UNA "QUESTIONE"  LUNGA 50 ANNI, DAL 1946  (ma già iniziata con Wilson nel 1918)

L'Autonomia dell'Alto Adige

Il «Pacchetto» e lo Statuto d’autonomia

E’ iniziata con la sottoscrizione dell’Accordo di Parigi (avvenuta il 5 settembre 1946) la lunga storia dell’autonomia altoatesina, che in questi ultimi tempi ha conosciuto una specie di provvisoria conclusione della sua prima importante fase di evoluzione.
Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica del 22 aprile 1992 delle ultime, ancora mancanti norme di attuazione dello Statuto di autonomia ed il susseguente assenso del congresso della SVP, tenutosi a Merano il 30 maggio 1992, l’Austria consegnò all’Italia l’11 giugno 1992 la  “quietanza liberatoria”.

Il 19 giugno 1992 ebbe poi luogo la notifica della chiusura della controversia al Segretario Generale delle Nazioni Unite, prevista al punto 15 del calendario operativo, segnando a distanza di oltre 30 anni dal momento in cui è sorta la chiusura formale della controversia tra l’Austria e l’Italia in merito all’attuazione dell’Accordo di Parigi.
Le reazioni a questo passo, generalmente denominato di “chiusura del pacchetto”, erano, come del resto anche quelle all’approvazione del pacchetto nel 1969, differenti: accanto ai sostenitori vi erano anche oppositori e la discussione del sì o no raggiunse in parte anche toni molto accesi.
Il futuro dimostrerà, se la decisione presa segnerà l’inizio di una nuova epoca di sviluppo politico autonomo per i cittadini viventi in Alto Adige.

L’Accordo di Parigi del '46,  recepito dagli alleati quale parte integrante del trattato di pace siglato con l’Italia (fatto questo che conferma alla questione altoatesina portata internazionale), prevede che lo Stato italiano garantisca all’Alto Adige un’autonomia legislativa ed esecutiva. 

In un primo momento, però, non se ne fece quasi nulla; l’autonomia prevista originariamente solo per l’Alto Adige fu estesa, con il citato primo statuto di autonomia, anche al Trentino e si diede vita, quale organo sovrastante alle due Province, alla Regione Trentino-Alto Adige. Questa Regione, dalla maggioranza linguistica italiana, fu dotata di ampie facoltà, mentre alla Provincia di Bolzano si concessero competenze limitate, che non potevano del resto essere applicate, dal momento che le necessarie norme di attuazione allo Statuto per il loro trasferimento dalla Regione alla Provincia di Bolzano non vennero emanate. 

Gli altoatesini, allora, vi si opposero sempre più. Ci furono i primi attentati e si giunse alla manifestazione di protesta a Castel Firmiano (il 17 novembre 1957) con il grido di battaglia “Los von Trient!”; la SVP uscì dalla Giunta regionale (nel 1959) interessando l’Austria nella sua veste di potenza protettrice. 

Nel settembre del 1959 a New York l’allora ministro degli esteri austriaco Bruno Kreisky sollevò per la prima volta la questione altoatesina di fronte all’ONU. Con due risoluzioni (rispettivamente del 31 ottobre 1960 e del 28 novembre 1961) l’ONU invitò l’Italia e l’Austria ad avviare delle trattative per trovare una soluzione alle divergenze esistenti in merito all’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946.

 Il primo risultato positivo conseguito dall’appello dell’ONU fu l’insediamento da parte del governo italiano della cosiddetta commissione dei 19 il 1° settembre 1961. Le prime proposte elaborate da questa commissione fino all’aprile 1964, vennero adottate quali primi provvedimenti nel corso delle trattative bilaterali a livello di esperti e di ministri degli esteri. Il congresso della SVP che si tenne a Merano il 23 novembre 1969 accettò con maggioranza minima l’insieme dei provvedimenti per un’autonomia migliore contenuti nel “Pacchetto”. Il Parlamento italiano approvò a sua volta i provvedimenti ed in seguito quello austriaco, il Nationalrat, ne prese atto favorevolmente.

Questo pacchetto di provvedimenti - più tardi chiamato solamente “Pacchetto” - conteneva 137 provvedimenti: 97 di questi poterono essere attuati per mezzo di una modifica dello statuto di autonomia del 1948 (con legge costituzionale), otto, invece, con apposite norme di attuazione al citato statuto di autonomia, 15 con semplice legge statale, nove con decreti, il resto con atti amministrativi. 

La parte più rilevante di questo “Pacchetto” era la prevista modifica del vecchio statuto di autonomia, ovvero l’approvazione di uno nuovo, fatto questo che avvenne con la legge costituzionale n. 1 del 10 novembre 1971 (entrata in vigore il 20 gennaio 1972), alla quale fece seguito la pubblicazione nel 1972 di un testo unico (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che contiene le disposizioni autonomistiche del vecchio statuto rimaste vigenti e quelle previste dal nuovo statuto d’autonomia. Le rimanenti disposizioni contenute nel “Pacchetto” praticamente furono tutte applicate mano a mano.
Il nuovo statuto d’autonomia, ovvero il secondo varato nel 1972, conferisce alla Provincia di Bolzano (e a quella di Trento) ampie competenze di autonomia amministrativa, mentre alla Regione, una volta prevalente, non rimangono che competenze di scarso rilievo. 

Per poter attuare effettivamente tutte le norme fondamentali contenute nello statuto (alle Province autonome di Bolzano e di Trento ed alla Regione) è necessario che siano emanate apposite norme di attuazione che stabiliscano le rispettive competenze fin nei minimi dettagli. L’emanazione delle norme di attuazione spetta al Governo, mentre per la loro predisposizione si istituirono la commissione dei dodici (competente per le questioni di interesse delle due Province o della Regione) e quella dei sei (competente per le questioni di interesse della sola Provincia di Bolzano).

E recentemente, il 10 luglio 1997, ha avuto luogo la seduta costituente della cd Commissione 137, già istituita con la chiusura del pacchetto e così denominata perchè prevista nella misura n. 137 del pacchetto, avente il compito di discutere questioni di tutela delle minoranze e dello sviluppo culturale, sociale ed economico dei gruppi etnici viventi in Alto Adige, di proporre soluzioni e di indicare le prospettive del futuro. Una “fucina di idee per l’autonomia” dovrebbe essere questa commissione, che però collabora pure con la Commissione dei sei e dei dodici nell’elaborazione delle norme di attuazione. La Commissione 137 dev’essere comunque obbligatoriamente sentita qualora si voglia procedere a modifiche dello Statuto di autonomia.

Nel frattempo le disposizioni del pacchetto sono state tutte attuate, e sono pure state emanate tutte le necessarie norme di attuazione.

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Il nuovo statuto d’autonomia del 1972 rappresenta senza dubbio la più importante conquista per la Provincia sia dal punto di vista politico che culturale, sociale ed economico.
Per i tre gruppi linguistici presenti in provincia di Bolzano - tedeschi, italiani e ladini - lo statuto d’autonomia svolge un ruolo importante, sia di incentivazione che di tutela, per il mantenimento dell’identità linguistica e culturale. In base alle ampie competenze di autonomia amministrativa, inoltre, lo statuto comporta numerosi vantaggi a favore di tutti e tre i gruppi linguistici. Altresì accorda alla Provincia di Bolzano (come anche a quella di Trento) una posizione particolare nell’ambito della struttura statale italiana, dal momento che si basa su un accordo internazionale, quale quello di Parigi del 1946, e che è stato varato dal Parlamento quale legge costituzionale.

La Giunta provinciale, affinchè  l’autonomia fosse più vicina alla stragrande maggioranza della popolazione, ha avvedutamente affidato (questa si chiama apertura mentale. Ndr) nell’autunno 1989 a due giovani studiosi il compito di illustrare gli aridi testi di legge autonomistici in modo tale che possano essere agilmente compresi dal comune cittadino. Partendo dalla situazione legislativa esistente nei settori di competenza più rilevanti, Lukas Bonell ed Ivo Winkler hanno, pertanto, cercato di illustrare in modo comprensibile i dettami autonomistici contenuti nel nuovo statuto e di descriverne, altresì gli effetti positivi sull’insieme della vita pubblica in Alto Adige. La pubblicazione, edita dall’Ufficio stampa della Giunta provinciale, e ormai già alla sua quarta edizione, e costituisce senz’altro una guida straordinariamente interessante attraverso il folto corpo della legislazione autonomistica provinciale e, contemporaneamente è una documentazione di rilievo per tutti i cittadini oltre che un prezioso e apprezzato modello per gli studiosi di altre province italiane, che all'Alto Adige guardano con attenta ammirazione.


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