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CRONOLOGIA

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E PAESI

ANNO 1843
I Personaggi politici di questo periodo

VEDI ANCHE I RIASSUNTI DI QUESTO PERIODO IN STORIA D'ITALIA

*** IL RITORNO DELLA LOTTA PER L'INDIPENDENZA
*** I PRIMI VAGITI DELLA  RIVOLUZIONE INDUSTRIALE IN ITALIA
*** GIOBERTI,  BALBO e il NEOGUELFISMO
*** "Il PRIMATO MORALE...." di GIOBERTI. IL  NULLA!
*** UN ISOLA CHIAMATA LAMPEDUSA
*** NASCE IL CALCOLATORE DI BABBAGE
*** COSTUME - RIMINI - NASCE L'INDUSTRIA BALNEARE
*** FILOSOFIA - KIERKEGAARD
*** ARTE -  SI AFFERMA WAGNER

Uno sguardo in generale dell'anno 1843

Il ritorno quest'anno della lotta dei cospiratori, anche con i fallimenti come all'Aquila, conclusasi drammaticamente, crea forti tensioni in tutto il Paese. Nella confusioni di come affrontare la questione dell'unità nazionale, con le iniziative di altre società segrete -  che anche Mazzini considera ora disperate - si assiste a un ritorno proprio di  compagini storiche -di matrice mazziniana ma più evolute perche moderate e realistiche - che non vogliono commettere errori con l'improvvisazione, che vogliono lottare solo per una Patria unica e repubblicana, con il popolo, ma non  prima di averlo organizzato, o meglio coagulato con altri ceti, come quello degli artigiani, commercianti, o quella categoria di ex conservatori (fra cui molti nobili) che   come in Inghilterra stanno abbracciando le idee liberali per non aver ostacoli nei commerci, nella produzione, in tutte quelle attività dinamiche che stanno procurando -come conquista- non più terre, ma capitali in moneta sonante. Lo stesso figlioccio trentenne del Conte di Cavour -che presto conosceremo- sta facendo in questo periodo spregiudicate operazioni in borsa, speculazioni commerciali, in banche, in ferrovie, in concimi, imbarcandosi in audaci operazioni finanziarie,  che suscitano molte diffidenze. Nei borghesi perchè é un aristocratico, nei nobili perchè si é dato agli affari e alla speculazioni. Ma anche perchè per entrambi lui é il figlio del vicario di Torino, cioè il capo della polizia di Carlo Alberto.

Fra i tanti progetti più o meno estremisti, nasce quello di VINCENZO GIOBERTI con un movimento detto del NEOGUELFISMO, che percorre -rispetto alle idee di Mazzini- un'altra strada, quella moderata e pacifica. Gioberti  non credeva al successo della rivoluzione d' ispirazione mazziniana, fatta con le insurrezioni, né credeva alle vecchie congiure d'impronta carbonara. Fin quando esisteva l'Austria - affermava - che  impediva e avrebbe impedito qualsiasi unione degli Stati italiani, c'era poco da sperare. Ogni iniziative era stata (lo si è  visto in questi ultimi anni), é,  e sarà sempre soffocata nel sangue. L'Austria  era dotata di "forza": c'erano 100.000 soldati  presenti nella guarnigione di Verona, sempre pronti ad intervenire.
Altro grosso ostacolo era il governo Pontificio  che ad ogni sommossa si appoggiava allo zelante alleato - agli  stessi austriaci - per stroncarla sul nascere

GIOBERTI (poi gli si affiancherà anche CESARE BALBO ma con alcune riserve) confida   nell'opera lenta delle riforme economiche (ma non ne indica di preciso nessuna) che potevano formare nel tempo la coscienza nazionale sostenuta dall'opera della stampa (Purtroppo proprio la stampa a Torino era sotto censura sabauda; proibito far circolare  quella degli altri stati e perfino quella di Milano pur sotto gli austriaci. Mentre nello Stato Pontificio della censura non c'era bisogno, non era permesso stampare nulla, nemmeno corrispondere con gli Annali di statistica.
Più che ad una unità d'Italia, Gioberti  era convinto che la migliore forma di governo doveva essere una confederazione di Stati (lontanissima da quella del CATTANEO), e   indicava questa lega italiana riunita dai Principi, sotto la guida del Papa, persona più adatta a esserne il capo per la sua autorità spirituale.

Queste idee e il suo distacco da Mazzini le esprime in modo molto chiaro nel volume che dà alle stampe (lui che invoca la libertà di stampa)  clandestinamente proprio quest'anno: Del primato morale e civile degli italiani. Esclude i moti insurrezionali, il ricorso alla violenza, e vede  (nel rispetto della tradizione) una riconciliazione dei sentimenti nazionali con la religione cattolica. Torna all'antico, all'opera civilizzatrice della Chiesa del periodo della caduta di Roma, a quella missione che il papato profuse sull'Europa.
Nel richiamarsi alla Chiesa medioevale, purtroppo Gioberti dimentica molte altre cose, dimentica l'oscurantismo, non menziona i secoli bui, e fa silenzio sulle censure. Il fatto che il suo libro non l'ha potuto stampare né far circolare liberamente negli stati che indica come ideali e potenziali riconciliatori, e lui stesso (sacerdote) é in esilio a Bruxelles, sembra ed é  una contraddizione..
Si disse che il libro fu scritto solo per ottenere un consenso dai clericali e coinvolgere nella riunificazione i cattolici moderati. Che Gioberti pensasse di poter mettere proprio il papa come soggetto propulsore di un rinnovamento, sembrò a molti suoi contemporanei  un'idea   campata in aria;  proprio la Chiesa,  in Italia, anche in questo periodo (che Gioberti indica fonte di valori morali e sociali) era lo Stato più conservatore, il più chiuso al modernismo europeo, e anche il più repressivo; inoltre era lo Stato   che spingeva  gli altri zelanti Stati alleati (gli austriaci in particolare - pur prendendo l'Austria in certi casi le distanze per non agitare ulteriormente la piazza) ad essere spietati nelle vendette quando richiedeva il loro aiuto.

Nemmeno in passato c'era mai stato un tale accanimento. La chiusura era totale, e ultimamente si era creato un muro invalicabile. Più degli Asburgo (anche se questa condotta proprio da loro (ma più cauto Metternich) era stata suggerita) lo Stato Pontificio  vietava  ai suoi vescovi governanti di ricevere (e anche leggere) qualsiasi genere di proposta che proveniva dai liberali (anche cattolici) e dai laici. Non si voleva mantenere nessun contatto, non si voleva prendere in considerazione alcuna proposta. Questo dopo che era passato la tempesta napoleonica, che molti stati avevano combattuto, ma che poi (esclusi quelli della Santa Alleanza) avevano cercato di percepire gli umori per non commettere gli errori fatti prima della   bufera. Esempio clamoroso l'Inghilterra -dove fede, liberalismo e monarchia,  e una parte dei conservatori più attenti,  iniziano a camminare insieme per il reciproco interesse. E i nuovi interessi ora sono tanti, sono quelli industriali, del liberoscambio, necessario al surplus delle produzioni che escono dalle macchine. Paradossalmente superata  la crisi napoleonica (il blocco continentale), con l'esplosione dell'industria, in pochi anni l'economia si era ripresa così bene che la nuova crisi era ora quella dell'eccedenza. Ha così avuto il coraggio il nuovo governo conservatore perfino di togliere il veto alle importazioni di grano, seminando il panico proprio tra i conservatori che erano proprietari terrieri. La scelta realistica era, che se non si importava, non si esportavano macchinari e prodotti. Dunque l'impegno a non esasperare gli animi di alcune nazioni era fortissimo.
(I milanesi molto realisti, volevano entrare ad esempio nella Zollervain tedesca per fare affari!)
Le motivazioni delle guerre erano dunque profondamente cambiate. Più che contese territoriali, c'erano le competizioni economiche. Per arrivare a questi obiettivi,   l'opportunismo geniale e il saper sfruttare i nazionalismi,  é dunque l'arma vincente di alcuni governanti.

Alcuni dissero che il libro e le idee del Gioberti contribuirono solo a paralizzare, a far fallire l'attivismo e alcune valide azioni insurrezionali. Che Gioberti confuse ancora di più le idee invece di chiarirle.
Infatti, anche quest'anno, sia lo Stato Pontificio che quello dei Borboni (chiusi a quelle spinte appena accennate sopra) trovarono spazio per intensificare lo spionaggio, sospettare, scoprire, e quindi punire sul nascere con arresti e numerose condanne alla pena capitale alcuni soggetti con propositi rivoluzionari, o più semplicementi liberali per essersi permesso di suggerire proposte non politiche o anarchiche, ma solo quelle   economiche. Cioè entrare nei governi delle città per cooperare nelle scelte.

In agosto  tocca a Salerno, con l'arresto di un centinaio di sospettati di sedizione, per lo più studenti di medicina. L'accusa é quella di essere collegati tramite il conte LIVIO ZAMBECCARI ai rivoluzionari che lottano contro il legato dello Stato Pontificio che governa Bologna. Dalle truppe borboniche parte prima la repressione su Napoli e Salerno, poi i Borboni rivelando al papa i collegamenti del gruppo salernitano con quelli dell' Emilia e la Romagna, le truppe pontificie scatenano  una immediata repressione a Bologna sui gruppi liberali che sono indicati come "bande" di ribelli anarchici (chiamarli rivoluzionari é severamente proibito)..
E' la miccia che fa scatenare improvvisamente proprio i gruppi rivoluzionari bolognesi in una tremenda battaglia (a Castel del Rio - il 24 AGOSTO) con l'esercito pontificio inviato a stanarli a Savigno, dove i ribelli si sono rifugiati prevedendo la durissima repressione che si sarebbe scatenata in città. Lo scontro si concluse con una carneficina; furono uccisi i capi, arrestati molti ribelli, mentre i sopravvissuti, quelli guidati dai fratelli MURATORI, non si diedero per vinti,   ma anzi con più determinazione  proseguirono l'azione nello stile classico delle rivoluzioni.

A settembre, l'8,  i rivoluzionari guidati dai fratelli MURATORI unendosi ad altri gruppi autonomi (di MARZARI e di  RIBOTTI) marciano compatti  su Imola, invitano la popolazione della città alla rivoluzione, assaltano il governo per uccidere i vescovi legati pontifici, che però si mettono in salvo fuggendo; prima quello di Imola poi quello di Ravenna, che già avvertiti delle intenzioni dei ribelli hanno fatto subito convergere le truppe pontificie sulle due città.
L'esito per i rivoluzionari è disastroso. Molti cadono sul campo, altri si mettono in salvo,  moltissimi sono catturati,  processati da una commissione straordinaria,   inflitte pene esemplari e  venti di loro, ritenuti i capi,  condannati immediatamente alla pena capitale.

Con il fallimento dei gruppi rivoluzionari a Bologna e Imola, divampano ancora di più  le polemiche sul metodo per condurre l'azione dentro i vari progetti di unificazione dell'Italia. Discordie in Italia e all'estero per i metodi tra i moderati e quelli sempre favorevoli alle azioni insurrezionali più disperate.
Quello che però  appare evidente a tutti  é la mancanza di coordinamento. Grande voglia di agire in alcuni gruppi (e questo é un buon segnale), ma sono iniziative condotte in un modo inconsulto, che alla fine fanno - inutilmente, anche se con tanta generosità - morire sul campo i migliori attivisti.

Anche  MAZZINI si dibatte su questo dilemma: azione o moderazione. Sta coordinando un difficile comitato di moderati a Parigi, ma nello stesso tempo non ferma l'azione del progetto dei due fratelli BANDIERA (ufficiali della Marina austriaca, baroni, ma entusiasti mazziniani) che hanno intenzione di innescare una rivolta in meridione contro i borboni, per poi estenderla nel resto d'Italia.
Finirà come a Imola in una tragica, disperata, anche se eroica, impresa.
(la leggeremo il prossimo anno)


I PRIMI VAGITI DELLA  RIVOLUZIONE INDUSTRIALE IN ITALIA
E QUELLO DELL'INDUSTRIA BALNEARE

*** A Biella inizia la rivoluzione industriale italiana. Pioniere pochi anni prima, era stato PIETRO SELLA, ma ora é il figlio a cogliere l'occasione d'oro, per dare slancio alla sua fabbrica e a tutto il settore. Pietro  nel 1816, da Seirang (Belgio) con una operazione di contrabbando (rigorosa era la vigilanza protezionistica nei Paesi che avevano il monopolio del tessile) attraverso i valichi e viaggiando di notte per non farsi scoprire, aveva introdotto   la sua prima macchina per la cardatura della lana in una piccola fabbrichetta biellese a Croce Mosso (oggi estinta).  PIETRO SELLA poi nel 1831 sulle sponde del fiume Cervo, a Biella Chiavazza, aveva fondato la sua prima vera fabbrica (oggi monumento archeologico dell'era industriale).
Non ci poteva essere momento più favorevole per lo sviluppo di questo importante settore. A Milano dove erano già esistenti grandissime fabbriche  tessile (lana, cotone, seta), la seconda (della restaurazione) dominazione austriaca aveva modificato anche quella economica. Dando priorità ai prodotti fabbricati nei territori austro-ungarici e riversati su Milano e sull'Intera Lombardia, l'Austria aveva provocato un immediato crollo dei prezzi, seguito subito dopo da fallimenti e chiusura delle maggiori fabbriche milanesi.  Fabbriche tessili che avevano già alle spalle una lunga tradizione di "pannaioli" iniziata ancora sotto i Visconti e gli Sforza cinque secoli prima. Fallirono così industrie che prima soddisfacevano  non solo il proprio territorio ma anche il Piemonte e il Ticino.

Vienna ritornandoci nel 1815 con la restaurazione, Milano l'aveva prostrata fin dai primi anni. Più che vendicarsi preferì non fidarsi più dei milanesi. Gli austriaci bloccarono ogni sviluppo, anche se i milanesi reagirono con una miriade di fabbrichette artigianali di qualità, per soddisfare il mercato interno e per non perdere i commerci con la Svizzera;  insomma i mercanti, non si arresero alla recessione.
Comunque in questa critica situazione a guadagnarci fu il Veneto (più remissivo nei confronti degli austriaci). Sono infatti sorte in pochi anni due grandi fabbriche tessili, ed é in pieno  boom la gelsicoltura e l'allevamento dei bachi da seta.
Nel Vicentino, nel 1836, un certo PIETRO MARZABOTTO (poi Marzotto) partendo da un piccolo laboratorio artigiano fondato nel 1800, ha inaugurato a Valdagno Vicentino un grande stabilimento tessile;  e altrettanto ha fatto il pannaiolo  ROSSI  a Schio: ha costruito una fabbrica meccanizzata introducendovi, come il Marzabotto, i filatoi meccanici e i telai Jacquard. Sia per le commesse austriache militari, sia per rifornire il mercato lombardo, le due fabbriche  sotto gli austriaci non conoscono di certo quella crisi presente in Lombardia, soprattutto nel Milanese. Coprono le richieste sulla propria area, in più forniscono il mercato lombardo e quello austriaco con le massicce forniture militari.

Sul contesto culturale a Milano ci fu un cauto e reciproco idillio (anche se non era più come quello precedente, tenuto vivo da Maria Teresa). L'attività editoriale ad esempio continuò a prosperare e a estendersi più che altrove in Italia. Ma sul contesto economico a uno sguardo più approfondito la situazione appare critica ma  nello stesso tempo in movimento; si nota infatti in questi ultimi anni una crescente compattezza tra le varie classi cittadine nella opposizione all'Austria. Coesione che culminerà nelle cinque giornate del 1848 (anche se emergeranno quasi subito le differenze tra i democratici - che credono nella lotta di popolo (Cattaneo ecc.) - e i moderati (Casati ecc.) che temono  il popolo al potere e che vedono invece una fusione col Piemonte sabaudo. Prevarranno questi ultimi, ma dopo la figuraccia di Carlo Alberto, ne escono ridimensionati, sconfitti , con il risultato che ritorneranno a Milano per la terza volta gli austriaci.

Se il Veneto si era avvantaggiato a spese della Lombardia,  per un'altra ragione si era avvantaggiato il Piemonte, prima rifornito proprio dalla Lombardia. Non solo sono nate le prime fabbriche per soddisfare la domanda locale, ma con una serie di mutamenti nelle politiche doganali, prima protezionistiche, poi  la libera importazioni lo scorso anno dei macchinari inglesi, il settore tessile ha una vera e propria esplosione nelle valli biellesi.
Del resto, la politica di Carlo Alberto é quella di non favorire gli austriaci e anche se è parente degli Asburgo non vuole favorirli. Aveva ragione Metternich: "odia la Francia ma anche noi non siamo graditi"

A Biella c'è l'epicentro di questa boom  con il pioniere Sella. Fiutando subito la situazione che da lì a poco si sarebbe creata, fin dal 1816 Sella é partito, e si è subito avvantaggiato;  passano solo quindici anni e nel 1831 costruisce la sua prima grande fabbrica. Ne passano altri dodici,  ed é ora  il figlio QUINTINO SELLA, scienziato mineralogo, viaggiando e assorbendo il meglio dall'Europa (Finanze, Banche, Risparmio, Industria ecc.) che inizia la grande attività dando l'impulso a tutto il settore, trasformando  Biella in una Manchester d'Italia. Sella acquista una popolarità tale che presto non solo verrà mandato in Parlamento, ma sarà anche un grande statista, capace di sanare (spregiudicatamente e con tanta impopolarità proprio nei ceti alti) in pochi anni le finanze italiane.

Quintino Sella quest'anno ha colto anche lui al volo, come suo padre,  la situazione che si è creata in Piemonte. Contribuisce non poco a far decollare l'industria manifatturiera biellese adoperandosi a fare il primo passo verso la civiltà industriale italiana. Essendo il tessile ad alto assorbimento di manodopera, le prime  vere grandi fabbriche, nascono proprio a Biella e nel Biellese. L'indotto con  la meccanica e tutto il resto trasformarono l'intero territorio. Ancora nel 1900 era la zona a più alta concentrazione industriale; con alcune fabbriche  che impiegavano dai 1000 ai 2.000 e più operai, e alcune anche 8.000, in larga maggioranza donne e bambini.

I FATTI IN CRONO

10 GENNAIO - I Borboni istituiscono con un decreto, nel loro Regno delle Due Sicilie, L'ISTRUZIONE ELEMENTARE.   Si vuole copiare l'Europa, ma la si copia male. La scuola non è obbligatoria, le spese sono a carico del Comune, e l'intero settore viene affidato ai vescovi delle varie diocesi della Chiesa.

11 FEBBRAIO - A Milano alla Scala grande successo di GIUSEPPE VERDI con la prima dei Lombardi alla prima crociata. Nell'opera compare il Coro dei lombardi. Nell'aria che a Milano si respira - antiaustriaca - diventa  subito popolare, orecchiabile, accattivante. Viene adottato come inno dai patrioti.

25 APRILE - Carlo Cattaneo si fa promotore alla Camera di Commercio di una inziativa che intende premiare gli imprenditori milanesi che si sono distinti in questi critici anni. Alla manifestazione le autorità austriache intervengono, anche se Cattaneo premiando con medaglie gli imprenditori milanesi, intende  inviare un chiaro  messaggio sia ai milanesi (spingerli all'emulazione), sia agli austriaci ("nonostante voi, noi siamo "vivi" e non ci piegherete").

30 MAGGIO - A Milano nasce la prima stazione ferroviaria sul genere di quelle inglesi. E' la Stazione di Porta Tosa, capolinea della  ferrovia Milano-Venezia; attualmente aperta solo nel primo tratto Milano-Monza, ma già in fase di completamento.

30 LUGLIO - Il sacerdote VINCENZO GIOBERTI, in esilio a  Bruxelles, pubblica e fa introdurre clandestinamente in Italia, l'opera Del primato morale e civile degli italiani. Un'opera intellettuale che gli avversari di parte laica e repubblicana, bollarono come NEOGUELFISMO per sottolinearne il contenuto anacronistico e retrivo. Gioberti fa sorgere questo movimento per affermare i valori di un cattolicesimo liberale e nazionale e fa confluire vari elementi: le speranze di una riforma della Chiesa in senso democratico; l'aspirazione a un primato morale dell'Italia cattolica nell'Europa dei popoli; l'idea di una unità da conseguire attraverso una confederazione di stati presieduta dal papa; il recupero in chiave romantica del cristianesimo delle origini; infine qualche spinta federalistica e autonomistica ma senza indicare nessuna via.
A diffondere questi principi (del cattolicesimo liberale) contribuirono anche Manzoni Capponi e Balbo. Per alcuni anni i moderati s'indirizzarono verso queste tesi, che furono rafforzate quando salì sul soglio nel '46 PIO IX, dando l'impressione ("finalmente -si gridò - un papa liberale") di assecondare  la prospettiva giobertiana. Ma dopo l'allocuzione papale  del 29 aprile  del 1848, con la quale il pontefice clamorosamente  si ritirava dalla guerra d'indipendenza (e anche dopo l'assassinio di Pellegrino Rossi, fautore di una trasformazione in senso laico dello Stato della Chiesa) delle tesi neoguelfe non se ne parlò più. Anche Gioberti, dopo la brevissima carica di presidente del consiglio sabaudo (qui non riuscì ad esprimere una precisa linea politica) alla sconfitta di Novara di Carlo Alberto, si ritirò -questa volta volontario-. in esilio in Francia, dove morirà quasi dimenticato nel '52 a Parigi; ma ci lascia Del rinnovamento civile d'Italia, in cui esprime posizioni politiche completamente assai diverse da quelle del Primato. (L'esperienza negativa aveva influito non poco).
Del resto già in Introduzione allo studio della filosofia, che é del 1840 (che è solo  -dalla prima all'ultima pagina- una polemica con Rosmini e Cousin), Gioberti  voleva razionalizzare la laicizzazione completa del cattolicesimo (non accettato dai conservatori della Chiesa), e nello stesso tempo ascetizzare i patrioti nella lotta per l'unità (non accettata dai progressisti liberali). In sostanza non fu utile né agli uni, né agli altri. Non disse in pratica nulla!!!

1 AGOSTO - La polizia borbonica nel salernitano arresta un centinaio di persone sospettate di essere dei rivoluzionari. Sembra  una delle tante retate, fino a quando si scopre che sono in contatto con LIVIO  ZAMBECCARI, un conte bolognese sospettato  dallo Stato Pontificio di essere -con SAVERIO MURATORI- uno dei principali organizzatori dei cospiratori romagnoli. Dopo pochi giorni altri numerosi arresti.
A Bologna, informati dei fatti e prevedendo una feroce repressione -dopo che i Borboni hanno informato i papalini- mentre Zambeccari fugge in Svizzera, Muratori fugge sui monti con un gruppo di seguaci; a Savigno, impossessandosi del comune ecclesiastico.
Si scatena la rappresaglia dei soldati pontifici. A Savigno il 24 lo scontro è drammatico; i papalini uccidono il comandante, arrestano numerosi rivoluzionari, mentre altri si sparpagliano sui monti.

8 SETTEMBRE - Gli scampati alla strage di Savigno, si ricompattano, prendono coraggio, marciano su Imola, per indurre la popolazione alla rivoluzione, assaltare il municipio, catturare il legato e il vescovo pontificio, che però si sono gia messi in salvo, hanno chiesto a Ravenna rinforzi, e questi si riversano su Imola spezzando violentemente nel sangue la ribellione. Sono poi arrestati un centinaio di rivoltosi, processati, condannati a pene durissime, ma  una ventina finiscono sul patibolo.

11 SETTEMBRE - A 205 km dalla Sicilia, a 113 dalla Tunisia, LAMPEDUSA. Un isola di 20,2 kmq, con tracce di capanne dell'età del bronzo e anche resti di costruzioni megalitiche. Rimasta poi a lungo disabitata, riscoperta dagli inglesi divenne feudo di un lord, ma seguitò a rimanere disabitata.  In questa data una spedizione borbonica la occupa e la dichiara proprietà di Ferdinando II, per farne una colonia penale.

I OTTOBRE - Si chiude il V Congresso degli scienziati. Quest'anno é stato ospitato dal ducato di Lucca, da CARLO LODOVICO, dal 15 al 30 settembre. Per quindici giorni come nelle altre edizioni vi hanno partecipano un nutrito gruppo di scienziati, 496 di varie discipline. Ma sono quelle tecnologiche che tengono banco, suscitano interesse, sconvolgono gli antiquati economisti, gli osservatori politici, stimolano repressioni di ogni genere verso chi del modernismo vuole fare una bandiera oltre che economica, politica.

14 NOVEMBRE -Appello di ATTILIO BANDIERA a Mazzini. Nel 1841 il giovane barone, di Venezia, trentunenne, aveva fondato la società segreta Esperia per cospirare per la libertà d'Italia; era entrato in contatto a Londra con Mazzini, ed ha mantenuto contatti con NICOLA FABRIZI fondatore di un'altra società, la Legione d'Italia che si propone lo stesso obiettivo. Mazzini aveva convenuto di fare delle due società delle sezioni della Giovine Italia.
Alfiere di fregata nella Marina austriaca, dislocata a Trieste, Bandiera all'interno   ha svolto opera di proselitismo tra gli ufficiali di origine italiana, aggregati come lui nelle formazioni militari austriache.
Bandiera crede che sia giunta l'ora di agire. Scrive a Mazzini che intende organizzare un'insurrezione popolare nell'italia meridionale. Vuole fissare una data, e chiede coordinamento con altre eventuali sezioni della Giovine Italia nel sud quando scoccherà l'ora.

1 DICEMBRE - L'INCERTEZZA DI MAZZINI - Mazzini non è nella migliore condizione per fare delle scelte. Dopo il soggiorno a Londra, Mazzini -come del resto molti che vi hanno soggiornato-  un po' si è trasformato, sembra che la linea moderata stia trionfando non solo in Inghilterra, ma in tutta Europa, in opposizione agli attivisti (molti di matrice mazziniana) che vogliono invece azione immediata. Ma in Italia tra le due correnti, c'è la terza, quella moderata attendista. Che sono poi quelli che, o parlano di progetti irrealizzabili, utopistici, o anacronistici come Gioberti, o (dicono i maligni) stanno alla finestra, attendendo il momento giusto per poi salire sul carro del vincitore; laico, ecclesiastico, sabaudo, repubblicano o austriaco, uno qualsiasi, pur di  non compromettere i propri interessi. Stanno "in mezzo", chi per furbizia, e chi per intelligenza, spregiudicata -ma realista- come farà  un personaggio che presto entrerà in scena CAVOUR. (adesso il giovane nobile rampollo sta facendosi le ossa, destreggiandosi nei più spregiudicati affari, come ha fatto sempre il padre: nobile, conservatore,  non cieco e ottuso reazionario, ma nemmeno evangelico; ricco prima della Rivoluzione, divenne più ricco con Napoleone, straricco con la Restaurazione, e ora é un fedele di Carlo Alberto, fino a divenire sindaco di Torino e  capo della polizia sabauda. Contemporaneamente uno dei più ricchi proprietari terrieri del Piemonte.
E' insomma il tipico esponente di quella aristocrazia inborghesita dal cui patrizio palazzo grigio e austero di Torino, uscirà suo figlio; un tipo di borghesia che ha come motto quello di quell'aristocratico banchiere di Venezia, Lippomano  quando Napoleone dettò le sue condizioni da capestro ai 900 serenissimi: "Bisogna essere alte nullità, come noi siamo, per tenere tutto".
Il figlio Benso, applicherà questi principi anche nella politica con una scelta "ideologica" tutta sua; un liberismo moderato che non é dottrinario, ma é semplicemente una piattaforma di partenza dove muoversi e capire la mobile realtà politica in cui opera  e quindi adattarsi alle circostanze. L'ideale "agire" per Cavour sarà il "giusto mezzo", lontano  cioè da ogni estremità e aperta a tutte le possibilità, pronto a inclinarsi da una parte o dall'altra  se occorre. Sarà infatti lui a inventarsi il "connubio" centro-destra - centro sinistra.
Quando arriveremo alla sua biografia, capiremo che Cavour non poteva che essere così: un freddo realista, anche se alcuni dicono spregiudicato, e altri ancora un dittatore; un dittatore benevolo,  puntualizzeranno gli eredi del "giusto mezzo".

Alla luce dei sostanziali fallimenti dei tentativi insurrezionali in Romagna, nei vari gruppi di patrioti rifugiati all'estero, dove ognuno ha una sua organizzazione, i suoi progetti, la sua linea di condotta, scoppiano le polemiche con Mazzini, accusato di mandare all'inutile   sbaraglio i patrioti per farsi una "sua" personale rivoluzione. In questo clima, Mazzini - lo abbiamo detto sopra - già preso dai dubbi, non è ancora nelle migliori condizioni per fare delle scelte. Sembra però orientato a una linea di compromesso, anche lui cerca  una "via di mezzo". Infatti, la proposta  di un esule napoletano, GIUSEPPE RICCIARDI,  che vuole costituire  a Parigi un comitato per coordinare sia i mazziniani sia i moderati per organizzare e poi dirigere le iniziative in Italia, viene accettata da Mazzini.  Ma contemporaneamente  Mazzini non rinuncia al progetto dei fratelli Bandiera; che è poi quello di far scoppiare una insurrezione nel meridione (che purtroppo, proprio per mancanza di coordinamento,  si trasformerà in un'altra tragedia).

POLITICA ITALIA 1843 - FINE

*** " GERMANIA: Il re di Prussia Federico Guglielmo IV con una mossa a sorpresa pone fine ai disordini di Colonia e contribuisce ad una maggiore fusione tra la parte protestante e quella cattolica del suo regno. Infatti viene indetta una grande festa per la ripresa dei lavori del Duomo di Colonia e per la celebrazione del millenario dell'Impero dando così una sponda ed un interlocutore ufficiale al nascente nazionalismo tedesco. Però rifiuta di concedere una costituzione". (By: Pier Paolo Chiapponi)

*** JAMES PRESCOTT JOULE (il solito birraio che si diverte con la chimica e la fisica) , che ha già formulato la Legge sui circuiti elettrici, definisce  per la prima volta la corrispondenza matematica tra energia meccanica e calore; definisce l'unità di misura   calorie = lavoro: 1 CALORIA = 4,186 Joule. Unità di misura dell'energia, del lavoro e del calore adottata nell'attuale  sistema internazionale (SI).
Il calore afferma la legge di Joule, é proporzionale alla resistenza e al quadrato della corrente che l'attraversa. Fondamentale per misurare le perdite termiche che avvengono in ogni circuito elettrico. Ma anche il contrario, cioè quanto calore possiamo ottenere dalla resistenza di una stufa elettrica.

*** BABBAGE dopo la macchina diferenziale del 1822, con a disposizione le nuove tecnologie, costruisce la MACCHINA ANALITICA. Fra queste tecnologie  la più importante che utilizza é l'invenzione delle schede perforate del francese J.-M. Jacquard, che le usò a partire dal 1801 (vedi) per automatizzare la tessitura di stoffe a complessi disegni.
" La Macchina Analitica tesse disegni algebrici, così come il telaio di Jacquard tesse fiori e foglie"; così   Ada Augusta, figlia del poeta Byron descrisse il   calcolatore programmabile di C. Babbage.
Il matematico già nel 1822 aveva realizzato la macchina differenziale che era in grado di svolgere automaticamente calcoli scientifici e astronomici; perfezionandola, la nuova macchina  consiste in due parti fondamentali:  la memoria (store) e l'unità di calcolo (mill). Nella memoria sono contenuti: i dati da elaborare sotto forma di schede variabili (variable cards); i dati tabellari numerici su schede numeriche (number cards); il vero e proprio programma su schede operative (operation cards). L'operatore    inserendo l'opportuna sequenza di schede operative, la macchina, mediante le 5000 ruote e i 1000 assi, che costituiscono l'unità di calcolo,  fornisce i risultati sotto forma di scheda perforata.
H. HOLLERITH, basandosi  su questo sistema, utilizzandolo poi nel censimento americano del 1890, costruì e brevettò la  macchina tabulatrice, (o perforatrice)  che trovò una larga diffusione presso le grandi aziende che dovevano organizzare e classificare velocemente ed economicamente una grande quantità di dati. Macchine che rimasero ancora in funzione anche dieci anni dopo (1975-1985) l'introduzione del computer di massa, a causa della limitata memoria a disposizione che quest'ultimi avevano.

*** KIERKEGAARD (pseudonimo di SOREN AABYE (1813-1855), trentenne pubblica la sua opera più nota: Enter Eller (mentre scrive quest'anno Aut-Aut).  E' considerato il precursore e il fondatore dell'ESISTENZIALISMO moderno.
Il suo pensiero improntato a  una intensa religiosità, fu caratterizzato dalla polemica contro la dialettica hegeliana alla quale K. contrappose una propria dialettica qualitativa negante il salto dalla quantità alla qualità. "Fuori del soggetto che medita e filosofa non si può dir nulla, se non varie costruzioni prive di vita e astrattamente oggettive. Il massimo impegno del pensatore é la certezza della propria ineliminabile e irripetibile soggettività".

*** GIUSEPPE VERDI, l'11 febbraio, alla Scala, manda in scena la prima dei Lombardi alla prima crociata. Il successo é strepitoso soprattutto per il celebre "coro dei lombardi", che viene adottato come canto patriottico.

*** RICHARD WAGNER (1813-1883) trentenne (Poeta -è il librettista di tutte le sue opere- e musicista) rappresenta il suo primo lavoro: l'Olandese volante, potente melodramma che mette in luce la sua complessa personalità, che da anni stentava ad affermare. Wagner diventerà uno dei massimi protagonisti della storia dell'arte dell'Ottocento, dando vita alle espressioni più ambiziose e complesse del Romanticismo musicale europeo; tali da riuscire a dividere  l'opinione pubblica  in fautori e oppositori e a scatenare miriadi di discussioni; mai terminate.
Questo primo lavoro di Wagner, é pervaso dal concetto di redenzione attraverso un amore sconfinato, in cui però si aggiunge il conflitto fra spirito e materia, anima e corpo.
Inizialmente fu influenzato da Schopenhauer (concezione della vita come dolore e lotta), poi quando a Basilea arrivò a insegnare un giovane filosofo, venticinquenne, spesso suo ospite, inizialmente ne fu attratto, nacque un idillio,  poi  tra i due scoppiarono forti contrasti. Il giovane era  NIETZSCHE , che si attendeva da Wagner la rinascita dello spirito e della civiltà "tragica", a cui è dedicata   la sua prima opera, La nascita della tragedia dallo spirito della musica (nuova visione della classicità, e un nuovo concetto di decadenza) ma il musicista deluse Nietzsche. Lo attaccò scrivendo il Caso Wagner.

*** COSTUME - Il 1843 è l'anno del primo stabilimento balneare riminese.
Approfondimento  http://www.balnea.net (di Ferruccio Farina)
Il 1790, lo abbiamo letto, era stato l'anno della prima bagnante straniera "documentata" in Italia
a Rimini. Una nobildonna di origine irlandese, la bellissima Elisabeth Kenny, moglie del marchese romano Giuseppe Rondanini una bellissima donna dai capelli rossi di origine irlandese ed amante del nipote del Papa Pio VI, si fermò a Rimini per quindici giorni per compiere un ciclo di immersioni marine (una terapia marina alla maniera inglese) durato quindici giorni, puntualmente annotato da un cronista del tempo. La Kenny dunque, una turista straniera a tutti gli effetti. La prima di quella infinita serie che da due secoli anima e popola le stagioni della Riviera. E' l'episodio che segna la partenza ufficiale della contaminazione sulla costa romagnola."
Fino alla fine del Settecento, al mare di Rimini si arrivava dopo "avventurose" camminate fuori dalle mura della città, tra gli acquitrini, le dune e le sterpaglie che costituivano la spiaggia d'allora. 
Passarono alcuni anni, poi un pioniere, quest'anno, si sceglie un sito, ci fa un po' di pulizia, ci costruisce il suo primo avamposto, che chiama come si usava allora pomposamente "stabilimento", aggiungendovi "balneare". Non si era proprio sbagliato, creerà una vera e propria industria, alimentata da una altrettanta vocazione degli abitanti locali; quella di offrire con la vacanza non solo il mare ma il divertimento, l'ospitalità, e la ricca gastronomia marinara mista ai sapori dell'entroterra, come il vino, il Sangiovese, o la Piadina.

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