ANNO 1922

(quinta parte) 1922 d

< vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

 

LE MOTIVAZIONI STORICHE.....
Una democrazia mal ridotta, tre partiti liberali in guerra tra loro, altrettanto i tre partiti socialisti, e infine il partito Popolare cattolico di DON STURZO sempre insofferente con i gruppi intransigenti (anche se erano finite dal '19 molte polemiche della Chiesa con il movimento cattolico autonomo e aconfessionale)  sempre accusato il prete scomodo a oltre Tevere, di essere troppo modernista.

Era caduto il non expedit del Papa, e aveva lasciato ai cattolici piena facoltà di esprimersi e di intervenire nella politica, ma la corrente di conservatori non era d'accordo con i programmi dei democratici cattolici su alcuni punti ritenuti troppo progressisti. Questi "punti" erano: il voto alle donne, la riforma elettorale, l'insegnamento laico, lo sviluppo della cooperazione, una riforma tributaria, una legislazione sociale e agraria (terra incolte ai contadini) che a molti conservatori apparivano richieste simili a quelle liberali e addirittura perfino di sinistra. In effetti, c'era proprio una corrente di sinistra anche nelle file dei cattolici, che rimarrà sempre in vita nel dopoguerra ma anche agli inizi degli anni Novanta, quando la DC si sfasciò.

Quest'ultima corrente nell'ultimo congresso del 20 ottobre dello scorso anno, visto l'avanzare del fascismo intimidatorio, si era espressa addirittura a favore di una collaborazione con i socialisti (con i "rossi"!), mentre un'altra corrente (De Gasperi, che subentrò a Don Sturzo) il fascismo non lo condannava, ma nemmeno lo criticava, ma la terza corrente - agli antipodi della prima e piu pragmatica della seconda- s'impose (a posteriori affermò che Mussolini voleva solo utilizzarlo) e la ritroviamo prima a fare l'occhiolino e infine dare la fiducia apertamente a MUSSOLINI e al suo primo governo.

Insomma tutti i partiti erano incapaci di dare al Paese un governo di larga maggioranza, e in ogni partito, all'interno c'era di tutto e il contrario di tutto: ondivaghi, ubiqui, franchi tiratori e polemisti, mentre alle porte, un vento "rosso" dall'est sembrava a molti impetuoso, sia chi ci credeva e anche a chi non ci credeva, chi ci sperava e chi ne era terrorizzato. A non perdere la calma ed aspettarli al varco, uno solo, Mussolini, con le idee chiare. Li avrebbe utilizzati lui i partiti. Tutti, poi, li avrebbe scaricati uno a uno. "I miei polli, uno per uno, li spennerò una penna alla volta, così non strillano".

Lo Stato non c'era più, Prefetti e Questori facevano nelle città quello che volevano (lo abbiamo visto a Milano) e anche l'esercito non si sapeva da che parte stava. Non dobbiamo dimenticare che erano tre anni che i socialisti "sputavano" addosso ai militari, primo per aver voluto le ostilità e poi per come era andata a finire l'infelice guerra che gli altri sostenevano di aver vinta ma il risultato - beffeggiavano i socialisti- lo si era visto: una "grande beffa". L'Italia era stata punita peggio di coloro che l'avevano persa la guerra ed era piena di debiti fino al 1988.

DIAZ, il generale che l'aveva "vinta", aveva affermato dopo che si era conclusa al Quirinale  la Marcia su Roma, "se avessi voluto in 5 minuti avrei avuto ragione con i miei soldati, di quelle "squadracce fasciste", ma poi lo troviamo, tre giorni dopo, nel Governo di Mussolini come ministro della guerra. Era l'Italia di quel momento! Quella che c'era prima, quella che ci sarà dopo. Il trasformismo era ormai una tara ereditaria. Vicino a Diaz c'era l'altro suo collega, BADOGLIO, che inaugurò un'altra epoca; gli americani quando conobbero nel famoso 25 luglio-8 settembre '43 la sua ambiguità, coniarono persino un motto "non fare una badogliata" per indicare un soggetto ipocrita che fa il voltafaccia"; che in poche parole è quello che "tradisce gli amici".

Una domanda  ineluttabile che tutti si sono sempre fatti: la domanda è, se fu l'Italia a creare il fascismo o se fu il fascismo a creare quell'Italia che vedremo in questo "ventennio". Lo stesso copione l'Italia lo adotterà anche nel 1944-'48: tutti lottarono per la libertà, l'ordine, la giustizia, poi iniziarono le lacerazioni fra quelli che vi avevano contribuito. Poi anche lì,  la sinistra si spaccò a beneficio di altri. Non avevano imparato la lezione. Qualcuno - ritornato dall'esilio degli anni Venti, e a questi anni lui era rimasto inchiodato - ancora nel '48 credeva nella rivoluzione russa, anche se molti non erano mai stati in Russia, non sapevano nulla, e chi vi era stato, non raccontò mai come veramente stavano le cose.

Leggiamone alcune di queste distorte visioni:

TOGLIATTI su Rinascita del dicembre '48 scriveva "Stalin sta creando una nuova formazione sociale, la creazione e il trionfo di una nuova forma economica".
NENNI su Mondo Operaio del 17 dicembre '49: "Negli avversari di STALIN colpisce la miopia di giudizi critici legati al fatto del giorno, incapaci di elevarsi alla visione d'insieme dell'essere e del divenire della rivoluzione".
BERTI su Rinascita del dicembre '49: "Noi uomini della vecchia Europa non "comprendiamo" l'immensa portata di questo processo storico, il valore di questa rivoluzione culturale che ha trasformato un popolo. E' l'inizio di un rivolgimento che cambierà il mondo" !!!!

Sappiamo poi com'è andata a finire, e per fortuna molti non "compresero", anche se lo stesso fascismo di errori ne fece molti, ma non quello di trasformare un popolo in una massa di demotivati soggetti. Di errori ve ne furono, molti anche gravi come quelli nel corso di venti anni. Ma guarderemo anche alcuni aspetti positivi del fascismo. Come ad esempio quello alla fine di quest'anno: una benefica scossa nel mondo scolastico, dove la distanza dell'Italia rispetto agli altri Paesi sull'alfabetizzazione era enorme. (vedi tabella in Curiosità - Analfabetismo > > ).

IL 3 DICEMBRE entra in vigore la legge del 24 novembre, e Mussolini prende possesso dei vari ministeri. Con la prima legge messa all'ordine del giorno è votata la Riforma Gentile sulla scuola (pronta da 30 anni ma mai approvata) forse una delle più importanti e tempestive decisioni prese da Mussolini, che in pochi anni, diamone atto, cambia e alfabetizza il Paese (si passò dal 35% al 12 %.). In buona parte elimina lo sfruttamento del lavoro minorile. Quello soprattutto dei fanciulli di 6-11 anni, obbligando le famiglie a iscriverli nelle scuole.

Solo negli opifici del settore tessile laniero e serico (escludiamo quindi quello casalingo, artigianale, rurale, sommerso) in questo 1922 lavoravano 95.000 bambini dai 6 a 11 anni. Nel solo Biellese su 80.000 addetti, 40.000 sono donne sottopagate, e 20.000 i bambini, di cui 3000 hanno l'età di sei/sette anni, orario di lavoro 10-12 ore giornaliere.

Storico l'orientamento della legge scolastica mussoliniana, sia nella struttura amministrativa sia nella severità nella frequenza: con precisi programmi in tutti i gradi d'istruzione (un'ossatura che poi si mantenne anche dopo il fascismo). La cultura umanistica con Gentile assume un ruolo centrale, nascono i Licei, è introdotto l'esame di Stato e diventa rigorosa pure la frequenza alle elementari fino alla terza.
In giro per le città e per le campagne non si vedono più bambini  gironzolare nella noia e nel sudiciume, o quelli vestiti di stracci nei rioni delle città.

In questo preciso anno il Paese ha tre precise fisionomie: le 6 regioni del Sud hanno una popolazione analfabeta del 49,6 %, le 6 del Centro il 29,5 %, e le 6 del Nord il 12,8%; con una media quindi del 35%, con punte in singole regioni anche del 62 % come in Calabria, mentre in A. Adige (Maria Teresa aveva seminato bene con le sue riforme) solo l' 1,9%.

Dal 35% del 1920 l'analfabetismo scese al 13% nel 1941

L'abolizione del lavoro minorile, fece coincidere anche il pensiero degli industriali, (già attenti al consumismo del proletariato d'oltreoceano) con quello mussoliniano (con buone conoscenze del Prof. PARETO.  Mussolini frequentava le sue lezioni quando era esule in Svizzera).

Erano le teorie di SMITH e di altri, che affermavano che dare un reddito agli operai permetteva di trasformarli da potenziali ad effettivi consumatori di prodotti: quelli che essi stessi producevano, creando così il volano della produzione; allargando e coinvolgendo nella produzione il più alto numeri di soggetti. Meno ore di lavoro permetteva di coinvolgere nel sistema un numero maggiore di soggetti, quindi più alto il numero dei potenziali acquirenti.
Per gli stessi motivi, vedremo Mussolini concedere nelle sue riforme sul lavoro, solo le 8 ore lavorative (erano prima 10-12) e poi il sabato fascista, (che non era un regalo francescano, ma un'esigenza economica) per distribuire su un ampio strato di popolazione la possibilità, o meglio far nascere il desiderio, di toccare con i primi "soldi in mano" - anche se pochi - i primi beni di consumo, che per quanto pochi alimentavano il processo produttivo, offrendo la possibilità a un largo strato della popolazione di toccare con mano i primi prodotti di largo consumo, o meglio ancora a mangiare qualcosa in più.

Erano leggi economiche già note, gli schiavi gli americani li abolirono quando entrò in crisi la produzione, perché i salariati (pur con le paghe basse essi qualcosa acquistavano) calavano di numero nella stessa proporzione che aumentavano gli schiavi, ma in parallelo calavano i consumi, e non avendo più il salario gli ex operai non potevano certo acquistare quello che l'industria produceva con schiavi, a zero costo di manodopera.

"Se i prodotti sono fabbricati con una manodopera gratuita (o a basso salario), la produzione non entra nel ciclo delle vendite, si ferma tutto il commercio, perché nessuno ha moneta contante per acquistarli. Le motivazioni umanistiche sulla schiavitù, o quelle dell'istruzione come fatto culturale trovano il tempo che trovano. É' la ferrea legge dell'economia, un rigoroso equilibrio, che detta legge su tutte le motivazioni delle scelte, la sola!"

Questo di sopra non è un passo di Smith, ma del Veneziano Zanon, nel Trattato di economia e commerci, pubblicato nel 1764! Ed era più avanti di Smith, che non credeva né vedeva un futuro sulle società di capitali, mentre a Venezia le società di capitali erano nel 1764 già una realtà: oltre mille le società, e funzionavano egregiamente.

Le conquiste salariali apparentemente si ottengono solo se i conti al produttore tornano. Perfino l'istruzione é incentivata se la produzione necessita di personale qualificato. I manovali, le braccia, in questo 1922, abbondavano, non così le nuove leve chiamate a svolgere ora un lavoro più tecnico. Nelle nuove fabbriche, leggere e scrivere era diventata una necessità, non un lusso; come nel 1950 non fu un lusso assumere anche nella piccola azienda un ragioniere, e non é un lusso oggi nel 2000 assumere chi è a conoscenza delle tecnologie informatiche.

 Se le aziende non si adeguano sono costrette a ridimensionare la produzione quantitativa, qualitativa e quella innovativa, con la conseguenza che il profitto cala, porta le stesse aziende alla crisi e ai licenziamenti degli addetti, che privati degli stipendi non possono certamente acquistare prodotti: i propri e quelli che producono altri. Ne consegue il crollo del ciclo produttivo di una economia di mercato impostata su questo difficile equilibrio, che oggi in tempi moderni, sono sempre più accentuati, vista la evidente e palese interdipendenza dei due soggetti produttore-consumatore. Richiedono strategie non solo di produzione ma anche di mercato sempre più sofisticate e sempre di più legate non alla fabbricazione del semplice prodotto, ma alla creazione dei bisogni. Dove diventa necessario produrre anche il superfluo quando i beni primari, di largo consumo, cioè essenziali, sono abbondantemente soddisfatti. Un circolo virtuoso, alle volte assurdo, ma tiene in equilibrio tutta l'economia di un Paese dove perfino il superfluo diventa non più un lusso ma una necessità dell'intera economia.

Lasciamo le considerazioni, e procediamo nella nostra cronaca di questo 1922, che è gravido di eventi. Se questa é una data storica perché compare sulla scena italiana il fascismo e il personaggio che lo guida, é storica anche per un altro paese, dove compare un altro personaggio, che avrà non pochi legami e affinità e perfino un destino simile a quello di Mussolini. Le modeste origini, la formazione culturale di ostinato autodidatta, le animosità per le ingiustizie subite, le lotte politiche condotte, pagando come Mussolini con il carcere, le esaltazioni, la determinazione, la voglia di potere, i metodi per ottenerlo, conservarlo ed estenderlo; con ogni mezzo, fino alle estreme conseguenze.
Un identico copione dove alle origini troviamo le stesse motivazioni che lega entrambi i due personaggi allo stesso destino. Mussolini lo avrà fino alla fine questo legame, in un percorso costellato di tragedie, compresa quella finale e personale. I due si incontreranno più volte per giocare una partita gigantesca, contro tutti, poi soccomberanno quasi insieme, nell'arco di 24 ore.

E' HITLER, e per andare avanti dobbiamo subito fare una sua breve biografia.....

continua