ANNO 1939

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

L'INVASIONE DELLA  POLONIA  (2)

"vorrei ma non posso" Mussolini
"credo di non aver bisogno dell'aiuto militare italiano" Hitler


Il 26 agosto 1939 Mussolini da Palazzo Venezia
(intanto manda la lettera a Hitler "io mi muovo se mi mandi questo e questo..."


31 Agosto 1939:  Hitler: "faccio a meno di te, e mi muovo da solo"

Stanno cominciando "Le Olimpiadi della morte". Mussolini ha fatto tanto per parteciparvi, ha messo in allarme il "Paese Guerriero" il giorno 26, ha richiamato le classi, ma non ha i mezzi; gli manda prima di muoversi  (e non dichiara guerra alla Polonia) una richiesta sproporzionata di materiali  (Ciano dirà "una lista da tramortire un elefante") che è come dire vorrei partecipare al "torneo"  ma non mi posso muovere.
 In pratica dalla lunga lista (vedi link INVASIONE DELLA POLONIA) dimostra che non ha nulla. E Hitler gli manda a dire "e allora io non ho bisogno di te", "fai solo propaganda sulla stampa e dimostrazioni appropriate contro Francia e Inghilterra" e per quanto riguarda noi  tedeschi "tutte le nostre forze e la supremazia dell'aria sono inequivocabilmente dalla nostra parte e, non mi perito di risolvere la questione orientale, anche col pericolo di complicazioni ad Occidente"  

Il 27,  Mussolini, al no, risponde subito tra l'amareggiato, il meravigliato e  l'ubbidiente
"Furher, risulta che vi trovate nella materiale impossibilità di aiutarmi a riempire i grandi vuoti che le guerre di Etiopia e di Spagna hanno prodotto negli armamenti italiani.
Terrò quindi l'atteggiamento che voi mi consigliate almeno nella prima fase del conflitto, onde immobilizzare il massimo delle forze franco-britanniche come già avviene
(ha solo messo alcuni reggimenti sul confine - e paradossalmente seguita a far costruire fortificazioni in Alto Adige! Ndr) mentre affretterò fino al limite del possibile la preparazione militare.
Lascio a voi comprendere il mio stato d'animo, nel trovarmi costretto da forze superiori alla mia volontà, a non darvi la mia solidarietà positiva nel momento del bisogno.
Ed è anche per questo, che mi permetto nuovamente di insistere e non mai in base a considerazioni di carattere pacifista aliene dal mio spirito, ma in base agli interessi dei nostri due popoli e dei nostri due Regimi, sulla opportunità di una soluzione politica che ritengo ancora possibile e tale da dare piena soddisfazione morale e materiale alla Germania"

(Messaggio del Duce al Fuhrer, trasmesso alle ore 18,42 del 26 agosto 1939, dal Conte Ciano  all'ambasciatore in Berlino per la consegna immediata al Fuhrer. Ib. op. cit. p.14)

Mussolini è comunque turbato e indispettito, per prima cosa: dal Patto dei tedeschi con i Russi (non si è ancora ripreso dalla "botta"); seconda: che Hitler ha deciso di invadere la Polonia senza avvertirlo; terza: dal rifiuto di Hitler di volerlo a fianco.

Turbato e ormai con un manifesto complesso di inferiorità (che non cesserà più), soprattutto quando (mancavano quattro ore all'invasione della Polonia)  Hitler gli manda a dire il 31 sera
 "Vi ringrazio per tutti i Vostri tentativi di mediazione. Che sarei stato pronto ad accettare se mi offrivano garanzie. Da due giorni le truppe tedesche operano in Polonia una avanzata che  in alcuni punti è straordinariamente rapida. E sarebbe stato impossibile lasciare nuovamente svalorizzare con raggiri diplomatici i sacrifici fatti. (...) Attualmente la supremazia delle forze armate tedesche in Polonia è talmente enorme in tutti i campi tecnici che l'esercito polacco crollerà in brevissimo tempo. (...) Sono conscio, Duce, che la lotta a cui vado incontro è una lotta per la vita o la morte. In questo, il mio proprio destino non conta nulla (...) a questo successo io credo con fermezza granitica.
Voi, mi avete amichevolmente assicurato che credete di potermi aiutare in qualche campo. Accolgo già in anticipo ciò con sentita riconoscenza. Ma credo inoltre che - anche se adesso marciamo per vie diverse - il nostro destino ci legherà l'uno all'altro. Se la Germania nazionalsocialista fosse distrutta dalle democrazie occidentali, anche l'Italia fascista andrebbe incontro ad un grave avvenire.(...)
L'armata polacca  che si trova nel corridoio è già completamente accerchiata. Essa sarà annientata o si arrenderà.
Quanto al resto, tutte le operazioni si svolgono conformemente ai piani. (...) La padronanza delle nostra arma aerea è esclusiva. A occidente manterrò un atteggiamento difensivo. La Francia può qui  per il momento sacrificare il suo sangue. Verrà il momento in cui anche colà faremo fronte all'avversario con tutte le forze della Nazione. Hitler.

Quel "verrà il momento" sconvolge non poco Mussolini. Non sa ancora da che parte stare. Sceglierà infine la neutralità, ma sarà una sofferenza la sua che durerà dieci mesi. Proprio lui! -come afferma nella sua lettera sopra- "poco alieno il suo spirito al carattere pacifista". Ma non è che gli altri hanno fatto qualcosa di meglio. E (per come andrà a finire a maggio del prossimo anno) nemmeno avrebbero potuto fare di meglio. Non furono nemmeno in grado di difendersi. Furono travolti, e non in una loro azione offensiva, ma addirittura difensiva.

Ritorniamo all'attuale. Intanto a occidente, mentre le "Olimpiadi della morte" iniziano, c'è il totale fallimento di una mediazione di pace. Iniziata da Ciano, la mattina del 31 agosto per proporre a Francia e Inghilterra una conferenza del tipo di Monaco, i due paesi il giorno dopo accettarono, ma poi gli inglesi posero come condizione preventiva il ritiro delle truppe tedesche dal territorio polacco. Che Hitler rifiutò di accettare, anche dopo l'ultimatum del 3 intimato alle ore 9 con scadenza alle ore 11; e l'intero progetto cadde. 
Lo stesso giorno alle ore 11,15 l'Inghilterra dichiarava guerra alla Germania, e alle ore 17 la seguiva la Francia.

L'attacco definitivo della Germania alla Polonia pose fine ad ogni speranza di pace, in Polonia e in Europa.
Ma ci fu questa volontà di pace? Gli storici sono divisi.
Alcuni dicono  che a una possibilità di pace ci credeva solo Chamberlain, non prendendo in considerazione la determinazione di Hitler di andare fino in fondo. E l'abbiamo visto dalla lettera; lui sta già pensando a occidente prima ancora di cominciare a oriente.
Altri più ottimisti invece affermano (Mussolini in testa), che bastava cedere su alcuni punti della questione Danzica. E che Francia e Inghilterra erano più impegnate loro a farsi la "guerra" che non a risolvere la questione Polonia, non guardavano più in là del proprio naso.
In quanto agli USA questi esitavano. Eppure erano stati loro ad aver creato questa situazione nel 1918: la durissima spartizione, il corridoio, la protezione della Società delle Nazioni, che avevano creata ma poi si erano loro stessi ritirati lasciandola formalmente e di fatto ininfluente; cioè in Europa mancava una grande "forza" militare di dissuasione; e così i litigiosi stati europei tornarono alla tradizionale politica delle (ambigue) alleanze e dei (fragili)  trattati (come ai tempi di prima, durante e dopo Napoleone). 

Ma qualcosa si muoveva.  Roosevelt non nascondeva la sua avversione al nazismo e neppure la sua volontà di essere vicino alle democrazie europee anche militarmente; ma il presidente americano non fece mai la voce grossa, e forse - dicono gli analisti - sarebbe bastata solo questa. Perché Hitler fin dall'inizio delle sue prime mosse, era molto preoccupato di un possibile intervento degli Stati Uniti (non l'aveva mica dimenticata la Grande Guerra!), e non avrebbe osato andare al di là di molte intenzioni: cioè di attaccare dopo la Polonia, pure l'Occidente.
Anche in seguito Hitler fece di tutto (anche platealmente) per non coinvolgere gli Stati Uniti nel conflitto; anche perchè sapeva in quale clima ostile alla guerra si dibatteva nel suo paese Roosevelt.

Andiamo a scoprire questo dibattito sull'intervento si o no degli Usa.

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