ANNO 1933
SECONDA PARTE

Dopo il clamoroso gesto di Hitler, con il suo abbandono sprezzante alla conferenza di Londra e il ritiro della Germania alla Società delle Nazioni, MUSSOLINI non si sente ora un solitario sulla scena europea, sa che la Germania ora farà anch'essa le sue rivendicazioni con un uomo forte e capace, dunque la sua politica estera che ora guida personalmente, prende una precisa direzione, che gli permette di avere un ruolo importante, quando proprio lui interviene il 7 giugno alla conferenza come mediatore, tra Francia e Inghilterra da una parte e Germania dall'altra per procedere quanto prima alla discussione sui trattati della prima guerra mondiale e accelerarne la revisione . E' il famoso "patto a quattro".

Partono intanto in Italia, con la nuova programmazione economica, le iniziative per dare l'impulso a tutto il settore industriale italiano. L'IRI il 23 gennaio (VEDI SUA COSTITUZIONE E PER MERITO DI CHI) diventa operativa. Si favoriscono innanzitutto le esportazioni. Il sistema corporativo inizia a dare i suoi frutti, ma in effetti sono gli industriali che guidano tutto il processo vero e proprio. Sono loro a concentrare con i grandi accorpamenti nel triangolo industriale sia i capitali sia le industrie, quindi a diventare ancora una volta più forti di prima e a monopolizzare le scelte economiche che presto condizioneranno anche quelle politiche di Mussolini, che ormai non può più tirarsi indietro, deve assecondare, accontentare, sottostare ai ricatti.
La sua forza del resto viene dall'appoggio dei capitalisti, e sa benissimo che il consenso popolare non ha nessunissima importanza. Su questo punto ha idee precise "basta un titolo sul giornale e la massa in 24 ore ti butta nella polvere"; oppure quando disse che da Napoleone lui non aveva preso nulla, ma semmai una sola cosa  aveva imparato da lui "Mi ha distrutto tutte le illusioni che mi sarei potuto fare sopra la fedeltà degli uomini". Realista lo era, ma ormai era entrato dentro un meccanismo e doveva girare con quello, salvo essere spazzato via dai "produttori"; che si era illuso di poter affiancare ai "lavoratori", e illuso di poter -nelle sue scelte- contare sempre sul loro appoggio.

IN MARZO, nascono due importanti istituzioni proprio per i lavoratori, l'INAIL, e l'INPS. Mentre l'Opera Maternità Infanzia, l'OMNI, é incrementata per dare un grande sviluppo demografico al Paese, premiando le madri più prolifiche; collateralmente nasce la "sagra della nuzialità", grandi matrimoni collettivi fatti in un solo giorno e premiati con 500 lire più una polizza assicurativa. A Roma il 30 OTTOBRE questa "sagra" culmina con 2620 matrimoni collettivi.

L'EIAR, l'ente radio sviluppa una rete capillare (permettendo l'acquisto della radio a poco prezzo) nei piccoli paesi, nei borghi e nelle campagne e in tutte le scuole. I programmi per i primi sono orientati allo sviluppo rurale, quindi le Domeniche, tutti nella piazza del villaggio ad ascoltare L'ora dell'agricoltore, con i panegirici campagnoli. Mentre nelle seconde, nelle scuole di ogni grado, partono i programmi mirati alla gioventù. Infine  il 27 SETTEMBRE per tutti gli italiani riuniti attorno al desco, iniziano alle ore 20, Cronache del regime, che sfornano notiziari e cronache del Paese infarcite sempre di demagogia e di retorica: sull'amor patrio e l'orgoglio dell'italianità, ricordando santi e poeti, navigatori e artisti, il tutto sempre condito con l'immancabile pizzico di "veleno" per quei Paesi che "vogliono piegarci, strozzarci l'economia, impedirci gli spazi vitali; ma noi tireremo diritto".

Tanti, tanti slogan, che subito STARACE fa dipingere sui muri di tutte la case d'Italia, anche nelle più sperdute casupole di campagna, dove ancora oggi si leggono le frasi più anacronistiche e per nulla premonitrici, salvo una. Vinceremo! - L'aratro traccia il solco ma é la spada che lo difende! - Credere, obbedire, combattere! E infine, quella profetica: "Se avanzo seguitemi se indietreggio uccidetemi! Il 1945 é ancora molto lontano, ma l'unico slogan che gli italiani seguirono alla lettera fu proprio l'ultimo.

L'obiettivo, più che dare informazione vera e propria, é la propaganda. Questa  lo abbiamo già accennato nel 1931, é in mano alla "macchietta" STARACE. E' lui ha impartire la "dottrina fascista", lui a monopolizzare l'educazione dei giovani, lui a fare le più ridicole veline da diffondere o non diffondere via etere o sui giornali. Lui a organizzare le grandi buffonate,  lui stesso a parteciparvi. Farà molto spesso personalmente proprio il "buffone" della "corte", quasi a gara con quell'altro che nella "corte" ha la sua residenza, il  "miserevole" che è seduto al Quirinale: il "nano con gli stivali".

Buffonate serie, ma alquanto drammatiche non sono quelle di MUSSOLINI il 26 agosto, quando nel Cuneense si svolgono le grandi manovre dell'esercito. Mussolini parlando a 2000 ufficiali, rinnova l'impegno di fare grande e potente l'esercito; "preparato e dotato di mezzi; capace di fare dell'Italia una nazione "militare", anzi precisa "militarista".
Il 6 NOVEMBRE, improvvisamente licenzia i due ministri della Marina e dell'Aeronautica (BALBO e SIRIANNI); si prende entrambi i due dicasteri; con il ministero della Guerra che ha già, diventa il Capo Supremo delle Forze Armate. Avendo poi anche il ministero degli Esteri diventa il "Napoleone" della situazione, anzi il "Cesare", che Mussolini cita sempre con grande ammirazione, perché "riuniva in sé la volontà del guerriero con l'ingegno del saggio, dimostrandosi un filosofo". (Abbiamo già ricordato sopra cosa vanno dicendo gli storici hitleriani a proposito di Cesare. Hitler gli sta prendendo non solo la "scena", ma si sta impossessando anche del suo mito, visto che in Germania considerano Cesare un tedesco, ne rivendicano i natali o il sangue germanico nelle vene, affermano che era "un nordico", 

La filosofia dominante, quella nichilista di Hitler, che travolgerà Mussolini, sta infatti arrivando proprio dal nord, ed è lui Hitler il  "nordico";  il 12 novembre di quest'anno ha preso 40.600.000 di voti dalle sue "legioni" e si prepara ora lui a fare il "Cesare";  e lo fa proprio dentro la cornice di "Napoleone", a Strà nella monumentale e grandiosa  Villa Pisani (il quartier generale di Napoleone nella Campagna d'Italia), quando il 14 GIUGNO é in visita in Italia, a Venezia, per il suo primo incontro con il Duce.

Che Hitler sia un nichilista, incontrandolo e guardandolo, Mussolini lo capisce subito al suo primo incontro: "é un uomo che si controlla con difficoltà. Mi ha ridetto a memoria il suo Mein Kampf, quel mattone! Questo qui é un matto! Ha voluto imitarmi, ma finirà col rovinare la nostra idea. I tedeschi sono sempre i barbari di Tacito in perpetua lotta con Roma. Io non me ne fido".

L'incontro fra i due non é molto costruttivo, Hitler parla un tedesco stretto e Mussolini (che non vuole l'interprete) fa sfoggio del suo indugiato e strascicato tedesco. Insomma reciprocamente si capiscono poco. Hitler invece capisce ben altro; guardando inorridito l'indisciplinata parata a Venezia, lui maniaco di queste cose, capì molto; che in Italia (pur ammirando il Duce, e conserverà quest'ammirazione sempre) la disciplina era sola una grossa panzana, e che i discorsi di Mussolini (e di Balbo "abbiamo sei milioni di baionette" ) erano solo "dei grandi bluff" (lo scriverà nel '44).

A Bari in settembre, Mussolini in un discorso, va' anche oltre quelle righe sopra accennate nei confronti di Hitler; é perfino sprezzante "Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d'oltre Alpe, fatte da gente che ignorava la scrittura quando Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto". (Siamo nell'anno 1933!)

Sembra incredibile che nonostante questa lucidità nel cogliere l'aspetto più negativo, Mussolini leghi il suo destino a quest'uomo che quasi disprezza, e con lui, come abbiamo appena letto, anche l'intero mondo tedesco; salvo pensare che anche Mussolini voleva "usarlo". Un gioco che si dimostrerà fra brevissimo tempo molto pericoloso; diventerà lui il "giocattolo" usato, rotto e poi "buttato via".
Oppure consideriamo bene questa frase molto opportunistica che forse fece pendere l'ago della bilancia nell'andare incontro all'inquietante personaggio: "Hitler un nano? Si, ma ha milioni di voti". 
(Anche questi errori d'opportunismo nella storia ve ne sono molti! Verso la fine del secolo vedremo un improvvisato politico "scendere in campo" con i populistici slogan calcistici,  non con quelli napoleonici, e allearsi pur di prendere voti, con ogni genere di politici, i più contrapposti, i più assurdi; poi pagare l'ingenuità nel '94-, ma non contento sembra che voglia riprovarci  ancora con alleanze ancora più singolari.

IL 24 APRILE Mussolini riceve ANGELO SACERDOTI, il rabbino capo della comunità ebrea in Italia. Gli esprime la sua angoscia per i suoi fratelli tedeschi in Germania perseguitati da Hitler, e chiede per il futuro assicurazioni al Duce. Mussolini rassicura, e nonostante abbia anche lui il concetto di razza, ma inteso come nazione, e abbia (giocando con le parole) espresso ironiche allusioni all'indirizzo dell'"idea hitleriana", si lascerà trascinare in quel concetto nazionalsocialista hitleriano che invece si basava sull'idea della razza "pura", intesa come razza "superiore", cioè la tedesca ariana, "che ha il dovere di imporre la sua supremazia alle altre"; parole di Hitler.
Il 10 novembre 1938 (seguendo una prima presa di posizione di STARACE già a fine 1936) emanerà anche Mussolini il decreto antisemita per gli ebrei italiani, che saranno sottoposti così a durissime limitazioni nella vita pubblica, economica e civile nel Paese. Ne riparleremo nel '38.

CONTINUA ANNO 1934 >