determinato tempo. Questo è appunto quello che è stato fatto a Stresa dall'11 al 14 aprile.

Il comunicato pubblicato alla fine dei lavori della Conferenza appare, piuttosto che un comunicato vero e proprio, un riassunto dei lavori : e non sembra sia affatto il caso, come ha voluto fare una parte della stampa estera, di volersi perdere in ipotesi circa veri o presunti accordi segreti intervenuti a margine della Conferenza.
In sostanza a Stresa è stato deciso:
1° - Una linea di azione comune che Francia, Inghilterra ed Italia avrebbero tenuta a Ginevra in occasione del dibattito sulla mozione presentata dal Governo francese contro il riarmo della Germania.
2° - Portare avanti i negoziati relativi al Patto Orientale sulle basi che la Germania aveva dichiarato di essere disposta ad accettare, e cioè non aggressione, non assistenza all'aggressore e consultazione. Quanto all'assistenza mutua le potenze partecipanti al Patto sarebbero state libere di assumere reciprocamente impegni del genere. Gli obblighi di assistenza mutua avrebbero però dovuto essere conclusi mediante accordi completamente distinti dal Patto generale.
A questo proposito, durante la Conferenza di Stresa, la Germania ha creduto opportuno di procedere ad una chiarificazione. Secondo quanto avevano riferito i ministri britannici, durante i colloqui berlinesi Hitler aveva dichiarato di non essere disposto a firmare il Patto orientale se esso avesse contenuto l'obbligo di assistenza mutua, anche solo facoltativo, fra i contraenti. La Germania aveva però specificato, appunto durante i lavori di Stresa, che essa aveva inteso dire con questo che l'assistenza mutua non avrebbe dovuto figurare, come clausola facoltativa, nello strumento generale del Patto. Che se poi, con atti del tutto distinti, le Potenze firmatarie avessero voluto accordarsi sull'assistenza mutua, la Germania avrebbe ignorate queste stipulazioni, ma non avrebbe sollevate obiezioni. Questa chiarificazione, a considerarla bene, ha tutta l'aria di una ritirata: ma passiamo oltre.
3° Le tre Potenze hanno confermati tutti i precedenti impegni relativi al mantenimento dell'indipendenza e dell'integrità austriache: e cioè, le dichiarazioni comuni del 14 febbraio e del 27 settembre 1934, il
patto italo-francese di consultazione del 7 gennaio di quest'anno e l'adesione inglese a tale patto di consultazione contenuta nel comunicato del 3 febbraio scorso. Le tre Potenze hanno parimenti deciso di spingere avanti con la maggiore sollecitudine possibile i lavori relativi alla conferenza che dovrà riunirsi per concludere il Patto danubiano previsto dagli accordi italo-francesi del 7 gennaio.
4° Le tre Potenze hanno deciso di raccomandare alle Potenze interessate l'inizio di appositi negoziati tendenti a stabilire, per le Potenze minori disarmate dai Trattati di pace, e cioè Austria, Ungheria e Bulgaria,
un nuovo statuto militare destinato a sostituire le clausole militari dei Trattati che le concernono. Contemporaneamente a questo, dovranno essere stipulati degli accordi regionali e generali di sicurezza : tutto questo nello spirito della dichiarazione dell' 11 dicembre 1932 relativa alla parità di diritto per gli Stati disarmati dai Trattati di pace. Con questa dichiarazione le tre Potenze, evitando di statuire su di una questione che interessa anche altre Potenze che a Stresa non erano rappresentate, definiscono una norma di principio e si impegnano ad una azione comune per l'attuazione pratica di questa norma.
5° Le tre Potenze si dichiarano disposte, quando le circostanze lo rendano possibile, a procedere ad una riduzione dei loro armamenti. Confermano la loro solidarietà per il proseguimento di una politica tendente all'organizzazione collettiva della pace.
6° Inghilterra ed Italia, Potenze garanti del Trattato di Locarno, dichiarano solennemente la loro intenzione di mantener fede a tutti gli impegni assunti col Trattato stesso.

Quale il valore della Conferenza di Stresa ? Che essa rappresenti una nuova manifestazione della solidarietà fra le tre Potenze occidentali è un punto il quale è fuori di discussione. Ma quali sono i limiti di questa solidarietà ? o, per essere più esatti: qualora la Germania fosse decisa a continuare nella sua politica di fatti compiuti, nel caso un nuovo fatto compiuto si verificasse, per una delle tante questioni che sono ancora sul tappeto - non tutte solo di natura giuridica, ma anche di natura territoriale, quali Danzica, Memel, l'Austria - si può già considerare come prestabilita una azione comune della Francia, dell'Inghilterra e dell'Italia, azione che potrebbe, a seconda delle circostanze, non essere solamente di natura diplomatica ?

La risposta a questa domanda non può essere che negativa. Negativa, non nel senso che una simile eventualità sia esclusa, anzi, ma che, allo stato attuale delle cose, non la si può considerare come un fatto acquisito.
Ciò specialmente per quanto concerne l'Inghilterra. Che l'Inghilterra ogni giorno più si vada persuadendo che esiste un pericolo potenziale tedesco e che possa essere un giorno necessario di fronteggiare questo pericolo, é un fatto di cui abbiamo nuove prove ogni giorno. Ma l'opinione pubblica inglese, cosa del resto non nuova nella sua storia, non evolve all'unisono con lo svilupparsi degli avvenimenti. Essa è ancora contraria a qualsiasi impegno preciso con le Potenze continentali, soprattutto a prendere definitivamente partito per gli uni contro gli altri. Se si dovesse esprimere in parole povere il pensiero dell'uomo della strada inglese, si arriverebbe a questa conclusione : tanto i tedeschi come i francesi sono dei pazzi, i tedeschi sono dei pazzi più pericolosi dei francesi, ma non per questo si possono considerare questi ultimi come dei savi : se noi ci impegneremo a fondo con i francesi saremo trascinati anche noi in una politica che é, in fondo, al di fuori del senso comune.

Questa è, in breve, l'opinione degli inglesi : ed alla vigilia delle elezioni, questo atteggiamento dell'opinione pubblica finisce per influenzare il Governo, anche se i professionisti della politica, che, per la loro situazione, sono in condizioni di vedere più lontano e più chiaro, la pensano, in fondo, diversamente. È quindi solo lo svolgersi degli avvenimenti e soprattutto l'atteggiamento della Germania che
potrà modificare, in un senso od in un altro, questa concezione inglese. Del resto, qualche evoluzione si nota già: le dichiarazioni fatte da Hitler a Simon circa le intenzioni della Germania di darsi una flotta pari al 35% della flotta britannica, come pure l'affermazione che la flotta aerea tedesca é già superiore a quella britannica, non hanno mancato di produrre il loro effetto. Qualche mese addietro l'Inghilterra era contraria a qualsiasi accordo continentale contratto senza la Germania: oggi, essa si rifiuta di parteciparvi, è vero, ma non obietta eventualmente a che altri lo faccia. Il progresso è già notevole.

LA RIUNIONE STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO DELLA SOCIETÀ DELLE NAZIONI
Dopo Stresa, il 15 aprile si è riunito, in seduta straordinaria, il Consiglio della Società delle Nazioni per decidere sulla mozione francese di protesta contro il riarmo della Germania. Tutti si aspettavano che, come è l'abitudine, si cominciasse colla scelta di un relatore, possibilmente il rappresentante di un piccolo Stato neutro : il relatore avrebbe poi presentato all'approvazione del Consiglio il suo bravo progetto di risoluzione.
Invece le cose si sono svolte diversamente : il progetto di risoluzione è stato presentato dalla Francia, dalla Potenza stessa, cioè, che aveva portata la questione al Consiglio : i rappresentanti dell'Inghilterra e dell'Italia si sono alzati ad appoggiare il progetto francese.
Di fronte a questo schieramento in forze delle tre grandi Potenze occidentali, altrettanto inatteso quanto insolito, il Consiglio é ammutolito : tutti, ad eccezione della Danimarca, che si é astenuta scusandosi quasi dal farlo, hanno votata la proposta francese di risoluzione : proposta che, tolta la retorica, era una condanna della politica di violazione universale degli impegni internazionali una condanna, cioé, della politica della Germania.

È stato inoltre nominato uno speciale comitato il quale dovrà studiare, per l'avvenire, la maniera di dare contenuto concreto a quegli articoli dello Statuto della Società delle Nazioni che prevedono delle sanzioni contro i violatori di impegni internazionali.
La tornata del 15 aprile é stata molto istruttiva. Essa ha servito a mostrare in primo luogo che la Società delle Nazioni si trova ad una svolta decisiva della sua storia : fin qui sono state fatte delle parole : in futuro, se la Società delle Nazioni vorrà dimostrare la sua esistenza e la sua utilità, dovrà prepararsi a fare dei fatti : è quindi necessario che essa precisi e, se opportuno, modifichi la sua struttura per mettersi all'altezza della situazione. In questa nuova situazione sarà necessario gettare via molte delle ipocrisie societarie: prima fra le altre, l'abitudine invalsa di fare un feticcio della uguaglianza giuridica fra gli Stati e quella di nascondere le proprie responsabilità dietro il comodo paravento dell'anonimo.
Le Grandi Potenze, quelle cioé che assommano la massa più importante di interessi, di responsabilità, ma anche di forza, dovranno essere loro a decidere, e gli altri seguiranno. Si è così dimostrato, una volta di più, quanto fosse nel vero Mussolini nell'asserire che la Società delle Nazioni sarà in grado di fare del lavoro utile solo quando le tre Potenze occidentali si siano messe prima d'accordo ed a Ginevra marcino di concerto.
Naturalmente, non bisogna prendere al tragico la decisione di Ginevra.
Essa resta quello che sono sempre state le manifestazioni ginevrine: una manifestazione, cioè, puramente verbale. Ma essa rappresenta, in questo caso, una presa di posizione dell'opinione pubblica di una buona parte del mondo, sotto la direzione delle tre Potenze occidentali ; e, come tale, ha il suo valore. Del resto, a provare ad abundantiam che non si tratta di una manifestazione del tutto priva di significato, sta il fatto che la stampa germanica ha reagito contro le decisioni di Ginevra con una violenza a cui, anche la stampa tedesca, non ci aveva abituati : non si reagisce contro quello che non ha toccato.

IL PATTO FRANCO-RUSSO

Il 2 maggio è stato firmato a Parigi il Patto franco-russo di assistenza mutua. Di questo patto si parlava da molto tempo, ma negli ultimi mesi esso sembrava avere subito un momento di arresto. Di che cosa si trattasse non è del tutto chiaro : si deve supporre che la discussione vertesse sul carattere e sul funzionamento del patto. I russi avrebbero voluto un patto a funzionamento automatico : appena verificatasi l'aggressione - il che non sarebbe stato difficile se, come probabile, qualora si fosse accettata la tesi russa, al patto si fosse annesso il protocollo Litvinoff di definizione dell'aggressore - il Patto avrebbe dovuto funzionare senza attendere di passare per la procedura societaria. Non che alla Francia, in linea teorica, sarebbe dispiaciuto il principio dell'automaticità, tutt'altro; ma c'è di mezzo il Trattato di Locarno. Il Trattato dice espressamente che se essa dovesse attaccare la Germania per il funzionamento dei suoi Patti di assistenza con la Polonia e la Cecoslovacchia esso non funzionerà contro di essa: Italia ed Inghilterra cioè, potenze garanti, non interverranno in favore della Germania. Ma la Russia non è prevista dal Trattato di Locarno ed é molto dubbio che la Germania avrebbe accettata una clausola aggiuntiva al Trattato di Locarno in favore della Russia.

Per cui, se la Francia, per il funzionamento del suo Patto di mutua assistenza con l'URSS, avesse attaccata la Germania senza una previa decisione della Società delle Nazioni, Italia ed Inghilterra, secondo la lettera di Locarno, avrebbero dovuto venire in soccorso della Germania. Era questo un rischio che la Francia non si sentiva certamente di correre, come non si sentiva nemmeno di correre il rischio di vedere la Germania, in seguito ad un accordo franco-soviettico troppo preciso, denunciare il Trattato di Locarno : il che avrebbe potuto privarla dell'assistenza inglese, in caso di aggressione tedesca, impegno che rappresenta pur sempre qualche cosa.
Nel Patto franco-soviettico, col suo protocollo aggiuntivo, che in sostanza ne costituisce una interpretazione restrittiva, ha vinto la tesi francese. In sostanza Francia ed URSS si riconfermano quegli impegni che esse avevano già assunto, reciprocamente, per il fatto di essere ambedue firmatarie dello Statuto della Società delle Nazioni. In più vi é soltanto questo : ai termini dello statuto, qualora il Consiglio non prenda una decisione o non possa raggiungere l'unanimità, Francia ed URSS sarebbero state libere di fare sostanzialmente quello che volevano. Oggi, in questa circostanza, esse sarebbero impegnate a prestarsi l'assistenza mutua.

Vi sono poi alcune importanti riserve. L'URSS non garantisce le
frontiere belghe. Dato che il Belgio non ha relazioni diplomatiche, con l'URSS era, del resto, il meno che ci si potesse aspettare. La Russia non prende nessun impegno per il caso che la Germania commettesse delle violazioni della zona demilitarizzata: il che, invece, ai termini di Locarno, è un fatto che equivale ad una aggressione tedesca alla Francia. La Francia non si é obbligata all'assistenza alla Russia in caso di attacco da parte della Polonia : il che toglie molto della importanza pratica al patto, dato che, per ragioni geografiche, è la Polonia e non la Germania quella che è in grado di attaccare la Russia.
Come che sia, pure ridotto alle sue giuste proporzioni, il Patto concluso fra la Francia e l'URSS ha la sua importanza politica. Non è la risurrezione dell'alleanza dell'anteguerra : potrà forse diventarlo un giorno, se le circostanze e la politica tedesca spingeranno i due paesi in questo senso ; ma oggi ne siamo ancora ben lontani. Esso dovrebbe avere soprattutto come conseguenza la fine di quel fondo reciproco di sospetto che gravava su tutte le intimità franco-sovietiche, il sospetto cioé che l'uno dei due potesse o tendesse a mettersi d'accordo con la Germania a spese dell'altro.

Oggi la Francia non potrebbe dare alla Germania la mano libera in Europa Orientale: la Russia, da parte sua, non potrebbe tornare integralmente alla politica di Locarno. E questo è un fatto che ha la sua importanza perchè la diffidenza fra le principali potenze europee non è una delle ultime cause del malessere di cui soffre l'Europa ; e l'averla eliminata fra la Francia e l'URSS è comunque un vantaggio.


VIAGGIO DEL SIGNOR LAVAL, A VARSAVIA ED A MOSCA

Che il Signor Laval, dopo tutte le polemiche a cui ha dato lo spunto l'accordo tedesco-polacco e dopo il non brillante successo della visita di Barthou a Varsavia, abbia, dopotutto, deciso di accettare l'invito dei Governo polacco, sta a dimostrare la serenità della sua politica. Bisogna dire, ad onor del vero, che, da qualche tempo a questa parte, non sono mancate da parte polacca delle dimostrazioni, grandi e piccine, nel senso di mostrare che essa, nei suoi rapporti con la Germania, non intende andare oltre i termini della dichiarazione del febbraio scorso e che essa fa una politica indipendente, dettata esclusivamente dai suoi interessi. Ultima, ma non delle meno importanti, fra queste manifestazioni era stata la adesione della Polonia al voto del Consiglio contrario alla Germania.
Il comunicato diramato alla fine del colloquio si limita alla solita formula della completa identità di vedute : formula la quale non dice niente di concreto di per se stessa : anzi qualche volta la si adopera proprio per dire che non si è d'accordo su niente. A parte gli scherzi, sembra che in sostanza la Polonia abbia confermato che, per quanto la concerne, essa è disposta a restare fedele all'alleanza con la Francia per i casi in cui essa é stata prevista. Oltre a ciò i francesi avrebbero accettato di limitare il Patto orientale e le loro richieste alla Polonia sull'argomento a quello che la Polonia é disposta a concedere : ossia non aggressione, non assistenza all'aggressore e consultazione. Insomma anche qui, se non si è avuto un capovolgimento della situazione, si può dire che si è fatto del buon lavoro.

Una volta firmato fra Francia ed URSS il Patto di mutua assistenza non era da attendersi dal viaggio di Laval a Mosca nessun colpo di scena. La visita è rimasta quindi quella che doveva essere: una presa di contatto, cioè, fra i dirigenti la politica estera dei due paesi. Le manifestazioni a cui essa ha dato luogo sono state però di una tale solennità, hanno avuto un tale crescendo di cordialità da far nascere il dubbio che a Mosca si sia fatto qualche cosa di più. Su questo argomento le opinioni, le ipotesi della stampa sono di due ordini diversi. Alcuni asseriscono che la Francia abbia concesso all'URSS quel famoso prestito di cui essa va in cerca. Altri invece ritengono si siano assunti degli accordi militari segreti in aggiunta al Patto di mutua assistenza previsto.
Oggi gli accordi segreti sono di moda : nel senso che la stampa, non contenta di quello che ufficialmente vede e sa, ha la tendenza di andare alla ricerca del sensazionale e gli accordi segreti fanno appunto parte di tutto l'armamentario di quella che si potrebbe chiamare « la diplomazia gialla ».

A volere esaminare obiettivamente la situazione, a fil di logica cioè, si dovrebbe venire alla conclusione che di accordi segreti, sia in un senso che in un altro, non ce ne dovrebbero essere stati. La questione del prestito alla Russia é una questione di cui è stato dibattuto da molto tempo la Francia lo ha sempre subordinato a qualche forma di sistemazione dei debiti prebellici. Questi debiti, che ammontano alla cifra rispettabile di circa 17 miliardi di franchi oro, hanno inciso nelle tasche di una gran parte dei francesi : non è quindi probabile che un prestito russo avrebbe molte probabilità di successo oggi sulla piazza di Parigi. Quanto agli accordi militari non se ne vedrebbe oggi la ragione : a meno che per accordi militari non si intendano quegli studi che gli stati maggiori dei due paesi dovranno pur fare per stabilire, sia pure dal punto di vista teorico, come dovrebbe funzionare in pratica il patto di assistenza mutua : studi che però richiederanno del tempo e che non saranno probabilmente firmati formalmente poiché essi rientrano nel campo degli studi e non degli accordi concreti.

E' stata molto commentata, e non del tutto favorevolmente, la frase contenuta nel comunicato conclusivo del comunicato di Mosca : « Stalin approva la politica di armamenti ecc. », e vi si è voluto vedere un impegno preso da parte della III Internazionale di far cessare la propaganda condotta dai comunisti contro le misure militari della Francia. Potrebbe anche darsi che non si trattasse altro che di una frase dovuta ad una redazione non del tutto felice del comunicato ; certo é che essa si presta ad essere interpretata in questo senso e che certamente essa non è quello che si potrebbe desiderare di meglio per la dignità della Francia. Andare a domandare ad uno Stato estero di essere di aiuto per superare delle difficoltà di politica interna, non è proprio la cosa che ci si dovrebbe aspettare da parte di un Governo serio : ma la politica parlamentare ha pure le sue esigenze.

IL PATTO DI MUTUA ASSISTENZA FRA CECOSLOVACCHIA ED URSS.
Anche la Cecoslovacchia ha voluto, il 17 maggio, firmare il suo bravo Patto di assistenza con l'URSS. Esso è redatto sulla falsariga di quello russo-francese: ciò, probabilmente, per le stesse ragioni. La Cecoslovacchia
ha con la Francia un Trattato di mutua assistenza che è legato con gli accordi di Locarno ed è per questo obbligata anch'essa a tenersi nei limiti previsti dal Trattato stesso, a meno di voler turbare tutto l'edificio. In ogni modo è specificato che la Cecoslovacchia non presterà la sua assistenza all'URSS, e viceversa, che nel caso la Francia lo faccia anch'essa. E' una frase che, oggi, non si sa bene come interpretare : sotto un certo punto di vista sarebbe la Francia, dunque, l'arbitra dei rapporti fra URSS e Cecoslovacchia, sotto un altro punto di vista, invece, si potrebbe sostenere che è invece l'URSS arbitra dei rapporti fra Parigi e Praga. L'esperienza dei fatti ci mostrerà quale delle due ipotesi sia la vera.

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NOTA: Con tutte queste riunioni, congressi, conferenze, facciamo notare che si è parlato di tutto, meno che della questione italiana in Etiopia, salvo qualche colloquio informale. Mentre Mussolini ha già inviato - fin dal 27 febbraio- i primi reparti in Africa, sta procedendo al richiamo di ampi contingenti di truppa e organizzando nuove divisioni.
Il Negus ha sollecitato la discussione sulla questione, ma è intervenuto Mussolini che non ha chiesto alle altre due Potenze se pu invadere l'Etiopia, ma ha tuttavia rassicurato di due alleati affermando che "l'Italia non vuole mettere in pericolo la pace,... dell'Europa".
 Ma la virgola e la pausa come voler dire  "ma dell'Africa s, quindi non interferite".

Del resto a Roma, tre mesi prima, il 7 gennaio 1935, in una serie di accordi riguardanti le questioni coloniali, Pierre Laval - con una dichiarazione segreta - ha riconosciuto "mano libera" all'azione di Mussolini in Etiopia.
Laval in seguito smentirà questo accordo, ma se Mussolini, quando riceverà a Roma Eden -il 24 maggio- afferma l' "estrema determinazione" dell'Italia a proseguire la sua azione in AFrica e minaccia il ritiro dalla S.d.N., significa che si sente forte; e forse la Francia ha cercato di farsi un alleato.
Mussolini ha insomma "camminato diritto" con "tranquillità".;
il 2 ottobre 1935 annuncerà l'inizio delle ostilità con l'Etiopia per giorno seguente.
Solo a quel punto si ribalta tutta la politica delle due Potenze, che indignate chiamano l'azione di Mussolini un'aggressione.
Tacito invece il sostegno di Hitler, che poco dopo -il 7 marzo 1936, Mussolini ricambia quando Hitler - prende possesso della Renania, violando il trattato di pace di Wersailles, e i (vaghi e unilaterali) principi della S.d.N. Ambiguità che semmai hanno favorito i due colpi di mano; due manifestazioni identiche con una vocazione bellicista di Mussolini prima e Hitler poi.
Insieme i due continuano subito dopo in Spagna, e, terminata questa, nel 1938 la potenza militare tedesca si erge sull'Europa dei contrasti e delle debolezze per rivendicare il suo "..lo spazio vitale" . Ma come abbiamo visto in queste pagine, ogni cosa era già palese.
Prima ancora dei due colpi di mano la situazione era molto surriscaldata.
in un libro-inchiesta pubblicato a fine 1934 in America dal famoso giornalista-saggista KNICKERBOCKER dopo aver fatto delle accuratissime inchieste, interrogando tutti i capi responsabili della politica europea, concludeva: "Ci sarà la guerra in Europa? Sottotitolo Ci sono 6.000.000 di uomini in uniforme. "Il vecchio continente, nei suoi cinque "accampamenti" aspetta con la baionetta in canna. Che cosa aspetta? Danzica, la Saar, l'Anschluss, i Francesi.
A Knickerbocker non era sfuggito nulla. Il volume era il seguito di un altro titolo molto significativo: Può l'Europa tornare indietro? Rimettersi in piedi?. Di particolare importanza molte pagine che riguardavano anche l'Italia. Rileggendoli entrambi, lo scenario è quello che poi vedremo dal 1940 al 1945. Ma siamo nel 1935, e Knickerbocker non era per nulla uno sprovveduto, era famosissimo per le sue inchieste (premio Pulitzer del giornalismo) conosceva ed era ricevuto da Sovrani, da Primi Ministri, dai Ministri degli Esteri e dalle più eminenti personalità politiche di tutto il pianeta. Non era quindi un romanziere, né un veggente. Ma un acuto osservatore con una documentazione ineccepibile ottenuta nelle grandi cancellerie di ogni Paese. Concludeva che la guerra era certa, che avrebbe segnato la fine dell'Europa nella forma attuale; affermava, perfino matematicamente nelle ultime due pagina (292-293) che Stati Uniti, Inghilterra, Francia e.... l'Unione Sovietica (e quest'ultima sembrò proprio una irreale bizzarria dell'autore - l'URSS con gli USA !!!) insieme avrebbero vinto, per un motivo solo "che hanno tutto quanto desiderano per fare una guerra. Le nazioni che non hanno quanto desiderano sono la Germania, il Giappone, l'Italia, e perderanno". (fu profeta!)


Noi ora qui seguiamo le vicende italo-etiopiche, riprendendole dall'inizio
con due articoli usciti a distanza di due mesi:

* NAZIONE-GOVERNO - POLITICA COLONIALE DAL 1878 FINO ALLA CONQUISTA DI ADUA (giugno 1935)
segue
* NAZIONE-GOVERNO - POLITICA COLONIALE dal 1878 FINO ALLA CONQUISTA DI ADUA (agosto 1935)
RAPPORTO DEI "13" DEL 6 OTT. 1935 della S. d. N.: L'ITALIA "HA AGGREDITO!" - SANZIONI! !


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