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CRONOLOGIA

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ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
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PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1856
I Personaggi politici di questo periodo

*** LA SOCIETA' NAZIONALE ITALIANA
*** IL CONGRESSO DELLE SOCIETA' OPERAIE

VEDI I RIASSUNTI DI QUESTO PERIODO IN STORIA D'ITALIA

 

*** LA GUERRA DI CRIMEA E  IL CONGRESSO DI  PARIGI

Ricapitoliamo le fasi della guerra in Crimea dello scorso anno. L'obbiettivo più urgente per Cavour era quello di creare una situazione internazionale favorevole all'unificazione italiana a spese dell'Austria Senza appoggi e senza l'assenso delle potenze europee il Regno sabaudo non aveva infatti la forza economica e militare per intraprendere questo ambizioso programma. 

L' occasione per creare un fronte di solidarietà internazionale e per guadagnare l'appoggio della Francia e dell'Inghilterra alla causa italiana si presentò con la guerra di Crimea.
Nonostante la fortissima opposizione interna, che non vedeva quali vantaggi sarebbero derivati da una spedizione in terre così lontane e per problemi di politica internazionale tanto distanti dai confini del regno sabaudo, Cavour decise di far partecipare al conflitto il Piemonte con un corpo di spedizione in appoggio alle potenze anti-russe. Dato i buoni rapporti (ma Cavour non sapeva che invece si erano incrinati) dei Romanov e degli Asburgo, era convinto che a schierarsi accanto alla Russia ci sarebbe stata l'Austria. Ma il nuovo imperatore (o meglio i consiglieri del giovanissimo imperatore Francesco Giuseppe) non caddero nel tranello. Una mossa falsa in Crimea, avrebbe potuto scatenare la guerra 
in Europa e in Italia. Ed era quello che aspettava Cavour con alle spalle i suoi nuovi alleati per sbarazzarsi una buona volta degli Austriaci in Lombardia e nel Veneto.
L'esito della guerra lo abbiamo visto lo scorso anno. La neutralità dell'Austria vanificò il sogno di Cavour e dei liberali.
La Russia era stata sconfitta, ma il risultato per l'Italia fu zero.

Al Congresso di Parigi, riunito a conclusione del conflitto (1856), il regno sabaudo non ottenne alcun vantaggio territoriale, ma Cavour poté sedersi al tavolo delle trattative di pace tra le potenze vincitrici e riuscì a suscitare l'attenzione della Francia e dell'Inghilterra sulla questione dell'Italia, dove l'egemonia austriaca e l'oppressione borbonica costituivano un perenne e pericoloso stato di tensione.

In questa occasione Cavour non ottenne alcun impegno diretto a sostegno della causa nazionale, ma fece il primo passo verso un'alleanza con Napoleone III, piuttosto sensibile e desideroso di allargare l'influenza francese sull'Europa ai danni dell'Austria, mentre l'Inghilterra sembrò non contrastare la causa nazionale italiana; salvo non toccargli la Sicilia, l'unica regione alla quale era interessata per motivi industriali (le uniche miniere  allora del mondo di zolfo; che gli inglesi portavano perfino in America, prima dello sfruttamento del vulcano Popocateptl  in Messico).

Ma un conto era parlare di tensioni, un altro era quello di riuscire a convincere a portare in Italia l'esercito dei nuovi alleati, visto che l'Austria non era intervenuta nel conflitto. Non c'erano motivi validi per dichiarare una guerra. Inoltre se l'Italia aveva ottenuto pochi risultati con questa guerra inutile (di pochi giorni, impegnata in una sola modesta battaglia, e con soli 16  vittime ), la Francia di risultati ne aveva ottenuti ancora meno, ma con quasi centomila morti. Napoleone III doveva fare i conti con l'opinione pubblica; a questa non gli bastava solo l'influenza, voleva cose concrete, non avventure. E quella di Crimea era stata un'avventura. Convincere Napoleone a farne un'altra in Italia non erano sufficienti gli argomenti e le lamentele di Cavour. 

I politici macchinavano, ma convincere l'opinione pubblica dopo l'avventura in Crimea non era così facile. Anche gli stessi italiani, pur con il nobile scopo che si era prefisso Cavour (innescare una guerra contro l'Austria), dopo la guerra di Crimea erano sdegnati di tanto cinismo. I conservatori, i clericali, i filoaustriaci quasi ammiravano l'Austria che non era intervenuta in questa guerra

CESARE CANTU'  aveva biasimato questa guerra con queste parole: "Nel 1854 è dato all’Europa l’osceno spettacolo della Cristianità parteggiante per i Turchi (barbari ed eterni nemici di ogni civiltà) contro i Greci: e non solo è dato questo spettacolo dai Re, ma anche da quei che pretendonsi liberali e direttori della opinione.
La più assurda delle guerre moderne è quella di Crimea, e non vi è oggidì chi non ne valuti le conseguenze" (Cesare Cantù. Risorgimento della Grecia, Vol. 3. Nella collana di storie e memorie contemporanee).   Il dottore Chenu nel 1865 pubblicava in un suo libro, frutto di 18 mesi di fatiche e studii continui, sul costo di vite umane di questa guerra oscena e inutile. — Nei 22 mesi che durò la guerra perirono 95.615 Francesi, 22.182 Inglesi, 2.294 Piemontesi (ma solo 16 morti in operazioni militari, in un unica battaglia, gli altri furono vittime del colera), 35.000 Turchi, e 630.000 Russi; perirono in tutto 784.991 uomini per servire cosa? una rivoluzione che non c'era stata. Questa sanguinosissima guerra, comprese le spese anche del Governo austriaco che per tenersi in quella sua sconsigliata neutralità ma comunque armata e pronta ad intervenire in ogni caso, gli costò più di sette miliardi. 

Ma dalla guerra di Crimea venne la intrusione del Conte di Cavour nel Congresso di Parigi nel 1856, che, col delirio della gioia, egli vedeva riunirsi per praticarvi quegli intrighi, dei quali stupiranno i posteri, e noi ne sentiamo ancora (alcuni dicono  miserandi) effetti".

Poi un punto critico dei rapporti tra Vittorio Emanuele ed il Cavour era sempre quello dei rapporti con il Papa. Il Re non credeva affatto che per svolgere il suo programma di difesa della nazione italiana e dell'indipendenza fosse necessario essere in lotta con la Chiesa. Il Cavour invece sì. Appunto nel corso dell'estate di quest'anno, discutendo delle intenzioni del Re di ritentare un accordo con Roma, il Cavour scriveva al Rattazzi: " Mettersi in relazioni dirette con Roma , vuol dire rovinare da capo a fondo l'edificio politico che da otto anni si dura fatica ad innalzare...Non è possibile conservare la nostra influenza in Italia se veniamo a patti col Pontefice". 

Cavour non pensava già più a tutti quegli elementi italiani (anche liberali) che avevano dieci anni prima applaudito al Gioberti ed a Pio IX, riconciliando Fede e Patria, e che ora sarebbero di nuovo stati respinti alla reazione. Il pericolo di aggravare quella divisione religiosa che già vi era in Piemonte.
In un'altra lettera al Rattazzi scriveva: " Se l'attuale nostra politica liberale italiana riuscisse pericolosa o sterile, allora il re potrà, mutando ministri, avvicinarsi al Papa ed all'Austria, ma fintanto che facciamo memorandum  e note sul mal governo degli Stati del Pontefice non è possibile negoziare con lui".
Così il Cavour, che doveva poi, sventolare il programma di "libera Chiesa in libero Stato", ora credeva che per far trionfare l'unitarismo italiano fosse necessaria la lotta ad oltranza contro la Chiesa anche nel campo civile e religioso. E qui il suo dissidio con il Re era completo. (Francesco Cognasso, Vittorio Emanuele II,  Utet, To 1942, pag. 132)

Ma seguiamo i fatti dell'anno.

1 FEBBRAIO - Viene firmato addirittura a Vienna (in casa del nemico di Cavour) la fine della guerra in Crimea. Si dettano alcune condizioni di pace, ma per discuterle e ratificarle tutti si danno appuntamento al Congresso di Parigi che si aprirà a fine mese, il 25 febbraio

8-16 FEBBRAIO - Si svolge l'atteso Congresso di pace dopo una guerra sanguinosa. Grande punizione ai vinti non ci furono. Alla Russia gli si chiese di non riprendere la sua politica imperialista sull'impero ottomano, gli si chiese di rendere libera navigazione sul Mar Nero, e gli si chiese di ridurre gli armamenti. Tutto qui.
Cavour che all'inizio della guerra aveva pensato in grande, a Parigi (e dovette persino insistere per essere ammesso e per potersi sedere nel tavolo delle trattative) sperava almeno di ottenere il ducato di Parma e Modena. Non ottenne nulla.
Così spostò la discussione sull'egemonia e l'oppressione austriaca  in Italia. Nel suo celebre discorso disse che gli austriaci presenti in Italia costituivano un perenne e pericoloso stato di tensione. E che potevano determinare in futuro gravi complicazioni alla pace europea.
Poi presentando un dettagliato memoriale (chi lo scrisse non si sa- Cavour non era mai stato oltre Firenze e a dire il vero nemmeno a Milano) sulla situazione del Regno delle Due Sicilie si dilungò sull'oppressione borbonica; mentre sullo Stato Pontificio denunciò l'occupazione militare straniera: Francesi a Roma, e Austriaci in Emilia, in Romagna e nelle Marche.
I convenuti delle grandi potenze ascoltarono, poi decisero di mandare una formale nota di protesta agli interessati. 
Napoleone III la nota la inviò direttamente a Ferdinando II, invitandolo a varare un piano di riforme. Il Borbone gli rispose di non ingerirsi in questioni interne di uno stato sovrano, ma che pensasse alla sua Francia. Altrettanto fece il papa, che per opportunismo aveva il piede in due scarpe. Si faceva aiutare dai Francesi anche se poi chiamava gli Austriaci. 

Tutto qui, quello che ottenne Cavour a Parigi. L'unica cosa positiva, fu quella di riuscire a sedersi al Congresso  accanto alle grandi potenze su un piede di parità. Questo da anni non era mai accaduto, e per l'opinione pubblica, nonostante tante delusioni e la inutile morte dei bersaglieri in Crimea, rappresentò un fatto notevole. Sul Piemonte, su Cavour, sul Regno Sabaudo si concentrò tutta l'attenzione di chi da anni voleva dare una svolta alla politica italiana. Chi vedeva il pericolo di una rivoluzione repubblicana, trovò come unica valida alternativa il primato piemontese.
La sua prima battaglia più formale che sostanziale Cavour l'aveva vinta. Ora non doveva far altro che coltivare sempre di più questo prestigio e questa egemonia.

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*** ESTERI - CINA - Quanto è accaduto in Giappone lo scorso anno (con l'arrogante sbarco sull'isola, dell'americano COMMODORE, minacciando di bombardarla) si ripete in Cina con la stessa successione dei fatti.  Nella provocazione s'inserisce il pretesto detto dell'"incidente della giunca" che scatena una forte rappresaglia degli Inglesi e dei Francesi contro i Cinesi.
Pechino é selvaggiamente saccheggiata, i 200 palazzi che formavano il Palazzo d'Estate (con immensi tesori cinesi) sono rasi al suolo. La Cina é costretta a trattare la Pace di Tientsin, che voleva dire perdere  la propria sovranità.
A favore degli inglesi e francesi, la Cina perde il dominio sulle acque navigabili, ed é costretta a concedere  l'apertura dei suoi porti, il diritto di residenza agli stranieri, la vendita libera dell'oppio (che così va a stordire i cinesi, come gli indiani in America con l'alcol), i permessi di fondare scuole e chiese in tutta la Cina per cristianizzarla, e cedere lo Stato-cuscinetto della Birmania.
Mentre inglesi-francesi si spartiscono la Cambogia, il Laos, Annam, Canton (H. Kong).

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*** RAVIZZA inventa il "CEMBALO SCRIVANO" una proto-macchina da scrivere.

*** A LONDRA entrano in servizio i Tram a cavalli. Mentre fra 6 anni la citta' inaugura la sua Prima Metropolitana con I TRENI A VAPORE (6 KM).

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*** Scrive, ELIOT, mentre DOSTOEVSKIJ e' tradotto in Siberia con una condanna ai lavori forzati per motivi politici. A 20 anni ha già scritto Povera gente, destando grande stupore nei critici
"E' nato un nuovo Puskin" si affrettarono a dire i più esigenti critici.

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