2. DALLA TERRA ALLA VITA


Studiare la storia della Terra è studiare ad un tempo l'Universo e l'uomo, giacché la Terra è un ex astro nell'Universo, e l'uomo è la risultante di tutte le forze terrestri.
Egli non è già il prodotto di un miracolo; ma il figlio della natura. Nessun può credere oggi che il mondo sia stato creato in sei giorni seimila anni fa.
Lydell nel 1830 (con Principi di Geologia) e Woheler due anni prima (suo il grido "la materia è chimica è la chimica è la vita") misero allora a rumore tutto il mondo scientifico con le loro prime ardite teorie.


LYDELL, soprattutto con Principi di Geologia , formulò le prime ipotesi-rivelazioni sulla origine dei fossili  Si azzardò a formulare una datazione, mettendo così in discussione l'Età della Terra, la Bibbia e perfino  la leggenda del biblico Diluvio Universale. Ovviamente mise a rumore il mondo ecclesiastico che seguitava caparbiamente a sostenere (e con loro tutti gli "scienziati" a loro servizio) che i fossili pietrificati erano scherzi della natura, e che ogni scheletro di uomo o animale non poteva datare oltre il 4004 a.C. cioè dalla Creazione Biblica del mondo, quella cioè che il teologo LIGHTFOOT nel 1675 aveva fissato (dopo discussioni di secoli) con una sua certezza matematica: "Dio aveva creato il mondo alle ore 9 del mattino del 26 ottobre, appunto del 4004".

Quasi cento anni dopo, nel 1750 c'era stato un uomo audace, BUFFON, che ipotizzò che la Terra aveva 75.000 anni, e affermava che la vita vi era apparsa dopo 35.000 anni. La reazione del mondo degli studiosi fu quella di perdonare questa "buffoneria" , affermando che si addiceva al nome che l'autore portava. Del resto perfino lo stesso Voltaire, in una sua Storia del mondo, considera i fossili uno scherzo della natura e nel parlarne sorvola in gran fretta il tema.

Cose d'altri tempi, ma non molto lontani.
Cioè non eravamo nel buio Medioevo, in questo periodo c'era già la rivoluzione industriale;  in funzione c'era il telaio meccanico, il motore a vapore,  Coulumb aveva già misurato la carica elettrica, Jenner scoperto il vaccino del vaiolo, Volta  la pila, Ampere   l'elettromagnetismo;  Linneo e Lamarck avevano già compilato  la classificazione degli invertebrati. Spallanzani al microscopio aveva ridicolizzato chi sosteneva la germinazione spontanea, Dalton annunciato la Teoria atomica, Lussac la Cinetica, Berzelius la Tabella dei pesi atomici, Lavosier pubblicato il primo trattato di chimica moderna,  Babbage costruito la sua calcolatrice analitica, Stephenson la locomotiva, Henry il motore elettrico, Morse il telegrafo, eppure.......della Terra dove tutti ci vivevano sopra nessuno aveva indagato a fondo. Ignoranza completa. Guai a toccare le verità bibliche. Nell'800 non si finiva proprio sul rogo come qualche secolo prima, ma andare controcorrente anche il più grande scienziato rischiava di essere messo all'indice, o di finire la sua carriera perchè ritenuto bizzarro.


Nessun può credere oggi che la terra ha 6000 anni, nè può credere che gli animali siano usciti d'improvviso dalla terra alla voce d'un Creatore, già formati, adulti, e associati in coppie di maschi e femmine, dall'elefante fino alla pulce ed ai microbi microscopici; che il primo cavallo sia sbucato fuori da un poggio; che la prima quercia sia stata creata già secolare. Nessuno può ammettere che l'umanità abbia avuto principio 6000 anni fa da una coppia di due giovani creati in un tratto completi all'età virile, e collocati in un giardino preparato per riceverli, in mezzo a fiori ed a frutta mature. Senza dubbio era quella una mitologia seducente e terribile al tempo stesso. Adamo, che nasce all'età di venti o trent'anni, s'annoia ben presto d'esser solo, e Jehovah, staccandogli una costa durante il sonno, ne forma il corpo della prima vergine.

Dio, che passeggia nel giardino durante gli ardori delle ore pomeridiane, e li sgrida d'aver ceduto alla tentazione per la quale egli aveva creata Eva; a figli di quella prima coppia, maledetti fin dal loro nascimento, e poi il biblico diluvio che giunge a punire quei primi discendenti delle loro prevaricazioni; poi Noè, che rinchiude nell'Arca tutte le specie di animali, ecc., tutto ciò è originale, ma ingenuo; e gli amici del miracolo devono rimpiangere che ciò non possa essere vero. Ma nessuno ignora ai giorni nostri che Dio non ha creati gli animali che esistono attualmente, e che questi ultimi sono stati preceduti da specie primitive, differenti, ma non straniere, sconosciute al tempo di Mosè; nessuno ignora che il nostro globo è assai antico, e che i suoi strati geologici racchiudono i fossili di età diverse; nessuno ignora che anatomicamente il corpo dell'uomo è lo stesso di quello dei mammiferi; nessuno ignora che noi possediamo inoltre degli organi atrofizzati, che non ci servono a nulla, ma sono le vestigia di quelli che esistono ancora presso gli animali nostri antenati, nessuno ignora che ognuno di noi è stato, prima di nascere, durante i primi mesi di concepimento...

....nel seno della propria madre, mollusco, pesce, rettile, quadrupede, riassumendo così la natura in piccolo la sua grand'opera dei tempi antichi; nessuno ignora infine che tutte le specie viventi sono legate fra di loro come gli anelli d'una stessa catena, che si passa dall'una all'altra mediante gradini intermediari quasi inavvertibili, che la vita è cominciata sulla terra dagli esseri più semplici ed elementari, (le piante che non avevano nè foglie, nè fiori, nè frutta, e potevano a mala pena portare il nome di piante, da animali che non avevano nè testa, nè sensi, nè muscoli, nè stomaco, nè mezzi di locomozione, e che meritavano a mala pena il nome di animali, e che lentamente, insensibilmente quasi, per gradazioni, secondo lo stato dell'atmosfera e delle acque, la temperatura, le condizioni di mezzo e d'alimentazione, gli esseri sono divenuti più vitali, più sensibili, dotati di maggior personalità, meglio individualizzati, più perfezionati, per giungere ai fiori brillanti e profumati che sono l'ornamento delle nostre campagne e giardini, agli uccelli che cantano nei boschi, per giungere soprattutto all'essere umano, il più elevato di tutti nell'ordine della vita.

Sì, noi abbiamo le nostre radici nel passato, noi abbiamo ancora dei minerali nelle nostre ossa, ed il miglior patrimonio nostro lo ereditammo dai nostri avi della serie zoologica, e sotto alcuni rispetti siamo ancora un po' piante; non lo sentiamo noi in primavera, in quei bei giorni inondati di sole in cui i succhi della vita circolano con maggior intensità nelle nostre arterie, così come circolano nei fiorellini, negli alberi, nei fili d'erba?
L'essere umano, il re della creazione terrestre, non è d'altronde così isolato, così nettamente staccato dai suoi antenati, così personale, così intelligente quanto sembra. È al contrario assai vario egli stesso nelle sue manifestazioni.

Su migliaia di milioni di esseri umani che esistono nel nostro globo (e che si riproducono senza un solo istante di tregua, allo scopo di dare alla natura cento mila e più nascite per giorno) non ve ne sono forse molti, e quanti! che vivono senza compiere mai un solo atto d'intelligenza?

Vi sono, non solamente nei paesi selvaggi, non solamente presso le tribù dell'Africa centrale, presso i Samoiedi o gli abitanti della Terra del Fuoco, ma anche presso i popoli civilizzati, milioni di esseri umani i quali non pensano, i quali non hanno mai domandato a sé stessi perchè esistono sulla terra; che non s'interessano a nulla, né alle stesse loro sorti, nè alla storia dell'umanità, nè a quella del pianeta; che non sanno dove essi sono, e non se ne inquietano minimamente; in una parola vivono assolutamente come bruti.

Gli uomini che pensano, che esistono per lo spirito, sono una minoranza nella nostra specie. Il loro numero tuttavia si accresce di giorno in giorno. Il sentimento della curiosità scientifica si è risvegliato e si sviluppa. Il progresso che si è manifestato con lentezza nel perfezionamento dei sensi e del cervello della serie animale, continua, e noi lo vediamo all'opera nella nostra stessa specie, in passato rude, grossolano, barbaro, ma oggi più sensibile, delicato ed intellettuale. L'uomo cambia più rapidamente forse d'ogni altra specie. Chi ritornasse sulla terra tra centomila anni non riconoscerebbe più l'umanità.

Già fin d'ora, quando noi paragonassimo uno dei passeggi di Parigi, la sala dell'Opéra, una veglia da ballo, un concerto sinfonico, una seduta dell'Istituto, un esercito in campagna, ecc., con le riunioni primitive dei nostri antenati dell'età della pietra, noi non potremmo fare a meno di riconoscere un progresso evidente a favore della nostra epoca, non solamente morale, ma fisico. Non sono più uguali gli uomini, nè le stesse donne. La distinzione dello spirito e l'eleganza del corpo si sono raffinati. I muscoli sono meno forti, i nervi più sviluppati. L'uomo moderno è meno materiale, meno rozzo, il cervello ha il sopravvento. La donna moderna è più artista, più fine; la sua capigliatura è più lunga e setacea, il suo sguardo più limpido, più piccola la sua mano, ed è di una indolenza più voluttuosa.
Di tratto in tratto delle invasioni barbariche tutto sconvolgono e determinano un abbattimento generale. Ma non è che la fermata di un momento, e il passare breve di un turbine. L' insieme della massa è trasportato verso il cosciente desiderio del meglio, verso l'ideale, verso la regione dei sogni. Si cerca. Che cosa? Nessuno lo sa. Ma si aspira, e l'aspirazione trascina seco l'umanità verso uno stato intellettuale sempre più progredito, e non mai soddisfatto. Il cranio foggia il cervello, e il corpo lo spirito.

L'esercizio delle membra sviluppa quelle che vengono più adoperate. Quelle trascurate scemano a poco a poco e finiscono perfino ad atrofizzarsi. Si potrebbe giudicare dei costumi di un' epoca dalla statura degli individui. Benchè ai giorni nostri si possa ancora sostenere, con una apparente verosimiglianza, che « la forza inculca il diritto », gli spiriti sono abbastanza progrediti per sentire che è quello un assioma completamente falso.
Verrà un giorno in cui non vi saranno più nè armate, nè guerre, in cui l'uomo si sentirà coperto di vergogna vedendo come egli non s'affatichi che per mantenere in armi dei reggimenti, e in cui l'Europa e il mondo intero fatto libero, respireranno senza ceppi, scuotendo e gettando nel letamaio questo mantello di lebbra, di sciocchezza e d'infamia che vien chiamato il "budget della guerra".

No, colui che ritornasse sulla terra fra centomila anni, non riconoscerebbe più l'umanità. Nessuna delle nostre lingue sussisterà allora, e vi si parlerà un linguaggio del tutto diverso. Non più una delle nostre nazioni, non una delle nostre capitali. Una civiltà rigogliosa avrà portata la luce nei luoghi più oscuri del pianeta. L'Europa sarà passata al disopra dell'America per andare a ritrovare la Cina. L'atmosfera sarà solcata da aerei-missili che sopprimeranno le frontiere e semineranno la libertà sugli Stati Uniti del Mondo. Nuove forze fisiche e naturali saranno conquistate... e chissà! che qualche telegrafo fotonico non ci faccia conversare con gli abitanti dei pianeti più vicini. Soltanto cinquant'anni fa non avremmo mai immaginato che dall'Italia avremmo potuto parlare con nostro zio in Australia, tramite una scatoletta così piccola che la riponiamo nel taschino.

La terra cambia senza posa, lentamente, poiché la sua vita è lunga, ma perpetuamente. - Qui il mare rode le scogliere e s'avanza nell'interno delle terre; là al contrario i fiumi trasportano sabbie e ghiaia, formano delta, estuari e vedono protendersi le loro rive nel mare; le piogge e i venti fanno discendere le montagne nei fiumi e nell'Oceano; le forze sotterranee ne sollevano altre; i vulcani distruggono e creano; le correnti del mare e dell'atmosfera modificano i climi; le stagioni variano periodicamente; le piante si trasformano non solamente per la coltura dell'uomo, ma altresì per le variazioni dell'ambiente; gli uccelli della città costruiscono già oggi i loro nidi coi rifiuti delle manifatture; le città umane nascono, vivono e muoiono; un moto prodigioso travolge ogni cosa nel suo corso.

In quelle ore patetiche della sera in cui, sul declivio delle colline solitarie noi fuggiamo i rumori del mondo per associarci ai misteriosi spettacoli della natura, nell'ora in cui il sole sta per tramontare nel suo letto di porpora e d'oro, in cui la luna falcata si stacca, celeste navicella, sull'oceano cupo e azzurrino, e in cui le prime stelle si accendono nell'infinito, e sembra che tutto sia in riposo, in riposo assoluto intorno a noi, e che la natura incominci ad addormentarsi in un sonno profondo; ebbene quest'apparenza è falsa. Nella natura non vi è mai riposo, ma sempre lavoro, lavoro armonico, vivente e perpetuo. La terra sembra immobile; ed essa ci trasporta nello spazio con una velocità mille e cento volte la velocità d'un treno diretto; la luna ci pare quasi ferma, ed essa ci segue nel nostro corso intorno al Sole e gira intorno a noi in ragione di più di mille metri al minuto secondo, adoperandosi ad ogni istante, con la sua attrazione, per smuovere il nostro globo, spingerlo innanzi o indietro, produrre le maree, ecc.

Anche le stelle ci sembrano fisse; e ciascuna d'esse vola invece con una rapidità vertiginosa, inconcepibile, percorrendo centinania di migliaia di chilometri all'ora. Il Sole stesso sembra tramontato, ed egli brilla sempre, senza aver mai conosciuto la notte, e s'avvolge in bagliori intensi, e lancia incessantemente intorno ad esso, con le sue irradazioni di luce e di calore, delle esplosioni di fuoco che si elevano a migliaia di chilometri di altezza, ricadendo in fiamme d'incendio sull'oceano solare che arde sempre.
-Il fiume che scorre ai nostri piedi è calmo come uno specchio; ma egli va, va sempre, riconducendo senza posa all'Oceano l'acqua delle piogge che sempre cadono dal cielo, delle nubi che sempre si formano, dei vapori che sempre s'innalzano dall'Oceano. Anche l'erba sulla quale stiamo seduti non parrebbe esser che un tappeto inerte; ma essa cresce e si fa alta, e giorno e notte, senza un istante di riposo, le molecole d'idrogeno, d'ossigeno, d'acido carbonico vi fanno lotta o vi si combinano in una attività incessante perpetua; l'uccello sta zitto nei boschi, ma sotto la tiepida peluria della femmina che cova, le uova sono in vibrazione profonda, e ben presto i piccini stanno per uscirsene.

Noi stessi infine che contempliamo, fantasticando, questo grande spettacolo della natura, noi ci crediamo in riposo, e siamo inclini a credere che almeno durante il nostro sonno la natura riposi in noi; errore, errore profondo! Il nostro cuore pulsa, spingendo ad ogni battito la circolazione del sangue fino all'estremità delle arterie; i nostri polmoni funzionano, rigenerando senza tregua questo fluido della vita; le molecole costitutive di ogni millimetro del nostro corpo si urtano, si sovrappongono, si accoppiano, si inseguono, si sostituiscono senza un minuto di fermata, e se noi potessimo studiare col microscopio i tessuti dei nostri organi, i nostri nervi, il nostro sangue, il nostro midollo, e soprattutto i movimenti d'ogni particella del nostro cervello, noi assisteremmo a un lavoro permanente, che fa vibrare notte e giorno ogni atomo del nostro essere, dal momento del nostro concepimento fino al nostro ultimo respiro e più oltre, giacché partita l'anima, questo corpo ritorna, molecola per molecola, atomo per atomo, alla natura terrestre, alle piante, agli animali e agli uomini che ci succedono; nulla si perde, nulla si crea, e come noi siamo composti degli atomi dei nostri avi, così i nostri discendenti lo saranno dei nostri.

Tutto cambia, tutto si metamorfosa. Non vi è stata maggior copia di creazione d'oggidi. La causa prima non si è risvegliata un bel giorno, dopo un' eternità d'inazione, per creare il mondo! ella è la forza iniziale anche della natura, e fin dal primo momento della sua esistenza, essa agisce. L'Universo è coeterno con Dio, e infinito come lui. Invano mille religioni diverse hanno avuto l'audacia ingenua d'inventare degli dèi a immagine dell'uomo; invano una d'esse osa pretendere che l'uomo può alla sua volta crear Dio e metterselo nella tasca; sono queste inqualificabili stravaganze. Dio è l'Infinito e l'Inconoscibile. L'Universo è in creazione perpetua.

Genesi di mondi si accendono oggigiorno nei cieli; lente agonie hanno fine intorno ai vecchi soli, e cimiteri di pianeti estinti si aggirano nella profondità di notti stellate. Le comete vagabonde, che gravitano di sistema in sistema, seminano sui loro passi le stelle cadenti, ceneri di mondi distrutti, e il carbonio germe degli organismi venturi. Ogni pianeta come noi miseri mortali, ha la sua infanzia, la sua giovinezza, la sua età matura, la sua vecchiaia, la sua morte. Verrà giorno in cui il viaggiatore di un remoto futuro, errando sulle rive della Senna, del Tamigi, del Tebro, del Tevere, del Danubio, dell'Hudson, della Neva, cercherà il posto in cui Parigi, Londra, Roma, Vienna, Nuova York, Pietroburgo avranno, durante tanti secoli, brillato, capitali di nazioni fiorenti, come cerca oggi l'archeologo il posto in cui Ninive, Babilonia, Tiro, Sidone, Menfi, Ecbatana risplendevano un tempo lontano in mezzo alle attività, al lusso ed ai piaceri.

Verrà giorno in cui l'umanità, più volte trasformata, discenderà la parabola del suo progresso, si stringerà con gli ultimi elementi vitali del pianeta, e si addormenterà nell'ultimo sonno su di una terra oramai deserta e solitaria, in cui l'uccello più non farà udire i suoi canti, nè più sbocceranno i fiori, in cui l'acqua non scorrerà più, ne più soffieranno i venti, in cui il bianco sudario delle -ultime nevi e degli ultimi ghiacci si allungherà sinistramente dai poli fino all'equatore. E il Sole, il nostro grande, il nostro potente, il nostro bello, il nostro buon Sole, senza più nessun bagliore, si estinguerà esso pure nel centro del suo sistema! Nessuna tomba, nessuna pietra mortuarla, nessun epitaffio segnerà il posto in cui l'umanità tutta quanta avrà vissuto, il posto in cui tante nazioni potenti, tante glorie, tante imprese, tante gioie e tante sventure si saranno susseguite... e perfino questo posto che occupiamo in cielo non esisterà più, giacchè la Terra fin dalla sua origine, travolta nel suo giro affannoso intorno al Sole che vaga egli pure con tutto il suo sistema, in mezzo alle stelle, la Terra su cui noi siamo, non è passata due volte sulla stessa via da che esiste, e il solco etereo che noi abbiamo percorso insieme da un' ora in qua, questo solco si rinchiude dietro a noi per non riaprirsi mai più sui nostri "passi".

La legge suprema del progresso tutto regge, tutto signoreggia. Noi non vi pensiamo, ma camminiamo innanzi con rapidità, e lungi dal desolarci in certe epoche di prostrazione, noi dovremmo essere ben soddisfatti della via percorsa. Che sono mai due, tre secoli nella storia? Sono sei, otto, dieci generazioni: è un giorno. Ora nella stessa Francia, il 1619, nel XVII secolo, sotto Luigi XIII e sotto Richelieu (è una storia di ieri), il filosofo Vanini non è egli stato bruciato vivo a Tolosa per le sue opinioni poco "religiose", poco differenti da quelle che noi esponiamo ora? Lo si condusse intorno per la città, in camicia e con la corda al collo (ed era una fredda giornata d'inverno); lo si volle forzare ad abiurare le sue idee, il che egli rifiutò; lo si fece salire sul patibolo in mezzo ad una plebaglia tumultuante; e il carnefice introdusse di viva forza le tenaglie nella sua bocca, gli strappò la lingua fino alle radici e la gettò sul fuoco mentre il dolore gli fece emettere un grido così straziante che tutti quanti vi assistevano fremettero; e infine lo si bruciò e se ne dispersero le ceneri ai venti.

Forse che esecuzioni consimili potrebbero ancora aver luogo ai giorni nostri'? Forse anche in mezzo a violenti commozioni politiche, sotto la esacerbazione di guerre civili e internazionali, ma non mai a sangue freddo, tranquillamente, legalmente, per opinioni filosofiche o religiose. La libertà di coscienza è una conquista definitiva assicurata al progresso umano. All'epoca stessa, Giordano Bruno saliva sul rogo in piena Roma, in mezzo ad una festa pubblica, per aver proclamato una dottrina assolutamente conforme alla nostra: la pluralità dei mondi o l'inconoscibilità di Dio; nel 1634, Urbano Grandier, curato di Londun, era bruciato vivo come stregone; e in quell'epoca d'intolleranza, migliaia di vittime spirarono sui roghi, mentre il popolo, il popolo ignorante e istupidito, plagiato di inverosimili storielle, applaudiva. Quel tempo è passato, é passato definitivamente. L'Inquisizione non condannerebbe più oggi Galileo ad abiurare l'eresia del moto della Terra. La scienza, l'incremento del pensiero umano, l'affrancamento delle coscienze, la libertà trasportano l' umanità nella apoteosi della luce.

Pochi giorni fa (maggio 2006) a Padova, si è sparsa la voce che alla prestigiosa università patavina, c'era la presenza di Hawking. Migliaia e migliaia di giovani sono accorsi da tutte le parti per ascoltare quest'uomo che pur essendo condannato all'immobilità da una grave malattia, occupa oggi a Cambridge la stessa cattedra che fu di Newton. Che spettacolo questi giovani !!!!

Sì, il mondo cammina verso un ideale più elevato senza tregua ; i costumi si raddolciscono, gli spiriti si illuminano, l' umanità progredisce nel suo insieme del pari che in ognuno dei suoi membri. Possiamo noi ammettere che questa legge universale del progresso comune a tutti gli esseri sia senza scopo, che l'esistenza stessa delle cose non abbia meta alcuna, che l'umanità terrestre cammini verso un apogeo ideale per non lasciar proprio nulla dietro di sè, e che ognuno di noi non sia che un accidente fortuito, un fuoco fatuo che si estinguerà come si è originato; che l'Universo intero, in una parola, e tutti gli esseri eminenti od oscuri, felici od infelici, saggi o pazzi, buoni o cattivi, virtuosi o scellerati che lo compongono, dal nostro infimo pianeta fino alle profondità più inaccessibili dello spazio infinito, possiamo noi ammettere che tutto ciò esista senza causa e senza scopo?

Noi non lo pensiamo. Sarebbe triste e desolante. In questa concezione meccanica dell'Universo, tutto non sarebbe che illusione, fantasmagoria, menzogna, e vi sarebbe minor logica nel più meschino pensiero umano che nell'insieme della natura, cosicchè non avremo più che ad astenerci dal pensare per renderci degni della nostra fine. Quale strana dottrina ! Ha no ; ogni anima deve vivere eternamente, progredendo sempre.
La storia della Terra porta in sè stessa, a favore della legge del progresso, la più magnifica ed eloquente testimonianza che sia accessibile alle nostre osservazioni. Essa è in certa maniera il progresso stesso incarnato nella vita, dal minerale fino all'uomo. Il nostro pianeta incominciò dall'essere una nebulosa informe, che gradatamente s'è condensata in globo.

Già la Terra girava intorno a sè stessa, e intorno al Sole. Allorchè si abbassò la temperatura di quella massa espansa, allorchè i vapori atmosferici si condensarono, allorchè il mare primitivo si estese tutt'intorno al globo, in mezzo alle convulsioni vulcaniche dell'infanzia terrestre, fra gli strappi dei fulmini e i fragori del tuono, nelle acque tiepide e feconde, le prime piante, i primi animali si formarono mediante combinazioni di carbonio, semi solide, semi liquide, pastose, malleabili, docili, mobili e variabilissime. Questi primi esseri sono le cellule primitive o semplici associazioni di cellule, di alghe, di fuchi, di anellidi, di corpi gelatinosi, di molluschi ; sono inoltre minerali, non meno che piante ed animali, sono zoofiti, coralli, spugne, madrepore, crostacei. I primi animali non meno altro che piante senza radici. Mediante il perfezionamento secolare delle condizioni organiche del pianeta, mediante lo sviluppo graduale di alcuni organi rudimentali, la vita si migliora, si arricchisce, si perfeziona. Durante l'epoca primordiale non si vedono che invertebrati navigare nelle acque ancor tiepide dei mari primitivi. Verso la fine di quest'epoca, durante il periodo siluriano, si vedono apparire i primi pesci, ma solamente i cartilaginosi; i pesci ossei non verranno che molto tempo dopo.

Durante il periodo primario, cominciano gli anfibi piuttosto grezzi, i grossi e pigri rettili, e i lenti crostacei. Alcune isole si elevano dal seno delle onde, e si coprono di una vegetazione splendida. Ma il regno animale è ancora ben povero. Durante milioni d'anni tutti gli abitatori della terra sono stati sordi e muti : i primi animali apparsi sul nostro globo, quelli che occupano oggi la serie più bassa, sono tutti sprovvisti di voce; la voce non comincia che alla metà dell'epoca secondaria, e l'orecchio non si è formato che assai più tardi.
Oltre a ciò, durante milioni d'anni, animali e piante sono stati senza sesso. Le prime manifestazioni di questo genere sono meschine, mal definite, senza ardori (amori di pesci). Ma gradatamente la vita progredisce, si perfeziona. Ben presto il regno animale si diversifica in ispecie distinte e numerose. I rettili si sono sviluppati; l'ala porta l'uccello nell'aria; i primi mammiferi, i marsupiali, abitano le foreste. Durante l'età terziaria, i serpenti si staccano completamente dai rettili perdendo le loro zampe (di cui le connessure primitive nel loro ventre sono ancor oggi visibili), il rettile uccello, l' Archeopterix, sparisce esso pure, e gli avi delle proscimmie si sviluppano sui continenti insieme a tutte le robuste specie animali.

Ma la razza umana non esiste ancora. L'uomo sta per comparire, simile all'animale per la sua costituzione anatomica, ma più elevato nella scala del progresso, destinato a dominare un giorno il mondo per la grandezza della sua intelligenza. Lo spirito umano brilla alfine sulla terra, contempla, percepisce, riflette, pensa, ragiona. Nella storia del pianeta, l'uomo è stato il primo abboccamento della Natura con Dio.
Ogni strato della terrà nei campi e nei boschi o sui versanti delle valli, ogni banco di pietra nelle cave, ogni deposito del mare o dei fiumi, ci mostra la successione lenta delle epoche della natura e l'opera secolare della vita terrestre.
Non è ancor molto che si credeva il mondo creato letteralmente in sei giorni, e scrittori quali Bernardino di Sàint-Pierre fra gli altri, opinavano seriamente che gli esseri di cui vediamo gli avanzi nelle viscere della terra non hanno in realtà vissuto, e che il mondo è stato creato già vecchio. Sarebbero sorte delle foreste in piena espansione, che proteggevano animali che non avrebbero avuto infanzia: gli uccelli di preda avrebbero divorato cadaveri in cui non spirò mai soffio di vita. « Si sono viste delle giovinezze d'una mattinata, e delle decrepitezze d'un giorno.»

Qual differenza di grandiosità fra questa meschina concezione del mondo e quella che noi abbiano testè riassunta ! Tenendo conto solamente della vita a cielo scoperto, negli intervalli di sommersioni oceaniche, gli abitanti di Londra non sono che i secondi locatari del loro paese, i Parigini non ne sono che i terzi occupanti, e gli Austriaci di Vienna furono preceduti da tre specie di esseri, appartenenti, per così dire, a tre creazioni differenti.

Gli strati geologici del globo terrestre, che noi svolgiamo oggi come i fogli di un libro, ci mostrano in tal modo questa successione di fossili sepolti.

L
a maggior parte dei fossili si conserva grazie al fenomeno della mineralizzazione che consiste nella sostituzione delle cellule dell'organismo morto con cristallini di minerali. Il Lias dello Harsburg ha conservato l'ammonite -che abbiamo visto riprodotto qui a inizio pagina - trasformandola in un blocco di limonite (idrossido di ferro). 

Il processo mediante il quale un essere vivente viene trasformato in fossile si chiama appunto mineralizzazione. Con questo processo la quantità di sostanza che apparteneva originariamente all'animale e che si conserva è minima. L'animale rimane inglobato nel sedimento e la sostanza organica incomincia a decomporsi e viene a mano a mano asportata dai liquidi che impregnano il sedimento stesso. In compenso il vuoto lasciato dal materiale asportato viene riempito molto lentamente da altre sostanze. Queste possono essere dapprima melme, se il passaggio di acqua è rapido; in seguito, questo stesso passaggio provoca la sostituzione dei materiali che costituiscono la parte ossea o il guscio dell'animale. 

Il processo di sostituzione del materiale fosfatico o calcareo dello scheletro o del guscio è così perfetto che non solo la forma dell'animale e del suo guscio sono completamente identiche, ma anche alcune striature e persino certi colori della sua superficie sono conservati. L'ammonite che vediamo è stata ad esempio, trasformata dal processo di fossilizzazione, in pirite, cioè solfuro di ferro: essa tuttavia conserva la forma e le dimensioni del guscio dell'animale e la sua superficie è dotata di disegni che ricalcano i disegni originali.

La fossilizzazione degli animali è particolarmente importante, perché essendosi rapidamente evoluti, la loro presenza serve a caratterizzare un'epoca, Sono dei veri e propri cronometri geologici.

Nel caso dei vegetali, invece, non si può parlare di date con la stessa precisione, Infatti i vegetali non si sono evoluti così rapidamente come gli animali. Certe specie vegetali che oggi popolano la Terra esistono solo da decine o al massimo centinaia di milioni di anni; sono specie fossili viventi. L'esemplare che vediamo sovrapposto all'ammonite potrebbe trattarsi di un esemplare vissuto dieci milioni di anni fa o cinquanta o cento milioni, non troveremmo nessuna differenza morfologica capace di caratterizzare queste differenze di età. Dunque ritrovare una di queste piante silicee fossilizzate non ha alcuna utilità dal punto di vista della datazione.

Nella fossilizzazione dei vegetali la meccanica è di due tipi:  a) la fossilizzazione calcarea provocato dal sedimento che ha racchiuso il vegetale  in un blocco (formando così il calco); b) la fossilizzazione silicizzata (quella in figura). Il tronco è stato ricoperto da sedimenti prima di decomporsi, cosicchè ha conservato perfettamente la sua forma senza deformarsi minimamente. Successivamente, delle acque ricche in silice sono penetrate nella sua massa e hanno asportato la sostanza organica sostituendola, progressivamente, con silice.. In un primo tempo sono penetrate attraverso le crepe del legno, successivamente hanno sciolto tutto il resto del tronco. A mano a mano che la sostituzione procedeva, cambiava la composizione delle acque che sovente rimanevano inquinate da parte del materiale asportato dal tronco. Così rimangono chiaramente visibili gli anelli di crescita del tronco. In certi casi, invece gli anelli. a causa della velocità di sostituzione, spariscono completamente; al loro posto talvolta si possono trovare cristalli di quarzo.

E
siste anche un'altra meccanica, ma è improprio chiamarla fossilizzazione, più esatto chiamarla conservazione; sono quegli organismi vegetali o animali racchiusi nell'ambra. Che è essa stessa una resina di origine fossile di una conifera di un periodo però  molto recente, del Terziario. L'ambra  formata da carbonio, idrogeno e ossigeno, non è un composto ben definito, ma si distingue dalle altre resini fossili perchè contiene acido succinico. Durante l'inglobamento degli organismi  la materia organica generalmente va distrutta: possono giungere a noi le impronte di animali e vegetali, come è il caso di quella riprodotta. Solo in casi rarissimi, la materia organica ci è giunta invece perfettamente conservata. Ma la datazione non va oltre i 500.000 anni.


Omettendo la lunga epoca azoica, in cui la vita non aveva ancora fatto la sua apparizione, o vi cominciò appena coll'Eozoon canadese, noi passiamo dalle trilobiti e dalle graptoliti del Cambriano e del Siluriano, ai pesci ganoidi del Permiano, ai pesci placoidi ed ai sauri del Carbonifero, epoca in cui andarono sommerse quelle grandi foreste di sigillarie e cicadee che ci dànno in oggi i preziosi depositi di carbon fossile.
Nell'epoca mesozoica belemniti ed ammoniti percorrono i mari triassici, in cui sguazzano plesiosauri ed ittiosauri spaventevoli. Sono dell'epoca giurese le prime tracce degli uccelli. Poi vi sussegue il mare cretaceo, assai più calmo, con vaghe conchiglie, e turriti ed acteonelle, le quali non di rado conservano, anche se fossili, le originarie loro colorazioni.
Sono dell'epoca terziaria gli svariati esemplari della fauna eocenica, tanto studiata al monte Bolca presso Vicenza, i giganti miocenici fra cui il mastodante, ed il colossale megaterio del pliocene.
Nè meno interessanti ci tornano, per quanto concerne l'èra quaternaria, le vestigia dell'orso speleo e del bue primigenio, contemporanei dell'elefante antico e del rinoceronte ticorino, giganteschi mammiferi coi quali è ormai comprovato aver vissuto e lottato l'uomo primitivo).


Le specie si sono succedute gradatamente, come i rami d'uno stesso albero.

 

 

 

Esse derivano da una stessa sorgente; esse si riattaccano fra loro come gli anelli di una stessa catena; esse appartengono allo stesso ordine di cose; esse pongono ad effetto lo stesso programma.

Ma non precorriamo gli spettacoli che stanno per spiegarsi davanti ai nostri occhi. È necessario, ora che noi abbiamo gustato in una prima sintesi questi grandiosi problemi, entrare immediatamente nel cuore dell'argomento.

Come la Terra in cui noi siamo si è essa formata? Quale fata, ha vegliato sulla sua culla? È essa veramente figlia del Sole ? È essa veramente madre della Luna? Quali vincoli di parentela riallacciano il nostro pianeta ai suoi confratelli ? In qual modo le forze della natura hanno potuto dare origine a tutte queste meravigliose specie di animali e di piante che dànno vita e bellezza alla superficie del nostro mondo? Qual è più antico, l'uovo o la gallina ? E che cosa è l'uovo umano? Qual seno l'ha accolto? Quale virilità l'ha fecondato? Quale Eva ha concepito il primo fanciullo? Sotto quale sole si è egli fatto grande? Quali armonie hanno cullato i suoi primi sogni? Quali quadri, quali paesaggi, quali scene hanno abbellito i giorni della Terra, degli antichi e favolosi periodi della genesi primordiale fino alla prima associazione di famiglie umane nelle caverne dell'età della pietra, fino alle prime cacce del rinoceronte, dell'orso, del cervo; fino al primo duello, fino al primo delitto, fino ai primi combattimenti col mezzo di bastoni nodosi, di mazze grossolane, d'armi di selci lavorate e di trecce d'ossidiana? Quali diluvi, quali vulcani, quali trasformazioni hanno canbiato la faccia del globo nei vecchi tempi preistorici ?... Tante questioni, ed altrettanti oggetti affascinanti di studio per tutti gli amici della scienza e della natura.
Il velo del tempio TERRA lo abbiamo appena squarciato.
Ma torniamo brevemente nella storia della sua origine.
Dalle apparenze sembrerebbe che vogliamo considerare la Terra come se rappresentasse tutto quanto il mondo, e a non vedere nel Sole, nella Luna, nei pianeti e nelle stelle altro, fuorché astri lontani, di minor importanza della terra, e aggirantisi intorno ad essa come satelliti subalterni, l'uomo s'è abituato a dare il titolo di MONDO al globo che abita e ad associare ai destini di questo mondo quello dell'universo intero.

Per l'uomo « il principio del mondo » o « il principio della terra » costituivano un solo ed identico fatto, esprimevano una sola ed unica idea « la fine del mondo » o «la fine della terra» rappresentavano del pari lo stesso atto cosmologico. "L'universo aveva cominciato con la terra e doveva finire con essa: la terra era fatta unicamente per l'uomo ; l'uomo era il sovrano dell'universo, e i periodi della natura erano indissolubilmente associati ai destini della razza umana".

Le conquiste dell'Astronomia hanno radicalmente trasformato questa ristretta interpretazione dello spettacolo della natura; esse l'hanno ingrandita, rischiarata e trasfigurata. Noi sappiamo oggi (a dire il vero non da molto tempo) che la terra su cui noi siamo é ben lungi dal costituire da sé sola l'intero universo: noi sappiamo che essa altro non é che una provincia del sistema solare: ch'essa è il terzo dei pianeti, che si aggirano intorno al Sole; che tra essi e il Sole vi sono due globi, Mercurio e Venere, gravitanti come essa intorno all'astro dispensatore di luce e calore; che al di là di essa si conoscono ancora sei pianeti importanti: Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, senza contare tutta una repubblica di piccoli mondi (gli Asteroidi) collocati tra Marte e Giove, e senza contare i satelliti i quali, a somiglianza della Luna che accompagna la Terra (e sono essi le due Lune di Marte, le sedici di Giove, le diciassette di Saturno, le quindici di Urano, le due di Nettuno, e una di Plutone, Caronte che sembra piuttosto grande, un terzo del pianeta) completano la grande famiglia del Sole.
O almeno di ciò che sappiamo fino ad oggi.

La storia della Terra, per quanto importante ci sembri, e per quanto riesca interessante, non è che un scarno capitolo di una breve pagina, con un piccolo paragrafo della storia generale dell'universo. Se la Terra o i suoi abitanti non esistessero, l'universo seguirebbe il suo corso come lo fa al presente; prima dell'esistenza del nostro mondo, le stelle brillavano già nelle profondità dello spazio, e, ognuna di esse essendo un sole, già versavano gli innumerevoli raggi di luce e di calore nello spazio; noi riceviamo solo oggi i fasci di luce lanciati da quelle lontane sorgenti molto tempo prima della nascita del primo uomo terrestre; dopo la morte del nostro pianeta e dell' umanità, le stelle continueranno a brillare nel cielo, i soli dell'avvenire continueranno a rischiarare altre terre ed altri cieli, e l'universo continuerà a progredire come ai giorni. nostri.

E' la storia della Terra che noi stiamo per intraprendere in queste pagine; ma essa tocca con la sua origine e con le sue ramificazioni quella dell'intero sistema solare. Riesce impossibile considerare il nostro pianeta isolatamente: almeno per quanto concerne le sue origini, poiché in realtà esso non é isolato, e se noi volessimo con l' immaginazione crearcelo tale, senza occuparci, nè del Sole, nè degli altri pianeti, noi conosceremmo solo una infinitesima parte del nostro universo.

Ora, che cerchiamo noi'? La verità. Nessuno certo fu presente alla creazione della Terra. Nessun testimonio oculare può raccontare come hanno avuto luogo quei grandiosi avvenimenti. E' quindi necessario, per saperne appena qualcosa, di circondarci di tutti i dati, di tutti i documenti, di tutte le fonti d'informazioni che riesce possibile raccogliere. Come il frutto viene dal fiore, e il fiore dall'albero, come la vita dell'albero ha le sue radici nel terreno che lo sostiene, così le origini della Terra non si possono scoprire che con lo studio del luogo che essa occupa nel sistema di cui fa parte.

Il primo colpo d'occhio sulla sua posizione e sull'insieme del sistema solare mette in evidenza dei fatti di un alto significato. Consideriamo con attenzione il complesso di tale sistema (vedi figura). Il quadro è tracciato sotto è nella scala 1 millimetro = 24 milioni di chilometri.
Il sole è nel centro, ma non ha nell'immagine le sue vere proporzioni, per i motivi che, misurando esso 1.393.000 chilometri di diametro (pari a circa 109,3 volte il diametro terrestre), non avrebbe, con la scala qui adottata, che un trentesimo di millimetro, cioè un piccolissimo puntino giallo.
Il pianeta più vicino all'abbagliante focolare, Mercurio, s'aggira nei suoi paraggi alla distanza media di 57,94 milioni di chilometri - Venere a 108,26 milioni - la Terra a 149,50 milioni - Marte a 226,07 milioni - i piccoli pianeti a circa 100 milioni - Giove a 778,8 milioni - Saturno a 1427,8 milioni - Urano a 2871 milioni, Nettuno a 4488 milioni, Plutone il più lontano pianeta che si conosca, alla distanza di 6908 milioni di chilometri.

Tutti questi pianeti muovono intorno al Sole nello stesso senso (e cioé in senso opposto a quello del moto delle lancette d'un orologio), come lo si vede nel quadro, e il Sole gira egualmente su se stesso e nel medesimo senso. Questo primo fatto é assai importante nella questione che ci occupa. Esso ci mostra di primo acchito che vi è unità di origine e di piano nel sistema solare, e una certa parentela che rimane a scoprirsi fra i diversi membri di questa famiglia. Il Sole regge tutto questo gruppo di pianeti che gravita intorno ad esso. Egli non li ha incontrati e fatti suoi casualmente nel passar via, giacchè in tal caso, essi circolerebbero, come le comete, in tutti i sensi ed in ogni direzione. Essi hanno dunque la sua stessa origine, e gli rimangono soggetti, essi roteano nello stesso piano, nell'egual superficie, per così dire, conica, palle da bigliardo che girano su una tavola intorno ad una palla centrale.

Il Sole li domina tutti per la sua massa e la grandezza, e pesa circa settecento volte di tutti i pianeti messi insieme, e 330.420 volte della Terra sola. Ha un volume di 1.302.000 volte del nostro pianeta, ma ha una densità assai minore (1,41 volte quella dell'acqua). Infatti abbiamo detto sopra ha una massa di trecentotrentamila 420 volte di più. Questa densità é dunque circa il quarto della nostra: sarebbe necessario che si condensasse quattro volte più di quel che é oggi, perché un metro cubo della sua sostanza costitutiva, a ragion d'esempio, avesse la medesima densità d'un metro cubo di terra.

Si
può giudicare dell'importanza del Sole comparativamente ai diversi pianeti dall'esame della figura sotto, sulla quale abbiamo rappresentata la grandezza relativa dei principali globi del sistema solare. Si può osservare come Giove é circa undici volte più largo della Terra in diametro, Saturno 9 volte, Urano 4,2, Nettuno 3,0, Plutone 0, 5, Marte 0,536, Venere 0,989, Mercurio 0,403.

 

Il Sole dal canto suo, è undici volte più grande di Giove; quest'ultimo con Saturno, Urano e Nettuno sono mondi piuttosto considerevoli. Mentre la Terra, Venere e Marte sono se raffrontati alquanto modesti; e Mercurio e Plutone lo sono ancora di più. Come massa non consideriamo neppure i piccoli asteroidi che gravitano tra Marte e Giove, essi sono assai esigui, e messi tutti insieme dovrebbero essere poco più di Marte. E forse all'origine tutti questi asteroidi non erano altro che un pianeta che si è forse per chiassà quale motivi disintegrato.

I fenomeni che noi osserviamo quotidianamente alla superficie del Sole provano che esso non è corpo solido, come la Terra o la Luna, ma liquido e gassoso. Questa superficie é in moto perpetuo, come un
precipitato chimico, e mediante il telescopio si rileva ch'essa é composta di strati mobile che si spostano continuamente in preda a correnti, e che cambia incessantemente di forma e di splendore.

Qua si originano macchie di cui le dimensioni sorpassano talvolta di molto il diametro della Terra, che si fanno grandi, si dilatano, si dividono a lembi, si modificano in mille modi per dissiparsi dopo alcune settimane, talvolta dopo solo alcuni giorni, e talvolta dopo parecchi mesi, fondendosi nell'unità luminosa dell'astro abbagliante. (fu Galileo Galilei ad osservarle nel 1611 per la prima volta).

Là invece si formano zone più brillanti dello stesso Sole, che, generalmente circondano le macchie e le dominano ad una grande altezza. Altrove noi assistiamo ad esplosioni di vapori in combustione, e di gas luminosi, così violente, così gigantesche, così prodigiose, da slanciarsi a centinaia di migliaia di chilometri d'altezza nell' atmosfera ardente dell'astro del giorno, per svanire in nubi rosate o ricadere in pioggia di fuoco sull'oceano solare, infiammato sempre d'un fuoco che non si estingue mai.
La comparsa di queste macchie rispetta una serie di regole trovate per via empirica. Infatti, una spiegazione scientifica precisa ancora non si ha. Ma la più notevole di queste regole è la comparsa di queste macchie, che hanno una ciclicità nella loro apparizione undecennale; questo oggi lo possiamo rilevare dai forti campi magnetici che si formano quando il fenomeno tocca il massimo e il minimo. Alcuni scienziati affermano che esiste un'altra regola: un ciclo che modula nell'arco di 80 anni quello undecennale.
Altrettanto empirica è l'affermazione, che ad ogni ciclo undecennale, quando questo è al massimo, si verificano in uomini e animali alterazioni psichiche, e sono causa di sventure.
Di sicuro sappiamo che influiscono invece sulla crescita vegetale. Nel libro di ogni albero, un anello più grande degli altri ci testimonia la presenza di questo fenomeno quando è al massimo.

Qual é la causa dì questo stato fisico del Sole? Qual é la sorgente di questa luce e dì questo calore? Vi é evidentemente qui di mezzo una delle grandi leggi della natura, poiché l'astro che ci illumina non é già un'eccezione dell'universo; tutte le stelle sono soli : l'immensìtà infinita é popolata da milioni di miliardi di soli.
Occorre dunque che questo stato fisico, questa fluidità, questa mobilità, questa vibrazione calorifica, luminosa, elettrica, abbiano una causa naturale, semplice, generale. Una combustione chimica, una conflagrazione di elementi, un incendio, non si possono generalizzare tanto da applicarsi all'innumerevole armata delle stelle, né sono di una durata che abbia rapporto con quella di ciascun sistema. Da un secolo all'altro queste temperature solari o stellari non devono né esaurirsi, né diminuire sensibilmente. Ne viene di necessità che esse provengono dallo stesso modo di formazione dei mondi.
Ebbene ! il cielo stesso ci offre gli indizi di questa formazione. Non vi sono solamente nel cielo delle stelle; esplorando le sue plaghe di zona in zona, il telescopio incontra qua e là delle specie dì nubi cosmiche poco luminose, delle nebulose di forme assai variate, che ci appaiono isolate nelle profondità dello spazio e che sembrano attendere la fecondazione dell'avvenire.
Le abbiamo appena accennate all'inizio, ma dobbiamo ritornarci su con qualche altra descrizione.

Queste creazioni sono numerose. Benché esse siano in generale poco appariscenti, vaghe e diffuse, tuttavia se ne sono già scoperte e registrate alcune migliaia. E' poco, senza dubbio, relativamente al numero delle stelle. Ma certamente non si vedono tutte; si sono scoperte solo quelle più luminose, cioè quelle vicine a noi. Appena appena riusciamo a vedere con i più potenti telescopi le stelle e le nebulose della nostra Galassia (che come già detto ha un diametro di 100.000 anni luce).

Le nebulose sono relativamente isolate, quasi che esse avessero riunito in sé la materia cosmica che le circondava. Vi é un minor numero di stelle intorno ad esse che non nella media degli spazi celesti, e quelle che si vedono nei loro dintorni sono probabilmente davanti o dietro ad esse, al di qua o al dì là, relativamente al nostro raggio visuale. Il paziente Guglielmo Herschel, che ne ha scoperte lui solo più di duemila e cinquecento, aveva l'abitudine di dire al suo segretario (che era poi sua sorella, miss Carolina Herschel) allorché le stelle si facevano rare nell'obiettivo del telescopio: "Preparatevi a scrivere, quanto prima arriveranno le nebulose".
In effetti, oggi, la massa totale, stimata dalla luminosità stellare, è dell'ordine di 200 miliardi di masse solari. Anche se si è propensi a ritenere che siano molto di più, perchè poco conosciamo di quell'alone che è attorno alla nostra Galassia, e che prosegue oltre il limite osservabile, per altri 100.000 anni luce.

Stante gli ingegnosi metodi dell'analisi spettrale, la chimica celeste ha potuto analizzare queste nebulose e constatare ch'esse sono gassose. Non bisogna confonderle con gli ammassi di stella, che portano alcune volte il nome di nebulose a causa dal loro aspetto e perchè scoperte con strumenti una volta di debole potenza . Allorché se ne riconobbe la natura, questi ammassi di stelle avevano fatto supporre all'inizio che non vi fossero vere nebulose, e che quei pallidi bagliori perduti nello spazio infinito fossero tutti agglomerazioni di stelle, così distanti da noi, così unite per ragioni di prospettiva, che i più potenti telescopi non giungessero a separarne i componenti. Noi sappiamo oggi che queste due specie siderali esistono. Da una parte vi sono dagli ammassi di stelle, di cui un gran numero é distinguibile solo nell'obiettivo dei più potenti telescopi, e dall'altra siamo sicuri che molte altre verranno scoperte con i progressi dei telescopi o tramite i rilevamenti con le onde radio e gli spettroscopi.

D'altra parte vi sono nebulose gassose, assolutamente sprovviste di stelle, ma ultimamente lo spettroscopio scopre la natura chimica dei gas e dei vapori che le compongono. Una dalle più bella fra di esse, per la sua grandezza e per il suo splendore, una delle più importanti per le sue reali dimensioni, e nel tempo stesso una della più interessanti per gli studi di cui fu oggetto, é senza dubbio alcuno, la nebulosa d'Orione, che si già si rivela pressoché ad occhio nudo nel cielo, e con un discreto binocolo possiamo constatarne la sua bella presenza nel firmamento.
Tutti conoscono la magnifica costellazione d'Orione, cha splende durante la nostre lunghe notti d'inverno, regnando a sud tra Sirio cha ha ai suoi piedi e le Pleiadi in testa. In questa costellazione, la cintura o balteo risulta di tre brillanti stella schierate in linea retta, ma con direzione obliqua, cha si chiamano anche « I tre Re Magi», ecc. Ebbene, guardate attentamente al disotto di quelle tre stelle, e voi scoprirete un piccolo gruppo di stelle unite una contro le altre, le quali possono rappresentare una spada appesa alla cintura, od un manico di rastrello, ecc. Un buon binocolo, o meglio un piccolo cannocchiale, vi mostrerà la più bella nebulosa del cielo.

 

Questa nebulosa é così brillante ch'essa si lascia facilmente fotografare. Noi riproduciamo qui sotto una delle fotografie che si ottenne ancora negli anni Ottocento.

 

 

(Questa fotografia venne eseguita il 30 gennaio 1883, dal signor Common. Vedasi la Rivista mensile d'Astronomia Popolare, anno 1883, pag. 277. Vedasi pure, per la descrizione di questa nebulosa; e il modo facile di trovare questi astri nel cielo: Flammarion, Le stelle e le curiosità del cielo.
Come abbiamo già detto, si può riconoscere questa nebulosa mediante un semplice binocolo)
Si osserva nell'interno dalla nebulosa una stella quadrupla (che diventa perfino sestupla negli strumenti potenti) e diverse stelle sparse. È probabile cha la stella multipla le appartenga; ma non é probabile invece che tutte facciano parte del medesimo sistema: molte possono essere al di qua o al di là della nebulosa, e sono quindi visibili sia davanti come attraverso di essa. Il punto importante per la questione che ci occupa é che questa nebulosa é visibilmente condensata verso le sue regioni centrali. Essa si stende infatti nel cielo, indefinita, diffusa, trasparente, e forse assai più lunga che la fotografia non la indichi.
La parte centrale più luminosa di questa vasta nebulosità occupa nel cielo una superficie uguale al disco apparente della Luna; ma si può seguirla da una parte e dall'altra, all'est ed all'ovest, al nord ed al sud, sopra un'estensione dieci volte più larga. Col suo disco apparente, la Luna, che non é che a 384.000 chilometri da noi, misura 3.740 chilometri di diametro. Il Sole, che non parrebbe più grande, ma che é quattrocento volte più lontano della Luna, é anche quattrocento volte più largo in realtà misura 1.393.000 chilometri di diametro La nebulosa d'Orione, quando si ammetta ch'essa non è più lontana da noi delle stelle più vicine, e che sia, per esempio, alla distanza della 61a del Cigno, sarebbe già di una estensione che ha del prodigioso; misurata in ragione - prospettica di quella distanza, la larghezza della Luna equivarrebbe a circa 553 miliardi di chilometri ! 3700 volte di più della distanza che ci separa dal Sole. Ma noi abbiamo appena visto che la nebulosità é dieci volte più vasta ancora ! Essa si stenderebbe dunque su uno spazio di circa 5300 miliardi di chilometri.. Un treno direttissimo, correndo con la velocità costante di cento chilometri all'ora, non impiegherebbe meno di dieci milioni d'anni per attraversare quel nebbione.
E' abbastanza per creare, non solamente un mondo, ma uno ed anche più sistemi di mondi. Di che é essa composta? Di gas; e già in quel gas luminoso si è riconosciuto dell'idrogeno e dell'azoto. Le sue differenze d' intensità luminosa mostrano che la densità di questo gas non é uguale dovunque, e che hanno luogo parecchie condensazioni parziali. Si nota altresì a qualche distanza a nord (al disotto) una condensazione isolata che inizia; le regioni più dense attirano le altre. Forse essa si disgregherà in parecchi focolari, oppure é destinata a formare più "universi-isole".
Una nebulosa composta di un gas, così disseminato può essa arrivare a formare uno o più soli, uno o più sistemi di mondi?

Ammettendo che originariamente una materia nebulosa, occupante tutto l'insieme del sistema solare, fino all'orbita di Plutone ed oltre, abbia una estrema tenuità, il matematico e fisiologo Helmholts ha calcolato quanta quantità di calore sarebbe stata generata per una condensazione simile a quella che generò il sole, la terra e gli altri pianeti. - Il risultato del calcolo dà 28 milioni di gradi centigradi, calcolando il calore specifico della massa condensata come eguale a quello dell'acqua. Così la sola caduta delle molecole della nebulosa primitiva; verso il centro d'attrazione sarebbe sufficiente per produrre un calore di milioni e milioni di gradi centigradi.

Ognuno sa oggi che il moto si trasforma in calore, e che il calore non é esso stesso che una modalità del moto. Allorché, col martello in mano, noi spingiamo un cuneo di ferro in un pezzo di legno, il moto muscolare del nostro braccio si comunica al cuneo sotto forma di moto visibile, ed esso penetra gradatamente. Ma se noi continuiamo a battere allorché esso é completamente penetrato, che succede allora dell'opera nostra? Si credeva in passato ch'essa andasse completamente perduta ma era quello un errore. Il moto si comunica sempre al cuneo di ferro, e solo, in luogo di essere visibile, é quello un moto invisibile, il moto molecolare; il metallo si riscalda, e tutte le sue molecole si mettono a vibrare più o meno velocemente. Il calore non è che moto invisibile, moto molecolare (*).
Comprimendo in un tubo di vetro una colonna d'aria al decimo del suo volume, la si eleva alla temperatura del carbone ardente.
Una pietra che cadesse alla distanza di Nettuno sul Sole impiegherebbe 10 628 giorni o 29 anni all'incirca per compiere questo viaggio di 4.499 chilometri, e, partita dallo stato di riposo, cadendo con una velocità grandissima, arriverebbe sul globo solare durante l'ultimo secondo con una velocità di 600 000 metri.
Questa velocità, mille volte superiore a quella d'una palla da cannone, sarebbe tale che, toccando il Sole, e foss'anche quest'ultimo un blocco di ghiaccio, il suo moto costretto a fermarsi violentemente e a trasformarsi in calore, farebbe, non solo fondere istantaneamente la pietra come acqua, ma la ridurrebbe altresì in vapore, e l'urto riscalderebbe enormemente il posto ove essa avrebbe raggiunto il Sole. Il calore occasionato dall'urto sarebbe novemila volte superiore a quello prodotto dalla combustione di un pezzo di carbon fossile dello stesso peso di questa pietra, qualunque essa sia.

Se la Terra cadesse nel Sole, essa vi arriverebbe in 64 giorni, e il calore prodotto dal suo urto sarebbe tale da elevare notevolmente la temperatura di tutto quanto il Sole. E invero il calore da ciò prodotto equivarrebbe a quello che quest'astro irraggia durante 95 anni. Ed è noto quale colossale consumo abbia luogo in quest'intenso focolare! Il calore emesso dal Sole, ad ogni minuto secondo, é uguale a quello che risulterebbe dalla combustione di undici quadrilioni seicentomila miliardi di tonnellate di carbone comune, brucianti tutt'insieme; esso farebbe bollire ad ogni ora due trilioni novecento miliardi di chilometri cubi d'acqua alla temperatura del ghiaccio !...
Che il moto poi provenga da un gran corpo, oppure da un piccolo che esso sia determinato bruscamente o gradualmente, o per collisioni, il risultato è lo stesso; esso si trasforma in calore.

(*) Il calore necessario per elevare di un grado centigrado la temperatura di un chilogrammo d'acqua rappresenta esattamente la forza necessaria per elevare 424 chilogrammi a 1 metro d'altezza o per elevare 1 chilogrammo a 424 metri.
La capacità calorica del piombo essendo la trentesima parte di quella dell'acqua, una palla di piombo che cadesse da un'altezza di 424 metri, produrrebbe, per l'improvviso arrestarsi del suo moto di caduta, un calore sufficiente per elevare la propria temperatura di 30 gradi. La sua velocità, giungendo al suolo, sarebbe di 91 metri per secondo).

Supponiamo tutta la materia del Sole, dei pianeti e dei satelliti uniformemente ripartita nello spazio sferico, tipo l'orbita di Plutone, ne risulterebbe una nebulosa gassosa, omogenea, di cui é facile calcolare la densità. Siccome la sfera d'acqua di un simile raggio avrebbe un volume eguale a più di 300 quadrilioni di volte il volume terrestre, così la densità cercata non sarebbe maggiore d'un mezzo trilionesimo della densità dell'acqua. La nebulosa solare così dilatata, sarebbe 400 milioni di volte meno densa dell'idrogeno alla pressione ordinaria, il quale é, come si sa, il più leggero di tutti i gas conosciuti (esso pesa 14 volte meno dell'aria; dieci litri d'aria pesano 13 grammi, dieci litri d'idrogeno non pesano un grammo).

Noi abbiamo visto come l'attrazione di tutte le molecole di questa nebulosa verso un centro di condensazione basterebbe per pro durre un calore di 28 milioni di gradi.
La natura ci mette dunque, per così dire, tra le mani i materiali, che le servono per la creazione dei mondi, e non solamente i materiali, ma i mezzi che essa impiega. Se noi non sapessimo come gli alberi si fanno grandi, e arrivano al loro completo sviluppo, una passeggiata in una foresta ce lo insegnerebbe, mostrandoci alberi di tutte le età, piccoli, alberelli di pochi anni appena, alte ed annose piante, tuttora in piena cresciuta, ed alberi secolari che già declinano verso la vecchiaia e la decadenza. Ebbene la contemplazione del cielo ci dà una eguale lezione per la nascita, la vita e lo sviluppo dei mondi. Noi vediamo nebulose, come quella d'Orione, che non hanno ancora alcuna forma, che sono assai estese, assai disseminate, e che già presentano ciò nondimeno dei centri di condensazione.

Noi ne vediamo altre, come quella d'Andromeda ....

 

 

... che offrono un aspetto regolare, più geometrico. E' probabile che quella sia una nebulosa circolare che però si presenta ai nostri occhi obliquamente. La condensazione centrale è rilevantissima. Come quella di Orione, è facilmente pure essa visibile per tutti coloro che vogliono osservarla con un semplice binocolo da teatro o con un modesto cannocchiale.
Allorché la si osserva coll'aiuto di potenti telescopi, essa perde alquanto di una tale apparente regolarità, e alcuni lembi di pallidi chiarori sembrano oscillare e stendersi più lunghi. E' questa nebulosa che il curato Derham prendeva per "...una plaga diradata del firmamento, divenuta così trasparente da lasciarvi passare attraverso la luce del paradiso..."
Altre nebulose manifestano ancor più chiaramente i procedimenti della natura in questa grande opera della creazione. Così, per esempio, quella della costellazione del Leone mostra un fuoco centrale molto brillante, più lontano un focolare secondario che incomincia, e intorno al focolare centrale delle zone di condensazione, ed anelli nebulosi, che fanno indovinare un moto di rotazione e una specie di avvolgimento a spirale degli anelli consecutivi.

Si trova nella costellazione del Dragone una nebulosa particolarmente interessante, inquantoché é la prima di cui sia stata fatta l'analisi chimica (Huggins, 1864). Infatti, da centocinquanta anni, gli astronomi erano assai imbarazzati nel decidere se esistessero delle vere nebulose gassose, e l'interesse dell'argomento non ha fatto che accrescersi da che Guglielmo Herschel ebbe ad esprimere il pensiero, che questi ammassi altro non sono che porzioni della materia primitiva, che si é condensata in stelle, e che, studiandoli, noi studiamo nel tempo stesso alcune delle fasi per le quali passarono i soli ed i pianeti.

Lo spettro di questa nebulosa, almeno da quanto permettono di affermarlo i dati ottenuti, non può essere prodotto che dalla luce emanata da una materia allo stato di gas. Si poteva dunque concludere, fino da queste prime osservazioni, che la luce di siffatta nebulosa non emana già da una materia solida o liquida incandescente, come la luce del Sole e delle stelle, ma da un gas luminoso. L'esame delle linee di questo spettro dimostra che la più importante fra esse occupa una posizione vicinissima alle strisce più brillanti dello spettro dell'azoto. La più debole delle zone coincide colla striscia verde dell'idrogeno. Ma la striscia media del gruppo dalle tre linee, che formano lo spettro della nebulosa, non ha la sua identica in alcune delle strisce intense deglispettri degli elementi terrestri conosciuti. Vi é là uno stato della materia, a, noi ancora sconosciuta. Si scorge uno spettro continuo eccessivamente debole, che proviene dal centro della nebulosa, da un nucleo piccolissimo, ma più brillante di tutto il resto della massa. L'osservazione ci dice con una quasi assoluta certezza che la materia del nocciolo centrale non é allo stato di gas, come quella della nebulosa che la circonda. Essa consiste in una materia opaca, che può esistere allo stato di nebbia incandescente, formata da particelle solide o liquide.

Il risultato nuovo e inatteso a cui conduceva l'esame spettroscopico di questa nebulosa, colpì di sorpresa gli astronomi, e li indusse a studiare attentamente le altre creazioni analoghe, disseminate nella estensione del cielo. Il risultato di quest'analisi si fu che un gran numero di nebulose sono composte di veri gas, di gas fiammeggianti, visibili a milioni di miliardi di chilometri, di milioni e miliardi di anni luce da noi !

Allorché dunque noi osserviamo questa pallida nebulosa azzurrognola, situata al polo dell'ellittica noi sappiamo che é essa un ammasso di materia gassosa incandescente, già munito d'un nucleo centrale di condensazione, e indoviniamo in quel lontano bagliore l'ardente genesi d'un nuovo mondo. Noi assistiamo dalla terra allo spettacolo della creazione ! Là brilla già un embrione di sole! là si prepara un sistema planetario. Che dico mai! il raggio luminoso che ci arriva in questo momento da una tal regione dell'infinito è forse partito milioni di anni fa, ed ora forse uno o più pianeti sono già formati, fecondati, abitati, e forse vi sono pure là degli occhi che ci stanno contemplando, ma per i quali, essendo in ritardo di più milioni d'anni la nostra storia, il nostro sistema solare per quegli occhi non é ancora che una nebulosa circolare, vista precisamente di fronte; e là pure si domandano se un giorno la nostra nebulosa diverrà sole e pianeti; oppure forse già non dubitano che noi già esistiamo, e che forse potremmo risponder loro ! Voci del passato, voi divenite ora le parole dell'avvenire, mentre il presente, l'attuale, sparisce attraverso gli sguardi che reciprocamente ci si scambia attraverso i vasti cieli, attraverso l'infinito, attraverso l'eternità.

Ecco un altro esempio preso nel cielo, e che é più caratteristico ancora.

Il 22 agosto 1794, durante una bella notte d'estate, l'astronomo Gerolamo di Lalande (che ha fatto in alcuni anni
-per la conoscenza e il progresso dell'astronomia stellare- più lui da solo di tutti gli Osservatori ufficiali dell' epoca riuniti), l'astronomo Lalande, come dissi, stava facendo osservazioni nel suo modesto Osservatorio della Scuola Militare, in compagnia del suo nipote Le Francais di Lalande. Essi notavano di passaggio le piccole stelle della costellazione dell'Acquario, e ne rilevarono una, fra le altre, di 7a grandezza, di cui determinarono la posizione. Sei anni più tardi, il 25 ottobre 1800 veniva osservata di nuovo col medesimo strumento, e giudicata di 8a grandezza. È la stella che porta i numeri 40 765 e 40 766 del gran Catalogo di Lalande, il quale non racchiude meno di quarantasettemila osservazioni, fatte dal 27 settembre 1791 al 15 gennaio 1801. « La posterità non vedrà senza interesse - scriveva egli stesso- l'eminente astronomo francese, come, in mezzo alle convulsioni che agitavano la patria, un lavoro lungo e penoso si eseguisse nel silenzio delle notti, e preparasse risultati più duraturi delle istituzioni politiche, per le quali gli uomini si agitano così vivamente... e versano tanto sangue. »
Ecco un giudizio sano sulla politica, qualunque essa sia.

Ma ritorniamo alla nostra Stella (ovvero costellazione) dell'Acquario. Questo astro non è già una stella, nonostante il suo aspetto stellare. Anche osservatori esperti possono vederla passare nell'obiettivo del loro strumento senza farvi attenzione; essa assomiglia solo ad una stella che non sia esattamente nel luogo. Ma se la si esamina con attenzione, si constata che non si arriva mai a darle la nitidezza d'un punto brillante senza dimensioni, perchè non è un punto, in realtà é una nebulosa.

(1) Già Guglielmo Herschel l'aveva riconosciuta per tale, nel settembre 1872. Egli l'aveva qualificata come una «nebulosa planetaria», e paragonata al disco di Giove; essa é inscritta sotto il numero 1 della sua quarta classe, e la si designa generalmente, con abbreviazione, sotto la cifra H, 1V, 1. Giovanni Herschel la descrive nei termini seguenti: Ammirabile - aspetto planetario - assai brillante - piccola ellittica. Lord Rosse e Lassel avendola esaminata coll'aiuto dei loro potenti telescopi, riconobbero ch'essa é circondata da un anello che noi vediamo di profilo, ciò che ricorda alquanto l'aspetto di Saturno. (Il cielo offre altre nebulose analoghe che si trovano di faccia e di cui noi vediamo solo l'anello circolarmente.) Per quanto minuscola ci sembri, essa è senza alcun dubbio una delle nebulose più rimarchevoli che la visione telescopica abbia potuto scoprire.
Il grande misuratore delle nebuolse D'Arrest, dell'Osservatorio di Copenhagen (discendente da una famiglia nobile cacciata dalla Francia sotto Luigi XIV per l'assurda revoca dell'editto di Nantes), la contemplò con ammirazione, e la misurò durante le notti del 23 luglio 1862, 7 agosto 1863 e 6 novembre 1864. « Nebula planetaris, scrive egli, insigni spendore capta culminans inter notes. » Egli la designa come brillante "d'un insigne splendore". Le sue misure gli danno 23° di lunghezza su 18" di larghezza. Essa brilla d'una luce azzurrognola, e presenta un'appendice nebulosa.
Il diametro di Saturno essendo in media di 18" ed elevandosi a 21" allorché il pianeta passa in opposizione, ne consegue che la grandezza apparente di questa nebulosa é un po' superiore a quella di Saturno. Si può vederla come stella, con un piccolo cannocchiale, e riconoscerla come nebulosa con un cannocchiale di media potenza, se il cielo é limpido e libero dal chiarore della luna, che disturba tali osservazioni.)


Se la sua forma é strana, la sua costituzione chimica è forse ancora più curiosa. Infatti, le indagini spettroscopiche sono giunte alla conclusione che questa nebulosa è interamente gassosa, composta d'una massa di gas luminosi.
( Anche le nebulose di gas luminosi ricevono la loro energia dalla luce delle stelle, ma secondo un processo diverso. Dentro o dietro queste nubi di gas vi sono stelle calde e luminose che emettono in abbondanza radiazioni ultraviolette a breve lunghezza d'onda. Quando questa cade su una nube, ionizza gli atomi gassosi che la formano, ricombinandosi con gli atomi, emettono luce visibile, a più bassa energia e a maggiore lunghezza d'onda. Si tratta del processo noto con il nome di "fluorescenza". Ma anche quando non sono ancora iniziate le reazioni nucleari, le protostelle producono ugualmente grandi quantità di energia; ma la luce visibile non può filtrare attraverso l'involucro di gas e polvere che le avvolge. Solo i raggi infrarossi possono fuggire).

Noi abbiamo dunque in quel luogo sotto gli occhi, senza alcun dubbio, un sistema solare in formazione. Noi assistiamo alla genesi di un mondo, alla creazione di un universo lontano.
Fra i differenti gas, sono l'azoto e l'idrogeno quelli che dominano nello spettro di questa genesi.
La maggior parte delle altre nebulose planetarie ed anulari offrirono all'analisi i medesimi risultati: sono esse delle vere nebulose gassose che condensandosi intorno ad un centro, ci danno una imagine della genesi della terra e dei pianeti, mediante la formazione di anelli nebulosi, staccatisi dal focolare centrale.

(Ma non tutti gli addensamenti di gas e polvere danno origine a stelle. Se in una nube gassosa vi è troppo poca materia, il suo campo gravitazionale non sarà in grado di farla condensare a sufficienza, e la sua temperatura non raggiungerà quel valore critico al quale ha inizio la fusione nucleare. La stella che si forma in questo modo sarà solo un corpo caldo, rilevabile principalmente perchè irradia nell'infrarosso).

A quale distanza si trova questa nebulosa dal nostro "atomo" terrestre? Secondo ogni probabilità, essa é molto più lontana delle stelle a noi più vicine.
Nel 1871 e 1872, il signor Brunnow, astronomo reale d'Irlanda, direttore dell'Osservatorio di Dublino, tentando di misurare la parallasse....
(Parallasse. Differenza che si ha fra la posizione di un astro, visto dalla superficie terrestre, e quella che ai nostri occhi la stessa posizione avrebbe se visto dal centro del globo. Quando di una stella non si può ottenere la parallasse, ciò significa che quell'astro é lontano oltre a 2 milioni di volte il raggio o semiasse dell'orbita terrestre.)

.... di una nebulosa analoga (quella di Dragone), ebbe per risultato un valore così esiguo da non corrispondere ad alcuna parallasse sensibile.
Noi resteremo dunque al di quà del vero supponendo che questa vaga e speciale piccola nebulosa non sia più lontana da noi della stella più vicina al nostro emisfero, che é la 61a del Cigno, di cui la parallasse é, come ognuno sa, di 0"511, è la cui distanza é conseguentemente di 404 000 volte quella che ci separa dal Sole (che è di circa 149 milioni di chilometri), vale a dire di oltre 60.000 miliardi di chilometri in cifra tonda. La nostra nebulosa é dunque, lo ripetiamo, certamente più lontana. Ma ammettiamo la cifra più modesta per servire di base al nostro ragionamento.
Ebbene, alla distanza della 61.a del Cigno, la lunghezza é ridotta a 0",511, vale a dire ad un mezzo minuto secondo circa. La nostra nebulosa misura, a quanto dicemmo, 23" di lunghezza su 18" di larghezza. Consideriamola, in cifra tonda, come una sfera di gas di 20" di diametro.
Ora noi sappiamo che il pianeta più esterno del nostro sistema, Plutone, gira intorno al Sole alla distanza di quaranta volte superiore a quella della Terra dal Sole.

La nostra nebulosa essendo al minimum più larga del mezzo diametro dell'orbita di Plutone, e con ogni probabilità, più lunga del diametro dell'intero orbita del nostro pianeta più lontano, noi dobbiamo considerarla effettivamente come occupante uno spazio almeno altrettanto vasto quanto quello dell'intero nostro sistema solare.

Ma si sa dunque ciò che rappresenta una sfera del diametro dell'orbita di Plutone? I volumi delle sfere stanno fra di essi come i cubi dei raggi. Plutone, descrivendo la sua circonferenza a 8482 volte il mezzo diametro del Sole, il volume del Sole sta a quello di questa sfera nel rapporto di 1 a 8482, moltiplicato due volte per sé stesso, e che corrisponde 1 a 619.231.756.168.
Così questo globo di gas é almeno 619 miliardi di volte più grande del nostro Sole, il quale é egli stesso come volume 1.302.000 volte più grande della Terra, vale a dire che questa minuscola nebulosa è al minimum circa 500 quadrilioni 896 trilioni 800 miliardi di volte più luminosa del globo su cui noi viviamo !
(il nostro Sole ha una energia luminosa irradiata di circa 10 alla 27 candele)

E, noi non ci stanchiamo di ripeterlo, é quello unicamente un minimum; di modo che secondo ogni probabilità, quest'oggetto celeste é assai più lontano di quello che noi supponiamo; può essere, deve essere, non già solo centinaia di quadrilioni, ma quintilioni e sestilioni di volte più immenso della Terra.

Come contemplare questa « stella nebulosa » che passa tranquilla nel campo del telescopio in mezzo ai silenzi notturni, come osservare questa lontana luce, sulla quale già si sono soffermati gli sguardi di Herschel, di Lalande, di lord Rosse, di Lassel, di D'Arrest e di tanti astronomi, di cui gli occhi sono in oggi chiusi, senza essere penetrati della sua formidabile grandezza, senza indovinare i movimenti di gravitazione che l'agitano, senza pensare alle radiazioni luminose, caloriche, elettriche, alle forze latenti che si svegliano in questa aurora, senza intravedere gli importanti destini che l'attendono sulla vasta scena dell'Universo?...

Ecco ciò che noi eravamo, Terra, Luna, Sole, pianeti, or sono milioni d'anni. Un embrione di un nuovo mondo. Chi lo sa quali germi d'avvenire dormono in questa celeste culla?

Una tal genesi siderale non é un mito. Ognuno di noi può vederla. Cercate qualche sera al disotto della costellazione del Cavallino, a destra della stella
dell'Acquario, e voi la riconoscerete, pallida stella di 7.a od 8.a grandezza, e la saluterete creazione inaccessibile, misteriosa figlia del Cosmos, fiore a mala pena sbocciato nei giardini del cielo.
All'epoca in cui il fiore avrà dato un suo frutto, nei secoli venturi in cui la nebulosa, oggi gasosa, sarà condensata in sole ed in pianeti é probabile che il nostro Sole attuale sarà vecchio, logoro, estinto ; che il nostro pianeta avrà già da lungo tempo cessato di vivere, e che l'antica storia umana sarà per sempre svanita nell'ultimo sonno !... E nondimeno allora, come oggi, vi saranno dei soli e dei mondi, in "primavera" ed "estate", una volta celeste popolata di splendori, un universo non meno bello, non meno ricco, non meno glorioso di quello la cui luce affascina oggi i nostri sguardi e i nostri pensieri.

Ma perché mai parlare dell'avvenire ?
Ciò che ci preme è scoprire il nostro passato,
sapere qualcosa del nostro mondo e chi ci ha preceduti.
Una lunga storia !

Tentare di concepirla è avere la nobile ambizione d'iniziarsi ai più profondi misteri della natura. Ma come non interessarsi a queste meravigliose conquiste della scienza moderna, la quale scrutando ansiose tombe della terra, ha saputo resuscitare i nostri antenati disparsi? Al comando del genio umano, questi mostri antidiluviani hanno trasalito nei loro tetri sepolcreti, e da una cinquantina d'anni, essi si sono levati, ad uno ad uno, dalle loro tombe, e sono usciti dalle petriere, dai pozzi dei minatori, dalle caverne e  dalle grotte finora a noi sconosciute, da tutti gli scavi, e sono riapparsi alla luce del giorno (altro che scherzi della natura!!)

A un certo punto non fu più la biologia a dominare il destino dell'uomo, ma il prodotto del suo cervello: la cultura.
Cosicchè: "Le uniche leggi della materia sono quelle che la nostra mente deve architettare e le uniche leggi della mente sono architettate per essa dalla materia" (Maxwell)

Da tutte le parti, con fatica, lentamente, e quasi in stato di letargo, a pezzi, la testa qua e le membra più lontane, spesso incompleti, questi vecchi cadaveri, già pietrificati al tempo, hanno udito la tromba del gran giudizio, del giudizio della Scienza, ed essi sono resuscitati e riunitisi come un'armata di legioni straniere di tutti i paesi e di ogni secolo, ecco che essi vengono a sfilarci davanti, strani, bizzarri, inaspettati, goffi, maldestri, mostruosi,  che sembrano venire da un altro mondo, ma forti, solidi, soddisfatti d'essi stessi, quasi che avessero coscienza del loro valore, e ci dicessero nel loro silenzio di statua:

"Eccoci, siamo noi...... i vostri antenati; noi, senza di cui voi non esistereste. Fissateci e ricercate in noi l'origine di ciò che voi siete, poichè siamo noi che vi abbiamo fatti. Di quei vostri occhi, con cui voi scrutate l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, ecco i primi saggi, modesti, rudimenti, ma di ben grande importanza, giacché se quei primi tentativi non avessero sortito esito in noi, voi sareste ciechi. Le vostre mani, così eleganti, e così sapientemente modellate, ecco di quali zampe sono esse il perfezionamento; orsù, non ridete troppo delle nostre zampe quando trovate le vostre mani utili e ben fatte, la vostra bocca, la vostra lingua, i vostri denti, tutto ciò é, a dir vero, ben delicato, piacente, gentile, ma sono le nostri fauci, i nostri musi, i nostri graffi, i nostri becchi che divennero la vostra bocca.

"I vostri cuori battono dolcemente, misteriosamente, e questi palpiti umani, che noi non conosciamo, vi procurano, a quanto dicesi, emozioni così profonde e così intime, che talvolta voi dareste il mondo intero per soddisfarne una sola: ebbene, ecco in qual modo ha cominciato la circolazione del sangue, ecco il primo cuore che ha battuto sulla terra. E il vostro cervello? voi vi specchiate in esso, voi salutate in lui il luogo dell'anima e del pensiero, e ne apprezzate a tal punto l'incomparabile sensibilità, che a stento osate di approfondire la delicata struttura; ebbene, il vostro cervello é il nostro primo midollo, il midollo delle nostre vertebre che si è sviluppato, perfezionato, purificato, e senza di noi il geologo, l'astronomo, il naturalista, lo storico, il filosofo, il poeta, lo scienziato non esisterebbero. SI' ECCOCI, SALUTATE I PADRI VOSTRI ! "

"C'è un essere curioso che preferirebbe, per un istante almeno, ad una lettura inutile, quella di questo gran libro della natura aperto per tutti gli occhi, così attraente nelle sue rivelazioni, a questo grande mistero dell'origine dell'uomo, della genesi della Terra, e della culla dell'Universo,  superiore a tutte le finzioni e a tutti i racconti?
Ha  egli argomento che ci tocchi forse più da vicino, e possa interessare maggiormente la nostra intelligente curiosità?"

"Sembrerebbe di sì, infatti ancora oggi,  nel nostro mondo dove vivono miliardi di persone (e si riproducono senza un solo istante di tregua allo scopo di dare alla natura ogni giorno centinaia di migliaia di nascite) ve ne sono molti, e quanti! che vivono senza una intelligente curiosità.
Non solo nelle tribù d'Africa, presso i Samoiedi, i Boscimani, o in Giappone gli Ainu, ma anche presso i migliori popoli civilizzati, vi sono milioni di esseri umani che  non pensano, i quali  non hanno mai domandato a se stessi perché esistono sulla terra; che non s'interessano a nulla, né alle stesse loro sorti, né alla storia dell'umanità, né a quella del pianeta; e che non sanno dove essi sono, da dove vengono; e non s'inquietano per nulla; in una parola vivono assolutamente come i nostri peggiori progenitori.
L'unica differenza, è che hanno  una cioccolata calda davanti, o poco, pochissimo in più" (Camil Flammarion)

"Eccoci.... siamo noi... i vostri antenati di 100.000 anni fa..... fissateci e ricercate in noi l'origine....... siamo quattro ossa   ma  vivi... Siamo scampati a mille uragani... a mille fiere... a mille terremoti... a mille pestilenze... a mille guerre... a mille tormenti... a mille miserie... ma abbiamo, nonostante tutto, in un mondo molto più ostile del tuo, scheggiato mille pietre... dipinto mille caverne... scritto mille papiri  poi mille e mille libri... per lasciarti in eredità mille saperi ... e tu che ora vivi nell'anno  2000, ci ringrazi così? Dici che non ti interessa nulla!

Eppure c'è davanti a te una storia dell'uomo, un universo da esplorare, e questo Universo elargendo il dono più grande - creando con i suoi migliori atomi una parte di sè stesso dentro la mente dell'uomo per studiare il resto di sè - non immaginava che alcuni uomini questo dono non l'avrebbero mai utilizzato o utilizzato male"
Quanti!  vivono senza una intelligente curiosita!

 

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