HOME PAGE
CRONOLOGIA
DA 20 MILIARDI
ALL' 1 A.C.
DALL'1 D.C. AL 2000
ANNO X ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

109 o - I RISULTATI DELLA COLONIZZAZIONE

Tutto quanto abbiamo fin qui descritto sulla colonizzazione mette in evidenza come il predominio nel campo coloniale sia successivamente passato da un popolo europeo all'altro, e come la lotta per questo predominio sia stata spesso decisiva per le sorti delle stesse nazioni colonizzatrici.
Uno dei migliori conoscitori della materia, il Supan, fa a tale proposito i seguenti periodi:
il periodo ispano-portoghese (1492-1598);
il periodo olandese (1598-1670);
il periodo franco-britannico (1670-1783);
il periodo anglo-americano (1783-1876);
il periodo europeo-americano (dal 1876 in poi).

Se si prescinde dalla concorrenza reciproca degli Stati europei, e si guarda soltanto alla età rispettiva delle varie colonie, si ottiene la seguente successione storica:

1° Prima della scoperta dell'America, salvo l'Islanda e le Azzorre, non si ebbero colonie se non lungo la costa nord-occidentale dell'Africa: tali Madera, le Canarie, le isole del Capo Verde e della Guinea, i forti di Arguin, Elmina e Congo.

2° Il periodo che va dal 1492 al 1600 aggiunse le Grandi Antille, le regioni tropicali dell'America e le regioni costiere delle Indie Orientali.

3° Dal 1600 al 1750 la colonizzazione si estese all'America del Nord ed alla parte atlantica del Sud-America. Quasi ovunque dominò il sistema di colonizzazione in punti isolati, in antitesi al sistema di colonizzazione su vaste estensioni adottato in America e nella Siberia. Talora in una regione fu padrona esclusiva ovvero predominante una nazione, come nella Nuova Spagna, nel Brasile, nell'Africa orientale e nelle isole della Sonda; altre volte più nazioni affluirono in una stessa regione intrecciandovisi come sulla costa occidentale dell'Africa a nord dell'Equatore, nelle Antille, nella Guiana e nell'India anteriore.

4° Dal 1750 al 1850 il sistema di colonizzazione per vaste estensioni si propagò anche alle regioni tropiche e più meridionali dell'emisfero orientale. L'India divenne inglese. In Australia, nella Nuova Zelanda e nel Sud-Africa si costituirono nuovi centri di immigrazione europea. Nell'America settentrionale cominciò l'espansione, verso ovest.

5° La colonizzazione successiva, dal 1850 in poi, ha aggiunto nuove colossali estensioni di territorio. Il movimento cominciò con la scoperta delle miniere d'oro nell'America del Nord, nell'Australia e nel Sud-Africa.

L'oro tuttavia non è ciò che ha reso importanti le colonie; la loro importanza è stata soprattutto nelle materie prime che se ne sono tratte e nei prodotti alimentari, entrambe indispensabili al grandioso sviluppo industriale europeo ed all'accresciuta popolazione dell'Europa stessa.

Abbiamo visto nei capitoli precedenti alcune nazione che hanno scoperto un territorio e vi hanno fondato delle colonie bonificando le terre e portando ricchezza agli indigeni, spesso sbarcandoci capaci coloni e validi tecnici.

Altre nazioni invece hanno fatto con le stesse scoperte una conquista, hanno pure loro fatto colonie ma sottoponendo gli indigeni allo sfruttamento e dopo aver portato via loro ogni tipo di ricchezza.

I primi hanno portato libertà, civiltà, tecnologie e ricchezze; i secondi hanno distrutto antiche civiltà, compiuto genocidi e si sono appropriati di tutte le ricchezze del paese.

Il valore delle colonie - prima del crollo definitivo degli imperi coloniali (avvenuto tra il 1945 e il 1975) - era stato apprezzato sotto questi due aspetti e tutto questo ha rafforzato il sistema della colonizzazione estensiva.
Tuttavia - in un modo o nell'altro e spesso lottando - l'India posteriore, la Cina e il Giappone (con alle spalle ognuna una civiltà) fecero nel secolo XIX pure loro - se pure in ritardo e non sempre autonomamente - l'ingresso nel traffico mondiale.
Se poi andiamo a vedere gli ultimi anni del XX secolo, dobbiamo prendere atto che i tre giganti svegliandosi hanno cominciato a preoccupare le consolidate certezze occidentali. E se va avanti così, saranno pure dolori!
Del resto volevamo che si aprissero al libero mercato; si sono aperte !!!!

Fino alla fine del 18° secolo in tutte le specie di colonizzazione furono più o meno adottati sistemi e criteri uguali: concessione di privilegi e monopolio, esclusione della libertà di commercio, stretta unione tra colonie e madre-patria, lavoro forzato delle popolazioni più deboli ovvero addirittura schiavitù, inoltre concessione di vaste zone di terreni a grandi società od a singole persone, vale a dire latifondismo e piantagioni. L'amministrazione delle colonie era alle dipendenze del governo metropolitano. Unica eccezione le colonie inglesi dell'America settentrionale che godettero maggiore autonomia locale.

Questo indirizzo più liberale nelle relazioni tra colonie e madre-patria fu, fin dove le circostanze lo permisero, adottato generalmente nel XIV secolo, in modo da sostituire allo sfruttamento unilaterale la reciprocità, alla diretta ingerenza il sistema rappresentativo degli stessi coloni. Il Roscher riassume questa evoluzione dicendo che il motivo dominante nella storia dell'organizzazione delle colonie consiste nel graduale passaggio dalla soggezione alla libertà.

Tre specie di colonie si ebbero in passato (e si hanno tuttora sotto altre forme):

1° colonie di immigranti bianchi, i quali ne costituiscono la quasi totale popolazione;

2.° colonie miste, nelle quali i bianchi sono bensì permanentemente domiciliati, ma rappresentano in confronto agli indigeni la minoranza della popolazione;

3.° colonie di indigeni, che si riscontrano in paesi non adatti all'immigrazione permanente dei bianchi ovvero non utilizzati a tale scopo. Tali le colonie di commercio o messe a piantagioni, tale fu anche l'India britannica, dove gli inglesi vi dimorarono solo temporaneamente.

La Spagna e il Portogallo si divisero (all'inizio quasi pacificamente) il mondo determinando le sfere entro cui doveva svolgersi la rispettiva attività coloniale. Perciò allora le colonie rimasero estranee alle vicende politiche della madre patria per la quale ebbero importanza solo come fonti di risorse e di mezzi di lotta.

La situazione mutò con l'apparire sulla scena degli olandesi, inglesi e dei francesi, i quali si insinuarono nelle sfere d'interessi e di colonizzazione degli spagnoli e dei portoghesi, e non poterono farlo naturalmente che con la forza.

Da allora in poi le vicende politiche europee si ripercossero anche sulle colonie, e le guerre europee si trapiantarono e si propagarono di là dai mari. Le sorti delle colonie e del commercio transmarino si trovarono in misura sempre crescente intimamente legate alle sorti della madre patria.
Di qui la vitale importanza acquistata dal dominio dei mari. La Spagna lo tenne finchè la sua superba Armada non andò a sfracellarsi contro le scogliere inglesi. Le successe l'Olanda, la sua più formidabile nemica. Ma intervenne l'Inghilterra e dopo lunghe e fiere lotte costrinse la vicina ad abbassare la bandiera a mezz'asta.
Ma nonostante ciò l'Olanda, almeno per il numero di navi mercantili, conservò il primo posto tra i popoli navigatori. Colbert nel 1669 osservo che delle 25.000 navi formanti il totale delle flotte mercantili europee gli olandesi ne possedevano 16.000.

Ma come colonizzatori essi assunsero le stesse attitudini degli spagnoli e dei portoghesi. Tutte e tre queste nazioni cioè limitarono la loro attività a determinate regioni, entro le quali perfezionarono le loro colonie e ne ampliarono anche i confini; ma non parteciparono alla ulteriore colonizzazione della terra. E "coloni" significa proprio questo !! Altrimenti si chiama "rapina".

A questo compito si dedicò invece l'Inghilterra, cui, a datare dagli ultimi tempi di Richelieu, si aggiunse la Francia. Per quasi 150 anni questi due rivali lottarono apertamente o sottomano tra di loro, finchè nel 1805 si ebbe la decisione risolutiva. La vittoria riportata da Nelson a Trafalgar sulla flotta francese e spagnola collegate rese l'Inghilterra assoluta padrona dei mari e le diede perciò il mezzo di proseguire come volle e senza ostacoli la propria espansione commerciale e coloniale.
Da questo momento la superba Albione poté organizzare saldamente il suo impero mondiale, il più sconfinato ed internazionale della storia di tutti i tempi.
Le sorti dell'Europa si rispecchiarono nei suoi trattati di pace, e contemporaneamente vi si rispecchiarono le sorti delle colonie; così nella pace di Ryswyk del 1697, nel trattato di Parigi del 1763, nel secondo trattato di Parigi del 1814 ed in molti altri.

Sotto l'aspetto geografico e culturale la storia delle grandi scoperte e della colonizzazione offre un quadro quanto mai vario e difforme. Con agitata e impegnativa attività vennero esplorati i mari ghiacciati del nord e percorse le sponde del Mar Rosso, del Golfo Persico e dell'America centrale; furono attraversate tenebrose foreste vergini, valicate alte catene di montagne; arditi pionieri si aprirono la via attraverso paludi malsane e brulicanti di insetti, errarono per sconfinate pianure non alberate e svernarono tra i ghiacci eterni della Groenlandia e della Nova Semlja.
Vincitori e vinti rivelarono tutta la propria indole così nel bene come nel male; i primi con la immensa operosità, con la smodata ingordigia, con lo spirito di sacrificio e di abnegazione, con l'odio e la crudeltà, con l'abilità, talora autorevole, mercantile, militare e amministrativa; i secondi in alcuni casi con la rinunzia a qualsiasi resistenza, in altri casi con la audace difesa, continuata ostinatamente per secoli, dei propri beni.

La serie dei grandi scopritori, quali Vasco di Gama, Colombo, Cabrai, Caboto e Magellano, si prolungò nelle persone di pacifici esploratori, come Tasman e Cook, uomini non mossi da alcun interesse egoistico ma dal solo desiderio di render servizio alla scienza, i quali perciò trattarono gli indigeni con riguardo, anzi con una certa fraterna simpatia, di cui tuttavia vennero talora mal ricompensati. Della stessa indole fu in seguito Livingstone, e con gli stessi criteri si sono comportati molti dei pionieri tedeschi in Africa.

Tipi completamente diversi furono i conquistatori. Albuquerque, Cortez, Pizzarro, Dupleix, Clive e Warren Hastings non si affidarono che alla forza e alla ferocia. La loro energia fu eccezionale ma rivolta e utilizzata solo alla distruzione. Con un esiguo numero di soldati o di funzionari assoggettarono milioni di uomini. Al raggiungimento del loro scopo sacrificarono ogni altra cosa. Fondarono Stati militari e società commerciali dominatrici con un impiego di indegne energie che nella loro patria non sarebbe stata mai possibile. Li avrebbero impiccati subito!

Tuttavia, già in vita, questi generali e governatori dovettero sperimentare sulla loro pelle l'instabilità della fortuna. Le rispettive nazioni si presero ben volentieri i lucri che dai brutali metodi di colonizzazione erano derivati, ma (e con quanta ipocrisia!) disprezzarono e condannarono coloro che questi metodi avevano attuati, ed anche quando loro risparmiarono un processo, votarono i loro nomi all'odio ed all'infamia.

Le grandi scoperte geografiche e la colonizzazione costituiscono uno degli avvenimenti più importanti della storia universale. Esse esercitarono una influenza e provocarono mutamenti così profondi ed estesi che forse nessun altro evento storico può vantarne di eguali.
Gli europei, la cui attività e le cui aspirazioni, inceppate dai vincoli medioevali, erano rimaste circoscritte all'Europa ed alle regioni vicine, impararono a conoscere il globo e ad utilizzarne le ricchezze.
L'europeo si rivelò superiore a tutte le altre razze umane, e queste caddero tutte sotto il suo dominio, salvo i negri dell'interno dell'Africa e le popolazioni incivilite dell'interno dell'Asia e dell'estremo oriente. Queste ultime si salvarono ricorrendo al mezzo estremo dell'isolamento completo di fronte agli stranieri. Ma, ciò facendo, si atrofizzarono nell'immobilità e si privarono dei vantaggi che avrebbero potuto trarre dalla diffusione della cultura europea nei loro paesi.

Se ci chiediamo quali siano stati gli effetti della colonizzazione, dobbiamo considerare quale suo principale risultato la diffusione degli europei sul globo. Le altre parti del mondo uscirono dal loro isolamento, l'Europa le mise in relazione fra di loro e ne decise da allora in avanti le sorti.
Dopo quella che era avvenuta circa 20-30.000 anni fa partendo dal centro Africa, iniziò una nuova era di migrazione di popoli: il mondo fu più o meno europeizzato, i negri, attraverso il commercio degli schiavi, passarono in masse in America, e i popoli mongolici dell'Asia orientale si posero in moto, richiamati dal bisogno di braccia dei colonizzatori europei.

La mescolanza delle razze generò nuovi tipi umani: mulatti, meticci, creoli e simili; anzi si avviò alla formazione di interi nuovi popoli come nell'America del Nord, nelle Antille, ed in Australia.
Le razze più forti poterono resistere agli europei e non perire, come quelle dell'India; le più deboli perirono completamente oppure solo in seguito e tuttora verso la morte, come gli indiani degli Stati Uniti, gli aborigeni australiani e parte dei polinesiani.

Causa di quest'ultimo fenomeno è l'effetto deleterio che i contatti con gli europei hanno avuto per alcune popolazioni (cher abbiamo chiamato) selvagge relativamente poco numerose o troppo disseminate su vaste estensioni.

Alla loro distruzione contribuirono le malattie contagiose, specialmente il vaiolo e la sifilide, la diffusione di abitudini nocive, soprattutto l'abuso degli alcolici, e lo sterminio vero e proprio fatto con le armi.
Alcune razze non riuscirono ad adattarsi alla situazione mutata; furono prese da un abbattimento, da una forma di disperazione collettiva, che le indusse al suicidio ovvero ad astenersi dal prolificare.
L'egoismo europeo sterminò non solo intere razze umane, ma anche intere specie di animali e di piante. Senza misericordia il bianco distrusse le foreste dell'America settentrionale e della Siberia, e fece man bassa sugli animali che popolavano le terre e i mari lontani. I milioni di bufali degli Stati Uniti (che erano una inestimabile perenne ricchezza degli indiani) sono ora ridotti ad uno sparuta mandria, l'elefante africano a un passo dallo sparire del tutto (qualche semplare sono ormai solo più nelle riserve organizzate per scopi turistici), gli animali di pelliccia pregiata (ad es. lo zibellino o la foca monaca) e le balene sono divenuti rari, alcuni rarissimi e solo più visibili in qualche giardino zoologico.
La colonizzazione fu spesso, ed è spesso ancora (fatto ovviamente non più allo stesso modo), un sistema di rapina senza riguardi.

Ma bisogna tuttavia dire che l'immigrazione europea arrecò anche dei vantaggi ad alcuni paesi esotici. Nell'America e nell'Australia vennero introdotti gli animali domestici europei, i cereali, frutti e legumi europei, di modo che la fauna e la flora di quelle regioni in parte ne rimase completamente trasformata.

L'europeo importò ancora la sua civiltà superiore e la sua religione superiore. L'indigeno imparò a conoscere le esigenze e le abitudini della civiltà occidentale, le istituzioni statali e municipali, le scienze, i prodotti e i piaceri dell'Occidente.
Questa importazione di civiltà mutò addirittura aspetto all'America settentrionale e all'Australia. Dove erano vaste foreste appena toccate dal piede delle fiere e del cacciatore indigeno, sorsero splendide città europee circondate da fiorenti giardini e da sterminati campi ben coltivati, dove iniziarono a correre sulle rotaie le locomotive, i cavi elettrici, il telegrafo, il telefono e all'inizio del XX secolo, le auto, gli aerei.

Ma anche l'Europa venne trasformata da capo a fondo dai grandi avvenimenti che abbiamo qui considerato. L'invadente chiesa medioevale cominciò a piegarsi di fronte alla politica dell'uomo dello stato moderno così distaccato da preconcetti religiosi e di fronte alle esigenze della borghesia cittadina; essa dovette riconoscere che non era la sola depositaria della salute dell'anima, giacché vi erano milioni e milioni di uomini inciviliti che non adoravano Cristo, ma seguivano le massime di Brahma, Buddha, Confucio.
Il cristianesimo non ha mai avuto un buon rapporto tra fede e scienza. Non così in oriente, dove fede significa saggezza; e la saggezza porta alla concretezza delle cose, al pragmatismo della vita nei momenti bui e nei momenti felici senza ai primi darne colpa a punizioni divine, ai secondi perchè ci si è inginocchiati a pregare un'immagine o una reliquia.

In alcuni movimenti religiosi proprio nel periodo delle grandi scoperte, di  tendenze rigoriste sorte all'interno dell'Europa cristiana, con l'intento di riformare la Chiesa secondo metodi nuovi (calvinista, luterana, anglicana);  predicavano in particolare la necessitÓ di svincolare la chiesa dal potere politico e rifiutavano la struttura gerarchica implicita nella organizzazione episcopale, contrapponendole un sistema di tipo presbiteriano, che aveva l'autoritÓ suprema nel gruppo degli "anziani" eletti direttamente dai fedeli.
Tutti costore erano insomma contrari all'assetto episcopale e alla supremazia del sovrano assolutista incoronato dal pontefice di turno per "volontà divina". Essi "sfornavano" così degli "unti dal signore" che spesso per la loro malvagità o per la loro indegnità morale, non erano neppure degni di essere ossequiati da animali.


In Inghilterra, contrasti erano giÓ nati fin dall'"assolutismo" di Elisabetta con l'anglicanesimo, ed erano quindi di natura religiosa; ma ben presto al rigorismo religioso, corrispose presto un radicalismo politico.
I Puritani: un movimento religioso di tendenza rigorista sorto all'interno dell'anglicanesimo con l'intento di riformare la Chiesa d'Inghilterra secondo il metodo calvinista; predicavano in particolare la necessità di svincolare la chiesa dal potere politico e rifiutavano la struttura gerarchica implicita nella organizzazione episcopale, contrapponendole un sistema di tipo presbiteriano, che aveva l'autorità suprema nel gruppo degli "anziani" eletti direttamente dai fedeli.
I puritani erano insomma contrari all'assetto episcopale e alla supremazia del sovrano assolutista.

Quando si riunì nuovamente il Parlamento nel 1640, e dopo la guerra civile del 1642, il nuovo Parlamento puritano con il Prayer Book (1643-1644) abolì l'episcopato e iniziò i lavori per la riforma della chiesa con l'Assemblea di Westminster.
Non è che le cose finirono in questo periodo e in questo luogo. Il movimento esauritosi in Inghilterra nonostante la piena libertà ottenuta con il Toleration Act (1689) lasciò tuttavia una importante eredità nel Nuovo Mondo.
E non tardarono gli stessi puritani a manifestare una propria intolleranza religiosa o a creare altre sette religiose che volevano democratizzare la propria chiesa ma in sostanza "cercavano ognuna di autogovernarsi", quindi spesso facendo convivere una tormentata spiritualità religiosa e gli impulsi razionalizzanti piuttosto pragmatici; spesso con mezzi piuttosto spietati.

Al loro arrivo sul Nuovo Continente furono chiamati "Padri Pellegrini", ma secondo un vecchio adagio "I Padri Pellegrini si gettarono prima in ginocchio, e poi si gettarono sugli aborigeni per sterminarli".
Ma in breve tempo non solo su questi, ma anche fra di loro. I membri di alcune sette che tentarono d'insediarsi nella colonia di Plymouth furono perseguitati e molti messi a morte. Così il predicatore Roger Williams: anche lui tentò con una sua comunità di democratizzare la chiesa detta di Salem; ma riuscì a malapena a sfuggire alle vendette di altre sette puritane.

Per effetto della colonizzazione il mare assunse una importanza prima insospettata; dall'essere una barriera di separazione divenne un mezzo di collegamento; la navigazione e l'arte nautica progredirono ininterrottamente; nazioni agricole si mutarono in paesi mercantili, la economia monetaria sostituì gli scambi in natura; sorse la grande industria agli scopi dell'esportazione e con l'industria crebbe il benessere e la popolazione europea aumentò in misura colossale. Il bisogno la fece affluire nelle città, soprattutto nelle città marittime; queste divennero sempre più grandi e diventarono naturali centri di cultura; la campagna perdette l'importanza che fino allora aveva avuta a tutto vantaggio della città. Il possesso delle colonie fece salire alcuni stati ad un grado di potenza che senza di esse non avrebbero mai potuto raggiungere: così avvenne per la Spagna, per l'Olanda e per l'Inghilterra, mentre la Francia rimase piuttosto indebolita che rafforzata dalle sue imprese coloniali.

Persino la vita dell'europeo venne modificata sotto tutti gli aspetti dall'introduzione dei prodotti delle colonie; l'America gli fornì le patate, il tabacco, il cacao, il granoturco; l'Asia le spezierie, il riso e il tè; l'Arabia il caffè; tutti questi nuovi generi invasero contemporaneamente l'Europa e presto si resero indispensabili. Si aggiunga il cotone, lo zucchero, l'oro, l'argento, il rame, il petrolio, la frutta, la seta, piante ornamentali e d'altra specie, e una miriade di nuovi animali domestici, ecc.
Le cose anzi sono poi arrivate al punto che la massiccia importazione dall'America del Nord e dall'Australia dei prodotti d'origine europea là importati e coltivati ha iniziato a disturbare gravemente il medesimo mercato europeo, facendo crollare i prezzi e di conseguenza causarono l'abbandono di alcune colture e la depauperazione della civiltà contadina europea.
Anche se in certi casi come guerre e carestie, quelle, sono state l'àncora di salvezza per attenuare la miseria che le due calamità provocavano.

Ma gli effetti non furono solo questi. Le scienze si arricchirono non solo per l'accresciuta conoscenza delle terre, dei mari e dei popoli, ma anche per la conoscenza delle grandi creazioni intellettuali esotiche, come ad esempio, le classiche opere della vasta letteratura sanscrita e parsica originaria che resero in seguito possibile il sorgere della comparazione linguistica, e il buddismo che ora soltanto comincia ad esercitare influenza sulla nostra vita intellettuale.
La linguistica ci induce a ritenere che in epoca preistorica remotissima gli indoeuropei formavano una famiglia che aveva comune la lingua e i caratteri fondamentali dell'incivilimento. (lo abbiamo accennato nei capitoli dedicati)

Anche l'arte e l'industria europea non rimasero esenti da influenze esotiche. L'europeo imparò dai popoli asiatici l'arte del giardinaggio, la manifattura delle porcellane, i lavori in lacca e i damascati; anche una modo di pittura moderna risente dell'arte giapponese. Ambedue le parti, l'Europa e i paesi non europei, hanno dato qualcosa e ricevuto qualcosa.

Se si domanda in ultimo se i bianchi oppure gli uomini di colore siano stati maggiormente avvantaggiati dall'opera di colonizzazione, la risposta dipende dal punto di vista dal quale il problema si guarda. Chi è convinto del pregio indiscusso e assoluto della civiltà europea, riterrà che il guadagno di gran lunga maggiore sia stato per le colonie e soprattutto per i paesi a popolazione selvaggia. In Cina ad esempio con una filosofia così diversa della vita materiale e religiosa occidentale, non la pensano allo stesso modo.

Quel convinto nostrano, aggiungerà che i comuni concetti ed ordinamenti della proprietà privata non possono applicarsi nei rapporti tra popoli; che i coloni non comprarono o conquistarono soltanto il suolo altrui, ma lo fecero proprio con il loro lavoro; e che simili sconvolgimenti di carattere etnico ed economico non si compiono mai senza il danno di qualcuno e senza il sacrificio di vite umane.
Il che si torna a dire in definitiva che il più forte ha non solo il potere, ma anche il diritto di schiacciare il più debole.

Ad un risultato diverso arriverà invece chi, seguendo le idee del Rousseau, muove dal principio che la natura ha fatto l'uomo nella maniera di volta in volta adatta all'ambiente e al clima di ciascun paese, vale a dire chi non crede alla superiorità del nostro incivilimento su quello delle altre parti del mondo.
Chi invece lo pensa non può guardare senza rabbrividire le devastazioni e i massacri compiuti dalla bestia incivilita europea e sentenziare che il bianco senza alcun scrupolo si é fatta la parte del leone.

Ma qui non vogliamo fare i giudici nè tantomeno condannare chicchessia.
Lasceremo al lettore la facoltà di approfondire con altre letture, poi giudicherà.
Noi ora qui, senza risentimenti, indulgenze o partigianerie
andiamo a narrare l'irrisistibile ascesa del Nord America
ovvero de
gli Stati Uniti.

IL PERIODO COLONIALE > >

PAGINA INIZIO - PAGINA INDICE