TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

 LA DISFATTA DELL'INVENCIBLE ARMADA

Data: 1588
Luogo: CANALE DELLA MANICA
Eserciti contro: SPAGNOLO e INGLESE
Contesto: Guerra anglo-spagnola

Protagonisti:
ALONSO PEREZ de GUZMAN, duca di MEDINA SIDONIA (Comandante supremo flotta spagnola)
ALESSANDRO FARNESE, Governatore dei Paesi Bassi (Comandante forze spagnole di terraferma)
JUAN MARTINEZ de RECALDE (Ammiraglio spagnolo)
ALONSO DE LEYVA (Ammiraglio spagnolo)
FRANCISCO DE BOVADILLO (Comandante delle truppe da sbarco spagnole)
LORD CHARLES HOWARD (Ammiraglio, comandante della flotta inglese)
SIR FRANCES DRAKE (Corsaro e capitano inglese)
JOHN HAWKINS (Corsaro e capitano inglese)
HENRY SEYMOUR (Ammiraglio inglese)

La battaglia

Il motivo per cui si arriva ad inviare la flotta spagnola, l"Invencible Armada", nel Canale della Manica per poi invadere l'Inghilterra, è da ricercare nella volontà di Filippo II, re di Spagna, di concludere definitivamente la guerra tra i due Stati, che va avanti da anni per gli attacchi dei corsari inglesi al traffico commerciale marittimo spagnolo.

Il progetto, ideato dallo stesso Filippo II con la collaborazione del migliore ammiraglio spagnolo, Alvarez de Bassano, marchese di Santa Cruz, era grandioso. Esso consisteva nell'allestimento di una grandiosa flotta, mai vista prima d'ora al mondo, con a bordo, oltre all'equipaggio, circa ventimila soldati. Giunta a destinazione, sbaraglierà le difese navali inglesi e occuperà il Canale della Manica. A questo punto, dai Paesi Bassi, una forza terrestre di altrettanti ventimila soldati, al comando di Alessandro Farnese, governatore delle Fiandre, verrà trasportata, con delle chiatte, sul suolo inglese. Quindi verrà occupata Londra e la regina Elisabetta I catturata e deposta.

Il piano prevedeva l'impiego di ben 556 navi e circa centomila combattenti ma, al culmine dei preparativi per l'operazione, nel febbraio del 1588 l'ammiraglio di Santa Cruz moriva, e così fu necessario sostituire lui e ridimensionare il suo piano, tanto grandioso quanto irrealizzabile.

Filippo II scelse, come capo per l'Invencible Armada, Alonso Perez de Guzman, duca di Medina Sidonia, che in tutta la sua vita non aveva mai navigato nè tanto meno comandato dei marinai. Delle 556 navi iniziali il nuovo ammiraglio si trovò a comandarne 130, un numero sempre imponente, delle quali 65 erano i galeoni, 25 i mercantili, 32 piccoli legni da utilizzare per le comunicazioni, detti "pinasse", 4 galeazze napoletane e 4 piccole galee spagnole. Il duca di Medina Sidonia era imbarcato sul "San Martin" e comandava la squadra del Portogallo, mentre quella di Biscaglia era guidata da Juan Martinez de Recalde, il migliore ammiraglio spagnolo dopo la scomparsa di Santa Cruz.

La flotta spagnola entrò in mare aperto la notte del 30 maggio 1588 e si diresse verso nord, verso capo Finisterre, ma dopo sole 100 miglia di navigazione l'Invencible Armada incappò in una prima violenta tempesta.

Tra varie vicissitudini e alcuni vascelli perduti durante la navigazione, il 19 luglio 1588 la flotta spagnola fa il suo ingresso nel Canale della Manica, doppiando Capo Lizard, il punto più meridionale dell'Inghilterra.

Nel frattempo, nonostante le molte sollecitazioni del duca di Medina, di Alessandro Farnese non si avevano notizie, al punto che viene da sospettare che il governatore delle Fiandre volesse sabotare tutta l'operazione. Il suo compito era quello di trasportare su chiatte il suo esercito sul suolo inglese con la protezione dell'Invencible Armada. Ma il silenzio si prolungava.

Intanto la flotta inglese di lord Howard, composta di 34 navi, era ancorata a Plymouth dove, il 21 luglio, venne avvistata dalla flotta spagnola, la quale, invece di attaccarla, proseguì nella sua rotta, anche a seguito dei precisi ordini di Filippo II che aveva ordinato di non attaccare i porti o sbarcare prima di Margate. Invece lord Howard e Drake, quel giorno, uscirono al largo e attaccarono l'Armada. Non fu un grande scontro ma gli spagnoli poterono constatare l'abilità del nemico nella manovra e la precisione delle sue artiglierie. Ci fu solo un breve scambio di cannonate. Quindi tutto proseguì come prima: la flotta spagnola impegnata nel risalire il Canale in attesa di Alessandro Farnese e gli inglesi a seguirla passo dopo passo.

Il 23 luglio 1588, al largo di Portland, ci fu una seconda battaglia. In questo frangente lord Howard adottò, forse per la prima volta nella storia, la linea di fila, ossia andò all'attacco facendosi seguire dalle altre navi in colonna dietro la sua. Anche questo scontro fu a favore degli inglesi, con gli spagnoli impossibilitati a qualunque tipo di abbordaggio, dato la velocità dei vascelli nemici.

In questa azione di logoramento, si ebbe una terza battaglia. Il 25 luglio, davanti all'isola di Wight, la flotta inglese, divisa in quattro squadre, attaccò con un micidiale fuoco di cannoni. Impossibilitato ad affrontare adeguatamente il nemico, il duca di Medina Sidonia diede l'ordine di sfuggire al combattimento e, seguito da tutta la flotta, si defilò dal campo di battaglia, con gli inglesi sempre alle calcagna, ed andò ad ancorarsi nel porto di Calais. Di Farnese nessuna notizia.

Mentre la flotta spagnola era ancorata a Calais, lord Seymour con le sue ventitrè navi, si unì a lord Howard. Da questo momento, la flotta inglese era formata da 140 navi, un numero superiore a quello dell'Invencible Armada.

La notte del 28 luglio 1588 ebbe inizio l'attacco inglese alla flotta spagnola ferma a Calais. La prima mossa degli inglesi fu quella di mandare contro la flotta nemica i "brulotti", un'arma navale che consisteva in delle imbarcazioni senza equipaggio ma cariche di materiale infiammabile e polvere da sparo. Grazie al vento favorevole venivano spinti nel mezzo della flotta avversaria per poi fargli esplodere, sparandogli contro, al momento giusto. Questa micidiale arma provocò il caos nelle fila spagnole e costrinse l'ammiraglio Medina a dare ordine di tagliare le funi delle ancore e di disperdersi, ma tutto questo provocò urti e rottura di pennoni tra le navi spagnole, e per l'ennesima volta la formazione doveva essere ricomposta.

Il vento spinse le navi dell'Invicible Armada verso Gravelines, vicino a Dunkerque, dove avvenne la battaglia decisiva.

La mattina del 29 luglio 1588 Drake, con la sua nave "Revenge", puntò direttamente sull'ammiraglia spagnola, aprendo il fuoco contro di essa con i cannoni di prua, e dietro di lui lo seguirono le altre navi della sua squadra.

Intanto quattro galeoni spagnoli accorsero in aiuto dell'ammiraglia, mentre Drake puntò verso est per bloccare l'Invencible Armada e chiuderla tra la sua squadra e quella di Howard, mentre la squadra di Hawkins aveva il compito dell'attacco centrale. Un'abile manovra che mise in seria difficoltà l'intera flotta spagnola. Dopo qualche ora di violenti combattimenti, sopraggiunse una tremenda tempesta che mise fine alla battaglia. Gli spagnoli contarono 16 vascelli distrutti o affondati, mentre le navi inglesi uscirono indenni dalla battaglia.

Riconosciuta la sconfitta, l'ammiraglio Medina Sidonia e l'Invencible Armada fecero ritorno in Spagna, un ritorno segnato da mille peripezie, con perdite ancora più gravi di quelle subite nelle battaglie della Manica.

Finalmente il 24 settembre 1588 l'ammiraglia "San Martin" giunse in vista della Spagna, e per ben tre settimane le navi disperse dell'Invencible Armada continuarono ad attraccare a Santander.

Di 130 navi se ne erano salvate soltanto sessantacinque, e il numero delle perdite umane non fu mai calcolato con precisione. Una disfatta.

Ecco come lo storico David Howarth tenta di spiegare l'atteggiamento ambiguo di Alessandro Farnese nei confronti dell'impresa dell'Invencible Armada:

"...Era un chiodo che continuava a battere e ribattere: le sue imbarcazioni erano adatte soltanto alla traversata con tempo perfetto, e solo quando il duca avesse assolto al suo incarico, spazzando il nemico dai mari. Quest'era il piano formulato dal re, e se qualcuno intendeva apportarvi mutamenti, lui, il Farnese, se ne lavava le mani...Ma il Farnese non vedeva motivo di affrettarsi. Che il duca andasse a fare il suo dovere, quello di sconfiggere il nemico per mare; e, se ci fosse riuscito, lui, il Farnese, avrebbe potuto aspettare tranquillamente il bel tempo e compiere la traversata senza incontrare resistenze. Fino a quel momento, non avrebbe mosso un dito. Da tutte le sue lettere si ricava l'impressione che si fosse ormai convinto che l'impresa era votata al fallimento. Se i due duchi, Medina e Parma, avessero potuto avere un abboccamento, anche di pochi minuti, avrebbero trovato un punto d'accordo, decidendo su come compiere il tentativo, posto che fosse fattibile

Ma tra il Farnese e Medina si interponevano pur sempre venti miglia di mare e un'ancor più vasta incomprensione. La quale era vicendevole, e l'origine ne andava cercata, ben lontano da lì, nelle segrete stanze dellEscorial. Infatti, il re aveva fornito a entrambi informazioni errate sul conto l'uno dell'altro, o non li aveva informati affatto. Aveva indotto Medina Sidonia a credere che il duca di Parma disponesse di una flotta d'una certa consistenza, sufficiente per andargli incontro a Margate, e aveva indotto il duca di Parma a credere di trovarsi di fronte una strada perfettamente sgombra, tanto da poter compiere la traversata senza dover sparare un colpo".


( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
& Francomputer

le altre battaglie, 
in costruzione fra breve qui

Bibliografia: “MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
"Storia Universale Marmocchi" - SEI Ed. 1855 
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"-  Curcio Editore
Istoria dell'Antica Grecia e Romana, Conti Ed. 1822.
“Storia d'Italia” - Montanelli - Fabbri Editori.


PAGINA PRECEDENTE

RITORNO A CRONOLOGIA