ANNO 1929
(continua anno 1929 a)

1929 PattiPer rimanere in tema con quanto indicato nella pagina precedente, con i dati riportati nell'annuario del 1930, sappiamo che c'erano ufficialmente iscritti al partito fascista 1.303.253 italiani di cui 661.386 maschi adulti (il 3,0% della popolazione maschile) 104.804 femmine (il 0,5% della popolazione femminile), 26.729 giovani fascisti, 30.803 i GUF universitari (in pratica tutti), più la popolazione giovanile pari a 1.604.000; elencata qui sotto.

Popolazione giovanile maschile composta da 730.000 balilla (8-12 anni) 237.000 avanguardisti (12-18 anni) mentre la Popolazione giovanile femminile era composta da 567.000 piccole italiane (8-12 anni), e da 70.000 giovani italiane (12-18 anni)

Dopo queste elezioni, il fascismo é al culmine della sua epoca; dove legalizza la sua posizione con il largo consenso delle masse; forse per stanchezza, per rassegnazione, perché convinta, o perché il fascismo era al centro dell'attenzione mondiale. Gli altri Stati osservavano il fenomeno, alcuni con simpatia altri con curiosità  questo nuovo modo di guidare una nazione. La convinzione di molti, dopo questo plebiscito, é che il fascismo sarebbe durato a lungo.
L'opposizione esistente era stata stroncata non solo da un'asprezza del regime, dalla sua aggressività, dalla sua arbitrarietà e in alcuni casi fuori della legalità, ma dal consenso delle persone autorevoli e sagge, dagli intellettuali e dai nobili. Non dimentichiamo che era un governo sovrano, costituzionale, con tanto d'appoggio del re, e delle più alte cariche dell'Esercito, ed entrambe le due istituzioni dalla popolazione non venivano messe in discussione né come principio né come sostanza. Ed infine era stata stroncata l'opposizione dall'appoggio a questo Stato Fascista dalla categoria che più contava: quella cattolica. Una autorevolezza quella della Chiesa radicata nelle coscienze di tutti gli italiani. Il perbenismo e buonismo mussoliniano nei confronti della Chiesa era stata la sua arma vincente. E Mussolini con la Chiesa poteva andare molto lontano. Era o non era "l'uomo della provvidenza?"

Gli oppositori ci furono, alcuni anche coraggiosi (vedi sotto), mentre altri si riciclarono. Dal 1926 (inizio della repressione verso coloro che andavano contro "Lo Stato") a questo 1929, si contavano 5046 persone denunciate, di cui 3904 furono poi assolte, 901 condannate. Di queste una sola a morte.

In MARZO viene fondato il movimento Giustizia e Libertà, movimento clandestino antifascista, che proponeva una coraggiosa terza via alternativa al fascismo e al comunismo, fondatore del movimento è Carlo Rosselli, confinato dal regime in quanto colpevole di avere aiutato Turati e Pertini a fuggire in Francia; Carlo Rosselli fu poi ucciso insieme al fratello Nello da sicari fascisti al soldo del governo italiano.

Con il Concordato, scrive De Felice, "....il regime (o Stato) fascista non solo era stato delineato, ma sostanzialmente realizzato in tutti i suoi elementi, in tutte le sue essenziali strutture portanti. Con i patti Mussolini conseguì un successo che da un giorno all'altro ne aumentò il prestigio in tutto il mondo"; che valse a convincere anche i più scettici, che il suo potere aveva basi reali. Dalla sua parte aveva una monarchia millenaria e una Chiesa bimillenaria. Due entità che non potevano aver sbagliato nel dare un giudizio positivo e anche una certa legittimità.!
La Monarchia aveva aderito quasi subito: fin dalla Marcia su Roma. La Chiesa invece con più cautela aveva aderito al fascismo, prima con una sua piccola rappresentanza politica che aveva mandato in frantumi il fronte dei "ribelli" dell'Aventino, infine aderito ufficialmente quest'anno e, sentendosi con i patti finalmente libera, lo aveva dichiarato anche formalmente. Quindi davanti a tutto il mondo annunciava la sua vera e propria adesione sostanziale al fascismo.

Potevano fare qualcosa gli sparuti oppositori, dove molti di questi tifavano per un Paese dove Dio era stato dichiarato non esistente? Non solo non potevano fare nulla, ma erano indicati  come soggetti che procuravano solo danni al prestigio del Paese e offendevano la coscienza civile e religiosa di tutti gli italiani; quindi da disprezzare (8.517.838 contro 135.773)

Mussolini confidandosi molto più tardi con uno straniero, De Begnac, l'operazione "Patti Lateranensi", la mise in questi termini "con il mio "piano", ho spuntato politicamente le armi in mano agli avversari". Una strategia insomma.

ECONOMIA
Dopo le battaglie della "quota 90" fra governo banche e industriali, questi ultimi si erano lamentati per le drastiche misure adottate per raggiungere quella rivalutazione che Mussolini si era imposto per la stabilizzazione della lira. Le lamentela erano che queste misure impedivano le esportazioni, causavano un calo che si ripercuoteva sulla grande produzione e quindi avevano minacciato gli industriali di chiudere gli opifici (Un ricatto, ricorrente, che vedremo sotto qualsiasi governo anche della Repubblica).
La grande industria restava arroccata nei settori ad alta intensità di manodopera con paghe basse per essere competitiva; accumulava così inefficienza e non si adeguava alle tecnologie. Poi quando la moneta diventava forte e quindi non era più competitiva nei mercati esteri, premeva sul governo per la svalutazione per aumentare le esportazioni e penalizzare le importazioni, che naturalmente colpivano i prodotti di consumo, spesso anche necessari. (Anche nel '74 (vedi) gli italiani dopo aver scoperto la carne da alcuni anni, dovettero rinunciare a qualche fettina quando il prezzo subì un aumento in pochi mesi del cento per cento. Altrettanto lo zucchero). Questo tipo di grande imprenditoria é la maggiore responsabile dell'arretratezza di una buona  parte del sistema industriale italiano, prima, durante e dopo il fascismo. Una imprenditoria scansafatiche e inefficiente vissuta con l'assistenzialismo di Stato a danno di tutti i cittadini e della piccola impresa. (Che si spera venga spazzata via con l'introduzione della moneta unica: l'Euro, nel 2000. Non dimentichiamo che ad ogni svalutazione seguiva una minore importazione di beni, e quelli prioritari erano ovviamente solo le materie prime delle grandi industrie (soprattutto auto). E dato che queste  esportavano il 40% del prodotto finito, dovevano importare materie prime, il cui totale in moneta assorbiva quasi l'intero importo positivo della bilancia dei pagamenti. Così si creava quella spirale che, i benefici alimentavano solo i beneficiati
).

Mussolini non si era fatto impressionare; aveva imposto i vari provvedimenti lo scorso anno, aveva favorito le concentrazioni industriali, era riuscito a contenere i salari, appliocato degli sgravi fiscali, affidato le grandi commesse dello stato ad alcune imprese sane, si era giunti insomma a una ripresa produttiva soddisfacente.

La crescita industriale in questo periodo non era solo dovuto all'ordine e alla efficienza del fascismo, ma come abbiamo già visto nel '28, i vantaggi offerti al capitalismo italiano furono molti; il basso costo del lavoro, addirittura con la riduzione dello stipendio; il controllo della mano d'opera; la fine delle agitazioni sindacali; la crescita sociale subordinata ai bisogni della produzione e altro...
In cambio, dai ceti imprenditoriali venne così l'opportunistica e ambigua simpatia al fascismo. Ambigua perché la Confindustria non cessò mai di difendere la propria autonomia e tutelare gli interessi dei suoi associati. Lo fece in mille modi che sarebbe lungo elencare, anche perché gli accordi furono così sotterranei che chiunque volesse esaminare questo periodo troverebbe un groviglio inestricabile.

Anche in questo 1929 ci furono 102 fusioni di 245 grosse società, dove non erano estranei ingenti capitali di provenienza soprattutto americana. Neppure erano estranee commesse avute dallo Stato con sistemi di ricatti sull'occupazione. Si afferma che prima del fascismo l'anomalia, il vero male dell'economia italiana (quindi la grande crisi bancaria e industriale del dopoguerra) si può spiegare quando si scopre che esistevano quattro Monopoli privati (acciaio e metallurgia, elettricità, trasporto ferroviario, e la chimica intesa come fertilizzanti). Monopoli che imponendo alti prezzi avevano anemizzato il mercato interno, inoltre arroccate su posizioni privilegiate e non subendo concorrenza non avevano curato nemmeno il progresso tecnologico, né erano stati attenti al mercato. Avevano con gli alti prezzi impedito alle piccole industrie nazionali, agli artigiani, agli agricoltori di svilupparsi, impedendo lo sviluppo stesso del Paese con  nuove produzioni che i "nuovi tempi" richiedevano. Innanzitutto prodotti di consumo quotidiano (si pensi allo zucchero, pur avendo l'Italia una enorme disponibilità di terreni per la coltivazione della barbabietola).

La ostinata volontà di Mussolini per il raggiungimento della  quota 90 aveva messo fuori mercato i grandi monopoli. I grandi impianti (per lo più vecchi) in Italia non valevano più nulla rispetto a quelli esistenti all'estero (edifici, impianti, e quindi i titoli in borsa), mentre i debiti proprio con l'estero seguitavano a salire anche del 50-60% non godendo più la solita protezione del vecchio stato liberale borghese che interveniva con i risanamenti quando iniziavano i piagnistei delle ricche "vittime". Ecco perché imprecò tanto con Mussolini per questa operazione che impediva loro di fare i soliti profitti. Finiva insomma la cuccagna.

Comunque come abbiamo già letto, la lotta fu aspra, ma Mussolini si impose;  il ruolo più determinante di questa nuova politica corporativa, fu quello di sostenere l'imprenditoria privata direttamente; creando l'IRI, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, poi l'IMI l'Istituto Mobiliare Italiano, con le partecipazioni statali, che portarono via i titoli alle banche, le quali da qualche tempo non potendo esigere i debiti contratti dagli imprenditori, stavano fagocitando gli interi pacchetti azionari delle imprese, senza riguardo, senza preoccuparsi cosa producevano, né preoccupandosi se chiudevano, né tanto meno se poi rimanevano a spasso gli operai dopo i fallimenti. Alle banche interessavano solo gli immobili (cose solide) non le produzioni (con i rischi).

Infatti, all'inizio del '28, 1969 stabilimenti non riaprirono i battenti perché negli ultimi quattro mesi del '27 erano falliti, e i debiti contratti con le banche erano tali che in fase di bilancio (dare-avere), il valore degli immobili era.... appena sufficiente per pagare le banche, che quindi agivano come dei macrofaghi fagocitando quello che rimaneva di buono: appunto, solo i muri e i terreni.

Nello stesso periodo accennato sopra, altri 14.031 piccoli stabilimenti ridussero la lavorazione e si stavano avviando verso lo stesso destino.
I grandi quattro monopoli, accusavano le mancate esportazioni, ma come disse Mussolini "si fasciano la testa dopo averla sbattuta per anni contro il muro, e hanno il coraggio di fare poi le vittime".

Si giunse così a quei provvedimenti che se sottoposero a un grande sforzo finanziario lo Stato, gli consentirono però il controllo di settori chiavi dell'economia a cominciare dalle banche; provvedimenti che risanarono un'economia malata, che permise una soddisfacente ripresa produttiva, impostata con un sistema economico politico nuovo. Il corporativismo. Non erano teorie dogmatiche, ma in quel preciso momento organizzavano la collettività, era una disciplina che tutelava gli interessi comuni, permetteva il superamento di quella conflittualità descritta sopra fra banche e piccola industria, ed eliminava in buona parte alcuni conflitti sociali. Un altro rimedio, un'altra idea geniale non c'era, lo dimostra la Francia in questo stesso periodo che sta dibattendosi in una grave crisi molto simile a quella italiana, e lo dimostra la stessa l'America che fra poco verrà sconquassata da una drammatica crisi, dopo gli anni d'oro nella guerra e nel dopoguerra.

(Un sistema che ebbe termine col fascismo, ma nel dopoguerra, il corporativismo diventò non più fascista ma cattolico. AMINTORE FANFANI ne fu il grande sostenitore, e nel bene o nel male, molto simile a quella di Mussolini, la sua "formula" portò alla nuova fisionomia della società italiana, attraversata dal boom economico e da una rapidissima modernizzazione. Ma anche Fanfani - come vedremo- verrà osteggiato e infine esautorato dai "poteri forti". Un altro che aveva la stessa "formula", Olivetti, fu tacciato di fare della folle imprenditoria "bolscevica").

Fu però una ripresa quella di Mussolini, che fu stroncata (indirettamente) nel momento in cui stava dando i migliori frutti. Verso la fine dell'anno, in ottobre, il giorno 24, il mondo economico fu sconvolto dal crollo della borsa di New York. Le ripercussioni si fecero presto sentire anche in Europa.

In Italia il sistema corporativo, che andrà fra poco a consolidarsi, salvò un po' la situazione. Tanto che fuori dall'Italia si guardò al modello fascista con estremo interesse per gli sviluppi raggiunti (come guarderanno altrettanto attentamente quello degli anni '60 e '70).
(La logica è molto semplice: se crolla una grande impresa con un'unica vocazione in un unico settore produttivo e diventa l'asse portante di tutta l'economia di un territorio (Esempio Fiat a Torino) crolla tutto il resto. Non avviene la stessa cosa se nello stesso territorio  operano 1000 piccole imprese con una produzione diversificata su altre settori merceologici - Prova ne sia che quando a Torino c'è una crisi Fiat, tutta la città diventa lugubre; perfine le luci dei negozi si spengono)
.

Essendoci una politica economica e sociale accentratrice, le corporazioni che lavoravano in sinergia, disciplinando, regolamentando e attribuendo i rapporti economici tra le categorie del lavoro e la produzione, furono subito messe in condizione di operare contemporaneamente su tutto il territorio. E questo fu possibile solo perché esisteva un regime. Mai così bene un dittatore aveva salvato l'economia. E se non ci fossero stati i miliardi da pagare fino al 1988 (non é un errore - erano i debiti di guerra da pagare imposti da Wilson) le cose sarebbero andate ancora meglio.

Gli investimenti pubblici incrementarono le bonifiche; le costruzioni ferroviarie e quelle stradali; mentre l'urbanistica e l'edilizia contribuì a sviluppare tutto l'indotto, quindi a creare occupazione, distribuire stipendi, incrementare consumi, far girare l'intero volano dell'intera economia

A guadagnarci furono ancora le grandi aziende, quelle che avevano criticato, osteggiato, boicottato le scelte di Mussolini. (in effetti tutte queste creature, Iri, Imi, Banche, Partecipazioni statli, ecc, e le scelte finanziarie, compresa quella di Quota 90, erano uscite tutte dall'"eminenza grigia" di ALBERTO BEDEDUCE - che vale la pena di leggere - riserva delle grosse sorprese; la continuità della sua strategia finanziaria (ancora in questo 2000) con un giovane banchiere da lui plasmato, a cui aveva dato in sposa sua figlia - Idea Socialista Beneduce - E quel giovane era  Enrico Cuccia.

Mussolini e Beneduce avevano salvato i proprietari di aziende, se non altro dal suicidio, la scelta che qualcuno - disperato- aveva fatto a Wall Street. A pagare in America lo sfacelo fu la massa di risparmiatori e le piccole aziende, che possedevano i titoli gonfiati ma che poi al dunque risultarono, non capitalizzabili, e null'altro che carta straccia. Era lo stesso male italiano, quello che stava prosperando nel 1920 (lo stato liberale) e che si era poi diffuso oltre atlantico diventato subito la patria dei grandi economisti e dei guru della finanza più spregiudicata.
(vedi IL CROLLO DI WALL STREET)

La borsa di New York conobbe un colossale crack che mandò sul lastrico milioni di individui, dando inizio a quella che il mondo intero ricorda come "grande depressione". Solo un anno prima il futuro degli Stati Uniti sembrava più che promettente: secondo i membri della amministrazione Coolidge il paese stava entrando in una florida era economica. La vita della nazione era popolata da milionari, assidui frequentatori delle ville dei signori e dei Country Clubs, centri sportivi poco lontano dalle città, l'appartenenza ai quali era segno di distinzione sociale.

Le persone ricche erano tante da indurre a pensare che tutti gli americani lo sarebbero diventati in un batter d'occhio. Ma il 29 ottobre, un martedì d'autunno apparentemente ordinario, le quotazioni di 50 titoli persero quasi 40 punti nel corso di una frenetica giornata di contrattazioni (alla chiusura della borsa se ne contarono più di 16 milioni). Il Paese entrò in una profonda crisi che sarebbe durata cinque anni, e che interessò tutti gli strati sociali e tutte le professioni,

Il corporativismo Italiano  invece "non salvò proprio del tutto la capra, ma salvò il cavolo" disse un famoso economista americano, guardando sconsolato l'Italia che ne era quasi uscita indenne.
"Mussolini é il grand'uomo che ha rassicurato i borghesi" scriveva R. Rolland ancora nel 1937.

CHURCHILL in patria, e non in Italia, aggiunse "sono affascinato da Mussolini", poi il suo apprezzamento andò più in la' di Rolland e di Pio XI: " Il genio romano impersonato da Mussolini, il più grande legislatore vivente. Ha mostrato a molte nazioni come si può resistere, e ha indicato la strada che una Nazione può seguire quando sia coraggiosamente condotta. E' un centro di orientamento dal quale i paesi non devono esitare ad essere guidati".

(ha contribuito alla pagina Monia Manganelli)

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