ANNO 1922

(terza parte) 1922 b

< vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

 

Ritorniamo in Italia nei mesi di questo 1922. Due sono le scelte, o meglio due le realtà oggettive. O la violenza bolscevica che sta distruggendo l'inizio di un mondo nuovo e vuole spingerlo verso il baratro dell'arretratezza, che per 70 anni poi vedremo con tutta la sua drammaticità in Russia; oppure la durezza (gli oppositori diranno "violenza")  fascista per uscire dall'anarchia, dai fantasmi e da futuri  anni di degrado politico e sociale.

Due rivoluzioni erano nell'aria. Entrambe violente, devastanti, come sono tutte le rivoluzioni. S'impose la seconda e alla luce del senno del poi, la più salutare (nonostante degenerasse nella dittatura, con tutto quello che poi seguì e che vedremo) risultò proprio questa, e  con una buona dose di chiaroveggenza.
Infatti, Mussolini, unica voce ottimista, l'unico con un'idea lucida, in un panorama ottuso (la distorta visione socialista stalinista) o con le coscienze inquiete (quelle liberiste) intuì che "il socialismo era crollato, l'Internazionalismo caduto, la lotta di classe era una favola e che la rivoluzione bolscevica avrebbe portato al disastro l'economia russa". Era il preambolo fatto nella sala riunione, quando il 7 dicembre diede vita al suo PNF.

Non sfuggì quindi alla piccola borghesia pubblica e privata, ai commercianti, al capitale finanziario e industriale, ai proprietari terrieri, e anche ai (tantissimi) mezzadri padani, che la sua non era una rivoluzione "anticapitalistica", e quindi finì per diventare il PNF, ma soprattutto Mussolini stesso, punto di riferimento, tanto che ne divennero i finanziatori in funzione antibolscevica (la stessa cosa poi accadde con Hitler in Germania. Lo aiutò perfino l'antibolscevico Churchill contro Stalin, quello che chiamava "diavolo rosso).

Abbandonando ogni coloritura demagogica, Mussolini si presentò come una forza di destra dove "la violenza è il male necessario per estirpare i sovversivi bolscevichi", poi si poneva come obiettivo la conciliazione delle classi, finalizzata allo sviluppo della produzione, ponendo ai vertici dei valori la Nazione e lo Stato, e infine molto abile, abbandonò gli accenti anticlericali e la pregiudiziale repubblicana, guadagnandosi così i consensi sia dei cattolici, sia dei monarchici. Aveva fatto il suo primo "terno". (nel '29 con i Patti Lateranensi farà "tombola"!)

Il fascismo si trasformò, come vedremo in seguito, in una dittatura personale, ma questa dittatura si consolidò in un blocco di potere in cui predominavano gli interessi dei maggiori gruppi industriali e finanziari. Mussolini non era insomma solo! (non si governa per venti anni se non si hanno appoggi autorevoli! Non bastava  solo il consenso del popolo!  Lo consolidò il potere (apparente ma non sostanziale - e questo i borghesi lo permisero) con le masse e con un abile utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione e con una massiccia propaganda. Spesso alcuni suoi incaricati la resero becera, ridicola, e da circo questa propaganda, che provocò direttamente o indirettamente non pochi eventi parossistici e purtroppo anche drammaticamente tragici. Ma cerchiamo di essere realisti; bravi pubblicitari c'erano anche allora; basterebbe vedere i manifesti dell'epoca; gli slogan erano pari a quelli di oggi come "competenza"; ma crediamo fermamente che oggi nessun pubblicitario serio  avrebbe escogitato per la sua azienda "panzane" grandi come quelle del regime (quelli alla Starace per intenderci, che vedremo nel corso del ventennio).

Con questi mezzi (le comunicazioni, la radio soprattutto) Mussolini oriento' ("pieghero") l'opinione pubblica per ottenerne il consenso, che gli permise di avvolgere con le sue strutture assistenziali, culturali, ricreative (in certi casi (come lo scioglimento dell'Azione Cattolica) anche intimidatorie) tutto il paese.

Un appoggio quello del popolo relativo e ininfluente, perchè le grandi masse suscitavano il suo disprezzo "sono stupide e sporche, non lavorano abbastanza e si accontentano del piccolo....hanno il dovere di obbedire".

Caduto nel 1938 l'appoggio del blocco del potere borghese che gli aveva permesso la scalata, cade (e la guerra accentuò questa caduta) il consenso (e lo avrebbe dovuto sapere lui!  attento giornalista) anche delle masse.

Poi commise il 18 settembre e il 25 ottobre di quel 1938, due errori, quello delle "leggi antiebraiche" (perdeva così il grande capitale) e di attaccare e scagliarsi contro la borghesia (che fiutata l'aria stava portando i capitali all'estero). Li apostrofò questi ultimi "....quel mezzo milione di vigliacchi borghesi che si annidano nel paese".

Tutto quello che venne dopo, fu la conseguenza. Il fascismo era finito il 25 ottobre 1938, lo stesso giorno di 16 anni prima quando decise di marciare su Roma. In entrambi i casi aveva mandato un messaggio chiaro. Nel '22 voleva difendere gli interessi degli industriali. Nel '38 rimproverò loro di avergli voltato le spalle. Nel primo caso lo sostennero, nel secondo lo scaricarono.

continua