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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1849
L'UTOPIA DELLA REPUBBLICA ROMANA  -  COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA
  I Personaggi politici di questo periodo 

 
LA RESA DI MANIN  A VENEZIA   L'EROICA RESISTENZA A VICENZA

   LA POLIZIA NELL'800

VEDI ANCHE I RIASSUNTI DI QUESTO PERIODO IN STORIA D'ITALIA

*** I FATTI PIEMONTESI
*** LA DISFATTA DI NOVARA
*** LA TRISTE  USCITA DI SCENA DI CARLO ALBERTO
*** VITTORIO EMANUELE - NUOVO RE
*** MA IL "RE" NUOVO E' LUI: CAVOUR
( nella seconda parte)


    L'ANNO IN CRONOLOGIA

1 GENNAIO - La deplorevole sconfitta di Carlo Alberto a Milano, che aveva permesso il ritorno degli Austriaci in Lombardia, non era un fatto solo piemontese-lombardo, ma aveva messo in crisi tutta la politica riformista degli altri stati italiani. Nel corso di pochi mesi, con le insurrezioni degli altri stati d'Europa (la più inquietante proprio in casa Asburgo -  l'impero con la fuga dell'imperatore sembrò sull'orlo di un precipizio) molti sovrani dietro l'incalzare degli eventi si erano affrettati a fare molte concessioni liberali, a promulgare una Costituzione, a metter mano a vasti progetti di riforme, perfino ad appoggiare  quello che avrebbe dovuto essere il "grande scontro" del secolo (alcuni molto attenti, per non compromettersi troppo, inviarono  solo squadre di "volontari"). Parve perfino che l'utopistico sogno di una Italia riunita in una confederazione di stati era ormai una questione di tempo, anzi di tempi brevi. Ma l'ambiguo comportamento del Savoia a Milano, fece ripiombare la situazione in una grande crisi, peggiore di quella degli scorsi anni, perchè l'Italia, e l'intera società, pur ancora disunita, negli ultimi mesi era profondamente cambiata,  e soprattutto erano cambiati gli equilibri politici negli altri stati. Molti, moltissimi si dissero tra di loro: ora si può, perchè non approfittare.

Carlo Alberto dopo aver abbandonato la Lombardia, rientrato in Piemonte,  iniziò ad essere contestato per l'armistizio e per  l'abbandono del campo, dall'opinione pubblica ma anche dallo stesso Parlamento torinese. Dalle elezione del 22 gennaio per il rinnovo del deputati scaturì una maggioranza favorevole per una immediata ripresa della guerra contro l'Austria. Cioè improvvisamente la questione non era più quella legata alle ambizioni perseguite da Carlo Alberto esclusivamente per i propri fini dinastici, ma era ormai diventata una questione della coscienza popolare piemontese ma anche nazionale, delle varie fazioni. 

Quest'anno i problemi sono più complessi di prima, perchè le agitazioni politiche e quelle a sfondo sociale si confondono e si sovrappongono. Sventolano nelle vie e nelle piazze le bandiere tricolori ma appaiono anche le prime bandiere rosse di un nascente movimento che hanno già inquietato i borghesi in Francia e ora stanno inquietando quelli italiani. Prima erano piccole manifestazione di gruppi, ora invece dilagano le ondate repubblicane un po' ovunque. Da Milano a Venezia; dalla Genova sabauda alla Roma papalina; dalla Toscana alla Sicilia. Non sono solo città, ma sono regioni intere, cittadini solidali  di ogni ceto  dentro gli Stati della Restaurazione.

Molti sovrani italiani erano d'accordo a combattere contro gli austriaci per arrivare all'unione, ma solo se il potere rimaneva in mano a loro, non gradivano la prospettiva di dare in mano il paese al popolo.
Poi c'era il Savoia che invece intendeva "tutto"  ma solo  "sotto" il suo regno 
Di repubbliche democratiche Carlo Alberto non ne vuole sentire parlare, ed infatti  scoppiata a Genova una rivoluzione popolare repubblicana, il Savoia la fa reprimere nel sangue dal generale La Marmora, come ai vecchi tempi: "o governo io o nessuno".

 Esplicito era stato anche il Papa "non intendo presiedere una Repubblica costituita da tutti i popoli d'Italia". In questo caso intendeva né una Repubblica democratica Italiana unita (confederata) e neppure un Regno Unito italiano monarchico. Forse - più preveggente di tanti - Pio IX già vedeva l'Italia unita "sotto" i Sabaudi; cioè regioni "sottomesse" ai Sabaudi. E non sbagliava! Si uso' poi (l'idea sembra di Cavour) l'espressione "annessione" (poi la cambiò nella più soft "unione") ma voleva dire "sottomissione".  Non per nulla le lapidi fatte mettere dal Re nelle varie regioni c'era proprio la parola (vedi foto) 
"Unione "SOTTO" il governo monarchico sabaudo"  
Il che era tutto un programma scritto ben chiaro.

Il progetto quindi parte da lontano, da questo '49, perchè  proprio in Piemonte si sta formando un vasto movimento di opposizione democratico.
 Fanno cadere il governo affidato a Gioberti, poi i nuovi deputati spingono  Carlo Alberto a riprendere le ostilità contro gli austriaci, subito, senza considerare che Carlo Alberto e il suo esercito avevano alle spalle la recente sconfitta di Custoza, e la brutta figuraccia fatta a Milano, essenzialmente dovuta all'impreparazione logistica, alla inettitudine di Carlo Alberto e all'impreparazione degli alti comandi. Un suicidio annunciato insomma.

5 FEBBRAIO - Diversa la situazione a Roma. L'Assemblea che si è costituita, ha nominato i deputati (fra cui Garibaldi e Mazzini che raggiungerà Roma il 5 marzo) del nuovo Stato. La seduta  si inaugura con un discorso di Armellini; la Costituente dopo soli quattro giorni di lavori, il 9 febbraio, con 120 voti favorevoli, 10 contrari e 12 astenuti, proclamava: 
"Il Papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano. Il Pontefice avrà tutte le guarentigie necessarie per l'indipendenza nell'esercizio della sua potestà spirituale. La forma del governo dello Stato Romano sarà la democrazia pura, e prenderà il glorioso nome di Repubblica Romana. Il nuovo Stato avrà col resto d'Italia le relazioni che esige la nazionalità comune". -
E fra le altre cose si vota una unificazione con la Toscana.
Fuori sono abbattuti gli stemmi papali, si bruciano le bandiere bianco-gialle, nelle piazze s'innalzano gli alberi della libertà.
Iniziava un'avventura che sarebbe durata poco. Cinque mesi.
(VEDI - LA REPUBBLICA ROMANA )

18 FEBBRAIO - Da Gaeta, oltre che iniziare in tutte le diocesi d'Italia  una forte propaganda a favore del "povero papa" prigioniero (i "santini"  distribuiti con la didascalia "prega per lui"  lo rappresentano appunto dietro le sbarre di una prigione ), PIO IX con accorati appelli alle potenze europee, alla Francia, alla Spagna, ai Borboni di Napoli, e alla stessa Austria,  chiede di intervenire per ristabilire l'autorità del papa. Fra l'altro invita il  duca di Toscana, Leopoldo (anch'egli cacciato dalla rivoluzione democratica) a raggiungerlo a Gaeta.  Poi fa divieto ai cattolici di esprimersi in qualsiasi suffragio universale sostenuto dai "ribelli"; la partecipazione dei cattolici alla vita politica lo considera un atto miscredente, da infedeli, quindi contro la Chiesa.

Gli aiuti non si fanno attendere, sono perfino tempestivi. Nello stesso giorno un reggimento austriaco di 6000 uomini si mette in marcia verso Ferrara, vi caccia i repubblicani e fa nuovamente innalzare sul pennone della città gli stemmi pontifici. Poi riconquisteranno Parma, Modena, Bologna, il resto della Romagna, nelle  Marche. Poi accorreranno in Toscana, occuperanno Livorno.


18 FEBBRAIO - Nello stesso giorno, in quello che viene definito il centro della rivoluzione democratica, anche i repubblicani di Firenze proclamano la repubblica (presente Mazzini). In un primo tempo si sono uniti i livornesi, ma poi per vari contrasti, il giorno dopo, il 19,  Livorno proclama una sua autonoma repubblica.

12 MARZO - Carlo Alberto, dai deputati del  Parlamento e dalle (organizzate) dimostrazioni popolari,  cedendo alle pressioni dei demagoghi, deve fare quello che non ha mai avuto intenzione di fare seriamente: cioè dichiarare  guerra  all'Austria.  Una follia! ......
( SU QUESTI EVENTI   ALLA PAGINA DEDICATA ) 
*** LA DISFATTA DI NOVARA - *** LA TRISTE  USCITA DI SCENA DI CARLO ALBERTO
*** VITTORIO EMANUELE  NUOVO RE,  e intanto spunta CAVOUR
QUI   > > >

23 MARZO - Mentre a Novara si sta compiendo la tragedia, a est della Lombardia,  Brescia insorge, caccia gli austriaci, si barrica, fa dieci giorni di eroica resistenza, poi la "leonessa d'Italia" è costretta ad arrendersi.

29 MARZO - A Roma a guidare l'insurrezione dopo Garibaldi, giunge Mazzini. Forma nella costituita Repubblica Romana un triunvirato con Carlo Armellini e Aurelio Saffi. 
E' il maggior successo pratico di Mazzini e la sua unica esperienza di governo, facendo molti tentativi di applicare le sue teorie. Ma non ebbe solo poco tempo per tradurle in pratica a causa dell'ostilità dei papalini che non si si sentivano per nulla ancora sconfitti, ma perché si creò una frattura proprio all'interno dei rivoluzionari, tra moderati e radicali, che andò aggravandosi. L'esaltazione del nuovo (utopistico) fece perdere i contatti con la vera realtà. 
Si rimaneva legati alle utopie. Mazzini si occupò subito di problemi sociali (casa ai poveri, demagogicamente tolte al clero e ai ricchi; si mise a stampare moneta di carta per i poveri che i commercianti però rifiutavano di prendere) ma dimenticò il problema più urgente: di formare un esercito per una difesa militare del nuovo stato.
Quanto poi alla Chiesa; proclamando nel grande disordine  "L'abisso tra il papato e il mondo è scavato",  paradossalmente scavò l'abisso tra lui e il popolino romano, che non era forse tutto  filo-papalino ma cattolico lo era! (e non mancano precedenti nella storia romana)
Infatti la partecipazione popolare fu scarsa, e molti per non compromettersi troppo rimasero alla finestra a guardare, fecero gli "attendisti". (non nuovo in Italia nemmeno questo atteggiamento):

 Quando poi a luglio iniziarono i bombardamenti dei francesi, i romani invocarono il ritorno alla legge e all'ordine. Fecero persino omaggio al generale Oudinot di una medaglia e di una spada d'onore per celebrare la "vittoria". (la "liberazione" di Roma del 1944, non fu molto diversa!)
VEDI ALLE PAGINE DI:
L'UTOPIA DELLA REPUBBLICA ROMANA  e  
 
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA 

11 APRILE - Stessa confusione, stessa frattura all'interno dei rivoluzionari in Toscana. Viene respinta il 30 marzo  l'invito all'unificazione con Roma, mentre l'11 aprile i moderati giungono perfino a chiedere il ritorno del granduca Leopoldo. Subito seguiti dai Senesi e da Lucchesi. Resistono Pisa e Livorno, ma il 1° maggio le truppe austriache riconquistano la prima, e dopo furiosi combattimenti l'11 maggio capitola anche la seconda.
Il 24 luglio Leopoldo scortato dagli austriaci ritorna sul suo trono a Firenze. 

20 APRILE - Se all'accorato appello del papa hanno subito risposto gli austriaci, anche i Francesi non sono rimasti insensibili. Da Marsiglia parte  un corpo di spedizione in Italia al comando del  generale Oudinot. Obiettivo:  riconquistare gli Stati pontifici e liberare Roma dai ribelli della Repubblica Romana. 
Il corpo di spedizione è  inviato da Napoleone III, che è poi lo stesso uomo che era stato espulso da Roma nel 1830 per aver guidato una cospirazione di carbonari contro lo Stato pontificio.  Cioè assieme ai Mazziniani, che invece ora  prenderanno a cannonate. Il 28 aprile  i francesi sferrano inizialmente un attacco contro i repubblicani, ma sono respinti da un numeroso gruppo di volontari di Garibaldi. L'intervento francese si rivelò un fallimento.
Ma non finisce qui. I conservatori francesi allarmati  dell'attacco fallito, danno maggior appoggio a Napoleone III. I re francese gioca d'astuzia, invia a Roma  il plenipotenziario Lesseps, che conclude un accordo con i capi della Repubblica Romana: se consentono l'ingresso delle truppe francesi nella capitale (per mantenere l'ordine) lui in cambio offre un riconoscimento formale della loro autorità.
I repubblichini cascano nel tranello. Tra incontri, colloqui, ratificazione del trattato che deve venire da Parigi passano giorni. Intanto giungono a Roma  i nuovi rinforzi che circondano la capitale.
Da Parigi invece  dell'accordo giunge la notizia che l'accordo è stato sconfessato, non era di Napoleone, e che Lesseps non aveva nessun incarico di stipulare accordi e che il plenipotenziario per questo sua millantato incarico e stato licenziato.

 Il 30 giugno il generale Oudinot con i nuovi rinforzi  sferra di sorpresa l'attacco alla capitale. Anche in questo caso non ottiene un vero e proprio successo, sulla sua strada trova ancora i volontari di Garibaldi, che però riescono solo a rinviare di poche ore la disfatta. La situazione per i romani diventa disperata. La vedremo più avanti.

7 MAGGIO - E' il turno di Bologna. Gli austriaci puniscono severamente la popolazione. Assediano la città per otto giorni, e non solo bloccano le strade di accesso, ma interrompono il rifornimento idrico dell'intera città. Il 15  maggio Bologna è costretta ad arrendersi.

24 MAGGIO - Inizia per Venezia il periodo più drammatico. Dopo averla bloccata da terra e dal mare con un assedio, le batterie di cannoni austriaci iniziano  a bombardarla dalla terra ferma. Distruggono prima la fortezza  di Marghera che sbarra la strada sulla laguna, poi da una vicina postazione  a sud impiegano per la prima volta uno stratagemma singolare. Usano i palloni aerostatici per  bombardare Venezia dall'alto. Ma rilasciati a sud, i palloni sorvolano Venezia e scendono a Mestre nelle retrovie austriache. Un fallimento. Impiegano allora i cannoni. Per 24 giorni 1000 proiettili al giorno piombano sulla città. Uno scempio di opere d'arte, di edifici storici e morte di civili. 
In un disperato tentativo di portare soccorso agli assediati si muove da Roma Garibaldi con 2000 volontari. Ma l'intera Romagna è assediata di austriaci. A San Marino il 31 luglio Garibaldi resta con solo 200 uomini. Sempre inseguito dagli austriaci raggiunge a stento le valli di Comacchio. Caldo soffocante, aria insalubre delle paludi, e tante zanzare, minano il fisico di Anita Garibaldi; il 4 agosto in un casolare  delle paludi di Ravenna, alle Mandriole,  muore di febbre malarica.
QUI 
LA RESA DI MANIN A VENEZIA  le famose giornate, in pagine dedicate)

30 MAGGIO - Conquistata  Bologna gli austriaci scendono in Romagna, occupano le altre città ribelle dello Stato Pontificio, raggiungono le Marche, assediano Ancona; che resiste fino al 19 giugno poi è costretta a capitolare.

3 GIUGNO - I soldati francesi iniziano l'assedio di Roma. Per tutto il mese la capitale papalina subisce un massiccio bombardamento. Poi il ....

30 GIUGNO - ... i francesi si predispongono per sferrare l'ultimo  decisivo attacco generale alla città. 

1-2 LUGLIO -  Dopo centinaia di morti in una  "impossibile difesa" (perchè mai veramente organizzata (salvo quella non locale, la garibaldina), l'Assemblea romana nell'ora critica inizia ad avere molti contrasti al suo interno. Alcuni vorrebbero predisporre una seria difesa della città, altri invece non vedono vie d'uscita se non quella di arrendersi. Di questa opinione è pure il Consiglio comunale che vota una mozione che respinge innanzitutto la difesa ad oltranza,  perchè -si fa notare- sarebbe una follia; non ci sono  uomini, materiale, e la popolazione romana non ha voglia di combattere. Ma nemmeno approva la decisione di "arrendersi"  perchè "nessuno ha mai dichiarato guerra ai francesi",  "loro possono entrare, li accoglieremo impassibilmente". Il giorno dopo i francesi entrano in città senza colpo ferire. Sullo Stato Pontificio ritorna a sventolare  la bandiera bianco-gialla; molti romani fanno festa ai francesi e al suo generale. La Repubblica Romana termina così. Mazzini e compagni sono costretti a prendere la via dell'esilio. Pio IX è invitato a rientrare a Roma

6 AGOSTO - Come riportato nella cronaca dei
"Fatti Piemontesi" , dopo la disfatta di Carlo Alberto a Novara, e la sua abdicazione a favore del figlio, Vittorio Emanuele  stipula con gli austriaci un trattato di pace. 
E se all'armistizio era stato contestato come "traditore", in questa pace  l'appellativo di cui è fatto oggetto è quello di "venduto". (vedi i fatti)

23 AGOSTO - Tutta inutile anche la strenua difesa dei Veneziani guidati da Manin. Oltre le cannonate, e le bombe dall'alto con i palloni, nella città assediata è scoppiato il colera. Alcune centinati di morti, altrettanti colpiti dall'epidemia costringono la città alla resa. Manin, Tommaseo e altri quaranta seguaci sono condannati all'esilio. Sul campanile di San Marco sventola nuovamente la bandiera austriaca. (VEDI LA RESA DI VENEZIA NEL LINK SOPRA)

16 SETTEMBRE - La stessa sorte toccata a Mazzini e a Manin, tocca a Garibaldi. Rientrato a Genova dopo la sua vana spedizione su Venezia e la perdita di Anita a Ravenna, viene arrestato, bandito dal Regno sabaudo e condannato all'esilio dalla famigerata polizia di quella stessa casa regnante -i Savoia- cui solo pochi mesi prima aveva offerto i suoi servigi. (E tornerà a offrirli proprio a Vittorio Emanuele, con non poco astio di Cavour che disprezzerà sempre Garibaldi). Partito per la Tunisia, Garibaldi si ferma invece  dentro il Regno, in Sardegna, sull'isola della Maddalena.

23 OTTOBRE - Fra i tanti provvedimenti che i Principi restauratori prendono, per non contrariare gli austriaci che si sono prodigati per stroncare in ogni parte d'Italia i governi rivoluzionari repubblicani,  oltre quello di abolire le costituzioni che avevano concesse (l'unica a salvarsi è lo Statuto piemontese) e  ristabilire un governo conservatore, ci sono le abrogazioni di alcune leggi e riforme che avevano portato in tutti gli Stati italiani -imitandosi l'un l'altro- una fiammata di progressismo. Il Regno Borbonico delle Due Sicilie - ad esempio- sulla riforma della scuola  fa ritornare tutte le scuole in mano ecclesiastica. Inoltre è ripristinata la censura su tutte le pubblicazioni (libri e giornali). Insomma tutto procede a grandi "passi indietro" verso la restaurazione  del 1815; Vienna in Italia nuovamente condiziona, domina, comanda, vigila, reprime, ed è sempre piena di zelo per il papa, che gli sono  utili gli austriaci solo per esercitare quella politica repressiva votata alla difesa dello status quo creato dall'assolutismo austriaco. Un'Austria che dall'inizio di questa seconda metà del secolo, inizia a subire duri colpi; prima con la perdita dei territori italiani (1859, 1866), poi con una cocente sconfitta a opera della Prussia; poi costretta a concedere all'Ungheria (la durissima repressione inizia quest'anno) ampia autonomia (1867); infine perdendo contatto con il resto d'Europa, sposta la sua politica estera sempre di più verso oriente, cioè sull'orlo di un abisso, con un Impero sempre di più debole, fino a cadere dentro da sola nel baratro balcanico, prima ancora della Grande Guerra, quando una dopo l'altra le principali nazionalità dell'impero iniziarono con le rivolte e le rivoluzioni a pretendere l'indipendenza.

 Dopo il 1918, dell'Impero rimase solo la piccola Austria, e neppure questa -l'austriaca-tedesca col Dna prussiano - unita a quella austriaca-viennese imperiale, egocentrica e vanitosa. 
Leggendo gli articoli che un acutissimo osservatore, Robert Musil, pubblicava nel 1915, c'era già l'intera dissoluzione dell'impero. Stava franando tutto. Sospesero il giornale (che doveva fare propaganda ai soldati) perchè chi afferrava quello che scriveva Musil, capiva che c'era davanti il disastro. E non avevano lette le lettere che lui inviava alla moglie a Bolzano (Verranno ritrovate in una cantina, solo nel 1963).

20 NOVEMBRE - Le resistenze e le ostilità dei demagoghi del Parlamento piemontese, nei confronti di Vittorio Emanuele, iniziate subito dopo la firma  dell'armistizio con l'Austria   non erano cessate nel corso dell'anno.  Non erano cessate nemmeno in agosto col Trattato di pace di Milano.
Con il proclama di Moncalieri, ora Vittorio Emanuele fa appello agli elettori affinchè confermino la fiducia al governo moderato guidato da Massimo D'Azeglio. Il Re indicando questo personaggio che gode di grande stima, che non è compromesso e non è mai è entrato nell'occhio del ciclone della crisi,  lancia  quasi un  monito-invito  a volere ridimensionare le ambizioni della sinistra liberale.

31 DICEMBRE - La fine dell'anno -anno molto legato al 1848-  fa terminare un biennio che è uno del più singolari, inquietanti, ma in alcuni stati anche il più costruttivo del secolo. Sono nati un questo biennio tutti i germi della nuova politica europea che dominerà la seconda metà del secolo XIX e condizionerà il primo ventennio del XX.  In Italia dominerà quella spregiudicata di Cavour. Nella Prussia quella possente di Bismarck. In Russia quella ottusa degli zar.  Nell'Impero Austriaco quella chiusa di Francesco Giuseppe. In Francia  con Napoleone III una brutta copia di quell'epoca pre e post napoleonica.  Solo in Inghilterra, la politica della regina Vittoria, sarà felice e prosperosa,  tutta caratterizzata da una notevole evoluzione politica e sociale.

Quando si arrivò al 1914, tutto il contenzioso che venne alla ribalta (comprese le permalosità e i rancori (*) tra le tre famiglie (Romanov,  Asburgo, Hohenzollern - e i piccoli Savoia), era già maturato in questo biennio, dentro le tre litigiose dinastie.
   Ancora una volta (e fu l'ultima)  tutti i tre belligeranti europei nell'incapacità di mettersi d'accordo, uscirono dal conflitto tutti sconfitti; Vinti e Vincitori.

( * ) Oltre la storia politica e militare, c'è la "storia delle prosaiche e squallide  beghe di famiglia", che spesso hanno scatenato per rivalsa guerre sanguinose. Nei 17 volumi  dei diari scritti in 55 anni dal principe ALESSANDRO D'ASSIA  (Sono conservati nel bel castello di Walchen)  il campionario è vasto, consentono di gettare uno sguardo nelle zone più varie e oscure del divenire europeo, uno scorcio diverso degli effettivi avvenimenti. Che comprendono anche tutti quelli italiani (fu Assia a tenere i contatti  con i Francesi, Italiani, Austriaci, Russi, Prussiani e Inglesi)
.  Il Principe Assia imparentato con i sovrani dei tre imperi (ma  anche con il  quarto - Il Consorte della regina Elisabetta, Filippo d'Edimburgo è infatti un Assia)  fu sempre il  mediatore in ogni questione politica e militare  in tutti questi anni (fino all'88) e in tutte le corti d'Europa. Tutti scrivevano a lui, si fidavano di lui, e anche per le cose più scottanti e le più intime era lui il confidente (ivi comprese le infedeltà, le spudorate corna coniugali, e le umilianti offese che ricevevano le imperatrici o le loro sorelle, finite in spose a obesi e infami principi, re, imperatori. (Ad esempio: Lo zar Alessandro, marito della sorella di Assia, aveva una predilezione per le ragazzine, ne allevò una in un collegio fin da quando aveva dieci anni).
Nel corso della sua vita,  Assia raccolse tutte le più scottanti e confidenziali lettere, circa 13 mila, seriamente pensate in quanto scaturite dagli umori del momento. Espressioni astiose, parole forti, sfoghi ai  sentimenti con una sincerità nuda a cruda. Essendo parenti, con la fiducia che si era guadagnato Assia, le lettere non erano certo protocollari; riferivano i conflitti, le angosce, i cupi rancori e dei giudizi impietosi.

 Assia alla fine della sua esistenza, nel diciassettesimo volume dei suoi scrupolosi diari  scriveva  "che i  tre imperi sarebbero stati invincibili,  incrollabili le loro dinastie, finchè queste e quelli fossero rimasti solidali"; e previde chiaramente la rovina delle tre dinastie a causa di queste discordie che nulla avevano a che fare con i fatti politici ed economici.

(vedi anche  il giudizio storico di DENIS MACK SMITH

 I SAVOIA RE D'ITALIA
)

Insomma scopriamo che alcune guerre di questi anni, furono fatte solo per far dispetto ai rispettivi nuovi o vecchi parenti, per l'affronto ricevuto per aver fatto le corna alla propria figliola, o sorella, per averla disonorata o per essere stati costretti -come se si trattasse di vacche al mercato- a dare le proprie figlie a "principi obesi che godevano una bassa reputazione"

 Vittorio Emanuele  in esecuzione agli accordi presi da Cavour con Napoleone III per farsi aiutare contro gli austriaci,  oltre che cedergli la Savoia e Nizza doveva dargli in sposa al cugino  Gerolamo, sua figlia Clotilde. Il Principe d'Assia così scrive a sua sorella, l'imperatrice zarina Maria di Russia:  "Povera vittima della politica, il Savoia sacrifica la sua graziosa figliola quindicenne a un uomo come il principe Napoleone, scostumato, disprezzato in Francia da tutte le persone oneste e da tutti deriso, solo per la speranza di poter conquistare con l'aiuto della Francia qualche chilometro quadrato di territorio".
(Lettera di Alessandro D'Assia all'imperatrice Maria di Russia, 30 gennaio 1859 - Doc. Castello di Walchen).
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*** STORIA EUR.: A Londra si parla di problemi sociali, di paghe operaie da fame, di uguaglianza: ma il grosso magnate acutamente osserva che "se diamo un maggior reddito agli operai, sarebbe speso!  Mentre solo nella mani del ricco una parte è investita e un'altra parte risparmiata. E poi l'eguaglianza determina dal punto di vista culturale uniformità e monotonia. E' il ricco che in fin dei conti finanzia ed e' magnanimo con le arti e la cultura! Il povero non ha queste nostre vedute, ne' ha queste raffinate virtu'"(! ! ! ! ! !)

Riguardo al possesso delle virtù é appena finita la razza feudale degli "Unti dal Signore", e già ne sta spuntando un'altra,  più boriosa della precedente. La neo-borghesia, che sta arricchendosi con la rivoluzione industriale- "Noi, io e i miei figli, siamo degli eletti di Dio. Non è colpa nostra se noi siamo i più capaci, lo siamo  per volontà divina" -dirà fra poco Rockfeller e tanti altri magnati. Pre loro adesso si sentono come i precedenti "unti dal signore", e vanno al potere "per volontà divina".


Poi, quando la concorrenza cominciò ad essere feroce, iniziò una lotta spietata fra di loro. E più che per volontà di Dio, iniziarono a distruggersi a vicenda per volontà del Diavolo "denaro".

QUI la seconda parte  > >