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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
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E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1842 
I Personaggi politici di questo periodo

VEDI ANCHE I RIASSUNTI DI QUESTO PERIODO IN STORIA D'ITALIA

*** RITORNO AL CONSERVATORISMO
*** LA MILANO DEL 1842
*** L'AMBIGUO CARLO ALBERTO
*** Il "GIANNETTO" DI PARRAVICINI
*** NASCONO I FERTILIZZANTI -    NASCE L'ANESTESIA
*** LA PRIMA DEL "NABUCCO" DI VERDI
e la falsa leggenda del W  V.E.R.D.I.

In un clima di incertezze, il forte orientamento della politica estera europea con un ritorno al conservatorismo, fanno nuovamente pensare a una ripresa in Italia di quei turbamenti politico-sociali   legati al problema dell'unificazione nazionale. Quasi tutti gli stati si sono riavvicinati all'Austria. Tutti si sono resi conto che gli equilibri sono molto precari, necessaria dunque la diplomazia per appianare alcune divergenze.
Dopo la Francia di GUIZOT, anche l'Inghilterra con PEEL ha allontanato lo spettro di un conflitto, che in un periodo come quello di questi ultimi anni provocherebbe un peggioramento della  crisi europea  già grave e ormai presente in tutti gli stati. Pur conservatore, lo stesso governo inglese ha abbracciato il liberismo e ha varato per fronteggiare la crisi economica,  misure che fino a pochi anni prima erano inimmaginabili, come l'abrogazione di alcune leggi protezionistiche sulle importazioni dei cereali, e   legalizzando perfino l'esportazione di macchinari dalla Gran Bretagna. Un ottimo affare per la fiorente industria metallurgica e meccanica inglese della nuova borghesia, ma penalizzante per i conservatori (buona parte proprietari terrieri) legati agli interessi agrari. Una categoria quest'ultima come in Italia, che ostacola (ma in Inghilterra inutilmente) la tecnologia, la produzione, gli insediamenti  industriali,  le ferrovie, il libero scambio.

Questa tendenza fa scuola anche nel resto d'Europa, e trova imitatori anche in Italia. Leopoldo in Toscana le ha già anticipate adeguandosi.  Carlo Alberto ha anche lui mutato le politiche doganali. E anche  il Regno delle Due Sicilie non è rimasto a guardare. Solo nello Stato Pontificio le tariffe sia per esportare che per importare sono liberticide. I dazi o di entrata o di uscita sono impossibili. Nei cereali con una produzione inferiore  ai consumi, invece di importare si fanno invece lievitare i prezzi, a beneficio dei proprietari terrieri ma lasciando senza mangiare i sudditi del papa. Il pane ad esempio a Roma come in Romagna o nelle Marche, é di quattro volte superiore al prezzo praticato a Napoli, a Firenze o a Torino. Riguardo poi ad altre importazioni (rarissime) non sono   libere,  la tecnologia é esclusa in toto, parlare di ferrovie neppure osare.
La migliore situazione è quella del Lombardo-Veneto, in particolare, la Lombardia. Soprattutto é un benessere dovuto unicamente ai Milanesi, che  benchè gravati di tasse  non smisero di operare alacremente. Bisogna però anche aggiungere che con la rigorosa amministrazione austriaca, le tasse prendevano una giusta destinazione, e alla fine risultavano meno gravose dei governi precedenti. Cioè si rubava e si sprecava  meno di prima.

L'urbanistica  subisce grandi trasformazioni, e rispetto al grande progetto napoleonico monocentrico, lo sviluppo dato dagli austriaci é policentrico sull'asse di corso Venezia e corso Sempione, enfatizzando  le due larghe e grandi direttrici con  ai lati grandi edifici, come a Vienna.
MILANO sorge su 823 ettari, conta circa 200.000 abitanti dentro le mura, 46.580 fuori, dediti alle occupazioni rurali e al piccolo artigianato.  Sono chiamati i comuni dei "corpi santi" (perchè sono proprietà terriere laiche ed ecclesiastiche) che  si opporranno fino al 1873 all'espansione comunale di Milano; e cederanno solo quelli della parte sud. L'espansione a nord  sarà sempre ostacolata e quindi limitata, creando quella distorsione per l'equilibrato sviluppo futuro dell'intera capitale lombarda fino agli anni 1970-80
Si é riscontrato in questi anni - dal 1815 - un rallentamento di quel processo di industrializzazione bloccato dalle importazioni austriache, ma l'economia milanese   con la popolazione a forte vocazione mercantile, negli ultimi anni, in particolare dal 1831 in poi, ha reagito efficacemente  creando una miriade di piccole industrie artigianali.
La camera di commercio di Milano, molto realista, quindi mettendo da parte il sentimento nazionale (che si vuole ad ogni costo far apparire) auspicava il proprio ingresso addirittura nello Zollverein tedesco come via per conseguire una maggiore prosperità. Alla Germania, l'industriale italiano guardava con molto simpatia. Purtroppo la stessa Vienna che si era rifiutata di entrare nell'unione doganale della Zollverein (temendo una unione politica che avrebbe resa Vienna poco influente)  ostacolò il progetto lombardo-milanese.

Proprio in questo 1842 - un ministro di Carlo Alberto, visitando la Lombardia, la trovò più ricca che mai, ma fra le altre cose negative, non approvò la politica austriaca sull'istruzione; che era quella di voler dare alle classi inferiori un'istruzione di livello superiore a quello richiesto dalla loro condizione sociale. Provò invidia che  Milano oltre che essere alla testa in molti altri campi (industria, agricoltura, comunicazioni) mandava a scuola 1 fanciullo su 13; in Piemonte 1 su 58, a Napoli 1 su 100. Milano era  superiore perfino alla stessa Inghilterra, 1 su 16.

La censura austriaca non era poi così severa;  nella sola  Milano si pubblicavano e si vendevano più giornali  che non il Piemonte e la Toscana messe insieme;  il numero delle testate era addirittura il doppio. Il "Politecnico" di Cattaneo, che auspicava rivoluzionarie riforme liberali, non fu mai censurato. Gli Annali di statistica (proibito in altri stati italiani  perchè era un vero "diavolo perturbatore") usciva a Milano regolarmente. Le restrizioni furono blande, l'attività editoriale prosperava anche con opere in cui era implicito anche un vigoroso significato politico, come quelle di Manzoni, Tenca, Cantù. Perfino il piemontese Azeglio preferiva far uscire le sue opere a Milano e non in Piemonte.

Del resto con questa prosperità e quasi indipendenza di fatto, lo stesso Metternich (forse anche per stroncare le idee mazziniane)  stava progettando una unione economica con la Lombardia, concedendo un tipo di autonomia del tipo federalista. Cattaneo che sosteneva  il federalismo repubblicano, ne era certamente a conoscenza, visto che lui e Petitti non facevano mistero nel ritenere non necessaria la completa indipendenza della Lombardia dall'Austria. Nel '48 alle Cinque giornate di Milano, di fronte al fallimento (così ambiguo) di Carlo Alberto, l'iniziale entusiasmo dei lombardi cominciò ad affievolirsi e non tutti erano convinti (dando ragione a Cattaneo) che l'Austria era il vero nemico; molti iniziarono a diffidare del Piemonte, quando nei brevi giorni di libertà (dopo il plebiscito)   Carlo Alberto invece di rincorrere gli austriaci presi alla sprovvista (per soli pochi giorni divenne re dell'Italia settentrionale) fece capire che la Lombardia e il Veneto (suo ma virtuale) si fondevano col Piemonte con le leggi e le istituzione sabaude. Cattaneo ebbe appena il tempo di affermare "piuttosto che dare la Lombardia  in mano a un traditore come quello, preferisco la riconquista di Milano da parte degli austriaci", che gli austriaci arrivarono.
Mentre Carlo Alberto "raccoglieva e contava voti, Radetzky  raccoglieva e contava soldati a Verona". Dopo poche settimane gli austriaci riconquistavano Milano. Radetzky in difficoltà a Custoza aveva offerto a Carlo Alberto, Milano, ma il sabaudo rifiutò, era convinto di vincere da solo fino a Venezia (dall'Austria qualche parente gli comunicò che Vienna stava cedendo),   non volle che si costituisse un esercito regolare lombardo, non predispose un piano di difesa della città, non ripiegò nemmeno su Piacenza ma su Milano che però abbandonò immediatamente, respinse l'offerta di collaborazione di Garibaldi, e infine  rifiutò l'aiuto degli ex nemici francesi, pronti ad aiutarlo con 60.000 soldati al confine. Troppa sicurezza aveva, qualcosa di losco ci doveva essere per forza.
Ma  Carlo Alberto e Vienna, non avevano previsto l'ostinazione dell'82 enne generale Radetzky; che ignorò l'ordine di Vienna, si trincerò a Peschiera, con i treni intelligentemente concentrò la sua armata a Verona, poi sferrò un potente contrattacco e inseguì il re sabaudo fino a Novara (e se voleva arrivava a Torino).  E Carlo Alberto si arrese, assicurandogli che non avrebbe mai più aiutato nè i lombardi né i veneti. Quelli che pochi giorni prima aveva accolto come cittadini del suo regno. Ebbe poi la felice idea di abdicare, dopo pochi mesi in esilio moriva di crepacuore appena cinquantenne. Forse riesaminando la sua vita; costellata di fallimenti, e che resta ancora oggi così enigmatca e contraddittoria da apparire perfino misteriosa.
( Ma ci arriveremo a suo tempo )

Dopo i salutari provvedimenti dell'abbattimento delle tariffe doganali, che promettevano sviluppo e benessere  un po' a tutti, sembrava  che gli interessi sull'allargamento dei mercati tra gli stati - assumendo un valore commerciale - avrebbero fatto dimenticare o rese marginali le questioni politiche. Cioè che all'unione politica ci si arrivava quasi automaticamente con una unione economica. Tutto lo lasciava sperare.  Ma non fu così, anzi, appena iniziarono i primi entusiasmi di queste aperture commerciali, il primo a temerle come  pericolo  politico fu proprio Carlo Alberto; perfino con Leopoldo di Toscana, come a volergli contrastare la popolarità o l'espansione economica. Riluttante a ridurre le proprie tariffe doganali il Savoia lo sarà fino al 1847, quando a fianco di Leopoldo si schierò perfino il nuovo papa Pio IX,  per formare una lega doganale "come mezzo" per escludere l'Austria dall'Italia e assicurarsi la direzione della penisola. Sembra strano che non ci avesse mai pensato proprio il re piemontese


In questo 1842 il re sabaudo non si é ancora esposto, ma il 3 novembre del  '47 uscirà allo scoperto affermando:  "la lega doganale è un avviamento e un mantello alla lega politica in funzione antiaustriaca e nazionale". Attenzione, dice "nazionale" - sta pensando innanzitutto al suo regno e non all'unità d'Italia repubblicana e veramente democratica.

L'uomo che quest'anno sta per la seconda volta imparentandosi con gli austriaci, forse già sta organizzandosi e pensando come tradirli. Cattaneo e molti milanesi lo capiranno dopo.  Metternich lo ha già capito quest'anno e non lo nasconde. Secondo Farini molti stati italiani avevano più paura di Carlo Alberto che di Metternich. Quest'ultimo era nel bene e nel male un vero politico, e obiettivamente  agiva con onestà nel fare gli interessi dell'Austria, mentre l'altro era un egoistico avventuriero senza scrupoli, voltagabbana,  e anche sprovveduto. Era convinto di poter da solo sconfiggere gli austriaci, e rifiutò perfino l'aiuto degli ex nemici Francesi, quelli che aveva fatto sempre "credere" (?)   a Metternich di volerli combattere insieme.  Una cosa temeva,  che i francesi gli avrebbero presentato prima o dopo il conto più salato di quello austriaco.

Questo  enigmatico CARLO ALBERTO, re di Sardegna, a inizio anno sconcerta ancora una volta amici e nemici con il suo ultimo colpo di scena. Porta  sull'altare suo figlio ventiduenne VITTORIO EMANUELE per farlo unire in matrimonio con  ADELAIDE d'ASBURGO arciduchessa d'Austria.

Per molti liberali moderati o estremistici che nutrivano ancora qualche speranza  di vedere Carlo Alberto schierato contro gli austriaci, é proprio un brutto momento. Con un alleato-parente come quello austriaco, così repressivo, sempre pronto  Radetzsky con il suo esercito di 100 mila uominia a scendere da Verona  su ogni regno ribelle per compiervi non solo un'occupazione ma a stroncare sul nascere  le sommosse antigovernative, l'avvenire non si presentava  molto roseo per chi credeva a breve termine alcuni cambiamenti sostanziali nella politica del Regno di Sardegna. Il comportamento di Carlo Alberto é dunque semplicemente sconcertante.

Dunque appare non roseo il futuro; invece tutto questo sembra abbia accellerato il processo involutivo di quasi tutte le monarchie risorte con la restaurazione e che lo scorso anno avevano riconfermato il conservatorismo.
Inutile nasconderlo, a forza di aizzare gli uni e gli altri, o a fare il doppio gioco, i piemontesi potevano scatenare un'altra guerra europea. (quello che rischierà di fare spregiudicatamente anche Cavour più tardi)

processo involutivo, perchè perfino nella stessa Austria e in Germania l'opposizione liberale sta crescendo proprio nelle file dei conservatori, in Olanda i liberali stanno per vincere le elezioni, e in Inghilterra  sta trionfando addirittura  tra gli oppositori tory. Il liberismo non ha insomma bisogno di teorici e di animatori ma si promuove da sè dove non è soffocato col sangue. Infatti, perfino  PEEL (una volta spietato conservatore reazionario) ha abbracciato il liberismo: é diventato un liberoscambista, e ha riconquistato lo scorso anno il governo; beffando i liberali (i wigh).

Ma questo matrimonio piemontese-austriaco, é servito anche per ricompattare le numerose società segrete, o   hanno stimolato la nascita di molte altre,  indipendenti da quelle mazziniane  e da quelle carbonare.  Comunque nelle vecchie e nelle nuove, si ripropone urgentemente il problema della via da seguire per realizzare l'unità e l'indipendenza d'Italia. Con chi agire, quando agire e come agire.
Una via non facile perchè manca coesione, i programmi non sono gli stessi e i metodi pure. In forte ascesa sono i liberali moderati laici e cattolici (appoggiati - questa sì - dall'opinione pubblica - fatta di contadini con consolidate tradizioni religiose; ma tuttavia anche questi nuovi movimenti hanno qualche spaccatura al loro interno;  sono molto distaccati  dalle idee dei carbonari e dei mazziniani (più oscuri i primi, più elitari i secondi, malgrado le esperienze londinesi del fondatore) né hanno capito bene cosa vogliono Buonarroti, Gioberti, D'Azeglio, Cattaneo ecc.
Alcune di queste spaccature  saranno come vedremo in seguito uno dei motivi del fallimento di una serie di iniziative insurrezionali, che pur ispirandosi a Mazzini (una si chiama appunto La Nuova Giovine Italia) lo stesso Mazzini tenterà perfino di impedire, perchè ritenute troppo azzardate.

La  repressione é ancora forte, e i tribunali nel giudicare i sovversivi sono implacabili, in modo particolare quello dello Stato Pontificio che non conosce tregua.

I FATTI IN CRONOLOGIA

Il 20 MARZO all'Aquila, il tribunale militare, nel giudicare i colpevoli della ribellione dello scorso settembre (proprio gli appartenenti alla "scheggia" de  La nuova Giovine Italia), ha calcato non solo la mano nel condannare all'ergastolo decine e decine di congiurati, ma ha mandato anche al muro otto imputati ritenuti capi della rivolta. Altri sei li seguono sul patibolo a settembre.

12 APRILE - A Torino al castello di Stupinigi grande festa in casa Savoia. Il principe ereditario del Regno di Sardegna, VITTORIO EMANUELE, sposa Adelaide Francesca, arciduchessa d'Austria. I liberali sconvolti possono solo consolarsi con l'amnistia che Carlo Alberto in questa circostanza concede ad alcuni cospiratori dei moti del 1821, cioè dopo 21 anni. Quella cospirazione che lo stesso Carlo - allora principe di Carmagnola - non era del tutto estraneo.

9 LUGLIO - Il duca di Lucca firma il progetto per la costruzione della ferrovia Lucca-Pisa.

15 SETTEMBRE - E' Padova quest'anno a ospitare il IV congresso degli scienziati. Non dimentichiamo che Padova è sotto la sovranità austriaca, e la stessa Università che ospita il congresso, dipende dal ministro dell'istruzione viennese. Ma quella tolleranza che abbiamo accennato su Milano è presente anche nel Veneto.
Ne fa fede del resto LUIGI ALESSANDRO PARRAVICINI, il creatore del famoso volumetto Il Giannetto. Un libro per ragazzi, ma nello stesso tempo un vero e proprio manuale scolastico in cui si espongono nozioni di storia, geografia, scienze naturali, igiene, macchine, agricoltura e mestieri vari. Un libro pedagogico che illustra queste nozioni con un  bambino narrante, povero, ma che poi riesce con l'istruzione a farsi una posizione, a crearsi una famiglia, a diventare benestante.
Parravicini, milanese, insegnante, in una scuola di Como (austriaca) fu chiamato dai funzionari dell'impero asburgico  a studiare il funzionamento delle scuole austriache (interamente laiche) per poi allestirle nel Lombardo-Veneto. Proprio quest'anno, a Parravicini  gli viene dato l'incarico della direzione della scuola tecnica di Venezia, dove rimase tutta la vita.
A Napoli i Borboni il prossimo anno istituiranno per la prima volta le scuole elementari, ma le affideranno interamente ai vescovi. Fra l'altro autonomi in ogni diocesi, e con un programma scolastico da loro deciso. 

IN OTTOBRE lo Stato Pontificio promulga  il nuovo codice di procedura penale e quello per i processi criminali. Tra le nuove leggi - che dovrebbero essere se non proprio liberali almeno umanitarie - non é stata eliminata la pena di morte. La fucilazione e la ghigliottina in via dei Cerchi a Roma seguiterà a funzionare fino al 1865 (vedi foto).
Ma tra le righe di questo codice c'è anche un piccolo preoccupante articolo, che abolisce - rispetto al passato - le eccezioni a favore dei ceti elevati. Sono d'ora in avanti,   giudicabili e condannabili come tutti gli altri. Indubbiamente questa forma di condanna "democratica" uguale per tutti, significa che nelle cospirazioni iniziavano a predere parte non solo plebei e militari, ma anche elementi appartenenti all'aristocrazia, e a loro bisognava inviare chiaro il messaggio: "morirete impiccati o fucilati anche voi!".

7 NOVEMBRE - Quasi festa in Romagna, nell'apprendere la morte del famigerato cardinale Agostino Rivarola. Le sue feroci repressioni sono rimaste nella memoria di tutti i romagnoli.  Nominato nel 1823 da Papa Leone XII, inquisitore unico, capo della polizia con pieni poteri, con i suoi processi sommari senza appello,  mandò sul patibolo e condannò al duro carcere migliaia di costituzionalisti. Il regime poliziesco che impose fu il più implacabile fra tutti gli Stati italiani, peggiore di quello austriaco.

12 DICEMBRE - Dopo i due piccoli tronconi (Napoli-Portici e Milano-Monza) inaugurazione della prima vera e propria strada ferrata in Italia che unisce due città importanti su una direttrice di grandi traffici. Venezia (per il momento con la stazione a Marghera - in costruzione il ponte sulla laguna) viene collegata a Padova. Primo tratto dell'austriaca  linea Venezia- Padova- Vicenza- Verona- Brescia- Treviglio- Milano.
Sarà terminata nel marzo del 1846. 26 ore il viaggio da Milano a Venezia.
Una ferrovia che si rivelerà poi un arma strategica, quando Carlo Alberto dopo aver cacciato gli austriaci da Milano, attardandosi per fare il plebiscito, la ferrovia servì a Radetzky (82 anni) per convogliare dall'Austria e dal Veneto, su Verona e Peschiera imponenti rinforzi per sferrare la grande e decisiva offensiva.
Una ingenuità o ottusità (qualcuno disse scelta deliberata) che costò all'Italia quasi trent'anni di ritardo per cacciare via (i Sabaudi) i loro "parenti" austriaci dalla Lombardia e dal Veneto.

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CINA: Finisce la Guerra dell'Oppio. La Gran Bretagna, stato molto morale, fa la guerra alla Cina per imporre il traffico dell'oppio. La Gran Bretagna con la forza di armi moderne impone il traffico dell'oppio. Con la Pace di Nanchino Hong Kong viene ceduta agli Inglesi e cinque porti convenzionati vengono aperti agli occidentali. (By Pier Paolo Chiapponi)
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*** CRAWFORD LONG sperimenta per primo L' ANESTESIA con l'etere in una drammatica (ma necessaria e urgente) operazione chirurgica su sua figlia. La utilizza poi anche in un paziente per rimuovere un tumore, ma per quattro anni l'esperimento non viene portato a conoscenza. La prima anestesia effettuata pubblicamente è quella di  un dentista, GREEN MORTON , che usa l'anestesia (diventa così il primo anestesista) il 16 ottobre 1846 per far operare un chirurgo

***  JOHN BENNET LAWES inventa, brevettandoli i FERTILIZZANTI chimici agricoli, basati sui perfosfati. Inizia la trasformazione dell'agricoltura mondiale. Si calcola che in brevissimo tempo questa scoperta abbia moltiplicato i raccolti dalle tre alle cinque volte e permesso di ridurre i costi delle derrate alimentari di quattro volte.

*** Uno sconosciuto WILLIAM COOKE brevetta un sistema (dispositivo per rinforzare il segnale) per far passare gli impulsi telegrafici del "punto e linea" inventati da Morse, attraverso dei cavi sospesi a dei pali. Permetterà questa invenzione a MORSE di costruire il prossimo anno con i finanziamenti del Congresso USA, la prima linea telegrafica Washington-Baltimora, destando molto clamore su tutti i giornali del mondo e una grande richieste di linee da parte di tutte le redazioni dei giornali. In brevissimo tempo  le campagne sono disseminate di "pali telegrafici".  L'era delle notizie trasmesse in tempo reale, il battesimo del mondo dell'informazione inizia  il  24 maggio del 1844.
Il TELEGRAFO vivrà ininterrottamente per 149 anni. Verrà soppresso proprio nello stesso luogo dove é nato il 10 agosto del 1993.

*** CHRISTIAN DOPPLER, fisico austriaco con alcune esperienze scopre l' EFFETTO che porta il suo nome.
Una scoperta che avrà in seguito una enorme  importanza in astrofisica (permetterà di stabilire la velocità di stelle e corpi celesti tramite i loro spettri luminosi.

*** GIUSEPPE VERDI (1813-1901) alla Scala di Milano il 9 marzo  ottiene un successo trionfale con la prima rappresentazione dell'opera NABUCCO. Dopo un piccolo successo del 1839 (Oberto) e il fiasco del 1840 di un opera buffa  (Un giorno di regno), seguiti dalla morte di un figlio e della moglie, Verdi era profondamente mutato ed aveva  perso vitalità e voglia di continuare. Fortunatamente fu sollecitato a persistere dal suo impresario Merelli ma anche da altre importanti persone. Si disse opera "collettiva" - come  quella del prossimo anno, I Lombardi alla prima crociata, destinata ad accendere gli animi dei patrioti italiani.
(Ma al riguardo del Viva V.E.R.D.I - la leggenda fu manipolata (vedi sotto la nota)
La grande "stagione" verdiana ha comunque inizio da quest'anno, con  opere di intensa drammaticità, concezione tragica  e nello stesso tempo virile della vita.
Monopolizzerà per 59 anni la musica italiana, il genere, sempre più distante da quella tedesca, sinfonica.
Polemizzerà con Wagner, ma poi anche lui nelle ultime opere (come nel Falstaff) apre nuove vie al dramma musicale italiano. Verdi cesserà di vivere nel 1901.

(*) Riguardo a questa leggenda del V.E.R.D.I. sui muri, è abbastanza inverosimile; infatti facciamo  notare che all'epoca dei fatti, Vittorio Emanuele II, aveva appena 22 anni, era uno sconosciuto soldato, e proprio l'anno della 1a rappresentazione del Nabucco, aveva sposato Maria Adelaide d'Asburgo, e lo stesso Vittorio era figlio di Maria Teresa d'Austria-Lorena, quindi consorte di suo padre.
(Non era proprio il caso si applaudirlo -sarebbe stato un paradosso)
 Fino al 1849 re (del Regno di Sardegna) era suo padre Carlo Alberto, che salito sul trono nel '31 represse nel sangue e nel suo stesso Piemonte ogni moto liberale. 
E non solo non convinse la sua guerra all'Austria del '48 (a Milano, Cattaneo lo definì un "traditore" e "che era meglio la riconquista austriaca di Milano che non la "sua liberazione"...."mentre lui contava i voti,
Radetzky conta soldati")
Poi nel successivo '49 (23 marzo) "si fece" battere a Nov
ara da un solo generale austriaco (arrivarono addirittura ad insinuare che Carlo Alberto si fece battere apposta dagli austriaci per essere "costretto" a ritirare lo Statuto- vero o non vero quella "non" battaglia fu molto ambigua, come del resto è risaputo, il sovrano stesso). La Guerra  che  Carlo Alberto aveva dichiarato ai suoi parenti Austriaci, durò nemmeno un giorno, poche ore, e si concluse con un altro "tradimento"  alle porte di casa. Lui non c'era, e la colpa la si diede a Ramorino, assente anche lui (!) (Cioè un esercito che fa la guerra senza il re e i generali in campo). Dopo la sconfitta e la sua abdicazione e l'esilio, il 6 agosto (rinnegando l'impegno del padre preso a Milano)  suo figlio Vittorio Emanuele firmò il trattato di pacificazione con l'Austria. Non certo a favore dell'Italia.  Citiamo il Rapporto del nunzio pontificio del 13 aprile 1849, P. Pirri, Pio XI e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, 2 voll., Roma 1944.61, vol. 1, p.24) "Il re ratificò il trattato con l'Austria giungendo persino a proporre che le sue truppe aiutassero gli austriaci e i francesi".

Pochi giorni dopo, la repressione promessa a Radetzky, Vittorio Emanuele  gli tenne fede: a Genova  scoppiata una rivolta repubblicana antimonarchica Vittorio Emanuele  non indugiò a far marciare sulla città il generale La Marmora, ad assediarla, costringerla alla resa, ristabilire l'ordine con la forza, arrestare e condannare a morte gli elementi repubblicani (altro che applausi e vive Verdi!!!)

In quanto ai questi "tripudi" (w V.E.R.D.I.) a Venezia, Daniele Manin e i suoi Veneziani, con la loro resistenza, non lottarono certo per Vittorio Emanuele (che ripetiamo il 22 Marzo del 48 a Venezia non sapevano nemmeno chi fosse - era un giovane sconosciuto, mai citato in nessun giornale), ma lottarono per la Repubblica di San Marco, non per il Re di Sardegna Carlo Alberto. Poi nel '59 suo figlio V.E.R.D.I. (Vitt. Em.) fece loro un altro bel "regalo", lasciò agli austriaci il Veneto (dando le dimissioni, proprio Cavour definì questa cessione  "un tradimento fatto agli italiani"; e nel '66 V.E.R.D.I. ne fece un altro (quello che i Veneti ancora oggi chiamano "la grande truffa" dell'annessione. (Alla battaglia di Lissa a battere la Marina Sabauda furono (quadri e marinai) Veneti, non gli austriaci! ) 

(vedi i corrispondenti  anni)

Qualcosa di vero sul V.E.R.D.I. c'è. Ne fa un accenno Luigi Orsini, nel suo Giuseppe Verdi, ed. SEI, Torino, pag. 107. "Nel Ballo in maschera che si rappresentò all'Apollo di Roma il 17 febbraio del 1859, nelle lettere che compongono il nome di Verdi il pubblico lesse le iniziali di parole altrimenti significative: Viva Vittorio Emanuele Re D'Italia. Nome profetico, che rinverdiva le speranze degli italiani". Tutto qui, il resto è leggenda  creata ad arte (dai Savoia stessi)
Giuseppe Verdi sollecitato da Cavour -che cercava per il Parlamento uomini di prestigio- rifiutò, ma  poi accettò di fare il deputato a Torino, ma ci rimase solo quattro mesi. Il tempo per essere presente alla memorabile seduta nella quale il Parlamento dichiarò la Costituzione del Regno D'Italia. Non del popolo italiano, perchè  l'unico assente era proprio il popolo italiano.

Ndr. Francomputer

*** GOGOL (1809-1952) pubblica una delle massime opere della letteratura russa e mondiale. Le anime morte (purtroppo incompiuto).  Una critica del regime dei servi della gleba condotta in uno stile ironico e sarcastico. Ironia e grottesco creano quella maniera caratteristicamente gogoliana, detta del "riso attraverso le lacrime", come    Il Cappotto, l'Ispettore generale ecc.

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