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Questa non è una Enciclopedia, che riporta solo date e in due righe i fatti (questo si chiama nozionismo, in uso nelle scuole - inoltre di queste enciclopedie in rete ne trovate a bizzeffe), ma è invece un lunghissimo racconto della Civiltà Umana, sotto l'aspetto politico, religioso, sociale e intellettuale. E' tuttavia un racconto in forma cronologica, quindi potete iniziare da dove volete e dal periodo che vi interessa. Non è certamente esaustiva, sono solo 100.000 pagine (cioè solo 100 volumi di 1000 pagine), tuttavia serve a stimolare all'approfondimento quel lettore che ha il coraggio di sapere e anche il coraggio di servirsi della propria ragione. E se alcune di queste pagine dovessero risultare sgradite alle sue idee, smetta pure di leggere, e si aggrappi alle sue granitiche (!?) certezze. Ma non dimentichi che l'unico modo per capire il presente è quello di conoscere il nostro passato. Noi oggi siamo l'ultimo anello di quel passato, e cerchiamo di non dimenticare che al nostro anello è legato il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. L'amnesia del passato ha sempre reso l'uomo più povero, ovvero non gli ha permesso di essere se stesso in forma piena e consapevole, omologandolo e appiattendolo su bassi livelli comuni, cioè in quello dei deboli "perdenti".
Parlando della potenzialità del "sapere" il grande Nietzsche scriveva "Nella selezione, il soccombente è sempre il più debole e questo debole è LUI , l'uomo ignorante".

Nel passato si sono formati i caratteri del singolo e dei popoli, le loro religioni, la loro civiltà. Mi scrivono molti dicendomi che a scuola hanno odiato la storia, perchè ciò che gli si chiedeva erano le date, poi imparate queste, una volta entrati nell'arena della vita si sono ritrovati che non conoscevano i fatti, nè avevano ricevuto degli stimoli per conoscerli, e che solo dopo tanti anni - i più volenterosi, i più curiosi - leggendo "qui" e "là", hanno poi "saputo" qualcosa, e spesso con molto molto ritardo. Io spero che nel "qui" e "là" ci sia anche questa mia "Cronologia". Così non ho sprecato il mio tempo invano.

 

UNA STORIA UNIVERSALE ?

Se in una tranquilla notte leviamo lo sguardo al firmamento, dove migliaia di lucenti astri congiunti in mirabili raggruppamenti percorrono il loro silenzioso cammino, lo spettacolo di tale magnificenza così semplice, così grandiosa, governata da ferree leggi, agisce sul nostro spirito in modo da infonderci il sentimento di una calma sublime. Ma nell'uno come nell'altro questa è solo una calma apparente. In ciascuno di quei lontani punti di luce c'è attorno un universo in movimento, con tutte le sue forze dominatrici le sue tempeste cosmiche; così come in ciascuno di noi c'è un identico universo di atomi in movimento che governa la nostra mente, e che purtroppo essa pure è anche autrice di tutte le tempeste umane.
Quest'ultima considerazione, sarà pure sconvolgente, ma è così: "
L'Universo ha elargito un grande dono all'uomo: con i suoi migliori atomi ha creato una parte di sč stesso dentro la sua mente per studiare il resto di sč. Cosicchè: "Le uniche leggi della materia sono quelle che la nostra mente deve architettare e le uniche leggi della mente sono architettate per essa dalla materia" (Maxwell)
Prova ne sia che basta una insignificante dose di farmaco - che è poi l'insieme molecolare di varie sostanze chimiche - per sconvolgere oppure riordinare i neuromediatori della più geniale mente e del più asceta uomo.


Dunque, Là, il vasto infinito spazio del cielo, riempito di mondi risplendenti e oscuri, la cui lontana luce ci fa soltanto ipotizzare ciò che da milioni di anni è avvenuto e per altrettanti milioni di anni avverrà, Qui un piccolo uomo pensieroso che medita come poter narrare non l'infinità di questo infinito spazio, ma appena appena - nel corso del suo breve soggiorno - fare una breve storia di uno solo di questi mondi: che è il suo e il vostro mondo.

Là, al di fuori, una immensità con un numero inimmaginabile di splendenti soli, qui un comune essere vivente - che un po' di conoscenza ha reso ardimentoso (
ma alcuni i più benevoli dicono "folletto" per non dire "pazzo") - che pensa con tutti i suoi tanti limiti (e ha ragione chi mi dice anche "analfabeta", perchè trova fuori posto qualche accento) come poter fare e da dove cominciare, per racchiudere qui in un piccolissimo spazio tutte le "avventure" ma anche le turbinose tempeste di questo "umano" mondo che gli uomini hanno chiamato Terra, dove appena avuta in mano una clava, hanno tentato e tentano ancora oggi di spartirsela; alcuni usando la saggezza, altri non avendola ma sentendosi forti - ieri con la clava in mano, oggi (facile facile, buttandola dall'alto, a casaccio) con la bomba atomica - usano invece la forza e il cinismo come "intelligenza"; una intelligenza che però purtroppo essi ci spacciano a noi, essere questa il miglior prodotto della "nostra" civiltà.

La preferenza data a questo grande racconto, non sono quindi i semplici eventi (che in altri settori di questo sito compaiono cronologicamente, e in certi casi anche più dettagliatamente) ma sono soprattutto quei fatti che hanno permesso lo sviluppo dell'umanità, ovvero la sua civiltà. O almeno ha tentato di farlo, perchè a quanto pare si tenta ancora oggi. L'uomo spesso dimentica che è ospite di questo mondo per soli circa 1000 mesi e che lui è un semplice agglomerato di molecole, e qualche volta - ne abbiamo gli esempi in questa lunga storia - disposte nella sua calotta cranica - direbbe un neuroscienziato - neppure tanto bene.

1. TENTATIVO DI UN INIZIO

I meravigliosi progressi di tutte le scienze nel secolo XIX, e specialmente nella sua seconda metà, hanno molto mutato la posizione relativa e il campo dei singoli rami scientifici. Questo progresso grandioso riguarda in modo specialissimo quel vasto dominio di cognizioni che noi fin dall'antichità chiamiamo col nome di storia (historia) e che secondo la tradizione è per lo più designato con quello di "storia universale" (historia universalis).

Quanto più straordinario è stato recentemente lo sviluppo dei singoli rami di quest'ampio dominio scientifico, tanto più questi da una parte si sono separati e allontanati fra loro, specializzandosi in seguito ad una inevitabile divisione del lavoro, e dall'altra parte sono poi venuti in intima connessione con altri rami della scienza, dapprima assai disgiunti, poi sempre di più correndo in parallelo e allargando così tutti insieme il "regno della scienza". Deve essere quindi nostro primo assunto di farci un concetto chiaro della così detta «storia universale» dal suo punto di vista odierno e di spiegare i suoi rapporti con le scienze ad essa affini.

Storia e storia universale. - Poiché l'antica denominazione di «storia universale» è conservata nell'uso generale, ed è perciò adoperata anche nelle nostre opere storiche popolari, dobbiamo avvertire subito dall'inizio che non si deve intendere alla lettera come la «storia dell'universo» ma piuttosto in senso più ristretto come la «storia dell'umanità»: essa abbraccia l'intero campo della storia dei popoli, della storia della cultura e della storia degli Stati ed inoltre anche nuovi rami di scienza, che pongono i primi in intima connessione con la storia della natura; tali sono la storia delle origini o preistoria e la storia delle stirpi dei viventi. Quella denominazione ingannatrice deriva dall'idea ora abbandonata, secondo la quale l'uomo si poneva in contrasto essenziale con la natura, e la sua propria storia la si voleva separare come «scienza dello spirito» dalla «scienza della natura». Questa separazione innaturale deve ora considerarsi come abbandonata, giacchè abbiamo un'idea chiara della «posizione dell'uomo nella natura» (- non fuori di essa -) e abbiamo quasi sciolto (o forse appena tentato) il grande enigma della sua origine.

Storia e storia naturale. - Come il concetto di «storia universale » nel corso del secolo XIX ha mutato essenzialmente di estensione e di comprensione, così lo stesso può dirsi dell'antico concetto di «storia naturale», che ora ha contratto una indissolubile unione con la prima. Nella prima metà del secolo XIX col nome di storia naturale s'intendeva quasi generalmente la descrizione sistematica degli animali e delle piante, la distinzione esatta delle loro specie innumerevoli, dei loro modi di vivere, della loro diffusione. Soltanto nella seconda metà di quel secolo, dopo che Carlo Darwin con la sua riforma della
teoria dell'evoluzione ebbe posto alla biologia una mira molto più elevata mettendo in intima connessione i suoi rami prima separati, si cominciò a comprendere che anche gli animali e le piante, come gli uomini, hanno dietro di se una vera «storia», e che il loro stato odierno si può intendere e spiegare soltanto come il risultato di un lungo sviluppo storico. Con ciò cadde per sempre la barriera innaturale, che era stata innalzata tra la storia dell'umanità e quella del mondo animale. Chissà cosa direbbero quegli ottusi nello scoprire oggi che 30-40 organi di animali possono benissimo andare a sostituire con un trapianto quelli dell'uomo.

Storia e storia dell'evoluzione. - Il progresso generale più importante, prodotto da quest'unione naturale dei differenti rami della storia, consiste nell'avere scoperto e riconosciuto il concetto fondamentale e comune a tutte le cose di una loro evoluzione naturale in contrasto con una loro «creazione» soprannaturale anticamente ammessa. Certo degli eminenti pensatori isolati avevano già da più di 2000 anni concepito il pensiero grandioso di uno sviluppo naturale di tutte le cose e più tardi anche singoli illustri naturalisti avevano cercato d'investigare il fenomeno dello sviluppo, osservato immediatamente, e ampiamente studiato. Tuttavia i loro sforzi isolati non furono generalmente apprezzati e rimasero senza effetto. Anzi furono banditi quando cominciò quel lungo e tempestoso periodo, quella "orribile tenebra" chiamato Medio Evo.
Soltanto verso la fine del secolo XVIII e al principio del XIX furono intrapresi tentativi più notevoli di una storia concatenata, di una storia della evoluzione di singoli gruppi di fenomeni. Laplace nel 1796 nel suo grandioso «Sistema dell'universo» spiegò matematicamente i fenomeni di movimento dei corpi celesti, e con l'ipotesi della nebulosa primordiale spiegò la formazione del sistema planetario, la cui «origine meccanica secondo le leggi di Newton» Kant aveva già cercato di esporre nel 1755 nella sua «Storia naturale generale e teoria del cielo».
Carlo Lyell nel 1830 coi suoi «Principi di geologia» spiegò con un'evoluzione naturale la struttura della corteccia terrestre e la formazione delle montagne, dopo che già nel 1822 Carlo von Hoff aveva concepito nello stesso senso la «Storia dei cambiamenti naturali della superficie terrestre» e aveva dato una base genetica alla geognosia fondata da Werner nel 1785.
Nel tempo stesso (1828) Carlo Ernesto von Baer fondava la storia dello sviluppo degli animali, scoprendo con sagace «osservazione e riflessione» i meravigliosi processi, per i quali nel corso di 21 giorni da un semplice uovo di gallina ha origine un animale compiuto. Poco più tardi Schleiden, che fondando la teoria cellulare (insieme a Schwann - 1838) aveva effettuato una delle più grandi conquiste della biologia, creò la storia dello sviluppo delle piante.

Tutti questi progressi considerevoli della scienza naturale storica miravano ad un solo e medesimo grande scopo, la spiegazione comune di tutto ciò che è «avvenuto» grazie alla conoscenza delle leggi dell'evoluzione, e un po' meno alle "favole" inventate nell'antichità e, purtroppo, riscritte con la più puerile irrazionalità, e che continuarono a predominare e annebbiare le coscienza nei "secoli bui", al solo scopo di essere sovrani in cielo e in terra.

Storia e storia delle stirpi organiche. - Un nuovo campo immensamente fertile d'indagine storica fu dischiuso nel 1859 come abbiamo già detto, da Carlo Darwin. Nella sua opera « Sulla origine delle specie nel regno animale e in quello vegetale » , ( la riportiamo integralmente QUI > ) che inaugura una nuova epoca, questo grande naturalista procurò una nuova e universale autorità alla teoria della discendenza fondata 50 anni prima da Giovanni Lamarck, ma quasi dimenticata, e con la sua teoria della selezione le dette il fondamento causale, che ancora le mancava. Con questo furono levate dalle cattedre e dai pulpiti le idee mistiche, fino a quel tempo dominanti, di una creazione soprannaturale delle singole specie organiche, e fu spiegata la loro origine per mezzo di una trasformazione graduale, collegata con la discendenza grazie all'azione reciproca dell'eredità e dell'adattamento nella «lotta per l'esistenza». Nel tempo stesso fu con ciò assegnato un compito storico alla zoologia e alla botanica sistematica, cioè quello di costruire il «sistema naturale» degli organismi sulla base della loro effettiva origine comune. Il primo tentativo per la soluzione di questo problema fu intrapreso nel 1866 da Ernesto Haeckel, che nella sua «Morfologia generale degli organismi», distinse la storia del loro sviluppo in due rami differenti, la storia individuale e quella filetica. L'ontogenia o storia degli embrioni osserva direttamente l'origine e le trasformazioni degl'individui organici (embriologia e dottrina delle metamorfosi). Invece la filogenia o storia delle stirpi ricerca il cambiamento di forme dell'intera serie genealogica, che fu percorsa dai progenitori di un organismo ora vivente a partire dal principio della vita organica sulla terra; essa cerca quindi di determinare l'albero genealogico delle singole specie e in questo si appoggia prima di tutto sui documenti pal
pabili della paleontologia, poiché gli oggetti di questa, i fossili e le pietrificazioni, sono realmente i resti dei progenitori estinti (e non come sostenevano i creazionisti, quasi fino a ieri "degli scherzi della natura").

Le lacune, determinate dall'essere incompiuta la serie di questi documenti fossili, sono colmate grazie ai risultati dell'anatomia comparata e dell'ontogenia; l'ultima difatti - in seguito alla legge fondamentale biogenetica - é una ripetizione abbreviata della filogenia; «la storia degli embrioni é un compendio di quella delle stirpi». Ernesto Haeckel più tardi ha mostrato estesamente nella sua «Filogenia sistematica» (1894) fino a che punto sia possibile investigare per questa via con una reale approssimazione l'affinità di stirpe delle forme organiche; la sua «storia della creazione naturale» contiene un compendio popolare di quest'opera.

Storia ed antropogenia. - Tra le numerose e importanti conseguenze, che risultarono dalla dottrina di Darwin sull'evoluzione, quella che ebbe senza confronto maggior rilievo fu la soluzione dell'oscuro problema dell'origine dell'uomo. Che l'uomo, avuto riguardo alla sua organizzazione corporea, sia un mammifero genuino e che insieme alle scimmie, a lui prossimamente affini, debba esser posto nel gruppo più elevato dei mammiferi stessi, in quelle dei primati, lo aveva già riconosciuto Linneo (1735) nella sua opera fondamentale «Systema naturae». Quando poi più tardi (1801) Lamarck stabilì il gruppo naturale principale dei vertebrati e pose l'uomo in cima a questo gruppo, a capo dei mammiferi, e non indugia ad interpretare anche storicamente questa affinità ed a sostenere decisamente per la prima volta (1809) la «discendenza dell'uomo dalle scimmie».

Ma soltanto nel 1863 Tomase Huxley nel suo scritto su «La posizione dell'uomo nella natura» mostrò che ormai a quell'ipotesi si poteva dare una base scientifica e che con ciò la «questione di tutte le questioni» era risolta. Ancora Darwin poi (1871) nella sua successiva opera su «L'origine dell'uomo e la scelta sessuale» ( la riportiamo integralmente QUI > )si addentrò maggiormente sulle cause di questo importante avvenimento storico. Alle questioni ulteriori riguardanti le altre forme animali, che si debbono considerare quali antichi progenitori dei primati, ha cercato poi (1874) di rispondere Ernesto Haeckel con i suoi due volumi di «Antropogenia»; il primo tratta della embriologia, il secondo della filogenia dell'uomo.

2. STORIA E PREISTORIA

In seguito alla chiara cognizione della discendenza dell'uomo da una serie di primati fu fondato un nuovo ramo d'indagine storica, che ebbe del tutto la sua radice nel terreno della zoologia moderna, della zoologia comparata. Questa storia dei primati (primatogenia) parve separata per mezzo di un abisso, dalla storia dell'umanità in quanto era stata all'inizio considerata generalmente come storia universale. Ma questo abisso fu presto colmato del tutto da un altro ramo moderno d'investigazione storica, che acquistò pure una grande importanza nella seconda metà del secolo XIX, la storia delle origini o « preistoria ». Mentre la «storia universale» nel suo significato più ristretto si era occupata esclusivamente dei popoli civili ( ora piuttosto come storia politica degli Stati, ora piuttosto come vera storia della cultura ) i grandi progressi dell'antropologia e dell'etnografia moderna fecero sì che si volgesse un'attenzione intensa alla storia dei selvaggi o dei popoli allo stato di natura. Le condizioni primitive della loro organizzazione corporea ed intellettuale, dei loro costumi e del loro modo di vita mostrarono una corrispondenza sorprendente con lo stato originario degli uomini preistorici, vale a dire di quelle razze da lungo tempo estinte, la cui conoscenza ci divenne accessibile, grazie alla scoperta delle loro abitazioni, degli strumenti e delle armi dell'età della pietra, di quella del bronzo, di quella del ferro, ecc. Ne risultò che durante lunghi tratti di tempo, anteriori alla comparsa dell'uomo civile, la terra fu popolata da rozzi uomini allo stato di natura, i quali si trovavano ancora al di sotto di quel grado di cultura raggiunto dagli infimi selvaggi, che oggi ancora rimangono in certe contrade selvagge della Terra. (i Vedda, i Neri australi ed altri ancora).

Le investigazioni del Lubbock (1874) e del Mortillet (1882), come quelle di molti cultori della preistoria, nel corso degli ultimi 30 anni di quel secolo posero fuori d'ogni dubbio il fatto che questi uomini primitivi hanno vissuto per un lungo periodo preistorico, prima di svilupparsi, tanto da pervenire al grado più remoto di barbarie e poi di civiltà. Nel tempo stesso risultò che la durata di quelle età preistoriche (calcolate ora a centomila anni e più) fu in ogni caso molto più lunga di quella delle età civili, che prima si calcolava a 5-6 e più tardi a 8-9 millenni. L'anatomia comparata dello scheletro (e specialmente del cranio) degli uomini primitivi più antichi c'insegna che essi appartenevano ad una specie inferiore del genere umano, formando il ponte, che lo unisce agli uomini-scimmia più antichi (pitecantropi), i quali si collegano immediatamente alle scimmie antropomorfe.

Da ciò risulta il prospetto seguente dei principali domini della storia universale:

1° Storia dell'universo (storia universale, nel senso proprio della parola): scienza di ciò che nasce e perisce nell'universo; Storia dell'evoluzione dell'universo (o cosmologia storica). Cosmogenia (connessa con l'astronomia e la fisica cosmica).

2. Storia della terra (geogenia), storia geologica. Scienza del formarsi e del disfarsi del globo terrestre; formazione dei continenti e dei mari, dei monti e delle rocce; Storia dell'evoluzione della terra (o geologia storica).

3.° Storia della vita (nel significato più ampio della parola), (biogenia). Scienza del nascere e del perire delle forme della vita organica sulla terra; Storia dell'evoluzione degli organismi (o biologia storica). Protisti, vegetali, animali, uomo.

4.° Storia delle stirpi organiche (filogenia). Scienza del nascere e del perire delle singole forme viventi o specie; Storia dell'evoluzione delle stirpi organiche (phyla) e delle specie (species), onde essi si compongono. Sistematica storica (teoria della discendenza unita con la paleontologia).

5.° Storia degli embrioni (ontogenia). Scienza della formazione e della fine dei singoli esseri viventi; Storia dello sviluppo degli individui o dei singoli esseri (cellule, persone, colonie). Secondo la legge fondamentale biogenetica la storia del germe è una ripetizione compendiosa della storia della stirpe e determinata dall'eredità e dall'adattamento. (L'ontogenia è una ricapitolazione della filogenia). Embriologia e metamorfologia.

6.° Storia dell'uomo (antropogenia). Scienza del nascere e del perire dell'organismo umano; Storia dell'evoluzione dell'uomo nel suo significato più ampio (ontogenia e filogenia). Poichè l'uomo appartiene alla classe dei mammiferi e questa alla divisione primaria dei vertebrati, anche la sua evoluzione procede secondo le medesime leggi di quella degli animali citati e l'antropogenia è soltanto un ramo della storia dei vertebrati.

7.° Storia delle origini (preistoria). Scienza del sorgere e del perire delle più antiche specie umane (uomini primitivi o protantropi, innanzi al principio della civiltà, nel senso più ampio della parola); Storia dell'evoluzione degli uomini allo stato di natura (delle razze più antiche del genere umano e dei moderni «selvaggi »).

8.° Storia della cultura (e storia politica). Scienza del sorgere e del perire delle civiltà umane (nel significato più ampio della parola); Storia dell'evoluzione degli uomini civili, dei loro costumi e dei loro adattamenti, della loro vita e della loro attività sociale. Cioè, il vero e proprio sviluppo dell'Umanità, sotto l'aspetto politico, sociale, intellettuale.

 

Qui, non è il caso di avventurarmi negli argomenti dei primi sei domini, essi sono molto tecnici e complessi, lasciamoli quindi ai testi specifici (astronomici, geologici, biologici ecc. che gli interessati non mancheranno di procurarsi) mentre invece in queste pagine, insieme, percorriamo prima un breve cammino nel primo dominio, poi faremo due passi nel settimo, infine affronteremo quello lunghissimo e affascinante dell'ottavo, che è poi quello che interessa la maggior parte dei miei lettori: quello delle civiltà. O meglio chi ha tentato di plasmare la civiltà, nel suo aspetto politico e culturale, e chi invece (i tanti "unti dal Signore") ha tentato di distruggerla alle sue radici, facendola piombare - dopo oltre mille anni di civiltà greca e romana - nella più brutta epoca, retriva, oscurantista, violenta, incapace di qualsiasi forma di reale bellezza, e dove ai popoli fu insegnato, non l'arte, non la cultura, non il bello, non la scienza, non la creatività, non il vigore dell'energia creatrice, ma solo la rassegnazione ai terrificanti eventi da loro stessi falsamente inventati, promettendo alle povere, ignoranti e timorose vittime solo un fantasioso premio nell'aldilà. Mentre tutti loro se la godevano di qua.

Si nasceva e si moriva senza aver appreso nulla del glorioso passato, fatto di eventi straordinari. Dopo è cambiato qualcosa? Voi dite ci sono ora i libri, già, ma i lettori dove sono?
Ricordiamo sempre che l'importanza della storia, nelle decisioni della vita di ognuno di noi, rimane un dato di fatto ineludibile; ma non basta una dimensione della storia fatta di brevi nozioni, ma deve essere tesa a dare una giustificazione razionale della nostra esistenza. A darcela non sono quelle quattro o cinque date che si imparano a scuola, ridotte a uno sterile esercizio della memoria, e che alla fine non è la storia ma solo uno scheletro spolpato a volontà da alcuni narratori, quasi sempre al soldo del "potente sovrano" di turno. Ricordiamoci che la "pubblica istruzione" è in mano alla politica, e questa nel dare una direttiva all'insegnamento decide essa cosa insegnare ai suoi cittadini-sudditi-fedeli. Ieri insegnava il fascismo, l'altro ieri il culto dei re (tali per volontà divina) e in un non lontano passato, una arrogante categoria riteneva non utile alla società alfabetizzare il popolo.

("L'istruzione scolastica l'approvo per li giovini nobili destinati a famiglie cospicue, ma quanto a quelle di umile e povero stato, il buon padre di famiglia si contenti che sappiam leggere li figlioli "la vita de' Santi", e nel rimanente attendano a lavorar li campi. In quanto poi l'istruzione estesa perfino alle femmine io non l'approvo, ne so vedere quale utilità ne possa derivare alla società. Che insegnino li madri alle figliuole a filare, a cucire e ad occuparsi di esercizi donneschi. In quanto a leggere, al massimo insegnino loro quanto basta per leggere i libri delle preci" "Trattato dell'educazione politica sociale e cristiana dei figliuoli". 3 volumi di Silvio Antoniano- Scritti ad istanza di San Carlo Borromeo -Libro Terzo, pag 264, Milano, MDCCCXXI - 1821 !!!)
Il ministro della P.I. italiano BACCELLI ancora nel 1894 non è che ragionasse diversamente. Questo il suo preambolo nella "riforma (sic !) della scuola": "Bisogna insegnare solo leggere e scrivere, bisogna istruire il popolo quanto basta, insegnare la storia con una sana impostazione nazionalistica, e ridurre tutte le scienze sotto una.........unica materia di "nozioni varie" senza nessuna precisa indicazione programmatica o di testi, lasciando spazio all'iniziativa del maestro e rivalutando il più nobile e antico insegnamento, quello dell' educazione domestica; e mettere da parte infine l'antidogmatismo, l'educazione al dubbio e alla critica, insomma far solo leggere e scrivere e far di conto. Non devono pensare altrimenti sono guai !!"

Per facilitare il compito di chi vuole entrare in un particolare periodo storico, in un argomento specifico, o in una distinta civiltà, ho racchiuso il tutto in un lungo, lunghissimo INDICE, che Vi invito a esplorare e poi scegliere le pagine che più interessano. Ma ai giovani che solo ora si affacciano sul mondo, un suggerimento: leggete dall'inizio alla fine !!! Poi approfondite ! Leggete libri, libri e libri e soprattutto ogni giorno un giornale, anzi più di un giornale.
Io ho fatto queste pagine soprattutto per i giovani, non per quelli che mi criticano e pretendono di sapere già tutto, pur avendo essi solo qualche etto di sapere imparato a scuola in qualche ora di storia, che
li ha resi vanagloriosi saputelli, orgogliosi di avere (dicono) "una cultura".

Che i contenuti delle mie pagine siano "accettabili" o meno non ha importanza, importante è iniziare, alcune certezze (se certezze esistono) vengono dopo, proporzionalmente all'attenzione che noi dedichiamo ad ogni versione dei fatti. Non è l'interesse che crea l'attenzione, ma è l'attenzione che crea l'interesse.
Più se ne ha e più possiamo confrontare, analizzare, giudicare. Meno se ne ha e più siamo ridotti a ruminare quella biada che ci viene offerta dai certi "maestri", già masticata, già digerita, e che subdolamente non solo entra nella nostra indifesa fortezza mentale ma alimenta e forma ciò che vi è dentro.

Quanto alla concezione del passato cito qui una frase di Kostomarov che mi pare adatta allo scopo per cui ho fatto queste pagine:
"Se non sai quello che è stato, da dove viene tutto quello che c'è, non puoi trovare te stesso e costruire il futuro che ti viene incontro".

La storia č una delle materie pių importanti per la formazione culturale e umana. Quindi giovani ! dimostrate a voi stessi prima che agli altri, che avete una intelligente curiosità seguita dall'interesse. E non dite che non vi interessa nulla, sareste un cattivo ospite di questa terra. Una offesa ai nostri progenitori, che dalle loro mille e mille tombe gridano:
"... ma come, siamo scampati a mille uragani, a mille fiere, a mille malattie, a mille pesti, a mille terremoti, a mille battaglie, per arrivare a te, scampando a mille inferni, a mille difficoltá, a mille miserie, a mille stenti; abbiamo nonostante tutto scheggiato mille pietre, dipinto mille caverne, scritto mille papiri, poi mille e mille libri, e con questi abbiamo accumulato e poi lasciato in ereditá mille saperi.... e tu che ora vivi negli anni 2000, ci ringrazi così? dici che non ti interessa nulla!

Abbiate sempre il coraggio di sapere!
e insieme a questo, anche quello di servirsi della propria ragione!

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