ANNO 1939

(terza parte - anno 1939

Abbiamo detto un  PATTO SENZA SCAMPO - Gli armamenti, le forze in campo, e gli eventi stanno sempre di più correndo verso lo scoppio della 2a GUERRA MONDIALE.  Mussolini procede anche lui (pur rimanendo- come abbiamo visto - a fare da spettatore) all'ammodernamento delle Forze Armate e alla "preparazione morale della nazione" in una grande confusione logistica e di preparazione del materiale. Materiale  che  non solo va a impiegare allo scoppio della guerra, ma ne fa produrre dell'altro  antiquato, sbagliando in alcuni casi l'impiego e la destinazione, oltre ad essere carente la preparazione dei tecnici militari, perché ormai é già una guerra ad alta tecnologia oltre che esserci l'impiego di nuove strategie. Hitler ha formato veri e propri gruppi di ingegneri in ogni reparto. (Li vedremo più avanti).

Nella fase di attesa di questa anomala guerra "seduta" che sta diventando di logoramento fra Inglesi Francesi e Tedeschi, appostati uno di fronte all'altro sul Reno e sulla Mosa (ma i tedeschi stanno in questo periodo  spostando le armate dalla Polonia al Reno) l'Italia saggia le sue risorse e si prepara da punto di vista militare economico e morale a un conflitto; ma  é ancora impossibile capire fino al 21 ottobre chi è il nemico, soprattutto vista nell'ottica della "questione Alto Adige".

Hitler prima ancora dell'invasione della Polonia si fece sentire a fine giugno, poi il 25 agosto (cinque giorni prima del blitz polacco) e volle capire le vere intenzioni di Mussolini. Il Duce fece presente con un memoriale (Il "Cavallero") l'impossibilità di impegnarsi in uno scontro non prima di tre anni; e affermava "L'Italia deve consolidare prima di tutto l'economia, la preparazione militare (e cosa molto strana),  deve spostare le grandi industrie dal triangolo industriale troppo concentrate su Genova, Torino, Livorno, troppe esposte e vicine alla Corsica e che quindi ci vogliono almeno tre anni di tempo".

Inutile dire che a 5 giorni dall'invasione della Polonia l'atteggiamento che prende è un tirarsi indietro, un disimpegno abbastanza artificioso, che diventa plateale con le assurde e impossibili richieste di materiale che Mussolini fa al "caporale" per non dirgli di no.

Gli scrive " Se la Germania attacchera' la Polonia , vi informo in anticipo che sarà opportuno per me non prendere l'iniziativa in operazioni militari, dato l'attuale stato di preparazione bellica italiana...... Considero mio sacro dovere di amico leale dirvi l'intera verità (butta giù la maschera) e informarvi in anticipo della situazione reale....Il nostro intervento può  aver luogo senza indugio se la Germania ci invierà immediatamente le forniture militari e le materie prime necessarie...".

In un secondo scambio di corrispondenza (Hitler ha chiesto di cosa ha bisogno) Mussolini precisa su una lista di 18 voci di cosa necessita per entrare in guerra con lui. Una lettera che sembra fuori dalla realtà.
Chiede 6 milioni di tonnellate di carbone. 2 milioni di tonn. di Acciaio. 7 milioni di tonn. di oli minerali. 1 milione di tonn. di legno. 150 mila di rame. 220 mila di nitrato di sodio. 70 mila di sali potassici. 25 mila di colofonia. 22 mila di gomma. 18 mila di toluolo. 6 mila di trementina. 10 mila di piombo. 7 mila di stagno. 5 mila di Nikelio. 2 mila di altre leghe. Piu' 150 batterie, e 600 contraeree.
Sono 16 milioni e mezzo di tonnellate. Una lista dirà Ciano capace di uccidere un toro se la potesse leggere. Sarebbero necessari solo per il trasporto 18.000 treni, 50 treni al giorno per un anno. Mentre Mussolini per schierarsi al suo fianco chiede questo materiale 5 giorni prima dell'invasione della Polonia. Una assurdità! Per Hitler una doccia fredda, anche se lo aveva sempre dubitato che il suo alleato era un millantatore.

HITLER risponde "Il soddisfacimento non é possibile per ragioni tecniche...comprendo la vostra situazione.....tenete impegnate le forze anglo-francesi mediante una efficace campagna di propaganda". Lo ha liquidato! Lo utilizza con supponenza, solo per fare degli spot pubblicitari per la  propaganda filotedesca;  troviamo un Mussolini umiliato e sconcertato. Non sa più  cosa fare. In questa situazione chiunque lo sarebbe stato al suo posto. Si sta giocando tutto. Diciassette anni di proclami guerrieri e ora gli tocca recitare la parte del pacifista (anche se trova una parola più maschia "non belligerante") e non per carattere, ma perché di fronte all'alleato, lui alle sue spalle non ha proprio nulla. E sa che ora Hitler lo sa. L'Italia é una tigre di carta. Gli otto milioni di baionette un bluff; Hitler non ha impiegato molto a capirlo. Lo ritiene valido solo come mago dell'illusionismo e della psicologia delle folle, delle intuizioni propagandistiche. Il resto ora sa (e il Duce prova vergogna) che Mussolini e l'Italia, é tutto un universo militare fittizio, inesistente.

Ma Mussolini sta maturando non solo questo atteggiamento svincolante, pretestuoso, "non belligerante", ma anche un certo atteggiamento antitedesco, dove in prima linea troviamo (con lo stesso Re e alcuni vertici militari) il genero Ciano che é rimasto sconvolto e indignato dalle ultime mosse fatte da Hitler, dove il tedesco non ha preso in nessuna considerazione non solo il patto, ma nemmeno le minime esigenze che l'Italia aveva in questo momento.
Che dietro questo atteggiamento negativo per l'alleato (e premonizione al peggio) ci sia anche Mussolini (dopo le misure prese in Alto Adige), lo scopriamo nella epurazione massiccia che avviene proprio il......

31 Ottobre, quando nelle file del partito e nei posti chiave della politica, nella economia e in quella militare vengono allontanati tutti quegli elementi decisamente filotedeschi, le "teste troppo calde". Clamoroso poi, che questa epurazione avviene persino al vertice dell'apparato propagandistico (quello di cui ora avrebbe bisogno, visto l'ironico invito di Hitler di "dedicarsi solo alla pubblicita'"), che va a toccare il potente Starace, l'uomo che ha instivalato gli italiani, che ha scritto e diffusa la "dottrina fascista", che ha modificato il costume, la cultura, la lingua, la vita italiana tutta, per nove anni. L'uomo insomma simbolo del regime, quello che "adorava" come un dio Mussolini. Ebbene lo liquida, lo spedisce in un piccolo impiego, poi umiliandolo, in seguito gli toglie anche quello.

Molti sono coloro che vivevano in una fatalistica attesa, ma altrettanti avevano poca fiducia negli elementi direttivi della Nazione, per mediocrità, poca rettitudine, egoistici interessi privati, tutta gente  incapace di guidare un vero esercito, visto che erano ai vertici  non per capacità ma per meriti di partito. Questo impediva di sentire passione nella guerra, era finita l'epoca che quando si spara la prima cannonata si dimenticano i contrasti e ci si stringe attorno alla Patria. Era finita! Questa sensazione Mussolini la ebbe. Molti ai vertici delle tre armi di contrasti ne ebbero molti. Oltre che ignorare cosa faceva un arma, i conflitti fra vecchi generali o ammiragli, erano dentro la stessa arma.  Quelli dell'aviazione poi erano del tutto ignorati dalla marina. (li vedremo poi a conflitto iniziato)

Ed eccoci alle epurazioni, che significa (ma molti storici lo vorrebbero negare) che Mussolini era ben informato sulla realtà italiana. Conosceva sia i sintomi del disagio morale, sia quello dell'indifferenza e sia il malessere che circolava; voleva quindi correre ai ripari. Conosceva molto bene anche la situazione nei giovani, dove ammise poi ai primi del '42 "che la guerra era ormai da ingegneri,(!!) e che i giovani non guardano con soddisfazione a questa guerra (vecchia), la letteratura ci ha giocato qualche brutto scherzo, secondo il solito, si pensava a una guerra garibaldina." E disse che se tornava indietro avrebbe scelto solo giovani.

Intanto dopo l'annuncio che l'Italia non é "belligerante", che si é messa fuori dalla mischia, si torna in un certo modo a respirare aria di pace, ma il clima è pesante. A casa degli italiani arrivano le schede anagrafiche da compilare, tutti pensano già a un "tesseramento"; ed è corsa all'accaparramento, quindi aumento dei prezzi; subito  si inizia a vedere la carenza di alcuni prodotti che si trovano solo più alla "borsa nera". Questa d'ora in avanti dominerà il mercato fino al 1945.

A chi l'Italia dichiarerà guerra? nessuno lo sa, nemmeno Mussolini. Questo atteggiamento di neutralità é preso dai tedeschi come un tradimento degli italiani, pari e identico a quel Patto del 1914 che poi fu cambiato all'ultimo momento: da alleati amici dell'Austria gli italiani si trasformarono in nemici aggressori. Inoltre proprio come allora, Mussolini non ha spiegato all'opinione pubblica internazionale i legittimi motivi per il mancato intervento dell'Italia a fianco della Germania dopo che i patti parlavano molto chiaro. Lo potrebbe fare denunciando il patto stesso, che non contemplava (ma le date non erano state scritte) una guerra a breve scadenza. Lo potrebbe fare ma é chiaro che provocherebbe il tedesco, infatti ora teme Hitler che ha già così commentato: "Gli italiani si stanno comportando come nel 1914".

Ugo Spirito ancora nel 41 scriveva "Troppo repentino cambiamento di amici e nemici e troppi dubbi sui possibili amici e nemici perché si possa identificare senz'altro l'amico col bene e il nemico col male". Mussolini sta in questo momento proprio con mille dubbi valutando dove sta il male. Molto significative sono alcune sue veline alla stampa dove ordina:  "evitare di parlare in modo eccessivo delle grandi conquiste dei tedeschi" . Sempre sulla stampa la notizia dell'affondamento della Graf Spee (la grande corazzata mito della Germania)  invece che all'interno come accadeva in passato, é messa in prima pagina, quasi a far vedere che anche la Germania non é poi così invincibile come qualcuno pensa, e una minoranza (!?)  di italiani appresero la notizia con una certa soddisfazione. Mussolini non doveva essere estraneo a questa "pubblicità negativa", lui controllava tutta la stampa, personalmente, anche nelle più insignificanti notizie (riflettiamo dunque  su questo atteggiamento!)

Gli italiani? In molti c'é ancora la certezza di valere qualcosa, di essere e di contare qualcosa nel mondo, di essere potenti e quindi dei protagonisti. Ma con chi, con quale alleato e chi era il nemico, oltre che Mussolini non lo sapevano né gli italiani, né i fascisti e nemmeno gli antifascisti. In questo momento c'é una parte del Paese che é antitedesca, una parte é anglofila e un'altra francofila.
Devono passare questi 284 giorni di non belligeranza e devono arrivare le fulminee vittorie tedesche del prossimo anno per far pendere la bilancia solo da una parte e non dall'altra. A furor di popolo, svegliandosi una mattina tutti filotedeschi, montarono quasi a fine corsa sul carro del vincitore per spartirsi la grande torta europea. Forse non per scelta (e se ci fu, fu realistica, inutile negarlo) ma per destino.

(VEDI IL LINK)
 
"TUTTI VOLEVANO LA GUERRA MENO MUSSOLINI"

Una riflessione ci vuole prima di passare al "giorno fatale". Nel dubbio dell'invasione dell'Alto Adige, Mussolini aveva intuito realisticamente che pur facendo un patto con la Francia, sarebbe rimasto SOLO, come era rimasta sola la Polonia, capitolata in venti giorni (e non sbagliava!)
Dalla Maginot le 70 armate francesi non si sarebbero mai e poi mai mosse in suo soccorso, mentre le altre 15 francesi sulle Alpi unendosi agli italiani del tutto impreparati alle guerre-blitz, non avrebbero potuto contenere in quel piccolissimo corridoio del Passo Brennero o a Tarvisio, le forze tedesche già tutte disimpegnate in Polonia; cioè 1.200.000 uomini, 18 corpi d'armata, 75 divisioni di fanteria, 3 da montagna, 5 leggere motorizzate, 5 corazzate, 4800 aerei ; erano già  tutte ammassate in Austria, a due ore di macchina da Passo Resia, a tre dal Brennero e dove al di quà c'era tutto il Sud Tirolo mobilitato e in attesa dei "fratelli liberatori".

Dopo Bolzano, per l'invasione della pianura padana, c'era solo il piccolo ostacolo di Trento e Verona, ma non eravamo più nel 1918, alla guerra sulle montagne, c'erano 1670 bombardieri e 1313 caccia disponibili  a soli 15-20 minuti di volo, che avrebbero spazzato via in poche ore ogni resistenza e se era necessario raso al suolo anche le due città.
Se fu travolta la Francia in una settimana, pur ostentando grande potenza e sicurezza (siamo realisti) non vediamo proprio quale aiuto potevano dare i francesi all'Italia visto che non saranno capaci nemmeno in casa propria di impedire quell'invasione che si prese perfino beffa della stessa "invalicabile" Maginot. Questa muraglia finiva a Sedan e fu proprio qui che le armate tedesche l'aggirarono, impiegando per la prima volta nella storia, con un blitz fulmineo, i paracadutisti. E se erano già una novità le panzerdivision, le truppe aerotrasportate rappresentarono fin dal primo momento una originalità strategica, e sul piano tattico erano lontanamente inimmaginabili come risultato

Contare sull'Inghilterra? peggio ancora. Per difendere la Polonia gli inglesi  sacrificarono un solo uomo (uno solo!), poi avevano lasciato al proprio destino quel Paese. La loro guerra in appoggio alla Francia durò 5 giorni. Non sappiamo a distanza di sessanta anni che accordi ci furono fra inglesi e tedeschi. Hitler voleva l'Europa, non l'isola britannica. Rimane sempre un mistero quando i 338.226 inglesi sbarcarono in Francia il 20 maggio del prossimo anno per aiutare (!?)  i francesi, poi inspiegabilmente (proprio il più grande mistero storico), pur rimanendo drammaticamente intrappolati (quasi senza scampo) a Dunkerque, Hitler il 24 a Charleville, diede personalmente l'ordine formale di non attaccarli, né fece alzare in volo un solo aereo della sua Luftwaffe.
Le polemiche nel quartier generale tedesco divamparono.

Li avrebbe potuto distruggere, poi invadere l'Isola che era in quel momento senza esercito, invece concesse loro il tempo necessario per reimbarcarsi e ritornarsene a casa sani e salvi, lasciandogli sulla costa  500.000 tonnellate di munizioni, 2742 cannoni, 63.979 veicoli, 20.548 motociclette. Un bel "regalo" per Hitler e un grande mistero per gli storici.

("Mai (scrive Petacco) l'isola era stata in una situazione più critica negli ultimi mille anni". Ma l'Inghilterra ci teneva a salvaguardare i propri traffici marittimi, e Hitler dopo la "Battaglia d'Inghilterra" rivolgerà la sua attenzione alla Russia, Paese che l'Inghilterra fino allora odiava per tanti motivi ideologici. Per Churchill il "diavolo" era solo il bolscevico.
A guidare l'Inghilterra scese in campo il 4 giugno 1940 proprio lui, Churchill; che non é solo uno stratega militare ma uno stratega politico. Non sapremo mai che accordi fece con Mussolini, con Stalin, con la Francia e con lo stesso Hitler.
CHURCHILL deciderà solo dopo il crollo della Francia di proseguire la guerra da solo. Proprio solo no (anche qui non sapremo mai di chi fu l'iniziativa) ma con l'aiuto degli Stati Uniti;  inizialmente come aiuto economico, poi (questa l'intenzione) con un intervento diretto a fianco dello statista inglese, con imponenti mezzi.

""" A complicare i rapporti il
17 DICEMBRE  alle 20,44 in acque uruguaiane a largo di Montevideo due gigantesche esplosioni distrussero la "GRAF SPEE" la corrazzata tedesca che Goebbels aveva chiamato "la tigre del mare". la nave si arenò in pochi minuti sul basso fondale e i marinai tedeschi giunsero con due rimorchiatori a Buenos Aires, dove furono internati. Tre sere dopo, il capitano di vascello Langsdorff, salutati tutti i suoi ufficiali si suicidò con la sua pistola d'ordinanza. 
Ma già il ......
14 OTTOBRE era avvenuto un fatto d'arme allarmante. La flotta degli U boot tedeschi visse il suo momento di gloria. Il tenente Gunther Prien ebbe l'ordine di attaccare la flotta inglese a Scapa Flow (Scozia), punto strategico per controllare i movimenti dal mare del nord. Alle 1.30 l'U47, sfidando maree e correnti attraversò gli sbarramenti di difesa inglesi e silurò la corrazzata Royal Oak, ancorata nei pressi del porto. In soli tredici minuti della nave e del suo equipaggio di 833 uomini non restò più traccia..."""" (By:Bob)

Con questo scenario appena tracciato, con l'Italia già in pieno clima di razionamento sui combustibili, energia, e riscaldamento, si attende fino agli ultimi giorni di dicembre la "rottura degli indugi". Il Natale e l'ultimo giorno dell'anno 1939 si festeggiano in un modo molto modesto, al freddo e senza alcuna certezza, tutti sono coscienti che sta iniziando l'anno cruciale, dove si decideranno i destini dell'Europa. Si é contenti per la neutralità, ma nessuno si illude. Quindi il peggio, tutti lo sanno, e molti lo intuiscono, deve ancora venire.....o da una parte o dall'altra. Ma nessuno sa ancora quale sia questa parte.

C'e' una novità in questo Natale, inizia l'usanza di fare l'Albero di Natale. Mentre Babbo Natale é ancora sconosciuto. Arriverà con gli americani nel 1943.

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