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IL NUOVO PREDOMINIO - LA NASCITA DEI RANCORI


233. 42) - * LA LOTTA PER IL PREDOMINIO DELL'ASIA
* LA DISFATTA DELLA RUSSIA


Un brutto giorno per i Russi - La loro flotta navale colata a picco dai Giapponesi

 

Come abbiamo visto nelle precedenti pagine, nell'Asia orientale i vantaggi maggiori dell'ingerenza europea erano toccati ai Russi. La loro penetrazione nella Manciuria e il loro intervento nelle faccende della Corea pareva significassero una completa divisione della Cina.

Questo Impero sembrava dovesse diventare, per la sua insofferenze alle riforme interne e per la sua debolezza militare, preda degli stranieri.
Così avvenne che le restanti Potenze europee pensassero tutte quante di assicurarsi al momento opportuno una parte di questa grossa preda, occupare punti di appoggio, da cui, nel progredire della divisione, riuscissero poi a dominare il territorio limitrofo.

Attualmente siamo abituati a considerare il colonialismo in base a criteri di  ordine  economico e a una generale condanna di esso. Ma alla fine dell'800 le opinioni erano ben diverse. Si credeva che l'Europa rappresentasse "la civiltà"  e che gli Europei avessero il compito di portarla a tutti gli altri popoli della terra. Come si esprimeva Kipling, che "il fardello dell'uomo bianco era quello di portare fra mille difficoltà e pericoli il progresso al resto del mondo".

Nell'800 le guerre in Europa si combattevano secondo un codice umanitario, se mai guerra può poi veramente essere tale.

Tuttavia non si infieriva sui civili, si risparmiavano i prigionieri, non  si operavano massacri indiscriminati, non si tolleravano saccheggi. Diverso invece era il comportamento degli eserciti Europei negli altri continenti. Si era convinti che trovandosi di fronte a popoli barbari  non potevano bastare le regole civili  dell'Europa e che occorreva agire in  modo spietato, essere più barbari dei barbari. Non si riusciva poi nemmeno a distinguere i gradi di civiltà dei vari popoli: non si facevano grosse differenza Cinesi e Maori: erano tutti popoli a cui portare la civiltà.

E dato che qui iniziamo con la Germania, questa in verità, non aveva alcuna tradizione coloniale ma da alcuni anni aveva cominciato a crearsi proprie colonia in Africa e soprattutto con il suo impetuoso sviluppo industriale si era sviluppato un nazionalismo esasperato. L'Austria-Ungheria seguiva la Germania secondo una alleanza naturale. L'Italia aveva anche essa cominciato a crearsi delle colonie, aveva  aspirazioni nazionalistiche e coloniali ma scarsi mezzi.

La Germania mosse il primo passo. L'assassinio di due missionari tedeschi nella provincia dello Sciantung porse l'occasione a un'occupazione, come era stata prima consentita ai Tedeschi dalla Russia.
Nel novembre 1897 una squadra germanica approdò nella baia di Kiao-ciao e se ne impadronì per il momento come pegno della dovuta punizione dei malfattori.
Dopo lunghe negoziazioni il Governo cinese risolvette nel marzo 1898 di concedere la soddisfazione richiesta e contemporaneamente col trattato del 6 marzo di affittare alla Germania per 99 anni il porto di Kiao-ciao col territorio limitrofo. Furono anche concessi all'Impero tedesco privilegi economici nella provincia dello Sciantung.

L'immediata conseguenza di questa occupazione fu che la Russia, a cui già prima era stata riservata la disposizione di Kíao-ciao, occupò per compenso Port Arthur (1898), e qui ben presto inziò la costruzione di un considerevole porto di guerra, mentre nelle vicinanze fu fondato il porto commerciale di Dalny; anche per questi possedimenti venne concluso un trattato di affitto.

Poi si fecero avanti anche Inghilterra, Francia e Italia. L'Italia non ebbe niente; ma l'Inghilterra riuscì ad ottenere un ampliamento del suo territorio a Hong Kong e la cessione della fortezza di Vai-Hai-Vai, mentre la Francia ottenne la baia Kuangciu nella Cina meridionale.
Dunque ad una divisione della Cina, come allora la si riteneva possibile, non si giunse.

Lo impedirono la grandezza e la difficoltosa accessibilità del paese, come la gelosia delle Potenze europee fra loro e di fronte al Giappone.
Una conseguenza però l'ebbe l'occupazione di questi territori. I forestieri si sentirono più sicuri nel paese; il commercio europeo vi ebbe uno sviluppo notevole; merci europee affluirono nell'Impero del Mezzo; capitale europeo vi cercò guadagno e lavoro.

I Cinesi consideravano tutto ciò con diffidenza e rabbia. Ora quando perfino il giovane Imperatore di Cina iniziò le riforme, che significavano un rafforzamento dell'influsso europeo, si sollevò il partito nazionale cinese sotto la guida della Reggente Tse-Hi

Tse-Hi Era chiamata "Cixi" che non è un nome ma un appellativo che significa "materna e propizia". Donna di natali piuttosto modesti era stata sposa (di rango inferiore) dell'imperatore e aveva avuto la fortuna di dargli un erede maschio. Alla morte del marito nel 1861 veniva quindi elevato al trono un bambino di due anni  e nominata reggente la madre secondo una procedura non troppo consona alle tradizioni cinesi. Fin dai primi anni Cixi, donna intelligente colta, fu maestra nell'arte dell'intrigo e degli equilibri di corte.
Morto l'erede al trono fece nominare un altro bambino, e potè continuare a gestire il governo per moltissimo tempo.
Ma dopo la sconfitta della Cina da parte del Giappone l'imperatore nominale, il giovane Tongzhi prese direttamente le redini del governo,  tentando la riforma del governo in senso occidentale e moderno. Allora ci fu una sollevazione della Corte, l'imperatore fu dichiarato folle, rinchiuso in un padiglione
e obbligato a nominare un successore; lui era molto malato e fisicamente non era in grado di fare resistenza.
I suoi editti riformatori vennero revocati, e gli ambienti del popolo xenofobi vedevano nella riuscita di questo colpo di Stato un incoraggiamento delle loro tendenze. Si giunse a degli eccessi contro gli Europei.

L'Imperatrice stessa favorì, in ogni modo, gli xenofobi, e disse apertamente nei suoi proclami che il popolo si tenesse pronto a levarsi contro gli odiati immigrati stranieri, appena che risuonasse l'appello.

In queste condizioni la situazione degli stranieri, anche delle ambasciate, si faceva sempre più sgradevole. Le Potenze provvedevano le loro ambasciate di guardie di protezione, e inviavano navi da guerra sulle coste. Ma invece di arginare il movimento xenofobo, questi provvedimenti aizzavano addirittura il sentimento nazionale cinese, già di per sè molto eccitato.

Si era formata negli ultimi anni, incoraggiata segretamente dal Governo, una lega per cacciar via violentemente gli stranieri, la "lega del pugno"; o, nella espressione inglese, la "lega dei boxer". La quale diede inizio ad atti violenti contro gli stranieri, e, a dire il vero, prima contro i missionari cristiani.
Il Governo spedì ma solo in modo apparente delle truppe contro di loro, ma queste contagiate dalla stesso insofferenza, si unirono agli insorti.
Anche i Cinesi, convertiti al cristianesimo, furono malmenati e uccisi. Nella primavera del 1900 sarebbero stati ammazzati dai boxer non meno di 30.000 uomini.

Nato nelle immediate vicinanze, il movimento xenofobo sempre più si avvicinava alla capitale e minacciava le ambasciate, considerate come vero e proprio punto d'appoggio dell'influsso straniero.
A Pechino, nelle delegazioni straniere si conosceva da tempo cosa stava bollendo in pentola, e nel timore di qualche attacco, si cercò di far avvicinare i rinforzi delle navi da guerra europee.
Questi rinforzi erano appena giunti, quando ai Cinesi riuscì di interrompere il collegamento di Pechino con la costa. Nella città stessa si svolsero sempre nuove violenze; tutti gli Europei si rifugiarono negli edifici delle ambasciate, che si trasformarono in veri fortilizi.

Le Legazioni si trovavano addossate alla Citta Proibita e quindi vicinissime alla sede imperiale ed erano circondate da grosse mura.
A queste notizie fu inviata dalla costa una spedizione di soccorso internazionale, a cui, oltre le Potenze europee, parteciparono anche il Giappone e il Nord-america; spedizione comandata dal Generale inglese Seymour, ma troppo debole per poter riuscire a compiere la marcia su Pechino.

I Cinesi assaltarono addirittura la Pechino occupata dagli Europei, e aprirono dai forti di Taku un bombardamento sulle navi da guerra straniere. Le quali però risposero al fuoco e riuscirono il 18 giugno a prendere i forti di Taku e, sotto la condotta del Generale russo Stossel, a soccorrere Tiensin.
Una nuova spedizione si mosse di qui alla volta di Pechino, e arrivò, dopo contrastatissime marce, nella capitale. Le ambasciate si erano fino allora mantenute dentro i lorofortilizi; solo l'ambasciatore tedesco, barone di Ketteler, era stato assassinato, quando, per richiesta imperiale, si era lasciato convincere a uscire dall'ambasciata per un colloquio.

Le Potenze erano d'accordo che questa violenza dovesse essere esemplarmente punita. La Germania, come la parte più immediatamente colpita, dette il più forte contingente al nuovo esercito, ed ebbe, dopo molto lunghe negoziazioni fra le Potenze, anche il diritto di nominare nella persona del conte Waldersee il comandante in capo.
Però già prima del suo arrivo Pechino era stata occupata e la famiglia imperiale costretta alla fuga nell'interno del paese. L'atteggiamento energico degli Europei obbligò il Governo cinese a cedere.
L'Imperatore dovette esprimere il suo rincrescimento per l'assassinio dell'ambasciatore germanico, e inviare un Principe cinese a Berlino per fare una formale deplorazione.
I forti di Taku furono demoliti; il quartiere delle ambasciate in Pechino venne permanentemente occupato da truppe europee; il collegamento col mare assicurato con posti intermedi.

Ma durante l'azione in comune delle Grandi Potenze la Russia aveva preso nuovi provvedimenti nella Manciuria. Anche là erano penetrati i boxer; i Russi se ne servirono come pretesto per entrare, nell'ottobre del 1900, nell'importante porto di Niuciuang e nella capitale Mucden. Poi intavolarono trattative con la Cina e conclusero, all'inizio del 1901, con l'Imperatore un accordo, per cui Niuciuang era ceduto alla Russia; a Mucden si stabiliva un Governatore russo; e tutte le località fortificate della Manciuria dovevano ricevere guarnigioni russe.
Poiché il momento dello sgombero dipendeva del tutto dal parere della Russia, così questo trattato significava la cessione di fatto della Manciuria alla Russia. La protesta delle rimanenti Potenze impedì la conclusione formale del trattato, ma in realtà la Russia tenne occupata, come prima, la Manciuria; truppe russe vennero spinte sino al fiume Gialù, ed ebbero l'aria di voler penetrare nella Corea.

Come già prima, così anche adesso l'avanzata dei Russi eccitò la gelosia dei Giapponesi.
Il Giappone non intendeva in nessun modo permettere che la Corea cadesse in mano ai Russi: nè una visita del marchese Ito a Pietroburgo all'inizio del 1902 portò ad alcuna intesa. All'incontro il Giappone trovò per queste tendenze la più viva simpatia presso l'Inghilterra, antica avversaria della Russia.

Proprio verso la fine di gennaio si concluse fra Inghilterra e Giappone per cinque anni un trattato per il mantenimento delle condizioni esistenti nell'Asia orientale; trattato in cui ambedue gli Stati si promettevano reciprocamente di rimanere neutrali, nel caso che uno di loro fosse assalito da un solo avversario e di prestarsi aiuto, appena che una seconda Potenza venisse in aiuto all'assalitore.

La Russia notificò che la sua alleanza con la Francia valeva anche per l'Asia orientale, e tentò mediante un apparente trattato con la Cina, che prospettava il pronto sgombro della Manciuria, e di calmare gli avversari.
Durante questi negoziati la ferrovia siberiana era stata finita dalla Russia; un'immensa opera, se si tiene presente la difficoltà dell'impresa e il tempo, relativamente breve, della sua esecuzione. Da Mosca a Vladivostok e Port Arthur truppe russe potevano ormai essere spedite con celerità e sicurezza.
La capacità di servizio della ferrovia era ostacolata però dal fatto che per il momento era soltanto a un binario, e che il tempestoso lago Baikal bisognava attraversarlo su navi, poiché il tratto, tecnicamente difficile a costruirsi attorno alla riva meridionale del lago, non era ancora pronto.
Se si lasciava tempo alla Russia di colmare questa lacuna e di mettere il doppio binario alla ferrovia, non era quasi più possibile allontanare la potenza nell'Asia orientale.

I timori, suscitati dal completamento della ferrovia siberiana, l'affluenza di coloni russi, il rafforzamento delle truppe e della flotta russa dell'Asia orientale, tutto ciò indusse gli statisti giapponesi ad agire immediatamente.

Nell'agosto 1903 il Giappone intavolò con la Russia le trattative sullo sgombro della Manciuria e la sicurezza della Corea contro l'influenza russa; poiché appunto era spuntato il piano di integrare la ferrovia manciuriana con una ramificazione per Seul e il porto coreano di Masampo.
Invece la Russia non voleva permettere ai Giapponesi l'occupazione militare di qualsiasi punto della Corea e chiedeva, nell'interesse della sicurezza del congiungimento fra i suoi porti dell'Asia orientale, Vladivostok e Port Arthur, la completa libertà di navigazione sulla via della Corea.
Il massimo, che la Russia intendeva concedere, era quella di fissare una zona neutrale in Corea; a nord di questa doveva dominare l'influenza russa, a sud quella giapponese. Però sulla linea di confine di questa zona i due non si poterono intendere.

I Giapponesi da queste trattative compresero che amichevolmente non sarebbero riusciti a spuntarla nelle loro richieste. Per ciò nel gennaio 1904 inviarono il loro ultimatum che la Russia sgombrasse la Manciuria, l'aprisse al libero traffico di tutte le nazioni, e riconoscesse il predominio del Giappone nella Corea.
Naturalmente non c'era da pensare che lo Zar accettasse queste condizioni; ciò avrebbe significato la rinunzia a tutte le posizioni conquistate durante l'ultimo decennio. Siccome da parte russa non fu comunicata nessuna risposta alle domande giapponesi, il marchese Ito dichiarò rotte le trattative, e l'ambasciatore giapponese abbandonò Pietroburgo.

Così, anche se non vi fu nessuna dichiarazione formale di guerra, le due Potenze si trovavano in stato di guerra.
II Giappone si era, durante le trattative, armato con il maggiore zelo e preparato al conflitto. Invece sembra che in Russia non si credesse che il Giappone faceva sul serio.
Non si potevano immaginare che uno Stato asiatico relativamente piccolo avrebbe osato iniziare la guerra contro lo Zar. Per questo motivo la Russia era del tutto impreparata; nè l'esercito, nè la flotta si trovavano in condizioni adatte a fare una guerra vittoriosa.
Perfino la partenza dell'ambasciatore giapponese da Pietroburgo non chiarì agli statisti russi la gravità della situazione; altrimenti la flotta russa non si sarebbe esposta così a cuor leggero all'attacco dei Giapponesi.

Proprio il 3 febbraio 1904 le navi da guerra, che si trovavano a Port Arthur, furono, senza che lo sospettassero, assalite da torpediniere giapponesi, e per la maggior parte danneggiate; le altre rinchiuse nel porto.
Anche Vladivostok fu bloccata dalla flotta giapponese. Così le navi russe nell'Asia orientale erano rese inattive; mentre i Giapponesi si erano posti in grado di trasportare di là dal mare, senza correre nessun pericolo, maggiori masse di truppe.
Allora fu iniziata dalla Corea l'avanzata nella Manciuria, mentre il tentativo dei Russi di trattenere il nemico alla frontiera fluviale del Gialù falliva. Dopo una battaglia di otto giorni i Giapponesi costrinsero l'esercito russo alla ritirata, e poterono occupare ormai la città e il porto di Dalny e bloccare la fortezza di Port Arthur. Il Generale Nogi diresse l'assedio della fortezza difesa da Stossel. Il primo esercito giapponese sotto il Generale Kuroki avanzò nella Manciuria per impedire al principale esercito russo di soccorrere Port Arthur.

Nella battaglia Liaoyan, durata dieci giorni, i Russi, sotto il comando del Kuropatkin, furono battuti e obbligati a ritirarsi a Mucden (principio di settembre 1904). Un ultimo sforzo di aprirsi un varco verso Port Arthur fu respinto dal maresciallo Oyama a Sciaho in ottobre. Egualmente non riuscì alle navi russe chiuse in Port Arthur e in Vladivostok, di rompere il blocco; solo tre navi passarono attraverso le linee giapponesi e si salvarono faticosamente in porti neutrali, dove però vennero disarmate.
La situazione di Port Arthur divenne sempre più ardua; nel novembre e dicembre 1904 i Giapponesi concordi presero d'assalto le alture dominanti la città e occuparono le fortificazioni esterne. In queste condizioni il Generale Stossel ritenne impossibile un'ulteriore mantenimento della fortezza e capitolò il 2 gennaio 1905.
Erano nella fortezza circa 30.000 uomini di truppe in grado di combattere e 15.000 malati e feriti.

Secondo l'inchiesta, condotta più tardi, contro lo Stossel, la fortezza avrebbe potuto resistere più ancora a lungo, e per il corso ulteriore della guerra fu di un'importanza non trascurabile, che l'esercito assediante, comandato dal Nogi, fosse ormai libero per appoggiare il maresciallo Oyama nella Manciuria.
L'esercito di quest'ultimo aumentò, per l'unione con il Nogi, sino a toccare i 320.000 uomini, mentre il Kuropatkin disponeva di oltre 380.000 uomini. La superiorità numerica dei Russi era tuttavia bilanciata dalla migliore disciplina e dall'audace spirito aggressivo dei Giapponesi.

Nella battaglia di Mucden, durata quattordici giorni (24 febbraio-10 marzo 1905) i Russi furono di nuovo completamente battuti; il 10 marzo i Giapponesi poterono fare il loro ingresso nella capitale della Manciuria.
Certo a torto, lo Zar attribuì questa sconfitta delle sue truppe per colpa del comandante supremo e sostituì il Kuropatkin con il Generale Lenevic.
Ma in realtà furono il cattivo armamento e alimentazione delle truppe russe e la mancanza di ogni entusiasmo dalla parte russa che decisero la campagna a danno della stessa Russia.

Infatti perchè il contadino russo doveva interessarsi a queste battaglie, che si combattevano migliaia di chilometri lontano dalla sua patria per ragioni per lui incomprensibili? Invece le truppe giapponesi erano tutte convinte che importante era di tener lontano il peggiore nemico dell'indipendenza, della grandezza della loro patria, dal suolo e della vicinanza di essa.

L'unica speranza dei Russi di poter dare ancora un'altra piega alla guerra riposava sulla loro flotta europea. Se questa riusciva a giungere nell'Asia orientale e annientare la flotta giapponese, le truppe del Giappone, che stavano in Asia, erano tagliate fuori dalla madrepatria e non potevano né essere rinforzate, né approvvigionate.
Se poi la Russia sfruttando la ferrovia siberiana gettava nell'Asia orientale nuove truppe, si poteva ottenere una superiorità numerica che alla fine doveva diventare schiacciante.

Così il Governo russo decise di spedire in Asia la sua flotta del Mar Baltico sotto il comando dell'Ammiraglio Roscdiestvensky. Ma anche questa flotta era del tutto impreparata per una lotta energica. Costruzione e armamento delle navi erano inferiori alla tecnica moderna; il personale degli equipaggi e degli ufficiali del tutto insufficiente. Solo a stento la flotta poté compiere il suo viaggio attraverso il Mediterraneo e il Canale di Suez nelle acque dell'Asia orientale.
Ma dopo aver terminato il tragitto essa era del tutto incapace di combattere, e quando nel maggio 1905 venne assalita dai Giapponesi, guidati dall'ammiraglio Togo, sulla via di Suscima, la flotta fu letteralmente distrutta.

 

Con la scomparsa della flotta russa era decisa la guerra, in quanto non era più possibile alla Russia d'interrompere il collegamento fra gli eserciti giapponesi e le isole.
Ma la questione era, se il Giappone sarebbe stato in grado di ottenere ancora di più, se cioè gli sarebbe stato possibile anzitutto di conseguire così decisivi successi da costringere la Russia alla pace.

Si potrà dire che a questo proposito non si poteva fare alcuna previsione. Poiché in primo luogo ogni passo avanti rendeva più arduo il rafforzamento e l'approvvigionamento dell'esercito giapponese; in secondo luogo appena si varcava la frontiera, si entrava in un paese, che era dominato da lungo tempo dai Russi e quindi ben conosciuto come territorio: dove la Russia, per quanto era lecito prevedere, poteva opporre anche una lunga resistenza.

Ma il peggio tuttavia fu che il Giappone era giunto al termine della sua capacità fisica e finanziaria. Le classi più vecchie della milizia territoriale giapponese erano già state incorporate nell'esercito attivo, e il procurarsi i necessari mezzi pecuniari per il proseguimento della guerra diventava sempre più difficile.

D'altra parte anche in Russia esisteva la tendenza ad una pace onorevole, poiché non c'era da pensare a una riconquista della posizione perduta; e i disordini scoppiati nell'interno dell'Impero facevano apparire desiderabile la fine della lotta.

In questa condizione di cose la mediazione degli Stati Uniti, offerta dal Presidente Roosevelt e appoggiata dall'Imperatore Guglielmo, fu bene accolta da ambedue le parti. All'inizio di agosto 1905 si riunirono a Portsmouth nel New-Hampshire i plenipotenziari russi e giapponesi.
Alla testa della delegazione russa per la pace stava il signor de Witte, mentre per il Giappone il conte Komura dirigeva i negoziati; i quali durarono circa quattro settimane. La Russia respinse le prime domande del Giappone troppo gravose, soprattutto respinse il pagamento di qualsiasi indennità di guerra e la consegna delle navi da guerra rifugiate in porti neutrali.

Il Giappone alla fine cedette su questi punti, e così il 5 settembre si poté concludere la pace. Il Giappone ottenne il dominio della Corea, i possessi fino allora russi del Liaotung (Port Arthur e Dalny) e la parte meridionale dell'isola di Sachalin; la Manciuria doveva restituirsi alla Cina ed essere aperta al traffico di tutte le nazioni senza limitazione alcuna.
La ferrovia manciuriana doveva nella sua parte nordica essere esercitata dalla Russia e sorvegliata militarmente, nella sua parte meridionale, dal Giappone. La navigazione attraverso gli stretti fu dichiarata del tutto libera e previsto un trattato commerciale.

Così si comprende perchè queste condizioni suscitassero una delusione in Giappone: dove, dopo i tremendi sforzi e i grandi successi bellici, si aspettavano molto di più. Ma si dovrà convenire che il Governo giapponese si comportò saggiamente, accettando questi patti, poiché era piuttosto dubbio, se continuando la lotta, avrebbe potuto costringere la Russia a maggiori concessioni.

La Corea fu nell'autunno del 1905 stesso obbligata a un trattato, che vi stabilì di fatto la dominazione giapponese. Quando due anni dopo l'Imperatore di Corea tentò sottrarvisi, fu deposto e fu lasciato a suo figlio soltanto il formale titolo imperiale, mentre tutti i poteri governativi passarono al Giappone.

Contro il dominio giapponese si é poi manifestata nell'ultimo anno una forte corrente nella Corea, ma con qualche dubbio sui successi effettivi. L'esito della guerra russo-giapponese non sole ha rafforzato e garantito la posizione di grande Potenza del Giappone, ma significa pure una vittoria dell'Inghilterra sulla propria rivale, la Russia, nella politica mondiale.
Già durante i neg
oziati della pace fu rinnovata per dieci anni l'alleanza fra l'Inghilterra e il Giappone (12 agosto 1905) e vi si affermava che ognuna delle due Potenze prometteva aiuto all'altra contro attacchi non provocati di un'altra. Fu stabilito espressamente che le modifiche che avrebbe introdotto il Giappone in Corea o l'Inghilterra nei territori di frontiera dell'India, non sono da considerarsi come una provocazione; quindi se un'altra Potenza prendesse le armi per tali provvedimenti, si presentava l'obbligo del soccorso, come voleva l'alleanza.

Quanto alla Russia, più ancora della sua carente la capacità bellica, essa venne indebolita dai disordini interni, che scoppiarono proprio in conseguenza della guerra.

Dal 1881 in poi il partito dei Vecchi russi aveva conservato, senza interruzione, il predominio. Esso aveva combattuto con tutti i mezzi violenti ogni tendenza mirante ad avvicinare spiritualmente o politicamente la Russia all'Occidente: aveva cercato di russificare i Tedeschi delle province baltiche, i Finni ed i Polacchi, senza tener conto alcuno di tutte le promesse solennemente fatte. Soprattutto la lotta contro la Finlandia aveva suscitato in questo paese e in Europa forte malumore contro il Governo dello Zar.

Nel frattempo, sembra che dentro la cerchia della burocrazia russa stessa, un po' alla volta, si facesse strada una tendenza, che riteneva necessarie - pur conservando quanto più fosse possibile della autorità assoluta dello Zar - riforme nei più diversi campi dell'amministrazione.
Essa urtò specialmente contro l'opposizione della nobiltà e del clero ortodosso, che addirittura non volevano tollerare nessun mutamento.
Il capo di questo partito riformatore burocratico era il ministro delle finanze conte Witte, un uomo di bassa origine - in gioventù un operaio ferroviario - che in grazia della sua astuzia e della sua onestà fece una velocissima carriera in Russia. A lui premeva anzi tutto di riordinare alla meglio le finanze dello Stato e di porre fine alle frodi e alle ruberie che in Russia erano continue e sottraevano allo Stato una gran parte delle sue entrate.

Ma Witte ferì col suo contegno l'alta aristocrazia e sembra anche non usasse verso lo stesso Zar quei riguardi che questi esigeva. Così riuscì ai suoi avversari di rovesciarlo; nell'agosto 1903 fu congedato; quindi svanì ogni probabilità che si eseguissero anche soltanto le più modeste riforme.
Per questo motivo ci fu ira e sdegno di tutti gli elementi popolari, che consideravano il regime vigente come una grave oppressione.

La crescente carestia e il peggioramento delle condizioni della popolazione rurale, causato da questo stato di cose, contribuirono di giungere allo stesso risultato. L'assassinio del Governatore della Finlandia e del ministro degli interni nell'estate del 1904 furono i primi segni di un profonda malessere.

I cattivi successi della guerra contro il Giappone produssero un ulteriore indebolimento dell'autorità statale. Era naturale che alla incapacità e alla corruzione dei ceti dirigenti si ascrivessero la sciagura dello Stato e gli immensi sacrifici di vite umane.
Anche lo Zar ormai dubitò. Nonostante l'opposizione del Pobjedonoszeff decise, nel dicembre 1904, di prendere in considerazione un «perfezionamento dell'ordinamento statale»; il principe Svietopolk-Mirski doveva preparare, come ministro degl'interni, i provvedimenti necessari a tale scopo. Questo ordine dello Zar poté essere considerato come un segno che la coscienza della sicurezza dei ceti dominanti era scossa.

Per questo motivo l'opposizione credette di dover esercitare una pressione decisiva per avvalersi della situazione. Nel gennaio 1905 si formò a Pietroburgo una grande dimostrazione popolare. Il sacerdote Gapon si mise alla testa, ma non fu certo che uno strumento altrui.
Quasi 10.000 persone parteciparono al corteo, il cui scopo era di arrivare al palazzo d'inverno e di consegnare all'Imperatore una supplica. Ma la moltitudine fu per strada fermata dalle truppe, e, quando essa non volle ritirarsi, venne presa a fucilate. La folla si inferocì, e gli uomini con il fucile in mano, pure.


In questa occasione sarebbero periti circa due mila uomini. Questo episodio tuttavia ebbe effetti opposti a quelli desiderati dai suoi autori, avendo il partito contrario alle riforme riacquistato terreno.
Esso espose allo Zar che ogni cedevolezza avrebbe incoraggiato gli elementi rivoluzionari e avrebbe portato a nuove eccessi. Lo Svietopolk-Mirski fu congedato e sostituito da un vecchio russo.
Ma la speranza, una volta destata, non poté, scomparire. L'opposizione, a cui era impossibile ogni leale attività, ritornò alle congiure e agli assassini. Il granduca Sergio fu ucciso nel febbraio del 1905, e la vita dello Zar stesso minacciata.

Questi avvenimenti determinarono l'Imperatore a ricredersi e a promettere la convocazione di uomini degni di fiducia, eletti dal popolo, per deliberare le leggi del paese. Così si prospettava apertamente un'assemblea parlamentare per la Russia; ma trascorse quasi un mezzo anno, prima che si passasse all'adempimento di queste promesse.
Soltanto dopo la conclusione della pace con il Giappone comparve il 19 agosto 1905 la legge elettorale per la DUMA russa, come si chiamò il parlamento nelle assemblee. Il gran possesso fondiario fu con questa legge elettorale oltremodo favorito; di 412 deputati solo 28 dovevano eleggersi nelle città.
Siccome nelle campagne la nobiltà possedeva un'influenza dominante, e i contadini parte cedendo alla violenza, parte per mancanza d'idee proprie non potevano presentare candidati, così i ceti borghesi colti e i lavoratori urbani si vedevano, a priori, spogliati di ogni influenza da questa legge elettorale; essi prevedevano che una Duma, così composta, non sarebbe servita che come pretesto per conservare le condizioni economiche esistenti.

Sotto la guida dei socialisti fu inscenato un grande sciopero dei ferrovieri, degl'impiegati postali e telegrafici, degli operai gasisti ed elettricisti. Anche i medici, i farmacisti e gli avvocati si associarono al movimento. Una gran parte dei lavori più indispensabili cessò per giorni interi in Russia. Anche ai contadini si cercò di chiarire che essi, a causa di questa legge elettorale, sarebbero per sempre stati abbandonati al predominio della nobiltà, e che non avrebbero per nulla cambiato la loro situazione.
Dovunque scoppiarono rivolte di contadini; i castelli dei nobili furono saccheggiati; alcuni possidenti furono uccisi; soprattutto nelle province baltiche la popolazione lituana si sollevò contro i proprietari tedeschi, che già per motivi nazionali erano odiati.
Inoltre era, del tutto oscuro fin dove dovesse estendersi la competenza della Duma. Un nuovo "manifesto" (manifesto ottobrino) dello Zar del 30 ottobre 1905 stabilì che nell'avvenire non si avesse a pubblicare nessuna legge senza il consenso della Duma: inoltre promise sicurezza delle persone e delle proprietà, libertà di coscienza, di parola, di stampa, di associazione e di riunione.
Le basi del diritto costituzionale dell'Europa occidentale erano così in parte riconosciute anche per la Russia.

Ma mancava tuttavia la cosa più importante: l'assicurazione che non si sarebbero più potute mettere imposte, e fare spese senza l'approvazione della rappresentanza popolare. Delle esigenze dei non proprietari fondiari il manifesto tenne conto, quando concesse loro un largo diritto elettorale, anche se indiretto.
Una parte del partito riformatore si dichiarò contento di queste concessioni; da cui sorse più tardi il partito degli ottobristi, cioè dei seguaci del manifesto ottobrino.


Passò di nuovo un mezzo anno, prima che fossero finiti i necessari preparativi elettorali. Solo il 10 maggio 1906 si radunò a Pietroburgo il primo parlamento russo.
Un giorno prima dell'inizio delle sedute comparve un decreto dello Zar, che accompagnava alla Duma una Camera alta, per metà nominata dall'Imperatore, e per metà dalle corporazioni privilegiate: e dichiarava pure che le leggi fondamentali dell'Impero non avrebbero potuto esser modificate dalla Duma.
Nella assemblea stessa guadagnava sempre più terreno un gruppo radicale, insoddisfatto delle concessioni dello Zar, e bramoso di un regime veramente costituzionale su basi democratiche.
I suoi seguaci si chiamavano «costituzionali democratici» e ordinariamente furono denominati dalle consonanti c.d., con cui incominciava quella loro designazione, cadetti. Costoro chiedevano subito la pubblicazione di un'amnistia generale, suffragio universale anche per le donne, responsabilità ministeriale, abrogazione della pena di morte, provvedimenti in favore dei lavoratori e divisione di tutti i beni delle chiese e dei conventi e dei grandi possessi fra i contadini.

L'esecuzione di questo programma avrebbe significato un completo sconvolgimento delle condizioni della proprietà in Russia e avrebbe sostituito al reggimento autocratico dello Zar un regime d'estrema sinistra.
I ministri, che non intendevano rassegnarsi a queste esigenze della Duma, furono insultati; e, dopo poche settimane, lo Zar decise di sciogliere la Duma, poichè sembrava impossibile un'intesa con essa (21 luglio).

Una parte degli ex-deputati invitò, in un messaggio, il popolo a non pagar più nessuna imposta e a non dare più nessun coscritto, finché la Duma non fosse di nuovo convocata; però il messaggio rimase senza una seria efficacia. Lo Zar pose alla testa del suo ministero lo Stolypin, conosciuto come energico e senza scrupoli. Un tentativo di assassinarlo fallì; e allora si procedette ad arresti e a condanne delle corti marziali contro tutti coloro che avevano partecipato ai moti violenti degli ultimi mesi. Anche un certo numero di membri della Duma disciolta andò in prigione.

Nell'autunno del 1906 si fece uno sforzo per calmare in qualche modo almeno la popolazione rurale. La banca rurale, fondata già prima, fu cioè autorizzata dallo Zar a comprare un'area abbastanza grande del demanio dello Stato e delle terre della nobiltà e cederla a basso prezzo ai contadini. Inoltre fu dato ai contadini il pieno diritto della libera scelta della professione e della libertà di domicilio, e fatta balenare dinanzi ai loro occhi la completa abolizione del mir, come pure la trasformazione di tutti i possessi comunali in proprietà privata.
Con questi preparativi si credette di averne migliorato tanto gli umori da poter contare su un esito più favorevole delle elezioni per la seconda Duma. Nella primavera del 1907 avvennero le nuove elezioni; ma poiché molti e addirittura i più notevoli, intellettualmente, della prima Duma erano in prigione o si trovavano sotto processo, non poterono essere eletti; si ebbe un'assemblea di quasi tutti nuovi deputati, il livello spirituale dei quali era considerevolmente più alto di quello della prima Duma.
I partiti vi erano appunto separati gli uni dagli altri da divisioni un po' più gravi. La Sinistra parve alquanto rafforzata; ma nella Destra si era formato un gruppo del tutto reazionario, che si contraddistingueva come la «gente veramente russa», ed era risoluto a respingere ogni ravvicinamento alle tendenze dell'Europa occidentale.

Tuttavia pur con questa Duma non si riuscì a fissare le basi della vita politica russa; e si ebbero ben presto conflitti fra il Governo e la maggioranza, e quando il ministro Stolypin nel giugno 1907 chiese all'assemblea l'autorizzazione di fare arrestare 16 deputati per partecipazione a un attentato contro lo Zar, e di sottoporne a processo altri 39, la Duma rifiutò di accettare questa deliberazione; e chiese le prove per ogni caso singolo.

A questo punto il Governo, decise, dinanzi alla votazione conclusiva intorno a questa questione, a sciogliere anche la seconda Duma. L'unico mezzo per avere un'assemblea composta diversamente, sembrò fosse una modifica del diritto elettorale.

Nel settembre 1907 lo Zar pubblicò una nuova legge elettorale, con cui erano introdotte in ogni luogo le elezioni a doppio grado, mediante delegati elettori al posto di quelle dirette. L'intera popolazione fu distribuita in sei classi secondo la occupazione, e ad ogni classe era accordato un numero determinato di delegati elettori. Il centro di gravità della legge stava naturalmente nello stabilire la partecipazione proporzionale delle singole classi alla cifra totale. Qui la proprietà fondiaria fu di nuovo favorita in maniera straordinaria.

Mentre la grande proprietà fondiaria doveva dare 2618 delegati elettori, i contadini 1113, quindi la campagna insieme 3731, i cittadini urbani solo 1284, operai e cosacchi 146.
Inoltre fu prescritto un suffragio elettorale diretto per le maggiori città. Sulla base di questa nuova legge avvennero le nuove elezioni il 2 ottobre. La partecipazione alle elezioni fu meschina, perché gli elementi costituzionali non credevano che sotto l'impero di questa legge elettorale avessero da ottenere qualcosa per loro.

Così non può stupire che l'estrema Destra, il partito dei Vecchi russi e assolutista, conquistasse 128 seggi, mentre i cadetti («costituzionali democratici»), il partito della maggioranza della precedente assemblea, si ridusse a 41.

Ancor più a sinistra stavano gruppi minori di deputati democratici e socialisti. Fra la Destra e la Sinistra finalmente stava il partito degli ottobristi che ora decideva di tutto, poiché senza di esso né la Destra, né la Sinistra otteneva la maggioranza. Le discussioni di questa assemblea, di gran lunga più malleabile che le due precedenti, suscitarono nel paese un interesse piuttosto meschino; e bisogna fare una riserva, se dalla sua cooperazione col Governo sia risultato qualcosa durevolmente utile.

La grande difficoltà di creare in Russia un assetto ordinato dipendeva dalla mancanza d'un ceto medio cittadino consapevole, dalla bassa cultura delle moltitudini popolari, dalla potenza straordinaria della nobiltà fondiaria e dalla corruzione della burocrazia. Il problema più arduo era offerto dalla questione delle terre, che poteva essere il solo in grado di smuovere le moltitudini rurali.
È discutibilissimo, se il travaso delle forme europee in questo paese poteva bastare a farvi spuntare una vita statale sul modello d'Occidente.

Forse anche alla Russia, prima di essere matura, gli occorreva un periodo di dispotismo illuminato, come è stato vissuto dagli Stati occidentali nel secolo XVIII, per spezzare la potenza politica della nobiltà, per dare alla borghesia agio di respirare, e per porre le fondamenta di una reale educazione del popolo.
Era piuttosto inverosimile che, dopo la profonda agitazione, sofferta dalla Russia negli ultimi anni, riuscisse a ristabilire le vecchie condizioni.
La trasformazione interna, che qui incomincia, ha, a dire il vero, le sue cause più profonde nell'intero svolgimento degli ultimi decenni; ma la spinta immediata é stata data dal corso della guerra russo-giapponese.

Come verso la metà del secolo XIX la guerra di Crimea condusse alle riforme di Alessandro II e all'abrogazione della servitù della gleba, così le sconfitte nella lotta col Giappone mostrarono nuovamente la inevitabile necessità di riformare l'ordinamento sociale e politico del paese, e dettero agli elementi d'opposizione la possibilità di farsi avanti piuttosto energicamente con le loro esigenze.

 

Ma questo è un'altra storia, raccontata qui in tanti altri capitoli.
Storia che inizia con la Prima guerra mondiale,
prosegue con la Rivoluzione Russa,
non terminò affatto con la fondazione della
Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche,
è poi continuata con il mondo a due blocchi
E se prendiamo il titolo dell'Observer all'indomani della conferenza di Mosca, dei Tre Grandi, alla fine della Seconda G.M., quando lo definì:
"Un compromesso tra gli Stati Uniti e la Russia.   La Gran Bretagna è stata esclusa,  e i Tre Grandi, stanno per diventare Due".
forse fra non molto si ritornerà a "tre" (e la terza non è certo l'Inghilterra).

segue:

234. 43) LA FORMAZIONE DI UN SISTEMA POLITICO MONDIALE > >

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