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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
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E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1861
L'Economia Italia nel 1861  -  Le imprese coloniali '61-'82
La politica Estera della Destra (1861-'75)
I Personaggi politici di questo periodo

VEDI ANCHE I RIASSUNTI DI QUESTO PERIODO IN STORIA D'ITALIA

LA CARTINA D'ITALIA NEL 1861

*** DISCORSO DI CAVOUR ALLA CAMERA - SU ROMA CAPITALE
*** LA QUESTIONE ROMANA
*** LA PIEMONTESIZZAZIONE DELL'ITALIA
*** I GROSSI PROBLEMI ITALIANI
*** LA TERZA GUERRA D'INDIPENDENZA

*** IL "BRIGANTAGGIO"

GAETA 14 FEBBRAIO 1861 
  -    MESSINA 13 MARZO 1861

NIZZA E SAVOIA - Trattato di Torino in data 24 marzo 1860

MA CAVOUR FU UCCISO, FORSE AVVELENATO?


AMERICA: LA CROCIATA ANTISCHIVISTA DI LINCOLN

 

*** LE SCELTE DELL'ORDINAMENTO DEL NUOVO STATO
PRIME ELEZIONI GENERALI IN ITALIA

(Il documento che segna l'atto di nascita  del REGNO d'ITALIA)

(LA CARTINA D'ITALIA 1848)

La lista dei capi di Governo dal 1861 fino al 1946

L'ITALIA CONTA 25.756.000 ABITANTI (inclusi Veneto e Lazio)
( 21.777.334 senza )


Attivi il 59,9%, di cui in Agricoltura il 69,7%, Industria il 18,1%, Servizi il 12,2%
Il prodotto lordo: nell'Agricoltura il 69,5%,  Industria 17,2%,
Terziario 13,3%, di cui amministrazione pubblica 8,4%.
La popolazione italiana e' composta da 15.196.000 attivi, 10.559.000 non attivi

Mortalità infantile: il 25% dei nati nel primo anno di età.
il 44% entro i primi cinque anni di vita. La vita media è di 33 anni.
Leva militare obbligatoria ai giovani di 20 anni per 5 anni

L'Italiano é parlato dal 2% della popolazione, la restante parla il proprio dialetto

Il salario di un operaio italiano nell'industria manufatturiera  rispetto
all'Inghilterra e di 3,3 volte inferiore
La stessa Inghilterra é la prima delle nazioni industrializzate con i 31,8% della produzione mondiale
23,3% gli Stati Uniti, 13,2% la Germania, 10,3% la Francia,  3,7% la Russia, 2,9% il Belgio;
l'Italia occupa il 7° posto con il 2,4%
(  IL  CONTESTO ECONOMICO  NELL'ANNO 1861  )

L' ITALIA SCOLASTICA - Sconsolante i dati: Analfabeti: Piemonte, Liguria, Lombardia 54,2%, Veneto 78% Toscana 74%, Emilia 78%, Marche 83%, Umbria 84%, Sardegna 89,7%, Campania 85,4%, Puglia 88%, Calabria 88%, Sicilia 88,6%, Basilicata 89,9%.
Sulle regioni nord si intendono i centri abitati, mentre nelle Valli, la percentuale non e' molto diversa da quella del Sud. In alcune zone prealpine, e nel basso veneto anche peggiore.
Nel 1863 verrà fatto il primo censimento. L' 80 per cento degli italiani * analfabeta. Su 21.777.374 (esclusi i bambini prescolari) gli analbabeti sono 16.999.701. Mentre 893.388 sanno appena leggere.

L'ITALIA BENESSERE - Il PIL -  Fatto 100 il consumo di un abitante, il rapporto con altri Paesi europei è il seguente. Gran Bretagna 220, Svizzera 200, Paesi Bassi e Belgio 180, Francia 170. Germania 115-

IL REDDITO PRO-CAPITE -   l'Italia ha 196, Inghilterra 775, Francia 650, Sassonia 509, Prussia 428.

(purtroppo il divario in negativo invece di calare crescerà ancora di più nei prossimi 20 anni - nel '68 si tasserà perfino il pane - La famigerata Tassa sul macinato - I conti economici, i bilanci  li ritroveremo nei prossimi anni)

PRIME ELEZIONI POLITICHE GENERALI IN ITALIA
In base alla legge elettorale del 17 marzo 1848 fondata sul censo.

Le ELEZIONI svolgono il 27 GENNAIO -per la formazione del Primo Parlamento Italiano
Sono 418.696 gli aventi diritto al voto (1,9%). Votano 239.583 (0,9%); assenti i cattolici che boicottano con la parola d'ordine "nè eletti, nè elettori" (il non expedit papale). L'Italia viene così formata nei suoi confini, con la sua diversità d'etnie, lingue, dialetti, religioni, caratteri, tradizioni secolari; conservate per gli isolamenti secolari dal resto del mondo o che sono stati costretti a subire, e non certo per loro scelta.

E' quindi un rapporto di 1 votante che assegna la sorte di 107,5 altri cittadini italiani, visto che la popolazione di questi territori, così ora uniti in un solo Regno (ma non in una Nazione) è di 25.756.000 abitanti.

Ne uscì un Parlamento di "censo" uscito da una votazione di "censo" che votò deputati di "censo" visto che i rappresentanti erano 85 ex principi, marchesi, conti, duchi (trasformisti riciclatisi rinnegando anche la precedente ostentata formula dell' "unzione del Signore" - Questi dal loro feudo uscirono dalla finestra e vi rientrarono dalla porta principale), 28 alti ufficiali, 72 avvocati, 42 professori universitari, 5 medici, 5 tecnici, tutti con una conoscenza superficiale del territorio, ne' potevano averla, visto che fino a questo momento ogni Stato impediva all'altro reciprocamente di far conoscere le proprie ricchezze, le sue risorse, il tessuto sociale, il territorio, e di conseguenza il carattere della sua popolazione.

Lo stesso CAVOUR non era mai stato oltre Firenze.

Il 18 FEBBRAIO il Re inaugurò finalmente il primo Parlamento italiano: mancavano solo più i rappresentanti di Roma e di Venezia. L'opposizione era rappresentata da una ottantina di garibaldini.
Il discorso della Corona, scritto dal Farini, rivisto dal Re, dispiacque a Garibaldi: dopo gli elogi all'esercito ed alla marina, magro e infelice fu l'accenno del Re alla "valente gioventù, condotta da un capitano che riempie del suo nome le più lontane contrade..." 
E se il Re non accennò al nome, Cavour e Farini non facevano davvero molto per procurarsi le simpatie di Garibaldi. Anzi sorvolarono il grosso problema della sistemazione degli ufficiali garibaldini, che era una non semplice richiesta di Garibaldi.

Si riunisce a Torino il primo Parlamento italiano, con una Destra e una Sinistra, che in realtà non erano veri partiti, ma piuttosto schieramenti parlamentari.
Inoltre il fronte conservatore-moderato, già largamente maggioritario era uscito dalle elezioni largamente rafforzato con deputati scelti (!) nella nuove province.

La Destra era liberale, laica e accentratrice. I suoi obiettivi erano la laicizzazione dello stato con una soluzione diplomatica del rapporto tra Stato e Chiesa; il consolidamento dell'unità territoriale; la lotta contro ogni forza disgregatrice; una politica economica del libero scambio. 
Confluirono nella Destra: i moderati eredi di Cavour e i liberali moderati delle nuove regioni annesse.
Ci fu un tentativo di Cavour di ristabilire dei buoni rapporti  con il Rattazzi e il Depretis  (che stavano ricostituendo la vecchia sinistra) ma le relazioni non si ristabilirono per nulla. Rattazzi dovrà aspettare la morte del Conte per ritornare ad essere preso in considerazione dal Re.

La Sinistra si proponeva moderate riforme democratiche, tra cui l'allargamento del suffragio e il decentramento amministrativo, che permetteva alle sinistre non rappresentate in parlamento di far sentire il proprio peso, e una rapida soluzione anche con la forza della questione romana e veneta. Confluirono nella Sinistra: gli uomini della vecchia sinistra piemontese, esponenti del Partito d'azione, ex democratici.

La nuova legislatura iniziò i lavori discutendo il progetto di legge proposto da Cavour per la proclamazione di Vittorio Emanuele a Re d'Italia.
L'ala democratica guidata dal Brofferio voleva che fosse il re "proclamato dal popolo italiano". Ma Vittorio Emanuele volle chiamarsi Re d'Italia e non Re degli Italiani; e fu quasi una autoproclamazione quando scelse la formula "Il Re Vittorio Emanuele assume per sé e suoi successori il titolo di Re d'Italia". Non solo ma per ricollegarsi alla "sua" tradizione, volle chiamarsi non Vittorio Emanuele I, ma II. 
Fu anche ritirato un emendamento che proponeva un'altra formula "per provvidenza divina e per voto della nazione".

Ciò che maggiormente criticavano i democratici era che il regno italiano era stato costituito come un allargamento del vecchio Stato piemontese, con conseguente estensione a tutte le regioni delle sue istituzioni; già prevedendo che le stesse avrebbero fatto sorgere complessi problemi.

Il 13 MARZO Minghetti propose con quattro disegni di legge il progetto di decentramento (eliminando così il sistema centralizzato piemontese). Creazione di un ordinamento regionale su base elettiva che consentisse di conservare le tradizioni e i costumi delle diverse regioni; i sindaci li voleva eletti all'interno del consiglio comunale e non di nomina regia; competenza dello Stato solo sulla politica estera e sui grandi servizi di utilità nazionale (difesa, ferrovie, porti, poste e telegrafi). Tutti questi disegni di legge verranno definitivamente bocciati il 9 maggio al Consiglio dei Ministri e non più ripresentati

 La "Piemontesizzazione" (VEDI SOPRA LINK A PARTE) dell'Italia fu ritenuta indispensabile dai primi esponenti della Destra storica. Di conseguenza, tutta la penisola ebbe un sistema amministrativo accentrato, ed il Regno venne suddiviso in province amministrate da prefetti (i poteri regionali proposti dal Minghetti dovranno attendere oltre un secolo).
Il nuovo sistema fu basato su leggi uniformi per tutte le regioni e su una burocrazia dipendente direttamente dal centro piemontese. Furono così estese a tutta Italia la legislazione civile e penale del Piemonte e lo Statuto Albertino.
Lo Statuto albertino diventa la costituzione del Regno d'Italia. E i suoi funzionari di nomina regia, sono quasi sempre funzionari provenienti dal Piemonte o, comunque, dalle regioni settentrionali. Questo stretto legame alla corona, specie nell'Italia del sud, non è accettato di buon grado e spesso crea malcontento e incomprensione tra la popolazione.

Il rifiuto di osservare questi decreti fecero sorgere le prime resistenze nel sud, scatenando guerre civili; rivolte che passeranno alla storia sotto il nome di "brigantaggio"; che sono già iniziate il 20 febbraio a Castellammare di Stabia e il 12 marzo a Messina quando ad alcuni militari fedeli a Francesco II si unirono alcuni gruppi di contadini (chiamati da questo momento tutti "briganti").

Per correttezza costituzionale Cavour aveva presentato le dimissioni sue e del ministero perchè il re potesse formare il primo ministero. Era una mossa formale che però quasi gli costava il posto, perchè il Re cercò di organizzare un governo facendo senza del Cavour. Ma non fu possibile, la Camera era in gran parte formata da elementi fedeli al programma cavouriano ed il Re fu quasi costretto a riaffidare il governo all'uomo che andava dicendo -irritandolo non poco- che era solo lui  "capace di risolvere tutti i problemi italiani".
E già per questo (oltre i precedenti) al Re gli era venuto in antipatia; poi non era soddisfatto della politica cavouriana legata a quella di Napoleone III; non lo era per la questione Venezia e Roma; ed era preoccupato perchè Cavour si stava interessando troppo alle agitazioni ungheresi (nei suoi progetti non nascosti c'era, che una volta sollevatasi l'Ungheria contro gli austriaci, lui avrebbe fatto attaccare il Veneto).
Gli Inglesi con Russel, dissero chiaro e tondo al Re -che li aveva interpellati-  che se Cavour ciò avesse fatto, avrebbe messo a repentaglio la sua Dinastia ed il suo regno. Che la Russia avrebbe aiutato l'Austria, ed anche l'Inghilterra avrebbe impedito in qualche modo il conflitto austro-italiano.
Mentre invece avrebbero facilitato i progetti per avere Roma, e già si erano raccomandati gli Inglesi a Napoleone III di ritirare le truppe da Gaeta e da Roma perchè l'Italia avesse la sua capitale.
Eppure il Re aveva ripreso al governo Cavour proprio perchè faceva piacere agli inglesi, invece ora non si fidavano del Conte.
Fra l'altro era ricomparso Garibaldi a Torino, che (pur avendo gli stessi progetti di Cavour- l'attacco all'Austria) non solo sparlava del governo, ma perfino del Re: "Vittorio Emanuele è circondato da un'atmosfera corrotta, speriamo di rivederlo sulla buona via, ha fatto molto, ma purtroppo non ha fatto tutto quel bene che poteva fare"; che era una vera e propria ingiuria al Re e al Parlamento. Il re non solo non volle riceverlo, ma a Genova gli fece perquisire il suo Comitato per Roma e Venezia, per impedirgli arruolamenti clandestini, un po' troppo pericolosi se guidati dal solitario di Caprera.

Il 18 APRILE ci fu un violento scontro alla Camera tra Garibaldi e Cavour e di contraccolpo quello di Garibaldi con Cialdini. Questa volta il Re dovette intervenire per una pacificazione, invitando Cavour e Garibaldi a palazzo reale per arrivare a delle spiegazioni; ma l'ostinato Garibaldi "proclamò" che non avrebbe mai stretto la mano a Cavour. I due erano reciprocamente insofferenti. 

  Intanto nel Sud si stanno moltiplicando le rivolte, ed il governo inizia ad inviare i primi grossi contingenti di truppe, prima ancora di tentare una politica di mediazione con i legittimisti borbonici.
Tutto ciò che si sta decidendo nel Parlamento torinese, è motivo di rifiuto e di rivolte non solo del militari ma anche della popolazione.  

Nel centro-meridione nessuno dei nuovi politici che dovevano guidare il paese c'era mai stato. Lo stesso CAVOUR non era mai sceso oltre Firenze. Né volle mai andarci, per accertarsi se dopo Firenze c'erano uomini, selvaggi o scimmie. Di storia ne conosceva molto poca. Di Agrigento, di Siracusa non sapeva nulla, non sapeva che qui e nei dintorni c'erano le meraviglie, i palazzi, i templi, i giardini, l'arte, la filosofia e la civiltà, già 2470 anni prima che lui nascesse a Torino, a quei tempi coperta dal fango del Po e con i primi abitanti sulle palafitte nel vicino lago di Viverone o a Lanzo.

CAVOUR per migliorare le sue grandi tenute di famiglia guardava al nord Europa, ignorando che i più curati, e i più bei giardini dell'agricoltura europea erano in Sicilia. Lui, amante dell'agricoltura, gli sarebbe bastata una visita per scoprire che nel Sud c'era la terra delle grandi miniere dell'"oro verde". Un patrimonio potenziale della futura nazione, incommensurabile, buttato al vento; e che anche i suoi successori, più ciechi di lui, non seppero mai valorizzare. Anzi distrussero quello che perfino i beduini  Arabi - quando vi sbarcarono - avevano valorizzato e al mondo  mostrato i pregi,  dato valore, creando la Conca d'Oro, con al centro Aziz, "il Fiore" del Mediterraneo (l'odierna Palermo).

Poi si lamentavano i politici che nel sud scoppiavano le rivolte. In coro dissero che era una  terra di briganti. Si comandò una feroce repressione inviando 116.000 soldati. Che catturarono e fucilarono  5212 "briganti" (fra questi oltre che capi-popolo, molti regolari  ufficiali borbonici allo sbando, come un famoso 8 settembre 1943, con i partigiani sulle montagne).
Questa insorgenza sociale la definirono "brigantaggio". Stava lievitando su tutta la popolazione meridionale (Molise, Abruzzi, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia)  ma loro, i nuovi governanti  seguitarono a chiamarli,  i capi di quella "resistenza",  "banditi". E che contro il "dilagare del brigantaggio nel sud, bisognava ricorrere a una feroce repressione armata".

Il paradosso fu che in piena guerra civile - perchè tale era diventata la questione meridionale -  in questo 1861 si introdusse nel meridione la leva  obbligatoria  oltre gli inasprimenti fiscali, che  colpirono non i grandi proprietari di latifondi ma la popolazione e i consumi popolari. Si arriverà a tassare perfino il pane per ripianare i grossi debiti del Piemonte che erano pari alla metà di tutto il resto d'Italia. La Lombardia addirittura aveva un quarto in attivo, ma si ritrovò in debito. 
Nel Salernitano erano nate alcune industrie; le trasferirono nel Nord; e asportarono perfino i pochi binari delle prime modeste ferrovie, chiusero i cantieri navali, requisirono le navi.

Del resto la destra favoriva gli interessi dei proprietari terrieri (l'unico settore che esportava ortofrutticultura- fra l'altro male esportata per non aver incentivato i trasporti navali e ferroviari!). Non favoriva né l'industria, né il commercio. Poi diventò un boomerang, infatti, l'industria, non incentivata, rimasta arretrata, creò poi danni enormi alla modernizzazione della stessa agricoltura. Ci si mangiò così la capra e il cavolo nel momento più critico, mentre all'estero era in atto un periodo di grandi trasformazioni, nelle tecniche agricole e soprattutto nei trasporti (con l'Inghilterra che possedeva già 14.000 km di strade ferrate contro i 100 km del sud) (abbiamo detto 100 !!!  non è un errore !!!)
Il danno fu irreversibile.  Esposti i due settori a una agguerrita concorrenza internazionale, con gli errori sabaudi fatti in questo decennio non permetteranno più ai meridionali di risalire sul treno della competitività, mentre gli altri paesi europei ormai viaggiavano a tutto vapore. Con le prime macchine utensili che  in forma esponenziale le stesse producevano altre macchine, ferrovie, navi, infrastrutture.

Il 20 agosto del prossimo anno verrà proclamato lo stato d’assedio in tutta la Sicilia;  soppressa la libertà di stampa e di riunione; i sospettati  furono deportati in Piemonte;  instaurata la dittatura militare  con pieni poteri per la repressione.
Nel corso dell'anno  6.800 persone si rifugiarono  in Egitto. Un accogliente   rifugio per i siciliani.
Altri 7000 nel 1863, 9000 nel 1864, 11.000 nel 1865, 18.000 nel 1866, La media fino al   1897 sarà poi di 940 persone all'anno, la media dal 1898 al 1914 è di 2170 ogni anno.

I fuggiaschi non erano nè banditi nè briganti. In Egitto crearono e produssero grandi opere. Alcune ancora oggi vanto dell'Egitto: la Ferrovia delle Piramidi, Tranvie, Musei (del Cairo), Teatri, Banche, Ospedali, Dighe, Strade, e perfino la più importante Moschea di Alessandria, la El Rifai, interamente decorata da Letterio ed Enrico PRINZIVALLI  di Messina. Un grandioso capolavoro dell'arte italiana in Egitto.
Prinzivalli lasciò Messina nel 1866. E non era un brigante!
Era l'anno di una terribile repressione guidata dal generale Raffaele Cadorna commissario straordinario con pieni poteri. Che usò il pugno di ferro,  comminando ai ribelli  numerose condanne a morte e ai lavori forzati.
Nel frattempo era scoppiato anche il colera con decine di migliaia di morti.
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Quello dell'Unità d'Italia, del Risorgimento, si tratta di un dibattito che continua da 150 anni. Che non è finito, ma continua. Dopo il crollo delle ideologie (considerate "inossidabili", quella monarchica poi quella fascista) che tenevano insieme questa unità nata così frammentata, questo dibattito negli anni 2000 è divenuto attuale. Il collante (religione, nuovi costumi standardizzati con i media, istruzione scolastica, mobilità delle persone) si è rivelato artificiale e debole, tutti interventi insufficienti per promuovere l'idea di nazionalità. C'è infatti una ripresa dei valori localistici che sembravano solo trenta anni fa scomparsi. 
Negli anni del Boom (del Nord, non dell'Italia tutta) negli anni 1950-'60 con gli esodi dal sud verso il nord sembrò che le distanze non solo geografiche ma caratteriali si annullassero, con la motorizzazione, la Tv, i molteplici rapporti economici. 
Oggi invece questa distanza si è maggiormente radicalizzata.

Qualcuno ha scritto che  il risorgimento fu una operazione quasi esclusivamente culturale, che gli interessi economici sono venuti dopo, che da soli non avrebbero creato un bel nulla. Invece non è così, ce lo dimostra la Zollerverein tedesca- furono proprio gli interessi economici a sollecitare (a fare!)  l'unione politica della Germania. A creare quel nazionalismo, anche se portato poi più tardi all'estremo, non dalla politica, ma proprio dagli interessi economici (vedi la Biografia di Hitler, i cartelli industriali). Molto diversi da quella coscienza  di grande nazione che aveva concepito e poi realizzato  Federico II, dove rigore, economia, politica e grande esercito (quindi stato "forte") erano una cosa sola, e non separate.

Anche oggi, pur promuovendo spesso delle operazioni culturali, saranno solo gli interessi economici a far convivere i nuovi immigrati con la popolazione italiana, e non una integrazione culturale. Non siamo riusciti in 150 anni a unire i Veneti con i Lombardi-Piemontesi (pur così vicini), possiamo sperare di riunire l'intera costa del Mediterraneo e dei paesi asiatici in pochi anni!

1 GIUGNO - Inizia una misteriosa malattia di Cavour nel pieno della sua attività; dopo cinque giorni di malessere il Conte si aggrava e muore.
Curiosa è questa pagina quasi inedita sulla morte di Cavour.
MA CAVOUR FU UCCISO, AVVELENATO?

12 GIUGNO - Il Barone Ricasoli è incaricato da Re di formare il nuovo governo, che vara il 12 giugno, mantenendo anche il ministero degli esteri e della guerra. Il Re si affrettò a dire che gli dispiaceva la scomparsa del Conte, "però tale luttuoso evento non ci arresterà un istante sul cammino della nostra politica; vedo l'avvenire chiaro come in uno specchio e niente può sgomentarmi".
Anche se finivano i dissidi tra Cavour e il Re, Vittorio Emanuele sentì presto la mancanza di quell'"uomo forte" spregiudicato ma "intelligentissimo" che era stato Cavour. Con Ricasoli ben presto ci furono dissensi; mediocre era lui e mediocre era il ministero da lui organizzato, salvo Minghetti cresciuto alla scuola cavouriana.
Inoltre c'era Napoleone III che senza il Cavour la questione romana rischiava di fallire; infatti inviò a Torino il generale Fleury ad annunciare che avrebbe conservato le sue truppe a Roma.
Il Re diplomaticamente fece buon viso a cattiva sorte, ripromettendosi di esaminare la questione più avanti (intanto -gli mandò a dire prudentemente- che avrebbe pensato per il momento solo al suo Piemonte), mentre Ricasoli più religioso di Cavour pensò di essere lui il salvatore del Papato, che sarebbe andato a Roma non per distruggere ma a edificare,che avrebbe dato alla Chiesa il mezzo di riformare se stessa. Un utopia insomma. Commettendo tante ingenuità. Che non andavano bene né a Napoleone III né a Vittorio Emanuele II.


1 LUGLIO - In Basilicata, in Calabria, nel Molise e nell'Irpinia scoppiano rivolte di migliaia di contadini che assieme a molti soldati issando le bandiere borboniche si scontrano con i soldati piemontesi che hanno l'ordine di sparare sui ribelli, fare rappresaglie, incendiare interi paesi.
La ferocia non fa che accrescere le ostilità. A metà luglio viene inviato con pieni poteri repressivi il generale Enrico Cialdini. Un Attila moderno scaraventato nel sud a seminare panico. A ingigantire il fenomeno, non a contenerlo. Il 9 ottobre verrà sostituito con La Marmora.

10 SETTEMBRE - Proseguendo la politica di Cavour, che già in marzo - tre mesi prima di morire- aveva definito la posizione del governo nei confronti della questione romana, Ricasoli invia a Parigi un progetto di riconciliazione con la Santa Sede. Proponendo alla Chiesa la rinuncia al potere temporale in cambio della sovranità personale del papa; una donazione annua; e la rinuncia a qualsiasi ingerenza sulle nomine dei vescovi. Progetto che avrà un rifiuto francese

9 OTTOBRE - Proseguendo le riforme, il Consiglio dei ministri vara una serie di decreti estesi a tutta l'Italia. Decreti che nascono ignorando tutti i disegni di legge sul decentramento, e che riconfermano la struttura centralizzata dello Stato articolata in comuni, circondari e province. Con le rappresentanze (prefetti e sottoprefetti)  affidate a funzionari di nomina regia.
Uno dei tanti motivi per aver fatto queste scelte furono i problemi finanziari del regno sabaudo; basti pensare che nell'intero deficit dei Sette stati preunitari  il 57%  era di origine sabauda. Con l'unificazione, abbattuti molti dazi doganali, il Piemonte avrebbe solo aggravato la sua situazione se avesse scelto quel decentramento proposto dai disegni di legge del Minghetti (e fra questi c'era proprio quello di una autonomia finanziaria).
 Solo una struttura centralizzata avrebbe potuto salvare l'ex Regno di Sardegna dalla bancarotta. Così estese tasse e gabelle su tutto il regno, anche, dove la situazione economica essendo migliore del Piemonte, i sudditi godevano (pur nella miseria) di una minore pressione fiscale (nel sud non esisteva una Imposta della ricchezza mobile)
(il reddito medio pro capite italiano era di 197 lire contro le 775 dell'Inghilterra o le 650 della Francia).
(ma solo 1.300.000 avevano un reddito superiore alle 197 lire).

Non è che a Torino mettendo più tasse e gabelle risolsero tutti i problemi. Quintino Sella il prossimo anno ministro delle Finanze nel nuovo Governo Rattazzi, varò un piano di risanamento, distribuì (per incassare soldi)  molte concessioni a privati, e mise in vendita molti beni demaniali requisiti alla Chiesa (circa 50.000 proprietà).
(vedi - VENDITA BENI ECCLESIASTICI)

Ma anche Sella (che arricchì solo chi era già ricco) non riuscì a ripianare il deficit, che nel 1866 (alla vigilia della nuova guerra con l'Austria) era ancora preoccupante, nonostante emissioni di vari prestiti per coprire il disavanzo, che continuava ad essere del 25% rispetto alle entrate.
Si fecero così debiti; ma poiché far debiti é una bella cosa, ma poi bisogna anche pagarli, la quadratura del cerchio la si fece con il "corso forzoso" della moneta carta.
(suggerisco di leggere
SOTTO LA LIRA IL VUOTO per capire questa dinamica)
Ma il fatto più importante di questo 1861 e
Il fatto è che, per le continue guerre che i sabaudi facevano, il simulacro di convertibilità in oro della lira andò a farsi benedire, sicché ancor prima del 1861 la carta moneta piemontese era già diventata carta straccia per l'emissione incontrollata che se ne fece.
(anche qui suggeriamo di leggere
SAVOIA IN BOLLETTA )

Dobbiamo anche ricordare che dopo l'avvenuta unione, i piemontesi misero le mani nelle banche degli Stati appena conquistati. Naturalmente la Banca Nazionale degli Stati Sardi divenne, dopo qualche tempo, la Banca d'Italia. Avvenuta l'occupazione piemontese fu immediatamente impedito al Banco delle Due Sicilie (diviso poi in Banco di Napoli e Banco di Sicilia) di rastrellare dal mercato le proprie monete d'oro per trasformarle in carta moneta secondo le leggi piemontesi, poiché in tal modo il Banco delle Due Sicilie avrebbero potuto emettere carta moneta per un valore di 1200 milioni e sarebbero potuti diventare padroni di tutto il mercato finanziario italiano. Quell'oro piano piano passò nelle casse piemontesi. Tuttavia, nonostante tutto quell'oro rastrellato al Sud, la nuova Banca  risultò non avere parte di quell'oro nella sua riserva. Evidentemente aveva preso altre vie, che erano quelle del finanziamento per la costituzione di imprese al nord operato da banche, subito costituite per l'occasione, che erano socie (!) della "Banca d'Italia"(Sarda): Credito mobiliare di Torino, Banco sconto e sete di Torino, Cassa generale di Genova e Cassa di sconto di Torino. 

DICEMBRE - Garibaldi già in gennaio aveva fatto sorgere dei Comitati per la liberazione di Roma e Venezia, formati dagli stessi elementi che avevano aiutato il generale nella spedizione in Meridione.
Si riuniscono a Genova, danno vita a un comitato centrale, ma si associano altri elementi mazziniani, e Garibaldi proprio per questo rifiuta di essere nominato presidente del comitato.
(Ultimamente - come vedremo il prossimo anno- ha più simpatia il Re per Mazzini (nonostante la condanna a morte in contumacia) che non Garibaldi)
Nel frattempo Garibaldi sollecita Ricasoli (ora che non c'è più Cavour, e che aveva ignorato (o snobbato) questa sua richiesta) di sistemare nell'esercito i suoi ex ufficiali garibaldini promossi sul campo, e sollecita pure di affidargli i Poligoni di Tiro in Piemonte e Lombardia. "per fare delle esercitazioni".

VEDI ALTRI LINK CON ALTRI ARGOMENTI, RIPORTATI A CAPO PAGINA


*** AMERICA - 1861-1865 GUERRA DI SECESSIONE - Le stragi si fanno non piú con i cugini inglesi, con delle lotte ormai già lontane; ma fra coloni stessi, con i fratelli di ventura: Nordisti e Sudisti.  Guerra della difesa del proprio territorio, e qui la razza non c'entrava proprio nulla. Sono le solite spinte di un'aggressività che si manifesta soprattutto  in un ambiente dove non ci sono le radici dei contendenti, e che proprio per questo non hanno motivazioni etniche, e neppure hanno esperienze di animosità storiche ataviche, sedimentate, quindi latenti, nei confronti di un altro gruppo della stessa etnia, ma hanno solo il fattore R (rettiliniano), che è il peggiore: quello di aver messo i paletti per primi e aver preso possesso di un territorio, come fa appunto il mondo animale, e (si afferma ultimamente) anche in quello vegetale, il che se fosse confermato sposterebbe il fattore R ancora più indietro nel tempo, addirittura alla prima cellula procariotica. 
Del resto sappiamo che le cellule anch'esse lottano per la conquista del territorio, le molecole pure, ed anche gli elettroni nel guscio dell' atomo sono in lotta per lo spazio "vitale". Invadono un territorio, e sono o respinti o (se utili) aggregati. (vedi inizio di questa storia, nel segmento dei 20 miliardi - 1 a.C.)

(SULLA GUERRA CIVILE AMERICANA)
(MAGGIORI DETTAGLI - IN COSTRUZIONE)

Comunque vedi anche  (LA SCHIAVITU'  IN AMERICA )

e anche  l' ANNO 1854


RUSSIA: Viene abrogata la Servitù della Gleba che era stata istituita nel 1649. Lo Zar Alessandro II ne decide l'abrogazione insieme ad altre misure liberali. E' curioso vedere come le due future superpotenze del XX° secolo proprio in questi anni stiano facendo passi importantissimi per l'abolizione delle disuguaglianze interne ai loro paesi. In questi anni gli Stati Uniti stanno combattendo la Guerra di Secessione che avrà come conseguenza l'abolizione della schiavitù dei neri. Così in Russia si abolisce contestualmente la Servitù della Gleba contro cui avevano tuonato molti intellettuali. Tra questi ricordiamo Turgenev con le sue "Memorie di un cacciatore". Il grande scrittore russo disse che avrebbe voluto essere ricordato per quanto aveva fatto per la libertà dei servi. L'abolizione della Servitù della Gleba libera 40 milioni di contadini anche se sopravvive il sistema del "Mir" che è una comunità rurale proprietaria della terra e responsabile collettivamente delle imposte. In questo modo la riforma rimane dimezzata perchè i contadini sono liberi ma non possono acquistare la terra e diventare piccoli proprietari: sono diventati da servi braccianti pagati. Oltre a queste riforme viene mitigata la censura sulla stampa, si concede autonomia alle università e vengono istituiti gli zemstvo che sono assemblee elettive distrettuali che si occupano dell'amministrazione locale (scuole, strade e sanità) e si occupano della riscossione delle imposte. (By: Pier Paolo Chiapponi)


*** LA DRASINA (che ha ora  3 ruote) diventa un VELOCI-PIEDE
MICHAUD per il momento mette 2 pedali nella ruota anteriore.
(vedi in SPORT - Storia della Bicicletta - su questo stesso sito)

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