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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
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ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1836
I Personaggi politici di questo periodo   LA CARBONERIA 

*** IL COLERA SCOPPIA VIRULENTO IN TUTTA ITALIA
*** PRIMI PROGETTI  FERROVIE IN ITALIA
*** VENETO E LOMBARDIA IN CRISI
*** "LA GUIDA DELL'EDUCATORE"
*** NASCONO I "BERSAGLIERI"

Iniziamo con una panoramica generale sull'intero anno

La diffusione dell'epidemia di colera nelle zone del nord Italia, ha un arresto, ma comunque sono registrati  22.000 casi mortali in Lombardia a Milano (1121 morti), Como e Brescia. Nel corso dell'anno nella stagione estiva il morbo si diffonde   con un alta infettività prima in Italia centrale, in particolare in Emilia e nelle Marche con Ancona epicentro, poi con virulenza  nelle zone dell'Italia meridionale. Napoli ne è colpita in misura drammatica, nella sola città muoiono,  nell'arco di due mesi da ottobre e novembre, circa 5250 persone.
Le cifre della penisola a fine anno sono drammatiche: sono colpite 57.000 persone, ne sono morte 32.000.

Sulla scena politica  le animosità reciproche tra governanti e sudditi hanno una tregua, sembra sia calata la volontà di cambiare il Paese, che ci sia volontà di dialogare. Nascono iniziative per migliorare le scuole, si incentivano quelle economiche, si discute a Vienna per la creazione (la prima sul Lombardo Veneto) di una ferrovia fra la capitale austriaca e Trieste; a Venezia si sta progettando un ponte che unisca la città lagunare con la terra ferma, si aboliscono in Piemonte alcune restrizioni della feudalità, a Roma lo Stato Pontificio approva l'istituzione di una banca detta Cassa di Risparmio che sorge nel palazzo del principe FRANCESCO BORGHESE che ha messo a disposizione gratuita l'edificio; a Napoli FERDINANDO II progetta  una ferrovia iniziando i lavori per la Napoli-Portici- Nocera; 
IL Re di Napoli deve anche capitolare davanti agli arroganti Inglesi. Togli quest'anno alla Gran Bretahna il monopolio dello sfruttamento delle miniere siciliane di zolfo: Immediatamente il primo ministro britannico lord PALMERSTON ordina alla flotta di concentrarsi nel golfo di Napoli e Ferdinando è costretto a revocare il provvedimento.

Nei riguardi delle iniziative economiche e industriali private, un forte impulso riceve il settore serico-laniero su iniziativa di imprenditori pionieri, con la creazione di numerose fabbriche in Toscana, e in Piemonte con una forte concentrazione nell'area del Biellese. Quasi una necessità, dopo che le fabbriche milanesi hanno cessato di produrre,  per le massicce introduzioni  a costi bassissimi dei prodotti fabbricati in Austria e che ora giungono sul Lombardo-Veneto.

Milano e la zona di Linate  pur avendo conosciuto negli scorsi anni un forte incremento nel settore dei lanifici e soprattutto della seteria,  in questo periodo é l'area  più penalizzata dalle scelte della  politica economica austriaca sul territorio Lombardo-Veneto.
La grave crisi produttiva, porterà a far chiudere le due più importanti  e gigantesche fabbriche, moltissime piccole,  oltre ai numerosi artigiani: E non è solo dovuta al fatto che sono finiti i tempi delle commesse delle guerre napoleoniche, ma sono costretti a subire la concorrenza imposta dalle fabbriche dell'impero  austro-ungarico. L'Austria prevedendo prima o poi la perdita di questi territori ad essa ostili, incoraggia massicce importazioni in Lombardia dall'Austria, favorendo così le proprie esportazioni, e assecondando quindi l'incremento dello sviluppo industriale nel proprio paese, a scapito dei precari domini nella regione lombarda, che è così costretta in breve tempo a chiudere molte attività commerciali e industriali del settore manifatturiero laniero e serico,  sempre stato molto trainante nell'intera economia della regione.
Basti pensare che nel Lombardo Veneto dove la propria produzione di seteria era nel 1815 (quand'era ancora non austriaca) di 2200 tonnellate. Con la dominazione austriaca, ne furono introdotte 4400  tonnellate a bassi prezzi inflazionando il settore, e spazzando via tutta la produzione locale.

Sentendosi politicamente più stabile nel Veneto, l'Austria invece non ostacola l'opera dei ROSSI a Schio e dei MARZOTTO a Valdagno; sono infatti  questi  imprenditori quest'anno a dar vita a due importanti stabilimenti lanieri. Così  anche il Veneto conosce l'alba della meccanizzazione, della rivoluzione industriale, e in parallelo lo sviluppo del nuovo capitalismo industriale che inizia ad allargare il suo regno. Anche se con molte difficoltà, per poi conoscere una interruzione di questo sviluppo proprio quando l'Unità d'Italia porterà il Veneto a riunirsi alla madre patria, ma che i "veneti" non hanno mai gradito (intendiamoci "veneti", quelli della vecchia aristocrazia)

I due imprenditori resteranno gli unici a sopravvivere dentro un territorio che subirà in seguito una forte penalizzazione industriale per oltre un secolo intero, fino al secondo dopoguerra. L'intero baricentro industriale si sposterà e riprenderà vigore solo nel nord ovest. I governi italiani dimenticheranno totalmente il Veneto come del resto il Meridione di cui molti politici non conoscevano nessuna realtà, anche perché non c'erano mai stati. Sia Cavour e soci  non erano mai andati oltre Firenze.
Non più fornitrice dell'impero austriaco, con le poche relazioni con il nord ovest che ritornerà ad essere economicamente autonomo e con grandi sbocchi sul Centro Europa,   il Veneto del dopo-Austria, con la bassissima domanda interna dovuta al  coattivo mantenimento della popolazione nella più misera condizione rurale, tornerà ad essere privo di mercato, di iniziative e quindi terribilmente povero.
Torneranno così a dominare i latifondisti della vecchia repubblica veneta (che non hanno perso nulla né con Napoleone nè con gli austriaci) senza  (come del resto avevano sempre fatto sulla terraferma) apportare nessuna miglioria nell'agricoltura per non rischiare neppure una lira.
L'unità dello Stato veneziano era fittizio, una federazione di membri ma senza parità di diritti.
Una politica che seguiva la secolare tradizione suicida del capitale dell'aristocrazia della Serenissima, che si era ridotta solo a pietrificare le ricchezze nelle "pietre" delle migliaia di ville in mezzo alle improduttive campagne venete, quest'ultime mai viste come fonte di reddito, quindi abbandonate a se stesse nella più disumana miseria in un infecondo, malsano, e spesso letale territorio (le fetide aree malariche). Non essendoci denaro circolante l'unica economia di mercato rimase ancora per molti anni quello dello scambio in natura. E quello dell'istruzione e dell'alfabetizzazione e del basso reddito camminò di pari passo con le regioni più arretrate del sud. Questo per altri cento anni, fino al 1950.

Il Veneto austriaco di questo anno 1836 conta circa 2.400.000 abitanti e le città hanno questa popolazione: Venezia 114.000, Trieste 62.000,Trento 11.000, Roveredo 7.000, Bolzano 16.000,   Padova 41.000, Treviso 17.000, Este 8.000, Montagnana 8.000, Rovigo 10.000, Adria 10.000,Chioggia 19.000, Vicenza 28.000, Schio 6.000, Bassano
10.000, Verona 53.000, Udine 18.000, Belluno 11.000.

La potenzialità imprenditoriale c'era, l'ostinazione pure, l'intelligenza anche, purtroppo c'erano i 900 nobili (anche se decaduti formalmente, erano solo questi che avevano in mano il Veneto da oltre 600 anni !) sempre pronti a stroncare ogni iniziativa progressista, ma non a rinunciare a sontuose feste, pagate paradossalmente proprio dai contadini, cioè dai servi urbani e del contado.
All'arrivo di Napoleone nel 1797, tre quarti della spesa pubblica a beneficio dei 900 nobili - che possedevano il 95 per cento della ricchezza totale - era prelevata ai contadini, della "democratica" Repubblica della Serenissima; una democrazia ristretta  solo a 900 soggetti, gli altri non avevano nessun diritto, né contavano nulla sulle scelte di governo; erano fondamentalmente tutti servi.
E se ne incontrate uno che afferma che prima stavano bene, non credetegli, mente o non conosce la storia! O per darsi arie egocentriche si é immedesimato leggendo quella che gli ha propinato i suoi "padroni signori". La qualità della vita era miserabile, semplicemente raccapricciante nelle campagne, inumana nelle città. La denutrizione era diffusa, e il numero di morti di pellagra nemmeno più si  contavano. Le cifre dell'economia e della scarsa produzione alimentare sono presenti nella varie relazioni oggi a disposizione nelle biblioteche. Ma anche in possesso dei privati. Come l'autore che qui scrive. Non dimentichiamo che nelle relazioni che Maria Teresa e poi Francesco Giuseppe  dai loro funzionari, volevano e pretendevano la scrupolosità, il dettaglio, perfino maniacale. (Nel  catasto Lombardo-Veneto sono elencati di ogni paese o frazione perfino i fienili e i pollai, il numero e il genere di piante, e di che cosa vivevano gli abitanti).

E pensare che esistevano alcuni "stupefacenti" trattati di economia come quello di Zanon (Trattato di economia delle Arti e del Commercio - Vademecum della finanza, del commercio e della produzione) stampato a Venezia nel 1764, che precedeva le teorie di quel  testo fondamentale dell'economia  di Smith (Indagine intorno alla natura e alle cause della ricchezza delle nazioni) scritto nel 1776. Significa che alcuni uomini illuminati c'erano, ma non c'erano uomini capaci di recepire che il mondo stava cambiando. Soprattutto che si era "aperto". Napoleone sull'aristocrazia veneziana che nel 1797 si ritrovò (riciclandosi) a elemosinare davanti alle sue stanze, nelle sue Memorie ci ha lasciato scritto questa lapidaria frase "Di Venezia ho ammirato la grandezza secolare, ma ne ho disprezzato l'anima".
Di Zanon ci basta invece questa frase profetica: "Le scuole non sono un lusso, ma diventano una necessità a cui qualcuno dovrà pur provvedere, o lo Stato, allora + tasse, o l'operaio, ma allora bisogna pagarlo. Perchè il processo involutivo ricadrà altrimenti su tutta l'intera economia del paese". (vedi anno 1848, dove riparliamo di Zanon).

RAFFAELLO LAMBRUSCHINI, pedagogista, con la sua "Guida dell'Educatore", un periodico del liberalismo, cerca di convincere la classe dirigente (in generale) della necessità di vincere l'ignoranza, la superstizione e la miseria del popolo minuto con l'istruzione (l'analfabetismo in Italia nelle città la media é di circa il 75-80%, nelle campagne del 92%, nel Veneto intero del 90-95% ). Lambruschini suggerisce scuole cittadine e scuole agrarie, come strumento di emancipazione nelle città e nelle campagne. Purtroppo lo fa appellandosi utopisticamente solo allo spirito evangelico (una sorta di beneficenza) non accenna a nessuna politica democratica liberale né tocca il problema (parlando del mondo rurale) di una riforma agraria, che sa benissimo essere asservita al latifondista e che questo teme l'istruzione. "se tutti leggono e scrivono chi manderemo poi nei campi?".

Per riallacciarci alle note di sopra; la stessa amministrazione austriaca, pur praticando una sistematica politica scolastica nel proprio paese, la stessa non la estese nel Veneto in cinquant'anni di dominio. L'Austria aveva nel 1848 solo il 20% della popolazione analfabeta, nel 1880 addirittura solo il 2%. Mentre nel Veneto nello stesso 1848 contava il 90% e nel 1880 era ancora fermo all'85%. (l'intera TABELLA di 140 anni di alfabetizzazione in Europa é nelle pagine di CURIOSITA')
Purtroppo il testo fondamentale per gli Educatori più in uso nelle rarissime scuole degli attuali  ducati regni, e poi nel neo Regno d'Italia fino al 1891 erano i tre volumi di Mons. Silvio Antoniano. Il "Maestro" così pontificava "L'istruzione scolastica la approvo per li giovini nobili destinati a famiglie cospicue, ma quanto a quelle di umile e povero stato, il buon padre di famiglia si contenti che sappiam leggere li figlioli  la vita de' Santi, e nel rimanente attendano a lavorar li campi. In quanto poi l'istruzione estesa perfino alle femmine io non l'approvo, ne so vedere quale utilità ne possa derivare alla società. Che insegnino li madri alle figliuole a filare, a cucire e ad occuparsi di esercizi donneschi. In quanto a leggere, al massimo insegnino loro quanto basta per leggere i libri delle preci " (Trattato dell'educazione politica sociale e cristiana dei figliuoli. - Scritto ad istanza di San Carlo Borromeo -Libro Terzo, pag 264, Milano, MDCCCXXI)

Siamo in pieno antimodernismo. Un atteggiamento non nuovo da Costantino in avanti. Ma allora poteva anche essere compreso in quel contesto storico, nel XIX secolo era anacronistico, e perfino ingenuo poter pensare che si potesse fermare queste spinte - che non venivano più da piccoli settori elitari - ma da una moltitudine di individui che erano spettatori non passivi di una mutazione della intera civiltà moderna.
Ma ne riparleremo in un capitolo a parte su SCHEGGE DI STORIA.

Il ministro della P.I italiano BACCELLI nel 1894 non è che ragionasse diversamente. Questo il suo preambolo nella "riforma" (sic !) della scuola.  "Bisogna insegnare solo leggere e scrivere, bisogna istruire il popolo quanto basta, insegnare la storia con una sana impostazione nazionalistica, e ridurre tutte le scienze sotto una.........unica materia di "nozioni varie", senza nessuna precisa indicazione programmatica o di testi, lasciando spazio all'iniziativa del maestro e rivalutando il più nobile e antico
insegnamento, quello dell' educazione domestica; e mettere da parte infine l'antidogmatismo, l'educazione al dubbio e alla critica, insomma far solo leggere e scrivere e far di conto". Non devono pensare altrimenti sono guai!

I tedeschi erano religiosi pari e più dell'Italia (Il Sacro Romano Impero nell'intero secolo XVIII sempre molto  legato allo Stato Pontificio) ma ancora dai tempi di Maria Teresa con la riforma dello Stato del 1781- 1787 l'imperatrice e poi il suo consorte, avevano chiuso tutte le scuole religiose,  le avevano rese statali pubbliche  obbligatorie aprendole anche nel più sperduto villaggio, e avevano eliminato i testi del genere letto sopra, e allontanato i "frutti" guasti contenuti dal "Baccello" pensiero.

In Italia la Legge Casati del 1859 (poi la Coppino nell'Unità d'I., poi Baccelli ) istituiva demagogicamente la scuola dell'obbligo, ma lasciava poi ai Comuni, con almeno 50 bambini in eta' scolare, provvedere alle spese di gestione, lasciando ampia discrezione agli stessi, ma tagliando cosi' fuori 9.000 paesi e frazioni che non avevano o queste caratteristiche (i bambini)   o  i soldi necessari, infatti.......le scuole in Italia presenti nel 1886 erano poco meno di 2000 con una popolazione di 31,5 milioni di abitanti. Una scuola ogni 15.750 abitanti. Risultato che il 78% dei fanciulli in età scolare nel 1886  in Italia non andava a scuola. In Germania e in Austria alla stessa data era lo 0,5% e sull'intera popolazione (quindi compresi i vecchi) si contava 1 solo analfabeta su 100 rispetto a  62 su 100 in Italia (media che oscillava dal 27% del Piemonte Lombardia,  al 70-75% delle restanti regioni, ed alcune con punte dell'85% (Veneto, Calabria, Puglia. Molise, Sardegna, Abruzzo)
Nel 1901 gli analfabeti erano ancora il 48%, nel 1911 il 38%, nel 1921 il 27%, nel 1931 il 21%. (La fonte è il Melzi del 1948)

I FATTI DELL'ANNO IN CRONO

1 GENNAIO - Fa la sua comparsa a Firenze il mensile Guida all'educatore, curato da Raffaello Lambruschini di cui abbiamo parlato già sopra. Diffuso in altre città d'Italia i suoi appelli pedagogici che vogliono essere  contributi al progresso morale e sociale del paese, trovano riscontro  a Milano dove sorge un comitato per assecondare le sue idee: si promuovono asili e scuole per l'infanzia, ma l'iniziativa é lasciata all'impegno religioso e per  i fondi ci si appella alla beneficenza. La didattica e l'istruzione non è un progetto politico più ampio ma resta affidata e circoscritta alla pietosa carità. Che in Lombardia trova un certo riscontro per il semplice fatto che esiste una classe borghese imprenditoriale liberista, mentre in altre regioni la borghesia è ancora aristocratica e feudale, quindi conservatrice e perfino timorosa di certe svolte

1 FEBBRAIO - Sede di molti uffici austriaci, la città di Trieste che ormai dal 1815 è lo sbocco sul mare Adriatico per l'Austria, conosce un fortissimo sviluppo mercantile e di conseguenza anche urbanistico. Si espandono i commerci, si sviluppano le attività assicurative, nascono i Lloyd come compagnia di navigazione, la vita culturale mitteleuropea é intensa;  tutto il corrispettivo indotto crea un benessere diffuso. La notizia di inizio anno é l'iniziativa per la costruzione di una ferrovia che unisce Vienna a Trieste.

1 MARZO- APRILE- Spostandosi dalla Liguria e dal Piemonte, l'epidemia di colera raggiunge  la Lombardia interessando Milano, Como, Brescia, e sta espandendosi verso il Veneto.

1 MAGGIO - Un colpo di spugna di Re Carlo Alberto in Sardegna sui diritti feudali. Elimina conti e baroni latifondisti con gli antichi corpi legislativi civile e penali, inserisce l'isola nella sua giurisdizione.

1 GIUGNO - Altra iniziativa nel Lombardo-Veneto austriaco è il progetto della ferrovia Milano verso Venezia che intende unire costruendo un lungo ponte ferroviario sulla laguna. Unirà sul percorso le grandi città padane di Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Treviso.
Stranamente l'imperatore approverà una continuazione verso Vienna, ma il cancelliere Metternich (cioè il governo) lo boccia.
I progetti di ferrovie si diffondono anche negli altri regni: in quello sabaudo e nel regno borbonico. Re Ferdinando II approva la costruzione della strada ferrata Napoli-Nocera con l'intenzione poi di prolungarla fino a Salerno. Mentre in Piemonte i tecnici di Carlo Alberto stanno valutando la costruzione di una Torino-Genova e di una Torino-Milano che dovrebbe favorire i commerci tra regno sabaudo e il Lombardo-Veneto austriaco. Quest'ultimo progetto  prenderà il via nel 1840 con alcuni pareri contrari da parte austriaca.

1 LUGLIO - Carlo Alberto nell'apportare alcune riforme nell'esercito piemontese ne ristruttura alcuni reparti. Nel farlo prende in considerazione l'idea di un Maggiore che ha concepito una unità di fanteria molto particolare: celere, con un addestramento fatto a "passo di corsa". Il reparto che nasce appunto quest'anno è il corpo dei bersaglieri, a comandarlo il suo ideatore: ALESSANDRO LA MARMORA.

11 AGOSTO - Sollecitata dagli Stati reazionari, la Svizzera che è divenuta il più ospitale rifugio degli esuli, è costretta ad emanare degli ultimatum agli ospiti considerati indesiderati. Fra i tanti anche GIUSEPPE MAZZINI e i suoi più noti collaboratori sono costretti a sparire dalla circolazione pur rimanendo in Svizzera, nel cantone di Berna.

1 SETTEMBRE - Il caldo estivo ha contribuito a diffondere l'epidemia di colera anche nel centro Italia; le prime città colpite sono quelle dell'Emilia, poi quelle delle Marche,  infine diventa virulenta nelle città della Campania e ovviamente Napoli é la più colpita: 250 casi al giorno diffondono il terrore nella popolazione.

1 OTTOBRE - Mentre nel Nord l'epidemia è in regressione e si sono tolti i cordoni sanitari in alcune città come Venezia e Milano, a Napoli la situazione è drammatica. Centinaia di morti dopo l'incubazione estiva. In tre mesi si registrano 9600 casi con 5250 morti. Nel frattempo l'epidemia si é estesa in Puglia, nel barese portando anche qui lutti e inquietudine..

12 DICEMBRE - A Venezia uno dei più celebri teatri d'Italia, La Fenice va completamente distrutto a seguito di un incendio. Ricostruito nei minimi particolari subirà poi la stessa sorte con un altro incendio nel 1997.

 

*** JOAQUIN e DUTROCHET, uno fisiologo l'altro medico scoprono che la clorofilla è l'indispensabile  PROCESSO DELLA FOTOSINTESI delle piante.

*** BARRY a Londra vince il concorso per il progetto dell'attuale Palazzo del Parlamento inglese. E' un grande ritorno al neogotico dopo le monumentali costruzioni pubbliche neoclassiche. La costruzione iniziata nel 1840 sarà portata a termine nel 1865.

*** SAINT BEUVE da' scandalo pubblicando  VOLUTTA'. Mentre DE MUSSET con un romanzo che  ha come sfondo la sua singolare biografia, pubblica Le confessioni di un figlio del secolo.

*** GOGOL ventiseienne, in Russia sale subito ai vertici degli autori di teatro. Rappresenta per la prima volta la sferzante satira (ma con un realismo che é già una scuola, iniziata da Puskin)  L'ispettore generale. Ma GOGOL stupirà ancora tutti il prossimo anno con un breve racconto: Il cappotto. "E' nato un nuovo Puskin" così fu accolto dalla critica.

*** Proprio   PUSKIN  quest'anno da' alle stampe La figlia del capitano. E' il suo ultimo romanzo. Dopo una vita avventurosa e sregolata, entrato a Corte, le conformiste belle maniere della mondanità lo hanno portato a scontrarsi in un banalissimo orgoglioso duello che però gli costa la vita. A 37 anni muore uno dei più grandi scrittori russi.


***
GIACOMO LEOPARDI   quasi alla vigilia della morte (che avverrà il prossimo anno) compone a Napoli  i Canti (usciranno postumi nel 1840). Fra queste liriche  Il tramonto della luna e La Ginestra.

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